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Lo switch-off del rame e il confine tra politica industriale e diritto europeo

12
Giugno 2026
Di Sergio Boccadutri

(Articolo pubblicato su L’Economista, inserto de Il Riformista)
Il Digital Networks Act prevede uno switch-off del rame per imporre a tutti gli Stati membri di spegnere le reti in rame entro il 2035, senza indennizzo per gli operatori e senza dimostrare che questa forzatura serva a portare più fibra ai cittadini. Un obbligo in contrasto con lo stesso diritto europeo, secondo un parere legale commissionato da Connect Europe e firmato da Roberto Mastroianni, ordinario di Diritto dell’Unione europea alla Federico II di Napoli e giudice e presidente di sezione del Tribunale dell’Unione Europea a Lussemburgo dal 2019 al 2025. Il documento individua diversi profili di incompatibilità con il diritto primario dell’Unione: base giuridica errata, violazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, lesione dei diritti fondamentali di libertà d’impresa e di proprietà, e discriminazione tra operatori.

Il punto più dirompente riguarda la base giuridica. Il DNA si fonda sull’armonizzazione legislativa ai fini del mercato interno, ma la Corte di giustizia ha chiarito che la mera difformità tra legislazioni nazionali non basta: occorre un ostacolo concreto all’esercizio delle libertà fondamentali. La coesistenza di reti in rame e in fibra non produce alcun ostacolo di quel tipo: riflette stadi diversi di sviluppo infrastrutturale, non barriere alla libertà di stabilimento. Il vero obiettivo appartiene alla politica industriale, materia in cui i Trattati attribuiscono all’Unione sole competenze di sostegno, non di armonizzazione. Usare la norma sul mercato interno per aggirare questo limite significa violare il principio di attribuzione: lo stesso vizio che costò l’annullamento alla direttiva sulla pubblicità del tabacco, nella sentenza Germania contro Parlamento e Consiglio del 2000.

Sul piano della proporzionalità il parere è più tagliente ancora. Lo switch-off obbligatorio non aumenta la copertura in fibra: interviene in aree già servite, forzando utenti che già potrebbero scegliere volontariamente l’FTTH. Il nesso causale tra dismissione del rame e maggiore adozione della fibra non è dimostrato — come aveva già rilevato il Regulatory Scrutiny Board della Commissione nell’ottobre 2025. Gli utenti potrebbero migrare verso il wireless fisso (FWA) o le reti mobili, soluzioni spesso meno performanti della rete misto rame, con un paradossale peggioramento della qualità. Né va trascurato l’impatto sulle offerte convergenti – quelle che combinano telefonia fissa, internet e televisione – che potrebbero frammentarsi nel passaggio forzato a una nuova infrastruttura.

C’è infine il problema della proprietà. La proposta impone la dismissione di infrastrutture private operative senza indennizzo: un’espropriazione di fatto che il diritto europeo non tollera. Il caso italiano rende concreti tutti questi rischi: la rete in rame è ancora l’infrastruttura su cui viaggia la connettività di milioni di utenti in aree dove la fibra non è completa. Spegnerla per decreto, senza dimostrare che questo acceleri la migrazione all’FTTH e senza alcun ristoro per gli asset dismessi, significa scaricare sul sistema-paese un costo che nessuna valutazione d’impatto ha quantificato in modo affidabile. Non a caso anche il sottosegretario Butti ha già espresso perplessità sulla proposta.

Lo switch-off rischia dunque di essere impugnato davanti alla Corte di giustizia: un contenzioso che non accelererebbe la transizione alla fibra, ma la sospenderebbe. Il problema però non è solo formale. Uno switch-off obbligatorio che non dimostra di portare più fibra, che sposta utenti verso soluzioni qualitativamente inferiori, che elimina infrastrutture funzionanti senza indennizzo e senza un nesso causale verificabile, non è uno strumento mal formulato: è uno strumento sbagliato nel merito. Le disposizioni sullo switch-off andrebbero eliminate dal DNA per tornare a un quadro proporzionato che incentivi gli investimenti senza distorcere le dinamiche di mercato.