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	<title>Articoli di Massimiliano Mellone, autore presso The Watcher Post</title>
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	<link>https://www.thewatcherpost.it/author/massimilianomellone/</link>
	<description>Testata giornalistica online di analisi politica ed economica</description>
	<lastBuildDate>Fri, 24 Jan 2025 11:33:35 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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		<title>Italia 2025: cauto ottimismo con Pil e lavoro in crescita ma investimenti al palo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimiliano Mellone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jan 2025 11:46:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[crescita]]></category>
		<category><![CDATA[istat]]></category>
		<category><![CDATA[pil]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le prospettive economiche di ISTAT e Banca d’Italia per il 2025 mostrano una crescita economica moderata e un mercato del lavoro in ripresa, mentre gli investimenti restano frenati dalla fine degli incentivi fiscali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/italia-2025-cauto-ottimismo-con-pil-e-lavoro-in-crescita-ma-investimenti-al-palo/">Italia 2025: cauto ottimismo con Pil e lavoro in crescita ma investimenti al palo</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il 2025 si preannuncia come un anno cruciale per l&#8217;economia italiana, con segnali di ripresa che si consolidano nonostante le sfide strutturali ancora in essere. In un contesto di perdurante instabilità globale, le prospettive economiche fornite da ISTAT e dalla Banca d’Italia delineano uno scenario intrigante e contrastante. Da un lato, si prevede un aumento del Pil, dall&#8217;altro gli investimenti e la situazione inflazionistica sollevano interrogativi su come il sistema economico reagirà ai cambiamenti in atto. Il mercato del lavoro mostra segni di maggiore dinamismo, con una significativa riduzione della disoccupazione, ma resta da vedere se questo sarà sufficiente a sostenere il benessere delle famiglie italiane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo il recente <a href="https://www.istat.it/comunicato-stampa/le-prospettive-per-leconomia-italiana-nel-2024-2025-2/">rapporto dell’ISTAT sulle prospettive economiche dell&#8217;Italia per il biennio 2024-2025</a>, il Pil è previsto in crescita dello 0,5% nel 2024 e dello 0,8% nel 2025. Nel 2024, l&#8217;espansione è principalmente sostenuta dalla domanda estera netta, che contribuisce con +0,7 punti percentuali, mentre la domanda interna ha un impatto negativo di (-0,2 p.p.). La situazione cambierà nel 2025, con la domanda interna che diventerà il principale motore economico (+0,8 p.p.).</p>



<p class="wp-block-paragraph">I consumi privati cresceranno grazie al rafforzamento del mercato del lavoro e all’aumento delle retribuzioni reali, passando dal +0,6% nel 2024 al +1,1% nel 2025. Tuttavia, gli investimenti fissi lordi subiranno un netto rallentamento: dal +8,7% del 2023, scenderanno a +0,4% nel 2024 e si fermeranno a zero nel 2025, a causa della fine degli incentivi fiscali all’edilizia, parzialmente compensati dalle misure previste dal PNRR e dalla riduzione dei tassi di interesse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2024 si osserva una crescita robusta per il mercato del lavoro, con un incremento delle unità di lavoro (ULA) del +1,2%, superiore alla crescita del Pil. Tuttavia, nel 2025, le ULA e il Pil dovrebbero allinearsi con un aumento atteso dello 0,8%. Questo contesto contribuirà a una riduzione significativa del tasso di disoccupazione, previsto al 6,5% rispetto al 7,5% del 2023, con un ulteriore calo atteso al 6,2% nel 2025.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attese confermate dalle <a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/proiezioni-macroeconomiche/2024/Proiezioni-macroeconomiche-Italia-dicembre-2024.pdf">proiezioni macroeconomiche di Banca d’Italia</a> che indicano una crescita del Pil italiano dello 0,5% nel 2024, in linea con le stime ISTAT, e prevedono un’accelerazione nel triennio successivo, con tassi medi intorno all’1%, sotto la spinta dalla ripresa dei consumi e delle esportazioni. Anche Via Nazionale sottolinea il rallentamento degli investimenti a causa del ridimensionamento degli incentivi per l’edilizia, evidenziando il ruolo positivo dei progetti del PNRR e della riduzione dei costi di finanziamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto, l’inflazione sembra avviarsi verso una fase di maggiore stabilità. Il rapporto dell’ISTAT e le proiezioni della Banca d’Italia convergono su un rallentamento significativo nel 2024, pur evidenziando alcune differenze nelle prospettive a breve e medio termine.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo l’ISTAT, la forte contrazione dei prezzi energetici risulta il principale fattore di moderazione nel 2024, con il deflatore della spesa delle famiglie che dovrebbe crescere solo dell’1,1%, in netto calo rispetto al +5,1% del 2023. Per il 2025, invece, si prevede un lieve rialzo al 2%, sostenuto dalla stabilità dei redditi e dall’aumento dei consumi.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Banca d’Italia conferma una dinamica inflazionistica contenuta, collocandosi all’1,1% nella media dell’anno in corso, all’1,5% nel successivo biennio e al 2,0% nel 2027. Sottolinea che al rialzo dell’inflazione contribuirebbero principalmente il venire meno del forte contributo negativo della componente energetica, ma considera anche altri fattori, come gli effetti temporanei dell’entrata in vigore della normativa ETS2 (EU Emission Trading System 2) nel 2027, che estenderà il campo di applicazione del sistema per lo scambio di quote di emissione nell&#8217;Unione europea alla vendita di carburanti e di combustibili per il riscaldamento degli edifici. L’inflazione di fondo sarebbe poco superiore al 2% nella media di quest’anno e scenderebbe a poco più dell’1,5% nel prossimo triennio, in cui le pressioni derivanti dall’aumento del costo del lavoro sarebbero in larga misura assorbite dai margini di profitto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In sintesi, il 2025 si preannuncia come un anno di transizione per l&#8217;economia italiana, caratterizzato da un incremento moderato del Pil e da un mercato del lavoro in ripresa. La crescita sarà principalmente sostenuta dalla domanda interna, mentre gli investimenti affrontano sfide significative in seguito alla cessazione degli incentivi per l’edilizia. D’altra parte, l&#8217;inflazione mostra segni di stabilizzazione, offrendo così maggiori certezze. Sebbene il contesto globale continui a presentare elementi di instabilità, i segnali di miglioramento economico infondono un cauto ottimismo.</p>
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		<title>Italiani, popolo di risparmiatori. Ma il gestito ne convince meno della metà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimiliano Mellone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Apr 2024 11:15:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[finanza]]></category>
		<category><![CDATA[gestito]]></category>
		<category><![CDATA[preoccupazione]]></category>
		<category><![CDATA[risparmio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 76,7% degli italiani risparmia. Gli stati d’animo prevalenti sul futuro del proprio risparmio sono però cautela (38,0%) e preoccupazione (31,6%).</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/italiani-popolo-di-risparmiatori-ma-il-gestito-ne-convince-meno-della-meta/">Italiani, popolo di risparmiatori. Ma il gestito ne convince meno della metà</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il 76,7% degli italiani risparmia. Gli stati d’animo prevalenti sul futuro del proprio risparmio sono però cautela (38,0%) e preoccupazione (31,6%). Investire italiano rassicura i risparmiatori: il 41,3% di chi investe in strumenti finanziari vuole farlo in Titoli di Stato (erano il 16,5% nel pre-Covid). Il 67,1% dei consulenti finanziari è fiducioso sul futuro di risparmi e investimenti. Sono questi alcuni dei risultati del Rapporto «Perché gli italiani investono come investono» realizzato dal Censis in collaborazione con Assogestioni e presentato al Salone del Risparmio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’abitudine di risparmiare coinvolge tutti i gruppi sociali. Risparmia il 77,3% dei residenti al Nord-Ovest, il 77,3% al Nord-Est, il 77,2% al Centro e il 75,7% al Sud e Isole. Varia ovviamente l’intensità della creazione di risparmio: il 39,3% degli italiani risparmia al massimo il 5% del proprio reddito annuo, il 33,2% tra il 6% e il 15%, il 17,2% tra il 15% e il 20%, il 10,3% oltre il 20%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cosa provano i risparmiatori pensando al proprio risparmio in questa fase? Come detto, si impongono cautela e preoccupazione, ma sono presenti anche stati d’animo come senso di sicurezza (22,8%) e ansia (18,0%). Più preoccupati i risparmiatori con bassi redditi (40,7%) rispetto a quelli ad alto reddito (18,9%). È invece condivisa trasversalmente la paura di subire in questa fase perdite in caso di investimento: coinvolge infatti il 76,7% dei risparmiatori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le tensioni internazionali destano preoccupazioni, poiché oltre 9 italiani su 10 seguono ormai gli eventi globali quali guerre, crisi economiche, anche in altri Paesi. L’attenzione preoccupata è rivolta soprattutto alle guerre in corso dall’<a href="https://www.thewatcherpost.it/news/guerre-mo-e-ucraina-speranze-di-tregua-deluse-allarmi-terrorismo-prospettive-conflitti/">Ucraina al Medio Oriente</a> (47,6%), di cui si teme l’espansione, e al cambiamento climatico (37,5%). Le paure globali condizionano anche le scelte sui soldi: al 44,2% dei risparmiatori è capitato di modificare decisioni sull’utilizzo dei propri soldi a causa di notizie su eventi globali come le guerre: al 7,0% è capitato spesso e al 37,2% qualche volta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Permane la spessa nebbia dell’incertezza, rinforzata dagli eventi globali: il 45,7% dei risparmiatori pensando al futuro prossimo dei risparmi si dichiara incerto, il 34,3% pessimista, il 20,0% ottimista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Investire, ma dove? L’opzione Italia è una risposta psicologica rassicurante di fronte alle nuove paure globali. Infatti il 69,6% dei risparmiatori di fronte a crisi globali e densa incertezza pensa sia meglio investire su strumenti finanziari italiani. Ne sono più convinti l’81,9% con la licenza media, il 73,8% dei diplomati e il 60,5% dei laureati. Il 48,6% dei risparmiatori per investire in Italia accetterebbe rendimenti minori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Paure globali, rialzo dei tassi e livello del debito pubblico da finanziare potenziano l’attrattività dei titoli pubblici. Tra i risparmiatori pronti a investire in strumenti finanziari, il 41,3% vorrebbe farlo in Titoli di Stato, il 37,7% in Fondi comuni di investimento, il 28,3% in Buoni postali di risparmio, il 26,8% in obbligazioni, il 23,9% in polizze assicurative.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto in questa fase il contante perde presa con il 78,5% dei risparmiatori che non lo ritiene più garanzia di sicurezza come in passato. Il 45,8% dei risparmiatori opterebbe per strumenti finanziari, il 32,4% terrebbe le risorse liquide, il 21,8% investirebbe in immobili. Nel febbraio 2020, in epoca pre-Covid, gli italiani pronti a tenere le risorse liquide erano il 45,0% (-12,6 punti percentuali tra il 2020 e il 2024).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Meno della metà degli italiani (46,9%) ha intenzione di investire di più o di iniziare a investire in prodotti del risparmio gestito, mentre il 14,4% è indeciso e il 38,7% non vuole tali strumenti. Cosa convincerebbe i refrattari a investire nel risparmio gestito? Il 35,6% indica la possibilità di capire meglio di cosa si tratta, il 23,8% la certezza che sono prodotti in linea con le proprie convinzioni etiche, il 22,0% costi più bassi per i servizi, il 19,0% i consigli e le spiegazioni di interlocutori di fiducia, il 18,5% prodotti più attraenti e più convincenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto i consulenti finanziari hanno un approccio positivo, con gli ottimisti sul futuro prossimo dell’economia italiana che prevalgono sui pessimisti (43,4% contro l’11,6%), mentre il 45,0% si dichiara incerto. Il 67,1% di loro che è ottimista sul futuro prossimo di risparmi e investimenti degli italiani e l’89,1% è ottimista sulla capacità della consulenza finanziaria di garantire supporto appropriato ai risparmiatori nell’attuale fase.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo un&#8217;<a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/indagini-alfabetizzazione/2023-indagini-alfabetizzazione/index.html">indagine campionaria svolta dalla Banca d’Italia</a>, nel 2023, rispetto al 2020, il livello di alfabetizzazione finanziaria degli adulti in Italia, pur rimanendo su livelli bassi, è lievemente aumentato (da 10,2 nel 2020 a 10,6 nel 2023, su una scala da 0 a 20). Eppure è proprio su queste competenze che è necessario investire per fare in modo che le scelte dei risparmiatori siano più consapevoli e meno influenzate da ansie e stress.</p>
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		<title>La finanza alla sfida cruciale delle BigTech</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/economia/la-finanza-alla-sfida-cruciale-delle-bigtech/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimiliano Mellone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Feb 2024 10:48:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>BigTech, “È divenuto chiaro che la sfida più importante per il mondo finanziario proviene dai giganti mondiali della tecnologia". </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/la-finanza-alla-sfida-cruciale-delle-bigtech/">La finanza alla sfida cruciale delle BigTech</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">“È divenuto chiaro che la sfida più importante per il mondo finanziario proviene dai giganti mondiali della tecnologia quali Google, Apple, <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/settimana-delle-stem-unazione-congiunta-per-superare-il-mismatch/">Facebook</a>, Amazon, Microsoft e altri ancora”. Lo ha detto il Governatore della Banca d&#8217;Italia, Fabio Panetta, nel corso del suo intervento al 30° Congresso <a href="https://www.assiomforex.it/">Assiom Forex</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Panetta ha spiegato che <strong>le cosiddette BigTech godono di formidabili vantaggi competitivi</strong>. “La disponibilità di risorse finanziarie ingentissime e la capacità di sviluppare tecnologie alla frontiera digitale sono solo due di essi, e non necessariamente i più importanti con riferimento all’intermediazione finanziaria”. Per il Governatore i loro principali punti di forza sono la disponibilità e la capacità di sfruttare l’enorme mole di informazioni su molte centinaia di milioni di clienti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Le piattaforme on line consentono alle BigTech di interagire simultaneamente e a basso costo con una moltitudine di intermediari, imprese e consumatori mediante un unico canale”. Le piattaforme costituiscono quindi <strong>un’eccezionale fonte di dati in tempo reale</strong>, offrendo informazioni sull&#8217;attività delle imprese, su prodotti specifici, sui gusti e sui redditi dei consumatori. E possono quindi divenire il principale strumento per vagliare il merito di credito della clientela e distribuire servizi finanziari e di pagamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure negli anni scorsi, come ricordato dallo stesso Panetta, il dibattito sugli effetti della tecnologia si è incentrato sul rischio che gli operatori finanziari tradizionali potessero essere disintermediati dalle <strong>Fintech</strong>. “Questo rischio non si è materializzato. L’esperienza italiana e internazionale indica che le banche hanno metabolizzato le innovazioni più promettenti, impiegando le nuove tecnologie e in alcuni casi acquisendo il controllo delle FinTech. Attualmente queste assumono un ruolo autonomo di qualche rilievo in specifici comparti del settore finanziario quali i pagamenti al dettaglio, i prestiti di importo contenuto e la gestione del risparmio”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come dovranno rispondere gli intermediari finanziari a questa sfida? Per ottimizzare l&#8217;efficienza e potenziare la qualità dei servizi, Panetta ha spiegato che sarà necessario ampliare ulteriormente il ricorso a tecniche innovative, quali l’utilizzo dell’identità digitale, i dati destrutturati e l’intelligenza artificiale. Tuttavia, sarà cruciale concentrarsi soprattutto sulla cura dei rapporti con la clientela.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I legislatori e le autorità di vigilanza si trovano di fronte a un compito arduo: devono trovare un equilibrio delicato tra l’obiettivo di stimolare l’innovazione e la concorrenza e quello di evitare arbitraggi regolamentari e distorsioni competitive. Panetta ha sottolineato<strong> l&#8217;importanza di garantire condizioni di concorrenza equa</strong>, attraverso l&#8217;applicazione uniforme di regole e controlli per attività e rischi paragonabili. L&#8217;obiettivo finale è quello di ridurre al minimo i rischi associati ai nuovi operatori, senza però frenare lo sviluppo di prodotti capaci di migliorare il benessere dei consumatori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel suo intervento, Panetta non ha menzionato argomenti di attualità come Bitcoin, criptovalute e blockchain, soffermandosi invece sull’attività delle banche centrali anche come emittenti di strumenti di pagamento. Ha parlato della <strong>moneta digitale di banca centrale</strong> nelle sue versioni al dettaglio e all’ingrosso, che può offrire agli intermediari ulteriori strumenti per soddisfare la domanda di servizi finanziari digitali efficienti, sicuri e a basso costo proveniente dai cittadini e dagli operatori finanziari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dibattito sulla finanza digitale, già ampiamente discusso fino a questo momento, promette di mantenersi altrettanto fervido nei prossimi anni. La sua crescente diffusione solleva infatti una serie di questioni di portata considerevole. Queste includono la difesa della sovranità monetaria, l&#8217;inclusione finanziaria, il diritto alla privacy, la sicurezza cibernetica, il contrasto del riciclaggio, la lotta al finanziamento del terrorismo. Tutti questi temi sono già al centro dell&#8217;attenzione delle autorità nazionali e internazionali, e rivestono un&#8217;importanza cruciale nel plasmare il sistema finanziario del futuro.</p>
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		<title>Consulenza finanziaria tra crescita e ricambio generazionale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimiliano Mellone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Feb 2024 14:11:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[assoreti]]></category>
		<category><![CDATA[consulenza]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 2023 delle Reti si è chiuso con un bilancio positivo per 43,9 miliardi, la terza più alta raccolta di sempre. Ecco chi è il consulente finanziario oggi e quanti soldi gestisce.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/consulenza-finanziaria-tra-crescita-e-ricambio-generazionale/">Consulenza finanziaria tra crescita e ricambio generazionale</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Nel corso del 2023, l&#8217;andamento dell&#8217;economia globale ha mostrato segni di indebolimento, con gli <a href="https://www.thewatcherpost.it/esteri/italia-europa-e-stati-uniti-il-fronte-occidentale-a-sostegno-di-kiev/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Stati Uniti</a> e l&#8217;Europa alle prese con gli impatti avversi dell&#8217;inflazione e delle politiche monetarie restrittive. Nei Paesi Emergenti, invece, la dinamica economica è stata influenzata negativamente dalle difficoltà che sta attraversando l&#8217;economia cinese. A complicare ulteriormente il quadro, si sono aggiunte le incertezze generate dalle tensioni geopolitiche e dai conflitti in diverse regioni del mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure le Reti di consulenza finanziaria hanno chiuso il 2023 con la migliore raccolta mensile dell’anno nel comparto del risparmio gestito. A dicembre, i dati rilevati da <strong>Assoreti</strong> &#8211; l’<a href="https://assoreti.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Associazione delle società per la consulenza agli investimenti</a> &#8211; hanno evidenziato investimenti netti su fondi comuni, gestioni individuali e prodotti assicurativi/previdenziali per 2 miliardi di euro. Il risultato, insieme alla raccolta netta complessiva realizzata sui titoli amministrati, pari a 2,4 miliardi, ed ai flussi di liquidità per 1,4 miliardi, ha determinato volumi netti complessivi per 5,7 miliardi di euro, più del doppio rispetto a novembre e valore in crescita del 7,2% sull’anno precedente. Il bilancio complessivo del 2023 si è chiuso, pertanto, con <strong>la terza migliore raccolta annuale di sempre</strong>, pari a 43,9 miliardi di euro. E a fine anno sono 4,852 milioni i clienti primi intestatari delle Reti di consulenza, con una crescita annuale quantificabile in 150 mila unità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma chi è il consulente finanziario oggi? A tracciarne un identikit sono i risultati dell’indagine semestrale del Centro Studi &amp; Ricerche <strong>Anasf</strong>, l’Associazione rappresentativa dei consulenti finanziari autorizzati all&#8217;offerta fuori sede, attraverso 550 risposte degli associati. In media <strong>ha 56 anni, risiede nel Nord Italia</strong> (il 55% del campione) <strong>ed è uomo</strong> (85% del campione). Dati che confermano la necessità di favorire un ricambio generazionale e un maggior coinvolgimento delle donne nella professione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per quanto riguarda l’istruzione, gli operatori della consulenza finanziaria che possiedono un diploma si confermano essere i più numerosi (53%), seguiti da coloro che hanno conseguito una laurea magistrale o a ciclo unico (35%). La maggioranza del campione (52%) <strong>è in possesso di una certificazione professionale</strong>, che sottolinea l’attenzione rivolta dai consulenti finanziari alla propria formazione e aggiornamento professionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il consulente finanziario <strong>gestisce mediamente 220 clienti</strong>. Questi hanno un patrimonio medio che si colloca nella fascia tra gli 80mila e i 120mila euro. Risulta evidente come le risparmiatrici rappresentino una potenziale clientela da raggiungere: circa la metà del campione (47%) dichiara che la percentuale media delle donne prime intestatarie è inferiore ad un terzo del totale dei clienti serviti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La maggioranza dei consulenti finanziari (61%) <strong>ha un portafoglio medio complessivo inferiore ai 30 milioni di euro</strong>, mentre solo nel 2% dei casi supera i 100 milioni. Rispetto alla composizione dei portafogli si conferma la predilezione dei consulenti finanziari per il risparmio gestito (in media, quasi la metà dell’allocazione), seguito dall’asset class assicurativo-previdenziale, dalla liquidità e dal risparmio amministrato. In crescita rispetto a un anno fa la quota di portafoglio rappresentata da prodotti sostenibili, segno dell’impegno dei consulenti nel promuovere questi prodotti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, in merito alla comunicazione con gli investitori, i consulenti finanziari <strong>mostrano una chiara preferenza per il contatto diretto</strong> nonostante l&#8217;ampia diffusione delle tecnologie digitali: oltre il 91% dei consulenti dichiara di incontrare fisicamente i propri clienti per la maggior parte del tempo, mentre meno del 10% preferisce l&#8217;utilizzo dei canali digitali per la comunicazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo contesto, la consulenza finanziaria emerge come un elemento cruciale per gli investitori, consentendo anche ai meno esperti di gestire il proprio patrimonio con lo scopo di ottenere rendimenti positivi nel lungo periodo attraverso portafogli personalizzati. Un&#8217;interazione diretta rafforza la fiducia tra investitore e consulente, elemento fondamentale per comprendere appieno le esigenze del cliente. Inoltre, promuovere un ricambio generazionale e coinvolgere più donne nella professione di consulente finanziario arricchisce la diversità e favorisce una consulenza più inclusiva, adattata alle varie sfaccettature della clientela contemporanea.</p>
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		<title>Economia italiana, a crescere sono solo i dubbi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimiliano Mellone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Sep 2023 09:03:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[economia italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Morgan stanley]]></category>
		<category><![CDATA[spread]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A riportare un pò il sereno sull’economia italiana ci ha provato il dato sul lavoro. Nel secondo trimestre del 2023, secondo l’Istat, il tasso di occupazione nel nostro Paese è salito al 61,3% (+0,3 punti sulla rilevazione precedente) e quello di disoccupazione è sceso al 7,6% (-0,3 punti).</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">I dati sul lavoro hanno provato a riportare un pò il sereno sull’economia italiana. Nel secondo trimestre del 2023, secondo l’<strong>Istat</strong>, il tasso di occupazione nel nostro Paese è salito al 61,3% (+0,3 punti sulla rilevazione precedente) e quello di disoccupazione è sceso al 7,6% (-0,3 punti). Ma non basta per tirare un sospiro di sollievo. L&#8217;<strong>Inps</strong> nel suo rapporto annuale, pur sottolineando che il tasso di occupazione tricolore rappresenta un massimo in precedenza mai raggiunto, nemmeno prima della grande crisi finanziaria del 2008, ha evidenziato che non è tuttavia possibile considerare superati i problemi strutturali ben noti. Ad esempio nel confronto con l&#8217;Europa, perché il tasso di occupazione italiano è ancora nettamente inferiore alla media UE (che era pari al 69,5% nel terzo trimestre 2022) e a Francia (68%), Germania (77%) e anche Spagna (64%).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rallentamento dell’economia italiana è stato stimato anche dalla <strong>Commissione europea</strong> che ha rivisto verso il basso la crescita attesa nel 2023 e nel 2024, riportando i valori verso i livelli previsti nello scorso inverno. Quest&#8217;anno il nostro Pil dovrebbe salire dello 0,9% rispetto al 2022, contro il +1,2% atteso in primavera. Va comunque detto che il dato è ancora leggermente al di sopra del +0,8% delle previsioni d&#8217;inverno e della media stimata per la zona euro (+0,8%). E non si intravede particolare entusiasmo nemmeno per il 2024: la crescita italiana è stimata a +0,8%, contro il +1,1% di primavera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure la crescita economica italiana nelle previsioni di primavera della Commissione Ue era indicata come la più alta tra quelle delle maggiori economie europee. Un calo che sembrava inatteso. “In Italia la crescita del Pil nel secondo trimestre ha sorpreso per il peggioramento con una contrazione dello 0,4% trainata dalla caduta della domanda interna”, ha spiegato il commissario agli affari economici <strong>Paolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/gentiloni-su-recovery-plan-la-storia-ue-insegna-che-cio-che-funziona-puo-essere-ripetuto/">Gentiloni</a></strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è quindi da allarmarsi? “Delle nuove stime economiche sull’Italia non dobbiamo dare una interpretazione particolarmente negativa intanto perché fanno parte di un contesto di rallentamento generale che coinvolge tutti i paesi”, ha sottolineato Gentiloni aggiungendo che ci sono vari fattori che nel caso dell’Italia vanno tenuti presente. Un primo fattore è costituito dalle difficoltà dell&#8217;industria, che interessano anche la Germania. Inoltre, ci sono ostacoli nei mercati globali che frenano l&#8217;export. Va menzionata anche la stretta monetaria, la quale ha un impatto rilevante in tutti i paesi, ma assume particolare importanza in Italia, dove il finanziamento bancario rappresenta una parte considerevole degli investimenti rispetto ad altre nazioni. Infine, è importante prendere in considerazione la revoca delle misure di sostegno economico, una problematica che coinvolge tutti i paesi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le prospettive future dell’Italia sono state analizzate da <strong><a href="https://www.morganstanley.com/">Morgan Stanley</a></strong> che, in un report dedicato al nostro Paese, ha spiegato di attendersi un bilancio 2024 complesso, che renderà questo autunno probabilmente molto impegnativo per il governo italiano. Gli economisti della banca d’affari americana si aspettano deficit fiscali più elevati e una crescita economica più debole. Per quanto riguarda i tassi di interesse, prevedono che lo spread tra i titoli i Btp e i Bund a 10 anni tornerà a 200/210 punti base entro la fine dell&#8217;anno. Pochi dubbi sulle motivazioni: i fattori di supporto che hanno permesso allo spread di attestarsi a 160 punti base si sono dissolti.</p>
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		<title>Risparmio gestito, tecnologia e personalizzazione per dominare nella nuova era</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/economia/risparmio-gestito-tecnologia-e-personalizzazione-per-dominare-nella-nuova-era/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimiliano Mellone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Aug 2023 08:27:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[finanza]]></category>
		<category><![CDATA[risparmio gestito]]></category>
		<category><![CDATA[Transizione digitale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In cinque anni sparirà un asset manager su sei. Molte le sfide, tra cui la trasformazione digitale. Gli operatori: adeguarsi o soccombere.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;autentica rivoluzione sta trasformando il panorama del risparmio gestito: entro il 2027 un asset e wealth manager su sei (16%) a livello globale sparirà o perché sarà assorbito da un altro oppure perché cesserà la propria attività. È questo il dato più significativo emerso dalla <a href="https://www.pwc.com/gx/en/industries/financial-services/asset-management/publications/asset-and-wealth-management-revolution-2023.html">Global Asset and Wealth Management Survey 2023 di PwC</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il quadro tracciato dal report, basato sulle ultime proiezioni del settore di PwC e su un&#8217;indagine condotta tra 250 asset manager e 250 investitori istituzionali, è quello di un&#8217;industria alle prese con molteplici sfide tra cui la trasformazione digitale, il cambiamento delle preferenze degli investitori e il consolidamento del settore. Gli operatori si trovano di fronte a una scelta cruciale: conformarsi al nuovo contesto o soccombere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per affrontare questo scenario, gli asset manager nel 73% dei casi stanno prendendo in considerazione un <strong>consolidamento</strong> strategico nei prossimi mesi con un altro player del settore, al fine di accedere a nuovi segmenti, incrementare la propria quota di mercato e attenuare i rischi. Una trasformazione in cui è la <strong>tecnologia</strong> a ricoprire un ruolo di primo piano con oltre il 90% degli asset manager che per migliorare le performance degli investimenti sta già utilizzando soluzioni innovative tra cui big data, AI e blockchain. PwC stima che queste pressioni, tra cui quelle dovute ai costi e alla concorrenza, porteranno i primi dieci maggiori gestori a controllare circa la metà di tutti gli asset dei fondi comuni di investimento a livello globale, rispetto al 42,5% del 2020.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il 2022 è stato un anno difficile</strong> per i mercati finanziari, con molti indici che hanno registrato il peggior anno dal 2008. Ciò lo ha reso anche un anno complicato anche per i gestori: il patrimonio globale in gestione (AUM) è sceso a 115,1 trilioni di dollari, ossia quasi il 10% in meno rispetto ai massimi del 2021 (127,5 trilioni di dollari). È stato il calo maggiore in un decennio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Guardando invece al futuro, l&#8217;indagine rileva che nei prossimi 12-24 mesi l&#8217;<strong>inflazione</strong>, la <strong>volatilità</strong> dei mercati e i movimenti dei <strong>tassi di interesse</strong> sono di gran lunga le maggiori preoccupazioni per gli investitori e gli asset manager. Tuttavia, si prevede una ripresa degli AUM entro il 2027, per raggiungere i 147,3 trilioni di dollari, con un tasso di crescita annuale composto (CAGR) del 5%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esaminando più approfonditamente alcuni temi chiave evidenziati nel rapporto, risulta che <strong>i gestori stanno sempre più adottando l&#8217;intelligenza artificiale, le tecnologie innovative e l&#8217;indicizzazione personalizzata</strong>. PwC prevede infatti che gli asset gestiti dai robo-advisor raggiungeranno i 5,9 trilioni di dollari entro il 2027, più del doppio rispetto ai 2,5 trilioni di dollari del 2022. Anche l&#8217;indicizzazione personalizzata sta guadagnando popolarità, in particolare tra gli investitori che cercano di ottimizzare i vantaggi fiscali, nonché tra coloro che sono interessati all&#8217;ESG, al factor investing e alla costruzione algoritmica del portafoglio. Quasi il 40% degli investitori istituzionali prevede di investire in prodotti di indicizzazione personalizzata nei prossimi 12-24 mesi, mentre quasi la metà degli asset manager prevede di aggiungere queste soluzioni alla propria offerta. Entro il 2027, PwC stima che gli AUM indicizzati diretti saranno più che triplicati, raggiungendo 1,47 trilioni di dollari, circa l&#8217;1% degli AUM totali. Al contempo gli ETF attivi dovrebbero passare da 4,6 miliardi a 1,1 trilioni di dollari, arrivando a rappresentare il 7,5% del mercato globale degli ETF.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ma a spingere la crescita del settore sono i mercati privati</strong>. Dal rapporto emerge che, con il ritorno alla crescita dell&#8217;economia globale e l&#8217;allentamento delle pressioni inflazionistiche e dei tassi d&#8217;interesse, i ricavi globali dell’asset e wealth management torneranno a crescere fino a raggiungere i 622,1 miliardi di dollari entro il 2027, superando i massimi storici di 599,4 miliardi registrati nel 2021. PwC prevede che questo aumento sarà guidato da una continua impennata dei ricavi derivanti dai mercati privati, che nel 2022 costituivano il 10,6% degli AUM e che entro il 2027 rappresenteranno circa la metà (49,7%) dei ricavi globali del settore, rispetto al 37,6% del 2020. Allo stesso tempo, i prodotti passivi sono destinati a contribuire solo per il 6,4% dei ricavi globali entro il 2027, nonostante nel 2022 rappresentassero il 26,4% degli AUM complessivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>A livello geografico segneranno il ritmo di crescita degli AUM i Paesi dell’Asia-Pacifico, insieme ai mercati emergenti dell&#8217;Africa e del Medio Oriente</strong>. Infatti nello scenario di base di PwC, entro il 2027 i tassi di crescita in Asia-Pacifico saranno superiori di circa il 50% a quelli del Nord America. Parallelamente l&#8217;espansione del settore in Medio Oriente, precedentemente lenta a causa della complessità del contesto normativo, è destinata a prendere slancio. Le società operanti nell’asset e wealth management, alla ricerca di nuovi mercati per incrementare i ricavi, hanno un rinnovato impulso nell’approdare in queste regioni di grande valore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il settore del risparmio gestito si colloca in una fase cruciale del suo sviluppo, affrontando sfide di fondamentale importanza in un contesto segnato da profondi cambiamenti sociali, economici e geopolitici. Prospettive promettenti attendono le aziende capaci di innovare non solo sfruttando appieno la trasformazione digitale, ma anche orientando la propria offerta per rispondere alle esigenze individuali dei clienti. Per chi al bivio saprà abbracciare il cambiamento, il futuro sarà luminoso.</p>
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		<title>La sinergia pubblico-privato motore del cambiamento per un domani più inclusivo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimiliano Mellone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 May 2023 14:48:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fill the gap]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[patto per il lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[pubblico privato]]></category>
		<category><![CDATA[settore privato]]></category>
		<category><![CDATA[settore pubblico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il cammino verso un futuro più inclusivo passa per la sinergia tra settore pubblico e privato che si afferma come motore del cambiamento.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/fill-the-gap/la-sinergia-pubblico-privato-motore-del-cambiamento-per-un-domani-piu-inclusivo/"><strong>La sinergia pubblico-privato motore del cambiamento per un domani più inclusivo</strong></a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">In un cammino verso un futuro più inclusivo, la sinergia tra settore pubblico e privato si afferma come il motore del cambiamento. Queste due forze, collaborando insieme, hanno il potenziale di creare opportunità innovative per lo sviluppo economico e sociale. È quanto emerso a Milano presso l’Advocacy Hub di UTOPIA, dove rappresentanti di realtà imprenditoriali ed esponenti del mondo associativo hanno dialogato con <strong><a href="https://www.comune.milano.it/comune/palazzo-marino/la-giunta/alessia-cappello">Alessia Cappello</a></strong>, Assessora allo Sviluppo Economico e Politiche del Lavoro del Comune di Milano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli obiettivi centrali per il capoluogo lombardo, sancito lo scorso anno con la firma a Palazzo Marino del “Patto per il Lavoro”, è far tornare la città al livello delle maggiori in Europa per occupazione, qualità del lavoro, sviluppo economico, attrattività e crescita dei talenti ma anche tutela dei diritti, in particolare delle donne e dei giovani, e modalità di lavoro innovative. Un Patto destinato alla realizzazione di azioni concrete che lascino un’impronta sulla città, frutto di quattro mesi di incontri organizzati dal Comune che ha raccolto e tradotto in 70 azioni le proposte giunte da soggetti come il mondo imprenditoriale e delle attività produttive, i sindacati, le università e le associazioni di categoria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quattro le linee strategiche ricordate dall’Assessora. Da Milano come <strong>città della formazione</strong>, con investimenti in educazione, istruzione, formazione, per conciliare vita e lavoro, per superare le disuguaglianze in ingresso e in uscita e favorire l’inclusività. Ma anche Milano, <strong>città delle opportunità</strong>: dallo smart working, all’economia urbana, dall’imprenditoria alla micro-imprenditoria. Una Milano che sia anche <strong>città del buon lavoro</strong> con sostegno, promozione e diffusione di un lavoro rispettoso delle leggi e delle parti normative ed economiche dei CCNL. Infine una Milano <strong>città del rilancio</strong> in cui è offerto sostegno alle persone che perdono il lavoro, ma anche al ruolo attivo delle donne e dei giovani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi, a un anno dalla firma del Patto, si guarda al futuro. Due le iniziative su cui punta Alessia Cappello e che coinvolgono direttamente il settore privato. La prima si chiama <strong>Mentorship Milano</strong> ed è il primo progetto di empowerment femminile realizzato da una Pubblica Amministrazione. Riunisce professioniste e imprenditrici che mettono tempo e competenze a disposizione di ragazze, comprese tra i 16 e i 30 anni, che aspirano a definire meglio o a costruire del tutto il loro futuro lavorativo, sciogliendo incertezze, dubbi e interrogativi. Un progetto che coinvolge in totale 800 donne.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La seconda iniziativa ricalca il modello americano del <strong>Job shadowing</strong>: un&#8217;esperienza di apprendimento pratico che permette a una persona di seguire un professionista nel suo ambiente di lavoro per acquisire una comprensione più chiara di una particolare professione e valutare se sia adatta alle proprie aspirazioni e interessi professionali. Si tratta di un’opportunità rivolta a ragazzi e ragazze che stanno facendo un percorso di studi, universitario o successivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine un altro obiettivo sottolineato dall’Assessora è recuperare le donne da un punto di vista lavorativo, riducendo la quota di inattive o scoraggiate, attraverso il loro coinvolgimento in misure di politica attiva realizzate da una rete di operatori pubblici e privati accreditati. È l’idea alla base di <strong>Cob23</strong>, una misura contenuta nel Patto che opera sulla mancanza di incontro tra domanda e offerta di lavoro. Prevede di contattare 6.105 donne domiciliate in città, 30-44enni, che sono state licenziate nel 2022 o nei primi tre mesi del 2023 e non hanno ritrovato un’occupazione. Si tratta di un cambio di paradigma: non sarà più il disoccupato a cercare il centro per l’impiego, ma il pubblico che, con l’aiuto di associazioni e realtà private, contatterà chi è rimasto senza occupazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In definitiva, l’esperienza di Milano testimonia che solo attraverso la sinergia pubblico-privato sarà realmente possibile realizzare un ambiente favorevole all&#8217;investimento, alla creazione di posti di lavoro e alla crescita economica, senza trascurare l&#8217;importanza della responsabilità sociale. Un futuro più inclusivo, sostenibile e prospero per tutti è possibile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/fill-the-gap/la-sinergia-pubblico-privato-motore-del-cambiamento-per-un-domani-piu-inclusivo/">&lt;strong&gt;La sinergia pubblico-privato motore del cambiamento per un domani più inclusivo&lt;/strong&gt;</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<title>Previsioni economiche: Italia e UE in acque agitate</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/economia/previsioni-economiche-italia-e-ue-in-acque-agitate/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimiliano Mellone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Feb 2023 17:04:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Previsioni economiche, si naviga in acque agitate. Ma per Gentiloni le imprese italiane hanno dimostrato dinamismo e capacità di adattamento.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/previsioni-economiche-italia-e-ue-in-acque-agitate/"><strong>Previsioni economiche: Italia e UE in acque agitate</strong></a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La parola chiave è “resilienza”. A quasi un anno dall&#8217;inizio della guerra in Ucraina, l&#8217;economia dell&#8217;UE è entrata nel 2023 in condizioni migliori di quanto previsto in autunno. È questo il messaggio centrale che emerge dalle previsioni economiche d&#8217;inverno 2023 della Commissione europea. Le prospettive di crescita per quest&#8217;anno salgono allo 0,8% nell&#8217;UE e allo 0,9% nella zona euro. Sia per l&#8217;UE che per la zona euro, la recessione tecnica che era stata annunciata per fine anno dovrebbe essere scongiurata. Segnali positivi anche sul fronte dell’inflazione, con le previsioni che riducono leggermente le proiezioni sia per quest’anno che per il prossimo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Italia, dove il PIL è cresciuto del 3,9% nel 2022 trainato dalla domanda interna, il forte aumento dei prezzi dell&#8217;energia nella seconda metà dell&#8217;anno ha portato a un netto rallentamento dei consumi privati e degli investimenti da parte delle imprese. Il tutto in un contesto di aumento dei costi di finanziamento. Nel 2023 il PIL dovrebbe crescere dello 0,8% in termini reali, mentre la Germania si fermerà allo 0,2% e la Francia allo 0,6%. Farà meglio la Spagna con un miglioramento dell&#8217;1,4%. L&#8217;economia che crescerà di più sarà quella dell&#8217;Irlanda: 4,9%.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La resilienza dell&#8217;UE dà speranza alla ripresa</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo un&#8217;espansione sostenuta nel primo semestre del 2022, la crescita ha subito un calo nel terzo trimestre, sebbene leggermente inferiore alle previsioni. Nonostante gli shock negativi eccezionali, l&#8217;economia dell&#8217;Unione ha evitato la contrazione nel quarto trimestre prospettata nelle previsioni d&#8217;autunno. Il tasso di crescita annuo per il 2022 è attualmente stimato al 3,5% sia nell&#8217;UE che nella zona euro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli sviluppi favorevoli rispetto alle previsioni di autunno hanno migliorato le prospettive di crescita per quest&#8217;anno. La continua diversificazione delle fonti di approvvigionamento e il forte calo dei consumi hanno lasciato i livelli di stoccaggio del gas al di sopra della media stagionale degli ultimi anni e i prezzi del gas all&#8217;ingrosso sono scesi ben al di sotto dei livelli prima della guerra. Inoltre, il mercato del lavoro dell&#8217;UE ha continuato a registrare buoni risultati e il tasso di disoccupazione è rimasto al suo minimo storico del 6,1% fino alla fine del 2022. La fiducia sta aumentando e le analisi di gennaio indicano che anche l&#8217;attività economica dovrebbe evitare una contrazione nel primo trimestre del 2023.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Nella Ue l’eterogeneità in termini di andamento della crescita economica resta elevata e ciò era già visibile in autunno per adattamento e risposta alla crisi energetica», ha spiegato il commissario all’economia <strong><a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/gentiloni-su-recovery-plan-la-storia-ue-insegna-che-cio-che-funziona-puo-essere-ripetuto/">Paolo Gentiloni</a></strong>. Specificando che l’economia europea «ha superato le aspettative lo scorso anno, con una crescita resiliente nonostante le onde d&#8217;urto della guerra di aggressione Russa. E siamo entrati nel 2023 su basi più solide del previsto: i rischi di recessione e penuria di gas sono svaniti e la disoccupazione rimane ai minimi storici». Tuttavia, ha aggiunto, «gli europei devono ancora affrontare un periodo difficile. La crescita dovrebbe ancora rallentare sulla scia di forti venti contrari e l&#8217;inflazione abbandonerà la sua presa sul potere d&#8217;acquisto solo gradualmente nei prossimi trimestri».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>I rischi sulle prospettive economiche sono più equilibrati</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sebbene l&#8217;incertezza che circonda le previsioni rimanga elevata, i rischi per la crescita sono sostanzialmente bilanciati. La domanda interna potrebbe risultare più elevata del previsto qualora i recenti cali dei prezzi del gas all&#8217;ingrosso dovessero ripercuotersi più fortemente sui prezzi al consumo e i consumi si dimostrassero più resilienti. Tuttavia, non si può escludere una potenziale inversione di tale calo dei prezzi, visto il protrarsi delle tensioni geopolitiche. Anche la domanda esterna potrebbe rivelarsi più robusta in seguito alla riapertura della Cina, cosa che potrebbe tuttavia alimentare l&#8217;inflazione a livello mondiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Italia verso un nuovo percorso di crescita nonostante le incognite</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel nostro Paese, dopo la piccola contrazione registrata nell&#8217;ultimo trimestre del 2022, l&#8217;attività economica dovrebbe riprendere solo gradualmente quest&#8217;anno, poiché i consumi delle famiglie continuano a essere frenati dalla perdita di potere d&#8217;acquisto. Nella seconda metà dell&#8217;anno, si prevede che la spesa per i consumi riprenda a crescere, in parallelo all&#8217;accelerazione degli investimenti, anche grazie alla realizzazione dei progetti di investimento pubblico inclusi nel PNRR dell&#8217;Italia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Le stime per l’economia sono più positive di quanto ci si aspettasse qualche mese fa, il che non vuol dire che avremo una crescita travolgente, ma certo eviteremo la recessione e potremo avviare l’economia lungo un nuovo percorso di crescita», ha dichiarato Gentiloni, aggiungendo per l’Italia che «il Paese ha avuto una crescita straordinaria dopo la pandemia dimostrando il dinamismo e la capacità di adattamento delle imprese. Certamente questo dinamismo sarà più forte se riuscirà a usare al meglio e fino in fondo le risorse europee che danno un impulso ancora maggiore a investire in un Paese che deve sempre tenere sotto controllo la finanza pubblica».</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/previsioni-economiche-italia-e-ue-in-acque-agitate/">&lt;strong&gt;Previsioni economiche: Italia e UE in acque agitate&lt;/strong&gt;</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<title>I mercati finanziari sperano in un atterraggio morbido</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimiliano Mellone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Jan 2023 18:40:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mercati finanziari: gli ultimi dati alimentano le attese di un'inflazione sotto controllo e di un'economia che evita la recessione. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il tasso di inflazione Usa ha registrato una diminuzione per il sesto mese consecutivo, attestandosi al 6,5 per cento a dicembre: si tratta del dato più basso da ottobre dello scorso anno. Lo ha sottolineato il presidente degli Stati Uniti, <strong><a href="https://www.thewatcherpost.it/esteri/2022-23-usa-biden-in-fanfara-trump-in-ginocchio-allo-snodo-delle-legislature/">Joe Biden</a></strong>, durante un discorso alla Casa Bianca. «I numeri parlano chiaro: l&#8217;inflazione è ancora elevata, ma sta scendendo grazie soprattutto al calo che ha interessato i prezzi della benzina, dando sollievo alle famiglie in difficoltà». È evidente la soddisfazione del presidente americano, il quale ha tenuto ad aggiungere che la strategia dell&#8217;amministrazione «sta funzionando, e può rappresentare una base per una economia forte e resiliente nei decenni a venire: non sono mai stato così ottimista».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rallentamento dell’inflazione americana, in una misura in linea con le attese degli analisti, ha convinto gli investitori che la Federal Reserve ammorbidirà il rialzo dei tassi di interesse, influenzando poi le decisioni della Banca centrale europea. Questo ha spinto in alto i bond e le azioni, con Milano che giovedì ha terminato le contrattazioni in progresso dello 0,73% (da inizio anno il Ftse Mib ha guadagnato ben l&#8217;8,5%, distante ormai poco meno di 10 punti percentuali dai massimi dello scorso anno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per Intermonte, l’inflazione core in calo conferma il &#8216;muro&#8217; del 5% per Fed funds. «Complessivamente, il dato di oggi &#8211; ha spiegato <strong>Antonio Cesarano</strong>, chief global strategist di Intermonte &#8211; conferma il trend di rallentamento dell&#8217;inflazione, mettendo la Fed nelle condizioni di preannunciare il rallentamento ed il successivo stop lungo. L&#8217;ipotesi stop al 5 o al 5,25% appare un dettaglio che verrà definito nei prossimi mesi, monitorando non solo l&#8217;inflazione ma anche l&#8217;andamento del comparto servizi che ha dato segnali di cedimento marcato a dicembre, con il relativo indice Ism sceso bruscamente sotto quota 50. I segnali da questo comparto potrebbero rendere sufficiente anche il 5%, che di fatto comporterebbe un tasso sui Fed funds leggermente restrittivo se confrontato con il Pce core e soprattutto la dinamica salariale, entrambi già sotto il 5%».</p>



<p class="wp-block-paragraph">«La Federal Reserve si sentirà rassicurata dal fatto che i suoi rialzi dei tassi stanno avendo, finora, l&#8217;effetto desiderato», ha affermato in un report <strong>Richard Flax</strong>, Chief Investment Officer di Moneyfarm. «L&#8217;inflazione di oggi, insieme ai dati sui salari non agricoli della scorsa settimana, farà sì che la Fed riconsideri il ritmo dei rialzi dei tassi, visto che si riunirà tra poche settimane. La pubblicazione dei dati odierni fa aumentare le probabilità di un aumento dei tassi dello 0,25% all&#8217;inizio del mese prossimo, un ulteriore passo indietro rispetto al precedente aumento dello 0,50%». Allo stesso tempo, ha rilevato l&#8217;analista, «le richieste iniziali di disoccupazione e quelle continue sono risultate entrambe inferiori alle aspettative, indicando un mercato del lavoro statunitense ancora solido. I dati sui salari saranno probabilmente al centro dell&#8217;attenzione della Fed in futuro, in quanto diventeranno sempre più importanti per determinare l&#8217;entità e la velocità del calo dell&#8217;inflazione al consumo».</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Dopo due dati sull&#8217;inflazione inaspettatamente moderati, l&#8217;aspetto sorprendente del rapporto di dicembre è la vicinanza al consenso. I prezzi core sono aumentati dello 0,3% e il tasso anno su anno (a/a) è sceso al 5,7%. Come previsto, anche il dato principale è diminuito dello 0,1% mese su mese e il tasso a/a è sceso al 6,5% rispetto al picco del 9% raggiunto a metà del 2022», ha osservato <strong>Tiffany Wilding</strong>, North American Economist di PIMCO. «Dal nostro punto di vista, i dati sull&#8217;inflazione e sul mercato del lavoro si modereranno/indeboliranno a sufficienza da spingere la Fed a fare una pausa prima della riunione di maggio e riteniamo che il rapporto di oggi sia coerente con questa visione. Ciononostante, i funzionari della Fed sembrano prevedere rialzi fino a maggio per portare il tasso sui Fed Funds appena sopra il 5%», ha aggiunto l&#8217;economista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una prima conferma è intanto arrivata dal presidente della Fed di Filadelfia, <strong>Patrick Harker</strong>, il quale ha affermato che mentre la banca centrale ha bisogno di alzare maggiormente i tassi per raffreddare l&#8217;inflazione, probabilmente potrà farlo a un ritmo molto più lento rispetto all&#8217;azione dello scorso anno. «Mi aspetto che alzeremo i tassi più volte quest&#8217;anno, anche se a mio avviso i giorni in cui li alzavamo di 75 punti base alla volta sono sicuramente passati», ha sottolineato durante un suo intervento. E ha aggiunto: «Penso che aumenti di 25 punti base saranno appropriati in futuro». Harker ha quindi espresso fiducia che la Fed possa raggiungere il proverbiale &#8220;atterraggio morbido&#8221;, in cui l&#8217;inflazione è sotto controllo e l&#8217;economia evita la recessione.</p>
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		<title>Governo Meloni, i nodi sotto la lente degli investitori￼</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimiliano Mellone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Sep 2022 09:27:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[ambrosetti]]></category>
		<category><![CDATA[Equita]]></category>
		<category><![CDATA[giorgia meloni]]></category>
		<category><![CDATA[Pnrr]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una volta vinte le elezioni la maggioranza di centrodestra dovrà affrontare subito sfide cruciali dal Pnrr alla legge di bilancio.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Gli italiani hanno deciso che a guidare il Paese sarà la coalizione di centrodestra guidata da <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/meloni-valori-estero/">Giorgia Meloni</a>, che è pronta a assumere l’incarico di primo ministro. In generale tra gli investitori l’esito delle elezioni era in gran parte previsto e l’opinione diffusa è che le politiche del nuovo governo non devieranno gran che dalla strada seguita dal governo Draghi. In realtà per gli operatori si potrà tracciare un bilancio solo nei prossimi mesi, quando il centrodestra inizierà concretamente a governare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Meloni si troverà a fronteggiare grandi sfide: una su tutte, il rallentamento dell’economia italiana colpita da vari fattori come l&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina, gli aumenti dei prezzi dell&#8217;energia e l&#8217;aumento dei tassi di interesse. A provocare <strong>una gelata nelle prospettive di crescita tricolore </strong>è l&#8217;Ocse secondo cui la crescita dell’Italia calerà dal 3,4% atteso per il 2022 allo 0,4% stimato per il prossimo anno. L&#8217;agenzia di rating S&amp;P vede ancora peggio e taglia la crescita italiana del 2023 dal +2,1% a -0,1%, indicando per quest&#8217;anno una crescita del 3,1%, comunque inferiore al precedente 3,4% stimato qualche mese fa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche secondo gli analisti di <strong>Equita </strong>i risultati delle elezioni non sembrano una sorpresa rispetto a quanto era emerso nelle scorse settimane. “Al margine, la posizione relativa più forte di FdI rispetto alla Lega porta a ipotizzare un’impostazione di politica economica probabilmente meno aggressiva e un maggiore supporto in politica internazionale alle posizioni Usa/Ue&#8221;. Dal punto di vista dei mercati &#8220;ci aspettiamo che lo spread BTP-Bund possa assestarsi attorno ai 230-250 punti base in attesa che il mercato vada a valutare la composizione del governo e la legge di bilancio, a meno che non ci sia un cambio di tono da parte del nuovo governo o un deciso peggioramento del contesto macro”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto ieri il FTSE MIB non ha registrato turbolenze, chiudendo in rialzo dello 0,67%. Per <strong>Alessandro Allegri</strong>, amministratore delegato di Ambrosetti Asset Management, la reazione &#8220;controllata&#8221; dei mercati all&#8217;esito delle elezioni politiche è dovuta al fatto di avere avuto un esito scontato, in linea con le previsioni, e alla prospettiva della creazione di un governo stabile. «Le tensioni sui mercati in questo momento non derivano da un tema politico e da un rischio Italia anche se bisognerà capire la direzione che dovrà prendere questo esecutivo: avendo davanti delle scadenze tecniche importanti che riguardano il Pnrr, più saremo allineati e in continuità con le linee guida del governo Draghi e meno avremo problemi. Se invece ci staccheremo sarà diverso».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo <strong>Intermonte</strong>, i rapporti con l&#8217;Ue e il nodo del Pnrr, con l&#8217;eventuale revisione che la maggioranza di governo intende discutere, saranno aspetti da monitorare nel breve termine. «Riteniamo che i mercati possano avere un atteggiamento prudente e scettico post elezioni sui titoli domestici e sullo spread fino a quando non vi sarà maggiore chiarezza su chi verrà chiamato a ricoprire ruoli chiave nel nuovo governo». Per gli analisti “il primo banco di prova delle politiche economiche sarà l&#8217;approvazione della legge di bilancio 2023 entro la fine dell&#8217;anno con le indicazioni sullo scostamento di bilancio e sulla traiettoria del debito pubblico che saranno un punto rilevante per verificare le intenzioni del governo di centrodestra in un momento congiunturale molto complesso&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A vedere ancora rischi per la stabilità fiscale dell&#8217;Italia nel medio termine è <strong>Annalisa Piazza</strong>, analista per la ricerca sul reddito fisso di MFS Investment Management, per quanto riconosca anche lei che i toni con l&#8217;Ue siano stati ammorbiditi durante la campagna elettorale. «I rischi legati all&#8217;attuazione del Pnrr rappresentano un&#8217;altra sfida per il nuovo governo. Un ritardo potrebbe mettere ancora più sotto pressione le emissioni nazionali. Pertanto, non si possono escludere completamente ritardi e tensioni con Bruxelles e la volatilità dei Btp continuerà fino a quando il quadro generale non sarà più chiaro».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine <strong>Filippo Diodovich</strong>, Senior Market Strategist di Ig Italia, ricorda che venerdì 30 settembre Moody&#8217;s si pronuncerà sul rating del debito italiano. «Con una valutazione <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/moody-s-non-si-esprime-sull-italia-confermato-rating-baa3-AER7p7u">Baa3</a> con outlook negativo il rischio è che gli esperti dell&#8217;agenzia di rating possano decidere per il downgrade a &#8220;junk&#8221;. La nostra view è che Moody&#8217;s rimanderà tale decisione dopo la scelta della composizione del governo e della legge di bilancio 2023. Proprio questi due ultimi punti sono particolarmente seguiti dagli investitori».</p>
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		<title>Pagamenti e cybersecurity in vetta agli investimenti fintech</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimiliano Mellone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Sep 2022 13:53:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[cybersecurity]]></category>
		<category><![CDATA[fintech]]></category>
		<category><![CDATA[pagamenti digitali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli investimenti globali nel fintech nel primo semestre dell’anno si attestano a 107,8mld di dollari.Un settore con prospettive interessanti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/pagamenti-e-cybersecurity-in-vetta-agli-investimenti-fintech%ef%bf%bc/">Pagamenti e cybersecurity in vetta agli investimenti fintech</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il fintech mostra la sua resilienza nonostante il mercato degli investimenti a livello globale sia stato influenzato da un contesto molto difficile, caratterizzato da sfide complesse quali l&#8217;incertezza geopolitica, le turbolenze nei mercati, l&#8217;aumento dell&#8217;inflazione e dei tassi di interesse. <strong>Nel primo semestre del 2022 gli investimenti globali nel fintech sono stati infatti pari a 107,8 mld di dollari</strong>, in lieve calo rispetto ai 111,2 mld del secondo semestre del 2021. È quanto emerge dall&#8217;<a href="https://home.kpmg/xx/en/home/insights/2022/08/pulse-of-fintech-h1-2022-global-insight.html">analisi semestrale dei trend e degli investimenti nel settore a livello globale di KPMG</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella Top10 globale dei primi sei mesi dell’anno in corso compare al secondo posto un’operazione avvenuta in Italia: la fusione da 3,9 mld di dollari tra <strong>Nexi</strong> e <strong>SIA</strong>. Nella Top10 EMEA troviamo un’altra operazione conclusa nel nostro Paese: nei primi mesi del 2022 <strong>Scalapay</strong> ha chiuso un round B da 524 milioni di dollari ed è diventata un unicorno, con una valutazione che ha superato post operazione il miliardo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’Asia-Pacifico protagonista degli investimenti nel fintech. Frena l’area EMEA</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La regione Asia-Pacifico ha visto raddoppiare il controvalore degli investimenti nel settore fintech, passati dai 19,2 mld di dollari del secondo semestre del 2021 ai 41,8 mld del primo semestre 2022. Un dato influenzato dalla mega acquisizione di <strong>Afterpay</strong> da parte di <strong>Block</strong> (ex Square) in Australia per 27,9 mld, che rappresenta più della metà del controvalore dell’area. Si posizionano più indietro le Americhe, che si attestano a 39,4 mld (in calo rispetto ai 59,7 mld dei sei mesi precedenti), mentre gli investimenti fintech nella regione EMEA sono scesi da 31,6 mld di dollari nel secondo semestre del 2021 a 26,6 mld nel primo semestre del 2022.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli investimenti nell’area EMEA sono stati frenati principalmente da un calo del 50% del valore delle operazioni di fusione e acquisizione (da 15,7 mld nel secondo semestre 2021 a 7,2 mld del semestre appena terminato). La regione ha infatti visto concludersi solo due accordi da oltre 1 miliardo durante i primi sei mesi dell’anno: oltre alla già citata fusione tra Nexi e SIA, l&#8217;acquisizione da 1,8 mld della <strong>Interactive Investor</strong> con sede nel Regno Unito da parte di <strong>Abrdn</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Oltre a pagamenti e sicurezza informatica, c’è grande interesse per il mondo crypto</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È interessante notare che criptovalute e blockchain hanno attratto il secondo importo più alto di finanziamenti del settore (14,2 mld di dollari), nonostante le grandi sfide del mercato che vede il <strong>Bitcoin</strong> in caduta libera di circa il 70% dai suoi massimi registrati a novembre 2021. Tuttavia a dominare è sempre il settore dei <strong>pagamenti</strong>, avendo attratto 43,6 mld di dollari di investimenti nel primo semestre del 2022, un valore in netto aumento se rapportato ai 60,3 mld registrati nel corso di tutto il 2021. Intanto rimane molto forte anche l&#8217;interesse degli investitori per la <strong>sicurezza informatica</strong>, con 1,2 mld di investimenti a livello globale nel semestre.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Non ci sono certezze sul futuro, ma gli investimenti fintech rimarranno consistenti</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per KPMG con il perdurare di questa fase di incertezza, il mercato fintech potrebbe registrare un ulteriore rallentamento dell&#8217;attività, in particolare rispetto ai massimi record registrati nel 2021. Tuttavia, anche in un contesto complesso, si prevede che gli investimenti nel settore rimarranno consistenti, in particolare in aree come <strong>i pagamenti B2B</strong>, l&#8217;automazione della <strong>sicurezza informatica</strong> e le <strong>analisi basate sui dati</strong>.</p>
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		<title>Stretta Bce anti inflazione: non mancano critiche tra gli operatori￼</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimiliano Mellone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Sep 2022 09:01:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[bce]]></category>
		<category><![CDATA[inflazione]]></category>
		<category><![CDATA[rialzo prezzi]]></category>
		<category><![CDATA[tassi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Inflazione troppo elevata. La Bce vara il maggiore aumento dei tassi della storia e prevede nuovi rialzi per frenare la corsa dei prezzi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/stretta-bce-anti-inflazione-non-mancano-critiche-tra-gli-operatori%ef%bf%bc/">Stretta Bce anti inflazione: non mancano critiche tra gli operatori￼</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">A fronte di un&#8217;<a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/inflazione-usa-ue-a-confronto-le-probabili-mosse-della-bce/">inflazione</a> troppo elevata e con il rischio concreto di un ulteriore aumento nel breve periodo, la Bce ha annunciato ieri il maggiore aumento dei tassi di interesse della sua storia con un rialzo di 75 punti base votato all’unanimità. La decisione segue l’aumento di 50 punti base annunciato a luglio, portando quello principale a 1,25% e quello sui depositi a 0,75%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In conferenza stampa la Presidente <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/inflazione-estate-inverno-prezzi/">Lagarde</a> ha ribadito che il Consiglio ritiene necessari ulteriori rialzi nel corso delle prossime riunioni e che questi rialzi con ogni probabilità saranno tanto più vigorosi quanto più si rimane lontani da un tasso coerente con un ritorno dell&#8217;inflazione al 2%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Riguardo all&#8217;andamento dell&#8217;economia, la <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/inflazione-usa-ue-a-confronto-le-probabili-mosse-della-bce/">Bce</a> sulla base dei dati recenti vede un considerevole rallentamento che dovrebbe sfociare in una fase di stagnazione nel prosieguo dell&#8217;anno e nel primo trimestre del 2023 a causa principalmente delle quotazioni elevate dell&#8217;energia che riducono il potere di acquisto dei redditi delle famiglie e delle strozzature dal lato dell&#8217;offerta che, sebbene in moderazione, continuano a frenare l&#8217;attività economica. Il Pil si fermerà al 3,1% nel 2022, allo 0,9% nel 2023 (un taglio importante dal 2,1% previsto prima dell&#8217;estate) e dell&#8217;1,9% nel 2024 (a giugno era 2,1%). È stato inoltre elaborato uno scenario negativo, nel caso in cui la Russia fermasse tutto il gas verso l&#8217;Europa, e non si trovasse approvvigionamento alternativo: in quel caso, con i razionamenti per famiglie e imprese, nel 2023 la crescita sarebbe negativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Pasquale Diana</strong>, Head of Macro Research di AcomeA SGR, afferma che l&#8217;interpretazione più plausibile sia che la Bce «non considera rialzi di 75bp come &#8220;standard&#8221;, ma di certo si aspetta di continuare su questo percorso, magari con rialzi più moderati (25bp o 50bp). Detto questo la Lagarde ha chiaramente lasciato intendere che altri rialzi significativi sono possibili nei mesi a venire, se necessari».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per <strong>Nicolas Forest</strong>, Global Head of Fixed Income di Candriam, «le banche centrali e in particolare la Bce non hanno saputo prevedere l&#8217;inflazione. Giudicando l&#8217;aumento dei prezzi come transitorio, hanno costantemente sottovalutato la natura e l&#8217;entità del fenomeno e gli effetti di secondo impatto. Ci si chiede quindi come l&#8217;investitore possa ancora avere fiducia nelle nuove previsioni».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal canto suo, <strong>Filippo Diodovich</strong>, Senior market strategist di IG Italia, ritiene possibile che ci sia stato un &#8220;compromesso&#8221; tra i membri più dovish del Consiglio di Francoforte (Lane e Panetta) e i membri più falchi per posticipare l&#8217;avvio del processo di riduzione degli acquisti fatti durante il programma APP (Asset Purchase Programme). L&#8217;esperto evidenzia comunque che la Bce «non è riuscita a fermare la discesa del cambio euro/dollaro», mentre resta della convinzione che l&#8217;Eurotower «sia troppo indietro rispetto alle altre banche centrali in politica monetaria, soprattutto rispetto alla Federal Reserve».</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;obiettivo dell&#8217;inflazione al 2% resta primario secondo la Bce: lo evidenzia <strong>Antonio Cesarano</strong>, Chief Global Strategist di Intermonte, che fa un parallelo tra la Lagarde e Powell: «Entrambi i banchieri centrali stanno cercando di far percepire il fatto che non molleranno la presa sul fronte politiche restrittive, neanche di fronte ad un potenziale scenario recessivo che si sta aprendo prima di tutti per l&#8217;area Euro. L&#8217;ipotesi del pivot, ossia dell&#8217;inversione di politica monetaria, viene per ora cancellato dalle banche centrali, in preda alla lotta all&#8217;inflazione».</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Questa inflazione spinta dai costi, in gran parte causata dagli shock sul lato dell&#8217;offerta, e&#8217; molto dura da combattere con gli strumenti di politica monetaria», sostiene <strong>Wolfgang Bauer</strong>, gestore del Public Fixed Income Team di M&amp;G Investments. «Per dirla tutta, nemmeno il più ambizioso dei rialzi dei tassi da parte della Bce riaprirà Nord Stream 1. Verosimilmente, un tetto ai prezzi dell&#8217;energia, come quello ora allo studio nel Regno Unito, sarebbe lo strumento di politica più efficace in queste circostanze davvero singolari».</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Ulteriori rialzi sembrano a venire»: sostiene <strong>Antonella Manganelli</strong>, AD e Responsabile Investimenti di Payden &amp; Rygel Italia che osserva come non sia stato molto menzionato lo scudo antispread. «Quello che forse ci ha più colpiti però sono stati i commenti sulla crescita», e in particolare sul fatto che quest&#8217;anno si possa evitare al momento una recessione «pur riconoscendo l&#8217;esistenza di uno scenario negativo di contrazione».</p>
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