Trasporti
Economia del mare, vale 224,9 miliardi: imprese chiedono regole più semplici e una politica industriale comune
Di Redazione
Una politica industriale capace di collegare turismo, nautica, portualità, mobilità e territori, accompagnata da una semplificazione delle regole che governano il settore. È la richiesta emersa dalla XII Conferenza nazionale sul Turismo costiero e marittimo, organizzata da Federturismo Confindustria, Confindustria Nautica e Assomarinas nell’ambito del Salone Nautico di Genova.
Il peso economico della filiera è rilevante. Secondo i dati presentati durante l’incontro, l’economia del mare vale 224,9 miliardi di euro, pari all’11,4% del Pil italiano, e coinvolge oltre 1,13 milioni di occupati diretti. A questo si aggiunge l’effetto prodotto sulle altre attività economiche: per ogni euro generato direttamente dal settore ne verrebbero attivati altri 1,8 nel resto dell’economia.
Tra le priorità indicate durante la conferenza figurano gli investimenti e le infrastrutture, la semplificazione amministrativa, l’innovazione e le competenze. Sul versante turistico, l’obiettivo è invece favorire la destagionalizzazione e una maggiore diversificazione dell’offerta.
A sottolineare il legame tra attività produttive e turismo è stato Massimo Caputi, presidente di Federturismo Confindustria. «È difficile trovare un settore che copra due elementi importantissimi nel panorama economico del Paese come la cantieristica nautica: è un volano di produzione ed esportazione da record e nel contempo un fortissimo attrattore di flussi turistici destagionalizzati».
Secondo Caputi, proprio questa doppia funzione rende urgente un intervento sul quadro normativo, soprattutto nell’attuale scenario internazionale. «Per non perdere questo doppio vantaggio competitivo sull’industria produttiva e sull’industria turistica, in un contesto di crisi geopolitica pesantissima, non si chiedono soldi, ma semplicemente con urgenza assoluta regole moderne a costo zero».
La richiesta è quindi quella di superare «le stratificazioni di leggi e decreti» che complicano l’attività delle imprese della nautica e del turismo.
Mazzi: «Mi metterò al lavoro sulle richieste del settore»
Alle istanze delle imprese ha risposto il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, al quale sono state affidate le conclusioni della conferenza. In particolare, Assomarinas, l’associazione che rappresenta i porti turistici italiani, ha posto l’accento sulla necessità di semplificare le procedure.
«Sono qui per ascoltare le richieste di questo settore, che dovrebbe avere più considerazione a livello europeo», ha dichiarato Mazzi. «Adesso mi metterò al lavoro per capire come mai queste richieste non siano riuscite in questi anni ad andare avanti: alcune mi sembrano, oltre che lapalissiane, abbastanza semplici».
Al confronto hanno partecipato, tra gli altri, Mario Zanetti, presidente delegato di Confindustria per l’Economia del Mare, Piero Formenti, presidente di Confindustria Nautica, Massimo Caputi, presidente di Federturismo Confindustria, Giovanni Acampora, presidente di Assonautica Italiana, e Roberto Perocchio, presidente di Assomarinas.
Per Caputi, l’obiettivo deve essere quello di considerare le diverse attività legate al mare come parti di un’unica filiera. «Il mare, per l’Italia, è industria, economia, lavoro, turismo, infrastruttura. È futuro. E soprattutto è filiera».
Da qui la necessità di far sì che l’impatto economico non rimanga circoscritto alle destinazioni costiere: «La sfida non è soltanto portare più turisti sulle nostre coste, ma creare più valore e distribuirlo sui territori. Il mare deve diventare una porta d’accesso a un sistema turistico più ampio, capace di collegare porti e città, nautica e ospitalità, mobilità e cultura, sport ed enogastronomia, coste ed entroterra».





