Cultura

In Parlamento la trasversalità funziona: basta una fede calcistica

29
Gennaio 2026
Di Ilaria Donatio

C’è una cosa che in Italia riesce spesso dove la politica inciampa: mettere insieme persone che, su tutto il resto, starebbero malvolentieri nella stessa stanza. Non servono commissioni bicamerali, né appelli all’unità nazionale. A volte basta un coro, una maglia, una fede calcistica. Il Parlamento – che sulla trasversalità costruisce con fatica persino gli intergruppi – con il calcio sembra invece andare a memoria: un fan club della Serie A, con delegazioni sempre più organizzate e riconoscibili.

Tra Camera e Senato i club di tifosi “parlamentari” attivi sono almeno 17, ma senza un elenco ufficiale e senza una cornice trasparente che ne renda chiari componenti, regole e rapporti con l’esterno. Il dato interessante non è solo quantitativo, anche se parla da sé: in molti casi i club rappresentano squadre di Serie A, in misura nettamente prevalente, e coprono 14 società tra Serie A e B. E, come nella politica vera, non mancano duplicazioni e “correnti”: per il Milan, per esempio, esistono più club, con perimetri diversi tra Camera e Senato. La crescita, però, è soprattutto recente.

Nella legislatura iniziata il 13 ottobre 2022, sarebbero nati almeno sette club. Uno degli ultimi arrivati, in ordine di tempo, è l’Hellas Club Parlamento che riunisce i parlamentari tifosi dell’Hellas Verona, presentato alla Camera il 20 novembre 2024 con un’eccezione che dice molto: Lorenzo Fontana, presidente della Camera, si è concesso “uno strappo alla regola” per partecipare alla conferenza stampa e raccontare la propria storia di tifoso veronese, tra abbonamenti in curva e stadio oggi vissuto “in tribuna” con la figlia. Fin qui, potrebbe sembrare folclore istituzionale: il Parlamento che si umanizza, la passione che lima gli spigoli, l’Italia che si riconosce nella domenica.

Il punto, però, è un altro. Perché quei club, non sono soltanto gruppi di amici con la sciarpa: diventano spesso un canale di raccordo tra società calcistiche e politica, un modo per portare in Aula “le istanze” della squadra e del territorio. E quando la squadra è una “provinciale”, la tentazione di trasformare la passione in tutela organizzata cresce: lo dicono apertamente alcuni promotori, rivendicando un ruolo di difesa rispetto a presunte penalizzazioni del “sistema” delle grandi. C’è poi un elemento che avvicina questi club agli intergruppi parlamentari: la trasversalità, appunto. In alcuni casi, la miscela è persino più larga della politica.

Il Roma Club Montecitorio, nato nel 2003, ha scelto di aprirsi anche a esterni, dipendenti e cittadini, per evitare l’effetto “vip” e rivendicare un’identità popolare. Il suo presidente, Paolo Cento, ricorda come simbolo di questa trasversalità un dettaglio che sembra scritto da un romanziere della Prima Repubblica: alla fondazione, presidente onorario era Giulio Andreotti; oggi, tra le cariche, compare anche un deputato di Fratelli d’Italia. Tutto nello stesso stemma, tutto sotto lo stesso coro.

C’è infine un precedente che pesa più di ogni dichiarazione di principio: nella legge di bilancio per il 2023, un emendamento ha allungato le scadenze fiscali per federazioni ed enti sportivi e per associazioni e società, offrendo opzioni di pagamento più diluite. Una misura nata nel solco delle proroghe post-pandemia, certo, ma anche la fotografia di quanto il settore sportivo – calcio in testa – sappia parlare alla politica quando serve. Il paradosso è che questa trasversalità “calcistica” assomiglia a un sogno ricorrente della politica italiana: un luogo in cui identità diverse collaborano senza doversi convertire.