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Crisi industriali, da Ericsson a Electrolux e Beko: esuberi e produzione in calo
Di Giuliana Mastri
Dalla Ericsson alla Electrolux, passando per Beko: si allarga il fronte delle crisi industriali, con migliaia di lavoratori coinvolti tra esuberi, incentivi all’uscita e riduzioni della produzione. Sul caso Ericsson è intervenuta direttamente Giorgia Meloni, annunciando lo stop alla procedura di licenziamento collettivo che interessava 131 lavoratrici e lavoratori della sede di Genova. Ma la vertenza, in realtà, resta aperta.
La presidente del Consiglio ha comunicato l’esito dell’intervento del governo dopo un incontro tra il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e la società svedese. «Siamo lieti che l’azienda abbia accolto la richiesta del presidente del Consiglio, annullando al tavolo convocato al Mimit il ritiro dei licenziamenti e l’attivazione di procedure consensuali, con esodi incentivati e volontari», ha dichiarato Meloni.
La soluzione individuata non elimina dunque gli esuberi, ma modifica il modo in cui dovrebbero essere gestiti. Il confronto si sposta dalla procedura di licenziamento collettivo agli incentivi all’uscita e alle ipotesi di ricollocazione.
Ericsson, la vertenza resta aperta
All’inizio di settembre Ericsson aveva inviato lettere di licenziamento a 131 lavoratori della sede di Genova, pari al 40% della forza lavoro in città, nell’ambito di un programma globale di riduzione del costo del lavoro.
I sindacati avevano chiesto il ritiro dei licenziamenti. Il governo aveva quindi convocato l’azienda per un primo incontro, al termine del quale Ericsson, attraverso l’amministratore delegato Andrea Missori, aveva annunciato il ritiro dei licenziamenti e l’avvio del confronto al ministero.
Il passaggio prospettato prevede ora esodi incentivati nell’arco di tre o quattro anni e proposte di reimpiego in altre sedi del gruppo, anche all’estero. Il tavolo dovrebbe riprendere il 7 ottobre.
La questione, tuttavia, si inserisce in un ridimensionamento più ampio del gruppo in Italia. Alla fine del 2024 l’azienda contava 1.719 licenziamenti in Italia, scesi a 1.450 in estate. Ora Ericsson ha accettato di sospendere i licenziamenti e avviare un confronto sugli esodi incentivati. Secondo quanto prospettato al ministero, gli esuberi presentati dettagliatamente giovedì sarebbero 1.250 uscite con incentivi in tre anni e 135 lavoratori a termine che, se ne vanno a casa, in tutto quasi 1.400 posti che spariscono.
Electrolux sposta la produzione in Egitto
Il quadro delle crisi non riguarda soltanto Ericsson. Electrolux sta spostando la produzione di bassa gamma da Susegana, in Veneto, e Porcia, in Friuli Venezia Giulia, verso stabilimenti situati in India e Cina.
Il ridimensionamento si inserisce in una situazione più ampia che coinvolge la produzione italiana del gruppo e alimenta le preoccupazioni per gli effetti sull’occupazione e sulla capacità produttiva degli stabilimenti.
Beko, accordo e incentivi all’uscita
Un altro fronte riguarda Beko. L’accordo con il governo risale all’aprile 2025 e prevede mille esodi incentivati, accompagnati dalla promessa di individuare un acquirente per il sito di Siena, che non sarebbe ancora stato trovato, e da 300 milioni di investimenti entro il 2027.
La situazione produttiva rimane però complessa. In compenso, secondo quanto riportato, si allunga con la cassa integrazione e i volumi produttivi risultano al minimo. Ad agosto, nello stabilimento di Comunanza, nell’Ascolano, si è lavorato soltanto un giorno.
A fine settembre la fabbrica di Melano, a Fabriano, è stata invece chiusa per sei giorni di fila e, quando riparte, lavora al 60% della capacità produttiva. Il quadro delle vertenze industriali resta quindi segnato non soltanto dagli esuberi dichiarati, ma anche dalla riduzione dell’attività produttiva negli stabilimenti coinvolti.





