Ambiente
Acqua e resilienza, presentato a Roma l’acquedotto antisismico dei Sibillini
Di Gianluca Lambiase
Garantire l’accesso all’acqua anche durante terremoti, frane, alluvioni ed eventi climatici estremi. È questa la sfida al centro dell’evento “La gestione dell’acqua a prova di terremoto, frane, alluvioni, effetti climatici. Nuove tecnologie e infrastrutture made in Italy per impianti e reti idriche”, che si è svolto a Palazzo Wedekind a Roma. Nel corso dell’incontro è stato presentato ufficialmente l’acquedotto antisismico dei Sibillini, un’infrastruttura considerata unica nel panorama europeo e progettata per garantire la continuità dell’approvvigionamento idrico anche in presenza di eventi sismici di elevata intensità. Il progetto supera il tradizionale modello basato su una singola linea di adduzione, introducendo una rete fondata sulla ridondanza infrastrutturale, sulla duplicazione strategica delle dorsali e sull’interconnessione dei sistemi idrici.
L’incontro ha rappresentato anche il lancio ufficiale del Forum Euromediterraneo dell’Acqua, che si svolgerà a Roma presso La Nuvola dal 29 settembre al 2 ottobre 2026. Un appuntamento che riunirà istituzioni, imprese, comunità scientifica e stakeholder internazionali per discutere di innovazione, sostenibilità e sicurezza delle risorse idriche.
«L’Italia oggi può avere l’orgoglio di presentare un progetto ingegneristico che consente la realizzazione di un acquedotto capace di resistere alle sollecitazioni di un terremoto», ha dichiarato il ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare, Nello Musumeci. «Dopo un sisma la mancanza d’acqua non rappresenta soltanto un ulteriore disagio per la popolazione colpita, ma diventa un serio problema di carattere igienico-sanitario». Musumeci ha inoltre richiamato l’attenzione sulla necessità di rafforzare la cultura della prevenzione. «Qualunque intervento istituzionale non può produrre risultati ottimali senza la partecipazione consapevole dei cittadini», ha spiegato, sottolineando come accanto alle opere infrastrutturali sia necessario investire nella formazione e nell’educazione al rischio, a partire dalle scuole.
A evidenziare il valore strategico dell’opera è stata Maria Spena, presidente del Comitato One Water. «Si tratta della prima infrastruttura idrica antisismica in Europa», ha affermato. «È la dimostrazione dell’eccellenza italiana nell’ingegneria idraulica e della capacità di trasformare ricerca e innovazione in opere concrete». Secondo la presidente del Comitato One Water, proprio l’interconnessione rappresenta uno degli strumenti più efficaci per affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici e dalla crescente pressione sulle risorse idriche. Un principio che sarà al centro del primo Forum Euromediterraneo dell’Acqua, in programma a Roma dal 29 settembre al 2 ottobre 2026, con la partecipazione di 43 Paesi dell’area euro-mediterranea. «L’Italia può rappresentare un ponte di dialogo e cooperazione in una regione nella quale l’acqua è sempre più un tema strategico, non solo ambientale ma anche geopolitico», ha osservato.
Le origini del progetto affondano direttamente nell’esperienza del terremoto del Centro Italia del 2016. A ricordarlo è stato il Commissario Straordinario di Governo per la ricostruzione sisma 2016, Guido Castelli. «Il 24 agosto 2016 non registrammo soltanto 299 vittime tra Amatrice, Arquata e Accumoli, ma anche la perdita di oltre il 60% dell’approvvigionamento idrico delle Marche», ha spiegato. «Quando abbiamo deciso di ricostruire quell’acquedotto ci siamo chiesti come fare in modo che, di fronte a un nuovo evento estremo, l’infrastruttura continuasse a funzionare. Da qui è nato quello che oggi rappresenta un vero modello europeo di acquedotto antisismico». Per Castelli, il progetto rappresenta un esempio concreto di come la ricostruzione possa trasformarsi in un’opportunità di innovazione. «Negli ultimi cinquant’anni l’Italia ha pagato circa 350 miliardi di euro di danni provocati da eventi estremi e catastrofali. Investire nella prevenzione significa ridurre drasticamente i costi futuri. Per ogni euro investito in prevenzione si può ottenere un risparmio di almeno dodici euro».
La dimensione internazionale della gestione dell’acqua è stata al centro dell’intervento di Alain Meyssonnier, presidente dell’Istituto Mediterraneo dell’Acqua, che ha sottolineato l’importanza di investire nella prevenzione e nello scambio di buone pratiche tra i Paesi del Mediterraneo. Meyssonnier ha evidenziato come il Forum Euromediterraneo rappresenti un’occasione unica per condividere esperienze e soluzioni sulla gestione delle inondazioni, della scarsità idrica e dei rischi naturali. «È fondamentale anticipare gli investimenti necessari per ridurre gli impatti delle emergenze future», ha osservato, sottolineando come la cooperazione internazionale sia oggi uno strumento indispensabile per affrontare sfide che non conoscono confini.
Tra gli interventi anche quello di Erasmo D’Angelis, coordinatore del Comitato Italiano One Water e della Fondazione EWA, che ha definito il progetto dei Sibillini «un vero orgoglio nazionale». «Per la prima volta in Europa abbiamo un intero acquedotto costruito con tecniche antisismiche e in grado di resistere anche alle grandi frane», ha dichiarato. «Quando manca l’acqua dopo un sisma o dopo una grande frana si determinano condizioni di rischio molto elevate, anche dal punto di vista sanitario. Quest’opera dimostra le capacità tecniche e tecnologiche italiane e può rappresentare una svolta per il futuro delle infrastrutture idriche». D’Angelis ha inoltre richiamato l’attenzione sulla necessità di rafforzare la capacità del Paese di accumulare e gestire le risorse idriche. «L’Italia dispone di una quantità di acqua che molti Paesi ci invidiano. La vera sfida è dotarsi delle infrastrutture necessarie per conservarla e utilizzarla nei periodi di maggiore necessità».
A sottolineare il valore strategico dell’infrastruttura è stato Luigi Ferrara, del Dipartimento Casa Italia della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che ha definito il nuovo acquedotto «una prova concreta dell’eccellenza italiana nel campo dell’ingegneria applicata alla prevenzione dei rischi naturali». Secondo Ferrara, l’opera rappresenta non soltanto una risposta alle esigenze dei territori colpiti dal sisma, ma anche un modello esportabile. «Può diventare un esempio per molti Paesi europei e mediterranei caratterizzati da elevata vulnerabilità sismica», ha spiegato. «Si tratta di un’esperienza che può essere condivisa e replicata, contribuendo a rafforzare il ruolo dell’Italia come punto di riferimento internazionale nella gestione delle infrastrutture idriche resilienti».
Riprese e montaggio di Simone Zivillica





