Economia
Sport, il settore 3,4% del Pil europeo con 1,6 milioni di occupati
Di Giuliana Mastri
«Nello sport come nella vita, per la vittoria non basta il talento: ci vuole il lavoro e il sacrificio quotidiano», sosteneva il grande velocista Pietro Mennea. Una massima che risuona con forza di fronte ai numeri che descrivono il settore sportivo europeo, oggi un motore economico e occupazionale in piena espansione, oltre che un ambito sempre più intrecciato con la digitalizzazione e l’innovazione tecnologica.
Recentemente, in occasione della Giornata internazionale dello Sport, si è fatto il punto sul comparto che contribuisce a circa il 3,4% del PIL dell’Unione Europea e che nel 2024 ha raggiunto circa 1,6 milioni di occupati – con una crescita del 6,5% su base annua rispetto al 2023, secondo i dati Eurostat. Un trend in risalita dopo la fase pandemica e destinato a consolidarsi negli anni a venire.
Lo sport è anche il settore che più di ogni altro affascina i giovanissimi: secondo The Careers & Enterprise Company, l’ente indipendente per l’orientamento professionale del Regno Unito, il 29% degli studenti che iniziano la scuola secondaria indica lo sport tra le proprie principali ambizioni di carriera, davanti ad arte e musica (19%) e alla cura degli animali (15%). Non sorprende quindi che oltre un terzo dei lavoratori del settore – il 36,8% secondo Eurostat – abbia tra i 15 e i 29 anni, una quota significativamente superiore alla media degli altri comparti. Il settore presenta però anche caratteristiche peculiari: maggiore diffusione del part-time, più elevata incidenza del lavoro autonomo e una crescente qualificazione professionale richiesta.
Parallelamente alla crescita occupazionale, lo sport sta vivendo una trasformazione profonda. Secondo lo Sports Business Journal, il settore non è più limitato agli atleti ma replica la struttura di un’azienda complessa, con funzioni che spaziano dal marketing alla finanza, dai dati ai media e alle operations. Nuove dinamiche digitali, come i prediction markets, stanno ridisegnando il rapporto tra sport, tecnologia e finanza, aprendo spazio a figure professionali inedite che uniscono analisi dei dati, gestione del rischio e competenze digitali.
«Il cambiamento che stiamo osservando non riguarda solo le professioni, ma il modo in cui le nuove generazioni si avvicinano al lavoro» sottolinea Davide Renna, tra i principali sport trader professionisti a livello europeo. «C’è una crescente attrazione verso ambiti che uniscono dati, tecnologia e capacità decisionale. Anche nel mondo dello sport, sempre più spesso, non si tratta solo di passione ma di competenze legate all’analisi, alla gestione del rischio e alla lettura degli scenari.»
Tra le figure in più rapida ascesa spiccano il digital sport producer, lo sports data analyst, lo sport trader, il club media manager e l’eSports manager, ma anche profili emergenti come lo sport-tech specialist, il sustainability sport manager, il fan engagement manager, il performance sport scientist e l’event & sport experience manager. Professioni che condividono un tratto comune: la capacità di mettere a sistema passione sportiva e competenze tecnologiche.
«Lo sport trading è ancora poco conosciuto in Italia, ma rappresenta un ambito in forte evoluzione» aggiunge Renna. «Non è una questione di intuizione, ma di metodo: analisi dei dati, gestione del rischio e capacità di prendere decisioni in condizioni di incertezza. È proprio questa combinazione che lo rende una delle professioni più interessanti per chi vuole sviluppare competenze trasferibili anche ad altri contesti.»
Sul fronte dell’occupazione femminile, i dati Eurostat mostrano una traiettoria in crescita: dopo il calo del 2020, il numero di donne impiegate nel settore sportivo è salito costantemente fino a raggiungere nel 2024 il livello più alto, con 721.100 occupate, pari a un incremento del 4,2% rispetto all’anno precedente.





