Cultura

Neon torna a Bologna: uno spazio vuoto per riaprire il pensiero critico

12
Gennaio 2026
Di Giuliana Mastri

Nel 1981 Neon entrava nel panorama culturale bolognese senza dichiarazioni d’intenti rigide né programmi precostituiti. Più che uno spazio espositivo, si proponeva come un luogo aperto, un dispositivo di confronto messo a disposizione di artisti e curatori interessati a sperimentare, discutere e costruire traiettorie alternative.

Neon a Bologna, tra utopia e sperimentazione
Nato come esito diretto del clima del Settantasette, Neon veniva pensato come uno «spazio di utopia sorto mentre le utopie rivoluzionarie si stavano dissolvendo». L’idea era di Gino Gianuizzi, che diede vita a un’esperienza volutamente laterale e non allineata. Attivo per circa trent’anni, fino al 2011, lo spazio di via Solferino è stato guidato da Gianuizzi insieme prima a Francesca Alinovi e successivamente a Roberto Daolio, diventando un punto di raccolta per pratiche artistiche sperimentali e percorsi non canonici. Nel 2022 il MAMbo ha ricostruito quell’esperienza con una mostra dedicata, da cui è scaturito nel 2023 il volume NO, NEON, NO CRY.

Negli anni successivi alla chiusura, Gianuizzi non ha mai smesso di intervenire nel dibattito culturale cittadino, sollecitando la necessità di nuovi spazi di libertà creativa e sottolineando più volte la difficoltà di costruire una visione condivisa. L’obiettivo dichiarato è sempre rimasto quello di favorire la circolazione di idee e pratiche artistiche nel presente, a beneficio non solo della comunità artistica ma della città nel suo complesso. Da qui l’annuncio: «Neon riprende la sua attività in uno spazio fisico, anche se l’attività di Neon credo non sia mai cessata, in altre forme, in altri modi, in altri luoghi».

Un nuovo luogo, non una galleria
La riapertura avverrà in concomitanza con Arte Fiera 2026, dal 5 all’8 febbraio, in uno spazio situato in via San Donato 24/b. Non si tratterà però di una galleria nel senso tradizionale del termine. Nessuna programmazione prestabilita, nessuna linea curatoriale rigida, ma un ambiente pensato per accogliere progetti condivisi e favorire una partecipazione ampia e trasversale. Gianuizzi motiva questa scelta con una riflessione critica sullo stato dell’arte contemporanea: «In questo momento, in questo contesto, in questo mondo nel quale ci troviamo a vivere e che subiamo quotidianamente, mi pare che l’arte contemporanea sia afona e che il cerimoniale delle mostre, degli opening, delle fiere, delle feste sia un rituale vuoto, la cui funzione è mascherare la mancanza di pensiero e di capacità di elaborazione critica».

Lo spazio vuoto come gesto politico
Secondo Gianuizzi, da tempo l’arte è pienamente integrata nel sistema dell’intrattenimento, diventandone una componente funzionale: «Un sistema necessario al mantenimento della struttura politica e sociale che governa la nostra esistenza e quella di tutti gli esseri viventi e non viventi che abitano il pianeta». Per questo motivo, la riapertura di Neon non prevede mostre inaugurali, feste o vernissage. Durante i giorni di Arte Fiera, lo spazio di via San Donato resterà volutamente vuoto.

A popolarlo saranno soltanto parole: testi scritti e voci. Gianuizzi ha avviato una chiamata aperta alla partecipazione, priva di vincoli ideologici o prese di posizione da sottoscrivere. «Ognuno ha completa libertà di parola, non c’è un appello da firmare né una linea da difendere». Chi vorrà contribuire potrà inviare, entro la fine di gennaio, un breve testo scritto, che verrà stampato insieme agli altri e reso disponibile al pubblico. A ciascun testo dovrà essere affiancato un file audio in cui l’autore legge le proprie parole. Le voci, diffuse nello spazio, si intrecceranno tra loro, dando forma a un ambiente abitato da pensieri e riflessioni.

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