Cultura

Gibellina, quando l’arte diventa progetto pubblico

08
Gennaio 2026
Di Ilaria Donatio

Il Cretto di Burri non è un monumento nel senso tradizionale del termine: è una riscrittura del paesaggio, una colata di cemento che ha trasformato le macerie del terremoto del Belice in una forma permanente. Non celebra, non consola: rende visibile una frattura e la rende abitabile. È da qui che si comprende davvero Gibellina, e il senso del riconoscimento che la porterà a essere Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026.

A Gibellina l’arte non è arrivata come ornamento o come leva turistica, ma come strumento di ricostruzione e di progetto pubblico. La nuova città, nata dopo il sisma del 1968, è stata pensata come un laboratorio in cui architettura, scultura e spazio urbano hanno provato a dare forma a una comunità ferita. Un esperimento radicale, irregolare, spesso incompiuto, ma unico nel panorama italiano.

È questa traiettoria – più che un calendario di eventi – a essere riconosciuta dal titolo di Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea. Un riconoscimento che non premia un “modello da esportare”, ma un caso che continua a interrogare il rapporto tra arte, territorio e memoria.

Il progetto Gibellina 2026 sarà presentato ufficialmente mercoledì 17 dicembre 2025, a Roma, nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura, nel corso di una conferenza stampa che segna l’avvio pubblico del percorso.

Alla presentazione interverranno Angelo Piero Cappello, Direttore generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, il sindaco di Gibellina Salvatore Sutera, il direttore artistico Andrea Cusumano, la presidente del Distretto Turistico della Sicilia Occidentale Rosalia D’Alì, la presidente della Fondazione Orestiadi Francesca Corrao e l’assessore regionale ai Beni culturali Francesco Paolo Scarpinato. A concludere i lavori sarà il ministro della Cultura Alessandro Giuli.

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