Ambiente
Oceani, corsa al “30×30”: aree marine protette al 9,6% nel 2025
Di Giampiero Cinelli
Nel dicembre 2022 quasi 200 Paesi si sono impegnati a proteggere entro il 2030 il 30% delle terre emerse e delle acque del pianeta. E sugli oceani qualcosa si muove: nel 2025 le aree marine protette coprono circa il 9,6% dei mari del mondo, secondo gli ultimi dati globali del World Database on Protected Areas. È un aumento di 1,2 punti percentuali rispetto al 2024, quando la copertura era all’8,4%.
Oggi esistono 16.608 aree marine protette (MPA) a livello globale. In totale “valgono” quasi 35 milioni di chilometri quadrati (13,5 milioni di miglia quadrate), un’estensione più che doppia rispetto alla superficie della Russia. Il nodo, però, non è solo quanto spazio finisce sulla mappa, ma come viene davvero tutelato: appena il 3,2% di queste aree è considerato altamente o pienamente protetto, secondo MPAtlas del Marine Conservation Institute. Un dato che alimenta il sospetto delle cosiddette “protezioni di carta”: zone formalmente istituite ma dove restano ammesse attività molto impattanti, come la pesca a strascico di fondo e altre pratiche distruttive.
Nel corso del 2025, diversi annunci e decisioni hanno segnato passi in avanti verso l’obiettivo “30×30”. A giugno, la Polinesia Francese (Mā’ohi Nui), territorio autonomo del Pacifico appartenente alla Repubblica francese, ha dichiarato l’intenzione di proteggere l’intera zona economica esclusiva: 4,8 milioni di km² (1,9 milioni di mi²) di mare. Di questi, oltre 1 milione di km² (quasi 420.000 mi²) dovrebbe rientrare in un livello di tutela alto o totale, con divieto di pesca estrattiva e di attività minerarie. Per ora, però, l’annuncio non è stato ancora tradotto in una norma di legge.
Ad agosto, le Filippine hanno istituito il Panaon Island Protected Seascape, mettendo sotto tutela 612 km² (236 mi²) nel cuore del Coral Triangle del Pacifico, una delle aree a più alta biodiversità marina del pianeta. Qui convivono un numero di specie marine superiore a qualsiasi altra regione del mondo, insieme a specie minacciate come lo squalo balena (Rhincodon typus) e l’anatra filippina (Anas luzonica).
A settembre è stata la volta del Pakistan, che ha dichiarato una terza area marina protetta attorno alla laguna di Miani Hor, hotspot di biodiversità sulla costa centrale del Paese. La misura punta a difendere le mangrovie e diverse specie di uccelli e mammiferi marini, tra cui il pellicano riccio (Pelecanus crispus) e il delfino gobbo dell’Oceano Indiano (Sousa plumbea), considerato a rischio. L’estensione è contenuta, circa 43 km² (16,5 mi²), ma il valore ecologico dell’area è elevato.
Nel Pacifico, Samoa ha scelto una mossa simbolica e sostanziale insieme: a maggio la nazione insulare ha creato nove nuove aree marine protette che, sommate, coprono il 30% delle proprie acque. Parliamo di 35.936 km² (13.875 mi²) tra fosse oceaniche profonde e montagne sottomarine ricche di biodiversità. Sono habitat cruciali per specie come la tartaruga embricata, in pericolo critico (Eretmochelys imbricata), e per un piccolo pesce endemico, il ghiozzetto nano di Taei (Eviota taeiae), presente soltanto sulle barriere coralline samoane.
Infine, a gennaio, le Isole Marshall hanno annunciato la protezione di uno dei reef corallini più “integri” del pianeta con un santuario marino da 48.000 km² (18.500 mi²). L’area circonda due atolli disabitati, Bikar e Bokak, nell’estremo nord dell’arcipelago: una zona remota che, secondo i dati disponibili, ospita la più alta biomassa di pesci di barriera dell’intero Oceano Pacifico.





