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La mobilità sostenibile si costruisce insieme: città, imprese e sharing per cambiare gli spostamenti quotidiani

25
Settembre 2026
Di *Sergio Tilotta

(*Articolo di Sergio Tilotta, Responsabile di Mercato di Voi Technology Italia, pubblicato su L’Economista, inserto de Il Riformista)

La Settimana Europea della Mobilità ha rappresentato anche quest’anno un’occasione per interrogarsi su come cambino le nostre città, e, concretamente, su come la mobilità sostenibile possa trasformarsi per i cittadini da obiettivo a scelta quotidiana. La risposta non arriva da un singolo attore. La transizione richiede una collaborazione sempre più stretta tra amministrazioni pubbliche, aziende e operatori. È nella capacità di fare ecosistema, infatti, che si gioca una parte importante della competitività futura delle città. In Voi vediamo lo sharing come un tassello fondamentale. Non l’alternativa al trasporto pubblico ma strumento per renderlo più accessibile e capillare. Bici e monopattini risolvono il primo e l’ultimo miglio, quei due chilometri tra la stazione e l’ufficio che oggi decidono se una persona prende il treno o accende il motore. Perché questo modello funzioni, però, occorre superare la visione nella quale pubblico e privato procedono su binari paralleli.

Gli operatori possono mettere a disposizione tecnologia, investimenti, capacità operativa e conoscenza del mercato; le amministrazioni hanno il compito fondamentale di programmare lo spazio urbano, definire regole chiare e costruire infrastrutture adeguate. Dalla collaborazione tra questi due mondi possono nascere servizi migliori e, soprattutto, più coerenti con le esigenze delle persone. Non si tratta soltanto di autorizzare nuovi servizi. Significa condividere obiettivi, analizzare i flussi, individuare le aree nelle quali la domanda è maggiore, realizzare parcheggi dedicati, migliorare la sicurezza e integrare lo sharing con le reti del trasporto pubblico e con le piattaforme digitali della mobilità. C’è poi un terreno sul quale questa collaborazione può compiere un ulteriore salto di qualità: gli spostamenti casa-lavoro.

Ogni giorno una quota significativa della domanda di mobilità è determinata proprio dagli spostamenti sistematici dei lavoratori. È quindi difficile immaginare politiche efficaci per la mobilità sostenibile senza coinvolgere direttamente le imprese e i mobility manager. Il Piano degli Spostamenti Casa-Lavoro (PSCL) non è quindi un semplice adempimento amministrativo, ma uno strumento di politica aziendale e urbana capace di modificare concretamente le abitudini di mobilità. Le imprese possono incentivare l’utilizzo del trasporto pubblico e dei servizi condivisi; mettere a disposizione dei dipendenti formule di mobilità integrate; organizzare hub e parcheggi dedicati; costruire, insieme agli operatori, soluzioni calibrate sugli orari e sulle caratteristiche dei propri insediamenti. Anche la mobilità condivisa entra stabilmente in questo sistema, soprattutto quando consente di completare un viaggio iniziato in treno, metropolitana o autobus.

I benefici non sono solo ambientali. Ridurre la dipendenza dall’auto significa meno congestione nello spazio urbano, luoghi di lavoro più accessibili e spostamenti meno faticosi. La mobilità diventa così welfare aziendale e, più in generale, uno dei motivi per cui un territorio attrae persone e investimenti. Per questo servono città capaci di dialogare stabilmente con gli operatori, e imprese disposte a considerare la mobilità dei propri dipendenti come una componente della propria responsabilità organizzativa e ambientale.

La tecnologia, da sola, non risolverà i problemi della mobilità. Servono infrastrutture, regole, investimenti e soprattutto una governance capace di mettere intorno allo stesso tavolo amministrazioni, trasporto pubblico, aziende e operatori privati. La Settimana Europea della Mobilità serve anche a ricordarci questo: la mobilità sostenibile non si costruisce contrapponendo pubblico e privato, automobile e sharing, trasporto collettivo e nuove forme di mobilità, ma, al contrario, integrandoli. La città del futuro non sarà quella con il maggior numero di mezzi condivisi o con la tecnologia più avanzata. Sarà quella in cui, ogni mattina, lasciare l’auto a casa sarà diventata la scelta più semplice.