Cultura
Da Assisi una luce per il mondo: la pace di Francesco, 800 anni dopo
Di Virginia Caimmi
Una fiamma accesa sulla tomba di San Francesco a nome dell’Italia. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nella Basilica del Santo. Assisi al centro del Paese nel giorno in cui il 4 ottobre torna Festa nazionale e gli ottocento anni dalla morte del Poverello riportano in primo piano il suo messaggio di pace, fraternità e cura del creato. È il cuore delle celebrazioni di oggi, 4 ottobre 2026, segnate dall’accensione della Lampada votiva dei Comuni d’Italia da parte del sindaco di Assisi, Valter Stoppini, con l’olio offerto dall’Umbria. Un gesto che nell’anno dell’ottavo centenario assume un particolare valore nazionale. Nella Basilica Superiore la celebrazione è presieduta dal cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana, alla presenza delle autorità civili e religiose. «Laudato si’» è il filo conduttore della sua omelia: «Frate Francesco continua a parlarci al cuore – ha detto Zuppi – non con dotta lezione o precisi e impietosi giudizi, ma con la sua vita, i suoi gesti e le sue tante parole».
La Lampada che arde presso la tomba del Santo, nella tradizione attuale risalente al 1939, anno della proclamazione di Francesco Patrono primario d’Italia, esprime l’omaggio dei Comuni italiani e richiama la lampada che Francesco volle mantenere accesa davanti al Crocifisso di San Damiano. Zuppi ha legato direttamente questo simbolo all’ottavo centenario e al Paese: «A frate Francesco, al termine di questo straordinario ottavo centenario, accendiamo la lampada del nostro cuore e quella di tutto il nostro Paese con quella votiva dei Comuni d’Italia». E Francesco, ha aggiunto, «ci fa scoprire e riscoprire le radici più profonde e comuni del nostro Paese». Ma da Assisi il messaggio supera i confini nazionali. La città che il 27 ottobre 1986 accolse, per volontà di San Giovanni Paolo II, i rappresentanti delle Chiese cristiane e delle grandi religioni per la Giornata mondiale di preghiera per la pace continua a essere luogo del dialogo tra popoli e fedi. Città della pace e, soprattutto, città per la pace. «La guerra non è un destino e la pace inizia da noi ed è l’unico futuro possibile», ha scandito Zuppi, richiamando Francesco che «si è spogliato di tutto per essere disarmato» e mettendo in guardia dalla «cultura della potenza», dai nazionalismi e dalle dinamiche che «creano il nemico invece di cercare quello che unisce». Da qui l’appello a essere «operatori umili e architetti umili di pace», «forti del diritto e non imponendo il diritto della forza».
In questa stessa dimensione universale si colloca il Cantico delle Creature, una delle eredità più alte lasciate da Francesco. Composto quando il Santo era segnato dalla malattia e dalla sofferenza, il Cantico trasforma il creato in una trama di relazioni: il sole è fratello, la luna e le stelle sono sorelle, fratello è il vento, sorella l’acqua, fratello il fuoco, madre la terra. L’uomo non è separato dal creato, ma ne è parte, e la fraternità diventa il linguaggio con cui Francesco guarda alla persona e al mondo. «Frate Francesco è davvero poeta della vita e insegna a tutti a cantarla», ha ricordato Zuppi, sottolineando la bellezza di «ogni creatura, tutte, senza qualifiche o etichette». Nel Cantico la lode arriva al perdono, alla riconciliazione e fino a “sora nostra morte corporale”: pace tra gli uomini, fraternità e custodia del creato si incontrano così in una stessa visione. Lo stesso principio guida l’incontro con l’altro: «San Francesco, proprio perché aveva chiaro chi era e in che cosa credeva, non aveva paura di incontrare tutti e di essere vicino a chiunque, non con la spada, ma con il dialogo», ha detto Zuppi, mettendo in guardia dall’illusione «che la pace la troviamo con le armi e non con il dialogo e il diritto».
Ottocento anni dopo la morte di Francesco, avvenuta nel 1226, la Festa nazionale riunisce così ad Assisi la dimensione religiosa e quella civile, la memoria del Patrono d’Italia e la portata universale del suo messaggio. Zuppi lo ha definito un «piccolo fratello universale» e ha rivolto un invito che riassume il senso della ricorrenza: «Non riduciamo San Francesco a noi, ma seguiamolo per sentire nostro il mondo e ogni popolo». La Lampada accesa sulla sua tomba, la presenza del Presidente della Repubblica, il Cantico delle Creature e la vocazione di Assisi al dialogo diventano i simboli di una giornata che guarda oltre l’anniversario. «Non un mondo da difendere, ma da abbracciare», ha ricordato Zuppi citando Papa Leone. Da Assisi, nell’ottavo centenario, la fiamma accesa a nome dell’Italia torna così a indicare un messaggio rivolto al mondo: «La guerra non è un destino e la pace inizia da noi ed è l’unico futuro possibile».





