Ambiente

Giornata mondiale delle api: l’ENEA mette a punto un biopesticida contro il coleottero invasore degli alveari

13
Maggio 2026
Di Lorenzo Berna

Proprio nelle giornate in cui l’attenzione va alla Giornata mondiale delle api, svoltasi ieri, arrivano buone notizie dal fronte della ricerca: un gruppo di ricercatori ENEA del Centro Ricerche Trisaia di Matera, coordinato dall’entomologo Salvatore Arpaia, sta mettendo a punto un innovativo biopesticida in grado di contrastare gli insetti nemici di api e alveari senza rischi per l’ambiente e la salute umana. Il progetto si chiama RNApi ed è finanziato con il 5×1000 destinato alla ricerca scientifica dell’Agenzia.

La molecola sviluppata funziona come un «interruttore» mirato: individua un gene fondamentale del piccolo coleottero dell’alveare, Aethina tumida, e lo «silenzia» bloccando la produzione di una proteina essenziale per la sua crescita e il suo sviluppo. In questo modo il parassita può essere controllato senza danneggiare le api. I primi risultati sono stati pubblicati sulla rivista Journal of Pest Science del gruppo Springer-Nature e aprono la strada all’impiego di innovative biotecnologie green per proteggere le api, preziose «sentinelle della biodiversità».

«I nostri studi hanno dimostrato, per la prima volta, che è possibile silenziare efficacemente un gene chiave per lo sviluppo e la riproduzione del piccolo coleottero dell’alveare somministrando la molecola alle larve. E la stessa molecola risulta innocua per le api», spiega Arpaia, ricercatore ENEA della Divisione Bioenergia, bioraffineria e chimica verde.

Per verificare l’efficacia della molecola – RNA a doppio filamento – sulla specie invasiva, ENEA e l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno hanno condotto prove sperimentali in laboratorio presso la sede dell’istituto a Reggio Calabria, grazie ai finanziamenti dei Ministeri della Salute e dell’Università e Ricerca. Il laboratorio del Centro Ricerche di Trisaia ha inoltre ottenuto dal Ministero della Salute l’accreditamento per effettuare interventi di modificazione genetica su un ceppo non patogeno di Escherichia coli, il che permetterà di produrre in modo più efficiente e a costi ridotti le molecole di RNA a doppio filamento, «principio attivo» del futuro biopesticida. Sulla base dei risultati già ottenuti, queste molecole saranno utilizzate anche in prove su arnie infestate, con l’obiettivo di arrivare allo sviluppo di un prodotto specifico per l’apicoltura.

Il piccolo coleottero degli alveari è una specie invasiva originaria dell’Africa subsahariana che causa danni alle colonie di ape europea cibandosi di cera, uova e larve di api e causando acidità del miele prodotto. All’interno dell’Unione europea è classificato come specie esotica invasiva di interesse, a seguito della sua individuazione in Calabria nel 2014, dove risulta tuttora stabilmente presente. La sua recente espansione dall’Italia continentale alla Sicilia, con infestazioni confermate in apiari della provincia di Messina, sottolinea l’urgenza di un contenimento efficace.

Il controllo chimico dei parassiti dell’alveare è particolarmente complesso, perché i trattamenti devono essere efficaci contro le infestazioni senza danneggiare la salute delle colonie né la qualità e la sicurezza dei prodotti dell’alveare. A rendere la situazione ancora più difficile è la scarsa disponibilità di medicinali veterinari autorizzati per le api, come recentemente evidenziato dalla Federazione dei veterinari europei. Finora sono state attuate misure di emergenza, tra cui restrizioni alla circolazione di api vive, attrezzature apicole e prodotti contenenti favi, limitazioni all’apicoltura migratoria e la distruzione obbligatoria delle colonie infestate in alcune zone della Calabria.

«Sebbene necessarie, queste misure comportano costi significativi per gli apicoltori, che si aggiungono alle perdite dirette causate dalle infestazioni. Proprio per questo è fondamentale continuare a sostenere la ricerca scientifica pubblica, per sviluppare soluzioni più efficaci e sostenibili dei pesticidi chimici, come punta a dimostrare il progetto RNApi sostenuto dai contribuenti italiani con il 5×1000», conclude Arpaia.