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L’UE “alleggerisce” le regole sull’IA: accordo tra Consiglio e Parlamento
Di Virginia Caimmi
Bruxelles sembra accelerare sulla semplificazione normativa dell’Intelligenza Artificiale. Il Consiglio dell’UE e il Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo provvisorio per modificare alcuni punti chiave dell’AI Act, il regolamento europeo destinato a disciplinare lo sviluppo e l’utilizzo dei sistemi di IA nel mercato unico. L’intesa rientra nel pacchetto legislativo “Omnibus VII”, parte della più ampia agenda europea per ridurre gli oneri burocratici e rendere più competitiva l’economia digitale del continente. Il nuovo compromesso punta soprattutto a rinviare e semplificare gli obblighi per le imprese, mantenendo però alcuni paletti su sicurezza, diritti fondamentali e tutela dei minori.
Tra le novità principali c’è lo slittamento delle regole sui sistemi di IA ad “alto rischio”. Le norme, inizialmente previste per agosto 2026, entreranno in vigore in due fasi: dal 2 dicembre 2027 per i sistemi autonomi e dal 2 agosto 2028 per quelli integrati nei prodotti industriali. La Commissione europea aveva chiesto più tempo per consentire la definizione degli standard tecnici e degli strumenti necessari all’applicazione uniforme delle regole. Secondo la presidenza cipriota del Consiglio, l’accordo garantirà “certezza giuridica” e ridurrà i costi amministrativi ricorrenti per le aziende europee, rafforzando al tempo stesso la sovranità digitale dell’Unione. Uno degli aspetti più significativi riguarda le piccole e medie imprese. Le esenzioni e le misure semplificate previste per le PMI saranno estese anche alle cosiddette “small mid-caps”, aziende di dimensioni intermedie considerate cruciali per l’innovazione europea. Nel testo si riconosce infatti che queste imprese affrontano difficoltà simili alle PMI sul fronte degli obblighi normativi e della compliance.
L’accordo introduce anche nuove restrizioni. Viene vietato l’utilizzo dell’IA per creare contenuti sessuali o intimi non consensuali e materiale pedopornografico generato artificialmente. La misura nasce in risposta alla diffusione delle cosiddette applicazioni di “nudification”, strumenti capaci di manipolare immagini e video realistici senza il consenso delle persone coinvolte. Restano inoltre alcuni obblighi sulla trasparenza. I fornitori dovranno continuare a registrare nella banca dati europea anche quei sistemi che ritengono esenti dalla classificazione “ad alto rischio”. Viene inoltre ristabilito il principio della “stretta necessità” per l’utilizzo di dati sensibili finalizzati alla rilevazione e correzione dei bias algoritmici. Sul fronte operativo, gli Stati membri avranno più tempo per creare le cosiddette “sandbox regolatorie”, ambienti controllati dove testare nuove soluzioni di IA: il termine slitta ad agosto 2027. Al contrario, si riduce da sei a tre mesi il periodo concesso alle aziende per introdurre strumenti di trasparenza sui contenuti generati artificialmente. Il compromesso affronta anche il nodo del rapporto tra AI Act e normative settoriali, come quelle relative ai dispositivi medici, ai macchinari industriali o ai giocattoli intelligenti. L’obiettivo è evitare sovrapposizioni normative che potrebbero rallentare innovazione e investimenti. L’accordo dovrà ora essere formalmente approvato dal Parlamento europeo e dal Consiglio prima dell’adozione definitiva nelle prossime settimane. Bruxelles punta così a trovare un equilibrio delicato: rendere l’Europa più competitiva nella corsa globale all’IA senza rinunciare alle garanzie su sicurezza, diritti e controllo democratico delle tecnologie emergenti.
Resta però il dubbio sui tempi della macchina europea. A quasi due anni dal rapporto Draghi sulla competitività, Bruxelles è ancora impegnata in una lunga opera di revisione e semplificazione delle stesse norme approvate appena pochi mesi prima. Il nuovo compromesso sull’AI Act viene presentato come una svolta pragmatica per alleggerire il peso burocratico sulle imprese, ma testimonia anche quanto l’Unione stia faticando a trovare un equilibrio stabile tra regolazione e innovazione. Nel pieno della competizione globale sull’Intelligenza Artificiale, l’Europa continua così a muoversi attraverso un processo di aggiustamenti progressivi che, pur segnando un cambio di approccio, richiede ancora mesi – se non anni – di negoziati, rinvii e correzioni normative. Nel frattempo, però, – e per fortuna – l’industria non aspetta e continua a innovare, spesso pagando il costo della lentezza decisionale europea. E se persino la “semplificazione” – parola ormai condivisa da tutte le istituzioni europee – richiede anni di trattative e compromessi, resta inevitabile chiedersi quali possano essere i tempi necessari per accompagnare davvero l’innovazione tecnologica con politiche capaci di stare al passo del mercato globale.





