Salute
La salute al primo posto: al Senato il confronto tra Italia ed Europa
Di Ilaria Donatio
La salute come priorità politica e come responsabilità condivisa tra istituzioni nazionali ed europee. È questo il filo conduttore del convegno “La salute al primo posto: un futuro che costruiamo insieme”, promosso al Senato su iniziativa di Francesco Zaffini (FdI), presidente della Commissione Affari sociali di Palazzo Madama.
Ad aprire i lavori è stato il Ministro della Salute Orazio Schillaci, che ha definito il Servizio sanitario nazionale «un orgoglio del Paese, invidiato nel mondo», sottolineando però la necessità di una riforma profonda dopo 47 anni.
«Dobbiamo renderlo più moderno e più vicino ai bisogni dei cittadini – ha spiegato – superando la contrapposizione tra medicina generale, territoriale e ospedaliera, che devono essere parti di un unico sistema integrato». Un passaggio decisivo anche per valorizzare dati sanitari, nuove tecnologie e intelligenza artificiale in una prospettiva di medicina di precisione e personalizzata. Il ministro ha ricordato inoltre che l’Italia è tra i Paesi più avanzati in Europa, citando il riconoscimento dell’obesità come patologia cronica e l’introduzione degli screening pediatrici per diabete e celiachia.
Il promotore dell’iniziativa, il sen. Francesco Zaffini, ha inquadrato il senso politico del confronto, rivendicando un cambio di paradigma: «La salute non è più una politica settoriale – ha affermato – ma deve attraversare tutte le politiche pubbliche. In Europa oltre 110 milioni di persone convivono con disturbi di salute mentale: per questo ho presentato un disegno di legge a mia prima firma, perché la salute mentale non può restare una cenerentola del sistema».
Il tema delle fragilità sociali è stato affrontato dalla viceministra del Lavoro e delle Politiche Sociali Maria Teresa Bellucci, che ha sottolineato il peso crescente di prevenzione e salute mentale nelle politiche sociali. «Investire in prevenzione e salute mentale – ha detto – significa intervenire prima che il disagio diventi esclusione, soprattutto per le fasce più fragili. È una scelta che riguarda il welfare ma anche la coesione sociale».
Dal punto di vista delle Regioni è intervenuto il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, indicando le principali criticità operative.
«La priorità oggi è la medicina d’emergenza, le sedi disagiate e la medicina territoriale – ha spiegato –. Servono strumenti per rendere attrattivi i territori meno centrali e rafforzare il ruolo dei medici di medicina generale nelle Case di Comunità, riducendo la pressione sugli ospedali».
Lo sguardo scientifico è arrivato dall’intervento di Rocco Bellantone, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità.
«Le principali sfide per la salute pubblica sono le malattie croniche e l’invecchiamento – ha osservato –. La prevenzione deve iniziare presto, già dalle scuole, e serve un collegamento reale tra territorio e ospedale. Senza integrazione, il sistema resta fragile».
Nel dibattito, l’on. Ilenia Malavasi (PD) – Commissione Affari sociali della Camera – ha richiamato il tema delle disuguaglianze.
«Le disuguaglianze sociali e territoriali incidono direttamente sulla salute – ha detto –. Investire in sanità pubblica significa garantire equità, abbattere le liste d’attesa e rafforzare la democrazia».
Sul fronte della prevenzione è intervenuta l’on. Annarita Patriarca (FI) – Commissione Affari sociali della Camera – rivendicando il cambio di approccio già avviato.
«La vera sfida è rendere la prevenzione omogenea su tutto il territorio – ha spiegato – lavorando su screening, educazione alla salute e dialogo continuo con i medici di medicina generale, per non inseguire solo le emergenze».
Il nodo delle risorse è stato affrontato dal senatore Guido Liris (FdI), componente della Commissione Bilancio: «Con risorse pubbliche limitate – ha affermato – mettere la salute al primo posto significa programmare e fare scelte politiche chiare, conciliando sostenibilità finanziaria e diritto alla cura».
Nel corso del convegno è stata rilanciata anche la posizione dei medici di famiglia. La SIMG ha ribadito che «il Servizio sanitario nazionale potrà restare universalistico ed equo solo attraverso un cambio di paradigma che consideri la prevenzione un investimento strategico ad alto rendimento sanitario, sociale ed economico», indicando nella sanità territoriale e nella medicina generale il perno della sostenibilità futura del sistema.
A chiudere i lavori è stato il Presidente del Senato Ignazio La Russa, che ha richiamato la necessità di una responsabilità condivisa.
«La salute deve restare una priorità stabile dell’agenda politica – ha concluso – perché investire nella salute, anche senza ritorni immediati di consenso, è una condizione essenziale per il benessere della società».
Riprese e montaggio a cura di Simone Zivillica.





