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	<title>Articoli di Beatrice Telesio di Toritto, autore presso The Watcher Post</title>
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	<description>Testata giornalistica online di analisi politica ed economica</description>
	<lastBuildDate>Fri, 31 Jul 2026 11:32:48 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Firmata un’alleanza industriale, l’occasione strategica per entrare nei mercati esteri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Telesio di Toritto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 11:32:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dublino vuole trasformare la crescita in infrastrutture, Roma avvicinare le Pmi ai grandi poli tecnologici. L’intesa firmata a Villa Spada prova a costruire un asse economico tra due sistemi diversi ma complementari.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/firmata-unalleanza-industriale-loccasione-strategica-per-entrare-nei-mercati-esteri/">Firmata un’alleanza industriale, l’occasione strategica per entrare nei mercati esteri</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">La crescita irlandese ha aperto una sfida che riguarda da vicino anche l’Italia: trasformare la forza di un sistema economico in nuova capacità industriale. Dublino è riuscita ad attirare capitali, multinazionali e alcuni dei maggiori protagonisti mondiali della tecnologia e della ricerca, ma ora deve accompagnare questa espansione con nuove infrastrutture energetiche e di trasporto, servizi sanitari e competenze produttive. È qui che il rapporto con l’Italia può superare il perimetro tradizionale degli scambi commerciali. Roma dispone di una manifattura articolata, di imprese specializzate e di un patrimonio di conoscenze industriali che risponde a molte delle necessità irlandesi; soffre però la frammentazione del proprio tessuto produttivo, che rende più difficile per le aziende minori accedere ai mercati esteri e ai grandi circuiti internazionali dell’innovazione. La complementarità è evidente: l’Irlanda ha bisogno di accompagnare la propria crescita con nuove infrastrutture e competenze produttive, l’Italia di canali capaci di portare le sue Pmi dove si concentrano capitali, tecnologia e ricerca. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È su questo equilibrio che si fonda il memorandum d’intesa firmato a Villa Spada, residenza dell’ambasciatrice d’Irlanda a Roma, da Ibec, Unioncamere e Assocamerestero, con il coinvolgimento della Camera di Commercio Italiana in Irlanda. Il percorso ha preso avvio nel marzo 2025, in occasione della visita in Irlanda del viceministro delle Imprese e del Made in Italy Valentino Valentini, e mette oggi in relazione il sistema camerale italiano con un’organizzazione, Ibec, che rappresenta oltre 1.800 imprese, comprese numerose multinazionali. Più che un accordo di promozione commerciale, l’intesa prova dunque a costruire un’infrastruttura di accesso al mercato: informazioni, formazione, ricerca di partner e assistenza operativa per aziende che spesso possiedono prodotti competitivi, ma non le dimensioni necessarie per affrontare da sole un processo di internazionalizzazione. Il nuovo scenario geopolitico rende questa funzione ancora più rilevante. Come osserva Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere «le piccole e medie imprese italiane guardano con grande interesse ai mercati geograficamente più vicini», mentre instabilità e tensioni internazionali rendono più difficile raggiungere destinazioni lontane. L’Irlanda offre la stabilità del mercato unico e, allo stesso tempo, un’economia fortemente proiettata sui flussi globali. Non si tratta, però, soltanto di vendere meglio il Made in Italy. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Le occasioni più interessanti possono arrivare dai settori nei quali Dublino deve colmare il divario tra crescita economica e dotazione infrastrutturale. Danny McCoy, amministratore delegato di Ibec, indica in particolare la realizzazione di nuove metropolitane e delle opere necessarie a portare a terra l’energia prodotta dagli impianti eolici offshore. Sono progetti che chiamano direttamente in causa l’ingegneria, la componentistica e le competenze italiane nella costruzione di infrastrutture complesse. Sanità, farmaceutica e invecchiamento della popolazione allargano ulteriormente il terreno della cooperazione, mentre sicurezza e difesa gli attribuiscono una dimensione che è insieme industriale e politica. «L’Irlanda ha molto da imparare dall’Italia», riconosce McCoy, legando il rafforzamento della capacità produttiva anche alle nuove responsabilità europee di Dublino. La rete camerale dovrebbe servire a trasformare questa domanda in opportunità accessibili anche alle imprese meno strutturate. Per Mario Pozza, presidente di Assocamerestero, la forza dell’intesa sta proprio nell’unione tra le Camere italiane, che conoscono il tessuto produttivo nazionale, e quelle presenti all’estero, composte da imprenditori radicati nei mercati locali. Una combinazione che può ridurre costi, incertezza e distanza informativa, ostacoli che incidono soprattutto sull’espansione delle Pmi. «L’Irlanda può rappresentare un punto di riferimento per permettere alle piccole e medie aziende italiane di accedere a nuove opportunità», spiega Pozza. Il vantaggio, del resto, può essere reciproco. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Italia porta capacità manifatturiera, qualità e specializzazione; l’Irlanda offre un ecosistema nel quale innovazione, finanza e grandi gruppi internazionali convivono e alimentano una forte proiezione sui mercati globali. Se questa relazione funzionerà, il risultato non sarà soltanto qualche esportazione in più. Potrà nascere un asse tra industria e tecnologia capace di valorizzare le complementarità tra i due Paesi e aprire nuove opportunità di crescita per entrambi.</p>
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		<title>Gli scambi corrono, la vera partita è nei cantieri irlandesi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Telesio di Toritto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 17:37:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La farmaceutica domina le vendite irlandesi, mentre per le imprese italiane si aprono opportunità nelle infrastrutture, nell’energia e nella sanità.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’asse economico tra Roma e Dublino è già più robusto di quanto suggerisca la distanza tra i due sistemi produttivi. Nei primi nove mesi del 2025 le esportazioni italiane verso l’Irlanda hanno raggiunto 3,72 miliardi di euro, con una crescita del 35,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nella direzione opposta, gli acquisti italiani sono saliti a 6,6 miliardi, il 16,8 per cento in più. Complessivamente, in nove mesi l’interscambio di merci ha così superato 10,3 miliardi. Una relazione in forte accelerazione, ma caratterizzata da una struttura molto diversa nei due sensi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Italia importa soprattutto prodotti farmaceutici, che nel 2024 hanno rappresentato 4,93 miliardi sui 7,35 miliardi di importazioni italiane provenienti dall’Irlanda. Sempre nel 2024, l’export italiano è apparso invece più distribuito: accanto ai prodotti delle altre industrie manifatturiere, con oltre 706 milioni, e alla farmaceutica, che ha sfiorato i 700 milioni, pesano i macchinari, con quasi 547 milioni, i prodotti chimici, l’alimentare e le apparecchiature elettriche. I dati forniti dall’Ambasciata d’Italia descrivono quindi due economie già integrate, ma fondate su specializzazioni differenti. Dublino vende all’Italia soprattutto i beni ad alto valore prodotti dal suo ecosistema multinazionale; Roma porta sul mercato irlandese una base manifatturiera più articolata. La prossima fase del rapporto non si giocherà però soltanto sulla quantità delle merci scambiate. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La vera opportunità è trasformare questa complementarità in commesse, forniture e partecipazione italiana ai grandi programmi di investimento irlandesi. Furio Pietribiasi, presidente della Camera di Commercio Italiana in Irlanda, spiega che la crescita del Paese ha aumentato la domanda di infrastrutture per la mobilità e l’energia: «Si sono così aperte enormi opportunità per le aziende italiane». Per questo la Camera ha lavorato «non tanto sulle singole operazioni, quanto sulla costruzione di canali di collaborazione duraturi». Secondo Pietribiasi, nei prossimi vent’anni queste opportunità potranno generare investimenti compresi tra 40 e 50 miliardi di euro in settori nei quali l’Italia vanta competenze riconosciute. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La metropolitana di Dublino, progetto dal valore compreso tra 14 e 16 miliardi e attualmente in fase di procurement, rappresenta una delle opportunità più rilevanti, ma non esaurisce la domanda di nuove opere. Altri interventi riguardano la mobilità nelle principali città, lo sviluppo portuale dell’estuario dello Shannon e soprattutto l’energia. Secondo Pietribiasi, l’eolico offshore lungo le coste irlandesi presenta un potenziale di 70 gigawatt, a fronte di consumi nazionali complessivi pari a circa 5 gigawatt. Una scala che apre spazi per progettazione, impiantistica, componentistica e gestione delle reti. Anche sanità, prevenzione, cybersicurezza e difesa possono allargare il perimetro economico della relazione. «Si tratta di un elemento di forte complementarità tra i nostri due Paesi e le rispettive economie», osserva Pietribiasi. È qui che cambia la natura del rapporto: non più soltanto merci che attraversano il mercato unico, ma imprese chiamate a costruire insieme infrastrutture e capacità strategiche. Se gli scambi hanno già raggiunto una dimensione rilevante, ora la partita si sposta sugli investimenti.</p>
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		<title>Ucraina, Gaza e Siria: la ricostruzione diventa politica industriale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Telesio di Toritto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 13:06:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si può preparare la fase successiva a una guerra mentre le armi sparano? Sul piano economico sta già accadendo. Governi e imprese valutano. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Si può preparare la fase successiva a una guerra mentre le armi continuano a sparare? Sul piano economico sta già accadendo. Governi e imprese valutano i fabbisogni, studiano le infrastrutture da ripristinare e cercano di individuare le condizioni necessarie per tornare a investire. Ucraina, Gaza e Siria sono crisi diverse per origine, intensità e prospettive politiche, ma pongono lo stesso interrogativo: chi sarà in grado di accompagnare la ripartenza dei territori quando la situazione lo consentirà? Per l’Italia la risposta passa dalla capacità di trasformare l’impegno diplomatico e umanitario in una presenza economica di lungo periodo, senza ridurre la fase postbellica a una competizione per le commesse. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È la prospettiva emersa, sullo sfondo, durante il convegno «L’Italia che ricostruisce: il sistema italiano per Ucraina, Gaza e Siria», ospitato alla Camera dei deputati e dedicato alle dimensioni istituzionale, industriale e sociale del processo. Il viceministro delle Imprese e del Made in Italy Valentino Valentini ha indicato l’obiettivo con una formula precisa: «Trasformare l’impegno diplomatico e umanitario in presenze industriali strutturali». Il punto non riguarda soltanto l’accesso delle singole aziende a nuovi progetti, ma la possibilità di presentare insieme tecnologia, capacità progettuale, diplomazia economica e finanza pubblica. Valentini ha definito il Sistema Italia un’«architettura e non una somma di iniziative», richiamando un modello che, nelle sue parole, ha portato il Paese al quarto posto tra le potenze esportatrici mondiali, con un export che «va verso i 700 miliardi». </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma i mercati della ripartenza non assomigliano a quelli ordinari. Il sottosegretario Matteo Perego di Cremnago ha indicato in mille miliardi il fabbisogno complessivo riferito ai tre scenari e ha ricordato che «non c’è ricostruzione senza sicurezza». Prima dei cantieri vengono la protezione dei territori, la tenuta delle istituzioni e la possibilità per imprese e lavoratori di operare. Le differenze sono già evidenti. Fabrizio Fabbri, amministratore delegato di Ansaldo Energia, ha spiegato che il gruppo è attivo in Siria e si sta preparando a sostenere l’Ucraina, mentre a Gaza l’accesso resta impedito dalle condizioni sul terreno. È l’energia, in ogni caso, a rappresentare il primo passaggio della ripartenza. «Senza energia non si fanno ospedali, non arriva l’acqua nelle case», ha osservato Fabbri, sottolineando che l’obiettivo non dovrebbe essere semplicemente ripristinare ciò che esisteva, ma innovare. La ricostruzione non deve limitarsi a ripristinare ciò che esisteva, ma diventare un’occasione per innovare. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Italia dispone di competenze nell’energia, nell’ingegneria, nei trasporti, nelle costruzioni e nel recupero del patrimonio culturale. Non basta, tuttavia, possedere una buona base industriale. Servono garanzie contro il rischio, continuità diplomatica e strumenti capaci di tradurre le competenze in progetti finanziabili. È su questo terreno che si misura la differenza tra una partecipazione occasionale e un ruolo stabile. Antonio Tajani ha fissato anche il limite politico dell’operazione: «La ricostruzione non è un business». Il coinvolgimento delle imprese resta indispensabile, ma deve accompagnare il recupero dei servizi, del tessuto sociale e della dignità delle popolazioni civili. Il ritorno economico non può essere separato dalla stabilità dei Paesi in cui gli investimenti dovranno produrre effetti. La sfida italiana è dunque meno semplice di quanto suggerisca il richiamo alle opportunità future: richiede di prepararsi in anticipo, coordinare soggetti diversi e accettare che, almeno nella prima fase, sicurezza e sostenibilità finanziaria conteranno più della velocità con cui si apriranno i cantieri.</p>
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		<title>Italia e Irlanda, il memorandum apre nuovi mercati alle Pmi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Telesio di Toritto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 16:06:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un canale stabile per collegare la manifattura italiana ai poli irlandesi dell’innovazione e accompagnare le Pmi sui rispettivi mercati. È l’obiettivo del Memorandum d’intesa firmato...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/esteri/italia-e-irlanda-il-memorandum-apre-nuovi-mercati-alle-pmi/">Italia e Irlanda, il memorandum apre nuovi mercati alle Pmi</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Un canale stabile per collegare la manifattura italiana ai poli irlandesi dell’innovazione e accompagnare le Pmi sui rispettivi mercati. È l’obiettivo del Memorandum d’intesa firmato martedì 21 luglio a <a href="https://www.thewatcherpost.it/the-watcher-photos/italia-irlanda-a-villa-spada-la-firma-dellaccordo-per-imprese-scambi-e-investimenti-ecco-chi-cera/">Villa Spada</a> da Unioncamere, Assocamerestero, Camera di Commercio Italiana in Irlanda e Ibec, l’organizzazione che rappresenta le imprese e i datori di lavoro irlandesi. L’accordo, della durata di tre anni, prevede scambio di informazioni, assistenza alle aziende e progetti comuni nei settori della formazione, della digitalizzazione, dell’innovazione, della resilienza e della transizione verde. </p>



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<iframe title="Italia-Irlanda, Ambasciatrice McCullough: «Cooperazione ancora più stretta durante la presidenza Ue»" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/HCW_G4iLjYo?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">L’intesa comprende anche una collaborazione presso le istituzioni europee durante la presidenza irlandese del Consiglio dell’Ue. Ad aprire gli interventi è stata l’ambasciatrice d’Irlanda in Italia <strong>Elizabeth McCullough</strong>, che ha ricordato la solidità dei rapporti storici, culturali e politici tra i due Paesi e la crescita degli scambi nei comparti agroalimentare, farmaceutico e delle scienze della vita. La presidenza irlandese può ora rafforzare il lavoro comune su competitività, valori e sicurezza. Tra le priorità condivise figurano il completamento del mercato unico, la rimozione delle barriere interne, un accesso più semplice ai finanziamenti e la riduzione dei costi amministrativi per le Pmi, mantenendo elevati gli standard ambientali e sociali. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Italia-Irlanda, Viceministro Valentini &quot;Con il memorandum costruito un ponte formale tra le imprese&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/nuIh3Ffo-O8?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">Dopo McCullough è intervenuto il viceministro delle Imprese e del Made in Italy <strong>Valentino Valentini</strong>, dal cui impulso era partito, nel marzo 2025, il percorso politico e operativo che ha condotto alla firma. «Abbiamo costruito un ponte formale», ha spiegato il viceministro, indicando nella rete delle Camere di commercio italiane all’estero, presente in 64 Paesi, uno strumento decisivo per accompagnare le aziende e facilitare le connessioni commerciali, industriali e istituzionali. Il memorandum dovrà ora essere riempito di progetti concreti, a partire dalle infrastrutture, dalle energie rinnovabili e dalla sanità. Una dimensione particolarmente strategica riguarda le infrastrutture digitali: l’Irlanda è al centro di una rete di cavi sottomarini essenziale per il traffico dei dati e l’Italia può contribuire sia alla loro installazione sia alla protezione di questi asset critici. </p>



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<iframe title="Italia-Irlanda, Pietribiasi: «Opportunità legate a investimenti per 40-50 miliardi»" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/xptiFEXqWm0?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Furio Pietribiasi</strong>, presidente della Camera di Commercio Italiana in Irlanda, ha indicato nella crescita irlandese e nel conseguente bisogno di nuove infrastrutture la principale opportunità per le aziende italiane. Nei prossimi vent’anni potrebbero essere attivati investimenti per 40-50 miliardi di euro in settori nei quali l’Italia possiede competenze riconosciute. Tra i progetti citati figurano la metropolitana di Dublino, dal valore stimato tra 14 e 16 miliardi, lo sviluppo portuale dell’estuario dello Shannon e l’eolico offshore, che lungo le coste irlandesi presenta un potenziale di 70 gigawatt. Altri spazi di collaborazione riguardano la sanità, dove l’Italia può mettere a disposizione le proprie competenze nella prevenzione, e la sicurezza delle infrastrutture digitali e dei flussi di dati transatlantici, anche attraverso aziende come Leonardo. </p>



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<iframe loading="lazy" title="Italia-Irlanda, McCoy (Ibec): «Imprese insieme su energia, mobilità e difesa»" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/SSYkzINuaMU?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Danny McCoy,</strong> Ceo di Ibec (Irish Business and Employers Confederation), ha sottolineato la convergenza tra i due sistemi imprenditoriali sui temi dell’energia, della mobilità, della sanità, dell’invecchiamento della popolazione e della difesa. La fiducia reciproca, insieme alla capacità di entrambi i Paesi di operare sui mercati internazionali, rappresenta per McCoy la base sulla quale tradurre il memorandum in iniziative concrete. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Italia-Irlanda, Tripoli (Unioncamere): «Nuovi servizi per accompagnare le Pmi sul mercato irlandese»" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/4XyVPeF9f_o?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">Per <strong>Giuseppe Tripoli</strong>, segretario generale di Unioncamere, l’accordo offrirà alle Pmi italiane un nuovo accesso al mercato irlandese attraverso servizi di formazione, informazione e assistenza. Un’opportunità particolarmente rilevante in una fase nella quale le tensioni geopolitiche rendono più complesso raggiungere mercati lontani. </p>



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<iframe loading="lazy" title="Italia-Irlanda, Pozza (Assocamerestero): «La rete delle Camere avvicina le Pmi all’innovazione»" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/F8YoC8Duo1w?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Mario Pozza,</strong> presidente di Assocamerestero, ha infine individuato infine nella rete camerale il principale valore aggiunto dell’intesa: le Camere italiane conoscono le esigenze delle imprese, mentre quelle presenti all’estero seguono direttamente l’evoluzione dei mercati locali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Irlanda può così avvicinare le Pmi italiane ai grandi attori mondiali della tecnologia e della ricerca, mentre l’Italia mette a disposizione la forza della propria manifattura, del Made in Italy e della ricerca dell’eccellenza. La complementarità tra i due Paesi diventa così il punto di partenza per nuovi progetti industriali, investimenti e occasioni di crescita.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Regia, riprese e montaggio a cura di Simone Zivillica</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/esteri/italia-e-irlanda-il-memorandum-apre-nuovi-mercati-alle-pmi/">Italia e Irlanda, il memorandum apre nuovi mercati alle Pmi</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<title>La maggioranza tiene, la coalizione meno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Telesio di Toritto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Jul 2026 08:54:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La legge elettorale passa alla Camera, ma il voto sulle preferenze apre la sfida interna al centrodestra e anticipa la campagna per il 2027.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La nuova legge elettorale è stata approvata dalla Camera con 217 voti favorevoli, ma il risultato finale non cancella la frattura emersa durante l’esame del testo. La bocciatura per un solo voto dell’emendamento sulle preferenze ha mostrato una maggioranza compatta quando deve sostenere il governo, ma assai meno disciplinata quando sono in discussione candidature, seggi e futuro peso dei singoli partiti. Non è una crisi dell’esecutivo: è l’inizio della competizione interna al centrodestra in vista del 2027. La sconfitta pesa soprattutto perché Giorgia Meloni aveva deciso di intestarsi politicamente la battaglia, chiedendo alle opposizioni di rinunciare al voto segreto. I franchi tiratori hanno dimostrato che la forza della premier non basta a neutralizzare gli interessi dei singoli gruppi parlamentari quando il confronto riguarda il controllo delle liste e la possibilità di essere rieletti. Le liste bloccate rafforzano le segreterie, mentre le preferenze restituiscono spazio alla competizione tra candidati: dietro una questione apparentemente tecnica si nasconde quindi il nodo più delicato della prossima legislatura, quello della selezione della futura classe parlamentare. La bagarre in Aula ha mostrato anche che la maggioranza non ha ancora deciso con quale assetto presentarsi alle elezioni. Il nuovo sistema, interamente proporzionale e costruito attorno a un premio per la coalizione che supera il 42 per cento, rende infatti decisivo il perimetro del centrodestra. In questo quadro Roberto Vannacci non rappresenta più soltanto un concorrente esterno, ma una variabile capace di incidere sulla possibilità stessa della coalizione di conquistare il premio. Per Meloni, Futuro Nazionale è contemporaneamente un avversario, perché sottrae consensi soprattutto nell’area più identitaria, e un potenziale alleato, perché i suoi voti potrebbero diventare indispensabili. Per Matteo Salvini, invece, il problema è ancora più diretto: accogliere Vannacci significherebbe riconoscere un partito nato da una frattura della Lega e potenzialmente in grado di superarla. Il voto con cui Fratelli d’Italia ha sostenuto l’emendamento sulle preferenze presentato da Futuro Nazionale, mentre Lega e Forza Italia si sono schierate contro, non prefigura automaticamente una nuova alleanza, ma segnala che il rapporto con Vannacci è ormai entrato nella dialettica interna alla maggioranza. La legge elettorale avrebbe dovuto offrire al centrodestra una cornice stabile per il 2027, ma ha finito per anticipare tutte le sue contraddizioni. Anche le opposizioni hanno ottenuto soprattutto una vittoria tattica. Sono riuscite a trasformare la bocciatura dell’emendamento in una sconfitta politica della premier e a mostrare le divisioni della maggioranza, ma non hanno impedito l’approvazione della riforma. Inoltre, il nuovo sistema obbliga anche il campo largo a definire il proprio perimetro. Se il premio dipende dal superamento del 42 per cento, Pd, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e forze centriste non possono limitarsi a un’intesa elettorale generica: devono decidere chi includere, quale leadership proporre e su quale programma costruire la coalizione. La riforma nasce dunque per garantire stabilità dopo il voto, ma rischia di trasferire l’instabilità alla fase precedente, costringendo entrambi gli schieramenti ad alleanze molto larghe e politicamente difficili da tenere insieme. La vera notizia della settimana non è quindi soltanto la bagarre parlamentare né la sconfitta della maggioranza sulle preferenze. È il fatto che la campagna elettorale del 2027 sia già cominciata e che il centrodestra, pur restando solido in Parlamento, non abbia ancora risolto il problema della propria forma futura. La leadership di Meloni rimane dominante, ma non elimina la competizione tra alleati, mentre la crescita di Futuro Nazionale rende sempre più difficile immaginare una semplice riproposizione della coalizione del 2022. La legge elettorale doveva stabilire come si voterà. Il passaggio alla Camera ha mostrato che la questione decisiva sarà invece con chi.</p>
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		<title>Tra Stati Uniti e Cina, l’Europa cerca una via autonoma all’intelligenza artificiale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Telesio di Toritto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 14:08:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Palazzo Madama il confronto promosso da Boccia sulla strategia europea per l’IA, tra autonomia tecnologica, lavoro e rapporti Usa.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La questione non è più soltanto quanto rapidamente avanzerà l’intelligenza artificiale, ma chi ne governerà lo sviluppo, controllerà i dati e distribuirà i benefici economici e sociali. È il filo che ha attraversato «Costruire il domani. Tra Europa, Stati Uniti e intelligenza artificiale», il <a href="https://www.thewatcherpost.it/the-watcher-photos/costruire-il-domani-a-palazzo-madama-il-confronto-su-europa-stati-uniti-e-intelligenza-artificiale/">convegno</a> promosso nella Sala Koch di Palazzo Madama dal presidente del gruppo del Partito Democratico al Senato <strong>Francesco Boccia</strong>. </p>



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<iframe loading="lazy" title="IA, Boccia (PD): Ue costruisca strategia autonoma, no dipendenza da Usa e Cina" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/5OxKDuW5FEM?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">Un confronto nato dalla crisi dell’ordine internazionale e arrivato fino alla nuova dimensione del potere tecnologico, con l’obiettivo di individuare uno spazio autonomo per l’Europa tra il predominio delle piattaforme statunitensi e il modello di controllo cinese. L’Unione, ha sostenuto Boccia, «non può scegliere tra la dipendenza dalle grandi piattaforme private americane e il modello di controllo statale cinese», ma deve dotarsi di una propria strategia, investendo nella ricerca pubblica, nella capacità di calcolo e nella costruzione di modelli europei. Da qui il rilancio della proposta di un Cern europeo dell’intelligenza artificiale, concepito non soltanto come centro di ricerca, ma come infrastruttura comune attraverso la quale ridurre la dipendenza tecnologica e considerare l’innovazione un bene collettivo. Per Boccia la nuova sfida democratica del XXI secolo coincide infatti con il rapporto tra potere tecnologico e cittadinanza: se l’intelligenza artificiale è un’infrastruttura destinata a influenzare lavoro, informazione, servizi e decisioni pubbliche, non è sufficiente regolarne gli effetti dopo che si sono prodotti, ma occorre intervenire sullo sviluppo dei modelli, sulla trasparenza degli algoritmi e sull’accesso ai dati.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Esteri, Provenzano (PD) &quot;l’Europa risponda al nuovo ordine internazionale con più unità e autonomia&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/ZZ_nYs9zFgQ?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">La ricerca di un’autonomia europea non può tuttavia essere separata dalla ridefinizione dei rapporti con gli Stati Uniti. Alla sessione dedicata alle relazioni transatlantiche hanno preso parte, tra gli altri, il responsabile Esteri del Pd <strong>Peppe Provenzano</strong> e <strong>Alessandro Alfieri</strong>, capogruppo democratico nella Commissione Esteri del Senato. Alfieri ha richiamato la crisi dell’assetto internazionale costruito dopo la Seconda guerra mondiale e le difficoltà delle istituzioni multilaterali, sottolineando però che la risposta non può consistere nel loro abbandono. La costruzione di un rapporto più maturo e paritario con Washington passa, nella sua analisi, dal rafforzamento dell’autonomia strategica europea, da una maggiore capacità comune in materia di sicurezza e dal consolidamento del pilastro europeo della Nato. Non una sostituzione immediata dell’Alleanza atlantica, dunque, ma un percorso graduale, fondato su capacità condivise e su meccanismi decisionali che permettano all’Unione di agire anche davanti ai veti dei singoli Stati.</p>



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<iframe loading="lazy" title="Esteri, Alfieri (PD): autonomia strategica e pilastro europeo per rafforzare la Nato" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/GWZAGO62PNA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-embed is-provider-youtube wp-block-embed-youtube"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="IA, Grillo (Bocconi): &quot;senza imprese e infrastrutture proprie l’Ue resta solo regolatore&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/sPuGTaZeFOY?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">Il nodo dell’autonomia è anche economico e industriale. <strong>Francesco</strong> <strong>Grillo</strong>, docente dell’Università Bocconi, ha collegato il divario tecnologico europeo alla difficoltà del continente di produrre grandi imprese digitali, infrastrutture proprie e investimenti adeguati alla scala della competizione globale. La distanza rispetto ai principali gruppi tecnologici mondiali non rappresenta soltanto un problema di capitalizzazione o di mercato, ma una vulnerabilità politica: senza capacità autonoma nei dati, nel cloud, nell’energia e nelle tecnologie strategiche, l’Europa rischia di limitarsi a stabilire le regole di un’innovazione realizzata altrove. Il continente conserva un vantaggio nel modello sociale, nella qualità della vita e nella capacità di attrarre competenze, ma deve trasformare questi elementi in forza produttiva e competitiva.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="IA, Nicita (PD): &quot;sovranità digitale possibile solo a livello europeo&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/qTEHuUcUI0Q?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">A riportare il confronto sui diritti della cittadinanza digitale è stato <strong>Antonio Nicita</strong>, vicepresidente del gruppo Pd al Senato. La sovranità tecnologica, ha osservato, non può essere costruita a livello nazionale, perché l’economia dei dati richiede dimensioni, investimenti e infrastrutture continentali. Nicita ha inoltre respinto l’idea che gli algoritmi siano neutrali: ogni sistema incorpora scelte, priorità e criteri che determinano quali informazioni valorizzare e quali comportamenti favorire. La regolazione, quindi, non rappresenta un ostacolo esterno all’innovazione, ma una parte della sua stessa architettura. Le norme europee già approvate costituiscono una base, ma non risolvono il problema dei dati generati quotidianamente attraverso voce, volto, movimenti e interazioni, che possono essere trasformati dalle piattaforme in valore privato senza una piena consapevolezza degli utenti.</p>



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<iframe loading="lazy" title="IA, Cucinelli: &quot;tecnologia al servizio dell’uomo, non sostituirà intuizione e creatività&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/ocIQmHHkDZg?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">Accanto alla dimensione istituzionale è emersa quella del lavoro e dell’impresa. <strong>Brunello Cucinelli</strong>, presidente esecutivo e direttore creativo dell’azienda che porta il suo nome, ha descritto l’intelligenza artificiale come una collaboratrice dotata di straordinarie capacità di calcolo e memoria, ma incapace di sostituire intuizione, creatività e dimensione umana. Il tema, nella sua prospettiva, non è opporsi alla tecnologia, ma impedire che la trasformazione digitale riduca il lavoro a una funzione priva di dignità, impoverendo relazioni, tempi di vita e qualità degli ambienti produttivi. <strong>Andrea Pezzi </strong>ha invece posto l’accento sul rischio che imprese e professionisti, caricando contratti, processi e conoscenze nei sistemi di intelligenza artificiale, trasferiscano gratuitamente il proprio patrimonio informativo alle piattaforme. Da qui la richiesta di nuove garanzie, dalla non appropriazione computazionale alla riservatezza predefinita, fino alla necessità di mantenere una responsabilità umana per le decisioni dei sistemi artificiali.</p>



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<iframe loading="lazy" title="IA, Pezzi: &quot;responsabilità umana resti centrale nelle decisioni degli algoritmi&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/iFKJRErCaKM?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">Il punto di convergenza è una concezione dell’intelligenza artificiale non come forza autonoma alla quale adattarsi, ma come infrastruttura da orientare politicamente. Costruire il domani significa allora evitare che la capacità tecnologica si traduca automaticamente in concentrazione economica e potere privato, affiancando ai diritti tradizionali nuove tutele sul lavoro, sui dati e sulla trasparenza degli algoritmi. Una sfida che obbliga l’Europa a superare il ruolo di semplice regolatore e a diventare anche produttore di innovazione, ricerca e infrastrutture, mantenendo al centro la persona e la qualità della democrazia.</p>
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		<title>Olesen: «L&#8217;Europa deve investire nella salute per restare competitiva»</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/salute/jens-pii-olesen-farmaco/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Telesio di Toritto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 13:17:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per Jens Pii Olesen, General Manager di Novo Nordisk Italia, la nuova politica americana è destinata ad avere effetti che vanno ben oltre il tema dei prezzi, incidendo su produzione, ricerca e occupazione nel settore farmaceutico europeo. «I farmaci innovativi non sono un costo, ma un investimento che genera crescita economica».</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">La Most Favoured Nation introdotta dagli Stati Uniti rappresenta, per l&#8217;industria farmaceutica, molto più di una misura destinata a incidere sul prezzo dei medicinali. Secondo Jens Pii Olesen, General Manager di Novo Nordisk Italia, la nuova politica americana è destinata ad avere effetti che vanno ben oltre il tema dei prezzi, incidendo sulla produzione, sulla ricerca e sviluppo e sull&#8217;occupazione nel settore farmaceutico europeo. Intervistato da Urania News al Parlamento europeo di Strasburgo, il manager sottolinea come la sfida coinvolga direttamente anche l&#8217;Italia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«La politica della Most Favoured Nation degli Stati Uniti ha conseguenze molto rilevanti sull&#8217;industria farmaceutica europea, sia dal punto di vista della produzione sia della ricerca e sviluppo, ma anche dei posti di lavoro. Tutto questo influenza ogni singolo Paese europeo e naturalmente anche l&#8217;Italia».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il General Manager di Novo Nordisk Italia, il tema centrale non è solo mitigare gli effetti della nuova politica americana, ma interrogarsi su come rafforzare il settore farmaceutico e, più in generale, la crescita economica attraverso gli investimenti nella salute. «Siamo qui oggi per discutere di come rafforzare l&#8217;industria farmaceutica e di come rafforzare le economie dell&#8217;Europa e dell&#8217;Italia attraverso gli investimenti nell&#8217;assistenza sanitaria».</p>



<p class="wp-block-paragraph">È proprio il modo in cui vengono considerati i medicinali a rappresentare, secondo Olesen, uno degli aspetti più rilevanti del dibattito. «Quello che abbiamo imparato da numerosi studi è che i farmaci non sono un costo nel modo in cui vengono discussi oggi, ma rappresentano un investimento». Olesen aggiunge: «Esistono molti dati che dimostrano come determinati trattamenti e medicinali producano una crescita economica significativa per i Paesi, mentre continuiamo a considerarli semplicemente un peso».</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa prospettiva, anche l&#8217;innovazione farmaceutica assume un valore che va oltre il solo ambito sanitario. «Vorrei sostenere che i farmaci innovativi, compresi quelli che rappresentiamo per Novo Nordisk, hanno un impatto enorme anche sull&#8217;economia, oltre a contribuire alla creazione di posti di lavoro e alla costruzione di un&#8217;industria farmaceutica forte e innovativa».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per Olesen, questa visione si riflette anche nelle scelte industriali del gruppo: «Il mercato italiano è molto importante. Come si può immaginare, l&#8217;Italia è uno dei più grandi Paesi d&#8217;Europa. Abbiamo avviato un piano di investimenti nella produzione da 12 miliardi di dollari e uno degli stabilimenti sarà ad Anagni, vicino Roma. Per noi l&#8217;Italia è molto importante».</p>
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		<title>La Mfn cambia le regole del farmaco e riapre la sfida sulla competitività europea</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/salute/la-mfn-cambia-le-regole-del-farmaco-e-riapre-la-sfida-sulla-competitivita-europea/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Telesio di Toritto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 10:13:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La pressione degli Stati Uniti sposta il dibattito dai prezzi alla capacità di attrarre ricerca, investimenti e produzione. Al centro anche il futuro del Testo unico del farmaco.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per anni il dibattito sul farmaco si è concentrato soprattutto sulla sostenibilità della spesa pubblica. Oggi la Most Favored Nation (Mfn) introdotta dagli Stati Uniti sposta il confronto su un altro terreno: investimenti, ricerca clinica e competitività industriale. Da questa premessa prende le mosse il volume <em>Il sistema delle life science nel nuovo scenario globale</em>, presentato alla Sala Igea dell&#8217;Istituto dell&#8217;Enciclopedia Italiana Treccani nel corso dell&#8217;incontro promosso da Healthcare Policy e Formiche, con il contributo non condizionante di Angelini Pharma e Bristol Myers Squibb. Il pamphlet propone un cambio di paradigma, invitando a considerare il farmaco non più soltanto come una voce di spesa, ma come un&#8217;infrastruttura strategica per la competitività industriale, la sicurezza economica e la capacità di innovazione del Paese.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;analisi contenuta nel volume evidenzia come la nuova politica americana possa produrre effetti ben oltre il mercato statunitense. Secondo il pamphlet, la possibile riallocazione di investimenti dal continente europeo è stimata nell&#8217;ordine dei 400 miliardi di euro nei prossimi anni, mentre le prime analisi segnalano un rallentamento dei lanci di nuovi farmaci nei principali mercati europei. Il rischio, quindi, non riguarda soltanto i prezzi, ma la capacità dell&#8217;Europa di restare attrattiva per gli investimenti e di mantenere un ruolo centrale nella nuova geografia dell&#8217;innovazione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Una lettura condivisa anche dai rappresentanti dell&#8217;industria presenti al confronto. Roberto Scrivo, Chief External Affairs, Communications &amp; Sustainability Officer di Angelini Pharma, ha ricordato come il divario negli investimenti in ricerca tra Unione europea e Stati Uniti sia passato «da 2 a 25 miliardi di euro in vent&#8217;anni», sottolineando inoltre che i pazienti europei attendono mediamente 597 giorni per accedere alle terapie innovative, 441 in Italia. Regina Vasiliou, Vice President e General Manager di Bristol Myers Squibb Italia, ha invece evidenziato la necessità di rafforzare gli investimenti nell&#8217;innovazione farmaceutica, superare progressivamente il meccanismo del payback e ridurre frammentazioni e ostacoli burocratici per rendere il sistema italiano più competitivo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La risposta delle istituzioni guarda nella stessa direzione. «Il Testo unico farmaceutico è un&#8217;opportunità che questo Governo non vuole farsi sfuggire», ha affermato Nicola Bonaccini, capo della segreteria tecnica del ministro della Salute, spiegando che il riordino dovrà creare le condizioni per sostenere innovazione e investimenti in un comparto strategico. «Oggi dobbiamo parlare di geopolitica del farmaco», ha aggiunto, perché la sfida riguarda la capacità dei Paesi di trattenere ricerca, produzioni avanzate e tecnologie, garantendo al tempo stesso un accesso sempre più rapido ed equo alle cure.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sul piano operativo il Ministero della Salute ha già avviato le prime iniziative. Francesco Saverio Mennini, capo del Dipartimento della programmazione, dei dispositivi medici, del farmaco e delle politiche in favore del Servizio sanitario nazionale, ha ricordato la costituzione di un gruppo di lavoro dedicato alla Mfn e l&#8217;avvio del confronto con industria e altri ministeri. Tra le priorità figurano la riduzione progressiva del payback, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, l&#8217;accelerazione dell&#8217;accesso ai farmaci innovativi e la semplificazione delle procedure, anche attraverso strumenti come intelligenza artificiale e Health Technology Assessment.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La sfida aperta dalla Mfn segna un cambio di paradigma destinato ad andare ben oltre il settore farmaceutico. La capacità di attrarre ricerca, investimenti e produzione diventa infatti un indicatore della competitività e dell&#8217;autonomia strategica di un Paese. In questo scenario, il farmaco non è più soltanto una voce di spesa sanitaria, ma un&#8217;infrastruttura strategica sulla quale si misurano competitività industriale, capacità di innovazione e crescita economica.</p>
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		<item>
		<title>Il campo largo è nato davvero?</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/politica/il-campo-largo-e-nato-davvero/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Telesio di Toritto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jul 2026 09:15:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[campo largo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come si stanno sviluppando le dinamiche interne al fronte di opposizione. </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">C’è una domanda che va oltre la manifestazione organizzata questa settimana a Napoli e che potrebbe accompagnare la politica italiana fino alle elezioni del 2027: il cosiddetto campo largo è davvero pronto a trasformarsi da alleanza elettorale a progetto di governo?</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’appuntamento promosso nel capoluogo campano, al quale hanno partecipato Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, non è stato soltanto un’iniziativa politica. È stato il primo tentativo di dare una rappresentazione concreta del percorso comune avviato dalle principali forze di opposizione, con l’obiettivo dichiarato di costruire un’alternativa al centrodestra. La scelta di Napoli, tuttavia, non è stata casuale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi anni il capoluogo campano è diventato uno dei pochi contesti nei quali Partito Democratico e Movimento 5 Stelle hanno dimostrato di poter costruire un’alleanza stabile. L’elezione di Gaetano Manfredi a sindaco nel 2021 e, più recentemente, quella di Roberto Fico alla guida della Regione Campania hanno rafforzato l’idea che proprio da Napoli possa partire un modello politico da replicare su scala nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È questo il vero messaggio lanciato dalla manifestazione: non tanto la semplice immagine dei leader sullo stesso palco, quanto la volontà di trasformare un’esperienza amministrativa considerata positiva in una proposta politica per il Paese. Non a caso gli interventi si sono concentrati soprattutto sui temi che uniscono la coalizione – sanità pubblica, salari, lavoro, contrasto alle disuguaglianze e difesa dello Stato sociale – evitando di alimentare le divisioni sui dossier più delicati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Naturalmente, il percorso resta tutt’altro che concluso. Costruire un’alternativa di governo richiede molto più di una piattaforma condivisa su alcuni temi sociali. Restano aperte questioni centrali come la politica estera, la difesa, la transizione energetica, il rapporto con le imprese e, soprattutto, la definizione di una leadership. Non è un caso che proprio su quest’ultimo punto i protagonisti abbiano scelto di non aprire alcun confronto, rinviando ogni discussione sui nomi a una fase successiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La manifestazione di Napoli, quindi, non risolve i nodi del centrosinistra, ma segna un passaggio politico significativo. Per la prima volta dopo mesi di confronto, Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra hanno deciso di investire pubblicamente nella costruzione di un percorso comune, cercando di trasmettere un’immagine di unità in vista delle prossime sfide elettorali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Resta però una domanda destinata a pesare nei prossimi mesi. Il modello Napoli è il risultato di condizioni politiche e territoriali molto specifiche, costruite attorno a figure che hanno saputo tenere insieme culture politiche diverse. La sfida del campo largo sarà dimostrare che quell’esperienza non rappresenta un’eccezione locale, ma possa diventare una proposta credibile anche sul piano nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo la settimana politica non consegna soltanto la fotografia di quattro leader sullo stesso palco. Lascia soprattutto un interrogativo destinato ad accompagnare il dibattito fino al 2027: il modello che ha funzionato a Napoli è davvero esportabile nel resto d’Italia, oppure il campo largo dovrà ancora trovare la propria identità prima di proporsi come alternativa di governo?</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Life science, la sfida della Mfn rilancia il ruolo strategico del farmaco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Telesio di Toritto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 08:55:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Most Favored Nation cambia gli equilibri del settore farmaceutico. Alla Treccani il confronto su ricerca, investimenti, innovazione e Testo unico del farmaco.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La Most Favored Nation (Mfn) introdotta dagli Stati Uniti non rappresenta soltanto una misura destinata a incidere sul prezzo dei farmaci, ma un elemento capace di modificare gli equilibri della competizione globale nelle life science. È attorno a questa trasformazione che si è sviluppato il <a href="https://www.thewatcherpost.it/the-watcher-photos/life-science-istituzioni-e-industria-a-confronto-sul-futuro-della-competitivita-europea/">confronto</a> ospitato martedì 7 luglio alla Sala Igea dell&#8217;Istituto dell&#8217;Enciclopedia Italiana Treccani in occasione della presentazione del volume <em>Il sistema delle life science nel nuovo scenario globale</em>, promosso da Healthcare Policy e Formiche con il contributo non condizionante di Angelini Pharma e Bristol Myers Squibb. Il pamphlet propone un cambio di paradigma, invitando a considerare il farmaco non più soltanto come una voce di spesa sanitaria, ma come un&#8217;infrastruttura strategica per la competitività industriale, la sicurezza economica e la capacità di innovazione del Paese.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Farmaci, Bonaccini (Ministero Salute): «Il Testo unico guardi all&amp;apos;innovazione e alla geopolitica»" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/f5K-4PEH5DE?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i temi affrontati nel corso del confronto,<strong> Nicola Bonaccini,</strong> capo della segreteria tecnica del ministro della Salute, ha richiamato il ruolo del futuro Testo unico del farmaco come strumento per accompagnare il riordino del settore. «Il Testo unico farmaceutico è un&#8217;opportunità che questo Governo non vuole farsi sfuggire», ha affermato, spiegando che l&#8217;obiettivo non è soltanto aggiornare il quadro normativo, ma creare «le condizioni perché il sistema italiano possa guardare al futuro con più ambizione». Una prospettiva che, secondo Bonaccini, impone di ragionare sempre più in termini di «geopolitica del farmaco», perché la competizione internazionale riguarda ormai la capacità dei Paesi di attrarre ricerca, investimenti e produzioni strategiche, garantendo al tempo stesso un accesso più rapido ed equo alle cure.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Life science, Scrivo (Angelini Pharma): «Il divario con gli Usa impone una strategia industriale»" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/Cmp8oUjoXk4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Una lettura condivisa anche dall&#8217;industria. <strong>Roberto Scrivo</strong>, Chief External Affairs, Communications &amp; Sustainability Officer di Angelini Pharma, ha ricordato come il divario negli investimenti in ricerca tra Unione europea e Stati Uniti sia passato «da 2 a 25 miliardi di euro in vent&#8217;anni», mentre i pazienti europei attendono mediamente 597 giorni per accedere alle terapie innovative, 441 in Italia. Secondo Scrivo, questi dati rendono evidente la necessità di una strategia industriale condivisa, accompagnata da una semplificazione regolatoria e da modelli di valutazione capaci di riconoscere il valore dell&#8217;innovazione.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Life science, Altomonte (Bocconi): «La competitività nasce dagli investimenti, non dai tagli»" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/S0LRGAdmdaE?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">A inquadrare il tema sul piano economico è stato <strong>Carlo Altomonte</strong>, professore di Economics all&#8217;Università Bocconi. «La questione posta dalla Mfn va oltre il dibattito sui prezzi dei farmaci», ha osservato. «Richiama una domanda più generale sul ruolo che Europa e Italia intendono giocare nella nuova fase della globalizzazione». In un&#8217;economia sempre più fondata sulla conoscenza, ha aggiunto, «la competitività non si costruisce comprimendo i margini dell&#8217;innovazione, ma creando condizioni favorevoli all&#8217;investimento».</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Life science, Cognetti (Foce): «Difendere la ricerca significa difendere la competitività»" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/HxCKkjb60TY?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Le ricadute sul sistema della ricerca sono state infine evidenziate da<strong> Francesco Cognetti</strong>, presidente della Federazione degli oncologi, cardiologi ed ematologi (Foce), che ha ricordato come l&#8217;Italia conti circa 1.100 studi clinici attivi, circa 450 in meno rispetto alla Spagna. «La Most Favored Nation non pone solo un tema di prezzi. In gioco c&#8217;è la capacità dell&#8217;Italia di restare attrattiva nella ricerca clinica, accelerare i trial e garantire ai pazienti un accesso precoce all&#8217;innovazione. Salvaguardare questo ecosistema significa difendere insieme competitività del Paese e qualità delle cure».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il volume presentato nel corso dell&#8217;iniziativa evidenzia come la possibile riallocazione di investimenti dal continente europeo sia stimata nell&#8217;ordine dei 400 miliardi di euro nei prossimi anni e richiama la necessità di rafforzare il collegamento tra politica sanitaria, politica industriale e innovazione. In questo scenario, la capacità di attrarre ricerca, investimenti e produzione diventa uno dei principali fattori su cui si misurerà la competitività dell&#8217;Italia e dell&#8217;Europa nel nuovo equilibrio globale delle life science.</p>
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		<title>Tra Washington e Bruxelles, la nuova fase del rapporto transatlantico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Telesio di Toritto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jul 2026 08:55:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli accordi di Turnberry e il vertice NATO di Ankara segnano una nuova fase nei rapporti tra Stati Uniti ed Europa, tra commercio, difesa e strategia geopolitica.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La settimana che si apre offre una fotografia piuttosto chiara della direzione che sta prendendo il rapporto tra Europa e Stati Uniti. Da un lato l&#8217;entrata in vigore degli accordi commerciali di Turnberry, dall&#8217;altro il vertice NATO di Ankara del 7 e 8 luglio. Due appuntamenti diversi solo in apparenza, che raccontano la stessa evoluzione: il rapporto transatlantico sta entrando in una nuova fase, nella quale commercio, sicurezza e politica industriale diventano parti della stessa strategia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli accordi commerciali rappresentano un tentativo di riportare entro un quadro negoziale mesi di tensioni tra Washington e Bruxelles. Restano aperti dossier delicati, dalla fiscalità digitale all&#8217;automotive, fino all&#8217;acciaio e alle tecnologie strategiche, ma il messaggio politico è chiaro: la competizione economica non sostituisce la cooperazione, la rende semplicemente più strutturata. Stati Uniti ed Europa continuano ad avere interessi comuni, ma difendono con maggiore decisione le rispettive priorità industriali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo stesso vale sul piano della sicurezza. Il vertice NATO non ruoterà soltanto attorno all&#8217;aumento della spesa militare, ma anche alla capacità europea di rafforzare la propria industria della difesa, le filiere produttive e l&#8217;innovazione tecnologica. La guerra in Ucraina, le tensioni in Medio Oriente e la competizione con la Cina hanno ormai reso evidente come economia e sicurezza siano aspetti inseparabili della stessa sfida geopolitica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È in questo contesto che cambia anche la posizione dell&#8217;Italia. Nei primi anni della legislatura Giorgia Meloni aveva costruito una parte importante della propria strategia internazionale sul rapporto privilegiato con Donald Trump, cercando di proporsi come punto di contatto tra Washington e Bruxelles. Oggi quello scenario appare più complesso. Le recenti tensioni tra la Casa Bianca e Palazzo Chigi hanno dimostrato che il dialogo personale non basta più a governare un rapporto sempre più influenzato da interessi economici e strategici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo il governo sembra aver avviato una seconda fase della propria politica estera, nella quale il rafforzamento del ruolo italiano passa soprattutto attraverso l&#8217;Unione europea. Difesa comune, competitività industriale, commercio e sicurezza sono ormai dossier che si decidono sempre più a Bruxelles, ed è lì che Roma punta ad aumentare il proprio peso negoziale, senza rinunciare al tradizionale rapporto con gli Stati Uniti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli accordi di Turnberry e il summit di Ankara raccontano quindi la stessa trasformazione. L&#8217;alleanza transatlantica non è in discussione, ma sta cambiando natura. Washington chiede un&#8217;Europa più autonoma e più responsabile, mentre Bruxelles prova a rafforzare la propria capacità di incidere senza mettere in discussione il legame con gli Stati Uniti. Anche per l&#8217;Italia la sfida è diversa rispetto a quella dei primi anni di legislatura: non limitarsi a essere un ponte tra le due sponde dell&#8217;Atlantico, ma contribuire a definirne il nuovo equilibrio.</p>
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		<title>Gioco pubblico, il settore cambia più velocemente delle regole: il confronto sul comparto a Roma</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/cultura/gioco-pubblico-il-settore-cambia-piu-velocemente-delle-regole-il-confronto-sul-comparto-a-roma/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Telesio di Toritto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 15:33:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>: A Roma il confronto promosso da SWG e Brightstar sull'evoluzione del gioco pubblico tra innovazione, intelligenza artificiale, tutela dei giocatori e riforma del settore.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il gioco pubblico evolve più rapidamente delle regole che lo disciplinano. È questa la fotografia emersa dal confronto promosso da SWG e Brightstar nell&#8217;ambito dell&#8217;Osservatorio &#8220;Giocare da grandi&#8221;, che mercoledì 1° luglio <a href="https://www.thewatcherpost.it/the-watcher-photos/persone-in-gioco-connessioni-intrattenimento-e-nuove-forme-di-partecipazione/">ha riunito </a>al MoMeC di Roma istituzioni, tecnici ed esperti per discutere di innovazione, partecipazione e riordino del settore. Un dibattito che ha mostrato come tecnologia, dati e nuovi comportamenti dei cittadini stiano ridisegnando un comparto chiamato oggi a trovare un nuovo equilibrio tra sviluppo, legalità e tutela.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Gioco, Grassi (SWG): &quot;I giocatori sono più informati e partecipano di più alla vita sociale&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/65EEpiWif-k?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">A delineare il quadro è stato <strong>Riccardo Grassi</strong>, Responsabile di ricerca SWG, presentando i risultati dell&#8217;ultima indagine dell&#8217;Osservatorio. Lo studio restituisce un&#8217;immagine del giocatore abituale molto diversa dagli stereotipi: più informato, più interessato all&#8217;attualità, alla politica e all&#8217;economia e mediamente più coinvolto nella vita sociale rispetto ai non giocatori. Un risultato che, ha spiegato, gli stessi ricercatori hanno verificato più volte prima di considerarlo definitivo. Il gioco, in questa prospettiva, non rappresenta soltanto un&#8217;esposizione al rischio, ma anche una forma di partecipazione capace di aumentare il coinvolgimento delle persone in un contesto in cui gli strumenti tradizionali faticano sempre di più a creare interazione.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Gioco, Costa (Sogei): &quot;Intelligenza artificiale e dati rafforzano controlli e legalità&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/1QqnD2nR_0c?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Se il comportamento dei giocatori cambia, anche gli strumenti di regolazione devono evolvere. <strong>Claudio Costa</strong>, Responsabile della Divisione Soluzioni e Servizi di Sogei, ha ricordato come il sistema italiano disponga già di una delle infrastrutture tecnologiche più avanzate d&#8217;Europa, in grado di tracciare miliardi di transazioni ogni anno e di utilizzare intelligenza artificiale e analisi dei dati per individuare frodi, monitorare il mercato e supportare le decisioni delle istituzioni. Un patrimonio informativo che, secondo Costa, rappresenta oggi uno dei principali punti di forza del modello italiano di controllo del gioco pubblico. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La tecnologia, però, da sola non basta. <strong>Antonio Giuliani</strong>, Direttore dell&#8217;Ufficio Gioco a distanza e scommesse dell&#8217;Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, ha evidenziato come il comparto fisico continui a fare riferimento a regole tecniche risalenti a circa quindici anni fa, nonostante l&#8217;evoluzione delle tecnologie disponibili. Proprio queste, ha osservato, consentirebbero oggi di introdurre strumenti più efficaci per il gioco responsabile e la prevenzione della ludopatia. Da qui la necessità di completare il riordino del settore, aggiornando un quadro normativo che rischia di rimanere indietro rispetto all&#8217;innovazione. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Gioco, de Bertoldi (Lega): &quot;Errore separare il riordino del gioco online da quello fisico&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/pYip_z1fXxg?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il tema della riforma ha inevitabilmente attraversato anche il confronto politico. L&#8217;On. <strong>Andrea de Bertoldi,</strong> componente della Commissione Finanze della Camera, ha criticato la scelta di separare il riordino del gioco online da quello terrestre, sostenendo che una riforma realmente efficace dovrebbe affrontare in modo organico le differenze normative, fiscali e territoriali che ancora caratterizzano il comparto. <strong>Gian Antonio Girelli</strong>, componente della Commissione Affari Sociali della Camera, ha invece richiamato la necessità di una regolamentazione efficace accompagnata da prevenzione, formazione degli operatori e una strategia nazionale omogenea, osservando come il divieto assoluto non rappresenti una risposta sufficiente. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per <strong>Tullio Patassini</strong>, Capo Segreteria Staff Presidente Commissione Attività Produttive della Camera, una riforma destinata a durare deve invece nascere da un ampio consenso politico e da un quadro stabile di regole, capace di coniugare trasparenza, legalità e tutela dei cittadini.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Gioco, Patassini (Lega): &quot;La riforma deve nascere da un ampio consenso politico&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/OQBUFTb0pBU?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">A riportare il dibattito sulla dimensione culturale è stata infine <strong>Anna Maso</strong>, Psicologa e Video Game Therapist del The Brain Lab Group. Il gioco, ha ricordato, accompagna lo sviluppo della persona fin dall&#8217;infanzia e rappresenta uno strumento fondamentale di apprendimento e relazione. Anche il videogioco è un mezzo neutro: il problema nasce quando diventa totalizzante e sostituisce progressivamente le altre dimensioni della vita. «Non bisogna chiedere a una persona quanto gioca, ma da cosa sta scappando», ha osservato, riportando il tema della prevenzione sul terreno delle fragilità sociali e relazionali.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Gioco, Maso (The Brain Lab Group): &quot;Il rischio nasce quando il gioco sostituisce la realtà&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/rk4-X2l2MxY?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Una riflessione che si collega anche alla posizione espressa da <strong>Gennaro Schettino</strong>, presidente di AGIC, secondo cui il gioco deve continuare a essere considerato una forma di intrattenimento, senza perdere di vista la tutela dei consumatori più fragili. «Ogni anno circa 18 milioni di italiani si avvicinano a questa attività, come accade per il cinema o il teatro. Le aziende sono fortemente impegnate affinché rimanga una forma di intrattenimento e non diventi mai azzardo», ha spiegato. Per il presidente di AGIC la priorità, ora, è che il percorso di riordino del comparto non si interrompa: la richiesta rivolta alle istituzioni è quella di completare la riforma entro la fine della legislatura.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Gioco, Schettino (AGIC): &quot;Il riordino del settore va completato entro la legislatura&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/GkEhxf7ujv4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il confronto romano ha restituito così l&#8217;immagine di un settore che dispone già di tecnologie avanzate, strumenti di controllo e grandi quantità di dati, ma che attende ancora un quadro regolatorio capace di accompagnarne l&#8217;evoluzione. Una sfida che riguarda non soltanto il riordino del gioco pubblico, ma più in generale la capacità delle istituzioni di governare un cambiamento che è già in corso.</p>
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