Esteri

Meloni e Merz, asse italo-tedesco: Europa a due velocità sulla competitività

09
Febbraio 2026
Di Giuliana Mastri

Il 2026 potrebbe segnare una svolta negli equilibri europei, almeno sul piano politico. A indicarlo è l’asse sempre più esplicito tra Italia e Germania, che prende forma attorno all’iniziativa congiunta di Giorgia Meloni e Friedrich Merz. I due leader hanno raccolto l’invito al “pragmatismo” lanciato da Mario Draghi, convocando per giovedì 12 un pre-summit europeo sulla competitività destinato a fare da apripista al ritiro informale dei Ventisette nel castello di Alden Biesen, in Belgio. All’incontro parteciperanno anche lo stesso Draghi ed Enrico Letta.

L’invito, firmato congiuntamente da Roma e Berlino, è stato recapitato anche all’Eliseo. Da Parigi, però, non sono arrivati segnali di risposta. Un silenzio che riflette le tensioni crescenti con la Francia, sia sulle strategie economiche sia sulle risposte alle pressioni di Donald Trump e sul futuro della difesa europea. Il tradizionale asse franco-tedesco appare indebolito, mentre prende corpo una nuova geometria politica.

Il pre-summit, promosso insieme al premier belga Bart De Wever, si configura come una prova generale di un’Europa guidata da un gruppo di Paesi pronti a muoversi senza attendere l’unanimità. Attorno al tavolo italo-tedesco sono attesi oltre una dozzina di leader, dai Paesi nordici a quelli baltici, con la Commissione europea chiamata a svolgere un ruolo di presidio istituzionale. È un metodo già sperimentato su altri dossier, dall’immigrazione all’economia, ora trasferito sul terreno della deregulation, del rilancio del mercato unico e della centralità del commercio globale.

Di fronte a un rapporto transatlantico sempre più instabile, Meloni e Merz puntano a rafforzare l’Europa dall’interno, evitando una rottura con Washington e rivendicando il ruolo di guida delle due principali economie industriali del continente. Una linea che segna una distanza crescente dalla visione più interventista e protezionista sostenuta da Emmanuel Macron. La divergenza emerge anche sul fronte della difesa industriale, con la Germania orientata a sfilarsi dal progetto Fcas per convergere sul programma Gcap guidato da Italia, Regno Unito e Giappone.

Il cuore della scommessa italo-tedesca resta però economico. L’obiettivo dichiarato è abbattere le barriere interne al mercato unico, armonizzare le regole e rafforzare la base industriale europea. Su questo terreno, tuttavia, emergono differenze non secondarie. Se Roma e Berlino condividono la necessità di un fondo europeo per la competitività, il ricorso al debito comune resta una linea rossa per la Germania. La frattura con Parigi è destinata ad ampliarsi anche sul “Buy European”, cavallo di battaglia di Macron per rafforzare una preferenza europea negli appalti strategici, in particolare nella difesa. Italia e Germania temono che una chiusura eccessiva possa ridurre i capitali disponibili, irrigidire le catene del valore e indebolire la competitività complessiva.

A rafforzare questa posizione è intervenuta la ministra dell’Economia tedesca, Katherina Reiche, sottolineando che la risposta alle sfide globali non può essere l’isolamento. Una linea condivisa anche da Nordici e Baltici, che hanno definito il protezionismo europeo un rischio per la crescita. Dopo la riunione preparatoria, saranno Draghi e Letta a tenere il filo del confronto tra i Ventisette, riportando al centro una constatazione scomoda: molte delle raccomandazioni contenute nei loro rapporti su competitività e mercato unico restano ancora inattuate.

Draghi ha parlato senza mezzi termini di un ordine globale ormai superato e del rischio di una subordinazione europea se l’Unione resta paralizzata dai veti. L’alternativa, secondo l’ex presidente della Bce, non è attendere l’unità perfetta ma procedere con chi è pronto. Una posizione condivisa anche da Letta, che invita a “rompere gli schemi” e a rafforzare l’integrazione. Il banco di prova per Meloni e Merz sarà capire quanti Paesi sono davvero disposti a fare questo passo.