Fill the gap

“My Voice, My Choice”: l’Europa prova a rendere l’aborto un diritto, non un privilegio

05
Gennaio 2026
Di Marta Calderini

Il Parlamento europeo ha votato una risoluzione che sostiene l’iniziativa dei cittadini “My Voice, My Choice” e chiede che in tutta l’Unione venga garantito un accesso sicuro e legale all’interruzione volontaria di gravidanza, superando barriere normative e pratiche che ancora oggi producono un’Europa a due velocità sul corpo delle donne. Il testo è passato con 358 voti a favore, 202 contrari e 79 astensioni: non è una legge e non impone agli Stati di cambiare immediatamente le proprie norme, ma proprio per questo il suo peso è anche culturale e non solo politico. In un momento di regressione dei diritti in diversi Paesi, questa votazione assume il valore di una presa di posizione netta dell’istituzione che rappresenta i cittadini europei.

Il punto che rende questo voto un segnale storico non è un’illusione “federalista” sull’armonizzazione delle leggi – che resta fuori portata perché la competenza sull’aborto è in larga misura nazionale – bensì il cambio di cornice: l’Eurocamera mette l’aborto nel campo della salute pubblica, dell’autonomia corporea e dei diritti umani, e collega esplicitamente la tutela della salute sessuale e riproduttiva alla dignità e all’uguaglianza. 

Ma questa risoluzione non vuole essere solo un pronunciamento sui diritti delle donne, vuole istituire un meccanismo finanziario opzionale, sostenuto da risorse europee e dalla volontà degli Stati che vorranno aderire, pensato per garantire accesso a servizi di aborto sicuro nel rispetto delle norme nazionali. L’obiettivo, spiegato anche da fonti internazionali, è costruire una solidarietà europea che riduca l’ingiustizia più materiale di tutte: il fatto che chi ha soldi e reti può spostarsi e ottenere assistenza, mentre chi non li ha resta intrappolata in ritardi, ostacoli, costi e rischi sanitari, con un prezzo che ricade soprattutto sulle più giovani e sulle più vulnerabili. È qui che la politica europea entra, legittimamente, nel tema per rendere meno diseguale l’accesso a cure essenziali all’interno di uno spazio comune che già garantisce libertà di movimento per lavoro, studio e consumo.

La forza del passaggio di Strasburgo si spiega anche con la sua origine: “My Voice, My Choice” è un’iniziativa dei cittadini europei (ICE), lo strumento partecipativo che costringe le istituzioni a prendere in carico una proposta quando supera determinate soglie. Qui le firme valide, secondo i dati del portale ufficiale, sono state 1.124.513 e la soglia è stata raggiunta in 19 Stati membri, una dimostrazione di consenso transnazionale che supera l’idea dell’aborto come tema “locale” e lo rimette al centro del dibattito sui diritti dei cittadini dell’Unione Europea. A questo punto la Commissione dovrà rispondere formalmente entro il 2 marzo 2026 e spiegare se intende agire e con quali strumenti. 

C’è infine una dimensione simbolica, ma tutt’altro che astratta, che spiega perché molti parlano di segnale storico: il voto avviene mentre in Europa crescono movimenti anti-gender e una parte della politica costruisce consenso attaccando proprio l’autodeterminazione femminile. La risoluzione condanna questo clima di regressione e riafferma che la salute sessuale e riproduttiva non è un “capriccio ideologico” ma una condizione di cittadinanza. In questo quadro, anche la fotografia dei gruppi politici conta: la spaccatura, evidenziata da diverse ricostruzioni, mostra un fronte progressista e pro-europeo compatto e un campo conservatore e sovranista più incline a opporsi, con un PPE non monolitico, segno che, purtroppo, la questione rimane ancora profondamente ideologizzata e che il cambiamento non è solo auspicabile, ma necessario. 

La risoluzione votata fa un primo passo verso questo cambiamento: riconosce che l’uguaglianza oggi non esiste perché dipende dallo Stato in cui si nasce o si vive e sposta il tema dalla sfera della concessione alla sfera del diritto, dicendo senza ambiguità che l’Europa dei diritti o vale anche quando riguarda i corpi delle donne, o non vale davvero.

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