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L’Ue investe altri 130 milioni nei sistemi anti-drone per la sicurezza delle frontiere

06
Ottobre 2026
Di Virginia Caimmi

La Commissione europea stanzia altri 130 milioni di euro per rafforzare le capacità drone e counter-drone degli Stati membri nella protezione delle frontiere esterne. Le risorse, annunciate al Consiglio Giustizia e Affari interni del 1° ottobre, saranno mobilitate attraverso il Border Management and Visa Instrument (BMVI) e serviranno a potenziare sorveglianza, rilevamento e risposta alle attività di velivoli senza pilota non autorizzati o ostili. Il nuovo intervento si aggiunge ai 250 milioni annunciati nel dicembre 2025 e ai 169 milioni messi a disposizione nel 2026 per droni da sorveglianza e relativi equipaggiamenti destinati agli Stati membri e a Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera. Il volume complessivo delle risorse stanziate attraverso i fondi Ue per gli Affari interni per queste tecnologie supera così il mezzo miliardo di euro. Sul piano operativo, gli investimenti puntano ad accrescere la situational awareness lungo i confini terrestri e marittimi attraverso piattaforme unmanned, sensori e apparati per la scoperta, l’identificazione e il tracciamento dei velivoli.

L’iniziativa si inserisce nell’EU Action Plan on Drone and Counter Drone Security, varato dalla Commissione a febbraio per migliorare la protezione dello spazio aereo e delle infrastrutture critiche e coordinare le iniziative nazionali contro l’impiego malevolo dei sistemi senza pilota. Il piano prevede anche la creazione di un Counter-Drone Centre of Excellence, concepito come polo per sostenere innovazione, sperimentazione e cooperazione nello sviluppo delle tecnologie di contrasto. L’obiettivo è mettere in rete competenze operative e industriali, favorire soluzioni interoperabili e ridurre la frammentazione tra gli Stati membri. Le capacità counter-UAS assumono un peso crescente anche per la rapida evoluzione dei droni commerciali, relativamente economici e facilmente modificabili, che possono essere utilizzati per attività illecite, ricognizione o azioni contro obiettivi sensibili. La risposta richiede quindi una catena integrata che comprenda rilevamento, classificazione della minaccia e individuazione della misura di contrasto più appropriata.

Alla componente di sicurezza interna si affianca quella industriale e della difesa. Il Fondo europeo per la difesa sostiene già programmi per lo sviluppo di tecnologie avanzate drone e counter-drone, mentre Security Action for Europe (SAFE) offre agli Stati membri un quadro per procedere anche ad acquisizioni congiunte in questi settori. Bruxelles punta in questo modo a collegare le esigenze immediate delle autorità di frontiera con lo sviluppo di capacità tecnologiche di lungo periodo, favorendo standard comuni e una maggiore convergenza negli approvvigionamenti. I droni possono ampliare la copertura di aree difficili da presidiare continuativamente e integrare capacità ISR – intelligence, surveillance and reconnaissance – mentre sul versante counter-UAS la priorità è disporre di sistemi in grado di individuare e identificare rapidamente piattaforme potenzialmente ostili. Il finanziamento aggiuntivo rafforza quindi un’architettura europea che combina controllo delle frontiere, protezione delle infrastrutture critiche, ricerca tecnologica e cooperazione industriale.