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	<title>Articoli di Redazione, autore presso The Watcher Post</title>
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	<description>Testata giornalistica online di analisi politica ed economica</description>
	<lastBuildDate>Wed, 16 Sep 2026 09:12:53 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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		<title>Legge elettorale, via libera del Senato con 113 sì: ora il testo torna alla Camera</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 09:12:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Legge elettorale, via libera del Senato con 113 sì: ora il testo torna alla Camera.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/news/slug-legge-elettorale-senato-113-si-camera-stabilicu/">Legge elettorale, via libera del Senato con 113 sì: ora il testo torna alla Camera</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il Senato dà il via libera alla <strong>riforma della legge elettorale</strong>, che ora torna alla Camera per l&#8217;ultimo passaggio parlamentare. Il testo è stato approvato a Palazzo Madama con <strong>113 voti favorevoli</strong>, al termine di un confronto segnato dalle proteste delle opposizioni. Il nuovo sistema, definito <strong>Stabilicum</strong> dalla maggioranza e <strong>Melonellum</strong> dagli avversari, prevede un impianto proporzionale con un premio di maggioranza per chi supera almeno il <strong>42% dei voti</strong>, oltre alle preferenze con capilista bloccati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;approvazione del Senato non chiude però l&#8217;iter. Le modifiche introdotte a Palazzo Madama rendono necessario un nuovo voto di Montecitorio, dove l&#8217;approdo in Aula è previsto per il <strong>28 settembre</strong>. Gli eventuali emendamenti potranno riguardare soltanto le parti cambiate dal Senato, dalle preferenze alle firme. È tuttavia considerato di fatto scontato che non ne arrivino, perché qualsiasi ulteriore modifica comporterebbe una nuova lettura parlamentare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il presidente del Senato <strong>Ignazio La Russa</strong> ha parlato di un «grande passo avanti», mentre la ministra per le Riforme <strong>Elisabetta Casellati</strong> si è detta «ottimista» sul fatto che a Montecitorio non ci sarà «nessuno scoglio» all&#8217;approvazione definitiva. Non è però del tutto scontato che il governo decida di porre la fiducia, con voto palese, su ciascuno dei quattro articoli modificati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A pesare nelle valutazioni della maggioranza è anche il fatto che il voto finale sarebbe comunque segreto. Nel centrodestra c&#8217;è chi osserva che una bocciatura in quella sede comporterebbe direttamente la fine della legislatura, mentre un incidente circoscritto a un singolo emendamento avrebbe conseguenze meno pesanti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Lo scontro in Aula e le proteste delle opposizioni</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il passaggio al Senato è stato accompagnato da un duro confronto politico. Durante le dichiarazioni di voto non sono mancate le tensioni, a partire dal botta e risposta tra La Russa e il capogruppo del Movimento 5 Stelle <strong>Luca Pirondini</strong>. Quest&#8217;ultimo, durante il suo intervento, ha mostrato un fac-simile della scheda elettorale con il contrassegno del partito della premier e la scritta <strong>«Fratelli di casta»</strong>. Dopo il voto, le opposizioni hanno invece esposto cartelli con la scritta <strong>«No alla legge truffa»</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le critiche si sono concentrate anche sul premio di maggioranza. <strong>Matteo Renzi</strong> ha definito la riforma una legge fatta «per paura di perdere». Il capogruppo del Pd <strong>Francesco Boccia</strong> ha contestato la possibilità che il raggiungimento del 42% faccia scattare un premio fino a <strong>70 deputati e 35 senatori</strong>: «Ma che idea di democrazia è?». Boccia ha inoltre accusato il centrodestra di voler «cacciare le donne dal Parlamento», eliminando la quota per i capilista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Contraria anche <strong>Azione</strong>, con <strong>Carlo Calenda</strong> che ha criticato il «perpetrarsi della logica bipolare». Sul fronte opposto, il centrodestra ha difeso l&#8217;impianto della riforma. Per la Lega, <strong>Andrea Paganella</strong> ha sostenuto che il nuovo sistema permette di fare «chiarezza sulla proposta politica delle coalizioni prima del voto». <strong>Roberto Rosso</strong>, intervenuto per Forza Italia al posto della capogruppo Stefania Craxi, ha definito la legge «un punto di equilibrio serio e costituzionalmente sostenibile». L&#8217;Udc, con <strong>Antonio De Poli</strong>, ha invece espresso particolare soddisfazione per le preferenze.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le preferenze e il prossimo passaggio alla Camera</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio le preferenze erano state uno dei principali motivi di tensione nel centrodestra durante l&#8217;esame del provvedimento. Il senatore di Fratelli d&#8217;Italia <strong>Andrea De Priamo</strong> ha rivolto un esplicito auspicio ai deputati: «Auspico che i colleghi della Camera possano confermare questa scelta, perché siamo tutti parlamentari, sappiamo quanto sia impegnativo andare a cercare le preferenze, ma sappiamo anche quanto sia importante essere legittimati dal consenso popolare».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel dibattito è entrata anche la crescita di <strong>Roberto Vannacci</strong>. Il capogruppo di Avs <strong>Peppe De Cristofaro</strong> ha provocato la maggioranza sostenendo che «tutti voi state sperando che la legge venga affossata alla Camera, è il vostro grande desiderio inconfessabile». Alcuni recenti sondaggi indicano infatti che un&#8217;eventuale sconfitta del centrodestra senza FnV sarebbe leggermente meno pesante, per effetto dei collegi, con l&#8217;attuale Rosatellum rispetto allo Stabilicum e al suo premio di maggioranza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fratelli d&#8217;Italia resta comunque intenzionata a portare avanti la riforma e a chiuderne l&#8217;iter rapidamente. Il prossimo passaggio sarà la definizione del calendario da parte dell&#8217;ufficio di presidenza della commissione Affari costituzionali della Camera, in vista dell&#8217;approdo in Aula del <strong>28 settembre</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rimane infine il tema delle <strong>firme necessarie alla presentazione delle liste</strong>, una delle materie modificate durante l&#8217;esame del Senato. Sull&#8217;ipotesi che il governo possa intervenire con un decreto, Casellati ha precisato: «Al momento non mi risulta».</p>
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		<title>Artico, dodici Paesi chiedono più presenza Ue. Kallas: «La sicurezza sarà al centro della nuova strategia»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 09:18:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Top News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dodici Paesi chiedono un ruolo più forte dell’Unione europea nell’Artico. Kallas avverte sulle attività russe e sull’interesse crescente della Cina.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/top-news/artico-dodici-paesi-chiedono-piu-presenza-ue-kallas-la-sicurezza-sara-al-centro-della-nuova-strategia/">Artico, dodici Paesi chiedono più presenza Ue. Kallas: «La sicurezza sarà al centro della nuova strategia»</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L’Unione europea deve rafforzare la propria presenza nell’Artico e assumere un ruolo più strategico in una regione diventata sempre più importante per la sicurezza del continente. È la richiesta avanzata da dodici Paesi europei al termine dello <strong>European Arctic Summit di Rovaniemi</strong>, nel nord della Finlandia, mentre aumentano le preoccupazioni per l’attività militare della Russia, l’interesse della Cina e le rivendicazioni statunitensi sulla Groenlandia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Chiediamo che l’Ue assuma un ruolo più strategico e proattivo nell’Artico europeo», si legge nella dichiarazione congiunta diffusa al termine del vertice. Tra i partecipanti figuravano il cancelliere tedesco <strong>Friedrich Merz</strong>, la prima ministra danese <strong>Mette Frederiksen</strong>, il ministro degli Esteri francese <strong>Jean-Noël Barrot</strong> e l’Alta rappresentante Ue per la politica estera <strong>Kaja Kallas</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio Kallas ha invitato i governi europei a rimanere «vigili» di fronte alla crescita delle attività militari russe nell’Artico e al contemporaneo interesse manifestato dalla Cina. Bruxelles si prepara intanto a presentare a ottobre una <strong>nuova strategia europea per l’Artico</strong>, nella quale la dimensione della sicurezza avrà un ruolo centrale. «È chiaro che questa area fa parte dell’architettura di sicurezza dell’Europa», ha sottolineato l’Alta rappresentante.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L’Artico diventa un nodo della sicurezza europea</h3>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;importanza strategica della regione deriva anche dalla sua posizione. L’Artico costituisce infatti una fondamentale area di collegamento tra <strong>Nord America ed Europa</strong>, con rotte rilevanti per trasporti, comunicazioni e scambi commerciali. Negli ultimi anni, tuttavia, alla sua tradizionale importanza geografica ed economica si è aggiunta una crescente competizione geopolitica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo la <strong>Nato</strong>, Mosca ha aumentato «significativamente» la propria attività militare nella regione, creando un nuovo Comando artico, aprendo installazioni militari e sperimentando «nuovi sistemi d’arma». Anche Pechino mostra un forte interesse per l’area, in particolare per l’accesso ai <strong>minerali critici</strong>, alle risorse energetiche e alle nuove linee di comunicazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il vertice di Rovaniemi arriva inoltre dopo la visita compiuta all&#8217;inizio del mese dalla presidente della Commissione europea <strong>Ursula von der Leyen in Groenlandia</strong>. L’Unione ha ribadito il proprio sostegno al territorio autonomo danese dopo le ripetute richieste del presidente americano <strong>Donald Trump</strong> affinché gli Stati Uniti ne acquisiscano il controllo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Bruxelles aumenta gli investimenti in Groenlandia</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Alla pressione americana l’Europa ha risposto anche sul terreno economico. Durante la visita in Groenlandia, von der Leyen ha annunciato una <strong>partnership da 200 milioni di euro</strong>, con risorse da investire tra quest’anno e il prossimo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Trump, dal suo ritorno alla Casa Bianca, ha sostenuto più volte che il controllo statunitense della Groenlandia sarebbe necessario per ragioni di «sicurezza nazionale». Secondo il presidente americano, in assenza di un intervento di Washington l’isola rischierebbe di finire sotto il controllo della Cina o della Russia. Una posizione che ha provocato una forte reazione in Europa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La presenza militare americana in Groenlandia ha peraltro radici profonde. Secondo diverse ricostruzioni, al culmine della <strong>Guerra fredda</strong> gli Stati Uniti disponevano sull’isola di <strong>17 installazioni militari e oltre 10mila soldati</strong>. Oggi Washington gestisce una sola base, la <strong>Pituffik Space Base</strong>, che rappresenta l’installazione più settentrionale del Dipartimento della Difesa statunitense.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La base viene utilizzata per attività di <strong>allerta e difesa missilistica e di sorveglianza spaziale</strong>, secondo la US Space Force. È anche sullo sfondo di questa presenza, insieme alla crescente attività di Russia e Cina, che i Paesi riuniti a Rovaniemi chiedono ora all’Unione europea di attribuire all’Artico un peso maggiore nella propria strategia di sicurezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>La manifattura italiana guarda avanti: tra prudenza e fiducia</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/economia/manifattura-sondaggio-esportazioni-mecspe/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 08:56:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Può l’incertezza dei mercati globali trasformarsi in una spinta al cambiamento per le imprese italiane? La manifattura sembra rispondere di sì.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/manifattura-sondaggio-esportazioni-mecspe/">La manifattura italiana guarda avanti: tra prudenza e fiducia</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Può l’incertezza dei mercati globali trasformarsi in una spinta al cambiamento per le imprese italiane? La manifattura sembra rispondere di sì. Di fronte a uno scenario internazionale instabile, le aziende non restano alla finestra, ma investono nei processi produttivi, innovano, guardano all’estero come opportunità, puntano sull’efficienza energetica per rafforzare competitività e resilienza. È la fotografia restituita dall’<strong>Osservatorio MECSPE, la fiera di riferimento per l’industria manifatturiera</strong>, in programma a BolognaFiere dal 3 al 5 marzo 2027, relativa al I quadrimestre 2026.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma per comprendere lo stato attuale e le potenzialità dell’industria manifatturiera italiana, che nel 2026 raggiungerà un valore di 1.168 miliardi di euro e che, tra il 2027 e il 2030, potrebbe crescere a un ritmo medio annuo <strong>dell’1% a prezzi costanti</strong><a href="https://mail.google.com/mail/u/0/#m_6937464438316733851__ftn2"><sup>[2]</sup></a>, bisogna partire dal livello di soddisfazione degli imprenditori. Nei primi quattro mesi del 2026 il quadro che emerge non si può definire brillante, ma neppure critico: <strong>solo il 16% degli intervistati dichiara infatti un basso livello di soddisfazione</strong>, mentre per il 55% è medio e per il 29% è alto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un cauto ottimismo che segue l’andamento dell’azienda:&nbsp;<strong>quasi due terzi delle imprese</strong>&nbsp;(63%) si dichiarano in linea con gli&nbsp;<strong>obiettivi fissati per il 2026</strong>; nei primi quattro mesi dell’anno&nbsp;<strong>oltre tre aziende su quattro hanno registrato un fatturato stabile o in crescita</strong>&nbsp;rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre più di un’impresa su due valuta il proprio portafoglio ordini almeno sufficiente.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Anche guardando al futuro, c’è cautela ma non pessimismo</strong>: l’<strong>85%</strong>&nbsp;delle imprese affronta il biennio 2026-2027 con una&nbsp;<strong>fiducia&nbsp;</strong>almeno moderata, di cui il&nbsp;<strong>22%</strong>&nbsp;con aspettative elevate.Il contesto resta sfidante, ma sta anche spingendo le imprese ad accelerare il cambiamento. Se da un lato l&#8217;<strong>incertezza internazionale&nbsp;</strong>rappresenta la principale criticità per quasi la metà delle aziende (48%), seguita dall&#8217;<strong>andamento generale del mercato&nbsp;</strong>(41%) e dall&#8217;<strong>aumento dei prezzi delle materie prime&nbsp;</strong>(40%), dall&#8217;altro queste pressioni stanno inducendo gli imprenditori a ripensare strategie, processi e priorità di investimento in innovazione ed efficienza. Un approccio che conferma la capacità della manifattura italiana di reagire e trasformare le difficoltà in nuove opportunità di crescita.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Automazione e digitale: le sfide attuali accelerano l’innovazione</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’innovazione è quindi uno dei principali driver del cambiamento. Tra le tendenze destinate ad affermarsi o rafforzarsi nei prossimi anni, gli imprenditori indicano al primo posto l’<strong>automazione e la robotica per l’efficienza produttiva&nbsp;</strong>(34%), seguite dalla&nbsp;<strong>digitalizzazione e l’interconnessione dei processi</strong>&nbsp;(33%) e la&nbsp;<strong>personalizzazione e produzione su misura</strong>&nbsp;(31%). Cresce anche l’attenzione verso trasformazioni di più lungo periodo: il 27% individua nella&nbsp;<strong>sostenibilità ambientale e i processi a basso impatto</strong>&nbsp;una delle principali direttrici di sviluppo, mentre il 23% guarda alla&nbsp;<strong>transizione energetica</strong>&nbsp;e alla&nbsp;<strong>riduzione dei consumi&nbsp;</strong>come aree strategiche su cui investire<strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La strategia delle imprese appare quindi graduale e concreta: si parte dalle tecnologie capaci di generare benefici immediati in termini di produttività, qualità ed efficienza, preparando così il terreno a trasformazioni più profonde. In questo percorso,&nbsp;<strong>MECSPE si conferma il luogo in cui il cambiamento prende forma</strong>, offrendo occasioni concrete di confronto e aggiornamento attraverso iniziative come&nbsp;<strong>MECSPE LAB – Spazio Innovazione</strong>, iniziativa speciale volta ad anticipare le tendenze di mercato e a divulgare contenuti di innovazione, e l’<strong>Arena MECSPE</strong>, punto di riferimento per il dibattito sui temi strategici del futuro dell’industria manifatturiera.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Export, cresce la fiducia: l’88% delle imprese vede opportunità sui mercati esteri</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Segnali incoraggianti arrivano anche sul fronte delle prospettive dell’export: l’<strong>88% delle imprese guarda con fiducia al biennio 2026-2027,</strong>&nbsp;un dato in crescita rispetto alla rilevazione precedente che conferma la centralità dei mercati esteri nelle strategie di sviluppo del settore.&nbsp;Più che arretrare,&nbsp;<strong>le aziende stanno ridefinendo le proprie direttrici di espansione</strong>. Tra le imprese esportatrici, il 33% punta a consolidare la presenza nei mercati già presidiati e ritenuti più stabili, mentre il&nbsp;<strong>32% guarda a nuove destinazioni</strong>&nbsp;per diversificare il rischio e cogliere ulteriori opportunità di business. Un ulteriore 22% è impegnato nella ricerca di partner e distributori più affidabili e radicati a livello locale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la preoccupazione per i&nbsp;<strong>dazi</strong>&nbsp;appare più contenuta:&nbsp;<strong>oltre la metà</strong>&nbsp;<strong>delle imprese si dichiara poco o per nulla preoccupato</strong>&nbsp;per il loro impatto sulle prospettive future dell’impresa. Dopo una prima fase di forte attenzione, una parte rilevante del sistema produttivo sembra quindi aver iniziato ad adattarsi al nuovo scenario commerciale adattando strategie e modelli di business per continuare a competere sui mercati internazionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Energia e filiere: dalle pressioni sui costi nuovi investimenti</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Un’altra sfida riguarda i&nbsp;<strong>costi energetici</strong>&nbsp;che continuano a rappresentare una pressione per le imprese: più di&nbsp;<strong>otto imprese su dieci</strong>&nbsp;prevedono un aumento dei costi energetici, anche se per il&nbsp;<strong>57%</strong>&nbsp;i rincari avranno un impatto gestibile e non pregiudicheranno la sostenibilità aziendale. La sfida energetica diventa così una nuova opportunità di crescita. Il&nbsp;<strong>42% delle aziende prevede infatti investimenti nelle energie rinnovabili o nell’efficienza energetica</strong>, trasformando la pressione sui costi in un’occasione per accelerare il passaggio verso modelli produttivi più sostenibili, efficienti e meno esposti alla volatilità energetica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una dinamica analoga interessa le catene di fornitura. Le difficoltà di approvvigionamento restano diffuse, ma per&nbsp;<strong>sette imprese su dieci</strong>&nbsp;hanno avuto un impatto moderato o minimo sulla produzione. Per rafforzare la resilienza delle filiere, le aziende stanno diversificando i fornitori, ricorrendo ad accordi di lungo periodo, aumentando le scorte e individuando materiali alternativi: interventi che contribuiscono a costruire supply chain più flessibili e preparate ad affrontare nuovi shock.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>«</strong>Le trasformazioni globali aprono nuove opportunità per la manifattura italiana: imprenditori prudenti oggi, ma pronti a investire sul futuro”», commenta <strong>Maruska Sabato, Project Manager di MECSPE</strong> &#8211; I dati dell’Osservatorio mostrano imprese consapevoli delle sfide che hanno davanti, ma determinate a rafforzare la propria competitività attraverso investimenti, innovazione e apertura a nuovi mercati. La trasformazione digitale, l’efficienza energetica e la buona tenuta delle filiere non sono più soltanto obiettivi di sviluppo, ma vere e proprie leve strategiche per affrontare il futuro. Come MECSPE, il nostro obiettivo è continuare ad accompagnare le aziende in questo percorso, creando occasioni di confronto e connessione tra domanda e offerta di innovazione<em>».</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Appuntamento a MECSPE Bologna 2027</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal&nbsp;<strong>3 al 5 marzo 2027</strong>,&nbsp;<strong>BolognaFiere ospiterà la nuova edizione di</strong>&nbsp;<strong>MECSPE</strong>, punto di incontro strategico per la filiera manifatturiera italiana ed europea. La manifestazione offrirà alle imprese l’opportunità di fare&nbsp;<strong>networking</strong>, scoprire i&nbsp;<strong>nuovi trend del mercato</strong>, conoscere in anteprima le&nbsp;<strong>novità del settore</strong>, tra cui tecnologie e soluzioni per migliorare l’efficienza produttiva, digitalizzare i processi e affrontare le sfide legate all’energia, ai materiali e alla riorganizzazione delle catene di fornitura.</p>
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		<title>Conte: «Stop alle armi all’Ucraina nel programma della coalizione». E avverte il Pd sulle primarie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2026 13:22:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo stop all’invio di armi all’Ucraina dovrà entrare nel programma dell’eventuale coalizione di centrosinistra. Giuseppe Conte fissa uno dei punti sui quali il Movimento 5...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/slug-conte-stop-armi-ucraina-programma-coalizione-pd-primarie/">Conte: «Stop alle armi all’Ucraina nel programma della coalizione». E avverte il Pd sulle primarie</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Lo <strong>stop all’invio di armi all’Ucraina</strong> dovrà entrare nel programma dell’eventuale coalizione di centrosinistra. Giuseppe Conte fissa uno dei punti sui quali il Movimento 5 Stelle non intende arretrare nel confronto con il Pd e, contemporaneamente, manda un avvertimento ai dem sugli equilibri interni al partito: se <strong>Elly Schlein</strong> dovesse perdere le primarie, non è scontato che il dialogo con il nuovo leader possa proseguire nelle stesse forme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La posizione del presidente del M5S, raccontata da <em>La Stampa</em>, parte dalla politica estera e dalla guerra in Ucraina. «Non può essere che, se Schlein vince le primarie, poi si mandino armi a Kiev», è il ragionamento attribuito a Conte. Una linea che il leader pentastellato intende far pesare nella costruzione di un&#8217;eventuale alleanza con il centrosinistra e che si accompagna alla richiesta di un maggiore impegno diplomatico dell’Europa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Conte, scrive il quotidiano, vuole infatti che il <strong>no all’invio di armi all’Ucraina</strong> sia scritto nel programma di governo. In caso contrario, il sostegno militare a Kiev potrebbe diventare un ostacolo alla nascita stessa della coalizione. Al tempo stesso, l&#8217;obiettivo indicato dal leader del Movimento è un&#8217;Unione europea maggiormente impegnata sul piano diplomatico, capace di assumere un ruolo negoziale più forte.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dalla politica estera al programma della coalizione</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il tema ucraino non è l&#8217;unico terreno sul quale Conte vuole delimitare il perimetro di un possibile accordo. Il presidente del M5S non intende sottoscrivere un programma che contenga un incremento delle spese militari e guarda anche al conflitto israelo-palestinese, dove il Movimento rivendica il riconoscimento dello <strong>Stato di Palestina</strong>, già ampiamente condiviso con gli alleati, come pure l’impegno a difendere il diritto internazionale dalle mosse di Donald Trump.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel confronto con gli altri partiti del centrosinistra, Conte punta dunque a definire preventivamente alcuni punti considerati irrinunciabili. La questione, secondo <em>La Stampa</em>, è evitare che eventuali divergenze emergano soltanto dopo una vittoria elettorale. «Perché non può essere che domattina vinca Schlein o un altro candidato e, a quel punto, si mandino a gogò armi a Kiev per una escalation militare che ci sta portando al terzo conflitto mondiale giorno dopo giorno», è la posizione riportata dal quotidiano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il leader del M5S insiste anche sulla necessità di arrivare a un «vero processo di pace». In questa prospettiva, viene ricordata la polemica con <strong>Matteo Renzi</strong>, che Conte è tornato a indicare come un problema per il futuro della coalizione. Il presidente pentastellato considera infatti «una follia pensare di dare centralità a chi ha il 20%» e ritiene che il punto decisivo debba essere il programma: se al suo interno non ci sarà ciò che il M5S considera necessario, «finché non si arriva alla pace, inviamo ancora armi a Kiev? Schlein può sorvolare su questo nodo, in nome dell’unità della coalizione?».</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il messaggio al Pd sulle primarie</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il confronto non riguarda soltanto i contenuti. Conte guarda anche ai futuri equilibri del Partito democratico. A Reggio Emilia, ricorda <em>La Stampa</em>, aveva assicurato di voler continuare a «sostenere un popolo ingiustamente invaso», senza tuttavia pronunciare la parola «armi». Ma la manifestazione di Napoli e le successive dichiarazioni hanno riportato il tema in primo piano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A memoria di alcuni esponenti dem, sottolinea il quotidiano, sarebbero ormai soltanto un paio le volte in cui Conte ha risposto al mittente l&#8217;accusa di essere «il leader 5 stelle di guidare un partito bellicista». Nello stesso modo, anche molti dirigenti democratici avrebbero smesso di calibrare i toni per evitare lo scontro con l&#8217;alleato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nodo politico potrebbe diventare ancora più evidente con le future primarie del Pd. Conte ribadisce le proprie posizioni sull’Ucraina, ma al tempo stesso fa sapere che <strong>non vuole essere considerato un alleato, ma un «sabotatore»</strong>, qualora non condivida determinate scelte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il passaggio più esplicito riguarda proprio la leadership democratica. «Non quelli della minoranza riformista, che fanno del sostegno a Kiev la loro “linea rossa”», osserva <em>La Stampa</em>, richiamando le divisioni interne ai dem. Se Schlein dovesse vincere nuovamente, il rapporto con Conte potrebbe proseguire nel solco attuale. Se invece prevalesse un candidato di orientamento differente, il leader del M5S non considera automatico il mantenimento dell&#8217;alleanza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/slug-conte-stop-armi-ucraina-programma-coalizione-pd-primarie/">Conte: «Stop alle armi all’Ucraina nel programma della coalizione». E avverte il Pd sulle primarie</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<title>Rivoluzione Cinema: la Camera approva la riforma. Ecco come cambia il settore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2026 09:39:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una convergenza politica quasi totale accende i riflettori sul futuro dell'industria audiovisiva italiana. Con 218 voti favorevoli e solo 6 contrari, la Camera dei Deputati ha dato in queste ore il via libera al testo unificato.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Una convergenza politica quasi totale accende i riflettori sul futuro dell&#8217;industria audiovisiva italiana. Con 218 voti favorevoli e solo 6 contrari, la Camera dei Deputati ha dato in queste ore il via libera al testo unificato che riscrive la disciplina del settore e delega il Governo a riordinarne l&#8217;assetto entro i prossimi due anni. Nato dalla sintesi di cinque diverse proposte trasversali, il provvedimento &#8211; che ora passa all’esame del Senato &#8211; punta a trasformare l&#8217;intero comparto in una macchina industriale più efficiente, superando le rigidità del passato a favore di una gestione orientata al mercato, alla trasparenza e alla certezza dei tempi per le imprese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il vero cambio di paradigma risiede nell&#8217;uscita della gestione operativa dal perimetro diretto del Ministero. Dal 1° gennaio 2028 nascerà infatti l&#8217;Agenzia per il Cinema e l&#8217;audiovisivo, un ente pubblico autonomo dotato di piena indipendenza finanziaria e organizzativa. Sarà questa nuova struttura a prendere in mano la cabina di regia su erogazione dei fondi, accesso al credito e relazioni con le Film Commission territoriali, lasciando al Ministero della Cultura unicamente un ruolo di indirizzo politico e vigilanza. Contestualmente, il sistema dei sostegni economici cambia pelle: la revisione del tax credit e degli incentivi fiscali metterà al centro la selettività e la congruità dei costi, introducendo una programmazione triennale con scadenze trasparenti per la richiesta delle risorse. Un’impostazione pensata per dare stabilità all’intero ecosistema, dal sostegno per le opere prime e seconde alla spinta per le coproduzioni internazionali, passando per il rilancio strutturale e tecnologico delle sale cinematografiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La riforma guarda con decisione anche alle nuove frontiere tecnologiche e al capitale umano. Da un lato amplia il proprio raggio d&#8217;azione includendo gli incentivi per il settore dei videogiochi e fissa paletti precisi sull&#8217;uso dell&#8217;intelligenza artificiale, subordinando lo sfruttamento delle prestazioni artistiche al consenso esplicito dei titolari dei diritti. Dall&#8217;altro, risponde alle storiche fragilità del lavoro dietro le quinte, riordinando gli ammortizzatori sociali, la previdenza e l&#8217;indennità di discontinuità per artisti e maestranze, oltre a stanziare un fondo dedicato da 10 milioni di euro all&#8217;anno fino al 2030 per supportare chi affronta situazioni di emergenza pensionistica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Restano comunque aperti i nodi riguardo ai tempi di attuazione e alla sostenibilità finanziaria. Trattandosi di una legge delega, spetterà all’Esecutivo, tramite i futuri decreti attuativi, riempire di contenuti concreti la cornice programmatica. Il tema centrale passa quindi al quando e, soprattutto, al quanto: poichè il provvedimento non stanzia di per sè una dotazione di impatto immediato, l’efficacia reale della riforma dipenderà dalle coperture, da individuarsi già a partire dalla prossima legge di bilancio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nondimeno, l’intesa raggiunta a Montecitorio concretizza l&#8217;invito al dialogo bipartisan lanciato dal regista Pupi Avati. Soddisfatto il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che parla di un vero e proprio &#8220;stilnovo&#8221; nei rapporti con il settore, fondato su un clima di fiducia e sulla garanzia di procedure chiare e prevedibili per gli operatori. Un entusiasmo condiviso anche dall&#8217;opposizione: la segretaria del Pd, Elly Schlein, ha accolto con favore la nascita di un’Agenzia indipendente in grado di sottrarre le scelte strategiche del settore ai condizionamenti della politica, ricordando però che la sfida decisiva sarà trovare le risorse adeguate nella prossima manovra di bilancio. Il provvedimento passa ora a Palazzo Madama per la blindatura definitiva.</p>
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		<title>A scuola per abitare il futuro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2026 08:46:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Top News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>All’avvio di un nuovo anno scolastico dovremmo porci una domanda semplice: quale Italia vogliamo consegnare ai nostri figli? Un Paese che li lascia indietro sul digitale, oppure uno Stato capace di insegnare loro a utilizzare gli strumenti, comprenderne le opportunità e riconoscerne i rischi? La risposta non può essere soltanto normativa. </p>
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<p class="wp-block-paragraph">All’avvio di un nuovo anno scolastico dovremmo porci una domanda semplice: quale Italia vogliamo consegnare ai nostri figli? Un Paese che li lascia indietro sul digitale, oppure uno Stato capace di insegnare loro a utilizzare gli strumenti, comprenderne le opportunità e riconoscerne i rischi? La risposta non può essere soltanto normativa. I nostri bambini e ragazzi chiedono spazi crescenti di autonomia, ma hanno bisogno di adulti capaci di accompagnarli. Vale nella vita e vale nella dimensione digitale, che per loro non costituisce un universo separato: tempo reale e tempo digitale convivono nella stessa esperienza di nativi digitali. Per questo, mentre l&#8217;Europa discute nuove misure a tutela dei minori, occorre evitare che la protezione coincida esclusivamente con nuovi divieti, verifiche e barriere all&#8217;accesso. Ogni sistema può essere aggirato, tanto più da adolescenti digitalmente abilissimi, mentre molti genitori faticano persino a utilizzare gli strumenti di parental control già disponibili. Forse dovremmo rovesciare il paradigma: Commissione europea e legislatori nazionali dovrebbero intensificare il dialogo, evitando duplicazioni e sovrapposizioni. Oggi norme europee e nazionali si affastellano, l&#8217;età del consenso digitale cambia tra Paesi e persino tavoli istituzionali esistenti da anni sembrano talvolta ripartire da zero. Senza coordinamento, la tutela rischia di diventare confusione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure la parola decisiva è un&#8217;altra: competenze. Non possiamo continuare a limitare gli accessi se contemporaneamente non insegniamo alle persone a stare in rete. Occorre una grande iniziativa permanente di formazione, non progetti spot: per bambini e adolescenti, certamente, ma anche per insegnanti e genitori. Una formazione che non criminalizzi Internet e non consideri i ragazzi degli “idioti digitali” da tenere lontani da ogni rischio. Perché vietare non basta. Oggi i ragazzi popolano alcune piattaforme; domani, davanti a controlli eccessivamente invasivi, potrebbero spostarsi verso ambienti meno regolati e meno sicuri. Una nuova piattaforma capace di attrarli ci sarà sempre. Molto più ambizioso è insegnare loro a socializzare bene anche online, dotandoli di strumenti efficaci per riconoscere manipolazioni, abusi, disinformazione e profilazione. L&#8217;accesso democratico alla rete, con la minore profilazione possibile, è inoltre un valore da preservare. In una democrazia la libertà della rete merita tutela proprio mentre cerchiamo di renderla più sicura. Non dobbiamo scegliere tra libertà e protezione: dobbiamo costruire cittadini capaci di esercitare la prima conoscendo gli strumenti della seconda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E allora ripartiamo dalla scuola. Insegnando persino gesti apparentemente banali, come utilizzare correttamente un indirizzo e-mail, cercare una fonte, verificarla, proteggere un&#8217;identità digitale, capire che cosa accade ai propri dati. E investiamo seriamente sull&#8217;inglese, insegnato bene durante tutta la scuola dell&#8217;obbligo e, sin dai primi anni, anche attraverso docenti madrelingua. L&#8217;inglese non è più soltanto una materia: è una chiave di accesso alla conoscenza, alla ricerca, al lavoro e a una parte enorme dell&#8217;informazione mondiale. Padroneggiarlo significa offrire ai nostri giovani la possibilità di competere con i loro coetanei nel mondo, comprendere meglio ciò che leggono e diventare protagonisti, anziché spettatori, della trasformazione digitale. Ma la scuola deve offrire anche ciò che nessuna tecnologia potrà sostituire: l&#8217;incontro. Facciamo riscoprire ai ragazzi le straordinarie opportunità di socializzazione offerte dalla scuola, dallo sport, dalle associazioni e dalle comunità di quartiere. Diamo loro luoghi in cui incontrarsi, discutere, costruire qualcosa insieme, guardarsi negli occhi e immaginare il mondo che vorrebbero. Utilizziamo anche il digitale per creare queste opportunità, quando serve, senza dimenticare che una relazione umana autentica non può essere integralmente sostituita da una relazione mediata da uno schermo. Se il digitale diventa rifugio da una realtà nella quale i ragazzi non si riconoscono, non possiamo limitarci a togliere loro il rifugio: dobbiamo rendere migliore quella realtà. Plasmare comunità più vive, inclusive e interessanti è responsabilità di ciascuno di noi. Usciamo di casa. Organizziamo incontri, esperienze, laboratori, occasioni di scoperta. Diamo ai ragazzi ragioni per abitare il proprio quartiere e contemporaneamente gli strumenti per attraversare il mondo digitale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Noi abbiamo conosciuto le prime chat e i primi SMS; loro stanno vivendo un&#8217;accelerazione digitale senza precedenti. Pensare di governarla soltanto vietando o controllando significa inseguire un fenomeno che correrà sempre più veloce delle norme. Serve invece un patto di corresponsabilità tra Stati, scuola, famiglie, piattaforme e cittadini. Un patto per il buon vivere in rete e fuori dalla rete, fondato sulla consapevolezza e non sulla paura. L&#8217;auspicio, alla vigilia di questo nuovo anno scolastico, è allora che ogni bambino che varcherà la porta di una scuola italiana possa trovare adulti disposti non a costruirgli intorno muri sempre più alti, ma a consegnargli bussole sempre più precise. Perché il nostro compito non è impedire ai giovani di entrare nel futuro: è dare loro cultura, libertà, relazioni e competenze sufficienti per abitarlo da cittadini consapevoli, curiosi e liberi.</p>
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		<title>Legge elettorale: facciamo il punto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Sep 2026 12:27:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Smash]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Riforma elettorale verso il voto finale: premio al 42%, preferenze con capilista bloccato e il nodo Vannacci che pesa sugli equilibri del centrodestra.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">La settimana ha segnato un passaggio importante per la riforma elettorale. Dopo la sconfitta di luglio alla Camera, la maggioranza è riuscita a ricompattarsi al Senato.&nbsp;<br>Il compromesso approvato mantiene il capolista bloccato e consente agli elettori di esprimere fino a tre preferenze sugli altri sei candidati, con alternanza di genere dalla seconda scelta. Non sono quindi le preferenze “pure” chieste dalle opposizioni e da Vannacci, ma una soluzione intermedia: Meloni può rivendicare il ritorno della scelta degli eletti, mentre Lega e Forza Italia conservano una quota di candidati protetti.&nbsp;<br>Il passaggio più delicato è arrivato quando il governo si è rimesso all’Aula sulla proposta delle opposizioni di eliminare anche i capilista bloccati. A luglio FdI aveva votato insieme ai parlamentari del Generalissimo a favore di un meccanismo simile; questa volta ha rispettato l’accordo con gli alleati. Le preferenze integrali sono state respinte con 99 voti contrari e 68 favorevoli, mentre l’emendamento unitario della maggioranza è passato con 97 sì.&nbsp;<br>La discussione interna ha riguardato anche la soglia del premio: FdI aveva valutato di abbassarla dal 42 al 41 per cento, ma Forza Italia ha ottenuto il mantenimento del 42. È stata inoltre accantonata l’ipotesi del ballottaggio, sostenuta da alcuni settori di Fratelli d’Italia ma osteggiata da Lega e FI. Il doppio turno avrebbe consentito di cercare al ballottaggio i voti di Vannacci senza coinvolgerlo necessariamente nella coalizione fin dal primo turno, ma è stato considerato politicamente rischioso e tecnicamente troppo complesso.&nbsp;<br>L’impianto rimasto in piedi supera i collegi uninominali del&nbsp;<em>Rosatellum</em>&nbsp;e introduce un sistema proporzionale con un premio fisso di 70 deputati e 35 senatori alla lista o coalizione che arrivi prima e raggiunga almeno il 42 per cento in entrambe le Camere. Il tetto massimo sarebbe di 220 deputati e 113 senatori, numeri sufficienti a garantire una maggioranza autonoma. Se nessuno raggiungesse la soglia, oppure se Camera e Senato indicassero vincitori diversi, scatterebbe il proporzionale senza premio.&nbsp;<br>Per l’elettore cambierebbe soprattutto la scheda: scomparirebbe il candidato del collegio uninominale e comparirebbero&nbsp;solo&nbsp;il simbolo del partito, un capolista bloccato e sei nomi tra i quali esprimere fino a tre preferenze.&nbsp;<br>La vera partita politica ruota però intorno al 42 per cento: pochi decimali potrebbero separare una maggioranza già pronta da un Parlamento nel quale cercare accordi dopo il voto. È qui che entra in gioco Futuro Nazionale, arrivato al 7,7 per cento nell’ultima rilevazione SWG, dato rilevante ma pur sempre&nbsp;sondaggistico,&nbsp;non essendo&nbsp;ponderato con precedenti risultati&nbsp;reali.&nbsp;<br>Con il&nbsp;<em>Rosatellum</em>, una corsa autonoma del Generalissimo sottrarrebbe voti soprattutto a FdI e Lega e potrebbe consegnare al centrosinistra molti collegi uninominali, purché Pd, M5S e alleati riescano a non dividersi. Con il nuovo sistema, invece, quei voti diventerebbero preziosi per raggiungere il 42 per cento: se Vannacci restasse fuori dalla coalizione, potrebbe impedire tanto al centrodestra quanto al centrosinistra di conquistare il premio.&nbsp;<br>Il Senato voterà definitivamente il testo il 15 settembre. La legge tornerà poi alla Camera per la terza lettura dal 28 settembre, con l’obiettivo di chiudere entro l’inizio di ottobre.&nbsp;<br>Gli scenari restano tre:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>1.&nbsp;Premio e preferenze</strong>. È lo scenario oggi più probabile. Sparirebbero i collegi uninominali, scatterebbe il premio al 42 per cento e tornerebbero le preferenze, pur con i capilista bloccati. FdI potrebbe rivendicare il risultato, mentre Vannacci continuerebbe a denunciarne i limiti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>2.&nbsp;Premio senza preferenze</strong>. Un nuovo incidente alla Camera potrebbe far cadere la scelta dei candidati, lasciando in piedi il proporzionale con premio. Le segreterie manterrebbero il controllo sugli eletti, ma Meloni subirebbe una nuova sconfitta simbolica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>3.&nbsp;Nessuna riforma</strong>. Si voterebbe con il&nbsp;<em>Rosatellum</em>. Con Futuro Nazionale fuori dalla coalizione e sui livelli indicati dai sondaggi, la frammentazione della destra favorirebbe strutturalmente il centrosinistra nei collegi, sempre che quest’ultimo riesca a presentarsi sufficientemente unito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sullo sfondo resta la data delle elezioni. Una parte di FdI considera più razionale votare nella primavera 2027,&nbsp;la Lega preferisce invece arrivare alla conclusione naturale della legislatura,&nbsp;scommettendo su uno sgonfiamento di Vannacci dopo le Comunali di primavera.&nbsp;<br>Il Min.&nbsp;Calderoli, cui non manca la verve provocatoria,&nbsp;ha ricordato che&nbsp;tecnicamente si potrebbe votare persino entro il 23 dicembre 2027:&nbsp;ipotesi&nbsp;che lascerebbe all’attuale maggioranza anche la manovra del prossimo anno.&nbsp;<br>L’alternativa concreta resta quindi tra primavera e autunno.&nbsp;Volendo scommettere oggi 1€, lo metteremmo sull&#8217;autunno.&nbsp;</p>
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		<title>Strategie digitali, piattaforme e lobbying: il confronto alla Luiss</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/the-watcher-photos/strategie-digitali-piattaforme-lobbying-luiss/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 12:42:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[The Watcher Photos]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 9 settembre, nella Sala delle Colonne del Campus Luiss di Viale Pola a Roma, si è svolto l’incontro “Strategie digitali e relazioni istituzionali. Piattaforme, regolazione e lobbying”, organizzato dal Dipartimento di Diritto e Istituzioni dell’Ateneo. </p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il 9 settembre, nella Sala delle Colonne del Campus Luiss di Viale Pola a Roma, si è svolto l’incontro <strong>“Strategie digitali e relazioni istituzionali. Piattaforme, regolazione e lobbying”</strong>, organizzato dal Dipartimento di Diritto e Istituzioni dell’Ateneo. L’appuntamento ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico e delle principali realtà attive nel settore delle piattaforme digitali e delle relazioni istituzionali, mettendo al centro il rapporto sempre più stretto tra innovazione, regolazione e rappresentanza degli interessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo i saluti di <strong>Antonio Punzi</strong>, Head del Dipartimento di Diritto e Istituzioni della Luiss, i lavori sono stati introdotti e moderati da <strong>Filiberto E. Brozzetti</strong>, docente di Strategie digitali e relazioni istituzionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al confronto hanno partecipato <strong>Fabio Bistoncini</strong>, fondatore e presidente di Bistoncini Partners, <strong>Claudia Trivilino</strong>, Public Policy Manager di Meta, <strong>Federica Fabrizzi</strong>, professoressa di Istituzioni di diritto pubblico alla Sapienza Università di Roma, <strong>Giampiero Zurlo</strong>, presidente e amministratore delegato di UTOPIA, <strong>Martina Colasante</strong>, Public Policy Manager di Google, e <strong>Cristina Fasone</strong>, professoressa di Diritto pubblico comparato alla Luiss. Le conclusioni sono state affidate a <strong>Salvatore Maria Pisacane</strong>, docente di Strategie digitali e relazioni istituzionali alla Luiss.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È intervenuto in video-collegamento <strong>Nazario Pagano</strong>, presidente della I Commissione Affari Costituzionali, della Presidenza del Consiglio e Interni della Camera dei Deputati, che ha portato il proprio contributo al dibattito sui rapporti tra innovazione digitale, istituzioni, regolazione e rappresentanza degli interessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pagano ha definito l’appuntamento «un’occasione preziosa» per approfondire questi temi insieme a esponenti del mondo accademico, istituzionale e professionale, ringraziando in particolare Brozzetti per l’organizzazione e la moderazione dell’incontro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il confronto si inserisce nell’ambito dell’insegnamento dedicato alle <strong>Strategie digitali e relazioni istituzionali</strong>, rivolto agli studenti del profilo di Law and Innovation e finalizzato ad approfondire il ruolo delle relazioni istituzionali, della comunicazione digitale e dell’advocacy nei nuovi processi regolatori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al centro dell’attenzione, in particolare, le trasformazioni che interessano il diritto delle nuove tecnologie, l’economia e il mercato delle piattaforme, l’intelligenza artificiale, la sostenibilità e l’inclusione digitale, ambiti nei quali il rapporto tra regolatori, istituzioni, imprese e rappresentanza degli interessi assume un peso crescente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di seguito la Photo Gallery dell&#8217;evento.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Foto Credits: Laboratorio Zerbo.</em></p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="67605" src="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/DSC_9691-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-67605" srcset="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/DSC_9691-1024x683.jpg 1024w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/DSC_9691-300x200.jpg 300w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/DSC_9691-768x512.jpg 768w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/DSC_9691-1536x1024.jpg 1536w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/DSC_9691.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="67606" src="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/DSC_9695-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-67606" srcset="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/DSC_9695-1024x683.jpg 1024w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/DSC_9695-300x200.jpg 300w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/DSC_9695-768x512.jpg 768w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/DSC_9695-1536x1024.jpg 1536w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/DSC_9695.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="67611" src="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/DSC_9400-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-67611" srcset="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/DSC_9400-1024x683.jpg 1024w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/DSC_9400-300x200.jpg 300w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/DSC_9400-768x512.jpg 768w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/DSC_9400-1536x1024.jpg 1536w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/DSC_9400.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="67610" src="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Da-sinistra-Giampiero-Zurlo-Filiberto-E.-Brozzetti-Claudia-Trivilino-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-67610" srcset="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Da-sinistra-Giampiero-Zurlo-Filiberto-E.-Brozzetti-Claudia-Trivilino-1024x683.jpg 1024w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Da-sinistra-Giampiero-Zurlo-Filiberto-E.-Brozzetti-Claudia-Trivilino-300x200.jpg 300w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Da-sinistra-Giampiero-Zurlo-Filiberto-E.-Brozzetti-Claudia-Trivilino-768x512.jpg 768w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Da-sinistra-Giampiero-Zurlo-Filiberto-E.-Brozzetti-Claudia-Trivilino-1536x1024.jpg 1536w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Da-sinistra-Giampiero-Zurlo-Filiberto-E.-Brozzetti-Claudia-Trivilino.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Da sinistra Giampiero Zurlo, Filiberto E. Brozzetti, Claudia Trivilino.</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" data-id="67613" src="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Giampiero-Zurlo-Presidente-e-Amministratore-Delegato-Utopia-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-67613" srcset="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Giampiero-Zurlo-Presidente-e-Amministratore-Delegato-Utopia-683x1024.jpg 683w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Giampiero-Zurlo-Presidente-e-Amministratore-Delegato-Utopia-200x300.jpg 200w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Giampiero-Zurlo-Presidente-e-Amministratore-Delegato-Utopia-768x1152.jpg 768w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Giampiero-Zurlo-Presidente-e-Amministratore-Delegato-Utopia-1024x1536.jpg 1024w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Giampiero-Zurlo-Presidente-e-Amministratore-Delegato-Utopia.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption class="wp-element-caption">Giampiero Zurlo, Presidente e Amministratore Delegato, UTOPIA.</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" data-id="67608" src="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Claudia-Trivilino-Public-Policy-Manager-Meta-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-67608" srcset="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Claudia-Trivilino-Public-Policy-Manager-Meta-683x1024.jpg 683w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Claudia-Trivilino-Public-Policy-Manager-Meta-200x300.jpg 200w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Claudia-Trivilino-Public-Policy-Manager-Meta-768x1152.jpg 768w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Claudia-Trivilino-Public-Policy-Manager-Meta-1024x1536.jpg 1024w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Claudia-Trivilino-Public-Policy-Manager-Meta.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption class="wp-element-caption">Claudia Trivilino, Public Policy Manager, Meta.</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="67609" src="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Cristina-Fasone-prof.ssa-di-Diritto-Comparato-alla-Luiss-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-67609" srcset="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Cristina-Fasone-prof.ssa-di-Diritto-Comparato-alla-Luiss-1024x683.jpg 1024w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Cristina-Fasone-prof.ssa-di-Diritto-Comparato-alla-Luiss-300x200.jpg 300w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Cristina-Fasone-prof.ssa-di-Diritto-Comparato-alla-Luiss-768x512.jpg 768w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Cristina-Fasone-prof.ssa-di-Diritto-Comparato-alla-Luiss-1536x1024.jpg 1536w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Cristina-Fasone-prof.ssa-di-Diritto-Comparato-alla-Luiss.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Cristina Fasone, prof.ssa di Diritto Pubblico Comparato alla Luiss.</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" data-id="67615" src="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Martina-Colasante-Public-Policy-Manager-Google-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-67615" srcset="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Martina-Colasante-Public-Policy-Manager-Google-683x1024.jpg 683w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Martina-Colasante-Public-Policy-Manager-Google-200x300.jpg 200w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Martina-Colasante-Public-Policy-Manager-Google-768x1152.jpg 768w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Martina-Colasante-Public-Policy-Manager-Google-1024x1536.jpg 1024w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Martina-Colasante-Public-Policy-Manager-Google.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption class="wp-element-caption">Martina Colasante, Public Policy Manager, Google.</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" data-id="67620" src="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Filiberto-E.-Brozzetti-Docente-di-Strategia-Digitali-e-Relazioni-Istituzionali-Luiss-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-67620" srcset="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Filiberto-E.-Brozzetti-Docente-di-Strategia-Digitali-e-Relazioni-Istituzionali-Luiss-683x1024.jpg 683w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Filiberto-E.-Brozzetti-Docente-di-Strategia-Digitali-e-Relazioni-Istituzionali-Luiss-200x300.jpg 200w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Filiberto-E.-Brozzetti-Docente-di-Strategia-Digitali-e-Relazioni-Istituzionali-Luiss-768x1152.jpg 768w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Filiberto-E.-Brozzetti-Docente-di-Strategia-Digitali-e-Relazioni-Istituzionali-Luiss-1024x1536.jpg 1024w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Filiberto-E.-Brozzetti-Docente-di-Strategia-Digitali-e-Relazioni-Istituzionali-Luiss.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption class="wp-element-caption">Filiberto E. Brozzetti, Docente di Strategie Digitali e Relazioni Istituzionali, Luiss.</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="67621" src="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Salvatore-Maria-Pisacane-Docente-di-Startegie-Digitali-e-Relazioni-Istituzionali-Luiss-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-67621" srcset="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Salvatore-Maria-Pisacane-Docente-di-Startegie-Digitali-e-Relazioni-Istituzionali-Luiss-1024x683.jpg 1024w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Salvatore-Maria-Pisacane-Docente-di-Startegie-Digitali-e-Relazioni-Istituzionali-Luiss-300x200.jpg 300w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Salvatore-Maria-Pisacane-Docente-di-Startegie-Digitali-e-Relazioni-Istituzionali-Luiss-768x512.jpg 768w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Salvatore-Maria-Pisacane-Docente-di-Startegie-Digitali-e-Relazioni-Istituzionali-Luiss-1536x1024.jpg 1536w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Salvatore-Maria-Pisacane-Docente-di-Startegie-Digitali-e-Relazioni-Istituzionali-Luiss.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Salvatore Maria Pisacane, Docente di Strategie Digitali e Relazioni Istituzionali, Luiss.</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" data-id="67618" src="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Fabio-Bistoncini-Fondatore-e-Presidente-Bistoncini-Partners-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-67618" srcset="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Fabio-Bistoncini-Fondatore-e-Presidente-Bistoncini-Partners-683x1024.jpg 683w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Fabio-Bistoncini-Fondatore-e-Presidente-Bistoncini-Partners-200x300.jpg 200w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Fabio-Bistoncini-Fondatore-e-Presidente-Bistoncini-Partners-768x1152.jpg 768w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Fabio-Bistoncini-Fondatore-e-Presidente-Bistoncini-Partners-1024x1536.jpg 1024w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Fabio-Bistoncini-Fondatore-e-Presidente-Bistoncini-Partners.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption class="wp-element-caption">Fabio Bistoncini, Fondatore e Presidente, Bistoncini Partners.</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="67612" src="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/DSC_9439-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-67612" srcset="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/DSC_9439-1024x683.jpg 1024w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/DSC_9439-300x200.jpg 300w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/DSC_9439-768x512.jpg 768w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/DSC_9439-1536x1024.jpg 1536w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/DSC_9439.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Cristina Fasone, prof.ssa di Diritto Pubblico Comparato alla Luiss.</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="67607" src="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Antonio-Punzi-Head-of-Dipartimento-di-Diritto-e-Istituzioni-Luiss-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-67607" srcset="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Antonio-Punzi-Head-of-Dipartimento-di-Diritto-e-Istituzioni-Luiss-1024x683.jpg 1024w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Antonio-Punzi-Head-of-Dipartimento-di-Diritto-e-Istituzioni-Luiss-300x200.jpg 300w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Antonio-Punzi-Head-of-Dipartimento-di-Diritto-e-Istituzioni-Luiss-768x512.jpg 768w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Antonio-Punzi-Head-of-Dipartimento-di-Diritto-e-Istituzioni-Luiss-1536x1024.jpg 1536w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Antonio-Punzi-Head-of-Dipartimento-di-Diritto-e-Istituzioni-Luiss.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Antonio Punzi, Head of Dipartimento di Diritto e Istituzioni, Luiss.</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="67617" src="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/DSC_9704-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-67617" srcset="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/DSC_9704-1024x683.jpg 1024w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/DSC_9704-300x200.jpg 300w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/DSC_9704-768x512.jpg 768w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/DSC_9704-1536x1024.jpg 1536w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/DSC_9704.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="67616" src="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/DSC_9700-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-67616" srcset="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/DSC_9700-1024x683.jpg 1024w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/DSC_9700-300x200.jpg 300w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/DSC_9700-768x512.jpg 768w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/DSC_9700-1536x1024.jpg 1536w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/DSC_9700.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" data-id="67619" src="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Federica-Fabrizzi-Professoressa-di-Istituzioni-di-Diritto-Pubblico-alla-Sapienza-Universita-di-Roma-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-67619" srcset="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Federica-Fabrizzi-Professoressa-di-Istituzioni-di-Diritto-Pubblico-alla-Sapienza-Universita-di-Roma-683x1024.jpg 683w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Federica-Fabrizzi-Professoressa-di-Istituzioni-di-Diritto-Pubblico-alla-Sapienza-Universita-di-Roma-200x300.jpg 200w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Federica-Fabrizzi-Professoressa-di-Istituzioni-di-Diritto-Pubblico-alla-Sapienza-Universita-di-Roma-768x1152.jpg 768w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Federica-Fabrizzi-Professoressa-di-Istituzioni-di-Diritto-Pubblico-alla-Sapienza-Universita-di-Roma-1024x1536.jpg 1024w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/Federica-Fabrizzi-Professoressa-di-Istituzioni-di-Diritto-Pubblico-alla-Sapienza-Universita-di-Roma.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption class="wp-element-caption">Federica Fabrizzi, Prof.ssa di Istituzioni di Diritto Pubblico alla Sapienza, Università di Roma.</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="67614" src="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/In-video-collegamento-Nazario-Pagano-Presidente-della-I-Commissione-Affari-Costituzionali-della-Camera-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-67614" srcset="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/In-video-collegamento-Nazario-Pagano-Presidente-della-I-Commissione-Affari-Costituzionali-della-Camera-1024x683.jpg 1024w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/In-video-collegamento-Nazario-Pagano-Presidente-della-I-Commissione-Affari-Costituzionali-della-Camera-300x200.jpg 300w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/In-video-collegamento-Nazario-Pagano-Presidente-della-I-Commissione-Affari-Costituzionali-della-Camera-768x512.jpg 768w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/In-video-collegamento-Nazario-Pagano-Presidente-della-I-Commissione-Affari-Costituzionali-della-Camera-1536x1024.jpg 1536w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/09/In-video-collegamento-Nazario-Pagano-Presidente-della-I-Commissione-Affari-Costituzionali-della-Camera.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">In video-collegamento Nazario Pagano, Presidente della I Commissione Affari Costituzionali della Camera.</figcaption></figure>
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<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>IA e tratta di esseri umani: una tecnologia, due volti</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/news/ia-e-tratta-di-esseri-umani-una-tecnologia-due-volti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 10:52:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’intelligenza artificiale è ormai parte della vita quotidiana: influenza il modo in cui lavoriamo, studiamo, comunichiamo e accediamo alle informazioni. La stessa capacità di elaborare rapidamente enormi quantità di dati, tuttavia, può essere sfruttata anche dalla criminalità organizzata.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">L’intelligenza artificiale è ormai parte della vita quotidiana: influenza il modo in cui lavoriamo, studiamo, comunichiamo e accediamo alle informazioni. La stessa capacità di elaborare rapidamente enormi quantità di dati, tuttavia, può essere sfruttata anche dalla criminalità organizzata. Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC), l’AI sta infatti assumendo un ruolo anche nel fenomeno della tratta di esseri umani. L’analisi dell’attività sulle piattaforme può, per esempio, contribuire a individuare persone che manifestano difficoltà economiche o altre condizioni di vulnerabilità. I deepfake, in particolare, possono rendere più complesso distinguere una comunicazione autentica da un tentativo di manipolazione. La conseguenza è un possibile aumento della scala delle operazioni criminali: un trafficante può raggiungere contemporaneamente persone in Paesi diversi, riducendo tempi e costi e, in alcuni casi, esercitando forme di controllo a distanza. Secondo UNODC, l’intelligenza artificiale può contribuire alla preparazione di schemi di frode e al coordinamento di attività illecite. La crescente accessibilità di questi strumenti pone quindi nuove difficoltà investigative.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma considerare l’intelligenza artificiale soltanto come un moltiplicatore delle capacità criminali offrirebbe una lettura parziale e fuorviante del fenomeno. La stessa tecnologia può infatti diventare uno strumento importante per prevenire e contrastare la tratta. L’AI può aiutare le campagne di sensibilizzazione a raggiungere con maggiore precisione le persone più esposte al rischio e può supportare le autorità nell’analisi di grandi quantità di dati e transazioni finanziarie, facendo emergere anomalie potenzialmente riconducibili ad attività criminali. La rapidità nell’elaborazione delle informazioni può inoltre favorire le indagini internazionali e la cooperazione tra autorità di Paesi diversi. La questione centrale diventa allora non tanto la tecnologia in sé, quanto la capacità delle istituzioni di tenere il passo con la sua evoluzione. Molti Stati devono ancora affrontare lacune normative, carenze di competenze tecniche e difficoltà nella cooperazione internazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La risposta, dunque, non sembra risiedere nel frenare l’innovazione, ma nel rafforzare competenze, regole e collaborazione internazionale, mantenendo allo stesso tempo un’adeguata supervisione umana. Come sottolinea UNODC, l’utilizzo dell’AI da parte delle istituzioni deve essere accompagnato da garanzie capaci di evitare discriminazioni, distorsioni e violazioni dei diritti fondamentali. Il tema è stato al centro del Working Group on Trafficking in Persons di UNODC, riunitosi a Vienna a fine giugno. Il confronto mette in evidenza il carattere ambivalente dell’intelligenza artificiale: può offrire nuovi strumenti ai trafficanti, ma può anche fornire alle istituzioni mezzi più efficaci per individuarli, proteggere le persone vulnerabili e contrastare un fenomeno criminale sempre più transnazionale.</p>
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		<title>Emma Bonino, le sue proposte per l’Europa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 10:34:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[cooperazione rafforzata]]></category>
		<category><![CDATA[difesa comune]]></category>
		<category><![CDATA[Diritto di veto]]></category>
		<category><![CDATA[emma bonino]]></category>
		<category><![CDATA[emma bonino europa]]></category>
		<category><![CDATA[idee emma bonino]]></category>
		<category><![CDATA[The Watcher Poll EU]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Emma Bonino è morta l’11 settembre 2026 a Roma, a 78 anni, dopo il ricovero al Santo Spirito per una crisi respiratoria.  Se ne va...</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Emma Bonino è morta l&#8217;11 settembre 2026 a Roma, a 78 anni, dopo il ricovero al Santo Spirito per una crisi respiratoria.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se ne va la storica leader radicale, ex ministra degli Esteri nel governo Letta, ex Commissaria europea alla Salute e Protezione dei consumatori tra il 1995 e il 1999, tra le voci più nitide e scomode dell&#8217;europeismo italiano.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una carriera lunga mezzo secolo — dal Parlamento europeo alla Farnesina, dalle battaglie referendarie degli anni Settanta fino alla fondazione di Più Europa nel 2017 — che le dava, quando parlava di riforme dell&#8217;Unione, una credibilità rara: non proposte astratte, ma indicazioni maturate da chi le istituzioni europee le aveva vissute dall&#8217;interno, sia a Bruxelles sia nei negoziati tra governi.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">The Watcher Post l&#8217;aveva intervistata nel maggio 2024, alla vigilia delle elezioni europee, nel format &#8220;The Watcher Poll Eu&#8221;.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco, punto per punto, quali erano le sue proposte per riformare l&#8217;Unione, e perché a distanza di due anni restano attuali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Abolire il diritto di veto</strong><strong><br></strong>Era la priorità assoluta di Bonino, la riforma da cui secondo lei dipendeva tutto il resto. Oggi, su materie chiave come politica estera, fisco o allargamento, ogni decisione del Consiglio dell&#8217;UE richiede l&#8217;unanimità dei 27 Stati membri: basta un solo Paese contrario per bloccare tutto, come accadde — raccontava Bonino — con una proposta della Commissione von der Leyen sull&#8217;immigrazione, approvata anche dal Parlamento europeo ma affondata da uno o due governi in sede di Consiglio.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bonino voleva sostituire questo meccanismo con il voto a maggioranza, per rendere l&#8217;Unione capace di decidere davvero, anche su materie sensibili come la politica estera comune. Da qui la sua definizione dell&#8217;Europa attuale, ripresa da un collega belga: &#8220;gigante economico, nano politico e verme militare&#8221; — forte sui mercati, incapace di parlare con una voce sola sulle questioni che contano davvero, dalla sicurezza alla diplomazia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Difesa comune, ma dopo la politica estera comune</strong><strong><br></strong>Per Bonino un esercito europeo non ha senso senza una politica estera unificata a monte: prima bisogna decidere insieme dove e come intervenire nelle crisi internazionali, altrimenti non può essere un capo di stato maggiore a stabilirlo caso per caso, senza un mandato politico condiviso.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sequenza era obbligata, diceva: prima l&#8217;unità politica, poi quella militare. Mettere il carro della difesa comune davanti ai buoi della politica estera comune, per lei, avrebbe prodotto solo un&#8217;ennesima struttura senza reale capacità decisionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Completare l&#8217;unione finanziaria</strong><br>Bonino segnalava un dato decisivo: il bilancio comune dell&#8217;UE vale solo circa l&#8217;1-1,2% del PIL dell&#8217;Unione, una cifra che considerava incompatibile con qualsiasi ambizione politica seria e che rende impossibile finanziare politiche economiche comuni di peso, dalla transizione energetica alla ricerca. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La sua proposta era rendere strutturale l&#8217;architettura finanziaria avviata, in via eccezionale, con il Next Generation EU nato per rispondere alla pandemia: da strumento temporaneo, legato a un&#8217;emergenza irripetibile, a pilastro stabile del bilancio europeo, con capacità di debito comune permanente.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Usare la &#8220;cooperazione rafforzata&#8221; come metodo</strong><strong><br></strong>Invece di aspettare riforme dei trattati sempre bloccate dal veto, Bonino indicava una scorciatoia già collaudata dai fatti: la cooperazione rafforzata, cioè accordi tra un gruppo di Stati membri che decidono di procedere insieme su una materia, senza dover aspettare il consenso di tutti gli altri 27.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">È così, ricordava, che sono nati sia l&#8217;euro sia lo spazio Schengen: non per voto unanime di tutta l&#8217;Unione, ma per iniziativa di un nucleo di Paesi disposti ad andare più avanti insieme. Bonino voleva farne la regola di lavoro ordinaria dell&#8217;Unione, non l&#8217;eccezione riservata a singole emergenze storiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Integrazione dei migranti come priorità strutturale</strong><strong><br></strong>La collegava sia a ragioni umanitarie sia alla crisi demografica europea, respingendo l&#8217;etichetta di &#8220;buonismo&#8221; con cui la si liquidava spesso nel dibattito pubblico. Per lei era una delle rare materie in cui interesse economico e diritti umani coincidono, invece di scontrarsi come accade di solito in politica estera, dove — notava — gli interessi degli Stati prevalgono quasi sempre sui princìpi. Un&#8217;Unione che invecchia, diceva, non può permettersi di trattare l&#8217;immigrazione solo come un&#8217;emergenza da contenere.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La critica di fondo alle campagne elettorali europee</strong><strong><br></strong>Bonino denunciava anche un problema di metodo, prima ancora che di contenuto: le campagne elettorali europee, diceva, non parlano quasi mai d&#8217;Europa, restando ancorate a cronaca nera, scandali e polemiche tutte nazionali.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Non mi sono ancora accorta che ci sia una campagna elettorale sull&#8217;Europa&#8221;, disse durante l&#8217;intervista, con l&#8217;ironia tagliente che la contraddistingueva. Una diagnosi confermata pochi giorni dopo quell&#8217;intervista, quando la lista Stati Uniti d&#8217;Europa, di cui era capolista, restò fuori dal Parlamento europeo fermandosi al 3,7% contro la soglia di sbarramento del 4%: un&#8217;esclusione bruciante per chi aveva costruito l&#8217;intera campagna proprio attorno al tema europeo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le reazioni istituzionali alla sua morte hanno attraversato gli schieramenti politici, a conferma di un&#8217;autorevolezza riconosciuta anche da chi non ne condivideva le posizioni.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola l&#8217;ha ricordata così: &#8220;Emma Bonino non ha mai aspettato che il mondo fosse pronto. Ha sempre scelto di andare avanti, indicando la strada agli altri. È così che sarà ricordata in Italia e a Bruxelles&#8221;. Anche la premier Giorgia Meloni, su posizioni lontanissime dalle sue, ne ha riconosciuto &#8220;il peso e il ruolo nella vita pubblica della nostra Nazione&#8221;.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Resta, di quell&#8217;ultima intervista concessa a <em>The Watcher Post</em> con Paolo Bozzacchi, il ritratto di un&#8217;europeista che non credeva ai sogni senza riforme concrete alle spalle.</p>



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<p class="wp-block-paragraph"><br><br></p>
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		<title>Autonomia differenziata, primo sì della Liguria. Bucci: «Ora siamo più forti». Il Pd attacca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Sep 2026 13:42:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Primo via libera della Liguria all’autonomia differenziata. Il Consiglio regionale ha approvato gli schemi d’intesa con il governo sulle quattro materie individuate: Protezione civile, professioni,...</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Primo via libera della <strong>Liguria all’autonomia differenziata</strong>. Il Consiglio regionale ha approvato gli schemi d’intesa con il governo sulle quattro materie individuate: <strong>Protezione civile, professioni, previdenza sociale e integrativa e finanza pubblica regionale</strong>. La maggioranza di centrodestra ha votato a favore, mentre le opposizioni si sono espresse contro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il passaggio inserisce la Liguria nel percorso previsto dalla riforma promossa dal ministro <strong>Roberto Calderoli</strong>, che permette alle Regioni a statuto ordinario di chiedere allo Stato maggiore autonomia legislativa e amministrativa su un massimo di 23 materie. La Regione ha siglato una pre-intesa su quattro competenze che non richiedono la definizione dei Lep, i livelli essenziali delle prestazioni, e che riguardano professioni, previdenza complementare e gestione economico-sanitaria della sanità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il presidente della Regione <strong>Marco Bucci</strong> rivendica la scelta come uno strumento per rendere l&#8217;amministrazione più efficiente. «Oggi compiamo un passo concreto e importante verso una Regione più forte, veloce e capace di rispondere alle esigenze dei cittadini», ha dichiarato. Per Bucci, «autonomia differenziata non significa dividere il Paese, ma dare ai territori maggiori strumenti e responsabilità per poter intervenire con più rapidità ed efficacia».</p>



<h3 class="wp-block-heading">Bucci: più autonomia per intervenire rapidamente</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il governatore ha indicato alcuni esempi dei possibili effetti della riforma, citando la possibilità di intervenire con maggiore rapidità durante un’alluvione e, per quanto riguarda le novità sulla Protezione civile, di aggiungere risorse a quelle del Servizio sanitario nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte finanziario, l&#8217;obiettivo indicato da Bucci è fare in modo che una maggiore autonomia nella gestione delle risorse consenta di valorizzare le economie ottenute attraverso una spesa più efficiente, destinandole alle necessità considerate più urgenti del sistema regionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’iter, tuttavia, è ancora lungo. Dopo i passaggi regionali dovrà proseguire il confronto previsto dalla procedura e sarà necessaria l’approvazione del Parlamento. Soltanto successivamente le leggi regionali attuative potranno rendere operative le nuove competenze.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il Pd: «Un regalo per la Lega»</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il centrosinistra contesta sia il merito sia l&#8217;opportunità politica dell&#8217;iniziativa. Il <strong>Pd</strong> ha parlato di «marchetta alla Lega», sostenendo che l’approvazione degli schemi d’intesa rappresenti un regalo al Carroccio in vista del raduno di Pontida. Un riferimento respinto da Bucci, secondo il quale la decisione non è legata all&#8217;appuntamento politico leghista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il presidente della Regione ha inoltre annunciato che l’autonomia differenziata consentirà alla Liguria di istituire un <strong>albo degli skipper</strong>. Più complesso il capitolo sanitario. Il giornale evidenzia come gli schemi d&#8217;intesa siano simili per Liguria, Lombardia, Veneto e Piemonte nonostante condizioni sanitarie ed economiche differenti. «La sanità lombarda ha i conti in equilibrio. Per chi ha i conti in ordine è uno strumento concreto, per la Liguria è una facoltà che i conti reali non permettono di esercitare», ha osservato Bucci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le critiche delle opposizioni riguardano anche il rischio di accentuare le differenze territoriali. <strong>Selena Candia di Avs</strong> sostiene che «per essere davvero differenziata, l’autonomia dovrebbe partire dalle specificità dei territori» e osserva che, se il modello è quasi uguale per tutti, la diversa capacità economica e fiscale delle Regioni rischia di produrre differenze nei servizi e nei diritti. <strong>Stefano Giordano del M5S</strong> contesta invece alla radice l&#8217;impostazione: «Non è autonomia, ma la frammentazione dello Stato».</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le cautele delle imprese</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il mondo economico ligure guarda alla riforma con alcune riserve. <strong>Confindustria Liguria</strong>, pur considerando l’autonomia un possibile fattore di sviluppo, chiede criteri precisi per evitare un’eccessiva frammentazione e la moltiplicazione di normative e prassi differenti tra i territori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il sistema produttivo viene inoltre indicata la necessità di valutare attentamente costi e benefici economici e sociali delle nuove competenze. <strong>Confcommercio</strong> sottolinea l&#8217;esigenza di evitare disparità eccessive tra territori, mentre <strong>Confartigianato</strong> richiama la necessità di stabilire quali funzioni possano essere differenziate senza compromettere diritti che devono invece essere garantiti in maniera uniforme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte sindacale, infine, la <strong>Cgil</strong> ha convocato per oggi una conferenza stampa dal titolo esplicitamente contrario alla riforma: <strong>«L’autonomia insalsa ligure è inutile e dannosa per i cittadini»</strong>.</p>
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		<title>European Innovation Act, Bruxelles prova a colmare il divario dell’innovazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Sep 2026 08:43:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Top News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Europa produce ricerca, brevetti e talenti, ma troppo spesso lascia ad altri il compito - e soprattutto il profitto - di trasformarli in imprese globali. È uno dei nodi strutturali messi in evidenza dal rapporto Draghi sulla competitività europea.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">L’Europa produce ricerca, brevetti e talenti, ma troppo spesso lascia ad altri il compito &#8211; e soprattutto il profitto &#8211; di trasformarli in imprese globali. È uno dei nodi strutturali messi in evidenza dal rapporto Draghi sulla competitività europea: il Vecchio Continente non soffre soltanto di un deficit di innovazione rispetto a Stati Uniti e Cina, ma soprattutto della difficoltà di trasformare l’innovazione esistente in aziende capaci di crescere rapidamente e conquistare i mercati internazionali. Il nuovo European Innovation Act proposto dalla Commissione europea prova ad affrontare proprio questo problema. L’obiettivo è creare condizioni più favorevoli perché startup, scaleup e imprese innovative possano svilupparsi, finanziarsi e crescere all’interno dell’Unione, anziché cercare altrove capitali e condizioni normative più favorevoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto di partenza è noto: il mercato unico rimane molto meno “unico” quando si passa dall’economia tradizionale all’innovazione. Regole differenti tra Paesi, difficoltà nell’accesso ai capitali e procedure amministrative frammentate finiscono per trasformarsi in un handicap competitivo. Una delle novità più interessanti riguarda la proprietà intellettuale. Per molte giovani aziende brevetti, software e altri asset immateriali costituiscono una parte decisiva del loro valore, ma difficilmente vengono riconosciuti come tali nell’accesso al credito e agli investimenti. La Commissione propone quindi un quadro europeo comune per la loro valutazione e un marketplace digitale per mettere in contatto compratori e venditori di proprietà intellettuale. Secondo le stime di Bruxelles, le misure potrebbero sbloccare 10,2 miliardi di euro l’anno di finanziamenti aggiuntivi, attraverso venture capital e debito sostenuti dalla proprietà intellettuale, oltre a circa 35 milioni di risparmi amministrativi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il secondo pilastro riguarda gli appalti pubblici per ricerca e sviluppo. L’Innovation Act introduce una procedura comune europea che dovrebbe offrire maggiore certezza giuridica e permettere anche ad amministrazioni di diversi Stati membri di acquistare congiuntamente attività di R&amp;D. È un passaggio importante perché la pubblica amministrazione può diventare non soltanto regolatore, ma anche primo cliente di tecnologie innovative, dalla sanità alla mobilità pulita. Bruxelles stima un miliardo di euro di risparmi annuali per gli acquirenti pubblici e quasi 26 miliardi di profitti aggiuntivi per le imprese. A questo si affianca una proposta sulle regulatory sandbox, ambienti controllati nei quali imprese e ricercatori possono sperimentare nuove tecnologie confrontandosi direttamente con le autorità di regolazione. Strumenti già presenti in diversi settori e Paesi, ma ancora privi di un approccio europeo sufficientemente uniforme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La direzione appare coerente con la diagnosi formulata da Mario Draghi: se l’Europa vuole recuperare competitività deve costruire un ecosistema nel quale sia possibile trasformare rapidamente ricerca e tecnologia in industria.&nbsp; Il vero banco di prova sarà quindi l’attuazione. Un nuovo quadro normativo, da solo, non cancellerà la frammentazione del mercato europeo né colmerà il divario di capitali con gli Stati Uniti. Ma intervenire contemporaneamente su finanziamento, proprietà intellettuale, procurement e sperimentazione regolatoria significa almeno affrontare alcuni degli ostacoli che per anni hanno frenato la crescita delle imprese innovative europee. È un passo che arriva forse tardi, ma nella direzione giusta: fare dell’Europa non soltanto un luogo capace di inventare, ma finalmente anche un continente nel quale le idee possano diventare grandi imprese.</p>
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