Politica
Riforma del cinema, il testo in Senato: le novità del provvedimento e la sfida della messa a terra
Di Elisa Tortorolo
(Articolo pubblicato su L’Economista, inserto de Il Riformista)
Con i riflettori puntati sulla Festa del Cinema di Roma, novità dietro le quinte del settore e nei palazzi delle istituzioni, dove si intreccia una partita parallela e decisiva per il futuro dell’industria audiovisiva italiana. Dopo il via libera a settembre alla Camera incassato con un’ampia maggioranza (solo 6 contrari), il disegno di legge unificato sulla riforma del cinema e dell’audiovisivo è chiamato ad affrontare in questi giorni l’esame al Senato. Il testo, nato dalla fusione di cinque distinte proposte di legge presentate trasversalmente dalle forze politiche, disegna una vera e propria riorganizzazione strutturale dell’intero comparto industriale. Tuttavia, al di là dell’intesa parlamentare bipartisan e delle novità organizzative, il vero interrogativo che pesa sul provvedimento riguarda la sua concreta messa a terra: le tempistiche di attuazione.
L’impianto normativo punta a superare le storiche rigidità della gestione pubblica, alleggerendo il Ministero della Cultura dalle mansioni operative per affidarle a un soggetto terzo. Da gennaio 2028 è infatti prevista la nascita dell’Agenzia per il cinema e l’audiovisivo, un ente pubblico autonomo che assorbirà le competenze gestionali finora in capo alla Direzione Generale Cinema. L’Agenzia gestirà l’assegnazione dei fondi, il coordinamento delle filiere regionali, l’accesso al credito e il monitoraggio delle nuove sfide tecnologiche, compreso l’impatto dell’intelligenza artificiale. Al Ministero della Cultura resteranno unicamente le funzioni di vigilanza e di indirizzo politico. Accanto all’Agenzia nascerà il Forum del cinema e dell’audiovisivo, organo consultivo permanente di rappresentanza del settore, e una Commissione di valutazione composta da 20 esperti, incaricata di esaminare le richieste di contributo selettivo e promozione con criteri di maggiore trasparenza e selettività.
Sul fronte industriale e sociale, la legge introduce una programmazione triennale delle risorse e una revisione del meccanismo di tax credit, affiancata da un piano per la rigenerazione delle sale cinematografiche e da una maggiore valorizzazione delle produzioni indipendenti. Per quanto concerne i lavoratori, il provvedimento traccia il riordino delle tutele assistenziali e la ridefinizione dell’indennità di discontinuità, supportata da un Fondo di solidarietà da 10 milioni di euro all’anno fino al 2030.
Se il quadro delle riforme appare definito nei suoi contorni generali, l’incognita principale risiede nei tempi della sua esecuzione. Il testo approvato contiene infatti un’ampia delega che concede al Governo fino a 24 mesi dall’entrata in vigore per emanare i relativi decreti legislativi attuativi. Un termine biennale che sposta la reale attuazione della legge a ridosso o addirittura oltre la naturale scadenza della legislatura, fissata – a quel che si apprende – per la primavera del 2027. In assenza di un’accelerazione sui decreti attuativi e della definizione delle relative coperture finanziarie nella legge di bilancio, la riforma corre quindi il rischio di rimanere una cornice teorica affidata all’incertezza del prossimo ciclo politico.
«Siamo di fronte a una delega molto vasta e complessa, ed è realistico ritenere che entro il gennaio 2028 vedranno la luce soprattutto gli aspetti strutturali, come l’Agenzia, la Commissione e il Forum. Mentre, proprio per l’ampiezza del lavoro necessario sui decreti attuativi, difficilmente si riuscirà a completare l’intero percorso entro la fine della legislatura», osserva l’on. Gaetano Amato, del Movimento Cinque Stelle, componente della Commissione Cultura di Montecitorio. «Nel merito, questo è solo un primo importante tassello. Resta prioritario superare gli automatismi del tax credit per orientare le risorse verso la qualità e le produzioni indipendenti. La nostra proposta prevede di fissare un tetto massimo per il tax credit; un fondo di 100 milioni interamente coperti dallo Stato per le opere prime e seconde degli under 35; e un limite ai compensi fissato a 35 mila euro per garantire un’equa distribuzione delle risorse, tutelare i lavoratori sul piano contributivo e dare spazio ai giovani».
Di segno opposto la lettura della maggioranza, che rivendica il valore politico del percorso parlamentare svolto finora: «Ci troviamo di fronte a un passaggio fondamentale per un sistema che andava innovato e migliorato. Maggioranza e opposizione, insieme, hanno saputo individuare obiettivi comuni nell’interesse del settore e della Nazione», sottolinea il presidente della Commissione Cultura alla Camera, Federico Mollicone, Fratelli d’Italia. «Con questa legge superiamo definitivamente una stagione dominata dall’omologazione e restituiamo all’industria dell’audiovisivo regole certe, trasparenti e dignitose. Dietro ogni numero ci sono artisti, tecnici, maestranze e territori che si rigenerano. È questo il riformismo conservatore che abbiamo sempre sostenuto: una sintesi concreta per far sì che il cinema italiano continui a essere protagonista».
Con l’esame a Palazzo Madama, la partita entra nella sua fase decisiva. E per il settore la certezza delle regole e la celerità dei decreti attuativi rappresenteranno il vero banco di prova per misurare l’efficacia reale della riforma.





