Politica
Meloni: niente rimpasto. Priorità alla crisi energetica
Di Giampiero Cinelli
Niente rimpasto, niente voto anticipato. Il governo va avanti senza «pericolosi vuoti di carburazione» e l’attenzione di Giorgia Meloni è puntata sulla crisi energetica innescata dalla guerra nel Golfo e dal blocco dei transiti nello stretto di Hormuz. I contatti della premier sono concentrati su una trattativa diplomatica che favorisca una distensione internazionale e una rapida fine di un conflitto «mai voluto dall’Italia e da tutti gli altri Paesi europei».
Giovedì Meloni riferirà al Parlamento in un’informativa sulla nuova fase del governo. Il suo intervento seguirà quello del ministro della Difesa Guido Crosetto, chiamato martedì pomeriggio alla Camera a illustrare un aspetto tecnico sull’uso delle basi militari italiane da parte degli Stati Uniti – un intervento dal «dirimente significato politico», che partirà dal presupposto che Roma si sta attenendo ai trattati internazionali sottoscritti negli anni Cinquanta e aggiornati nel 1995, in buona parte segreti. Nulla potrà essere avallato nel caso in cui i jet Usa chiedessero i permessi per condurre azioni di guerra nel Golfo.
La premier ha risposto alle critiche dell’opposizione – che la accusava di fare solo «maquillage» trincerandosi dietro le crisi internazionali mentre i costi dei carburanti raggiungono picchi pericolosi – con dati alla mano: il solo Qatar copre il 10% del fabbisogno italiano di gas, mentre l’area del Golfo garantisce il 15% del petrolio necessario al Paese. «Quando nel Golfo cresce l’instabilità ne risentono anche i costi dell’energia, le imprese, il lavoro e in ultima istanza il potere d’acquisto delle famiglie», ha spiegato, rivendicando la necessità di «costruire relazioni solide con partner affidabili nei luoghi che incidono sulla nostra sicurezza e la nostra economia».
La stabilità interna è parte di questa strategia. Da qui l’accelerazione sulla nomina di Gianmarco Mazzi come nuovo ministro del Turismo dopo le dimissioni di Daniela Santanchè, e il varo del secondo decreto che proroga il taglio delle accise su benzina e gasolio. Sul caso che ha coinvolto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, negli ambienti della maggioranza si ragiona di una «leggerezza», con «piena fiducia» all’interessato – pur senza abbassare del tutto la guardia su una vicenda che resta sotto osservazione.





