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Milano-Cortina, due bracieri per una sola fiamma: l’apertura dei Giochi tra simboli, musica e politica
Di Ilaria Donatio
La fiamma olimpica si è accesa ieri sera in un modo mai visto prima nella storia dei Giochi Invernali: in simultanea in due città, Milano e Cortina d’Ampezzo. Due bracieri, due luoghi simbolici, un’unica narrazione. È da qui che prende forma l’apertura di Milano-Cortina 2026, una cerimonia costruita sull’idea di connessione – tra territori, generazioni e linguaggi – più che sulla spettacolarizzazione fine a se stessa.
A Milano, all’Arco della Pace, la fiamma ha trovato il suo approdo nelle mani di Alberto Tomba e Deborah Compagnoni, tre ori olimpici ciascuno, icone di epoche diverse ma parte dello stesso immaginario sportivo. A Cortina, in Piazza Angelo Dibona, il testimone è passato da Gustavo Thoeni, leggenda dello sci italiano e oro olimpico a Sapporo 1972, a Sofia Goggia, campionessa olimpica della discesa, che dopo l’accensione tornerà in pista a caccia di una nuova medaglia.
La scelta dei luoghi pesa quanto quella dei protagonisti. L’Arco della Pace, costruito tra Settecento e Ottocento come monumento alla fine dei conflitti, diventa messaggio esplicito nell’attuale contesto internazionale. Piazza Dibona, incorniciata dalle Dolomiti patrimonio mondiale, riporta i Giochi alla loro dimensione alpina e originaria.
Il tema dichiarato della serata è l’Armonia, tradotta in immagini e suoni. All’Arco della Pace, illuminato di blu sulle note dell’Inno alla Gioia, un videomapping ha disegnato stelle e bandiere europee mentre entrava in scena Samantha Cristoforetti, astronauta, accompagnata dalla giovane Gaia Giraldi. Un segmento dedicato allo spazio e all’astronomia che ha tenuto insieme scienza e immaginazione, passato e futuro, con un messaggio esplicito sulla responsabilità della conoscenza.
Uno dei passaggi più commentati della serata è arrivato prima ancora che il protocollo entrasse nel vivo. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha raggiunto San Siro in tram, guidato da Valentino Rossi. Nessuna auto blu, nessuna enfasi superflua: un ingresso sobrio, “cittadino”, accolto da un boato dello stadio. Al termine della cerimonia, sarà proprio il Capo dello Stato a dichiarare ufficialmente aperti i XXV Giochi Olimpici Invernali.
La musica ha fatto da filo continuo tra Milano e Cortina. Laura Pausini ha intonato l’Inno nazionale collegando le due città in un unico gesto sonoro; Mariah Carey ha portato a San Siro Nel blu dipinto di blu e Nothing Is Impossible; Andrea Bocelli ha accompagnato l’ingresso della fiamma con Nessun dorma. L’Inno olimpico, eseguito in contemporanea, ha unito il pianoforte di Lang Lang alla voce di Cecilia Bartoli, in uno dei momenti più solenni della serata.
Accanto alla musica, il racconto culturale. Pierfrancesco Favino ha dato voce a L’Infinito di Leopardi, trasformandolo in metafora del dialogo tra città e montagna; Sabrina Impacciatore, attrice, ha guidato un viaggio visivo attraverso cento anni di Olimpiadi Invernali; Brenda Lodigiani, attrice e comica, ha reso omaggio ai “gesti” italiani ispirandosi a Bruno Munari. Un tributo ad Antonio Canova, con Amore e Psiche interpretato dai ballerini della Scala, ha trasformato il campo di San Siro in un museo a cielo aperto.
La sfilata delle delegazioni ha restituito anche il lato politico dei Giochi. Ovazione per l’Ucraina, fischi per la delegazione israeliana e per il vicepresidente Usa J. D. Vance, mentre gli atleti americani venivano applauditi. L’Italia, Paese ospitante, ha sfilato per ultima. A guidare la delegazione a Milano sono stati Arianna Fontana, la più vincente atleta azzurra nella storia dei Giochi Invernali, e Federico Pellegrino, due volte medagliato olimpico nello sci di fondo. A Cortina, la bandiera italiana è stata affidata a Federica Brignone, prima italiana a vincere una Coppa del Mondo generale.
Nel suo discorso, Giovanni Malagò, presidente della Fondazione Milano Cortina 2026, ha rivendicato il carattere “pionieristico” di questi Giochi: diffusi sul territorio, attenti all’equilibrio ambientale e alla parità di genere, eredi di Cortina 1956, Roma 1960 e Torino 2006. Il richiamo alla pace è arrivato anche dal messaggio di Charlize Theron, ambasciatrice Onu, con parole ispirate a Nelson Mandela. La premier Giorgia Meloni ha affidato ai social il suo augurio agli atleti: «Portate in gara il vostro cuore».
La cerimonia si è chiusa come era iniziata: con la fiamma che, uscita da San Siro, ha simbolicamente preso la strada dei Giochi. Due città, due bracieri, una sola fiamma. Ora il racconto passa alle gare.





