<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Opinioni - The Watcher Post</title>
	<atom:link href="https://www.thewatcherpost.it/temi/opinioni/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.thewatcherpost.it/temi/opinioni/</link>
	<description>Testata giornalistica online di analisi politica ed economica</description>
	<lastBuildDate>Sat, 08 Aug 2026 09:42:56 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0.3</generator>
	<item>
		<title>Italia e Spagna: una crisi che l’Europa non può permettersi</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/news/italia-e-spagna-una-crisi-che-leuropa-non-puo-permettersi/</link>
					<comments>https://www.thewatcherpost.it/news/italia-e-spagna-una-crisi-che-leuropa-non-puo-permettersi/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianni Pittella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 09:06:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.thewatcherpost.it/?p=67202</guid>

					<description><![CDATA[<p>La tensione diplomatica tra Italia e Spagna rappresenta uno degli episodi più preoccupanti degli ultimi anni nei rapporti tra due Paesi che, per storia, cultura e interessi strategici, dovrebbero essere partner naturali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/news/italia-e-spagna-una-crisi-che-leuropa-non-puo-permettersi/">Italia e Spagna: una crisi che l’Europa non può permettersi</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La tensione diplomatica tra Italia e Spagna rappresenta uno degli episodi più preoccupanti degli ultimi anni nei rapporti tra due Paesi che, per storia, cultura e interessi strategici, dovrebbero essere partner naturali nella costruzione di una politica mediterranea dell’Unione europea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È comprensibile che, in una fase di forte pressione politica interna, ciascun governo sia tentato di utilizzare il tema migratorio per rafforzare il proprio consenso. Ma quando le esigenze della politica domestica prevalgono sull’interesse europeo, il rischio è quello di trasformare una difficoltà gestibile in una crisi diplomatica dalle conseguenze economiche, istituzionali e geopolitiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La realtà dei fatti impone alcune considerazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anzitutto, l’emergenza verificatasi a Ceuta non può essere affrontata come se riguardasse esclusivamente il rapporto tra Roma e Madrid. Si tratta di una frontiera esterna dell’Unione europea e, come tale, richiede una risposta comune. Ogni iniziativa unilaterale rischia di produrre effetti controproducenti, alimentando tensioni tra Stati membri invece di rafforzarne la cooperazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sospensione di Schengen e le successive misure di reciprocità adottate dalla Spagna hanno inaugurato una pericolosa escalation. Quando due Paesi europei iniziano a rispondersi con misure speculari, il danno non riguarda soltanto i rispettivi governi, ma milioni di cittadini, imprese, lavoratori e turisti che vivono concretamente lo spazio europeo della libera circolazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il vero problema, tuttavia, è un altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Europa continua ad affrontare il fenomeno migratorio quasi esclusivamente come una questione di sicurezza. Certamente il controllo delle frontiere è indispensabile. Nessuno può immaginare un sistema privo di regole. Ma sarebbe un grave errore pensare che la sicurezza, da sola, possa rappresentare una strategia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La pressione migratoria che interessa il Mediterraneo è il risultato di dinamiche demografiche, economiche, climatiche e geopolitiche destinate a durare per molti anni. Nessun muro, nessuna barriera amministrativa e nessuna misura emergenziale potranno eliminarle.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo motivo l’Unione europea dovrebbe finalmente dotarsi di una vera strategia euromediterranea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Occorre costruire una nuova stagione di partenariato con i Paesi della sponda sud del Mediterraneo, fondata su investimenti condivisi, cooperazione economica, formazione, università, energia, infrastrutture, ricerca, lotta al terrorismo e gestione concordata dei flussi migratori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Solo accordi strutturali possono consentire di programmare gli ingressi sulla base delle reali esigenze produttive, demografiche e professionali dell’Europa, contrastando al tempo stesso il traffico di esseri umani e l’immigrazione irregolare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La crisi tra Italia e Spagna dovrebbe dunque rappresentare un campanello d’allarme per Bruxelles.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anziché assistere passivamente allo scontro tra due governi, le istituzioni europee dovrebbero assumere un ruolo di mediazione politica, favorendo il ripristino della piena collaborazione tra due Paesi che condividono interessi fondamentali nel Mediterraneo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché la vera sfida non consiste nello stabilire chi abbia ragione in questa controversia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vera sfida è evitare che due grandi Paesi fondatori dell’Unione finiscano per combattersi mentre le cause profonde della migrazione rimangono irrisolte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Europa non ha bisogno di nuovi conflitti interni. Ha bisogno di una visione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una visione che sostituisca la logica dell’emergenza con quella della programmazione, la propaganda con la responsabilità, il confronto tra governi con una autentica politica comune per il Mediterraneo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È lì che si gioca il futuro della sicurezza europea, ma anche della sua prosperità, della sua stabilità e della sua credibilità internazionale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/news/italia-e-spagna-una-crisi-che-leuropa-non-puo-permettersi/">Italia e Spagna: una crisi che l’Europa non può permettersi</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.thewatcherpost.it/news/italia-e-spagna-una-crisi-che-leuropa-non-puo-permettersi/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Spin Time la fiera delle occupazioni abusive</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/news/spin-time-fiera-occupazioni-abusive/</link>
					<comments>https://www.thewatcherpost.it/news/spin-time-fiera-occupazioni-abusive/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Capezzone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 07:49:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.thewatcherpost.it/?p=67016</guid>

					<description><![CDATA[<p>La scorsa settimana, dopo un incendio che avrebbe potuto determinare conseguenze terribili per gli stessi abusivi di Spin Time, è stato sacrosanto procedere a un sequestro dell'edificio che impedisse il rientro degli occupanti. L’occasione di un pericolo concreto ha dunque consentito ciò che si sarebbe dovuto fare da tempo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/news/spin-time-fiera-occupazioni-abusive/">Spin Time la fiera delle occupazioni abusive</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La scorsa settimana, dopo un incendio che avrebbe potuto determinare conseguenze terribili per gli stessi abusivi di Spin Time, è stato sacrosanto procedere a un sequestro dell&#8217;edificio che impedisse il rientro degli occupanti. L’occasione di un pericolo concreto ha dunque consentito ciò che si sarebbe dovuto fare da tempo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A sinistra alcuni hanno ovviamente strillato a vanvera. Ma il vero scandalo è stato tutto il tempo trascorso finora nell’illegalità, tredici lunghissimi anni, l’equivalente di un interminabile schiaffo in faccia alle persone perbene.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Già è insopportabile l’illegalità generale e diffusa: a Roma circa 10mila case pubbliche risultano occupate abusivamente, e 16mila persone stanno malinconicamente dietro in graduatoria, forse “colpevoli” di comportarsi bene e di non essere né prepotenti né violente.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma quando poi si aggiunge un elemento di sfregio politico, o di violenza praticata, la cosa diventa oscena. Spin Time è un caso incredibile, con un’occupazione iniziata 13 anni fa, una sistematica e inaccettabile illegalità che si trascina da allora, più l’amorevole assistenza politica dei compagni della sinistra, che vanno lì a tenere dibattiti, eventi e perfino primarie.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Dopo di che, ogni volta che in Italia uno sgombero si profila anche solo lontanamente all’orizzonte (pensate al caso Askatasuna nei mesi scorsi), i compagni di ogni ordine e grado arrivano puntualissimi a piagnucolare che no, che non si può, che c’è una motivazione “sociale”, che c’è una “fragilità”.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A seguire, in fila per sei col resto di due, parte la sfilata degli intellettuali, dei giornalisti, degli artisti, pure loro col cuore spezzato e il ciglio inumidito.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">E noi? A noi, dopo tutta questa colata di lacrimoni e scuse, restano due sole domandine. La prima: cari compagni, ma pagare un affitto regolare sarebbe per caso una cosa “fascista”? Sporcherebbe il vostro curriculum?</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La seconda: se c’è tutta questa commovente ondata di solidarietà, dagli onorevoli ai testimonial sparsi e spersi, perché i soldi per un affitto non li si chiedono a loro? Adesso, intanto, afuera!</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ps</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Già sentiamo parlare a sinistra di “soluzioni condivise”. Avvertiamo fin d’ora che gli occupanti abusivi non vanno premiati, non devono scavalcare i cittadini in graduatoria, e non devono vedersi “autorizzati” a nuove occupazioni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/news/spin-time-fiera-occupazioni-abusive/">Spin Time la fiera delle occupazioni abusive</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.thewatcherpost.it/news/spin-time-fiera-occupazioni-abusive/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>A Berlino il sospettato si chiama Abdul, non è stato il suv. E quel «ma» del sindaco di Torino…</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/news/berlino-suv-follas-abdul/</link>
					<comments>https://www.thewatcherpost.it/news/berlino-suv-follas-abdul/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Capezzone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 07:56:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.thewatcherpost.it/?p=66834</guid>

					<description><![CDATA[<p>C’è un islamico che tenta la strage al Gay Pride di Berlino? Subito, per istinto, i giornali titolano “Furgone sulla folla” o “Suv sulla folla”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/news/berlino-suv-follas-abdul/">A Berlino il sospettato si chiama Abdul, non è stato il suv. E quel «ma» del sindaco di Torino…</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">C’è un islamico che tenta la strage al Gay Pride di Berlino? Subito, per istinto, i giornali titolano “Furgone sulla folla” o “Suv sulla folla”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eh no, amici: non è stato il veicolo che si è guidato da solo. Mentre scrivo (è domenica a ora di pranzo) il sospettato è un islamico di nome Abdul, vedremo se da solo o con complici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Purtroppo non si tratta di un inedito assoluto. Per anni, davanti ad altri terroristi islamici che usavano un veicolo per travolgere persone innocenti, abbiamo dovuto leggere titoli analoghi. Altre volte sembrava che fosse stato il coltello a uccidere, mica chi lo impugnava.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo modo di esprimersi tradisce un modo di pensare. E queste attenuazioni, queste perifrasi, questi slittamenti del focus dal soggetto (il terrorista) all’oggetto (l’arma) sono manifestazioni neanche troppo subliminali di una strategia della negazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Denial strategy”, dicono gli anglosassoni: negare, non voler vedere, chiudere gli occhi, fare gli struzzi davanti a una realtà sgradita, sollevandoci dall’onere e dal dolore della comprensione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma è questa negazione pervicace e ossessiva che deve preoccuparci tanto quanto il terrorismo in sé: anche perché sia i registi che le comparse del terrore contano esattamente su questo, e cioè sul fatto che in Europa e in Occidente ci siano molti sonnambuli. Letteralmente, gente che cammina nel sonno: e che forse non è più in grado di svegliarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altri sonnambuli li troviamo più vicino a noi. In Val di Susa si è verificato un caso clamoroso di attacco terroristico di massa, una guerriglia organizzata: nessun ferito tra gli incappucciati, ben 60 tra le forze dell’ordine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lasciamo da parte l’ex procuratore Caselli che parla di metodi parafascisti (ma perché? Sono estremisti di sinistra, e da quelle parti farebbero bene ad accorgersene). La dichiarazione più surreale è stata quella del sindaco di Torino Lo Russo, che ha espresso una “condanna ferma e senza alcuna ambiguità&#8221; e però ha subito aggiunto un “ma”. Ecco il seguito della nota: “Ma il diritto di manifestare e di esprimere il proprio dissenso è un valore fondamentale”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/news/berlino-suv-follas-abdul/">A Berlino il sospettato si chiama Abdul, non è stato il suv. E quel «ma» del sindaco di Torino…</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.thewatcherpost.it/news/berlino-suv-follas-abdul/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>22 luglio, Utoya e la minaccia che l’Europa continua a sottovalutare</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/news/22-luglio-utoya-minaccia-europa/</link>
					<comments>https://www.thewatcherpost.it/news/22-luglio-utoya-minaccia-europa/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianni Pittella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 10:51:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.thewatcherpost.it/?p=66662</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il 22 luglio ricorre l’anniversario della strage di Utoya, una delle pagine più drammatiche della storia europea contemporanea. Nel 2011 Anders Behring Breivik assassinò 77 persone tra Oslo e l’isola di Utoya.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/news/22-luglio-utoya-minaccia-europa/">22 luglio, Utoya e la minaccia che l’Europa continua a sottovalutare</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il 22 luglio ricorre l’anniversario della strage di Utoya, una delle pagine più drammatiche della storia europea contemporanea. Nel 2011 Anders Behring Breivik assassinò 77 persone tra Oslo e l’isola di Utoya, colpendo in gran parte giovani impegnati politicamente. Non fu il gesto isolato di un folle, ma un atto terroristico maturato all’interno di un’ideologia suprematista, xenofoba e profondamente antidemocratica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A distanza di quindici anni, sarebbe un grave errore considerare quella tragedia un episodio relegato al passato. Al contrario, il terrorismo dell’estrema destra continua a rigenerarsi attraverso una rete transnazionale fatta di propaganda online, manifesti ideologici, simboli condivisi e reciproca emulazione. Una vera e propria “rete nera” che attraversa confini, utilizza i social media come strumento di radicalizzazione e trasforma ogni attentatore in un modello per il successivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli episodi degli ultimi mesi sono inquietanti. Dall’omicidio del piccolo Kobiljon Aliev vicino a Mosca, trasmesso in diretta dal suo assassino che esibiva il riferimento simbolico al “2083” di Breivik, fino al diciassettenne arrestato in Italia mentre progettava una strage in una scuola ispirandosi apertamente a Breivik e Brenton Tarrant. Dall&#8217; attentato contro il Centro islamico di San Diego, accompagnato da un manifesto suprematista, fino al dodicenne fermato in Sicilia mentre progettava di aggredire compagni musulmani e una studentessa nera, dopo essersi nutrito degli stessi riferimenti ideologici diffusi online.<br>Anche l’assassinio del lavoratore maliano Bakari Sako a Taranto richiama la necessità di riflettere sul clima di odio che può trasformarsi in violenza estrema contro chi viene percepito come “diverso”. Ogni episodio ha caratteristiche proprie e responsabilità individuali che spettano alla magistratura accertare, ma il filo dell’intolleranza e della disumanizzazione non può essere ignorato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi fatti dimostrano che non siamo di fronte a episodi scollegati, ma a un ecosistema estremista che si alimenta attraverso internet, le piattaforme digitali e comunità virtuali dove si celebrano gli autori delle stragi precedenti, si condividono manifesti, si diffondono teorie cospirazioniste come quella della cosiddetta “Grande Sostituzione” e si incoraggia il passaggio all’azione.<br>Per troppo tempo l’Europa ha concentrato la propria attenzione quasi esclusivamente sul terrorismo di matrice jihadista. Quella minaccia resta reale e va contrastata con determinazione. Ma sarebbe altrettanto pericoloso sottovalutare la crescita del terrorismo suprematista e xenofobo, che coinvolge sempre più spesso adolescenti e giovanissimi radicalizzati in rete.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La risposta non può limitarsi alla repressione. Ritengo essenziale e urgente rafforzare la cooperazione tra intelligence e forze di polizia europee, monitorare con maggiore efficacia gli spazi digitali dove prospera la propaganda dell’odio, investire nell’educazione civica e nella cultura democratica, sostenere programmi di prevenzione della radicalizzazione e pretendere una maggiore responsabilità delle piattaforme online.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricordare Utoya significa assumersi una responsabilità collettiva. Non soltanto onorare la memoria delle vittime, ma riconoscere che l’odio organizzato continua a cercare nuovi adepti e nuovi bersagli. La democrazia non viene minacciata soltanto dalle armi, ma anche dalle ideologie che trasformano il diverso in un nemico da eliminare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Europa è nata per sconfiggere i nazionalismi estremi, il razzismo e la violenza politica che hanno devastato il Novecento. Difendere quella eredità oggi significa riconoscere senza esitazioni che il terrorismo suprematista rappresenta una minaccia concreta alla nostra sicurezza, alla convivenza civile e ai valori fondanti dell’Unione europea. Ignorarlo sarebbe il modo più pericoloso di tradire la lezione di Utoya.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/news/22-luglio-utoya-minaccia-europa/">22 luglio, Utoya e la minaccia che l’Europa continua a sottovalutare</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.thewatcherpost.it/news/22-luglio-utoya-minaccia-europa/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Mondiali: la ‘vecchia Europa’ sconfigge ‘l’asse del male’</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/news/mondiali-la-vecchia-europa-sconfigge-lasse-del-male/</link>
					<comments>https://www.thewatcherpost.it/news/mondiali-la-vecchia-europa-sconfigge-lasse-del-male/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 08:47:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.thewatcherpost.it/?p=66520</guid>

					<description><![CDATA[<p>Avesse vinto l’Argentina, sarebbe stato il trionfo dell’ ‘asse del male’ dei Mondiali, una passerella per Donald Trump, Gianni Infantino e Javier Milei, il presidente che non c’era per scaramanzia – meglio che riveda la sua cabala -. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/news/mondiali-la-vecchia-europa-sconfigge-lasse-del-male/">Mondiali: la ‘vecchia Europa’ sconfigge ‘l’asse del male’</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Avesse vinto l’Argentina, sarebbe stato il trionfo dell’ ‘asse del male’ dei Mondiali, una passerella per Donald Trump, Gianni Infantino e Javier Milei, il presidente che non c’era per scaramanzia – meglio che riveda la sua cabala -. Invece, ha vinto – e meritatamente – la Spagna. E così Trump, che del calcio non sa nulla (e non gliene importa nulla), ha dovuto consegnare il trofeo alla squadra di quella “gente senza speranza e cattiva” con cui tanto spesso se l’è presa perché il loro governo non condivide i suoi diktat sulle spese militari e le sue guerre senza senso (e con migliaia di morti) che violano il diritto internazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La scorsa notte, quella “gente senza speranza e cattiva” ha “riso per ultima”, titola Politico. Con lei tutto il Mondo del calcio e non solo che tifava Spagna contro il sopruso e l’arbitrio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono stati i Mondiali del trionfo dell’Europa – 13 complessivamente i successi mondiali europei nella competizione – sull’America latina – 10 le vittorie -. La fase a gironi aveva scontatamente confermato la forza delle due ‘super-potenze’ calcistiche continentali: per l’Europa 13 squadre promosse e tre eliminate; per l’America latina, cinque promosse e una sola eliminata, a sorpresa l’Uruguay. Ed era esplosa la forza emergente dell’Africa, con una sola eliminata a nove promosse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La fase a gironi aveva invece decretato la disfatta dell’Asia, al di là delle previsioni, nonostante sia evidente che la sua presenza ai Mondiali è calcisticamente gonfiata – una promossa, sette eliminate – e dei Paesi dell’America centro-settentionale – tre eliminate su tre, ma c’erano i tre organizzatori ammessi di diritto, tutti passati -.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma è soprattutto nella fase ad eliminazione diretta che è emerso lo strapotere europeo: delle squadre agli ottavi, sette erano europee – nonostante l’affondamento di due ‘corazzate’ come Germania e Olanda -, due africane e quattro latino-americane, oltre ai tre Paesi organizzatori; ai quarti, c’erano sei europee, una latino-americana e una africana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le letture socio-geo-politiche s’intrecciano. Stefano Feltri, sui suoi Appunti, rileva che “le nazionali di calcio mostrano che integrazione e orgoglio nazionale possono convivere”. Eppure, “la lezione del patriottismo multi-etnico” fatica a essere accettata da radicalismi e populismi di destra e sinistra, anche se dovrebbe essere una lezione appresa, o almeno trangugiata, dal 1998, quando la Francia multi-etnica di Zinedine Zidane e Lilian Thuram s’impose per 3 a 0 sul Brasile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E mentre in Spagna, e non è la prima volta, il calcio stempera le rivalse separatiste &#8211; catalani e baschi sono tutti spagnoli, quando indossano la maglia delle ‘furie rosse’ -, l’esito dei Mondiali conferma che “la storia del calcio dimostra che vince chi sa aprirsi alle idee degli altri”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un torneo come sempre denso di iperboli e di melensaggini – come ritornello, il passaggio di consegne tra Lionel Messi e Lamine Yamal, il bambinello cui il già campione faceva il bagnetto -; e prevedibilmente zeppo di americanate: lo show nell’intervallo della finale, come al Super-Bowl del football; e i tre minuti obbligatori di ‘stop caldo’ a ogni tempo, per ‘regalare’ alle tv tre minuti di pubblicità in più. Poche le partite spettacolari (e in genere, quelle che non contavano più, come la finale per il terzo posto fra Inghilterra e Francia); qualche rimonta mozza-fiato; una finale sterile decida da un gol nei supplementari in uno stadio ‘di periferia’, il MetLife nel New Jersey.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per lo storico Andrea Riccardi, i Mondiali “hanno dimostrato che la credibilità dello sport è ridotta al lumicino”, specie quando il potere politico – Trump – interviene su quello sportivo – Infantino, che gli dà retta, per fare annullare una squalifica stracciando i regolamenti. E ci sono anche state “penose narrazioni su ‘rivalità storiche’ ammantate di poesia, come quella tra Inghilterra e Argentina”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per Riccardi, “Anche giornalisti, compiacenti e sprovveduti, hanno fatto la loro parte nel costruire uno scenario grottesco. Una ‘grande battaglia’ figlia della guerra per le isole Falkland – Malvinas, promossa dal regime militare dei 30.000 desaparecidos e durata 73 giorni nel 1982”. E quel gol ricorrente di Maradona nel 1986, la ‘mano di Dio’ idolatrata che in realtà fu un furto sportivo. E, ancora, “il costo dei biglietti della finale di un ex sport popolare” lievitato a due milioni di dollari, sul mercato delle rivendite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In linea con la storia ‘a fumetti’ delle ricostruzioni nazional-popolari, Politico presenta la vittoria della Spagna sull’Argentina come “il trionfo dei conquistadores”. A me pare piuttosto la tenuta d’una linea di resistenza alla nuova barbarie delle motoseghe e della presupponenza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/news/mondiali-la-vecchia-europa-sconfigge-lasse-del-male/">Mondiali: la ‘vecchia Europa’ sconfigge ‘l’asse del male’</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.thewatcherpost.it/news/mondiali-la-vecchia-europa-sconfigge-lasse-del-male/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La sinistra e il popolo</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/news/la-sinistra-ha-un-problema-con-il-demos/</link>
					<comments>https://www.thewatcherpost.it/news/la-sinistra-ha-un-problema-con-il-demos/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Capezzone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 08:37:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.thewatcherpost.it/?p=66518</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tra i fenomeni più curiosi del tempo in cui viviamo c’è l’approccio schizofrenico della sinistra verso il popolo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/news/la-sinistra-ha-un-problema-con-il-demos/">La sinistra e il popolo</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Tra i fenomeni più curiosi del tempo in cui viviamo c’è l’approccio schizofrenico della sinistra verso il popolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se il popolo pensa e vota come la sinistra ritiene saggio, allora scatta la poetica e la retorica della saggezza delle masse, “la storia siamo noi”, “yes we can”, la partecipazione dal basso, e via celebrando le virtù del popolo sovrano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se invece il popolo pensa e vota diversamente, allora scatta &#8211; uguale e contraria &#8211; la poetica e la retorica dell’allarme fascismo, dell’onda nera, della torsione autoritaria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si potrebbe perfino sorridere di quest’approccio sempre giudicante da parte della sinistra, come se nella democrazia dei compagni fossero loro a dare i voti al popolo e non viceversa, una specie di vizietto ortopedico, di approccio rieducativo. Insomma, un popolo adulto e consapevole se sta con loro, e invece bambino e prepotente se la pensa diversamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma la voglia di sorridere passa se si riflette meglio sulla carica di intolleranza che questa visione delle cose porta con sé. Guardate lo zelo con cui in questi giorni (con l’eccezione di tre o quattro giornali, ma a reti televisive sostanzialmente unificate) è partita una feroce e sistematica campagna di mostrificazione del gioielliere Roggero, come se i rapinatori fossero preferibili al rapinato e meritevoli &#8211; loro &#8211; di solidarietà, oltre al risarcimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dalle cattedre universitarie alle redazioni, c’è chi non sa darsi pace: ohibò, come si spiega il fatto che gli italiani, nonostante tutto questo “massaggio” e questa rieducazione mediatica, non si siano fatti convincere? Come si spiega che continuino (e che noi continuiamo, amici lettori) a stare dalla parte del cittadino aggredito?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Peggio ancora, dal loro punto di vista: Roggero, il Roggero gioielliere, lavoratore autonomo, family-man, padre e marito, perseguitato dai giudici e dalla legge, incarna tutto ciò che la sinistra detesta. È una sceneggiatura degna di Clint Eastwood, ma a loro &#8211; si sa &#8211; tutto questo non piace.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una storia semplice: i “democratici” hanno un problema con il demos.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/news/la-sinistra-ha-un-problema-con-il-demos/">La sinistra e il popolo</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.thewatcherpost.it/news/la-sinistra-ha-un-problema-con-il-demos/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quando scatta la censura</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/news/quando-scatta-la-censura/</link>
					<comments>https://www.thewatcherpost.it/news/quando-scatta-la-censura/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Capezzone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 08:31:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.thewatcherpost.it/?p=66088</guid>

					<description><![CDATA[<p>E così adesso il nuovo gioco politico e mediatico (sottile, subliminale, fatto di sottintesi sapienti, di piccole allusioni, oltre che ovviamente di grossolane censure) è quello di farci credere che sia tutto normale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/news/quando-scatta-la-censura/">Quando scatta la censura</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">E così adesso il nuovo gioco politico e mediatico (sottile, subliminale, fatto di sottintesi sapienti, di piccole allusioni, oltre che ovviamente di grossolane censure) è quello di farci credere che sia tutto normale: normali perfino 900 milioni di euro “spariti”, di “extra margine”, di “maxi profitto” sulle mascherine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dove siano finiti non sapremmo dirlo né tocca a noi scoprirlo: forse un mix diabolico. Spreco selvaggio del denaro dei cittadini? Arricchimento di mediatori spregiudicati? Finanziamento irregolare della politica? Accumulo di risorse rimaste magari &#8211; per la sicurezza di trafficoni e trafficanti &#8211; all’interno del sistema finanziario cinese? Mi pare possibile una combinazione di queste ipotesi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma ecco il punto: chi con lo strumento della censura (specie in tv, con rarissime eccezioni che meritano un caloroso ringraziamento), chi attraverso un presunto e falso buonsenso (“cosa vuoi? Si era in emergenza…”), chi per evidenti ragioni volte a proteggere la figura di Giuseppe Conte dalle sue oggettive responsabilità politiche, è scattato l’ordine di silenziare un’inchiesta, sia rispetto all’ottimo lavoro della Commissione parlamentare presieduta dal senatore Lisei sia rispetto all’indagine de Il Tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora Conte verrà finalmente sentito in Commissione. Ma solo il 4 agosto, con il grosso dei talk televisivi spenti e gli italiani comprensibilmente in cerca di un po’ di mare e di vacanza. Qualche volpone pensa di cavarsela così: un po’ di aiuto dal “generale agosto” e il resto dell’assistenza dalle tv amiche (altro che “Tele Meloni”: formula che sa ormai di atroce barzelletta).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti zitti, e non disturbate Giuseppi. “Non parlate al conducente”, stava scritto sui bus di quando eravamo bambini. Siamo ancora a quel punto?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/news/quando-scatta-la-censura/">Quando scatta la censura</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.thewatcherpost.it/news/quando-scatta-la-censura/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il vero rischio francese riguarda l’Europa</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/news/il-vero-rischio-francese-riguarda-l-europa/</link>
					<comments>https://www.thewatcherpost.it/news/il-vero-rischio-francese-riguarda-l-europa/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianni Pittella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 10:34:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.thewatcherpost.it/?p=65875</guid>

					<description><![CDATA[<p>La condanna di Marine Le Pen per appropriazione indebita di fondi europei chiude una vicenda giudiziaria ma ne apre una politica molto più rilevante. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/news/il-vero-rischio-francese-riguarda-l-europa/">Il vero rischio francese riguarda l’Europa</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La condanna di Marine Le Pen per appropriazione indebita di fondi europei chiude una vicenda giudiziaria ma ne apre una politica molto più rilevante. Il punto non è se la leader del Rassemblement National potrà o meno indossare un braccialetto elettronico durante la campagna elettorale. Il punto è che la Francia entra nella corsa presidenziale del 2027 con l’estrema destra più vicina che mai all’Eliseo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sarebbe un errore leggere questa vicenda soltanto attraverso il prisma della giustizia. Le sentenze accertano responsabilità individuali; non fermano le dinamiche politiche. Anzi, talvolta rischiano perfino di alimentare la narrazione vittimistica dei movimenti populisti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Marine Le Pen lo sa bene. Per questo ha deciso di candidarsi comunque. Non soltanto per conquistare l’Eliseo, ma per evitare di perdere il controllo del suo partito. Rinunciare significherebbe consegnare definitivamente il Rassemblement National a Jordan Bardella, il giovane leader che molti considerano ormai il volto della nuova destra europea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è proprio Bardella il dato politico più interessante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Diversamente da Marine Le Pen, il presidente del Rassemblement National suscita minori resistenze nell’elettorato moderato. Ha costruito con cura un’immagine più rassicurante, meno ideologica, più vicina ai codici della destra conservatrice europea che a quelli dell’estrema destra tradizionale. È giovane, efficace sul piano comunicativo e capace di dialogare con mondi economici che in passato guardavano con diffidenza al Front National.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è un dettaglio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per la prima volta l’estrema destra francese non punta soltanto a rappresentare la protesta. Punta a governare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il binomio annunciato da Marine Le Pen — lei presidente della Repubblica, Bardella primo ministro — non è soltanto una scelta organizzativa. È il tentativo di unire la forza identitaria del marchio Le Pen con la capacità di Bardella di conquistare quella parte dell’elettorato conservatore che finora ha impedito all’estrema destra di superare l’ultimo ostacolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vera posta in gioco, però, non è la Francia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È l’Europa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una vittoria dell’estrema destra all’Eliseo cambierebbe profondamente gli equilibri dell’Unione. La Francia non è uno Stato membro qualsiasi: è una delle colonne sulle quali si regge il progetto europeo. È potenza nucleare, membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, protagonista imprescindibile della politica estera, della difesa e della governance economica europea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo motivo il 2027 potrebbe rappresentare per l’Europa ciò che il referendum sulla Brexit fu nel 2016: uno spartiacque storico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attenzione, però. Il progetto delle nuove destre europee non consiste più nell’abbandonare l’Unione. Quella stagione è finita. Oggi la strategia è assai più sofisticata: restare dentro le istituzioni europee per svuotarle progressivamente di forza politica, restituendo il primato assoluto agli Stati nazionali e bloccando ogni ulteriore avanzamento dell’integrazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una strategia che Viktor Orbán porta avanti da anni. È la stessa prospettiva nella quale si colloca il gruppo dei Patrioti per l’Europa, guidato proprio da Jordan Bardella.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La domanda che dovrebbe interrogare le forze europeiste non è come fermare Marine Le Pen.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vera domanda è perché milioni di cittadini europei continuino a considerare credibili forze che propongono il ritorno ai nazionalismi proprio mentre il mondo è dominato da giganti continentali come Stati Uniti, Cina e India.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Europa deve tornare a produrre risultati concreti: crescita economica, sicurezza, controllo comune delle migrazioni, innovazione tecnologica, autonomia energetica, difesa europea e riduzione delle disuguaglianze. Se non riuscirà a dimostrare che l’integrazione europea migliora realmente la vita delle persone, continuerà a lasciare spazio a chi promette soluzioni semplici a problemi complessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sfida del 2027, dunque, non riguarda soltanto il destino politico di Marine Le Pen.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Riguarda la capacità dell’Europa di convincere i propri cittadini che il futuro non si costruisce tornando indietro, ma andando finalmente avanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo le presidenziali francesi saranno molto più di un’elezione nazionale. Saranno un test decisivo sulla tenuta del progetto europeo e sulla credibilità dell’idea stessa di un’Europa unita, democratica e capace di agire come una vera potenza politica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/news/il-vero-rischio-francese-riguarda-l-europa/">Il vero rischio francese riguarda l’Europa</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.thewatcherpost.it/news/il-vero-rischio-francese-riguarda-l-europa/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’intelligenza artificiale: una ricchezza da condividere. La proposta di Bernie Sanders apre un dibattito che riguarda tutti</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/news/intelligenza-artificiale-proposta-bernie-sanders/</link>
					<comments>https://www.thewatcherpost.it/news/intelligenza-artificiale-proposta-bernie-sanders/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianni Pittella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jul 2026 20:06:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.thewatcherpost.it/?p=65793</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ogni grande rivoluzione tecnologica porta con sé una domanda inevitabile: chi raccoglierà i frutti del progresso?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/news/intelligenza-artificiale-proposta-bernie-sanders/">L’intelligenza artificiale: una ricchezza da condividere. La proposta di Bernie Sanders apre un dibattito che riguarda tutti</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L’intelligenza artificiale è destinata a cambiare il mondo con una velocità che non ha precedenti. Come la macchina a vapore, l’elettricità o Internet, essa sta ridefinendo il modo in cui lavoriamo, produciamo, comunichiamo e prendiamo decisioni. Ma ogni grande rivoluzione tecnologica porta con sé una domanda inevitabile: chi raccoglierà i frutti del progresso?</p>



<p class="wp-block-paragraph">È il tema posto con forza da Bernie Sanders, che propone di aprire una riflessione su come distribuire i benefici economici prodotti dall’intelligenza artificiale. La sua tesi parte da un presupposto semplice ma potente: i sistemi di IA non nascono dal nulla. Essi vengono addestrati utilizzando un immenso patrimonio collettivo fatto di libri, ricerche scientifiche, opere artistiche, dati, conoscenze ed esperienze costruite dall’intera umanità nel corso dei secoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Naturalmente nessuno può ignorare il ruolo decisivo svolto dalle grandi imprese tecnologiche. Sono loro ad aver investito centinaia di miliardi di dollari, assunto i migliori ricercatori e sviluppato modelli sempre più sofisticati. Senza questi investimenti, l’attuale accelerazione dell’innovazione non sarebbe stata possibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma è altrettanto vero che il valore generato dall’intelligenza artificiale deriva anche da un patrimonio di conoscenze che appartiene alla collettività. Ed è proprio da questa constatazione che Sanders trae una conclusione politica: se la ricchezza nasce anche grazie a un bene comune, allora almeno una parte dei suoi benefici dovrebbe ritornare alla comunità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rischio che egli denuncia è concreto. L’intelligenza artificiale promette un enorme aumento della produttività, ma potrebbe allo stesso tempo concentrare profitti, dati e potere economico nelle mani di un numero sempre più ristretto di grandi piattaforme tecnologiche. Se questo scenario dovesse realizzarsi senza adeguati correttivi, le disuguaglianze sociali potrebbero crescere ancora più rapidamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo Sanders richiama esperienze come il fondo sovrano dell’Alaska o quello della Norvegia, immaginando un “dividendo sociale” finanziato anche dai profitti generati dall’intelligenza artificiale. Le modalità possono essere diverse: trasferimenti diretti ai cittadini, investimenti nella sanità, nell’istruzione, nella ricerca o nel rafforzamento del welfare. Più che una proposta definitiva, è un invito ad aprire una discussione su come redistribuire una parte della ricchezza prodotta dalla nuova economia digitale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non si tratta, naturalmente, di frenare l’innovazione. Sarebbe un errore storico. L’obiettivo deve essere quello di accompagnarla con politiche pubbliche lungimiranti: formazione permanente dei lavoratori, riqualificazione professionale per chi rischia di essere sostituito dalle nuove tecnologie, sostegno alla ricerca, regole sulla concorrenza e una fiscalità internazionale capace di evitare che il valore creato sfugga completamente agli Stati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa prospettiva, l’Europa può giocare un ruolo decisivo. La sua tradizione sociale e democratica le consente di cercare un equilibrio tra libertà economica e giustizia sociale. Può promuovere una tassazione più equa dei grandi operatori digitali, sostenere la ricerca pubblica e destinare una parte delle nuove risorse ai servizi essenziali: sanità, istruzione, welfare e infrastrutture.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La storia insegna che ogni rivoluzione tecnologica produce vincitori e vinti. La buona politica non può impedire il cambiamento, ma ha il dovere di governarlo affinché il progresso tecnico diventi anche progresso sociale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’intelligenza artificiale non deve trasformarsi nell’ennesimo fattore di concentrazione della ricchezza e del potere. Deve invece rappresentare un’opportunità per costruire una società più dinamica, più prospera e anche più giusta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La proposta di Bernie Sanders ha il merito di porre una domanda destinata ad accompagnarci negli anni a venire: se l’intelligenza artificiale produrrà una ricchezza senza precedenti, possiamo davvero permetterci che essa rimanga appannaggio di pochi?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il futuro dell’IA non dipenderà soltanto dalla qualità degli algoritmi, ma anche dalla qualità delle scelte politiche che sapremo compiere. Perché il progresso non si misura esclusivamente dalla potenza delle macchine, ma dalla capacità delle donne e degli uomini di utilizzare quella potenza nell’interesse dell’intera comunità.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/news/intelligenza-artificiale-proposta-bernie-sanders/">L’intelligenza artificiale: una ricchezza da condividere. La proposta di Bernie Sanders apre un dibattito che riguarda tutti</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.thewatcherpost.it/news/intelligenza-artificiale-proposta-bernie-sanders/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gli impazziti anti-Musk e anti-Thiel sognano un “futuro” con le carrozze a cavallo?</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/news/musk-thiel-futuro-carrozze-a-cavallo/</link>
					<comments>https://www.thewatcherpost.it/news/musk-thiel-futuro-carrozze-a-cavallo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Capezzone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jul 2026 19:59:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.thewatcherpost.it/?p=65788</guid>

					<description><![CDATA[<p>Occorre guardare all’America di domani. Auspicabilmente (ma non è facile purtroppo) a una presidenza di Marco Rubio nel 2028.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/news/musk-thiel-futuro-carrozze-a-cavallo/">Gli impazziti anti-Musk e anti-Thiel sognano un “futuro” con le carrozze a cavallo?</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Occorre guardare all’America di domani. Auspicabilmente (ma non è facile purtroppo) a una presidenza di Marco Rubio nel 2028. E in ogni caso occorre dedicare più attenzione di quanto si sia fatto finora a Elon Musk, a Peter Thiel, agli altri campioni del big tech. Che qui in Italia &#8211; diciamocelo &#8211; non sono stati affatto accolti bene. Forse non è chiaro: le promesse dell’intelligenza artificiale sono spettacolari in ogni ambito (compresa la speranza di guarigione da malattie terribili), e una massa impressionante di investimenti globali è già incanalata lì. Tagliarcene fuori sarebbe da matti, a meno di pensare a un futuro italiano solo da “parco enogastronomico”. Un po’ poco per noi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/news/musk-thiel-futuro-carrozze-a-cavallo/">Gli impazziti anti-Musk e anti-Thiel sognano un “futuro” con le carrozze a cavallo?</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.thewatcherpost.it/news/musk-thiel-futuro-carrozze-a-cavallo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La Nato si salva (forse) a Hormuz. Ma occorre collaborazione europea. Altrimenti Trump…</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/news/la-nato-si-salva-forse-a-hormuz-ma-occorre-collaborazione-europea-altrimenti-trump/</link>
					<comments>https://www.thewatcherpost.it/news/la-nato-si-salva-forse-a-hormuz-ma-occorre-collaborazione-europea-altrimenti-trump/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele Capezzone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 15:56:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[nato]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.thewatcherpost.it/?p=65558</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dal caso Rutte alle tensioni nella NATO: il vertice del 7 luglio sarà decisivo tra Trump, Meloni, crisi nello Stretto di Hormuz e sicurezza europea.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/news/la-nato-si-salva-forse-a-hormuz-ma-occorre-collaborazione-europea-altrimenti-trump/">La Nato si salva (forse) a Hormuz. Ma occorre collaborazione europea. Altrimenti Trump…</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">In questi giorni il segretario generale della NATO Mark Rutte è stato piuttosto maltrattato dai giornali italiani. Forse troppo, anche se pure lui ci ha messo del suo combinando un pasticcio comunicativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Della sinistra non è nemmeno il caso di parlare: qualche giorno fa, dopo le primissime dichiarazioni di Rutte a Fox News, i compagni in Parlamento e quelli nelle redazioni sono scattati come molle, dando la sensazione di preferire l’idea di offrire basi e supporto logistico agli ayatollah iraniani e ai loro missili balistici anziché agli americani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Scherzo amaramente, ma è amara la situazione. Da Bonelli a Conte, per citare solo due “campioni”, è stata offerta un’ennesima prova di irresponsabilità, di leggerezza, di mancanza di prudenza e di spirito repubblicano. E pur smentiti due volte (prima da Crosetto e poi dalla stessa NATO), sono andati avanti imperterriti con loro spettacolino di propaganda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pure sul lato destro, tuttavia, tra politica e media, si sarebbe potuto fare meglio. Rutte è stato indubbiamente maldestro, e la sua prima dichiarazione si prestava a equivoci che era doveroso chiarire da parte di Palazzo Chigi e Ministero della Difesa, come infatti è avvenuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E tuttavia l’intenzione del segretario generale dell’Alleanza era &#8211; a me pare &#8211; quella di ricucire con Trump, di rendere chiaro che gli europei (Italia in testa) una prima forma di collaborazione sul dossier iraniano l’avevano offerta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E questo ci porta al tema che su Il Tempo ho posto dall’inizio della scorsa settimana: l’estrema delicatezza del vertice NATO in Turchia programmato per il 7 luglio prossimo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parliamoci chiaro: se Trump va lì per chiedere ai partner europei un impegno maggiore, fa bene; ma se invece parte con l’intenzione di far saltare il banco, e magari perfino di disimpegnarsi lui dall’Alleanza, rischia di contribuire a un evento catastrofico, cioè l’implosione della NATO, con tanti festeggiamenti a Pechino, a cui non pare vero che l’Alleanza Atlantica possa andare in pezzi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E allora cosa possono fare Meloni, Rutte e le altre persone assennate che stanno a quel tavolo? Garantire un vero aiuto dei paesi europei nello sbloccare Hormuz, nel garantire il principio di libera navigazione, nell’impedire assolutamente che l’Iran possa inventarsi e poi vantare un “pedaggio”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A ben vedere, davanti a un Trump che arriverà furioso e desideroso di “processare” un po’ tutti, l’opzione più saggia è proprio quella di “sminare” Hormuz. Farlo materialmente: per un verso potenziando l’operazione di sminamento fisico, e per altro verso &#8211; come dicevo &#8211; difendendo il principio della libera circolazione delle navi. E farlo anche politicamente: mostrando a Trump che l’America non è sola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se poi anche lui desse una mano, avendo il buon senso di non riservare caldi elogi ai dittatori e sonori schiaffi agli alleati, sarebbe tutto più facile. Ma viviamo tempi complicati, amici lettori.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/news/la-nato-si-salva-forse-a-hormuz-ma-occorre-collaborazione-europea-altrimenti-trump/">La Nato si salva (forse) a Hormuz. Ma occorre collaborazione europea. Altrimenti Trump…</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.thewatcherpost.it/news/la-nato-si-salva-forse-a-hormuz-ma-occorre-collaborazione-europea-altrimenti-trump/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Bilancio europeo: una guerra al ribasso mentre il tempo chiede coraggio</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/lavoro/bilancio-europeo-guerra-ribasso/</link>
					<comments>https://www.thewatcherpost.it/lavoro/bilancio-europeo-guerra-ribasso/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianni Pittella]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 10:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.thewatcherpost.it/?p=65029</guid>

					<description><![CDATA[<p>La battaglia che si è aperta sul bilancio europeo 2028-2034 rischia di diventare una guerra civile tra Stati membri. Ma il punto vero è un altro: è una guerra al ribasso.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/lavoro/bilancio-europeo-guerra-ribasso/">Bilancio europeo: una guerra al ribasso mentre il tempo chiede coraggio</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La battaglia che si è aperta sul bilancio europeo 2028-2034 rischia di diventare una guerra civile tra Stati membri. Ma il punto vero è un altro: è una guerra al ribasso. Una disputa miope su qualche decimale, mentre la storia ha cambiato passo e chiede all’Europa una visione radicalmente più ambiziosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I cosiddetti Paesi “frugali” chiedono tagli. Gli “amici della coesione” difendono agricoltura e politiche territoriali. Ognuno presidia il proprio campo, il proprio interesse, la propria rendita politica nazionale. Ma nessuno sembra voler riconoscere la verità essenziale: un bilancio europeo che resta poco sopra l’1 per cento del reddito nazionale lordo dei Paesi membri non può reggere le sfide del tempo nuovo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è questo ciò che indicava Mario Draghi nel suo Rapporto sulla competitività. Draghi parlava di 800-1000 miliardi di investimenti aggiuntivi ogni anno, anche attraverso strumenti comuni di debito, Eurobond europei, per sostenere transizione digitale, energia, difesa, industria, ricerca, innovazione. Non in sette anni: ogni anno. È questa la scala della sfidoa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Discutere oggi se togliere o aggiungere lo 0,1 per cento è quasi surreale. L’Europa proclama di voler essere potenza geopolitica, ma non si dà gli strumenti finanziari per esserlo. Promette sicurezza, ma taglia sulle nuove priorità. Invoca competitività, ma non investe abbastanza in ricerca, tecnologie, industria, formazione. Dice di voler proteggere i cittadini, ma rischia di mettere in concorrenza coesione sociale e difesa comune, agricoltura e innovazione, welfare e sicurezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un errore grave. Le politiche tradizionali non vanno abbandonate: coesione e agricoltura restano pilastri dell’Europa reale, soprattutto per i territori più fragili. Ma non possono essere contrapposte alle nuove missioni europee. Il tempo nuovo impone di fare entrambe le cose: difendere il modello sociale europeo e costruire una sovranità industriale, tecnologica, energetica e militare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Recentemente hanno scritto in modo efficace Marco Buti e George Papaconstantinou sul Mattinale Europeo &#8221; In un’era di intensa competizione globale e di frammentazione delle catene di approvvigionamento, i finanziamenti devono essere messi in comune e indirizzati verso priorità a livello europeo — a partire dalla difesa e dalla competitività — che nessuno Stato membro singolo può finanziare in modo sufficiente o efficiente da solo. In secondo luogo, la flessibilità per rispondere agli shock. Il bilancio dell’Ue deve disporre di strumenti permanenti e integrati che gli consentano di dispiegare risorse rapidamente quando si verifica una crisi, senza richiedere mesi di ingegneria giuridica o la creazione di fondi paralleli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Serve dunque un bilancio molto più ampio, non una contabilità difensiva. Serve il coraggio di dire che l’Europa non può finanziare obiettivi da grande potenza con risorse da piccola amministrazione. Serve una capacità fiscale comune, servono nuove risorse proprie, serve debito comune europeo per investimenti comuni europei.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vera frattura non è tra frugali e amici della coesione. La vera frattura è tra chi ha capito che il mondo è cambiato e chi continua a negoziare come se fossimo ancora nel secolo scorso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un’Europa più sicura, più competitiva, più giusta e più solidale non nascerà da un bilancio ridotto all’osso. Nascerà solo se i leader europei avranno il coraggio di spiegare ai cittadini che investire insieme costa meno che restare divisi, deboli e dipendenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La guerra sul bilancio, così com’è impostata, è una guerra povera. E l’Europa non può permettersi di essere povera di ambizione proprio nel momento in cui la storia le chiede di diventare adulta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/lavoro/bilancio-europeo-guerra-ribasso/">Bilancio europeo: una guerra al ribasso mentre il tempo chiede coraggio</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.thewatcherpost.it/lavoro/bilancio-europeo-guerra-ribasso/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
