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Meloni alla Camera, da Hormuz al piano casa: “Il No del referendum ci riaccende”

09
Aprile 2026
Di Giampiero Cinelli

La crisi iraniana non è ancora del tutto chiusa. Nel punto più delicato dell’accordo c’è lo stretto di Hormuz: Giorgia Meloni, nell’informativa alla Camera sull’azione del governo, ha chiesto il «pieno ripristino della libertà di circolazione» in quello che resta uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo. «Non deve essere soggetta a nessuna forma di restrizione come invece sembra accaduto nelle ultime ore», ha avvertito la premier, sottolineando che «se l’Iran dovesse ottenere la facoltà di applicare extradazi ai transiti nello stretto questo potrebbe ancora portare a conseguenze economiche imponderabili».

Contro il caro bollette
Sul fronte energetico, Meloni ha ribadito la posizione dell’Italia di fronte a possibili pressioni speculative: «Rimaniamo pronti ad attivare ogni possibile misura per prevenire possibili comportamenti speculativi, compresi, se necessari, ulteriori interventi sui profitti delle società energetiche». E ha alzato il tiro sul piano europeo: qualora la crisi dei prezzi dovesse subire un’ulteriore escalation, «non dovrebbe essere un tabù ragionare sulla sospensione del patto di stabilità e crescita». Non si tratterebbe, ha precisato, «di una deroga ma di un provvedimento generalizzato come ai tempi del Covid». La modulazione degli interventi sarà anche in base all’andamento dei negoziati e alla definizione di un quadro più stabile.

Meloni ha menzionato le visite già fatte in questi giorni allo scopo di trovare contromisure sul piano energetico, ricordando come nel contesto della guerra in Ucraina la visita in Algeria aveva permesso di rafforzare la partnership strategica e di concordare un incremento delle forniture di gas verso l’Italia, mentre venivano avviati contatti con altri partner energetici, soprattutto nel continente africano, per sostenere lo sviluppo delle risorse.

Il fisco
Dall’energia alla situazione fiscale dei cittadini. La premier ha ribadito che fin dal primo giorno, tra le priorità individuate – insieme alla famiglia e alla sanità – vi è stato il rafforzamento del potere d’acquisto dei cittadini, in particolare dei più fragili, e la riduzione del carico fiscale, soprattutto a carico di chi lavora e produce. Numerosi i provvedimenti adottati: il taglio del cuneo fiscale per 18 miliardi annui, la riduzione dell’IRPEF, la diminuzione della tassazione sui premi di produttività, l’innalzamento della soglia del regime forfettario per i lavoratori autonomi e l’aumento delle pensioni minime. A tali interventi si è affiancata la riforma fiscale, attesa da oltre mezzo secolo, alla quale è stata data rapida attuazione: sono stati approvati 18 decreti e 6 testi unici, giungendo alle fasi conclusive del codice tributario, destinato a riordinare una materia a lungo trascurata.

La Zes su tutto il territorio
Il dossier, specie ora, ha tra i suoi capitoli principali il Mezzogiorno, che è stato al centro di un impegno costante. Gli interventi messi in campo, dalla Zona Economica Speciale unica agli investimenti infrastrutturali, dall’utilizzo più efficace delle politiche di coesione alla spinta del PNRR, hanno consentito al Sud di recuperare terreno rispetto al resto del Paese ha sostenuto Meloni. Un segnale concreto viene dai dati sull’occupazione: nel secondo trimestre del 2025, il tasso di occupazione nella fascia 15-64 anni ha toccato nel Mezzogiorno il valore più alto mai registrato dall’Istat. L’esperienza della ZES unica, estesa anche a Umbria e Marche, ha inoltre aperto una riflessione più ampia: i meccanismi che hanno funzionato meglio, a partire dalla semplificazione amministrativa, potrebbero essere replicati sull’intero territorio nazionale, per favorire investimenti e occupazione in modo più diffuso.

L’Italia e L’Iran
Alla polemica sulla gestione della crisi iraniana e sui presunti legami con Washington, Meloni ha risposto con una doppia contromossa. Prima ha rivendicato la coerenza della posizione italiana: «La collocazione internazionale dell’Italia non l’ha inventata questo governo, ma è la stessa da circa 80 anni a questa parte». Poi ha alzato la posta sul tema dell’europeismo: «La posizione italiana nella crisi iraniana è stata esattamente la stessa dei principali Paesi europei. Allora mi chiedo, e vi chiedo, se quando si dice che dobbiamo stare con l’Europa si intenda davvero l’Europa, o si intenda piuttosto la sinistra europea, anche quando questo significa dividere l’Europa. Perché temo che le due cose non stiano insieme».

Piano Casa
Sul piano interno, la premier ha annunciato che il Consiglio dei ministri convocato in vista del primo maggio approverà i provvedimenti per il Piano casa: «Un piano robusto, imponente, strutturale», con l’obiettivo di rendere disponibili «oltre 100mila case nei prossimi dieci anni», tra alloggi popolari e abitazioni a prezzi calmierati.

La mafia nei partiti?
Sul tema della criminalità organizzata nei partiti, Meloni ha lanciato un appello diretto alla Commissione Antimafia: «Non sono solita ingerire nelle attività delle Commissioni parlamentari di inchiesta, ma mi permetto di chiedere all’Antimafia di occuparsi dei tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata nei partiti politici, Fratelli d’Italia compreso». E ha chiuso con una dichiarazione personale netta: «Non accetto che i miei sacrifici possano essere usati per gli interessi di quelli che combatto dal 19 luglio 1992».

Il Referendum non è un freno
Sul risultato del referendum sulla separazione delle carriere, vinto dal No, la premier ha scelto un registro insolito, trasformando la sconfitta in una spinta: «Il sì ti conferma, ma un no ti riaccende. Ti impone di fermarti a riflettere, di rimettere tutto in discussione. E alla fine di quella riflessione, se sei una persona abituata a guadagnarsi le cose sul campo, capisci una cosa semplice e potentissima: che il rifiuto non è la fine di un percorso, ma l’inizio di una nuova spinta».