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	<title>Articoli di Redazione, autore presso The Watcher Post</title>
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	<description>Testata giornalistica online di analisi politica ed economica</description>
	<lastBuildDate>Sun, 02 Aug 2026 08:30:37 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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		<title>Scenario sull&#8217;anno della verità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Aug 2026 08:30:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E’ banale dire che sia stato un anno intenso, forse perché lo sono tutti, nel quale abbiamo provato a leggere la politica più attraverso le tendenze che...</p>
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<p class="wp-block-paragraph">E&#8217; banale dire che sia stato un anno intenso,&nbsp;forse perché lo sono tutti,&nbsp;nel quale abbiamo provato a leggere la politica più attraverso le tendenze che attraverso i singoli episodi.&nbsp;<br>E proprio perché&nbsp;questo è l&#8217;ultimo&nbsp;prima della pausa, ci concediamo un esercizio che è insieme difficile e divertente: provare a capire cosa accadrà nell&#8217;ultimo anno pieno della XIX Legislatura.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La vera partita non sono le elezioni, ma il Quirinale</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La convinzione da cui partiamo è semplice&nbsp;e l&#8217;abbiamo scritta più volte: la vera posta in palio delle elezioni politiche del 2027 non sarà Palazzo Chigi.&nbsp;Sarà il Quirinale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;elezione del prossimo Presidente della Repubblica, prevista nel&nbsp;gennaio&nbsp;2029, rappresenta la vera stella polare della politica italiana. Tutto ciò che avverrà nei prossimi mesi verrà letto attraverso quella lente.&nbsp;<br>Per questo motivo la legge elettorale assume un&#8217;importanza enorme.&nbsp;Se dovesse davvero entrare in vigore lo Stabilicum, il premio di maggioranza renderebbe molto probabile l&#8217;individuazione di un vincitore chiaro. Non abbastanza forte da eleggere da solo il Capo dello Stato, ma certamente abbastanza forte da svolgere il ruolo di proponente, di kingmaker, di soggetto intorno al quale costruire la futura maggioranza quirinalizia.&nbsp;Ed è qui che il quadro cambia completamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per la prima volta nella storia repubblicana il centrodestra avrebbe una concreta possibilità di indicare un Presidente della Repubblica politicamente riconducibile alla propria area culturale. Dal 1993, dall&#8217;elezione di Oscar Luigi Scalfaro in avanti, il ruolo di &#8220;grande elettore&#8221; è stato sostanzialmente esercitato dall&#8217;area progressista e dal Partito Democratico nelle sue varie incarnazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una vittoria netta del centrodestra cambierebbe questo equilibrio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ma davvero tutti vogliono un vincitore?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è proprio qui che iniziano i dubbi.&nbsp;Davvero tutti gli attori del sistema hanno interesse ad una legge elettorale che produca un vincitore certo?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Davvero tutto quel mondo fatto di alte amministrazioni, istituzioni, corpi intermedi, apparati dello Stato e grandi centri di influenza preferisce una competizione nella quale qualcuno possa davvero conquistare una posizione dominante?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oppure la fisiologia della Repubblica italiana continua a preferire il pareggio, la mediazione permanente, la conservazione degli equilibri?&nbsp;È una domanda che ci accompagnerà nei prossimi mesi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è anche il motivo per cui continuiamo a ritenere improbabile che si arrivi alle elezioni con una legge fortemente maggioritaria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Potrebbe essere lo stesso centrodestra a riconsiderarne la convenienza. Oppure potrebbero intervenire altri fattori istituzionali lungo il percorso parlamentare o costituzionale. In ogni caso, lo scenario che continuiamo a considerare più probabile è quello di un ritorno, in forme più o meno simili, a un sistema capace di produrre un risultato molto più aperto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insomma: non ci sorprenderemmo se, alla fine, il Rosatellum si rivelasse molto meno morto di quanto oggi appaia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il pareggio favorisce sempre qualcuno</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto è che il pareggio, in politica, non è mai davvero neutrale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se il centrosinistra dovesse vincere nettamente le elezioni, avrebbe naturalmente il diritto politico di guidare anche la partita del Quirinale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma se invece il risultato fosse incerto?&nbsp;Qui la storia della Seconda Repubblica offre una risposta abbastanza chiara.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nei momenti di equilibrio il Partito Democratico ha quasi sempre dimostrato una maggiore capacità di costruire convergenze istituzionali. Più figure autorevoli, più relazioni consolidate nei corpi dello Stato, nella magistratura, nelle grandi amministrazioni, nel sistema delle autonomie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo motivo, paradossalmente&nbsp;(cit.), il centrosinistra dispone di due risultati utili su tre: vincere oppure pareggiare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il centrodestra, invece, per cambiare davvero gli equilibri della Repubblica avrebbe probabilmente bisogno di una vittoria netta.&nbsp;Ed è proprio questa la difficoltà maggiore.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il fattore Generalissimo</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Come se tutto questo non bastasse, il quadro si complica ulteriormente con la crescita, finora quasi esclusivamente virtuale, del Generalissimo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo già scritto come questo fenomeno sembri alimentarsi soprattutto della continua attenzione ricevuta dagli avversari e, non casualmente, del contributo fornito dal suo più efficace promotore mediatico: Matteo Renzi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema, tuttavia, non è tanto il suo consenso.&nbsp;È la sua collocazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se dovesse entrare nella coalizione di centrodestra, rischierebbe di renderla molto più problematica nei rapporti con gli alleati europei e con quell&#8217;elettorato moderato che Giorgia Meloni ha faticosamente conquistato in questi anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se invece corresse da solo, potrebbe produrre un effetto forse ancora più rilevante.&nbsp;La storia offre un precedente molto preciso&nbsp;che già abbiamo già citato sabato scorso: il 1996. La divisione tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi costò al centrodestra decine di collegi uninominali e, con essi, la vittoria delle elezioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi il rischio potrebbe riproporsi in forme diverse ma con effetti simili.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E quindi? Usare bene l&#8217;ultimo anno</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per Giorgia Meloni si apre dunque probabilmente l&#8217;anno più difficile della legislatura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La politica estera, che per quattro anni ha rappresentato il principale moltiplicatore del suo consenso, difficilmente potrà continuare a produrre gli stessi dividendi. Trump resta imprevedibile, l&#8217;Europa torna centrale, i margini di iniziativa internazionale si restringono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Resta quindi soprattutto la politica interna.&nbsp;Servirà una spinta molto forte. Ma davvero molto forte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché&nbsp;,&nbsp;se davvero si voterà con una legge elettorale non troppo diversa da quella attuale,&nbsp;vincere diventerà molto più complicato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E perdere significherebbe molto più che lasciare Palazzo Chigi.&nbsp;Significherebbe probabilmente rinunciare all&#8217;occasione storica di partecipare, da protagonisti, all&#8217;elezione del prossimo Presidente della Repubblica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È questa, in fondo, la partita che vale davvero la pena seguire.&nbsp;Le altre, almeno fino a settembre, possono aspettare.</p>
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		<title>L&#8217;Europa alla sfida dell&#8217;AI: via alla corsa per sette Gigafactory da oltre 30 miliardi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 10:08:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Top News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Bruxelles prova a ritagliarsi uno spazio autonomo. La Commissione europea ha aperto la gara per realizzare fino a sette AI Gigafactories.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Accelerare la corsa all’intelligenza artificiale come leva strategica della competizione globale. Farlo presto, farlo bene, investendo in risorse, capacità &#8211; non solo computazionale &#8211; e collaborazione tecnologica. È in questo contesto che Bruxelles prova a ritagliarsi uno spazio autonomo. La Commissione europea ha aperto la gara per realizzare fino a sette AI Gigafactories, una rete di infrastrutture di supercalcolo che punta a rafforzare la sovranità tecnologica del continente e a mobilitare oltre 30 miliardi di euro tra fondi pubblici e investimenti privati. La mossa europea si concretizza mentre il dibattito internazionale si concentra sempre più sul controllo della capacità di calcolo, considerata ormai la materia prima dell&#8217;intelligenza artificiale. Anche da parte dei grandi protagonisti del settore si moltiplicano gli appelli a rendere l&#8217;AI una risorsa diffusa e accessibile, non confinata a pochi.&nbsp; Se negli Stati Uniti il confronto ruota attorno alla necessità di mantenere il vantaggio competitivo sulla Cina e di democratizzare l&#8217;accesso ai modelli più avanzati, Pechino continua a costruire un ecosistema integrato fatto di chip, data center e piattaforme nazionali. L&#8217;Europa sceglie oggi una terza via: creare un&#8217;infrastruttura comune che permetta alle imprese, ai centri di ricerca e alle startup di sviluppare modelli di frontiera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La call, pubblicata nell&#8217;ambito dell&#8217;iniziativa InvestAI e gestita attraverso EuroHPC, mette sul tavolo 10 miliardi di euro di risorse pubbliche con l&#8217;obiettivo di attrarre almeno altri 20 miliardi di capitali privati. L&#8217;interesse degli Stati membri ha convinto Bruxelles ad ampliare il progetto iniziale, passando da cinque a sette gigafactory. Le candidature resteranno aperte fino al 12 novembre, mentre l&#8217;assegnazione è prevista nei primi mesi del 2027. Le AI Gigafactories saranno molto più di semplici data center. Ogni struttura dovrà integrare decine di migliaia di processori di ultima generazione, sistemi cloud, reti ad alta velocità e software dedicati all&#8217;addestramento dei modelli di intelligenza artificiale. L&#8217;obiettivo dichiarato è superare la soglia dei 100 mila acceleratori per sito, una capacità circa quattro volte superiore a quella delle attuali AI Factory europee. Una volta operative, le nuove infrastrutture andranno ad affiancare le 19 AI Factory già distribuite nel continente, aumentando in modo significativo la potenza di calcolo disponibile per l&#8217;ecosistema europeo. La Commissione punta a coinvolgere consorzi composti da fornitori di tecnologia, operatori cloud, investitori e soggetti pubblici. Tra i primi partner industriali figurano anche produttori di semiconduttori che hanno già sottoscritto lettere d&#8217;intenti per sostenere i futuri progetti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La partita, tuttavia, non riguarda soltanto la disponibilità di potenza di calcolo. Bruxelles vuole evitare che l&#8217;Europa rimanga un semplice mercato di consumo dell&#8217;intelligenza artificiale. Le Gigafactories dovranno infatti consentire a startup, università, centri di ricerca e imprese industriali di accedere a infrastrutture abbassando la barriera d&#8217;ingresso nello sviluppo dei modelli più avanzati. Resta però aperta la sfida più complessa. L&#8217;Europa continua a dipendere in larga misura da tecnologie e componenti prodotti fuori dai propri confini, a partire dai chip più avanzati, e deve fare i conti con costi energetici sensibilmente superiori rispetto a Stati Uniti e Cina. La costruzione delle Gigafactories rappresenta quindi un investimento infrastrutturale, ma anche una scommessa politica: dimostrare che è possibile coniugare competitività, autonomia strategica e un modello di intelligenza artificiale aperto, sicuro e accessibile. In un momento in cui la competizione globale si misura sempre più sulla disponibilità di calcolo, la vera posta in gioco non è soltanto costruire i computer più potenti, ma decidere chi potrà utilizzarli. Ed è proprio su questo terreno che l&#8217;Europa prova a rilanciare la propria idea di un&#8217;intelligenza artificiale per tutti, fondata su infrastrutture condivise e regole comuni. La sfida è audace e già avviata. Come ogni grande impresa, azione, visione, metodo e cooperazione tra Stati ne caratterizzeranno il traguardo: il futuro della tecnologia europea.</p>
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		<title>Tra Roma e Dublino si rafforzano le filiere, gli investimenti e la cooperazione industriale. La strategia di Valentini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 11:33:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Top News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(Articolo pubblicato su L’Economista, inserto de Il Riformista) Il memorandum firmato a Roma tra il sistema camerale italiano all’estero e la rappresentanza dell’industria irlandese segna...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/top-news/tra-roma-e-dublino-si-rafforzano-le-filiere-gli-investimenti-e-la-cooperazione-industriale-la-strategia-di-valentini/">Tra Roma e Dublino si rafforzano le filiere, gli investimenti e la cooperazione industriale. La strategia di Valentini</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il memorandum firmato a Roma tra il sistema camerale italiano all’estero e la rappresentanza dell’industria irlandese segna un passaggio che va oltre il valore formale dell’intesa. È il risultato di un lavoro avviato mesi fa dal viceministro delle Imprese e del Made in Italy Valentino Valentini, che già nel marzo 2025, durante una missione a Dublino, aveva posto le basi politiche e operative per costruire un rapporto più strutturato tra i due sistemi produttivi. L’obiettivo è trasformare una relazione economica già solida in una piattaforma stabile di collaborazione, capace di sostenere le imprese nei mercati europei e internazionali e di creare nuove occasioni per il Made in Italy. «Abbiamo costruito un ponte formale», ha spiegato Valentini, indicando nella rete delle Camere di Commercio italiane all’estero, presente in 64 Paesi, uno strumento decisivo per accompagnare le aziende e facilitare connessioni commerciali, industriali e istituzionali. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto centrale dell’accordo è proprio questo: rafforzare la capacità di produrre e commerciare sia all’interno sia fuori dall’Unione europea, mettere in relazione competenze produttive, capacità di esportazione e reti di impresa, in una fase in cui la competitività europea dipende sempre più dalla possibilità di aggregare filiere, investimenti e tecnologie. Irlanda e Italia partono da strutture economiche differenti, ma proprio per questo potenzialmente complementari. Il memorandum prova a saldare queste due dimensioni, aprendo uno spazio di cooperazione che, nelle intenzioni del viceministro, dovrà essere riempito da progetti concreti. Valentini individua innanzitutto nelle infrastrutture uno dei terreni più promettenti. L’Irlanda ha bisogno di rafforzare collegamenti, reti e capacità logistiche, mentre le imprese italiane possono offrire esperienza nella progettazione, nella costruzione e nella gestione di opere complesse. Un secondo asse riguarda le energie rinnovabili, settore nel quale la domanda irlandese può incontrare tecnologie, fornitori e competenze sviluppate dal sistema industriale italiano. La collaborazione può estendersi anche alla sanità, al benessere e ai servizi legati all’invecchiamento della popolazione. «Dobbiamo aggiungere anni alla vita e vita agli anni», ha sottolineato il viceministro, richiamando il patrimonio di conoscenze che i due Paesi possono mettere in comune nella cura e nell’assistenza di lungo periodo. Ma la dimensione più strategica è forse quella delle infrastrutture digitali. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Irlanda si trova al centro di una rete di cavi sottomarini essenziale per il traffico dei dati e per il funzionamento della nuova economia. L’Italia, secondo Valentini, può contribuire non soltanto alla loro installazione, ma anche alla protezione di queste infrastrutture critiche. È un ambito in cui politica industriale, sicurezza economica e autonomia strategica europea si sovrappongono. La presidenza irlandese del Consiglio dell’Unione europea può offrire una cornice favorevole, ma per Valentini rappresenta soprattutto un punto di partenza. La scommessa è rendere stabile il dialogo tra Roma e Dublino, trasformando il memorandum in un moltiplicatore di investimenti, scambi e collaborazioni industriali. Dopo mesi di lavoro diplomatico ed economico, la firma apre dunque una fase nuova: non un’intesa celebrativa, ma un’infrastruttura di relazioni destinata a misurarsi sulla capacità di generare opportunità concrete per le imprese dei due Paesi.</p>
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		<title>Campo largo, nuove tensioni: Kiev divide M5S e PD</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/politica/pd-m5s-ucraina-scontro-politica-estera/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2026 15:39:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le parole di Elly Schlein sul sostegno all'Ucraina riaprono le distanze con il M5S. Conte insiste su negoziato, stop al riarmo e nuova linea europea.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La guerra in Ucraina torna a mettere sotto pressione gli equilibri del campo largo. Le ultime dichiarazioni della segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, hanno infatti riacceso le divergenze con il Movimento 5 Stelle, riportando al centro del dibattito le differenti visioni sulla politica estera e sul sostegno a Kiev.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intervistata dal <em>Foglio</em>, Schlein ha ribadito la posizione del Pd, rivendicando il sostegno all&#8217;Ucraina fin dall&#8217;inizio del conflitto. «Abbiamo votato convintamente per aiutare l&#8217;Ucraina a difendersi con tutti i mezzi a disposizione» e il Partito democratico «continuerà come ha sempre fatto», ha dichiarato. Parole che hanno raccolto il consenso dell&#8217;area riformista del partito, ma che hanno provocato una pronta replica da parte dei pentastellati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A rispondere è stato il vicepresidente del Movimento 5 Stelle, Stefano Patuanelli, che ha invocato un cambio di strategia dopo oltre quattro anni di guerra. «Noi abbiamo un&#8217;idea molto chiara: Einstein diceva che la stupidità è rifare sempre le stesse cose sperando di avere un risultato diverso. Credo che serva, dopo quattro anni e mezzo di guerra e nessun risultato, un elemento di discontinuità», ha affermato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La posizione del Movimento, spiegano fonti interne, resta invariata. Giuseppe Conte sarebbe determinato a mantenere la linea seguita finora e, in caso di un futuro ingresso al governo, punterebbe a imprimere una svolta alla politica estera italiana ed europea. Tra gli obiettivi indicati figurano il rilancio di un&#8217;iniziativa negoziale sul conflitto in Ucraina, una ferma condanna del governo israeliano guidato da Benjamin Netanyahu e il pieno riconoscimento dei diritti del popolo palestinese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto a questi temi resta centrale l&#8217;opposizione al riarmo europeo. Secondo le stesse fonti, un eventuale coinvolgimento del Movimento in una futura maggioranza avrebbe senso solo se accompagnato da un cambio di indirizzo rispetto alle politiche adottate negli ultimi anni. L&#8217;obiettivo, sostengono, sarebbe rafforzare il ruolo della diplomazia europea, interrompere quella che definiscono una «escalation militare» e promuovere un assetto internazionale multipolare. Una posizione che, precisano, non implica alcuna «acquiescenza nei confronti di Putin».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le dichiarazioni di Schlein, dunque, non sembrano aver modificato l&#8217;impostazione del Movimento 5 Stelle, che continua a considerare la politica estera uno dei principali elementi distintivi della propria azione politica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;attenzione dei pentastellati sul dossier internazionale si è riflessa anche nell&#8217;attività parlamentare. Nei giorni scorsi Conte ha partecipato ai lavori della Commissione alla Camera durante l&#8217;audizione dei ministri Guido Crosetto e Antonio Tajani sul recente vertice Nato, mentre il Movimento ha utilizzato il question time per chiedere chiarimenti al ministro dell&#8217;Economia Giancarlo Giorgetti sul programma europeo Safe.</p>
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		<title>Nuove banconote in euro, chi sono i personaggi in lizza</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/top-news/nuove-banconote-euro-voto-bce-design/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2026 15:22:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Top News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Bce apre il sondaggio per scegliere il nuovo design delle banconote in euro. In gara due temi, cultura europea e natura, con sei tagli da 5 a 200 euro.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La Banca centrale europea ha aperto al pubblico la scelta del futuro volto delle banconote in euro. Fino al 21 settembre i cittadini possono partecipare a un sondaggio online per esprimere la propria preferenza tra due filoni grafici e dieci proposte complessive, contribuendo così al processo di rinnovamento della valuta comune.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le alternative in campo sono due. La prima, intitolata <strong>&#8220;Cultura europea&#8221;</strong>, celebra luoghi simbolo della condivisione del sapere e della creatività, come scuole, biblioteche, teatri, musei e piazze, affiancandoli a sei personalità che hanno lasciato un segno nella storia culturale del continente. La seconda, <strong>&#8220;Fiumi e uccelli&#8221;</strong>, racconta invece la biodiversità europea attraverso il percorso di un corso d&#8217;acqua, dalla montagna fino al mare, associando a ogni ambiente naturale una diversa specie di uccello. Sul retro delle banconote, in questo caso, trovano spazio alcune delle principali istituzioni dell&#8217;Unione europea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il taglio da <strong>5 euro</strong>, la proposta culturale rende omaggio alle arti dello spettacolo con <strong>Maria Callas</strong>, mentre quella naturalistica raffigura il <strong>picchio muraiolo</strong>, specie tipica delle aree montane. Sul retro compare il Parlamento europeo di Strasburgo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La banconota da <strong>10 euro</strong> propone <strong>Ludwig van Beethoven</strong> come simbolo della musica europea. L&#8217;alternativa naturalistica è dedicata al <strong>martin pescatore</strong>, mentre sul retro è rappresentato il palazzo Berlaymont di Bruxelles, sede della Commissione europea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul taglio da <strong>20 euro</strong> trova spazio <strong>Marie Skłodowska Curie</strong>, unica persona ad aver ricevuto due Premi Nobel in discipline scientifiche diverse, mentre la versione dedicata alla natura raffigura una colonia di <strong>gruccioni</strong> lungo il corso di un fiume. Sul retro compare la sede della Banca centrale europea a Francoforte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per i <strong>50 euro</strong> è stato scelto <strong>Miguel de Cervantes</strong>, autore del <em>Don Chisciotte</em>, mentre la proposta naturalistica è dedicata alla <strong>cicogna bianca</strong>. Sul retro è raffigurata la Corte di giustizia dell&#8217;Unione europea, con sede in Lussemburgo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La banconota da <strong>100 euro</strong> celebra <strong>Leonardo da Vinci</strong>, simbolo dell&#8217;incontro tra arte e scienza, mentre la versione ispirata alla natura raffigura l&#8217;<strong>avocetta</strong> nelle zone umide costiere. Sul retro compare Palazzo Europa, sede del Consiglio europeo e del Consiglio dell&#8217;Unione europea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, il taglio da <strong>200 euro</strong> rende omaggio alla scrittrice e premio Nobel per la Pace <strong>Bertha von Suttner</strong>, mentre la proposta naturalistica raffigura la <strong>sula bassana</strong>, grande uccello marino che conclude idealmente il viaggio del fiume fino all&#8217;oceano. Sul retro è rappresentata la Corte dei conti europea, anch&#8217;essa con sede in Lussemburgo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al termine della consultazione pubblica, il Consiglio direttivo della Bce analizzerà i risultati del sondaggio prima di selezionare il progetto definitivo. Le nuove banconote entreranno successivamente nella fase di sviluppo tecnico e produzione, con l&#8217;obiettivo di rinnovare l&#8217;aspetto dell&#8217;euro mantenendo al tempo stesso elementi facilmente riconoscibili dai cittadini europei.</p>
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		<title>Tax gap, l&#8217;evasione dell&#8217;Imu supera quella dell&#8217;Iva: il paradosso che pesa sui conti dei Comuni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2026 15:06:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il tax gap dell'Imu resta superiore a quello dell'Iva. Nel 2023 il mancato gettito ha raggiunto 4,9 miliardi di euro, con un'evasione del 20,8%.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Quando si parla di evasione fiscale l&#8217;attenzione si concentra quasi sempre sull&#8217;Iva o sulle imposte sui redditi. Eppure è un&#8217;altra tassa a registrare oggi uno dei divari più elevati tra quanto dovrebbe essere incassato e quanto effettivamente finisce nelle casse pubbliche. Si tratta dell&#8217;Imu, l&#8217;imposta comunale sugli immobili, il cui livello di evasione continua a superare quello dell&#8217;Iva nonostante riguardi beni facilmente identificabili e censiti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2023 il tax gap dell&#8217;Imu-Tasi, cioè la differenza tra il gettito teoricamente dovuto e quello effettivamente riscosso dai Comuni, ha raggiunto i <strong>4,9 miliardi di euro</strong>. La propensione al gap, che misura il mancato incasso rispetto al gettito potenziale, si è attestata al <strong>20,8%</strong>, un dato che evidenzia come oltre un quinto dell&#8217;imposta dovuta non venga versato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il risultato appare ancora più significativo se confrontato con quello dell&#8217;Iva. L&#8217;imposta sui consumi, applicata ogni giorno su milioni di transazioni commerciali, potrebbe sembrare più esposta al rischio di evasione rispetto a un tributo che grava su immobili registrati e localizzati. I dati del Ministero dell&#8217;Economia mostrano invece una dinamica diversa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra il 2016 e il 2023 la propensione all&#8217;evasione dell&#8217;Iva è diminuita in modo significativo, passando dal <strong>26,2% al 19,7%</strong>. Nello stesso periodo quella dell&#8217;Imu-Tasi è scesa soltanto dal <strong>23,7% al 20,8%</strong>, mantenendosi dal 2019 stabilmente al di sopra del livello registrato per l&#8217;imposta sul valore aggiunto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla base della riduzione del tax gap dell&#8217;Iva vi è il progressivo rafforzamento degli strumenti di controllo e tracciabilità. Negli ultimi anni sono entrati a regime lo <strong>split payment</strong>, la <strong>fatturazione elettronica obbligatoria</strong>, estesa alle operazioni tra privati dal 2019, e la crescente diffusione dei pagamenti digitali, accelerata durante la pandemia. Dal 2026 si è aggiunto inoltre l&#8217;obbligo di collegare Pos e registratori telematici, consentendo un confronto automatico tra gli incassi elettronici e i corrispettivi dichiarati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Diversa è invece la situazione per l&#8217;Imu. Il pagamento dell&#8217;imposta continua a dipendere in larga misura dall&#8217;iniziativa del contribuente e dall&#8217;attività di accertamento svolta dai Comuni, che si basa sull&#8217;incrocio di banche dati catastali, anagrafiche e tributarie non sempre pienamente integrate. Una caratteristica che rende più complesso individuare tempestivamente i mancati versamenti e contribuisce a mantenere elevato il tax gap.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il confronto tra i due tributi evidenzia così come la digitalizzazione dei pagamenti e degli adempimenti fiscali abbia inciso in maniera significativa sul contrasto all&#8217;evasione dell&#8217;Iva, mentre sul fronte dell&#8217;Imu resta ancora un ampio margine di miglioramento nella capacità di controllo e riscossione da parte delle amministrazioni locali.</p>
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		<title>Vannacci e sicurezza, due indici del sentiment di fine legislatura</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/news/vannacci-e-sicurezza-due-indici-del-sentiment-di-fine-legislatura/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jul 2026 10:23:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Smash]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando si torna a parlare di sicurezza è segno che la legislatura volge al termine. E nel dibattito domina Vannacci.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Se c&#8217;è un indicatore che permette di capire quando una&nbsp;Legislatura è entrata davvero nell&#8217;ultimo miglio, quello è il ritorno della sicurezza al centro dell&#8217;agenda politica.&nbsp;<br>Non che il tema sia mai uscito dal dibattito, ma nelle ultime settimane il Governo Meloni ha scelto chiaramente di riportarlo al centro della propria azione,&nbsp;commentando in maniera diffusa la condanna del gioielliere Mario Roggero, con annessa richiesta di grazia al Presidente Mattarella, e&nbsp;accelerando su una serie di misure che i giornali hanno già ribattezzato&nbsp;&#8220;Legge anti-maranza&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;obiettivo è piuttosto evidente. Dopo alcune settimane complicate,&nbsp;dalla bocciatura&nbsp;con voto segreto&nbsp;dell&#8217;emendamento sulle preferenze fino a una percezione di difficoltà nella gestione dell&#8217;agenda politica,&nbsp;Palazzo Chigi ha deciso di tornare su uno dei terreni che storicamente producono il maggiore consenso per il centrodestra: ordine pubblico, legalità, controllo del territorio, contrasto alla microcriminalità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una scelta comprensibile. Ma è anche il sintomo di una campagna elettorale che, pur mancando ancora oltre un anno al voto, è ormai iniziata. Questo perché, e ci duole doverne di nuovo parlare, il vero convitato di pietra di questa fase politica non siede né a Palazzo Chigi né a Montecitorio. È il Generalissimo. Nel giro di pochi mesi il suo movimento è passato da curiosità politica a variabile strutturale del sistema. Prima avrebbe superato nei sondaggi la Lega, poi Alleanza Verdi-Sinistra, il tutto senza aver mai partecipato a un&#8217;elezione, senza aver presentato un programma di governo e senza aver nemmeno iniziato a costruire una classe dirigente riconoscibile. <br>Aspettiamo naturalmente di vedere anche quella, sperando che il criterio di selezione produca risultati migliori rispetto a quanto fatto finora&#8230;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dato più interessante, tuttavia, non è tanto il consenso diretto quanto l&#8217;influenza indiretta. Perché oggi il Generalissimo pesa probabilmente più nelle decisioni del centrodestra di quanto pesi realmente nei sondaggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è qui che emerge un&#8217;altra curiosità politica. Se dovessimo individuare il suo vero spin doctor, difficilmente dovremmo cercarlo a Mosca o negli Usa, nei fantomatici laboratori della disinformazione o tra oscuri strateghi della nuova destra europea. Il candidato più credibile sembra avere un nome molto più familiare: Matteo Renzi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal giorno della partecipazione congiunta al&nbsp;<em>Pulp Podcast</em>&nbsp;di Fedez, il 20 aprile scorso, l&#8217;ex Presidente del Consiglio sembra aver trasformato il Generale nel proprio interlocutore privilegiato. Interviste, battute, provocazioni, sfide sportive&nbsp;(dall&#8217;ormai celebre proposta della maratona fino ai continui richiami reciproci)&nbsp;hanno contribuito a mantenerlo costantemente al centro del dibattito pubblico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I numeri raccontano una coincidenza quantomeno interessante. Il 23 aprile la Supermedia YouTrend pubblicata da AGI attribuiva a Futuro Nazionale un pur rispettabile 3,5%. Da quel momento, senza campagne elettorali, senza congressi, senza grandi iniziative politiche e senza particolari novità programmatiche, il consenso è praticamente raddoppiato fino a&nbsp;superare&nbsp;il 7%&nbsp;(mah&#8230;).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Naturalmente sarebbe semplicistico attribuire tutto a Renzi. Ma è difficile non notare come il continuo tentativo di trasformare il Generalissimo nel protagonista del dibattito finisca inevitabilmente per rafforzarne notorietà e centralità, soprattutto come competitor a destra della coalizione di governo e fattore decisivo per fargli perdere le elezioni.&nbsp;<br>Per chi lo ricorda: la stessa operazione che Massimo D&#8217;Alema riuscì a fare nel 1996, dividendo la Lega di Bossi dal centrodestra guidato da Silvio Berlusconi. La Lega, sola, arrivò al 10%, facendo perdere decine di collegi uninominali all&#8217;allora Polo per le Libertà, con conseguente vittoria dell&#8217;Ulivo di Romano Prodi.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">È anche per questo che il Governo sente il bisogno di presidiare con maggiore decisione i temi tradizionalmente più sensibili per il proprio elettorato. La politica estera, che per quattro anni ha rappresentato il principale punto di forza della Presidenza Meloni, attraversa una fase molto più complicata. I rapporti con gli Stati Uniti sono diventati più imprevedibili, il quadro internazionale è dominato da crisi sulle quali Roma ha inevitabilmente margini limitati e perfino il tradizionale protagonismo europeo richiede oggi un equilibrio molto più delicato. Sul fronte interno, invece, il problema è diverso. Più che di decisioni, sembra esserci una difficoltà nel trasformarle in risultati politicamente percepibili. È il tema della comunicazione, ma anche quello della concretezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da qui il ritorno della sicurezza come asse prioritario dell&#8217;azione di governo. Le nuove misure contro la criminalità giovanile, l&#8217;inasprimento di alcune fattispecie di reato e il rafforzamento degli strumenti di prevenzione rispondono certamente a esigenze reali, ma rappresentano anche un messaggio politico molto preciso: il Governo vuole tornare a essere percepito come il garante dell&#8217;ordine pubblico. Una strategia che qualcuno definirebbe &#8220;<em>law &amp; order</em>&#8220;, qualcun altro più semplicemente &#8220;panpenalistica&#8221;. In entrambi i casi il messaggio è identico: rassicurare un elettorato che guarda con crescente preoccupazione al futuro e dimostrare che lo Stato continua a esercitare la propria autorità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Resta da capire se questo basterà. Perché quando un avversario riesce a influenzare le scelte dei propri competitori senza nemmeno sedersi ai tavoli dove vengono prese, significa che la partita si sta giocando almeno su due livelli diversi.&nbsp;E, almeno per ora, il Generalissimo sembra riuscire a vincerne uno senza nemmeno essere sceso in campo.</p>
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		<title>Concorrenza, la svolta passa dal telefono e dalla scatola nera</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 11:12:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le nuove regole riequilibrano il mercato tra energia e telecomunicazioni e aprono alla possibilità di calcolare l’RCA sul comportamento di guida anziché sulla residenza. Ma il vero banco di prova saranno i decreti attuativi.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Partiamo dal telemarketing. Il decreto bollette aveva stabilito che un contratto luce e gas venduto al telefono è nullo, a meno che il cliente non abbia chiesto la telefonata o abbia dato un consenso specifico. Fin qui nulla di strano. Ma la possibilità di raccogliere quel consenso era riservata agli operatori con clienti già attivi nel settore energetico. Ne era uscito un mercato zoppo. Chi vende energia poteva continuare a proporre ai propri clienti la fibra o una SIM, mentre una telco non poteva più offrire ai propri clienti un contratto energia, nemmeno chiedendo il permesso. In pratica la porta del mercato energetico era stata chiusa in faccia a chi stava provando a entrarci. E parliamo del mercato che di concorrenza avrebbe più bisogno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il disegno di legge rimette le cose in pari. La nullità varrà anche per i contratti di connettività o di telefonia conclusi al telefono, e gli operatori di entrambi i settori dovranno chiedere ai propri clienti il consenso a ricevere proposte su qualunque altro bene o servizio offerto, così le telco potranno di nuovo proporre energia alla propria base clienti, e i consumatori avranno la stessa protezione su entrambi i fronti. Resta una riserva sul metodo. La parità è stata ristabilita estendendo i divieti, non togliendoli. E le telefonate moleste non spariranno, perché chi chiamava fuori dalle regole ieri continuerà a farlo domani. Però regole uguali per tutti sono il minimo sindacale della concorrenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il secondo capitolo è una delega al Governo per riscrivere le regole dell’assicurazione RCA. Tra i criteri ce n’è uno per legare il premio al rischio reale, cioè far pagare ciascuno per come guida e non per dove abita. Oggi la polizza RCA dipende in gran parte da variabili indirette, prima fra tutte la residenza, con il risultato che un automobilista prudente di Napoli paga più di uno spericolato di Bolzano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui entra in gioco l’innovazione, che consente di superare questa ingiustizia. Le scatole nere, che in Italia sono più diffuse che in ogni altro paese europeo, registrano chilometri percorsi, velocità, frenate, orari di guida. Sono informazioni che permettono di distinguere tra due automobilisti della stessa provincia (anzi dello stesso indirizzo), cosa che nessuna statistica territoriale potrà mai fare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Finora però la scatola nera ha funzionato solo come correttivo per uno sconto, previsto per legge, più consistente nelle province più care. Non a caso i dispositivi sono presenti su circa un’auto assicurata su cinque a livello nazionale, ma a Caserta superano il 64 per cento e a Napoli il 53. Il premio di partenza, però, resta costruito sulle medie territoriali, e secondo l’IVASS a Napoli si continua a pagare in media 273 euro più che ad Aosta. La strada peraltro era già stata indicata da un’altra legge concorrenza, quella del 2017, che aveva previsto sconti per chi monta la scatola nera e attribuito ai suoi dati pieno valore di prova nei processi civili. Ma i decreti ministeriali con caratteristiche tecniche, interoperabilità e portabilità dei dispositivi non sono mai arrivati, tanto che nel 2024 la Cassazione ha negato a quei dati il valore di prova piena. Nessuna norma impedisce invece di usare quei dati per costruire i premi, servono solo le garanzie di privacy previste dal GDPR.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una delega, però, è una promessa, non una riforma. E il precedente della riforma pensata 2017 e mai attuata non conforta. Tutto si deciderà con i decreti legislativi, ed è lì che si misurerà la distanza tra i criteri scritti oggi e gli interessi che spingeranno per annacquarli. La direzione comunque è giusta. Se il Governo andrà fino in fondo, lo farà grazie all’innovazione tecnologica e i consumatori se ne accorgeranno con un prezzo legato al merito e non al codice postale.</p>
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		<title>La velocità non basta: cosa manca allo switch in 24 ore</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/innovazione/la-velocita-non-basta-cosa-manca-allo-switch-in-24-ore/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 10:30:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il cambio rapido di fornitore può rendere più dinamico il mercato dell’energia, ma senza maggiore trasparenza, sicurezza dei dati e controlli sulle pratiche commerciali rischia di moltiplicare frodi e passaggi inconsapevoli.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato sull&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo switch in 24 ore, il rapido passaggio tra fornitori di energia completato in estrema velocità, rappresenta una delle evoluzioni più significative del mercato libero dell’energia, promettendo maggiore efficienza, dinamicità e capacità di risposta alle esigenze dei consumatori. La riduzione drastica dei tempi di cambio fornitore appare, in linea teorica, come un progresso naturale in un contesto ormai maturo, caratterizzato da milioni di passaggi ogni anno. Tuttavia, proprio questa accelerazione impone una riflessione attenta sugli effetti sistemici che potrebbe generare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto non è la velocità in sé, ma il contesto in cui essa si inserisce. Oggi il mercato evidenzia un paradosso evidente: a fronte di ampie opportunità di risparmio, solo una parte dei consumatori riesce effettivamente a beneficiarne. Una quota rilevante di switch non produce vantaggi economici, e in molti casi determina addirittura un peggioramento della spesa. Tale fenomeno è riconducibile a persistenti asimmetrie informative e alla diffusione di pratiche commerciali aggressive, che orientano le scelte degli utenti in modo non consapevole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo scenario, l’introduzione di uno switch più rapido rischia di amplificare dinamiche già critiche. In particolare, potrebbe intensificarsi il fenomeno del cosiddetto “baby churn”: consumatori che, appena completato il passaggio a un nuovo fornitore, vengono indotti a effettuare un ulteriore cambio nel giro di pochi giorni. Non si tratta di una fisiologica mobilità del cliente, ma spesso dell’effetto di contatti invasivi o fraudolenti, resi credibili dall’utilizzo di dati personali e tecnici estremamente precisi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le evidenze disponibili mostrano come il fenomeno delle frodi nel settore energia sia tutt’altro che marginale, con milioni di cittadini coinvolti ogni anno, prevalentemente attraverso canali telefonici. La rapidità dello switch rischia di spostare semplicemente il momento di esposizione al rischio: non più durante il processo di cambio, ma immediatamente dopo, quando il cliente rimane comunque vulnerabile. Il risultato potrebbe essere un aumento significativo dei cambi ripetuti e non consapevoli, con effetti negativi per i consumatori e danni importanti per i fornitori di luce e gas, a discapito dell’efficienza complessiva del mercato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un mercato realmente efficiente non è solo rapido, ma anche trasparente e sicuro. Senza un rafforzamento dei presidi a tutela dei dati e senza strumenti che migliorino la comprensibilità delle offerte, la velocità rischia di tradursi in instabilità e perdita di valore. In particolare, appare essenziale garantire la massima sicurezza lungo il flusso informativo dello switch, riducendo al minimo il rischio di accessi indebiti e utilizzi impropri delle informazioni sensibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parallelamente, è necessario rafforzare la trasparenza verso il consumatore, rendendo immediatamente leggibili e comprensibili le condizioni economiche e chiaramente identificabile il soggetto che ha intermediato l’offerta. In questo contesto, strumenti indipendenti di comparazione assumono un ruolo centrale nel riequilibrare le asimmetrie informative e nel consentire scelte realmente consapevoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Le aziende di comparazione online possono contribuire in modo decisivo a ridurre le asimmetrie informative, aiutando il consumatore a distinguere tra un’offerta realmente conveniente e una proposta solo apparentemente vantaggiosa &#8211; spiega Paolo Benazzi, di Assocompara &#8211; l’obiettivo deve essere quello di rendere il mercato più dinamico, ma anche più affidabile: rapidità e tutela devono procedere insieme».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo switch in 24 ore è, dunque, un’opportunità concreta, ma non neutrale. Perché produca benefici diffusi, deve essere accompagnato da un rafforzamento strutturale delle regole e dei controlli. In assenza di tali condizioni, il rischio è che l’innovazione procedurale si traduca in un aumento della volatilità e in un’ulteriore difficoltà per i consumatori nel cogliere il valore effettivo del mercato libero.</p>
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		<title>Piscine, stretta sulla sicurezza: cosa cambia con il decreto</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/politica/piscine-stretta-sulla-sicurezza-cosa-cambia-con-il-decreto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 14:38:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sicurezza delle piscine si prepara a cambiare con nuove regole più severe. La Camera ha approvato un emendamento al Decreto Sport.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La sicurezza delle piscine si prepara a cambiare con nuove regole più severe. Dopo i gravi incidenti che nelle ultime settimane hanno coinvolto bambini e ragazzi, la Camera ha approvato con un ampio consenso bipartisan un emendamento al decreto Sport che introduce standard più stringenti per gli impianti pubblici, privati aperti al pubblico e a uso collettivo. L&#8217;obiettivo è ridurre il rischio di incidenti causati dal cosiddetto &#8220;effetto ventosa&#8221;, responsabile di alcune delle tragedie più recenti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La novità principale riguarda i <strong>sistemi di ricircolo dell&#8217;acqua. Bocchettoni, griglie di fondo e prese di aspirazione dovranno essere progettati e installati in modo da impedire la formazione di vortici</strong> capaci di intrappolare capelli, arti o altre parti del corpo dei bagnanti. Gli impianti che non rispetteranno i nuovi requisiti saranno costretti a sospendere immediatamente l&#8217;attività fino all&#8217;adeguamento alle norme di sicurezza.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il provvedimento prevede anche un sostegno economico agli enti pubblici. È stato infatti istituito un fondo da 4,7 milioni di euro per il 2026 destinato a finanziare gli interventi di messa a norma delle piscine pubbliche, così da favorire l&#8217;adeguamento senza gravare interamente sui gestori.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tra le misure approvate compare inoltre l&#8217;obbligo della cuffia da nuoto per i minori di 16 anni, una disposizione pensata anche per ridurre il rischio che i capelli possano essere trascinati dai sistemi di aspirazione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;intervento normativo arriva dopo una serie di episodi che hanno riacceso il dibattito sulla sicurezza degli impianti natatori. Tra questi, la morte della bambina di 11 anni rimasta incastrata con i capelli nel sistema di aspirazione di una piscina a Sestri Levante, il caso della bambina del Trevigiano rimasta bloccata con una gamba nella pompa di ricircolo e il decesso di un dodicenne in una piscina di Rimini. Le nuove disposizioni rappresentano una risposta immediata in attesa dell&#8217;approvazione di una disciplina organica sulla sicurezza delle piscine, attualmente all&#8217;esame del Parlamento.</p>
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		<title>Se l&#8217;invenduto resta, decide chi tiene i numeri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 08:37:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il divieto UE di distruggere i prodotti tessili spinge le aziende a ripensarsi. La ricerca di Heidrick & Struggles sulle dinamiche future.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal 19 luglio 2026 le aziende europee del tessile non potranno più distruggere i prodotti invenduti. Lo stabilisce il Regolamento europeo sull&#8217;Ecodesign for Sustainable Products (ESPR), che elimina una pratica a lungo utilizzata per smaltire le eccedenze di magazzino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il divieto impone ai gruppi del fashion una revisione dei modelli di pianificazione, produzione e gestione del capitale. E sta accelerando un cambiamento organizzativo già in corso: il rafforzamento del chief financial officer nelle decisioni su prodotto, supply chain, investimenti e sviluppo delle collezioni. È quanto emerge da una ricerca di Heidrick &amp; Struggles presentata al Financial Times Luxury Summit di Borgo Egnazia, basata su dieci interviste ai CFO di alcune delle principali aziende italiane del fashion e del lusso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Il regolamento europeo non introduce soltanto un nuovo obbligo operativo», spiega Giulia Iuticone, partner di Heidrick &amp; Struggles. «Ridefinisce il modo in cui le aziende prendono decisioni. Se l&#8217;invenduto non rappresenta più una valvola di sfogo, la qualità della pianificazione diventa un fattore competitivo e il CFO assume un ruolo sempre più rilevante nel bilanciare desiderabilità del prodotto, disciplina del capitale e gestione del rischio».</p>



<p class="wp-block-paragraph">I CFO intervistati partecipano direttamente alle riunioni di product strategy, alla definizione del mix di collezione, alla pianificazione produttiva e all&#8217;architettura dei prezzi. Cambia anche il rapporto tra finanza e creatività: gli investimenti nei principali asset di brand, sfilate, campagne di comunicazione, iniziative di marketing, sono oggi sottoposti a una valutazione più strutturata del ritorno economico e strategico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Non significa limitare la creatività o misurarne il valore esclusivamente con indicatori finanziari», afferma Iuticone. «Al contrario, significa renderla una scelta pienamente consapevole. Le aziende continuano a investire nella costruzione del brand e nella desiderabilità, ma oggi il confronto riguarda anche il capitale impiegato, l&#8217;orizzonte temporale del ritorno e il contributo di ciascun investimento agli obiettivi complessivi dell&#8217;impresa. La finanza non sostituisce la creatività: ne diventa un partner strategico».</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;effetto della normativa non sarà uniforme. Le maison con collezioni stagionali ampie risultano le più esposte al rischio di eccedenze: per loro il coinvolgimento della funzione finance nella pianificazione produttiva diventa più rilevante, con la necessità di ripensare il rapporto tra ampiezza dell&#8217;offerta, capacità di previsione della domanda e disciplina del capitale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Diversa la posizione dei marchi costruiti attorno a un portafoglio di prodotti iconici e continuativi, dove la gestione della desiderabilità attraverso la scarsità è già una leva competitiva. In questi casi la sovrapproduzione è limitata a monte per ragioni di posizionamento, prima ancora che normative, mentre l&#8217;attenzione si concentra su qualità della filiera, tracciabilità e resilienza rispetto ai rischi geopolitici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La ricerca individua come benchmark organizzativo il modello produttivo basato sull&#8217;ordine, in cui ogni prodotto ha un cliente identificato prima di essere realizzato. In queste organizzazioni la disciplina finanziaria è integrata da tempo nei processi creativi e industriali e il CFO partecipa alle decisioni sul prodotto come parte del modello operativo, non come conseguenza di un vincolo regolatorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Contrariamente alla percezione diffusa, secondo la ricerca il lusso è già un settore fortemente guidato dai dati. Report di sell-out e performance per categoria, mercato e canale vengono condivisi trasversalmente tra merchandising, commerciale, prodotto e finanza, creando una base informativa comune per le decisioni strategiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il quadro che ne esce, sostiene lo studio, va oltre l&#8217;adeguamento alla scadenza del 19 luglio: nelle aziende del lusso il CFO sta evolvendo da responsabile della performance economico-finanziaria a partner del CEO nelle decisioni su crescita, posizionamento competitivo e creazione di valore nel lungo periodo.</p>
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		<title>AI Act, al via le linee guida sulla trasparenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 09:00:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'intelligenza artificiale europea entra in una nuova fase: la Commissione europea ha pubblicato le linee guida che chiariscono come dovranno essere applicati gli obblighi di trasparenza previsti dall'AI Act</p>
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<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;intelligenza artificiale europea entra in una nuova fase: la Commissione europea ha pubblicato le linee guida che chiariscono come dovranno essere applicati gli obblighi di trasparenza previsti dall&#8217;AI Act, destinati a diventare operativi dal 2 agosto 2026. Un passaggio che, al di là dell&#8217;aspetto tecnico, rappresenta uno dei tasselli più concreti della strategia con cui Bruxelles punta a coniugare innovazione, fiducia e tutela dei cittadini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le indicazioni riguardano fornitori e utilizzatori di specifici sistemi di IA e definiscono quando sarà necessario informare gli utenti che stanno interagendo con un&#8217;intelligenza artificiale oppure che un contenuto è stato generato o modificato dall&#8217;IA. L&#8217;obiettivo è ridurre il rischio di inganno e manipolazione, rendendo immediatamente riconoscibili chatbot, deepfake e altri contenuti sintetici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le linee guida chiariscono inoltre il perimetro degli obblighi, offrendo esempi pratici ed eccezioni. Tra queste rientrano i comuni strumenti di supporto alla scrittura, come la correzione ortografica o grammaticale, che non ricadono negli obblighi di etichettatura. Diverso il caso dei contenuti, anche testuali, creati integralmente o in parte dall&#8217;IA, soprattutto quando riguardano temi di interesse pubblico e vengono diffusi senza revisione o controllo editoriale umano. In questi casi sarà necessario informare chiaramente gli utenti sull&#8217;origine del contenuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per i fornitori di sistemi di IA è previsto anche l&#8217;obbligo di integrare marcatori leggibili dalle macchine, così da facilitarne il riconoscimento automatico. I soggetti che impiegano tali sistemi dovranno invece segnalare l&#8217;utilizzo di deepfake, di sistemi di riconoscimento delle emozioni e di categorizzazione biometrica, rafforzando così il principio di trasparenza lungo tutta la filiera dell&#8217;intelligenza artificiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Commissione sottolinea inoltre che il rispetto degli obblighi potrà essere dimostrato anche attraverso l&#8217;adesione al Codice di buone pratiche sulla trasparenza dei contenuti generati dall&#8217;IA, uno strumento volontario pensato per offrire maggiore certezza giuridica e facilitare la conformità alle nuove regole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;iniziativa arriva in un momento decisivo per la politica industriale europea. Nel confronto avviato tra la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e Mario Draghi sul rilancio della competitività dell&#8217;Unione, la capacità di tradurre rapidamente il quadro regolatorio in strumenti operativi è emersa come una delle condizioni essenziali per sostenere investimenti e innovazione. Le nuove linee guida vanno proprio in questa direzione: non introducono nuovi obblighi, ma rendono più prevedibile l&#8217;applicazione dell&#8217;AI Act, riducendo l&#8217;incertezza per imprese e sviluppatori. Dal 2 agosto entrerà infatti in vigore la maggior parte delle disposizioni del Regolamento europeo sull&#8217;intelligenza artificiale, comprese le competenze di vigilanza della Commissione e delle autorità nazionali. Per i sistemi di IA già immessi sul mercato prima di tale data, gli obblighi relativi alla marcatura e alla rilevabilità dei contenuti scatteranno invece dal 2 dicembre 2026. La sfida, ora, non è soltanto applicare le regole, ma far sì che la trasparenza diventi un fattore competitivo dell&#8217;ecosistema digitale europeo.</p>
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