Ambiente
Transizione energetica, agricoltura e industria chiedono regole stabili e investimenti per il futuro
Di Lorenzo Berna
La transizione energetica italiana passa da un nodo decisivo: la capacità di tenere insieme agricoltura, industria, infrastrutture e nuove domande di energia generate dalla trasformazione digitale. È il messaggio emerso con chiarezza dall’evento «Accendere il futuro, l’Italia e la sfida della transizione energetica», svoltosi a Milano, dove imprese, mondo agricolo e politica hanno incrociato visioni e preoccupazioni.
Dal settore primario arriva una richiesta netta di integrazione e stabilità normativa. Stefano Masini, responsabile ambiente di Coldiretti, ha rivendicato il ruolo già svolto dall’agricoltura nella filiera del biogas, ricordando come «attraverso la valorizzazione dei reflui e dei sottoprodotti agricoli si produca energia elettrica e, al termine del processo, anche fertilizzanti utili a migliorare la qualità dei suoli, riducendo al contempo le emissioni». Un modello che, secondo Masini, dimostra come «l’energia possa diventare una componente interna della produzione agricola, senza snaturarne la funzione primaria».
Lo stesso principio, ha aggiunto, dovrebbe guidare lo sviluppo dell’agrovoltaico, dove «sole e produzione agricola devono integrarsi come elementi accessori al servizio delle colture». Da qui la richiesta di un quadro regolatorio più solido: «Riteniamo che l’agricoltore debba poter scegliere il destino produttivo della propria azienda. Serve sicurezza giuridica per investire».
Masini ha però messo in guardia sui rischi legati al decreto bollette, in particolare sulla revisione dei prezzi minimi garantiti. Secondo Coldiretti, il progressivo ridimensionamento degli incentivi rischia di «compromettere l’intero settore del biogas», soprattutto per quelle imprese che non sono in grado di riconvertirsi rapidamente al biometano. Proprio il biometano, ha spiegato, rappresenta oggi «l’evoluzione naturale del biogas», grazie a un utilizzo più limitato di colture dedicate e a un minore impatto sul territorio.
Sul fronte industriale, la necessità di programmazione e regole certe è stata ribadita da Tommaso Sabato, chief regulated officer di Acea. «Per completare la transizione energetica servono investimenti, progetti concreti e partner industriali solidi. Tutto questo è possibile solo con regole chiare, tempi certi e un mercato competitivo», ha detto, sottolineando l’impegno del gruppo nel rafforzare competenze e infrastrutture. In particolare, Areti, società del gruppo Acea, investirà 2,5 miliardi di euro nel prossimo quinquennio per la modernizzazione e digitalizzazione della rete di distribuzione di Roma, puntando su automazione, storage, intelligenza artificiale e cybersecurity.
Una transizione che si intreccia sempre più con quella digitale. Renato Mazzoncini, amministratore delegato di A2a, ha evidenziato come «oggi i data center siano la principale domanda di energia in crescita». Ma, allo stesso tempo, rappresentano un’opportunità: «A Milano pensiamo di recuperare il calore di scarto dei chip per scaldare fino a trecentomila appartamenti», trasformando un’esigenza energetica in una risorsa per il territorio.
Dal fronte politico, il vicepresidente della Commissione Attività produttive della Camera, Vinicio Peluffo, ha richiamato la necessità di una strategia complessiva. «L’energia è una leva decisiva per competitività, coesione sociale e sicurezza nazionale ed europea», ha affermato, criticando un approccio fatto di «misure temporanee» che non affrontano i nodi strutturali del prezzo dell’energia. «La sicurezza energetica è anche sicurezza industriale», ha aggiunto, sostenendo che la transizione «non è un costo da contenere, ma una leva di sviluppo industriale, occupazionale e tecnologico». Senza equità economica e consenso sociale, ha concluso, «la transizione si ferma».





