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Energia, auto e meno burocrazia: l’asse Meloni-Merz prepara il vertice Ue

12
Febbraio 2026
Di Ilaria Donatio

Giorgia Meloni arriva al castello di Alden Biesen con un obiettivo preciso: trasformare il prevertice copresieduto con il cancelliere tedesco Friedrich Merz in un passaggio politico utile in vista del Consiglio europeo del 19-20 marzo. Diciassette i Paesi presenti, tra cui la Francia di Emmanuel Macron. Tre i dossier considerati prioritari: energia, automotive e semplificazioni.

Il pacchetto messo a punto nelle ultime ore punta a “misure concrete” per la competitività. Al centro c’è l’abbassamento dei costi che gravano sulle imprese, a partire dall’energia, e una revisione delle politiche ambientali europee giudicate troppo onerose per l’industria.

Il documento informale – il cosiddetto non paper – elaborato da Italia e Germania con l’appoggio del Belgio evita i terreni più divisivi. Nessun riferimento a nuovi investimenti finanziati con debito comune, proposta sostenuta da Macron e guardata con freddezza da Berlino. Meloni sceglie di non entrare nel confronto, preservando l’asse con Merz. Allo stesso modo restano fuori dal testo sia il tema del “Buy European” sia il dibattito sulla riforma della governance europea e sul superamento dell’unanimità.

Il passaggio che ha fatto più discutere riguarda invece l’introduzione di un “freno di emergenza” contro gli eccessi burocratici. L’idea è quella di consentire ai singoli governi di chiedere uno stop a nuovi oneri normativi durante l’iter legislativo europeo. Un meccanismo che rafforzerebbe il controllo degli Stati sulle proposte della Commissione e che, secondo alcune letture critiche, spingerebbe verso un’Europa a geometria variabile. Fonti italiane ridimensionano: l’obiettivo, spiegano, è solo “mettere a terra iniziative concrete per la crescita”.

Sul piano economico il capitolo più rilevante riguarda la revisione dell’Ets – il sistema europeo di scambio delle quote di emissione – atteso a riforma nel terzo trimestre dell’anno. L’Italia chiede un intervento che non penalizzi il gettito degli Stati ma renda più competitive le imprese energivore. Parallelamente Roma insiste su una modifica del Cbam, il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, per tutelare in particolare il settore siderurgico.

È la prosecuzione della linea critica verso alcuni aspetti del Green Deal europeo, giudicati eccessivamente rigidi e potenzialmente dannosi per la base industriale del continente. In quest’ottica si inserisce anche la richiesta di piena applicazione del principio di neutralità tecnologica nell’automotive, per consentire al comparto di mantenere una prospettiva industriale di medio periodo.

Nella delegazione italiana prevale comunque cautela. Le posizioni tra i partner restano differenziate e molto dipenderà dal confronto politico e dalle relazioni attese al vertice, tra cui quelle di Mario Draghi ed Enrico Letta. Sullo sfondo, la competizione con Cina e Stati Uniti e il tema dei rapporti con il presidente americano Donald Trump, su cui le sensibilità europee restano distanti.

Non mancano le critiche. Dalle opposizioni italiane alle perplessità espresse da Mario Monti sul Financial Times, secondo cui l’asse Roma-Berlino rischierebbe di frammentare il mercato unico più che rafforzarne la competitività.

Il vertice di Alden Biesen rappresenta dunque un banco di prova: capire se l’alleanza tra Italia e Germania saprà tradursi in un’agenda condivisa o se le divisioni interne all’Unione continueranno a frenare lo slancio europeo.