Cultura

Dieci anni di legge Gadda: il bilancio alla Camera e le nuove sfide dell’antispreco

08
Ottobre 2026
Di Beatrice Telesio di Toritto

Il bilancio di dieci anni di legge Gadda e le proposte per rafforzare il recupero delle eccedenze sono stati al centro del convegno «Dieci anni che non si sprecano», che si è svolto martedì 6 ottobre nella Sala della Regina di Montecitorio. L’appuntamento ha riunito istituzioni, rappresentanze delle imprese e Terzo settore per fare il punto sui risultati della legge 166 del 2016 e sulle prospettive delle donazioni.

Durante l’iniziativa sono stati presentati i dati della ricerca di Fondazione Valore e Fondazione Terzjus, sostenuta da Fondazione Cariplo: circa 10,3 miliardi di euro di beni recuperati e donati nel decennio. Il comparto alimentare, tra industria e distribuzione, ha contribuito con 3,7 milioni di tonnellate di prodotti, per quasi 10 miliardi; quello farmaceutico con 40 milioni di confezioni, per 423 milioni. Una stima ancora parziale, che non include le donazioni provenienti da agricoltura, pesca, pubblici esercizi e somministrazione, né quelle di beni diversi da cibo e medicinali.


«La legge 166 non ha creato il fenomeno, l’ha riconosciuto», ha ricordato Maria Chiara Gadda, deputata di Italia Viva, prima firmataria della norma e vicepresidente della commissione Agricoltura della Camera. La semplificazione e gli incentivi hanno aiutato a rendere continuative pratiche già presenti. Per le imprese, il recupero è diventato anche un’occasione per conoscere meglio i propri processi: «Chi fa donazione in modo strutturato impara a misurare, a tracciare». Da questa conoscenza possono nascere una migliore gestione dei magazzini e una riduzione dei surplus.

Per Gadda, i prossimi interventi devono sostenere logistica e attrezzature del Terzo settore, anche attraverso un credito d’imposta, e includere i farmaci per la salute mentale tra i beni donabili. Su quest’ultimo punto la deputata propone un emendamento alla prossima legge di Bilancio, che definisce «a costo zero», invitando maggioranza e opposizione a lavorare insieme. La richiesta parte dall’esperienza di dieci anni di donazioni farmaceutiche che, sottolinea, sono avvenute in sicurezza e trasparenza.


Il vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio ha indicato la legge come un esempio di buona politica e collaborazione tra schieramenti. «Trasformare l’eccedenza da spreco in risorsa è un dovere morale», ha sottolineato. In chiusura dell’iniziativa ha proposto che ogni partito indichi un esperto per un gruppo di lavoro comune, con l’obiettivo di valutare come fare di più e meglio e arrivare alla prossima legislatura con interventi concreti già pronti da attuare.


Per Carlo Alberto Buttarelli, presidente di Federdistribuzione, la legge ha rafforzato il rapporto tra aziende e Terzo settore e favorito una lettura più attenta dei prodotti che escono dal circuito commerciale ma possono conservare un’utilità sociale. Uno dei margini di sviluppo riguarda la capacità degli enti di ricevere alimenti freschi e deperibili. «Abbiamo fatto dei test sulla carne fresca», ha spiegato, richiamando il valore che questi prodotti possono avere per le famiglie che vi accedono con difficoltà. Il recupero deve però rispettare i requisiti di sicurezza e trovare strutture adeguate alla conservazione e alla distribuzione. Buttarelli ha inoltre sottolineato che i bisogni delle famiglie comprendono anche i prodotti non alimentari, un ambito nel quale ampliare l’utilizzo degli strumenti di donazione.


Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, ha definito la norma «una legge visionaria», capace di riconoscere esperienze già attive e accompagnarne lo sviluppo. La cooperazione ha potuto contare sul collegamento tra imprese produttrici e cooperative sociali. Il recupero ha inoltre contribuito a razionalizzare l’attività di alcune aziende: una minore quantità di cibo donato può riflettere la riduzione delle eccedenze grazie a una maggiore efficienza.

Per Gardini, la fase successiva richiede di affiancare alla donazione dei prodotti anche risorse e investimenti che mettano gli enti nelle condizioni di lavorare meglio. La logistica deve garantire a chi riceve gli alimenti gli stessi requisiti di sicurezza di chi li acquista. Da qui l’ipotesi di «un piccolo credito di imposta» a sostegno di chi contribuisce al rafforzamento delle strutture del Terzo settore. Un riconoscimento che, nella sua lettura, sarebbe un «segnale tangibile» del coinvolgimento pubblico in un percorso sostenuto da imprese e associazioni.


Simone Gamberini, presidente di Legacoop, ha posto al centro il rapporto tra prevenzione delle eccedenze e responsabilità sociale. Se le imprese migliorano la propria organizzazione e riducono i surplus, occorre riflettere anche su come dare continuità al sostegno delle persone in difficoltà. La proposta è ragionare su «contratti di filiera solidari», prendendo spunto da strumenti già utilizzati per sostenere gli investimenti. L’obiettivo sarebbe mettere in relazione imprese, cooperazione sociale e Terzo settore, rendendo il recupero più efficiente e meno costoso per l’intero sistema.

La riflessione riguarda anche il significato della sostenibilità, che secondo Gamberini «si sta riducendo alla dimensione rendicontativa». L’invito è riportare l’attenzione sui processi e sulle scelte delle imprese, valutando percorsi che destinino a finalità sociali anche una parte dei prodotti oltre alle sole eccedenze. Una prospettiva da approfondire insieme, per rendere la responsabilità sociale parte dell’attività aziendale.

Il prossimo passo riguarda quindi la capacità di dare continuità al recupero. La disponibilità delle imprese a donare deve incontrare una rete in grado di raccogliere, conservare e distribuire: è su questa organizzazione che si misura la possibilità di trasformare più beni in un sostegno concreto alle persone.