Il Pnrr entra nella sua fase decisiva e il Governo vara un nuovo Decreto legge per accelerarne l’attuazione. In gioco ci sono oltre 190 miliardi di euro tra sovvenzioni e prestiti europei, con una scadenza fissata al 2026. L’Italia ha già incassato più di 150 miliardi in otto rate, ma ora la partita si gioca sull’ultima fase: trasformare le risorse in opere concluse e riforme effettive. Il DL PNRR interviene su semplificazioni, governance e procedure per ridurre i tempi e mettere in sicurezza gli obiettivi ancora aperti, soprattutto sul fronte digitale, che vale quasi 50 miliardi tra infrastrutture, 5G e modernizzazione della Pubblica amministrazione. Intanto il Consiglio Europeo rilancia l’accelerazione del Mercato Unico, con attenzione ai settori strategici, dalle filiere industriali alle telecomunicazioni. Per l’Italia significa tenere insieme l’attuazione del Piano e la nuova agenda europea sul Mercato Unico. Con la scadenza del 2026 si chiuderà la fase straordinaria del PNRR e il confronto si sposterà sulla capacità di rendere strutturali gli interventi avviati e di consolidarne gli effetti nel tempo.
«Il meccanismo del Pnrr ha suggerito l’importanza della cooperazione con i Paesi Ue sui settori strategici ma ci ricorda anche l’importanza di mantenere una sovranità nazionale che spesso viene usata dal governo tramite la Golden Share. Ieri nella Commissione Politiche dell’Unione Europea abbiamo sentito in audizione il prefetto Frattasi sul decreto Omnibus, che rispetto al digitale semplifica l’AI Act e introduce uno sportello unico di segnalazione degli attacchi hacker alle Pmi; allo stesso tempo, con il decreto, l’Agenzia per la cyber-sicurezza italiana chiede a Bruxelles di ricevere in tempo reale la segnalazione di attacchi. La trasformazione digitale resta fondamentale, abbiamo acceso un focus sul Pnrr avvalendoci di un’indagine conoscitiva perpetua per monitorare l’andamento delle opere e abbiamo dati per dire che stiamo andando bene», ha detto Alessandro Giglio Vigna, deputato della Lega, a Largo Chigi, format di Urania News.
Così Antonino Iaria – Capogruppo M5S Commissione Trasporti, Poste e TLC alla Camera – a Largo Chigi: «Il Pnrr introduce un nuovo tipo di prestito che crea garanzie comuni e va verso maggiore integrazione. Questo modo di fare ci avvicina più alla visione della Francia che a quella tedesca ed è una strada per il futuro. Il digitale italiano deve essere focalizzato sulla automazione dell’IA e sul mettere a terra il lavoro fatto con le sandbox. Ritardi e rendiconti del Pnrr sono un tema serio e non va aggirato tagliando progetti o cambiando le modalità per ricevere i pagamenti. Stiamo attenti a questi aspetti. In generale, credo che la scuola debba occuparsi dell’istruzione nell’intelligenza artificiale e nel farla comprendere meglio, senza dare adito a visioni radicali di scomparsa del lavoro o regressioni cognitive. Del resto, perché preoccuparsi così se, in base ai dati, solo il 10-15% delle Pmi italiane investe in IA? La percentuale deve sicuramente aumentare».
«L’Europa ha acceso un faro fortissimo sul digitale, con consultazioni e provvedimenti come la bozza di regolamento sul Digital Network Act. Anche l’Italia sta facendo molto, dal punto di vista normativo, per velocizzare e sburocratizzare. Ma registriamo uno scollamento tra l’indirizzo europeo e nazionale e l’attuazione a livello locale». Lo ha detto Sarah Cantarella, Direttore Public Affairs di INWIT, a Largo Chigi, format di Urania News.
«Oltre l’88 per cento degli italiani è favorevole a un’infrastruttura digitale, ma molti Comuni hanno regolamenti difformi rispetto alle norme nazionali ed europee. In Italia oltre il 70 per cento dei Comuni ha meno di 5 mila abitanti e spesso mancano competenze tecniche e normative. La Conferenza dei servizi dovrebbe chiudersi in 60 giorni, oggi siamo intorno ai 144: un dato ancora troppo alto».
Cantarella ha richiamato il Piano Italia 5G densificazione, di cui INWIT è aggiudicataria con Tim e Vodafone, definendolo «uno dei piani a maggiore vocazione sociale, perché porta connettività mobile nelle aree in digital divide». «Portare un’infrastruttura digitale in un Comune remoto significa inclusione sociale e produttiva, contrasto allo spopolamento e competitività al pari delle grandi città».
«Siamo presenti con una torre nell’80 per cento dei Comuni italiani. Senza infrastrutture digitali nessuna attività quotidiana è possibile. I sabotaggi e gli attacchi alle torri non danneggiano l’azienda, ma le comunità che restano senza connessione anche per giorni».





