Innovazione

Camminare torna al centro della mobilità urbana, ma il boom delle app non basta a misurare la transizione

24
Settembre 2026
Di Cesare Giraldi

(Articolo pubblicato su L’Economista, inserto de Il Riformista)

La Settimana Europea della Mobilità ha riportato al centro una delle forme di trasporto più semplici e spesso più trascurate: camminare. In un dibattito dominato da elettrificazione, trasporto pubblico e sharing, la mobilità pedonale resta invece il primo anello di qualsiasi sistema urbano sostenibile. I dati diffusi da Macadam, app che incentiva l’attività fisica, offrono in questo senso un’indicazione interessante: tra il 2023 e il 2026 gli utenti attivi della piattaforma in Europa sono cresciuti del 49%, su un campione di circa 3 milioni di persone distribuite in 12 Paesi.

Il dato va però letto correttamente. Non significa che gli europei camminino il 49% in più: misura l’allargamento della community dell’app. Anzi, nello stesso periodo la media individuale dei passi giornalieri è scesa del 4,5%. È proprio questa combinazione a suggerire un fenomeno più rilevante della semplice performance sportiva: il cammino entra nelle abitudini di una platea più ampia, composta anche da utenti meno intensivi. La sfida della mobilità attiva, del resto, non è trasformare tutti in grandi camminatori, ma rendere conveniente percorrere a piedi una quota maggiore degli spostamenti brevi.

L’Italia emerge con forza. Dal 2023 gli utenti attivi di Macadam nel Paese sono aumentati del 196%, mentre nel 2026 la media rilevata raggiunge 7.480 passi al giorno, seconda tra i mercati analizzati dietro la Spagna, a 7.750. Più utile è osservare le differenze urbane in Italia: Torino guida per intensità media con 8.140 passi, seguita da Bari e Genova; Roma e Milano, grazie alla scala delle rispettive community, concentrano invece i maggiori volumi complessivi.

Macadam stima che dal 2023 i propri utenti europei abbiano percorso quasi 5,7 miliardi di chilometri a piedi e associa questi spostamenti a oltre 1,5 milioni di tonnellate di CO₂ evitate. In Italia i chilometri sarebbero circa 510 milioni, con 138 mila tonnellate di emissioni potenzialmente risparmiate. Sono numeri utili per rappresentare l’ordine di grandezza, ma da considerare come una stima teorica: il calcolo assume infatti che i chilometri percorsi a piedi sostituiscano un equivalente tragitto automobilistico, condizione che nella realtà non vale per ogni spostamento.

C’è infine un’indicazione sociale interessante. Tra gli utenti italiani, la fascia 45-54 anni registra la media più alta, 8.158 passi al giorno, contro i 6.308 dei 18-24enni. Un segnale che ridimensiona l’idea della mobilità attiva come pratica legata soprattutto ai più giovani e rafforza la necessità di pensare città percorribili a piedi lungo tutto l’arco della vita.

Il punto, quindi, non è celebrare una «rivoluzione del cammino» già compiuta. I dati di una piattaforma mostrano una disponibilità crescente a muoversi a piedi, ma perché questa propensione diventi mobilità quotidiana servono marciapiedi continui e accessibili, attraversamenti sicuri, quartieri con servizi raggiungibili, intermodalità con il trasporto pubblico e una pianificazione urbana che riduca la necessità dell’auto per i tragitti brevi. È su questa distanza tra comportamento individuale e qualità dello spazio pubblico che si misura davvero il successo della transizione.