Economia
Pontes, la moneta pubblica entra nella finanza digitale
Di Sergio Boccadutri
(Articolo pubblicato su L’Economista, inserto de Il Riformista)
All’inizio di questa settimana la Banca centrale europea ha acceso Pontes, la prima infrastruttura concreta con cui una moneta pubblica entra davvero nella finanza digitale. Attenzione a non confonderlo con l’euro digitale di cui si parla molto negli ultimi tempi e destinato al portafoglio dei cittadini. Pontes riguarda le banche e i mercati, il denaro che gli operatori si scambiano tra loro. Roba da addetti ai lavori, verrebbe da dire. Eppure, vale la pena capire cosa fa, perché racconta molto su come l’Europa intende difendere la propria autonomia anche nei pagamenti all’ingrosso.
Nella finanza è in corso un cambiamento silenzioso. Titoli, obbligazioni e fondi cominciano a spostarsi su registri digitali (cioè la stessa tecnologia che sta dietro alle criptovalute) perché lì comprare e vendere è più rapido e trasparente. Resta però una domanda decisiva: come e soprattutto con che cosa si paga un titolo su questi registri.
Le strade sono due, e non si equivalgono. La prima è pagare con moneta creata da un privato: una stablecoin, cioè un gettone digitale agganciato quasi sempre al dollaro, che mantiene il suo valore finché chi lo emette resta solido. Non è una garanzia da poco, visto che alcune di queste “stable” si sono rivelate tutt’altro che stabili, fino a crollare. La seconda strada è pagare con moneta della banca centrale, la più sicura che esista, quella che non può fallire. Pontes, apre proprio la seconda: fa da ponte (è il senso stesso del suo nome) tra i nuovi registri digitali e il sistema di pagamento all’ingrosso dell’Eurosistema (denominato “Target”), così che il titolo e il denaro cambino di mano nello stesso istante: chi vende non rimane senza il denaro, chi compra non rimane senza il titolo.
Qui si gioca una partita di sovranità. Su questo terreno chi arriva primo detta lo standard: se la finanza digitale europea si abitua a regolare i conti in moneta pubblica europea, non finirà per dipendere dalle stablecoin in dollari che le grandi piattaforme americane stanno spingendo con forza. La Bce ha deciso di piantare la bandiera al momento giusto, e lo ha fatto insieme alle banche, che di questa infrastruttura saranno le prime utilizzatrici. Per una volta l’Europa costruisce, invece di limitarsi a regolare ciò che altri hanno costruito.
Pontes è appena nato e ne ha ancora tutti i tratti del cantiere: per ora funziona solo in certe ore del giorno, con l’obiettivo di arrivare al servizio continuo, sette giorni su sette, entro la metà del 2028. Ma la direzione è segnata. La moneta pubblica non aspetta che la finanza si digitalizzi per poi rincorrerla: le si mette accanto fin dall’inizio, come le fondamenta di una casa.
Vale la pena tenerlo a mente quando si parla di autonomia strategica europea. La immaginiamo fatta di grandi piani industriali e di miliardi, e servono anche quelli. Ma passa pure da infrastrutture poco visibili come questa, che decidono in quale moneta batterà il cuore della finanza nei prossimi anni. Che quella moneta sia l’euro, e non un gettone privato agganciato al dollaro, non è un dettaglio tecnico: è una scelta di autonomia e sovranità europea.





