Salute

Vaccino e Green Pass, silenzio elettorale. Meloni: sia scelta libera

08
Settembre 2022
Di Giuliana Mastri

Da argomento egemone a tabù. In questa campagna elettorale quasi non si parla di vaccino e Green Pass. Se ne guardano bene i partiti. Hanno capito quanto questi argomenti siano molto sensibili e divisivi. E il fatto che adesso la situazione sia ampiamente sotto controllo (ad agosto l’Rt è sceso sotto 1) sembra piuttosto una contingenza, più che il motivo della reticenza dei leader politici.

Il centrodestra

Fratelli d’Italia è stato chiaro. Nessun obbligo vaccinale e nessun Green Pass. Lo ha ribadito Giorgia Meloni recentemente in occasione della presentazione del programma elettorale dettagliato di FdI. Prima era circolato solo un accordo programmatico tra le forze del centrodestra. In cui, comunque, non c’era un riferimento esplicito a tali oneri. Ne consegue che tra i punti cardine della futura azione politica, da destra a sinistra, è assente la volontà di forzare, anche semmai con un Green Pass, la somministrazione della quarta dose, la cui campagna è stata un flop nei mesi scorsi. Giorgia Meloni ha parlato invece di libertà di scelta. Senza per questo demonizzare i vaccini e la necessità di una quarta dose per i più fragili. Che anzi probabilmente verrà consigliata, dato che la candidata premier ha comunque specificato che intende fornire una esaustiva informazione riguardo alle terapie. Anche la Lega evita il rigore. Il Carroccio nel suo programma delinea un «Piano Pandemico Nazionale di prevenzione proattiva», riconoscendo che il certificato verde ha «di fatto privato i cittadini della libertà di scelta terapeutica e imposto restrizioni alla libertà personale. L’emergenza sanitaria causata dalla recente pandemia del virus SARS-Cov-2 – si evince dal programma – ha indotto il governo ad assumere decisioni che imponessero obbligatoriamente, per legge, la vaccinazione contro il Covid-19 per certe categorie di individui. Riteniamo che, pur convinti dell’importanza della vaccinazione diffusa rivolta in particolare alle categorie più fragili, tale trattamento debba essere offerto ai cittadini senza più alcun obbligo, quanto piuttosto garantendo un’ampia campagna di informazione che possa accompagnarli nella scelta più consapevole possibile».

Dietrofront a sinistra

Ma il basso profilo, che non ci si aspetterebbe, c’è anche nel centrosinistra. Il Partito Democratico nel suo programma si concentra sulle soluzioni strutturali alle emergenze. Ovvero «continuare a difendere il diritto alla salute di tutte e di tutti, rafforzando il Servizio Sanitario Nazionale e potenziando la medicina del territorio» E poi gli investimenti «sulle Case della Comunità come modello in grado di farsi prossimo alle esigenze di tutta la popolazione, in un’ottica di prossimità e multidisciplinarità. L’impegno è a finanziare «un nuovo piano di assunzione di Medici di Medicina Generale, perché nessuno si ritrovi solo quando ha bisogno di assistenza, senza sapere a chi rivolgersi». C’è da dire comunque che con la coalizione guidata dal Partito Democratico figura Roberto Speranza, il ministro della sanità uscente che non ha mai rinnegato le sue scelte impopolari e ultimamente ha rimproverato la destra proprio per essere poco attenta alle tematiche della prevenzione del virus. Oggi, però, addirittura il ministro Speranza sembra una voce minoritaria, giacché anche Carlo Calenda e Matteo Renzi non hanno trattato il Green Pass e i vaccini nelle proposte elettorali. Calenda aveva difeso il Pass fino all’anno scorso, ora sembra guardare a tutt’altro, soprattutto alle soluzioni in ambito di economia. Matteo Renzi, invece, certamente rispettoso delle misure prese nei governi precedenti, aveva già proposto a marzo di uscire dall’approccio emergenziale.

Virus endemico secondo Costa

Con qualche sorpresa, adesso lo dice anche il sottosegretario alla Salute Andrea Costa. Il quale ha rilasciato a La Stampa dichiarazioni favorevoli all’abbandono delle mascherine su bus e metro, nell’ottica di una convivenza serena con il Covid su cui egli confida anche nell’ondata autunnale, ritenendo che il patogeno stia divenendo «endemico». Da quanto leggiamo, dobbiamo dedurre che un certo ottimismo, con la voglia comunque di migliorare la sanità, ce l’abbia anche il Movimento Cinque Stelle di Conte. Le pandemie, in effetti, come letteratura indica durano due anni circa. Noi stiamo entrando nel terzo anno da quando ci fu la primissima ondata. Vedremo se ci siamo sbagliati tutti.