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	<title>The Watcher Post</title>
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	<description>Testata giornalistica online di analisi politica ed economica</description>
	<lastBuildDate>Sun, 06 Sep 2026 16:07:50 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Piazza Affari oltre i record: perché Milano è tornata attrattiva</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Bozzacchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Sep 2026 16:07:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[finanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Milano beneficia del ritorno dei capitali verso l’Europa: banche, energia e industria, un tempo considerati un limite, oggi sono i settori che sostengono la corsa del FTSE Mib.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Da grande assente del rally tecnologico globale a protagonista della nuova stagione europea. Nel 2026 Piazza Affari ha trasformato la sua storica debolezza – la scarsa presenza di Big Tech e il peso dominante di banche, energia e industria – nel principale motore della propria crescita. Il FTSE Mib ha raggiunto il 7 agosto il massimo storico intraday di 54.041 punti e, nonostante la correzione di fine estate, questa settimana ha mantenuto un guadagno di circa il 15% da inizio anno. Superiore a quello dello Stoxx Europe 600. Milano interpreta meglio di altre piazze UE il ritorno degli investitori internazionali verso l’Europa. Reuters ha spiegato come il Vecchio continente sia tornato attrattivo grazie a valutazioni inferiori a quelle statunitensi, a una minore concentrazione sui titoli tecnologici e alla possibilità di diversificare i portafogli. Fortune ha incluso il FTSE Mib, insieme al Dax tedesco e al Cac 40 francese, tra gli indici capaci di raggiungere nuovi massimi nel 2026. Una recente analisi Schroders sul primo semestre 2026 ha segnalato Milano in crescita del 16,6%, capofila dei maggiori mercati dell’Europa continentale, grazie soprattutto a finanziari e industriali. Un focus del Financial Times sull’ascesa delle Borse dell’Europa meridionale aveva in precedenza individuato il segreto della ritrovata attrattività nella forte presenza dei titoli bancari. La prima spiegazione del primato milanese risiede nella composizione dell’indice. Piazza Affari offre poca tecnologia, ma molta “economia reale”: banche, assicurazioni, petrolio, infrastrutture energetiche e manifattura. Sono precisamente i settori premiati nel 2026 dalla risalita dei tassi e dei rendimenti obbligazionari, dagli investimenti europei in difesa e autonomia strategica, dal potenziamento delle reti elettriche e dalla crescente domanda energetica dei data center. A questi elementi si aggiungono una stabilità politica maggiore rispetto alla Francia, uno spread Btp-Bund lontano dai picchi del passato e valutazioni dei titoli ancora relativamente contenute. Le banche hanno comunque costituito la base della corsa. Bilanci più solidi, crediti deteriorati sotto controllo, commissioni resilienti e remunerazioni generose hanno modificato la percezione internazionale del comparto. UniCredit, in rialzo di circa il 17,5% da gennaio, ha chiuso il primo semestre con un utile record di 6,1 miliardi di euro e un RoTE del 24%. Intesa Sanpaolo, cresciuta di circa il 16,5%, prevede di restituire agli azionisti 9,4 miliardi tra dividendi e riacquisti di azioni. Ancora più vivaci Banco BPM e Bper, entrambe oltre il 20%, spinte dalle operazioni di consolidamento e dalle sinergie attese. Le manovre che stanno ridisegnando il sistema bancario italiano, seguite con attenzione dagli analisti, non sono più considerate soltanto difensive. Il mercato le interpreta come occasioni per aumentare scala, efficienza e redditività. I casi più spettacolari del listino meneghino arrivano però dall’energia. Saipem è la best case del 2026, con un rendimento vicino al 93%. Gli investitori hanno premiato il risanamento finanziario, la solidità del portafoglio ordini e le nuove commesse, tra cui un contratto offshore da 1,8 miliardi di dollari in Medio Oriente. Eni, salita di oltre il 40%, ha beneficiato del rialzo di petrolio e gas provocato dalla crisi iraniana, ma anche dell’aumento del buyback, della crescita produttiva e della strategia di valorizzazione separata delle attività legate alla transizione. Il gruppo ha alzato le proprie previsioni sui prezzi energetici e rafforzato la remunerazione degli azionisti grazie alla maggiore generazione di cassa. La stessa dinamica che ha sostenuto Tenaris, oltre il 40% da gennaio, favorita dagli investimenti in oil &amp; gas e sicurezza energetica. Tra gli industriali spicca Prysmian, in progresso di circa il 36%. Il produttore di cavi è diventato una delle principali scommesse europee sull’elettrificazione. Nel secondo trimestre i ricavi hanno superato i 6 miliardi di euro, con una crescita organica sostenuta da trasmissione, reti elettriche e soluzioni digitali. La presenza produttiva negli Stati Uniti, rafforzata dall’acquisizione di Encore Wire, lha reso Prysmian più protetta dai dazi ed esposta direttamente a reshoring, data center e modernizzazione delle infrastrutture. Il record di Milano nasce così da una coincidenza rara: ciò che fino a pochi anni fa appariva un limite coincide oggi con le priorità strategiche dell’Europa. Il rally resta comunque esposto a rischi – nuove imposte straordinarie, aumento dello spread, rallentamento economico – ma non poggia soltanto sull’espansione dei multipli. Dietro i massimi del 2026 ci sono utili, cassa, dividendi e trasformazioni industriali concrete. È questa la ragione per cui Piazza Affari, da mercato strutturalmente a sconto, è tornata una destinazione credibile per i capitali internazionali. Musica per le orecchie di chi sa ascoltare.</p>
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		<title>Ora, trasformare la stabilità in consenso</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/news/ora-trasformare-la-stabilita-in-consenso/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Sep 2026 15:55:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Smash]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[meloni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Meloni ha specificato: la stabilità è la più importante riforma regalata all'Italia. Le sfide vinte sono molte, ma non tutte.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Si riparte da dove ci eravamo lasciati.&nbsp;Avevamo scritto che l&#8217;ultimo anno di legislatura sarebbe stato quello nel quale Giorgia Meloni avrebbe dovuto trasformare la stabilità in consenso e i risultati ottenuti in una ragione sufficiente per chiedere un altro mandato. Ieri, a Bari, Fratelli d&#8217;Italia ha dato il via a questa operazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;occasione era storica, almeno per le statistiche. Con 1.413 giorni consecutivi in carica, il Governo Meloni ha superato il Berlusconi II ed è diventato il singolo esecutivo più longevo della storia repubblicana. Attenzione però: parliamo di un Governo, non di permanenza complessiva a Palazzo Chigi. Gli oltre 3.000 giorni accumulati da Berlusconi rimangono parecchio lontani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Meloni ha fatto bene a scegliere la stabilità come principale risultato da rivendicare. Lo ha detto con una formula efficace: «<em>la stabilità è la prima grande riforma regalata alla Nazione</em>». E ha anche avuto l&#8217;accortezza di precisare che «<em>il governo più stabile non è per forza anche il più capace</em>», perché la durata offre semplicemente più tempo per essere giudicati.&nbsp;<br>Poi vengono i risultati. Il documento fatto circolare da Fratelli d&#8217;Italia nei giorni precedenti li elenca con quello&nbsp;<em>spin</em>&nbsp;inevitabilmente aulico che trasforma qualsiasi dato positivo in una svolta epocale. Tolta la propaganda, però, qualcosa rimane. E non&nbsp;è&nbsp;poco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul lavoro i numeri sono oggettivamente migliori rispetto all&#8217;inizio della legislatura; alcuni comparti dell&#8217;economia italiana, a partire dall&#8217;export e dal turismo, hanno dimostrato una capacità di resistenza&nbsp;o di espansione&nbsp;sorprendente; sui conti pubblici il Governo ha mantenuto una disciplina che pochi avrebbero pronosticato nel 2022.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche sul fisco gli interventi ci sono stati, soprattutto sui redditi medio-bassi e medi. Il problema è che la riduzione della pressione viene percepita molto meno quando contemporaneamente aumenta il costo della vita. E questi quattro anni sono stati attraversati da una sequenza di policrisi quasi scientificamente costruita per cancellare qualsiasi dividendo elettorale: prima gli effetti della guerra in Ucraina, poi la guerra commerciale americana, infine il conflitto iraniano e il prolungato blocco di Hormuz con le relative conseguenze energetiche.&nbsp;<br>Puoi mettere qualche decina di euro in più nella busta paga, ma se il cittadino li lascia al supermercato o alla pompa di benzina difficilmente attribuirà al Governo il merito di averglieli dati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rimane invece&nbsp;molto&nbsp;debole un altro capitolo. Apertura dei mercati, concorrenza, attrazione degli investimenti internazionali. In quasi&nbsp;4 anni non ricordiamo un grande investimento estero trasformato in un evento politico nazionale, con tanto di Presidente del Consiglio davanti allo stabilimento. Nemmeno un taglio del nastro, Giorgia. Nemmeno uno. Cribbio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo naturalmente consapevoli che questi siano argomenti che scaldano più i nostri cuori che quelli dell&#8217;elettore medio.&nbsp;A leggere i sondaggi, quest&#8217;ultimo sembra molto più interessato alle quotidiane giravolte comunicative del Generalissimo, ormai stabilmente entrato nella modalità politica più redditizia di tutte: l&#8217;accerchiamento. Tutti contro di lui e quindi, nella sua narrazione, lui contro il sistema&nbsp;(&#8220;<em>me ne frego!</em>&#8220;).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il paradosso è che il Generalissimo rischia ormai di essere la vera quarta gamba del campo largo. Più cresce, più sottrae spazio al centrodestra; più viene attaccato dalla sinistra, più consolida il proprio elettorato; più Giorgia Meloni e i suoi alleati ne inseguono alcuni temi, più diventa difficile preservare quel profilo moderato ed europeista costruito durante gli anni di governo. Per il centrosinistra, fragilissimo quando deve trovare qualcosa che lo unisca, è quasi un regalo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da questo punto di vista bisogna ringraziare il grande pasticcio estivo della coppia Ranucci-Lavitola, che ha occupato prime pagine, retroscena e talk show durante agosto. Senza quella vicenda avremmo probabilmente trascorso la pausa estiva discutendo quotidianamente del Generalissimo, con il rischio di ritrovarcelo direttamente al 10% alla riapertura dei lavori. Appuntamento che, a nostro avviso, è stato soltanto rinviato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E allora torniamo davvero al punto nel quale ci eravamo lasciati ad agosto. La palla rimane nel campo di Giorgia Meloni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema della Premier non è soltanto&nbsp;&#8220;fare cose&#8221;&nbsp;nell&#8217;ultimo anno di legislatura. È ridurre la distanza tra ciò che il Governo ritiene di aver fatto e ciò che gli italiani pensano sia stato fatto.&nbsp;Il solito divario tra &#8220;realtà&#8221; e &#8220;percepito&#8221;. A&nbsp;Bari è stato il primo tentativo di colmare questo divario. Non a caso Meloni ha detto di non essere arrivata per festeggiare, ma per spiegare «<em>dov&#8217;era la Nazione il 22 ottobre 2022 e dov&#8217;è adesso</em>».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vent&#8217;anni fa Silvio Berlusconi affrontò una situazione persino peggiore. Nel 2005 il centrodestra sembrava destinato a perdere le successive elezioni con distanze siderali. Berlusconi occupò personalmente ogni spazio disponibile, trasformò le Politiche del 2006 in un referendum su se stesso e arrivò a un risultato incredibile:&nbsp;perdere, ma per soli&nbsp;24.000 voti di differenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Giorgia Meloni non deve compiere una rimonta di quelle dimensioni. Parte ancora competitiva, con un centrodestra che conserva un lieve vantaggio&nbsp;e soprattutto con una leadership personale che rimane il principale asset della coalizione. Ma proprio per questo dovrebbe forse applicare la lezione berlusconiana: accentrare la campagna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E, questo il nostro primo consiglio,&nbsp;fare qualcosa che in Italia sembra essere diventato rivoluzionario: chiedere pubblicamente confronti televisivi uno contro uno. Con Schlein, Conte e perfino con il Generalissimo. All&#8217;americana. Senza filtri, senza interviste parallele, senza comizi contrapposti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché le bolle mediatiche prosperano quando ciascuno parla al proprio pubblico. Il confronto diretto costringe invece a mostrare preparazione, visione, competenza e capacità di governo. È lì che emergono le differenze tra chi propone una suggestione e chi deve spiegare come trasformarla in una decisione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo&nbsp;4 anni trascorsi a dimostrare di saper governare, Giorgia Meloni deve ora dimostrare di saper convincere gli italiani a farla governare ancora.</p>
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		<title>Iran, la guerra impone agli USA un ritorno al lavoro dopo l&#8217;estate a prezzi salati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Sep 2026 08:07:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[trump iran]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 'D-Day economico' della guerra all'Iran s'è finora ridotto “a uno sgocciolamento di misure” senza grande efficacia.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h1 class="wp-block-heading"></h1>



<p class="wp-block-paragraph">Il &#8216;D-Day economico&#8217; della guerra all&#8217;Iran, annunciato in fanfara, come è solito fare, dal presidente Usa Donald Trump, s&#8217;è finora ridotto “a uno sgocciolamento di misure” senza grande efficacia: lo afferma la Cnn, secondo cui “l&#8217;impatto della campagna di pressione sull&#8217;Iran e sui Paesi che fanno affari con l&#8217;Iran resta tutto da valutare”. E la tv &#8216;all news&#8217; critica una battuta del presidente, per cui “la guerra che ha ucciso 18 militari americani e ne ha feriti centinaia d&#8217;altri è &#8216;small potatoes&#8217;, cioè una bazzecola”. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nello sgocciolio di misure anti-Iran, si sono ieri inserite sanzioni contro una banca turca che farebbe “da critico salvagente finanziario” al regime di Teheran.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell&#8217;assenza apparente di sviluppi militari e diplomatici, è tempo di analisi, a volte contraddittorie  l&#8217;una con l&#8217;altra, sull&#8217;andamento del conflitto. Secondo il New York Times, “dopo sei mesi di guerra con gli Stati Uniti l&#8217;Iran è più fiducioso e più sicuro di sé”, mentre gli Stati Uniti – ma non Trump &#8211; hanno perso la loro sicumera : “Le valutazioni dell&#8217;intelligence più recenti – scrive il giornale – conclusoni che l&#8217;Iran ha oggi una migliore comprensione delle sue capacità e dei limiti del potere” americano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma, per il Wall Street Journal, “il tempo non è più dalla parte dell&#8217;Iran nella battaglia dei blocchi”, con la US Navy che blocca i porti iraniani e i Guardiani della Rivoluzione iraniani che bloccano, o almeno frenano, la navigazione nello Stretto di Hormuz. Scrive il giornale: “Gli Stati Uniti stanno aiutando gli Stati del Golfo a fare uscire dalla Regione quantitativi di petrolio significativi e, intanto, riescono a contrastare le esportazioni iraniane”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell&#8217;Unione, inizia oggi il lungo week-end del Labor Day, la Festa del Lavoro, che quest&#8217;anno cade lunedì 7 settembre: tradizionalmente, l&#8217;evento segna la fine dell&#8217;estate e il ritorno alla piena attività in tutti i settori; e coincide con l&#8217;avvio di fatto della campagna per le elezioni di midterm in agenda il 3 novembre. Axios avverte dell&#8217;imminenza di una uscita dall&#8217;estate “costosa” per gli americani: è un po&#8217; l&#8217;equivalente dei nostri titoli ricorrenti in questa stagione sul &#8216;caro scuola&#8217;, puntato piuttosto sul &#8216;caro carburanti&#8217;, perché il costo medio del diesel alla pompa ha stabilito un nuovo record, 5,85 dollari al gallone, superando il livello raggiunto nel 2022 dopo l&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina da parte della Russia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La colpa del &#8216;caro carburanti&#8217; è unanimemente attribuita al conflitto con l&#8217;Iran, che ha scombussolato le rotte di approvvigionamento del petrolio a livello planetario. Siccome il diesel è largamente utilizzato per trasporti merci, &#8211; spiega la Ap -, prezzi del diesel più alti significano costi di trasporto più alti e, quindi, alla fine della catena, costi al consumatore più alti per una miriade di prodotti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E l&#8217;effetto calmieratore sperato dall&#8217;accordo con il Venezuela per il controllo di 65 miliardi di barili di petrolio delle riserve venezuelane non s&#8217;è ancora fatto sentire e – a giudizio degli esperti &#8211; non è imminente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I titoli di testata dei principali media Usa sono molto diversificati questa mattina: c&#8217;è il processo che non si riesce a finire a una madre che ha ammesso di avere ucciso i propri tre figli, ma sulla cui colpevolezza una giuria popolare per la terza volta non è riuscita a formulare un verdetto; c&#8217;è l&#8217;andamento del mercato del lavoro migliore del previsto adv agosto, con 162 mila posti di lavoro creati e una maggiore disponibilità dei lavoratori americani a lasciare un posto per un altro; e c&#8217;è &#8211; esclusiva del NYT &#8211; la decisione del Pentagono di sottoporre alla macchina della verità 50 membri circa dello Stato Maggiore delle Forze armate, alla ricerca della talpa, o delle talpe, che di recente hanno rivelato carenze di missili e munizioni derivanti dalla guerra all&#8217;Iran e perplessità dei militari sulla sostenibilità della campagna; e c&#8217;è ovunque l&#8217;ennesima sentenza di un giudice federale che blocca perché presumibilmente illegale e persino incostituzionale l&#8217;ordine esecutivo del presidente che crea limiti e intralci al voto per posta. Il quesito finirà senza dubbio alla Corte Suprema: resta, però, da vedere se in tempo utile perché la questione sia risolta prima del voto di midterm.</p>
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		<title>Bari, Meloni festeggia il governo più longevo e guarda al prossimo: «Noi insieme alle urne per le idee»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2026 18:51:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Bari è andata in scena la kermesse di Fratelli d'Italia per festeggiare il record di longevità del governo Meloni. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/news/bari-meloni-festeggia-il-governo-piu-longevo-e-guarda-al-prossimo-noi-insieme-alle-urne-per-le-idee/">Bari, Meloni festeggia il governo più longevo e guarda al prossimo: «Noi insieme alle urne per le idee»</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A&nbsp;Bari&nbsp;è andata in scena la kermesse di&nbsp;Fratelli&nbsp;d&#8217;Italia&nbsp;per festeggiare il record di longevità del governo Meloni. Presente, nel porto del capoluogo pugliese, lo &#8220;stato maggiore&#8221; di Fdi, con la squadra dei ministri al completo. A presentare l&#8217;evento è <strong>Marcello Gemmato</strong>, coordinatore di Fdi in Puglia.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Dopo l&#8217;intervento (in videocollegamento) dei vicepremier Tajani e Salvini, è salita sul palco la premier, la quale ha ripercorso le tappe fondamentali della legislatura, sottolineando punti fermi e orizzonti. Perché è chiaro che <strong>Giorgia Meloni</strong> insegue il bis per continuare il progetto, ma anche mettendo in chiaro un aspetto politico: <strong>no a eventuali governi tecnici, anche se dovesse essere senza di noi</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La stagione delle nuove riforme, infatti, per Meloni non è archiviata e si dovrà perseguire. «La prima grande riforma», ha detto lei. è stata proprio la stabilità. Un dato che secondo la Presidente permette a un esecutivo di raggiungere i suoi obiettivi, ma anche «più tempo per essere giudicato». Il giudizio degli italiani è qualcosa da non sottovalutare, tuttavia Giorgia Meloni crede di poter <strong>mostrare all&#8217;elettorato che il centrodestra si coalizza sulle idee, le opposizioni invece solo per battere l&#8217;avversario</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;esecutivo, di fatto, oggi ha un consenso nei sondaggi più alto dell&#8217;inizio, prosegue il primo ministro, affermando che non si trova a Bari per festeggiare ma per testimoniare ancora il senso di responsabilità. A tratti, infatti, dal microfono sembrava di risentire il tono che aveva subito dopo aver vinto le elezioni. Non manca infatti un passaggio sulla legge elettorale da approvare, nella bozza un modello che il centrodestra sposa e ritiene funzionale a portare avanti l&#8217;attuale fase politica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nel riavvolgere il nastro la presidente tocca quasi tutti i dossier: economia, immigrazione, sanità, famiglia, Europa. Su tutto, questo era prevedibile, il suo bilancio è positivo. Non si possono ad ogni modo ignorare i successi dell&#8217;export e dell&#8217;occupazione, ma i salari devono crescere, osserva lei. Soprattutto bisogna continuare a sostenere il Sud, allargando la Zes unica a tutto il territorio, una prospettiva su cui il PD è d&#8217;accordo e ciò fa ben sperare. Sulla sanità, invece, Meloni pensa a un nuovo Piano Sanitario da far entrare in vigore, che sia più adatto ai tempi. Un passaggio importante, anche quello sugli alloggi. Il recupero di almeno 60mila popolari e gli sgomberi restano priorità. Così come nuove misure per il caro carburanti. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Meloni ha anche posto l&#8217;accento sulla postura dell&#8217;Italia ai tavoli europei (sono stati presentati gli obiettivi per accedere alla decima rata del Pnrr). Ora a Bruxelles c&#8217;è rispetto e sull&#8217;immigrazione l&#8217;establishment ha sostanzialmente avallato le proposte di Fratelli D&#8217;Italia. Il futuro dipenderà dal comportamento degli italiani alle urne, tuttavia Meloni ci immagina anche il nucleare, per alleggerire costi energetici e dipendenza da altre nazioni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/news/bari-meloni-festeggia-il-governo-piu-longevo-e-guarda-al-prossimo-noi-insieme-alle-urne-per-le-idee/">Bari, Meloni festeggia il governo più longevo e guarda al prossimo: «Noi insieme alle urne per le idee»</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<title>Nevi: «Stabilità, meno tasse, investimenti». Il bilancio economico del governo Meloni e la sfida dell’ultima manovra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Caruso]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2026 09:43:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per il portavoce nazionale di Forza Italia la tenuta dei conti e la credibilità internazionale sono il principale risultato della legislatura. Ora il centrodestra guarda a potere d’acquisto, crescita e competitività, con il debito pubblico ancora come principale vincolo.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">La stabilità politica come premessa della stabilità economica. È da qui che Raffaele Nevi, portavoce di Forza Italia, parte nel tracciare il bilancio del governo Meloni alla vigilia dell’ultimo anno di legislatura. Il risultato principale, nella sua lettura, è avere restituito all’Italia credibilità sui mercati attraverso una maggiore attenzione ai conti pubblici, modificando anche la percezione del Paese presso gli investitori internazionali. «Il problema dell’Europa non è più l’Italia», sintetizza Nevi, indicando proprio nella capacità di attrarre capitali uno dei presupposti per sostenere crescita e sviluppo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte interno, il secondo capitolo è quello fiscale. Forza Italia rivendica la riduzione della pressione su diverse fasce di reddito, la semplificazione e un cambiamento nel rapporto tra amministrazione e contribuente, anche attraverso strumenti come il concordato preventivo. Per Nevi si tratta di uno dei risultati più significativi dell’azione di governo, insieme alle misure a sostegno delle imprese e dell’occupazione, che avrebbero accompagnato la creazione di oltre un milione di posti di lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il quadro, riconosce però lo stesso esponente azzurro, è stato condizionato da fattori esterni. Inflazione, aumento dei prezzi delle materie prime e costi energetici hanno ridotto parte degli effetti delle politiche espansive e reso più difficile sostenere il potere d’acquisto. Sullo sfondo resta soprattutto il debito pubblico, definito da Nevi «il grande problema del nostro Paese», che continuerà a limitare gli spazi di bilancio anche nell’ultima fase della legislatura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella valutazione di Forza Italia rientrano anche il rinnovo dei contratti scaduti, l’avanzamento del Pnrr e la ripartenza delle infrastrutture. Proprio il Piano nazionale di ripresa e resilienza viene presentato come uno dei test superati dall’esecutivo, dopo i dubbi iniziali sulla capacità italiana di rispettare tempi e obiettivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La partita decisiva si sposta ora sulla prossima legge di bilancio. Il baricentro, secondo Nevi, dovrà restare su due assi: sostenere il reddito disponibile delle famiglie e rafforzare la capacità competitiva delle imprese. «Sostenere i consumi fa bene all’economia», osserva, mentre sul versante produttivo l’obiettivo è ridurre costi e pressione fiscale per permettere alle aziende italiane di competere sui mercati globali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le ipotesi indicate da Forza Italia ci sono l’estensione della seconda aliquota Irpef fino a 60 mila euro di reddito, interventi sul bollo auto per i veicoli di minore cilindrata, la detassazione delle tredicesime e un meccanismo fiscale più graduale per chi supera la soglia degli 85 mila euro prevista per il regime forfettario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Più complesso il capitolo delle coperture. Nevi guarda innanzitutto ai circa 1.800 miliardi di risparmio privato degli italiani, da orientare maggiormente verso imprese e infrastrutture, liberando così risorse pubbliche per sanità e politiche sociali. A questo affianca spending review, semplificazione amministrativa e un utilizzo più ampio del project financing. Per banche, assicurazioni ed eventualmente grandi operatori energetici, l’impostazione non sarebbe invece quella di un prelievo indiscriminato sugli extraprofitti, ma della ricerca di forme di compartecipazione alle politiche pubbliche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Resta infine la politica industriale. Nevi ammette che «si può sempre fare di più e meglio», ma individua una linea di continuità nelle misure per abbattere i costi produttivi e aumentare la competitività. Energia e ritorno al nucleare rappresentano, nella visione di Forza Italia, il nodo strategico dei prossimi anni: una transizione che dovrà restare sostenibile anche dal punto di vista economico. Per l’ultima parte della legislatura, dunque, la sfida sarà tenere insieme riduzione delle tasse, investimenti e sostegno sociale senza perdere il percorso di rientro dei conti pubblici.</p>
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		<title>G20 a trazione americana: crescita e IA, ma il mondo resta diviso</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/innovazione/g20-a-trazione-americana-crescita-e-ia-ma-il-mondo-resta-diviso/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2026 09:36:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il G20 tecnologia voluto dagli Stati Uniti punta su crescita e IA, ma le divisioni geopolitiche continuano a pesare sull’agenda globale.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il G20 americano comincia dalla Carolina del Nord, ma guarda già alla Florida. A dicembre i leader si ritroveranno a Mar-a-Lago e la presidenza Trump sta usando le ministeriali di Asheville e Raleigh per imprimere al formato una direzione precisa: meno architetture multilaterali, più crescita, innovazione, investimenti e primato tecnologico. Un G20 a trazione americana, dunque, nel quale Washington prova a trasformare la propria agenda economica in piattaforma globale. Il messaggio del segretario al Tesoro Scott Bessent alla ministeriale Finanze è stato netto: dopo crisi finanziaria e pandemia, con il debito globale su livelli record, la via d&#8217;uscita passa dalla crescita. Deregolamentazione, energia e innovazione diventano così non soltanto ingredienti della ricetta statunitense, ma il terreno sul quale Washington chiede agli altri membri del G20 di misurarsi.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una linea ancora più evidente sul dossier tecnologico. Alla ministeriale Innovazione di Raleigh gli Stati Uniti spingono per un approccio “hands-off” alla regolazione dell&#8217;intelligenza artificiale: evitare nuove sovrastrutture internazionali e norme che, nella lettura americana, rischierebbero di frenare investimenti e sviluppo proprio mentre la competizione con la Cina accelera. La prima giornata della ministeriale finanziaria ha però mostrato quanto sia difficile separare crescita e politica. L&#8217;Unione europea è arrivata in North Carolina con Valdis Dombrovskis e Henna Virkkunen e con due priorità parallele: governare squilibri macroeconomici e instabilità sul fronte finanziario, senza rinunciare a costruire una capacità tecnologica europea. Virkkunen porta al tavolo dell&#8217;Innovazione l&#8217;ambizione di fare dell&#8217;Europa non soltanto il mercato che regola l&#8217;IA, ma un continente che la produce. Bruxelles mette sul piatto InvestAI, con 200 miliardi di euro mobilitati, 19 AI Factories e le future Gigafactories. La questione, però, è ormai geopolitica: evitare la frammentazione internazionale delle regole senza accettare che gli standard globali siano semplicemente quelli fissati oltreoceano. L&#8217;Italia, rappresentata dal viceministro Valentino Valentini, insiste su un&#8217;intelligenza artificiale “al servizio dell&#8217;uomo”, capace di aumentare produttività e competitività senza allargare le disuguaglianze e con un&#8217;attenzione specifica alle PMI. È la declinazione italiana di una questione che attraversa l&#8217;intera ministeriale: chi incasserà davvero il dividendo dell&#8217;IA? Negli Stati Uniti la risposta dell&#8217;amministrazione Trump è piuttosto esplicita. Anche lo scontro sui data center è diventato politico: il presidente ha avvertito che le comunità che ne ostacolano la costruzione rischiano di perdere investimenti, occupazione e gettito fiscale. Alexandria Ocasio-Cortez ha replicato proponendo di costruirne uno a Mar-a-Lago. Una battuta che intercetta un conflitto reale: dietro la corsa all&#8217;IA ci sono energia, territorio, infrastrutture e consenso sociale.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mentre Washington tenta di riportare il G20 a crescita e innovazione, la geopolitica occupa il tavolo. Il ritorno del ministro delle Finanze russo Anton Siluanov, al primo appuntamento G20 in presenza dall&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina, ha irritato gli europei. Diversi rappresentanti hanno rifiutato la tradizionale “family photo”, mentre Bessent ha incontrato il ministro russo ribadendo che non vi sarà alleggerimento della pressione economica finché la guerra non sarà terminata. Sul fondo restano inoltre la guerra con l&#8217;Iran e le tensioni commerciali con Pechino. L&#8217;Europa sostiene la pressione economica su Teheran, mentre guarda con crescente preoccupazione agli squilibri generati dall&#8217;export cinese. Il ministro tedesco Lars Klingbeil lo ha sintetizzato con una formula: l&#8217;incertezza è “veleno per la crescita”. Persino l&#8217;IA, apparentemente il dossier più orientato al futuro, riporta al problema della sicurezza. Il Financial Stability Board ha avvertito i ministri del G20 dei rischi che modelli avanzati e cyberattacchi possono produrre sul sistema finanziario, soprattutto quando banche e operatori dipendono dalle stesse infrastrutture tecnologiche. È qui che emerge la vera posta del G20 americano. Gli Stati Uniti vogliono fare dell&#8217;innovazione il motore di una nuova stagione di crescita e, insieme, uno strumento della propria leadership. L&#8217;Europa prova a stare nel gioco rivendicando capacità industriale, regole e autonomia. Cina e Russia rendono impossibile separare economia e sicurezza. Il G20 nasceva per governare insieme le crisi globali. In North Carolina si misura invece con una domanda più scomoda: quanto spazio resta per governare insieme un&#8217;economia mondiale nella quale tecnologia, commercio e finanza sono diventati strumenti della competizione geopolitica?</p>
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		<title>Iran: Israele rimette il dito tra Teheran e Washington nel Libano meridionale</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/top-news/iran-israele-libano-attacchi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2026 09:18:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Top News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Israele torna a mettere il dito tra Iran e Usa, aggravando le tensioni nel Medio Oriente e innescando reazioni di Teheran alle sue mosse.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Israele torna a mettere il dito tra Iran e Usa, aggravando le tensioni nel Medio Oriente e innescando reazioni di Teheran alle sue mosse: l&#8217;esercito israeliano ha ieri annunciato di avere preso il controllo della strategica cresta di Ali al-Taher, nel Libano meridionale, nel quadro di un&#8217;ennesima offensiva contro le postazioni di Hezbollah, la milizia sciita filo-iraniana, che, secondo fonti israeliane, usava da decenni l&#8217;area per lanciare razzi sul territorio israeliano. Secondo Fox News, le forze israeliane hanno trovato e distrutto dei tunnel nella zona, che sarebbero stati costruiti con fondi iraniani (ma non hanno però trovato consiglieri iraniani).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poche ore prima dell&#8217;annuncio israeliano, Teheran, secondo la Reuters, aveva avvertito Washington che un&#8217;offensiva israeliana sulla cresta di Ali al-Taher avrebbe innescato una risposta iraniana ad ampio spettro. La cresta è una delle aree strategicamente più contestate nel conflitto fra Israele e Hezbollah perché di lì si domina e si tiene sotto controllo il Libano meridionale. Il ritiro di Israele dal Sud del Libano è una delle condizioni mai attuate contenute negli accordi negoziati tra Israele e Libano nei mesi scorsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fox News dà grande rilievo a un attacco dell&#8217;Iran al Kuwait con missili e droni, di cui si ignora l&#8217;effetto e che la tv &#8216;all new&#8217; conservatrice definisce “una palese aggressione” &#8211; il Washington Post, invece, parla di “attacchi incrociati” -. S&#8217;ignora se l&#8217;attacco di Teheran al Kuwait sia una reazione alla mossa israeliana di Ali al-Taher o una risposta agli attacchi americani dei giorni scorsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la CNN apre con il Medio Oriente, ma in un&#8217;ottica completamente diversa: ha un reportage dalla CisGiordania con il ritorno dei palestinesi a case e villaggi distrutti dai coloni nell&#8217;inazione, quando non con la connivenza, di polizia ed esercito israeliani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;avanzata israeliana in Libano e gli scambi di missili e droni infiammano la regione. Il presidente Usa Donald Trump ripete di essere pronto a colpire di nuovo l&#8217;Iran “in qualsiasi momento”. Invece il suo vice JD Vance, un po&#8217; controcorrente, smorza i toni in un briefing alla Casa Bianca: “Non parlerei di una guerra”, dice, a proposito di quanto sta avvenendo in Medio Oriente. Per Vance, tocca a Teheran decidere se e quando il conflitto finirà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo avere riacceso il conflitto con gli attacchi inopinati dei giorni scorsi, Trump è tornato al suo copione abituale. Per il New York Times, “Gli Stati Uniti sembrano sempre più impantanati in Iran dopo sei mesi di guerra, nonostante Trump sostenga che hanno il dominio militare”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Wall Street Journal ha appreso che il segretario alla Guerra Pete Hegseth vuole estendere al 2027 lo schieramento di 50 mila uomini nel Medio Oriente, esponendo a ulteriori stress le unità impiegate. E questo perché Trump avrebbe detto ai suoi collaboratori di ritenere che la sua strategia – quale che sia, perché la cambia di continuo – avrà alla fine successo, se 50mila uomini restano disponibili per offrirgli delle alternative.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Trova poi conferma, con il contributo di fonti della Croce Rossa e l&#8217;analisi di immagini satellitari, che Kuhestack<a></a>, una località iraniana, nella notte tra martedì e mercoledì, un attacco statunitense ha trasformato una festa di matrimonio in una tragedia, con almeno cinque morti e 67 feriti – i numeri sono di fonte iraniana -. Secondo inchieste mediatiche, non v&#8217;è dubbio che la strage sia stata causata da una bomba americana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto, a Pattaya in Thailandia<a></a>, l&#8217;equipaggio della portaerei Lincoln ha finalmente potuto sbarcare dopo quasi 300 giorni di navigazione senza scalo. Nelle scorse settimane, le condizioni a bordo della Lincoln, che nel frattempo è stata sostituita nell&#8217;area del conflitto dalla George Washington, avevano suscitato emozione e preoccupazione nell&#8217;opinione pubblica statunitense.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fonte impatto economico del conflitto Usa-Iran, un reportage del Washington Post mostrava, ieri, colonne di autocisterne attraversare la Siria, offrendo un&#8217;alternativa via terra alla chiusura o almeno alle limitazioni del traffico nello Stretto di Hormuz. Il WSJ perché la pressione economica sull&#8217;Iran stenta ad avere successo, citando gli esempi di Russia, Corea del Nord, Cuba e Venezuela, tutti Paesi soggetti a pesanti sanzioni, ma capaci di resistere per anni e anni a pressioni occidentali anche più forti di quelle ora esercitate sul Teheran.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E la guerra ha ripercussioni negative sull&#8217;economia statunitense e su quelle occidentali in genere. Fra i fattori che spingono in alto gli interessi sui titoli di Stato, e ne aumentano l&#8217;onere sui bilanci degli Stati, il principale è proprio il conflitto. Lo dimostra un grafico della Cnn che ne mostra l&#8217;andamento in coincidenza con l&#8217;inizio dell&#8217;aggressione e le sue varie fasi.</p>
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		<title>«A Bari si celebra la longevità, ma sui problemi reali il governo è rimasto fermo», parla il senatore Daniele Manca</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/politica/bari-governo-daniele-manca/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Telesio di Toritto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2026 09:02:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il capogruppo dem in Commissione Bilancio traccia il contro-bilancio economico del governo Meloni: industria, energia, crescita e sanità al centro.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il governo Meloni arriva all’appuntamento di Bari rivendicando il primato di durata nella storia repubblicana, insieme ai risultati ottenuti sul fronte dell’occupazione, dello spread e della credibilità sui mercati. Ma per Daniele Manca, senatore del Partito democratico e capogruppo in Commissione Bilancio, il conto economico di questi quasi quattro anni va misurato prima di tutto sulle condizioni reali di famiglie e imprese. «Rispetto a quattro anni fa, le famiglie e le imprese italiane si trovano con un carrello della spesa più alto, con bollette energetiche insostenibili e di fronte a una perdita del potere d’acquisto dei salari che è attorno al 6,1%». Il giudizio sulla celebrazione del 4 settembre è netto: «Più che un record di longevità, vedo un record di immobilismo e di fallimenti diffusi sui temi fondamentali del programma di mandato».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto, per Manca, è che ai dati positivi sul mercato del lavoro non è corrisposto un miglioramento altrettanto evidente della produttività e dei salari. «Con produttività bassa i salari continueranno a essere bassi e le imprese rischiano di essere sempre meno competitive nello scenario globale». Un problema che diventa ancora più rilevante se si considera la quantità di risorse arrivata con il Pnrr: «Tutto questo avviene con oltre 200 miliardi di euro di investimenti da Piano nazionale di ripresa e resilienza ereditati dai governi precedenti». Per il senatore dem, dunque, il passaggio decisivo è capire come utilizzare l’ultimo anno di legislatura per intervenire sui nodi economici ancora aperti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo è quello industriale. Secondo Manca, l’Italia sta affrontando contemporaneamente «le transizioni ambientali, sociali, energetiche e digitali senza un piano strategico dell’industria e della manifattura italiana». Una mancanza che pesa soprattutto in un Paese in cui la piccola e media impresa resta la spina dorsale del sistema produttivo e la manifattura rappresenta uno dei principali punti di forza. Tra le priorità indica un maggiore accesso al credito, il sostegno alla capitalizzazione delle imprese, l’attenzione alle filiere e soprattutto una politica energetica capace di accompagnare la transizione. La richiesta al governo è di utilizzare l’ultimo tratto della legislatura per costruire «un piano industriale sulle transizioni per dare uno sbocco al sistema manifatturiero italiano».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dentro questa strategia rientra necessariamente il caro energia, destinato a restare uno dei dossier centrali dell’autunno. Interventi come il taglio temporaneo delle accise vengono considerati insufficienti. «Siamo di fronte a misure tampone, a spot», sostiene Manca, secondo cui gli aiuti «non possono essere uguali per tutti» e andrebbero indirizzati soprattutto verso i settori più esposti, a partire dai trasporti e dalle attività industriali. A questo si aggiunge la necessità di accelerare sulle rinnovabili, sulle comunità energetiche e sulle semplificazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La stessa questione torna in vista della prossima legge di bilancio, l’ultima prima delle elezioni del 2027. Manca non esclude affatto una tassazione degli extraprofitti, misura che il Pd ha già sostenuto in passato, ma lega il giudizio all’utilizzo delle risorse. «Il problema è come si utilizzano le risorse: se si tassano gli extraprofitti per ricavare spazi per fare rottamazioni, concordati, condoni, non serve a nulla». La priorità, insiste, deve essere creare margini per investimenti capaci di aumentare competitività e crescita, anche perché proprio dalla crescita dipende la sostenibilità di un debito pubblico ancora molto elevato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E tra i capitoli sui quali concentrare le poche risorse disponibili Manca ne indica uno in particolare: la sanità. «Rischiamo di portare al collasso il sistema sanitario nazionale e universale». Un tema sociale, ma anche economico, perché un servizio sanitario efficiente riduce il peso che ricade direttamente sui bilanci familiari. «Garantire il diritto alla salute a prescindere dalla carta di credito e dalle condizioni economiche delle famiglie è l’Italia, è l’identità del nostro Paese», conclude.</p>
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		<title>L’AI non è solo un capitolo della crescita: merita uno spazio autonomo</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/innovazione/lai-non-e-solo-un-capitolo-della-crescita-merita-uno-spazio-autonomo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2026 08:44:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’intelligenza artificiale non può restare confinata nell’agenda della crescita: servono uno spazio autonomo, regole condivise e una governance capace di affrontarne rischi, potere e impatto pubblico.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul tavolo del G20 c’è una discussione dedicata all’intelligenza artificiale e alle tecnologie emergenti. In questi giorni i ministri dell’innovazione e del commercio si riuniscono nel Research Triangle della North Carolina per l’Innovation Ministerial della presidenza statunitense, verso il vertice di Miami di dicembre. La bozza di issue note fissa il perimetro del confronto: standard tecnologici, catene di fornitura sicure, progresso scientifico, competenze dei lavoratori. Tutto dentro un’unica cornice, l’innovazione come motore della crescita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui sta il problema, e non è un dettaglio. Trattare l’AI solo come un capitolo dell’agenda economica significa scambiarla per una tecnologia come le altre. Ecco perché al G20 non può restare «una tra le tante questioni» sul tavolo dell’innovazione: le serve uno spazio autonomo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che non sia un’innovazione come le altre è sotto gli occhi di tutti. La usano le imprese per produrre e vendere meglio, ma anche le pubbliche amministrazioni, per gestire sanità, giustizia, welfare, frontiere. Quando un algoritmo assegna a un insegnante una sede a centinaia di chilometri da casa o sceglie quale contribuente sottoporre a un controllo fiscale, influenza una scelta pubblica che ricade su una persona. È un problema di governo, non di competitività, e chiede strumenti diversi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è poi una ragione concreta. Le regole nazionali stanno divergendo: l’AI Act europeo, gli ordini esecutivi americani, le norme dei singoli Paesi formano un mosaico che non protegge nessuno. Uno spazio dedicato è il luogo naturale per provare a far convergere questi approcci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forse tutto questo è voluto. Confinare l’AI nell’economia lascia le mani libere: ogni Paese resta padrone delle proprie regole o di correre più veloce degli altri. Ma è qui l’errore. A differenza di altre tecnologie, nulla garantisce che il vantaggio di uno Stato sull’AI si traduca in un vantaggio per i suoi cittadini: l’AI non conosce confini, e i rischi di non coordinarsi superano i benefici che il singolo riesce a strappare. C’è di più. La capacità di calcolo e i modelli su cui l’AI si regge sono ormai concentrati in poche grandi aziende: una nuova concentrazione di potere che ricorda quella che, più di un secolo fa, spinse gli stessi Stati Uniti a costruire le prime leggi antitrust contro i monopoli. Allora erano petrolio e ferrovie, oggi dati e modelli. Tenere in vita un discorso pubblico sull’AI, non confinato in poche mani, serve anche agli Stati che oggi credono di poter correre da soli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo serve un gruppo di lavoro dedicato all’AI, non subordinato all’economia. Non per rallentare lo sviluppo, ma per dare al governo di queste tecnologie una casa stabile, al passo con la loro evoluzione. Il G20 ha già il potere di convocare tutti attorno a un tavolo: serve la volontà politica di aprirne uno nuovo, perché le decisioni di Miami, a dicembre (quelle che segneranno il prossimo decennio), non siano parziali su una tecnologia che parziale non è.</p>
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		<title>Gemmato: «Stabilità, crescita e sanità: ora consolidare il lavoro fatto»</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/politica/sottosegretario-gemmato-stabilita-governo-bari/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Caruso]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2026 08:22:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il sottosegretario alla Salute, tra i promotori dell’evento di Bari per celebrare il record di longevità del Governo, traccia il bilancio: spread ai minimi, Mezzogiorno in crescita e investimenti della ZES unica. Nell’ultimo anno di legislatura le priorità saranno competitività, fisco, Pnrr e rafforzamento del Servizio sanitario nazionale.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo di Alessandro Caruso pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi Bari ospita la manifestazione con cui il centrodestra celebra il record di longevità del governo Meloni. Marcello Gemmato, sottosegretario alla Salute e tra i principali artefici dell’iniziativa, legge il traguardo soprattutto attraverso i risultati economici e la stabilità raggiunta dal Paese. Dal rilancio del Mezzogiorno alla ZES unica, fino alla sanità, alle liste d’attesa e alla riforma della legislazione farmaceutica, Gemmato indica i dossier sui quali il governo intende concentrare l’ultima parte della legislatura.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quali sono i risultati economici e sociali che secondo lei identificano davvero questa esperienza di governo?<br></strong>«C’è un modo concreto per raccontare cosa significano questi quattro anni di governo: guardare ai risultati raggiunti e alla maggiore stabilità che ha accompagnato questa legislatura. Bari, il 4 settembre, non è la celebrazione di un numero di giorni. È la fotografia di un Paese che si sta riaffermando per credibilità e centralità anche a livello internazionale. Lo spread, che per anni ha misurato la sfiducia verso l’Italia, è sceso a livelli che non si vedevano dal 2008. E accanto alle stime macroeconomiche più positive, c’è un Mezzogiorno che cresce più della media nazionale, una filiera farmaceutica tra le principali in Europa, l’occupazione che torna a crescere. Non sono meriti da rivendicare come una bandiera, sono responsabilità che ci siamo assunti e che continuiamo a portare avanti».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come si può tradurre la stabilità in un aumento della crescita?<br></strong>«Partirei da una premessa: la stabilità crea le condizioni perché vi possa essere crescita. Chi investe ha bisogno di poter contare su un quadro politico stabile e prevedibile, che consenta di programmare le proprie scelte nel medio e lungo periodo. È questa continuità che permette a imprese e investitori di guardare non solo ai prossimi mesi, ma ai prossimi anni. Ed è così che si spiegano numeri come quelli della ZES unica per il Mezzogiorno, che in due anni ha autorizzato oltre 1.300 investimenti per circa 55 miliardi di euro: non è un incentivo isolato che ha funzionato, è un pezzo di un disegno più ampio che ha potuto reggersi proprio perché nessuno lo ha rimesso in discussione ogni sei mesi. La stabilità non è la meta e questo lo stiamo dimostrando da quattro anni a questa parte».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lei ha sottolineato che la scelta di celebrare questo record a Bari deriva anche dai risultati ottenuti dal Mezzogiorno. In quali settori si è maggiormente ridotto il gap con il Nord?<br></strong>«Quando si parla di Sud, in Italia, si è abituati per riflesso a parlare di ritardo. Io preferisco guardare a quello che sta effettivamente cambiando e soprattutto a cosa lo ha reso possibile: politiche nazionali strutturali, pensate per tutto il Mezzogiorno, hanno creato le condizioni perché un territorio come la Puglia potesse crescere. In Puglia il tasso di occupazione ha raggiunto il livello più alto degli ultimi anni, con Bari davanti a tutte le altre province, seguita da Lecce e Brindisi, mentre la disoccupazione è scesa in modo sensibile. Le esportazioni crescono, gli investimenti in opere pubbliche sono aumentati di oltre il 13% nell’ultimo anno grazie al PNRR e SVIMEZ certifica che oggi il Mezzogiorno cresce più della media nazionale, non meno. Restano ancora alcune criticità, ma la direzione è cambiata, grazie a una regia nazionale che ha finalmente guardato al Sud come priorità».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quali sono i principali dossier economici che il Governo non può permettersi di lasciare incompiuti?<br></strong>«Credo che la parola chiave debba essere continuità. Il Governo ha avuto il merito di riportare stabilità e credibilità nelle scelte economiche e ora deve utilizzare questa fase della legislatura per consolidare il lavoro fatto. Il primo dossier resta quello della crescita, che si riflette nella Manovra 2027, l’ultima prima delle elezioni. Dobbiamo continuare a sostenere imprese, lavoro e investimenti, rafforzando la competitività del sistema produttivo italiano. A questo si aggiungono la riduzione della pressione fiscale sul lavoro e sui redditi, il rafforzamento delle politiche per il Mezzogiorno e la piena valorizzazione delle risorse del PNRR e dei fondi europei. Il secondo è la sostenibilità della sanità pubblica: proseguire la stagione degli investimenti straordinari al Fondo sanitario nazionale avviata dal Governo Meloni, che in soli tre anni ha aumentato le risorse di 18 miliardi di euro. E poi continuare a lavorare per l’operatività di tutte le Case di comunità; per la valorizzazione del personale sanitario; per un’assistenza di prossimità che sfrutti tutti i presidi territoriali, a partire dalle 20.000 farmacie pubbliche e private convenzionate presenti fin nel più piccolo borgo italiano, in sinergia con medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e specialisti. Senza dimenticare uno dei dossier a cui tengo di più e che infatti porterà il mio nome: il Testo Unico della legislazione farmaceutica, che riordina oltre 800 norme frammentate in più di 100 diversi provvedimenti, alcune risalenti al 1934 e al 1938. Una semplificazione normativa necessaria per garantire ai cittadini un accesso più rapido alle cure e per difendere una filiera industriale che oggi trascina l’export italiano».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sulla sanità, in vista della legge di Bilancio, quali sono le priorità?<br></strong>«La prima priorità è proseguire nel rafforzamento del Servizio Sanitario Nazionale. Il Governo Meloni ha già impresso una direzione chiara, aumentando progressivamente le risorse destinate alla sanità, ma oggi dobbiamo fare un passo ulteriore: trasformare queste risorse in servizi migliori e più facilmente accessibili. Le priorità sono quindi quelle su cui lavoriamo da tempo: mettere le Regioni nelle condizioni di ridurre le liste d’attesa, rafforzare il personale sanitario, potenziare la medicina territoriale e garantire una maggiore appropriatezza nell’utilizzo delle risorse con un maggior finanziamento del FSN. C’è poi un tema che considero strategico e che riguarda la prevenzione. Investire nella prevenzione significa intervenire prima che la malattia diventi più complessa e onerosa, in primo luogo per il paziente, ma anche per il SSN. La legge di Bilancio 2026 ha già previsto un rafforzamento importante dei programmi di prevenzione e diagnosi precoce e questa deve essere una direzione strutturale. L’obiettivo non è semplicemente spendere di più, ma spendere meglio. Ogni euro destinato alla sanità deve tradursi, per quanto possibile, in una prestazione più tempestiva, in una cura più appropriata e in un servizio più vicino al cittadino».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sulle liste d’attesa avete appena varato il nuovo Piano nazionale 2026-2028. Qual è il risultato concreto e misurabile che vorreste lasciare ai cittadini entro la fine della legislatura?<br></strong>«Il nuovo Piano nazionale di Governo delle liste di attesa 2026-2028 va nella direzione di una maggiore trasparenza e tracciabilità: monitorare i tempi, rendere confrontabili i dati e intervenire laddove emergono criticità sono le leve per superare le differenze territoriali e fare in modo che il diritto alla cura non dipenda dal luogo in cui si vive. In questo nuovo sistema tutti devono fare la loro parte, a partire dalle Regioni che sono chiamate a garantire gli standard previsti, così che il cittadino possa avere maggiore certezza dei tempi».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come si rende di nuovo competitivo il lavoro nella sanità pubblica, soprattutto rispetto al privato e all’estero?<br></strong>«Il personale sanitario è il cuore pulsante del Servizio Sanitario Nazionale. Possiamo costruire nuovi ospedali, investire in tecnologia e digitalizzazione, ma senza medici, infermieri e professionisti sanitari adeguatamente valorizzati nessuna riforma può funzionare. Per questo non basta parlare soltanto di assunzioni. Dobbiamo intervenire sulla valorizzazione professionale, sulle condizioni di lavoro, sulla possibilità di crescita e sulla riduzione del carico burocratico che troppo spesso sottrae tempo alla relazione con il paziente. Il Governo Meloni è già intervenuto sulle retribuzioni e sulle indennità, ma la competitività del lavoro pubblico richiede un’azione più ampia e strutturale. Dobbiamo rendere il SSN un luogo nel quale un giovane professionista possa scegliere di costruire il proprio futuro, senza essere spinto a cercare opportunità altrove. È una sfida che riguarda anche la formazione e la programmazione dei fabbisogni. Non possiamo più permetterci di inseguire le carenze quando si manifestano: dobbiamo anticiparle, programmando oggi i professionisti di cui il nostro sistema avrà bisogno domani».</p>
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		<title>Sanità, Gimbe: spesa pubblica italiana al 6,2% del Pil, gap con l’Europa da 36,1 miliardi</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/top-news/spesa-sanitaria-pubblica-italia-gimbe-2025/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 12:58:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Top News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gimbe fotografa il sottofinanziamento della sanità: nel 2025 l’Italia spende il 6,2% del Pil e accumula un gap europeo da 36,1 miliardi.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">La spesa sanitaria pubblica italiana perde ulteriore terreno rispetto agli altri Paesi europei. Nel 2025 si ferma al <strong>6,2% del Pil</strong>, contro il 6,3% dell’anno precedente e il 7,1% registrato sia dalla media Ocse sia da quella europea. In termini pro-capite, l’Italia occupa il <strong>15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell’area Ocse</strong> e rimane ultima nel G7. A quantificare il ritardo è la Fondazione Gimbe, che in vista della Manovra 2027 ha analizzato i dati dell’Oecd Health Statistics aggiornati al 17 luglio 2026.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Oltre mille dollari pro-capite separano l’Italia dalla media europea</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana ammonta a <strong>3.952 dollari per abitante</strong>, 909 in meno rispetto alla media Ocse di 4.861 dollari e <strong>1.013 dollari sotto la media dei Paesi europei</strong>, pari a 4.965.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono 14 i Paesi europei dell’area Ocse che destinano alla sanità pubblica una quota del Pil superiore a quella italiana. Il divario oscilla dai <strong>4,8 punti percentuali della Germania</strong>, che raggiunge l’11% del Pil, agli 0,2 punti della Repubblica Slovacca, al 6,4%. Anche tra gli Stati membri dell’Ue sono 14 quelli che spendono pro-capite più dell’Italia: la distanza parte dai 47 dollari della Spagna, a quota 3.999, e arriva ai <strong>4.774 dollari della Germania</strong>, che raggiunge 8.726 dollari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Nel confronto europeo l’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale», osserva il presidente della Fondazione Gimbe, <strong>Nino Cartabellotta</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ritardo si è formato nell’arco di quindici anni. Fino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite italiana era sostanzialmente allineata alla media europea. Da allora, secondo Gimbe, tagli e definanziamenti hanno progressivamente allargato la distanza, arrivata a 424 dollari per abitante nel 2019. Il gap è aumentato durante la pandemia, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell’Italia, e ancora nel 2023 e nel 2024, quando l’incremento italiano è risultato inferiore alla media europea, facendo luce sul trend osservato</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il gap con l’Europa sfiora 36,1 miliardi</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Tradotti a parità di potere d’acquisto, i <strong>1.013 dollari pro-capite</strong> che separano l’Italia dalla media europea corrispondono, sulla base dei parametri Ocse, a <strong>612,4 euro per abitante</strong>. Applicando il dato ai quasi 59 milioni di residenti censiti dall’Istat al primo gennaio 2026, il divario complessivo arriva a sfiorare <strong>36,1 miliardi di euro</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore, che ha lasciato il Ssn sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d’Europa, soprattutto dopo la pandemia», afferma Cartabellotta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il confronto con le altre grandi economie conferma la distanza. Tra il 2008 e il 2025 l’Italia è sempre rimasta <strong>ultima nel G7 per spesa sanitaria pubblica pro-capite</strong>, ma quello che inizialmente era un distacco contenuto si è progressivamente ampliato. Nel 2025 i 3.952 dollari italiani sono meno della metà degli <strong>8.726 dollari della Germania</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gimbe richiama in particolare il caso del Regno Unito, che condivide con l’Italia il modello Beveridge. Nel 2008 la spesa britannica era poco superiore a quella italiana e fino al 2019 aveva seguito una crescita contenuta. Dal 2020, però, Londra ha aumentato significativamente le risorse pubbliche destinate alla sanità, superando Canada e Giappone e portandosi poco al di sotto della Francia.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Liste d’attesa, spesa privata e rinuncia alle cure</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Per Gimbe il problema non riguarda più soltanto le grandezze di bilancio. «Il sottofinanziamento pubblico della sanità non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio sanitario nazionale e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale», sostiene Cartabellotta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le Regioni devono infatti conciliare l’obbligo di garantire i Livelli essenziali di assistenza con quello di mantenere i conti in equilibrio. Sui cittadini, secondo la Fondazione, ricadono invece gli effetti di <strong>liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, crescenti disuguaglianze territoriali e sociali e maggiore ricorso alla spesa privata</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le conseguenze arrivano fino all’impoverimento e all’indebitamento delle famiglie e alla rinuncia alle prestazioni sanitarie. Nel <strong>2024 sono state 5,8 milioni le persone</strong>, quasi una su dieci, che hanno rinunciato a esami diagnostici e visite specialistiche. Il problema è profondo perché non solo siamo davanti a difficoltà operative, ma sono proprio le possibilità del sistema sanitario che non vengono sfruttate e possono essere conosciute dal cittadino meno del dovuto, perché la barriera all&#8217;entrata può farlo desistere dall&#8217;accedere a modalità preventive e innovative. Oggi è molto chiaro quanto facciano la differenza screening atti a rilevare malattie croniche e degenerative, l&#8217;Italia ovviamente ha le competenze per offrirli ma il beneficio deve essere più allargato possibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le valutazioni di Ocse, Commissione europea e Oms Europa, ricorda Gimbe, convergono su un quadro solo apparentemente contraddittorio: il Ssn continua a garantire buoni risultati di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, mentre peggiora la capacità di fornire prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili, soprattutto alle fasce socio-economiche più fragili.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Da Bruxelles l’allarme sull’equità sociale</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il tema ha assunto anche una dimensione economica. Nel <strong>Country Report 2026</strong> la Commissione europea, sottolinea Gimbe, ha collegato per la prima volta le criticità del Ssn non soltanto alla tutela della salute, ma anche all’equità sociale e alla produttività del Paese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>10 luglio</strong> il Consiglio dell’Ue ha inoltre adottato una raccomandazione formale affinché l’Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e intervenga sulle carenze di personale nelle professioni chiave.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Il messaggio è inequivocabile: il deterioramento del Ssn non è più solo un problema sanitario, ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese», conclude Cartabellotta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rimane infine aperto il dossier dell’assistenza territoriale finanziata dal Pnrr. Al <strong>1° settembre</strong>, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, secondo Gimbe non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica documentata sulla piena operatività di almeno <strong>1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità</strong>. Il ministero della Salute precisa che sono ancora in corso le verifiche e l’acquisizione delle evidenze necessarie per rendicontare i due target.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per la Fondazione, in assenza di dati aggiornati sui servizi realmente erogati e sul personale disponibile, resta il rischio che le nuove strutture diventino «scatole vuote»: obiettivi europei raggiunti, rate incassate ed edifici realizzati, ma senza la capacità di assicurare la presa in carico territoriale per la quale sono state finanziate.</p>
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		<title>Forum di Cernobbio 2026, dal 4 al 6 settembre: programma, temi e ospiti</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/economia/slug-forum-cernobbio-2026-programma-ospiti-temi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 10:52:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 4 al 6 settembre torna il Forum di Cernobbio 2026: tre giornate dedicate a scenari globali, Europa e Italia. Il programma e gli ospiti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/slug-forum-cernobbio-2026-programma-ospiti-temi/">Forum di Cernobbio 2026, dal 4 al 6 settembre: programma, temi e ospiti</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Dal <strong>4 al 6 settembre 2026</strong> Villa d’Este ospita la <strong>52esima edizione del Forum di Cernobbio</strong>, organizzato da The European House &#8211; Ambrosetti. Tre giornate di confronto che riuniranno esponenti della politica, delle istituzioni, dell’accademia e del mondo imprenditoriale provenienti da diversi Paesi, con un’agenda che spazia dagli equilibri geopolitici alla competitività europea, fino alle principali questioni economiche e politiche italiane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche quest’anno il Forum si svolgerà in <strong>modalità ibrida</strong>. Villa d’Este resterà l’hub centrale e la sede storica dell’appuntamento, al quale saranno collegati altri hub distribuiti in Italia, in Europa e nel resto del mondo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Tre giornate tra scenari globali, Europa e Italia</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La struttura del Forum prevede un tema principale per ciascuna giornata. <strong>Venerdì 4 settembre</strong> l’attenzione sarà rivolta alle grandi questioni globali, affrontate nelle loro dimensioni economiche, geopolitiche, scientifiche e tecnologiche. Il programma dedicato alle sfide del futuro e ai loro effetti sull’economia comprenderà, tra gli altri argomenti, il ruolo dell’Azerbaijan e un’analisi della posizione dell’Italia nello scenario globale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il baricentro si sposterà sull’Europa <strong>sabato 5 settembre</strong>, con l’«Agenda per l’Europa». Il confronto riguarderà il ruolo del continente nel Mediterraneo e nei Balcani, la strada europea verso la crescita e la competitività, l’architettura della difesa e della sicurezza nel nuovo contesto geopolitico e le fonti energetiche necessarie alle politiche europee. In agenda anche la geopolitica dell’energia e il ruolo degli Stati Uniti nel nuovo scenario globale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La giornata conclusiva di <strong>domenica 6 settembre</strong> sarà invece interamente dedicata all’Italia. Al centro dei lavori ci saranno lavoro, politiche energetiche, infrastrutture, giustizia ed economia. Accanto agli interventi dei rappresentanti del governo e del mondo imprenditoriale e finanziario, è previsto uno spazio specificamente riservato al punto di vista delle opposizioni.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Da Giorgetti e Tajani a Schlein, Conte e Vannacci</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La dimensione internazionale dell’edizione 2026 è testimoniata dalla presenza annunciata di rappresentanti di <strong>nove governi</strong>: Azerbaijan, Ucraina, Italia, Croazia, Albania, Stati Uniti, Arabia Saudita, Portogallo e Spagna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Numerosa anche la delegazione del governo italiano. Sono attesi i ministri <strong>Anna Maria Bernini, Marina Calderone, Giancarlo Giorgetti, Carlo Nordio, Gilberto Pichetto Fratin, Matteo Salvini, Antonio Tajani, Adolfo Urso e Paolo Zangrillo</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al Forum parteciperanno inoltre <strong>tre membri della Commissione europea</strong>, tra i quali l’italiano <strong>Raffaele Fitto</strong>, oltre al presidente del Consiglio europeo <strong>Antonio Costa</strong>. Sul versante delle opposizioni e delle forze politiche esterne al governo sono annunciati <strong>Angelo Bonelli</strong> di AVS, <strong>Carlo Calenda</strong> di Azione, <strong>Giuseppe Conte</strong> del M5S, <strong>Matteo Renzi</strong> di Italia Viva, <strong>Elly Schlein</strong> del Partito Democratico e <strong>Roberto Vannacci</strong> di Futuro Nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il parterre comprenderà anche personalità internazionali. Tra queste <strong>Jordan Bardella</strong>, presidente del Rassemblement National dal 2022, l’ex sindaco di New York <strong>Bill de Blasio</strong>, <strong>Fabiola Gianotti</strong>, indicata nel programma come ex direttrice generale del CERN nel 2025 e prima donna ad aver ricoperto l’incarico, e <strong>Jacob Helberg</strong>, sottosegretario di Stato americano per gli Affari economici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Resta infine aperta la possibilità della partecipazione del presidente ucraino <strong>Volodymyr Zelensky</strong>, la cui presenza al Forum non è al momento indicata come certa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come ogni anno a Cernobbio si cerca di capire dove andrà il mondo e dove si auspica che vada. Gli esperti, i policy maker e gli stakeholders si impegnano a farlo seguendo le tracce tematiche che le edizioni del Forum offrono. Per anni la prima sessione è stata l&#8217;Economic Outlook; dal 2010, di fronte a una complessità geopolitica crescente, si apre quasi sempre con un&#8217;analisi degli equilibri internazionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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