Economia

Acqua nuova, tubi vecchi. La sfida delle infrastrutture è la chiave per la sostenibilità

09
Ottobre 2026
Di Sergio Boccadutri

(Articolo pubblicato su L’Economista, inserto de Il Riformista)

Il dibattito pubblico sull’acqua ruota quasi sempre attorno alla proprietà: chi la possiede, se debba restare pubblica. Nel 2011 abbiamo fatto anche un referendum, frutto di un approccio ideologico, che ha eroso per molto tempo i margini per investire sulle reti. In Italia l’acqua è un bene pubblico, e in bolletta non paghiamo “il bene”: paghiamo il servizio che la porta dalla sorgente al rubinetto, la rende potabile e la depura. Paghiamo, cioè, come l’acqua ci arriva e in che condizioni. Su questo terreno si gioca la sicurezza idrica, sia quando si cercano fonti nuove, come l’acqua di mare dissalata o quella recuperata dai depuratori, sia quando si tratta di non disperdere quella che già abbiamo.

Sul trasporto l’Italia parte male. Secondo l’Istat, nel 2022 le reti di distribuzione italiane hanno perso il 42,4% dell’acqua immessa: 3,4 miliardi di metri cubi, 157 litri al giorno per abitante, abbastanza per coprire per un anno il fabbisogno di 43,4 milioni di persone. Una parte della siccità, insomma, è colpa nostra.

La perdita non è solo questione di quantità. Un tubo che perde è un tubo “aperto”: quando la pressione cala, per un guasto o per razionamenti, da quelle fessure può entrare ciò che circonda la condotta. Per questo la direttiva europea sulle acque potabili, recepita in Italia nel 2023, chiede ai gestori di valutare i rischi lungo tutta la filiera, rete compresa.

Sull’altra sponda del Mediterraneo si lavora su entrambi i fronti. Il Marocco vuole coprire con acqua dissalata il 63% del fabbisogno potabile entro il 2030, e il grande impianto in costruzione vicino a Casablanca sarà alimentato interamente da un parco eolico. Intanto ha costruito un’“autostrada dell’acqua”: 67 chilometri di condotte che dal 2023 portano l’acqua del fiume Sebou verso Rabat e Casablanca, con sistemi informatici che seguono il percorso dell’acqua. Le due strade vanno percorse insieme: dissalare ha poco senso se poi l’acqua si perde nei tubi, e riparare i tubi non basta dove piove sempre meno.

Israele è l’esempio più chiaro di questo equilibrio. Circa l’85% dell’acqua per uso domestico viene dai dissalatori e quasi il 90% dei reflui depurati torna ai campi. E dall’autunno 2025 la condotta nazionale, costruita per portare verso sud l’acqua del lago di Tiberiade, lavora anche al contrario e riversa nel lago acqua di mare dissalata per rialzarne il livello. Con perdite di rete sotto il 10%, la condotta è un patrimonio da sorvegliare, e da qui sono nate molte tecnologie oggi esportate nel mondo.

Sensori montati su satellite rilevano l’umidità anomala del terreno lungo il tracciato dei tubi, e algoritmi di intelligenza artificiale separano le tracce compatibili con una perdita da quelle lasciate dalla pioggia. Poi l’ascolto: sensori acustici fissati alle condotte riconoscono il rumore dell’acqua in pressione che sfugge da una crepa. A Londra ne sono stati installati oltre 75.000, e a luglio di quest’anno le perdite accertate sono aumentate dell’88%: non che prima non ci fossero, prima non si vedevano. Infine, il disegno della rete: dividerla in segmenti con un misuratore all’ingresso permette di confrontare l’acqua che entra con quella consumata, abbassare la pressione di notte riduce le rotture, sonde in linea misurano in continuo cloro e torbidità.

Il PNRR ha stanziato quasi due miliardi per ridurre le perdite degli acquedotti e digitalizzarne la gestione, ma a giugno ne risultavano spesi solo due terzi. Servono gestori capaci di usare i dati, ma la responsabilità è anche dei comuni. Dove i comuni gestiscono ancora il servizio in proprio le perdite arrivano al 45,5%, contro il 41,9% dei gestori specializzati. Gli enti d’ambito, dove siedono i sindaci, avrebbero il compito di pianificare e controllare, ma troppo spesso restano la somma di interessi locali, e i cittadini si lamentano. Forse servirebbe un altro approccio: gestire l’acqua come si gestiscono le reti elettriche o del gas, con operatori industriali, regole chiare e obiettivi misurabili.