Economia
Non solo musica: il live vale 5,4 miliardi
Di Elisa Tortorolo
A certificarlo, numeri alla mano, è il rapporto “La Canzone Popolare Live. Dati e Prospettive”, presentato nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura da AssoConcerti insieme all’Università di Pisa, PTS e SIAE. Il bilancio del 2025 fotografa un comparto in piena espansione, con un impatto economico complessivo stimato in 5,4 miliardi di euro, di cui ben 4,3 miliardi derivanti dall’indotto extra-biglietteria e oltre 11 milioni di pernottamenti turistici. Con più di 26 milioni di presenze e una spesa al botteghino che per la prima volta supera il miliardo di euro, a guidare la locomotiva è la musica pop, rock e leggera, responsabile da sola del 92% degli incassi complessivi.
Il vero fenomeno dell’anno è però il consolidamento del turismo musicale: su una spesa media individuale di 203 euro, quasi 163 finiscono direttamente nei circuiti dell’ospitalità, della mobilità e della ristorazione – con i trasporti a fare la parte del leone con oltre 1,3 miliardi di ricadute, seguiti da cibo e bevande a oltre un miliardo. Gli spettatori internazionali e chi sceglie di pernottare nella città del concerto spendono cifre fino al 138% superiori rispetto ai residenti, toccando punte di 700 euro a persona. Questa dinamica si riflette chiaramente sulle grandi piazze analizzate nel monitoraggio estivo: Roma guida i ritorni economici con circa 117 milioni di euro generati da grandi date come Ed Sheeran, Kendrick Lamar con SZA e Cesare Cremonini; Milano insegue a quota 96,6 milioni spinta da Bruce Springsteen, Linkin Park e Dua Lipa; Napoli tocca i 73,2 milioni con il traino di Geolier, mentre Firenze capitalizza 53,5 milioni grazie ai mega-show di Vasco Rossi e dei Green Day, senza dimenticare la tenuta di rassegne storiche come il Lucca Summer Festival a quota 44 milioni.
Eppure, dietro il trionfo dei grandi numeri, l’indagine svela una profonda polarizzazione industriale. Le 64 grandi aziende associate ad AssoConcerti, pur curando appena il 5% degli spettacoli nazionali, accentrano il 43% del pubblico, il 69% della spesa e addirittura il 93% degli incassi nella fascia degli eventi da oltre 10mila spettatori. Alla base della piramide, invece, il 90% degli spettacoli raduna meno di mille persone e soffre una contrazione costante, testimoniata dal calo degli organizzatori attivi e dalla progressiva chiusura dei piccoli locali, storici vivai della nuova musica italiana. È su questo contrasto che si è concentrato il confronto politico tra maggioranza e opposizione a margine del convegno.
La richiesta mossa dal presidente di AssoConcerti, Bruno Sconocchia, punta a trasformare l’eccezionale traino del comparto in una politica industriale permanente: il fondo istituito per il 2026 viene accolto come un traguardo storico, ma – nell’anno di Harry Styles a Circo Massimo e degli Oasis all’Olimpico – per garantire stabilità a una filiera da oltre 300mila lavoratori la richiesta alle istituzioni è quella di portare la dote finanziaria ad almeno 5 milioni di euro annui dal 2027, con l’obiettivo di raggiungere rapidamente quota 10 milioni.





