Economia
Inflazione percepita al 13,3%, il 52% degli italiani modifica i consumi
Di Redazione
Gli italiani percepiscono un aumento del costo della vita nettamente superiore a quello misurato dalle statistiche ufficiali. A ottobre 2026, l’inflazione percepita raggiunge il 13,3%, contro il 5,4% rilevato dall’Istat nel confronto sui dodici mesi. Un divario di 7,9 punti percentuali, più ampio rispetto all’ottobre 2023, quando la percezione dei rincari si attestava all’11,4% e l’inflazione misurata al 5,3%. È quanto emerge dall’indagine condotta da Noto Sondaggi per Il Sole 24 Ore tra il 14 e il 19 ottobre 2026, attraverso un questionario somministrato a un campione nazionale di 2mila maggiorenni. La rilevazione prende in esame gli aumenti dei prezzi avvertiti dai consumatori negli ultimi dodici mesi e li confronta con quelli registrati dall’Istat. Il dato si inserisce in un contesto nel quale le famiglie continuano a risentire degli aumenti accumulati negli ultimi anni. Tra ottobre 2023 e ottobre 2026, secondo i dati richiamati nell’indagine, i prezzi sono cresciuti complessivamente del 7,5%, mentre rispetto al dicembre 2021 il rincaro raggiunge il 20,1%.
Trasporti, alimentari e abbigliamento: dove il divario è maggiore
Le differenze più evidenti tra rincari percepiti e misurati riguardano diverse categorie di consumo quotidiano. Per mezzi e servizi di trasporto, gli intervistati stimano un aumento dei prezzi del 19,3%, contro il 9,3% registrato dall’Istat. Nel 2023 la percezione si fermava al 14,4%, mentre il dato misurato era del 5,1%. Nel comparto abitazione, elettricità e combustibili emerge invece una situazione particolare: l’inflazione percepita è del 18,1%, leggermente inferiore al 18,7% effettivamente rilevato. Il divario, dunque, risulta pressoché annullato, a differenza di quanto accade nella maggior parte degli altri settori. Per i beni e servizi per la persona, l’aumento avvertito dai consumatori raggiunge il 15,6%, a fronte di un incremento misurato del 2,8%. Nell’abbigliamento e nelle calzature il confronto è tra il 14,5% percepito e lo 0,7% rilevato. Anche gli alimentari e le bevande analcoliche mostrano una distanza significativa: i rincari stimati dagli intervistati sono del 14,3%, contro il 2,9% registrato dall’Istat. Per i servizi ricettivi e di ristorazione, invece, l’inflazione percepita si attesta al 12,9%, rispetto al 3,3% misurato.
Sanità, istruzione e servizi: rincari percepiti superiori a quelli rilevati
Il fenomeno interessa anche altre componenti della spesa familiare. Per salute e servizi sanitari, gli intervistati indicano aumenti dell’11,1%, mentre l’inflazione misurata è dell’1,3%. Nel comparto delle bevande alcoliche e dei tabacchi la percezione raggiunge il 10%, contro il 2,3% rilevato. Per mobili, articoli e servizi per la casa, i due valori sono rispettivamente del 9,5% e del 2,3%. Una distanza analoga emerge per ricreazione, spettacoli e cultura, con rincari percepiti del 9,5% rispetto all’1,4% misurato, e per l’istruzione, dove il confronto è tra il 9,2% e l’1,3%. Le comunicazioni rappresentano una delle categorie con una differenza più contenuta: l’inflazione percepita è del 7,4%, mentre quella registrata dall’Istat si attesta al 4%.
Il 52% degli italiani ha modificato le abitudini di acquisto
La percezione del carovita incide direttamente sulle scelte dei consumatori. Secondo il sondaggio, il 52% degli intervistati ha cambiato le proprie abitudini di spesa nel corso del 2026, rinunciando ad alcuni acquisti o riducendo i consumi per far fronte all’aumento dei prezzi. Un altro 30% dichiara di non aver ancora modificato i propri comportamenti, ma di ritenere possibile farlo nei prossimi mesi. Il restante 18% non ha cambiato abitudini e non prevede di intervenire.
Tra coloro che hanno ridotto gli acquisti, i prodotti più frequentemente sacrificati sono vino (35%), birra (30%) e succhi di frutta (29%). Seguono pesce, frutti di mare (26%), cioccolato (23%), burro, salumi e insaccati (22%), marmellate e miele (21%) e carne rossa (20%). Le riduzioni interessano anche acqua minerale (15%), zucchero e carne bianca (11%), farina (9%), pane, formaggi e latticini (8%) e latte (8%).
Quanto alle spese che incidono maggiormente sul bilancio familiare, il 76% degli intervistati indica l’energia, seguita dai carburanti (65%) e dalla casa (40%). Più distanziate risultano salute (30%), ristorazione (16%), tempo libero (12%), abbigliamento (10%), comunicazioni (7%), istruzione (5%), cultura e altre voci (3%).
Le aspettative: il 65% teme nuovi rincari nei prossimi mesi
Le preoccupazioni per il costo della vita si riflettono anche nelle aspettative sull’andamento futuro dei prezzi. Alla domanda su come evolverà l’inflazione nei prossimi mesi, il 65% degli intervistati ritiene che aumenterà, una quota superiore al 54% registrato nell’ottobre 2023. La percentuale di chi prevede una sostanziale stabilità dei prezzi passa invece dal 33% del 2023 al 23% del 2026. Il 3% degli intervistati si aspetta una diminuzione (era l’1% nel 2023), mentre il 9% non sa esprimere una previsione (contro il 12% del 2023). Il confronto con il 2023 evidenzia quindi un deciso rafforzamento delle aspettative di rincaro, nonostante l’andamento calante dell’inflazione misurata dall’Istat.





