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Parità di genere, il divario resta: le proposte di UN Women Italy per trasformare i diritti in opportunità concrete
Di Gianluca Lambiase
La parità di genere è un principio fondante della Repubblica, ma la sua piena realizzazione resta una sfida aperta. A ottant’anni dall’Assemblea Costituente, le donne italiane conseguono risultati scolastici migliori degli uomini, ma continuano a essere meno presenti nel mercato del lavoro, nei ruoli decisionali e nelle posizioni di vertice, con conseguenze anche sulla loro autonomia economica e previdenziale.
A fotografare questa contraddizione è il secondo Report Nazionale di UN Women Italy, realizzato dal Comitato Scientifico dell’organizzazione con Deloitte come Knowledge Partner e presentato il 20 ottobre alla Sala Zuccari del Senato, su iniziativa della vicepresidente di Palazzo Madama Anna Rossomando.
Il documento analizza le disuguaglianze che accompagnano le donne lungo tutto l’arco della vita, dall’istruzione alla pensione, e propone dieci interventi per trasformare la parità formale in opportunità concrete.
Per Darya Majidi, presidente di UN Women Italy, il divario di genere richiede un intervento che vada oltre il riconoscimento formale dei diritti.
«La parità di genere si costruisce, è una cultura che deve essere impattata e le leggi, le policy servono», ha dichiarato, sottolineando il lavoro svolto negli ultimi anni dal Comitato Scientifico per individuare proposte concrete da portare all’attenzione del Governo e della società civile.
L’obiettivo è rafforzare l’empowerment femminile, aumentare la presenza delle donne nei luoghi di lavoro e garantire una rappresentanza qualificata nei ruoli di responsabilità.
Majidi guarda anche ai prossimi passaggi politici: con la nuova legislatura, la priorità sarà fare in modo che la parità di genere entri effettivamente nell’agenda istituzionale, superando una discussione pubblica che, secondo la presidente, non sempre si traduce in azioni concrete per sostenere la presenza e la leadership femminile.
I dati del rapporto mostrano quanto sia ancora ampia la distanza tra i risultati ottenuti dalle donne nell’istruzione e le opportunità professionali disponibili.
«La maggioranza degli studenti laureati sono studentesse laureate e rappresentano anche il 63% degli studenti che raggiungono la massima votazione del 110 e lode», ha spiegato Silvana Perfetti, Chair Deloitte Central Mediterranean.
Eppure, questo vantaggio formativo non si traduce in una partecipazione equivalente al mercato del lavoro. In Italia, secondo i dati illustrati da Perfetti, è occupato il 58% delle donne tra i 20 e i 64 anni, contro il 77% degli uomini: una distanza di 19 punti percentuali che evidenzia il potenziale ancora inutilizzato del Paese.
Una maggiore partecipazione femminile, ha sottolineato, potrebbe contribuire anche alla competitività e alla crescita economica.
Dal Governo arriva la rivendicazione degli interventi già adottati per sostenere l’occupazione femminile e favorire la conciliazione tra vita professionale e familiare. La ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità Eugenia Roccella ha richiamato in particolar modo le misure introdotte dall’esecutivo: «Abbiamo già ottenuto un significativo innalzamento della percentuale di donne che lavorano e questo è la prima volta da molti anni».
Tra gli strumenti citati figurano gli interventi sul welfare aziendale, le misure per la conciliazione, i congedi con rimborso all’80%, l’incremento del rimborso per gli asili nido e gli interventi sull’Isee a sostegno delle famiglie. Roccella ha inoltre richiamato una certificazione destinata alle aziende che adottano iniziative per conciliare vita personale e lavoro.
La ministra ha riconosciuto i limiti imposti dalle risorse disponibili, assicurando tuttavia che la direzione dell’azione di Governo resterà orientata al sostegno delle famiglie e al superamento del divario tra uomini e donne nel lavoro.
Resta aperto il confronto su come rafforzare le misure esistenti e tradurre le nuove proposte in interventi concreti.
Il divario di genere riguarda anche il riconoscimento economico e sociale del lavoro di cura, spesso gratuito in ambito familiare e caratterizzato da precarietà e retribuzioni contenute quando svolto professionalmente.
Susanna Camusso, senatrice PD e componente della Commissione per la tutela e la promozione dei diritti umani, ha evidenziato come il lavoro femminile continui a essere concentrato in attività essenziali ma frequentemente sottovalutate, dai servizi sociosanitari all’istruzione: «Il lavoro femminile continua a essere prevalentemente un lavoro di cura gratuito dentro le mura di casa, ma il retribuito è spesso precarizzato quando è sul mercato».
Per Camusso è necessario ripensare le dinamiche salariali e il valore attribuito alle diverse professioni, evitando che i servizi fondamentali per la società siano penalizzati da retribuzioni basse e condizioni contrattuali deboli.
«La cura non genera lo stesso profitto della finanza, ma serve molto di più agli umani», ha sottolineato, richiamando l’esigenza di riconoscere il contributo di chi svolge queste attività.
La senatrice ha inoltre messo in guardia dal rischio di riprodurre stereotipi di genere anche nei settori tecnologici: aumentare la presenza femminile è importante, ma deve essere accompagnato da strumenti capaci di contrastare le discriminazioni nei processi organizzativi e decisionali.
Anche Elena Bonetti, presidente della Commissione sugli effetti economici derivanti dalla transizione demografica, ha richiamato il paradosso di un Paese in cui la crescita delle competenze femminili non trova un adeguato riscontro nelle opportunità professionali: «Abbiamo donne che si stanno sempre più formando e stanno dimostrando una capacità altissima di espressione di talenti e di competenze. E poi c’è un Paese che le tiene in panchina, che non le mette in campo come protagoniste attive nella crescita e nella competitività».
Per Bonetti, la partecipazione femminile rappresenta una leva di sviluppo per l’intero sistema Paese, in linea con lo spirito della Costituzione. Per raggiungere questo obiettivo occorre intervenire sulle regole del lavoro, sulla distribuzione dei carichi familiari, sui congedi parentali e sui servizi di supporto, oltre a promuovere politiche aziendali che favoriscano l’accesso delle donne alla leadership.
La parlamentare ha giudicato le proposte di UN Women Italy puntuali e coerenti con la necessità di rimuovere gli ostacoli che ancora limitano la piena partecipazione femminile alla vita economica e sociale.
Il rapporto individua tre priorità strategiche: aumentare la partecipazione femminile al lavoro, promuovere una più equa condivisione delle responsabilità di cura e garantire alle donne pieno accesso alle competenze e alle opportunità della transizione digitale.
Le proposte affrontano il problema in una prospettiva complessiva: non soltanto l’ingresso nel mercato del lavoro, ma anche la permanenza, la progressione professionale, l’autonomia economica e la sicurezza nella fase della pensione.
Il rapporto guarda inoltre alle esperienze europee, indicando nei servizi educativi più diffusi, nei congedi parentali equilibrati e negli investimenti nelle competenze tecnologiche alcuni strumenti utili per migliorare le opportunità femminili.
Il confronto al Senato, con la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, del Parlamento e del mondo produttivo, ha riportato al centro la necessità di trasformare i principi costituzionali in politiche pubbliche concrete e misurabili.
La questione non riguarda soltanto i diritti, ma anche la capacità dell’Italia di valorizzare il proprio capitale umano. Un tasso di occupazione femminile ancora distante da quello maschile significa competenze non pienamente utilizzate, minore autonomia economica e opportunità di crescita che il Paese rischia di perdere.
A ottant’anni dall’Assemblea Costituente, la sfida è rendere effettiva un’uguaglianza già riconosciuta sul piano formale. Le dieci proposte di UN Women Italy offrono una base per il confronto politico e istituzionale. La loro efficacia dipenderà dalla capacità di tradurle in interventi finanziati, obiettivi verificabili e risultati concreti.
Perché la parità di genere non resti soltanto un principio costituzionale, ma diventi una possibilità reale in ogni fase della vita.
Riprese e montaggio di Simone Zivillica





