Politica
Legge elettorale, Camera al lavoro sulle regole della contesa imminente
Di Giampiero Cinelli
Torna al centro del confronto politico la riforma della legge elettorale. Dopo il referendum, in un clima politico generalmente segnato da astensione in crescita e distanza tra cittadini e istituzioni, il tema delle regole del voto si riaccende. Alla Camera è partito l’iter in Commissione, ma il percorso si annuncia tutt’altro che semplice. Sul tavolo ci sono nodi decisivi: premio di maggioranza, soglie di sbarramento, preferenze e sistema di voto. Questioni che incidono direttamente sull’equilibrio tra governabilità e rappresentanza. La maggioranza punta a portare avanti il confronto in tempi rapidi definiti, mentre le opposizioni chiedono più cautela e un percorso più ampio e condiviso. Un passaggio che incrocia quindi anche il rapporto tra cittadini e politica, in una fase in cui la partecipazione elettorale resta uno dei principali nodi ancora aperti del sistema.
«L’attuale legge elettorale Rosatellum era inadeguata anche prima, perché con quasi il 40% in meno di parlamentari dopo la riforma, si dà ai collegi maggioritari e uninominali un perimetro enorme. Giusto adeguare la legge elettorale vista la diversa composizione del Parlamento e per le nuove alleanze in cantiere, al fine di governare con i numeri. Il premio di maggioranza serve, conferisce stabilità e competitività. Non è opportuno però attardarsi sulla nuova legge elettorale, bene agire adesso», ha detto Nazario Pagano (FI), presidente della commissione Affari Costituzionali alla Camera, a Largo Chigi, format di Urania News. Pagano ha aggiunto: «Sono relatore, insieme ad altri tre colleghi, della legge elettorale ora in esame in commissione. Apriremo una discussione e ascolteremo gli esperti in audizione. Discuteremo anche la soglia di sbarramento e le preferenze».
Diversa la sensibilità di Simona Bonafè del Pd, nella stessa commissione presieduta da Pagano: «Sulla nuova legge elettorale vediamo un problema sia di merito che di metodo. Non siamo insensibili a esigenze di governabilità, ma la stabilità deve servire a fare le cose. Nel metodo non apprezziamo il contesto in cui si dibatte sulle regole del gioco, notiamo che non si lavora insieme. Nel merito, invece, riteniamo il premio di maggioranza abnorme. Dato a una coalizione che può vincere anche con un punto percentuale di differenza, mettendole nelle mani, oltre una certa soglia, il potere di eleggere il Presidente della Repubblica e organismi di garanzia costituzionale come il Csm e i membri della Corte Costituzionale. Inoltre, eliminando i collegi uninominali e con le liste bloccate, si annulla il trade d’union tra eletto ed elettore. La legge poi è stata incardinata già con un accordo tra i partiti di maggioranza, questo non ci piace e non gradiamo neppure l’idea dell’indicazione preliminare del premier nel programma elettorale. Allora per trasparenza si ritiri il premierato».
La puntata integrale di Largo Chigi





