Quando Giorgia Meloni, domenica sera, chiama i cronisti al quindicesimo piano dell’hotel Lotte, nel centro di Seul, e ritocca in corsa una parte dell’agenda ufficiale, il senso della trasferta cambia prospettiva. Quel punto stampa, più che un passaggio di routine, diventa la chiusura ragionata di un viaggio su due binari, distinti ma intrecciati: da un lato il rafforzamento della rete di cooperazione con partner dell’Asia orientale sempre più rilevanti per l’Italia e la ricerca di investimenti; dall’altro la necessità di collocarsi, con messaggi espliciti, dentro un quadro internazionale che accelera e si polarizza. È qui che la premier richiama il concetto di «l’instabilità diventata ormai sistema», collegandolo ai dossier che stanno muovendo gli equilibri globali, dalla Groenlandia a Gaza.
La tappa in Oman
L’avvio della missione era stato segnato da una breve fermata in Oman, letta soprattutto come occasione per ribadire la proiezione italiana nel Golfo e consolidare un canale diplomatico-energetico già rodato. Il baricentro politico ed economico del tour, però, era stato fissato sin dall’inizio su Giappone e Corea del Sud: due potenze industriali e tecnologiche che a Palazzo Chigi vengono considerate centrali per le prospettive dell’industria italiana – e, più in generale, per alcune partite europee su filiere e innovazione.
Italia e Giappone
A Tokyo, Meloni ha insistito sul rafforzamento di un asse che l’esecutivo descrive come «naturale» tra due economie avanzate: entrambe fortemente dipendenti dall’export, esposte alle catene globali di fornitura e chiamate a proteggere settori strategici ad alta intensità tecnologica. A favorire i colloqui, anche il rapporto – recente ma già stabilizzato – con la premier giapponese Sanae Takaichi. La linea politica proposta è stata chiara: l’Indo-Pacifico, per l’Italia, non è un quadrante periferico, ma un nodo che incide direttamente sulla competitività industriale e sulla capacità di agganciare innovazione e investimenti.
Nel pacchetto di temi discussi si sono concentrati semiconduttori, ricerca avanzata, sicurezza economica e cooperazione industriale: capitoli che puntano a dare sostanza al partenariato oltre i gesti simbolici. Sullo sfondo, il clima particolarmente disteso tra Roma e Tokyo e una dimensione più informale dei rapporti personali, evocata anche con riferimenti di colore alla nuova intesa “manga” tra Meloni e la “lady di ferro” del Sol Levante.
Il nuovo scontro tra l’Ue e Trump
È però a Seul che la missione assume un respiro ancora più ampio. Non solo perché la Corea del Sud è un attore globale nei chip, nell’elettronica avanzata e nell’intelligenza artificiale – settori in cui l’Italia da tempo cerca agganci su capitali, competenze e filiere – ma soprattutto per l’irruzione del nuovo contenzioso tra Donald Trump e una parte consistente dei Paesi Ue. Il tycoon, dopo le ripetute e crescenti dichiarazioni sulla Groenlandia, domenica annuncia nuovi dazi contro i Paesi che hanno deciso di inviare truppe nell’isola, alimentando un’ulteriore frattura tra Washington e l’Europa.
In quel passaggio Meloni prova a ritagliarsi, ancora una volta, il ruolo di interlocutrice privilegiata con Trump. Ribadisce la contrarietà ai dazi e prende le distanze dalla strategia del presidente americano, ma sottolinea anche di aver parlato direttamente con lui e di lavorare per evitare un’escalation che finirebbe per colpire tutti. In questa cornice, definire un aumento dei dazi «un errore» non viene presentato soltanto come un giudizio economico: è un messaggio politico che da Seul punta anche a Bruxelles, con l’idea di evitare una spirale di contrapposizioni tra alleati. La premier, quindi, tenta di accreditarsi come canale di dialogo tra Europa e Stati Uniti, rivendicando una postura di responsabilità atlantica.
A Seul firmate intese e memorandum
L’irruzione del contesto internazionale, tuttavia, non cancella l’obiettivo originario del viaggio: consolidare il dialogo con i partner dell’area e portare risultati su export e accesso a materie prime strategiche. Temi affrontati oggi nella Blue House, nell’incontro con il presidente sudcoreano Lee Jae Myung, seguito dalla firma di intese e memorandum destinati a rafforzare la cooperazione su semiconduttori, tecnologie emergenti, aerospazio e materiali critici. L’obiettivo dichiarato è costruire catene di fornitura più resilienti e ridurre le dipendenze.
Conclusi gli impegni a Seul e formalizzati gli accordi, Meloni è ripartita per Roma chiudendo la missione asiatica e preparandosi a una fase politicamente delicata. Giovedì la attende il Consiglio europeo straordinario convocato dal presidente Antonio Costa, interamente concentrato sulle tensioni tra Ue e Stati Uniti: un passaggio in cui l’Italia proverà a sostenere una linea di equilibrio, con la difesa degli interessi europei ma senza spezzare il canale di dialogo con Washington.
Sul fondo resta, infine, l’ipotesi – ancora non sciolta – di una partecipazione al Forum economico di Davos. Intanto, mercoledì, Trump dovrebbe incontrare la presidente della Commissione Ue, Ursula Von der Leyen: il primo faccia a faccia dopo le tensioni esplose nel weekend.





