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Scuole e sicurezza, circolare Valditara-Piantedosi: controlli rafforzati e metal detector portatili
Di Lorenzo Berna
I ministri dell’Istruzione Giuseppe Valditara e dell’Interno Matteo Piantedosi hanno firmato una circolare congiunta indirizzata in particolare alle strutture territoriali dei due dicasteri, con l’obiettivo di rafforzare il contrasto alla diffusione dei coltelli tra i giovani. Il provvedimento arriva dopo l’uccisione dello studente diciottenne dell’Istituto Einaudi alla Spezia e introduce un coordinamento più stretto tra scuole, prefetture e questure, prevedendo anche la possibilità di ricorrere a metal detector portatili, su richiesta dei dirigenti scolastici, nell’ambito di interlocuzioni rese sistematiche con le autorità di pubblica sicurezza.
Proprio a La Spezia il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica ha autorizzato controlli con metal detector portatili all’esterno degli istituti scolastici. In città resta vivo il ricordo di Abanoub Youssef, accoltellato a morte nei corridoi della sua scuola da un coetaneo e compagno di istituto, con un’arma dalla lama lunga oltre venti centimetri che in pochi istanti ha provocato ferite mortali.
La richiesta di maggiori controlli si scontra con limiti operativi evidenti: non è possibile perquisire sistematicamente gli zaini degli studenti e l’ipotesi di installare metal detector fissi agli ingressi degli edifici scolastici appare ormai accantonata. Da qui la scelta di intensificare la presenza delle forze dell’ordine nelle aree esterne alle scuole spezzine, con l’eventuale utilizzo di strumenti portatili «qualora le circostanze lo richiedano a fini di sicurezza». È questa la linea emersa dalla riunione del Comitato in Prefettura, alla presenza del questore. In precedenza il prefetto Andrea Cantadori aveva incontrato i vertici dell’Ufficio scolastico regionale e provinciale e la dirigente dell’Einaudi-Chiodo per fare il punto dopo l’omicidio.
La circolare firmata dai due ministri ribadisce che «la scuola è il luogo dove si insegnano la cultura del rispetto e il contrasto di ogni forma di violenza» e che l’attività educativa deve svolgersi «in condizioni di assoluta sicurezza», perché «la sicurezza è la condizione della autentica libertà». Il documento riconosce però che episodi di violenza, il ritrovamento di armi o oggetti atti a offendere e la presenza di spaccio e consumo di sostanze stupefacenti nelle aree frequentate dagli studenti mostrano come anche la scuola risenta delle dinamiche di disagio e illegalità presenti nel tessuto sociale, rendendo necessaria una risposta istituzionale coordinata.
La direttiva sottolinea che il presidio del territorio e l’intervento tempestivo sono condizioni indispensabili, ma non sufficienti se non accompagnati da un rafforzamento della prevenzione, attraverso procedure condivise per la gestione delle segnalazioni, l’attivazione rapida delle forze di polizia e il coinvolgimento dei servizi competenti nei casi di fragilità o disagio giovanile. In quest’ottica, i controlli diventano parte di una strategia più ampia volta a creare contesti educativi sicuri e regolati, capaci di favorire relazioni positive e percorsi di crescita consapevole, evitando che comportamenti pericolosi o illegali si consolidino o degenerino.
Nel frattempo, un altro episodio ha alimentato l’allarme. A Luni un tredicenne si è presentato a scuola con un coltello da cucina, mostrandolo ai compagni. Dopo la segnalazione agli insegnanti e alla dirigente scolastica, sono intervenuti i carabinieri che hanno effettuato una perquisizione nell’abitazione del ragazzo, rinvenendo l’arma e altri coltelli simili. Il minore, non imputabile per età, è stato comunque segnalato al tribunale dei minori insieme ai genitori, a conferma di un clima che rende sempre più urgente un’azione preventiva coordinata.





