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Euro digitale, il Parlamento europeo al bivio

09
Febbraio 2026
Di Giuliana Mastri

La partita sull’euro digitale entra nella sua fase decisiva. Domani il Parlamento europeo è chiamato a pronunciarsi su uno dei nodi più sensibili del progetto promosso dalla Banca centrale europea: le modalità di utilizzo della nuova moneta digitale, in particolare attraverso app e carte elettroniche. Un passaggio politico che va ben oltre la dimensione tecnica e che mette in evidenza una frattura sempre più netta tra chi spinge per accelerare la sperimentazione e chi teme un indebolimento della sovranità monetaria e del ruolo del contante.

Popolari, Socialisti e Verdi sostengono apertamente l’avanzamento del dossier, considerato strategico per rafforzare l’autonomia europea nei pagamenti digitali e ridurre la dipendenza da circuiti extra-Ue. L’euro digitale viene presentato come uno strumento pubblico, complementare al contante, capace di garantire pagamenti sicuri anche offline e di offrire un’alternativa credibile alle piattaforme private e alle stablecoin.

Di segno opposto la posizione di una parte dei conservatori e dei liberali, che guardano con sospetto al progetto e chiedono maggiori garanzie su privacy, limiti all’utilizzo e rischi di controllo sui cittadini. Al centro del confronto c’è il timore che l’euro digitale possa trasformarsi in uno strumento di sorveglianza finanziaria o alterare gli equilibri del sistema bancario, sottraendo depositi agli istituti di credito.

Il dibattito è alimentato anche dalle prese di posizione di esponenti politici di primo piano. L’eurodeputato Nikos Papandreou definisce l’euro digitale «un’iniziativa unica», sottolineando come le diverse modalità di pagamento debbano essere considerate complementari e non alternative. Una visione che punta a rassicurare l’opinione pubblica sul fatto che il contante non verrebbe abolito, ma affiancato da uno strumento digitale pubblico.

Secondo i sostenitori del progetto, l’euro digitale potrebbe rafforzare la resilienza dei sistemi di pagamento europei, ridurre i costi delle transazioni e offrire maggiore inclusione finanziaria. I critici, invece, chiedono di rallentare, temendo una corsa ideologica che rischia di trascurare le implicazioni economiche e sociali di lungo periodo.

Il voto dell’Europarlamento non chiuderà il dossier, ma rappresenta uno spartiacque politico. Da Strasburgo passerà il segnale se l’Unione intende davvero spingersi verso una moneta digitale pubblica pienamente operativa o se prevarrà un approccio più prudente, segnato da compromessi e paletti stringenti. La battaglia sull’euro digitale, ormai, è apertamente politica.