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Sigarette elettroniche, quando la regolazione rischia di cambiare il mercato
Di *Umberto Roccatti
(*Articolo di Umberto Roccatti, Presidente ANAFE Confindustria, pubblicato su L’Economista, inserto de Il Riformista)
La definizione di regole fiscali certe e la linearità nei rapporti tra istituzioni e imprese sono i pilastri fondamentali per garantire la stabilità economica e lo sviluppo del tessuto produttivo. Un principio generale a cui il settore del fumo elettronico non fa eccezione: parliamo di una filiera che esprime un valore di 1 miliardo di euro, garantisce 50.000 occupati e assicura centinaia di milioni di gettito erariale. Questo posizionamento deriva dalla scelta strategica delle aziende del nostro comparto di promuovere una cultura della legalità responsabile: abbiamo adottato codici di condotta con impegni ben più stringenti della normativa vigente, sostenuto l’introduzione dei contrassegni di legittimazione e promosso la tassazione degli aromi per garantire gettito all’Erario e contrastare le operazioni in frode.
Questo ecosistema virtuoso ha trovato una sponda fondamentale nella collaborazione con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e nei recenti indirizzi della riforma fiscale. I nuovi meccanismi di certificazione dimostrano che proteggere le casse dello Stato può coincidere con lo snellimento della burocrazia, premiando le imprese trasparenti. Un modello di cooperazione Stato-Impresa che garantisce sicurezza sul canale dei negozi fisici distribuiti sul territorio.
Un quadro di eccellenza che rischia di essere scardinato dalle asimmetrie regolatorie e fiscali in discussione a Bruxelles. Le proposte di revisione delle direttive europee TED e TPD configurano una minaccia sistemica per la filiera italiana. Da un lato, l’ipotesi del Consiglio UE di fissare un’accisa minima a 0,36 €/ml a partire dal 2032 determinerebbe rincari superiori al 100% sui liquidi con nicotina e del 200% su quelli senza. Dall’altro, la futura TPD deve confermare la distinzione scientifica tra prodotti con combustione e senza combustione: un presupposto indispensabile, senza il quale ogni strumento apparirebbe erroneamente nocivo allo stesso modo. È in questo scenario che lo spettro di un divieto degli aromi colpirebbe al cuore la strategia di riduzione del danno, privando i fumatori adulti di uno strumento fondamentale per l’abbandono delle sigarette tradizionali.
Il precedente italiano del 2014 resta un monito ineludibile: l’introduzione di un prelievo fiscale sproporzionato azzerò il gettito atteso (appena 3 milioni incassati a fronte di 107 stimati), provocò il default di 5.000 piccole imprese e consegnò l’80% dei consumi al contrabbando. Replicare oggi questo errore a livello europeo comporterebbe lo smantellamento di un’eccellenza industriale nazionale.
Un simile irrigidimento normativo non ridurrebbe i consumi, ma determinerebbe il totale travaso degli utenti verso il mercato illecito online. Le vendite irregolari sulle piattaforme social e i siti web esteri di paesi UE che eludono i controlli doganali costituiscono un “Far West” digitale su cui le istituzioni devono alzare il livello di enforcement. È deleterio gravare di burocrazia gli operatori fisici regolari, lasciando ampi margini di manovra al contrabbando digitale.
È per questo che rinnoviamo l’invito a fare squadra con il Governo affinché l’Italia sostenga con determinazione la nostra filiera industriale nei tavoli europei. Le imprese di ANAFE sono pronte a fare la propria parte, offrendo la massima disponibilità a collaborare per innalzare ulteriormente i livelli di controllo, lungo un percorso condiviso che metta al centro la gradualità delle misure, la sostenibilità economica e la capacità comune di garantire il rispetto universale delle regole.
Chi è. Umberto Roccatti è il presidente di ANAFE, l’associazione nazionale dei produttori di fumo elettronico aderente a Confindustria e riunisce le principali aziende di sigarette elettroniche e liquidi da inalazione, che rappresentano la gran parte del mercato italiano.





