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	<title>Economia - The Watcher Post</title>
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	<description>Testata giornalistica online di analisi politica ed economica</description>
	<lastBuildDate>Fri, 18 Sep 2026 08:13:44 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Pmi in Europa, ecco la classifica Great Place To Work</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 08:11:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono 5 le PMI italiane premiate tra i migliori ambienti di lavoro in Europa. È quanto emerge dall’edizione 2026 del ranking Best Small & Medium Workplaces in Europe stilato da Great Place to Work.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Sono 5 le PMI italiane premiate tra i migliori ambienti di lavoro in Europa. È quanto emerge dall’edizione 2026 del ranking Best Small &amp; Medium Workplaces in Europe stilato da Great Place to Work, organizzazione di ricerca e consulenza leader a livello mondiale per la cultura organizzativa, che ha ascoltato il parere e le opinioni espresse da <strong>oltre 1,5 milioni di collaboratori europei</strong>. La classifica premia le <strong>100 migliori realtà lavorative europee</strong>, in rappresentanza di ben 21 paesi<a>*</a>, certificate come <strong><em>Great Place To Work</em></strong> e con un numero di collaboratori nel Vecchio continente compreso <strong>tra 50 e 499</strong>. Questo riconoscimento si basa sui dati e le opinioni raccolte rispetto alle esperienze vissute dai collaboratori europei in materia di <strong>fiducia</strong>, <strong>innovazione</strong>, <strong>valori aziendali</strong> e <strong>leadership</strong>. Le organizzazioni vengono valutate anche in base alla capacità di creare un’esperienza e un ambiente di lavoro “For All”, in cui tutte le persone in azienda si sentono accolte e valorizzate, indipendentemente da chi siano o dal ruolo ricoperto. Nel confronto tra i paesi europei, a farla da padrone è il <strong>Regno Unito</strong> che guida la classifica con ben <strong>13 organizzazioni</strong>, seguito da <strong>Norvegia</strong> (10), <strong>Belgio</strong> e <strong>Germania</strong> (8), <strong>Irlanda</strong>, <strong>Grecia</strong> e <strong>Cipro</strong> (7), <strong>Svezia</strong> (6), <strong>Danimarca</strong>, <strong>Olanda</strong> e <strong>Italia</strong> (5), <strong>Spagna</strong>, <strong>Polonia</strong> e <strong>Turchia</strong> (4), <strong>Portogallo</strong> e <strong>Lussemburgo</strong> (3), <strong>Svizzera</strong>, <strong>Austria</strong>, <strong>Francia</strong> e <strong>Finlandia</strong> (2) e <strong>Islanda</strong> (1). Tra i settori, invece, vince l’<strong>information technology</strong> (<strong>37%</strong>), davanti ad <strong>altri settori</strong> (<strong>12%</strong>), <strong>servizi professionali</strong> (<strong>11%</strong>), <strong>servizi finanziari</strong> <strong>e</strong> <strong>assicurazioni</strong> (<strong>10%</strong>), <strong>sanità</strong> (<strong>4%</strong>), <strong>educazione e formazione</strong>, <strong>edilizia e immobiliare</strong> (<strong>3%</strong> ciascuno).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Entrando ancor più nel dettaglio del ranking e analizzando la <strong>top 10 dei migliori ambienti di lavoro a livello europeo</strong>, vediamo come il gradino più alto del podio sia appannaggio della società <strong><em>isolutions ag</em></strong>, realtà IT con sedi in Spagna e Svizzera, seguita dall’austriaca <strong><em>willhaben internet service GmbH &amp; Co KG</em></strong> e dalla belga <strong><em>Axxes</em></strong>, entrambe attive nel settore Information Technology. Completano la top ten: la svedese <strong><em>Castra Group AB</em></strong> (Information Technology), la tedesca <strong><em>St. Gereon Seniorendienste gGmbH</em></strong> (servizi per la terza età), la belga <strong><em>Unique</em></strong> (altri settori), la multinazionale <strong><em>Tanium</em></strong>, con sedi in Francia, Polonia e Regno Unito (Information Technology), la spagnola <strong><em>Marsenses Hotels &amp; Homes</em></strong> (hotellerie), e ancora, la svedese <strong><em>Centiro</em></strong> e la tedesca <strong><em>Cofinpro</em></strong>, entrambe attive nell’Information Technology. L’<strong>Italia</strong> può contare su un totale di <strong>5 realtà</strong>, nessuna delle quali riesce però a salire sul podio. La migliore è <strong><em>GalileoLife</em></strong> (<strong>25° posto</strong>), realtà pugliese che supporta i farmacisti italiani nell’ambiziosa missione di ristrutturare il concetto di farmacia, rendendola un punto di accesso prioritario e accessibile per la salute, il benessere e i servizi avanzati. Completano la presenza italiana <strong><em>Jet HR</em></strong> (<strong>50° posto</strong>), organizzazione del settore HR Tech; <strong><em>Aton Group</em></strong> (<strong>52° posto</strong>), tech company certificata B Corp che accompagna le aziende nella trasformazione digitale sostenibile delle vendite omnichannel, dei processi di tracciabilità e supply chain; <strong><em>Reverse</em></strong> (<strong>55° posto</strong>), società di headhunting specializzata nella ricerca e selezione di middle e top manager e la toscana <strong><em>Vianova</em></strong> (<strong>63° posto</strong>), operatore di rete fissa e mobile dedicato alle imprese. </p>



<p class="wp-block-paragraph">“L’edizione 2026 della classifica Best Small &amp; Medium Workplaces in Europe conferma che l’Italia fatica ancora ad affermarsi tra i migliori ambienti di lavoro del continente – spiega <strong>Alessandro Zollo</strong>, CEO di <em>Great Place to Work Italia</em>. “Le cinque realtà italiane presenti in classifica dimostrano però che, anche in un contesto nazionale dove l’ascolto e il supporto ai collaboratori non sono ancora una priorità diffusa, è possibile costruire organizzazioni capaci di distinguersi. Sono imprese che rompono gli schemi di una cultura organizzativa ancora troppo legata al controllo e alla gerarchia, puntando invece su fiducia, responsabilità condivisa e valorizzazione delle persone. La vera sfida ora è trasformare queste esperienze eccellenti in una cultura diffusa tra le piccole e medie imprese del Paese”.</p>
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		<title>Automotive, 300 milioni per la filiera. La sfida è trasformare il rimbalzo in crescita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Telesio di Toritto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 07:47:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(Articolo pubblicato su L’Economista, inserto de Il Riformista) Trecento milioni per rafforzare la parte più esposta della trasformazione dell’auto italiana: la filiera. Il nuovo decreto...</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Trecento milioni per rafforzare la parte più esposta della trasformazione dell’auto italiana: la filiera. Il nuovo decreto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy finanzia attraverso i mini contratti di sviluppo programmi per nuovi veicoli e sistemi di propulsione a basse emissioni, componenti, tecnologie per la mobilità connessa e autonoma e progetti di diversificazione e riconversione industriale. Il 60% delle risorse è riservato alle Pmi, un quarto di questa quota alle micro e piccole imprese, mentre il 40% è destinato a programmi realizzati negli stabilimenti del Mezzogiorno. Le agevolazioni, tra contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati, potranno coprire fino al 75% delle spese ammissibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È l’ultimo tassello di una strategia che negli ultimi mesi ha spostato il baricentro verso gli investimenti produttivi. Il Dpcm del 10 giugno sul Fondo Automotive ha rimodulato 1,343 miliardi di euro fino al 2030, destinandone quasi il 70% agli strumenti per l’offerta, tra accordi per l’innovazione e mini contratti di sviluppo. Il passaggio arriva mentre i numeri del settore mostrano un recupero, ma ancora lontano dal poter essere letto come una normalizzazione. Nel primo semestre 2026, secondo ANFIA, l’indice della produzione dell’industria automotive è cresciuto del 13,5% rispetto allo stesso periodo del 2025; le autovetture prodotte hanno superato quota 167 mila, +26,1%, e gli autoveicoli sono stati circa 302 mila, +13,4%. La base di confronto resta però molto debole e soprattutto il recupero non corre alla stessa velocità in tutta la filiera: la produzione di parti e accessori è salita appena del 2,1% nel semestre e a giugno ha registrato un calo dell’8,5% su base annua.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte elettrico il divario con l’Europa rimane evidente: ad agosto le auto elettriche a batteria si sono fermate al 6,4% del mercato italiano, mentre nel primo semestre la quota media nell’Unione europea ha raggiunto il 20,7%. La diffusione dell’elettrico resta quindi molto più bassa in Italia e si intreccia con un quadro europeo ancora in movimento. La Commissione ha proposto di rivedere gli standard sulle emissioni dal 2035, portando dal 100% al 90% l’obiettivo di riduzione delle emissioni allo scarico rispetto ai livelli del 2021 e prevedendo meccanismi di compensazione per il restante 10%, anche attraverso e-fuel e biocarburanti. È ancora una proposta legislativa, ma il negoziato definirà una parte importante delle condizioni competitive per l’industria europea e per la filiera italiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il prossimo passaggio nazionale sarà la Legge di Bilancio. Più che l’attesa per una singola misura, il nodo sarà capire quale spazio troverà l’automotive all’interno della politica industriale del prossimo anno e se verrà consolidata la scelta di concentrare una quota maggiore delle risorse su investimenti, ricerca, innovazione e riconversione produttiva. Per le imprese la questione è soprattutto quella della continuità: accompagnare una trasformazione che richiede programmi pluriennali, nuove tecnologie e competenze, in un momento in cui anche le regole europee sono ancora in evoluzione. Il 2026 sta restituendo al settore segnali di crescita dopo la forte frenata dell’anno precedente. La sfida è fare in modo che il recupero non resti soltanto un rimbalzo, ma diventi una ripresa più strutturale della filiera italiana.</p>
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		<title>Dalla tenuta dei conti alla sfida della crescita: Giorgetti traccia il perimetro della prossima Manovra di bilancio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Telesio di Toritto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 07:41:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla flat tax per gli aumenti degli stipendi dei giovani alle pensioni a 64 anni, la Lega prepara le sue proposte per la Finanziaria. Il ministro dell’Economia indica però il perimetro: fare di più senza mettere a rischio l’equilibrio costruito sui conti.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista )</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">La prossima legge di Bilancio si prepara intorno a un equilibrio destinato ad accompagnare l’ultima parte della legislatura: trovare spazio per nuovi interventi su salari, pensioni e fiscalità senza allentare il controllo sui conti pubblici. È dentro questo perimetro che si misura il passaggio dalla fase di maggiore attenzione alla stabilità finanziaria a quella in cui il governo dovrà provare a tradurre i margini disponibili in nuove misure economiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È in questo quadro che si inserisce «A tua difesa – Verso la Finanziaria 2027», l’iniziativa organizzata dalla Lega l’8 e 9 settembre a Roma. L’appuntamento ha messo in fila alcune delle priorità che il partito intende portare nel confronto sulla prossima Manovra: innalzamento da 85mila a 100mila euro della soglia del regime forfettario, maggiore flessibilità nell’accesso alla pensione a 64 anni, sostegno ai redditi e un nuovo intervento sul sistema bancario. Più che un programma già definito, una piattaforma politica destinata ora a misurarsi con costi, coperture e confronto nella maggioranza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È soprattutto dall’intervento del Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che emerge il punto di equilibrio tra ambizione politica e sostenibilità dei conti. Il ministro ha rivendicato la linea seguita negli ultimi quattro anni, definendola una politica di «galleggiamento» che avrebbe consentito all’Italia di portarsi in «acque sicure» senza ricorrere all’austerità. Il messaggio rivolto al 2027 è altrettanto netto: «Faremo di più», ma restando dentro un «principio di realtà». Per Giorgetti, del resto, il risultato sui conti non si esaurisce nello stare poco sotto o sopra la soglia del 3% nel rapporto tra deficit e Pil. La questione riguarda soprattutto la capacità dell’Italia di ridurre la propria esposizione ai rischi dei mercati e, insieme, quella dell’Europa di adattare le politiche economiche a uno scenario profondamente cambiato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il passaggio successivo riguarda quindi la destinazione degli eventuali nuovi margini. Sul lavoro viene messo al centro il problema delle retribuzioni dei giovani, giudicate troppo basse all’ingresso nel mercato. L’ipotesi è quella di utilizzare la leva fiscale per favorire aumenti salariali riconosciuti dalle imprese, applicando una tassazione agevolata sugli incrementi di stipendio. Il riferimento è al meccanismo già introdotto nell’ultima legge di Bilancio per i rinnovi contrattuali, con una tassazione al 5%. Una proposta ancora da costruire nei dettagli, ma che indica una direzione: usare il fisco anche per incentivare retribuzioni più alte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un’apertura è arrivata anche sull’estensione del regime forfettario fino a 100mila euro, obiettivo sul quale Giorgetti ha richiamato la necessità del confronto con Bruxelles. Più delicato resta invece il capitolo previdenziale. Sull’ipotesi leghista di ampliare l’accesso alla pensione a 64 anni, il ministro ha riconosciuto una «distorsione» tra chi ha iniziato a lavorare prima del 1996 e chi è entrato successivamente nel sistema contributivo. Anche in questo caso il perimetro è tracciato: maggiore equità tra i lavoratori, ma salvaguardando la tenuta finanziaria del sistema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sulle banche emerge una sfumatura diversa rispetto all’impostazione più direttamente fiscale della Lega. Mentre il partito continua a indicare nel contributo degli istituti una possibile fonte di risorse per la Manovra, Giorgetti ha spostato l’attenzione sul funzionamento del mercato. Più concorrenza nell’erogazione del credito alle imprese e maggiore facilità per i correntisti nel trasferirsi da un istituto all’altro possono, nella sua lettura, ridurre «rendite di posizione» ed «extraprofitti» a beneficio della collettività.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È qui che il confronto sulla Finanziaria 2027 incrocia il bilancio economico della legislatura. Giorgetti rivendica una fase in cui la priorità è stata mettere il Paese maggiormente al riparo dalle tensioni finanziarie, mentre ora la richiesta politica è di ampliare il raggio d’azione su redditi, fisco e pensioni. La prossima Manovra dirà quanto di questa agenda potrà tradursi in misure concrete. Il punto fermo sembra però essere il metodo: fare di più, senza oltrepassare quei margini che garantiscono la tenuta dei conti.</p>
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		<title>Carburanti, il governo valuta la proroga del taglio delle accise sul diesel</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/economia/carburanti-governo-proroga-taglio-accise-diesel-buoni-benzina/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 12:34:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il governo valuta una nuova proroga del taglio delle accise sul diesel, mentre prepara un pacchetto più ampio di interventi contro il caro-carburanti. Il tema...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/carburanti-governo-proroga-taglio-accise-diesel-buoni-benzina/">Carburanti, il governo valuta la proroga del taglio delle accise sul diesel</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il governo valuta una nuova proroga del <strong>taglio delle accise sul diesel</strong>, mentre prepara un pacchetto più ampio di interventi contro il caro-carburanti. Il tema dovrebbe entrare nel Consiglio dei ministri di oggi insieme alle misure destinate a famiglie e lavoratori, tra le quali figurano anche un possibile nuovo <strong>buono benzina</strong> e interventi sul bollo auto. Sul tavolo c&#8217;è l&#8217;ipotesi di prolungare di altri <strong>7-10 giorni</strong> lo sconto sul gasolio introdotto la scorsa settimana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La decisione arriva mentre i prezzi alla pompa continuano a rimanere elevati. Secondo l&#8217;Osservatorio del Mimit, ieri la benzina self costava <strong>2,120 euro al litro</strong> sulla rete stradale e il gasolio <strong>2,231 euro</strong>. In autostrada i prezzi salivano rispettivamente a <strong>2,212 euro per la benzina e 2,313 euro per il diesel</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La misura più immediata resta quindi la proroga dello sconto di <strong>17,1 centesimi al litro</strong>, che potrebbe essere esteso senza soluzione di continuità per un&#8217;altra settimana o poco più. Una finestra temporale breve, legata alla volatilità dello scenario internazionale e alla necessità di definire con maggiore precisione le risorse disponibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nuovo provvedimento dovrebbe affiancarsi ai decreti già adottati dal governo per contenere i prezzi dei carburanti. Nel marzo scorso, secondo le stime citate, erano stati mobilitati circa <strong>2,7 miliardi di euro</strong> attraverso la riduzione delle accise e gli interventi rivolti alle categorie più esposte.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Italia sotto la media Ue per la benzina, sopra per il diesel</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il confronto europeo restituisce una situazione differenziata tra benzina e gasolio. Il prezzo medio della benzina in Italia è pari a <strong>1,912 euro al litro</strong>, una cifra inferiore alla media europea. Sul diesel, invece, l&#8217;Italia si colloca sopra la soglia europea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le quattro maggiori economie continentali, Roma risulta comunque meglio posizionata rispetto a Francia e Germania. In Francia la benzina costa <strong>2,130 euro al litro</strong> e il gasolio <strong>2,300 euro</strong>, mentre in Germania i prezzi raggiungono rispettivamente <strong>2,331 e 2,328 euro</strong>. Soltanto la Spagna presenta livelli inferiori all&#8217;Italia, con <strong>1,886 euro per la benzina e 1,868 euro per il diesel</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La proroga dello sconto permetterebbe soprattutto al governo di guadagnare tempo mentre vengono definite le altre misure. Tra le ipotesi sul tavolo c&#8217;è un buono benzina una tantum destinato ai lavoratori con redditi fino a 35mila euro. Si ragiona inoltre su un contributo, da distribuire tra ottobre e dicembre, di valore complessivo nell&#8217;ordine dei 100-150 euro. Si ragiona inoltre su un contributo che potrebbe essere distribuito tra ottobre e dicembre, per un valore complessivo compreso tra <strong>100 e 150 euro</strong>, ma l&#8217;impostazione definitiva dipenderà dalle risorse effettivamente disponibili.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dal buono benzina al bollo auto</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro capitolo riguarda i lavoratori autonomi e le partite Iva. La maggioranza discute la possibilità di estendere anche a loro alcune misure, mentre <strong>Lega e Fratelli d&#8217;Italia</strong> spingono per una soglia reddituale più ampia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte del bollo auto, l&#8217;ipotesi è invece quella di introdurre nella <strong>legge di Bilancio</strong> uno sconto collegato alla potenza del veicolo. Il meccanismo prevederebbe una riduzione più consistente per le vetture di piccola cilindrata, destinata a diminuire progressivamente con l&#8217;aumento della potenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;agevolazione potrebbe interessare anche le <strong>partite Iva che utilizzano l&#8217;auto per lavorare</strong>, ma difficilmente potrebbe produrre effetti prima del prossimo anno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul complesso delle misure pesa infine il quadro dei conti pubblici. Il prossimo appuntamento è fissato per <strong>22 settembre</strong>, quando l&#8217;Istat aggiornerà i dati. Se il rapporto deficit/Pil dovesse scendere sotto il <strong>3%</strong>, l&#8217;Italia potrebbe anticipare l&#8217;uscita dalla procedura per deficit eccessivo. Un eventuale miglioramento dei margini di bilancio potrebbe così incidere anche sulle risorse disponibili per gli interventi contro il caro-carburanti.</p>
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		<title>La manifattura italiana guarda avanti: tra prudenza e fiducia</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/economia/manifattura-sondaggio-esportazioni-mecspe/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 08:56:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Può l’incertezza dei mercati globali trasformarsi in una spinta al cambiamento per le imprese italiane? La manifattura sembra rispondere di sì.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/manifattura-sondaggio-esportazioni-mecspe/">La manifattura italiana guarda avanti: tra prudenza e fiducia</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Può l’incertezza dei mercati globali trasformarsi in una spinta al cambiamento per le imprese italiane? La manifattura sembra rispondere di sì. Di fronte a uno scenario internazionale instabile, le aziende non restano alla finestra, ma investono nei processi produttivi, innovano, guardano all’estero come opportunità, puntano sull’efficienza energetica per rafforzare competitività e resilienza. È la fotografia restituita dall’<strong>Osservatorio MECSPE, la fiera di riferimento per l’industria manifatturiera</strong>, in programma a BolognaFiere dal 3 al 5 marzo 2027, relativa al I quadrimestre 2026.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma per comprendere lo stato attuale e le potenzialità dell’industria manifatturiera italiana, che nel 2026 raggiungerà un valore di 1.168 miliardi di euro e che, tra il 2027 e il 2030, potrebbe crescere a un ritmo medio annuo <strong>dell’1% a prezzi costanti</strong><a href="https://mail.google.com/mail/u/0/#m_6937464438316733851__ftn2"><sup>[2]</sup></a>, bisogna partire dal livello di soddisfazione degli imprenditori. Nei primi quattro mesi del 2026 il quadro che emerge non si può definire brillante, ma neppure critico: <strong>solo il 16% degli intervistati dichiara infatti un basso livello di soddisfazione</strong>, mentre per il 55% è medio e per il 29% è alto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un cauto ottimismo che segue l’andamento dell’azienda:&nbsp;<strong>quasi due terzi delle imprese</strong>&nbsp;(63%) si dichiarano in linea con gli&nbsp;<strong>obiettivi fissati per il 2026</strong>; nei primi quattro mesi dell’anno&nbsp;<strong>oltre tre aziende su quattro hanno registrato un fatturato stabile o in crescita</strong>&nbsp;rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre più di un’impresa su due valuta il proprio portafoglio ordini almeno sufficiente.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Anche guardando al futuro, c’è cautela ma non pessimismo</strong>: l’<strong>85%</strong>&nbsp;delle imprese affronta il biennio 2026-2027 con una&nbsp;<strong>fiducia&nbsp;</strong>almeno moderata, di cui il&nbsp;<strong>22%</strong>&nbsp;con aspettative elevate.Il contesto resta sfidante, ma sta anche spingendo le imprese ad accelerare il cambiamento. Se da un lato l&#8217;<strong>incertezza internazionale&nbsp;</strong>rappresenta la principale criticità per quasi la metà delle aziende (48%), seguita dall&#8217;<strong>andamento generale del mercato&nbsp;</strong>(41%) e dall&#8217;<strong>aumento dei prezzi delle materie prime&nbsp;</strong>(40%), dall&#8217;altro queste pressioni stanno inducendo gli imprenditori a ripensare strategie, processi e priorità di investimento in innovazione ed efficienza. Un approccio che conferma la capacità della manifattura italiana di reagire e trasformare le difficoltà in nuove opportunità di crescita.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Automazione e digitale: le sfide attuali accelerano l’innovazione</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’innovazione è quindi uno dei principali driver del cambiamento. Tra le tendenze destinate ad affermarsi o rafforzarsi nei prossimi anni, gli imprenditori indicano al primo posto l’<strong>automazione e la robotica per l’efficienza produttiva&nbsp;</strong>(34%), seguite dalla&nbsp;<strong>digitalizzazione e l’interconnessione dei processi</strong>&nbsp;(33%) e la&nbsp;<strong>personalizzazione e produzione su misura</strong>&nbsp;(31%). Cresce anche l’attenzione verso trasformazioni di più lungo periodo: il 27% individua nella&nbsp;<strong>sostenibilità ambientale e i processi a basso impatto</strong>&nbsp;una delle principali direttrici di sviluppo, mentre il 23% guarda alla&nbsp;<strong>transizione energetica</strong>&nbsp;e alla&nbsp;<strong>riduzione dei consumi&nbsp;</strong>come aree strategiche su cui investire<strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La strategia delle imprese appare quindi graduale e concreta: si parte dalle tecnologie capaci di generare benefici immediati in termini di produttività, qualità ed efficienza, preparando così il terreno a trasformazioni più profonde. In questo percorso,&nbsp;<strong>MECSPE si conferma il luogo in cui il cambiamento prende forma</strong>, offrendo occasioni concrete di confronto e aggiornamento attraverso iniziative come&nbsp;<strong>MECSPE LAB – Spazio Innovazione</strong>, iniziativa speciale volta ad anticipare le tendenze di mercato e a divulgare contenuti di innovazione, e l’<strong>Arena MECSPE</strong>, punto di riferimento per il dibattito sui temi strategici del futuro dell’industria manifatturiera.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Export, cresce la fiducia: l’88% delle imprese vede opportunità sui mercati esteri</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Segnali incoraggianti arrivano anche sul fronte delle prospettive dell’export: l’<strong>88% delle imprese guarda con fiducia al biennio 2026-2027,</strong>&nbsp;un dato in crescita rispetto alla rilevazione precedente che conferma la centralità dei mercati esteri nelle strategie di sviluppo del settore.&nbsp;Più che arretrare,&nbsp;<strong>le aziende stanno ridefinendo le proprie direttrici di espansione</strong>. Tra le imprese esportatrici, il 33% punta a consolidare la presenza nei mercati già presidiati e ritenuti più stabili, mentre il&nbsp;<strong>32% guarda a nuove destinazioni</strong>&nbsp;per diversificare il rischio e cogliere ulteriori opportunità di business. Un ulteriore 22% è impegnato nella ricerca di partner e distributori più affidabili e radicati a livello locale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la preoccupazione per i&nbsp;<strong>dazi</strong>&nbsp;appare più contenuta:&nbsp;<strong>oltre la metà</strong>&nbsp;<strong>delle imprese si dichiara poco o per nulla preoccupato</strong>&nbsp;per il loro impatto sulle prospettive future dell’impresa. Dopo una prima fase di forte attenzione, una parte rilevante del sistema produttivo sembra quindi aver iniziato ad adattarsi al nuovo scenario commerciale adattando strategie e modelli di business per continuare a competere sui mercati internazionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Energia e filiere: dalle pressioni sui costi nuovi investimenti</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Un’altra sfida riguarda i&nbsp;<strong>costi energetici</strong>&nbsp;che continuano a rappresentare una pressione per le imprese: più di&nbsp;<strong>otto imprese su dieci</strong>&nbsp;prevedono un aumento dei costi energetici, anche se per il&nbsp;<strong>57%</strong>&nbsp;i rincari avranno un impatto gestibile e non pregiudicheranno la sostenibilità aziendale. La sfida energetica diventa così una nuova opportunità di crescita. Il&nbsp;<strong>42% delle aziende prevede infatti investimenti nelle energie rinnovabili o nell’efficienza energetica</strong>, trasformando la pressione sui costi in un’occasione per accelerare il passaggio verso modelli produttivi più sostenibili, efficienti e meno esposti alla volatilità energetica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una dinamica analoga interessa le catene di fornitura. Le difficoltà di approvvigionamento restano diffuse, ma per&nbsp;<strong>sette imprese su dieci</strong>&nbsp;hanno avuto un impatto moderato o minimo sulla produzione. Per rafforzare la resilienza delle filiere, le aziende stanno diversificando i fornitori, ricorrendo ad accordi di lungo periodo, aumentando le scorte e individuando materiali alternativi: interventi che contribuiscono a costruire supply chain più flessibili e preparate ad affrontare nuovi shock.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>«</strong>Le trasformazioni globali aprono nuove opportunità per la manifattura italiana: imprenditori prudenti oggi, ma pronti a investire sul futuro”», commenta <strong>Maruska Sabato, Project Manager di MECSPE</strong> &#8211; I dati dell’Osservatorio mostrano imprese consapevoli delle sfide che hanno davanti, ma determinate a rafforzare la propria competitività attraverso investimenti, innovazione e apertura a nuovi mercati. La trasformazione digitale, l’efficienza energetica e la buona tenuta delle filiere non sono più soltanto obiettivi di sviluppo, ma vere e proprie leve strategiche per affrontare il futuro. Come MECSPE, il nostro obiettivo è continuare ad accompagnare le aziende in questo percorso, creando occasioni di confronto e connessione tra domanda e offerta di innovazione<em>».</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Appuntamento a MECSPE Bologna 2027</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal&nbsp;<strong>3 al 5 marzo 2027</strong>,&nbsp;<strong>BolognaFiere ospiterà la nuova edizione di</strong>&nbsp;<strong>MECSPE</strong>, punto di incontro strategico per la filiera manifatturiera italiana ed europea. La manifestazione offrirà alle imprese l’opportunità di fare&nbsp;<strong>networking</strong>, scoprire i&nbsp;<strong>nuovi trend del mercato</strong>, conoscere in anteprima le&nbsp;<strong>novità del settore</strong>, tra cui tecnologie e soluzioni per migliorare l’efficienza produttiva, digitalizzare i processi e affrontare le sfide legate all’energia, ai materiali e alla riorganizzazione delle catene di fornitura.</p>
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		<title>Petrolio e gas in rialzo con l’escalation in Medio Oriente: Brent a 107 dollari, rinviato il vertice in Oman</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2026 13:38:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le nuove tensioni in Medio Oriente tornano a scuotere i mercati energetici. L’escalation nel Mar Rosso, i problemi alle infrastrutture saudite e il rinvio del...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Le nuove tensioni in Medio Oriente tornano a scuotere i mercati energetici. L&#8217;escalation nel Mar Rosso, i problemi alle infrastrutture saudite e il rinvio del vertice previsto in Oman tra l&#8217;Iran e i Paesi del Golfo spingono al rialzo <strong>petrolio e gas</strong>, mentre le Borse asiatiche chiudono in calo e quelle europee aprono contrastate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul mercato petrolifero, il <strong>Wti con consegna a ottobre</strong> sale del 2,68% a <strong>102,73 dollari al barile</strong>, mentre il <strong>Brent con consegna a novembre</strong> avanza del 2,59% a <strong>107,32 dollari</strong>. Prosegue anche la corsa del gas europeo: ad Amsterdam le quotazioni guadagnano il <strong>4,2%</strong>, raggiungendo <strong>82,84 euro al megawattora</strong> e aggiornando i massimi dalla fine del 2022.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A pesare sulle quotazioni è soprattutto l&#8217;incertezza sulle forniture energetiche, dopo gli ultimi sviluppi che hanno interessato due passaggi strategici per i flussi di greggio, lo <strong>Stretto di Hormuz</strong> e quello di <strong>Bab el-Mandeb</strong>, oltre all&#8217;oleodotto saudita East-West.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Rinviato il vertice tra Iran e Paesi del Golfo</h3>



<p class="wp-block-paragraph">A Mascate era prevista una riunione tra il ministro degli Esteri iraniano <strong>Abbas Araghchi</strong> e i suoi omologhi dei Paesi del Golfo. Sarebbe stato il primo incontro dall&#8217;inizio della guerra contro Teheran e avrebbe dovuto affrontare la questione del traffico attraverso lo Stretto di Hormuz, dove le monarchie del Golfo continuano a chiedere che non vengano introdotti pedaggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;Arabia Saudita aveva presentato emendamenti all&#8217;accordo tra Iran e Oman, preoccupata che l&#8217;intesa in via di definizione potesse produrre conseguenze durature sulle condizioni di passaggio attraverso lo stretto e penalizzare gli altri Paesi del <strong>Consiglio di Cooperazione del Golfo</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli sviluppi degli ultimi giorni hanno però modificato il quadro. Un attacco delle milizie irachene filoiraniane ha danneggiato l&#8217;<strong>oleodotto saudita East-West</strong>, mentre gli Houthi hanno conquistato il controllo del vitale stretto di Bab el-Mandeb, bloccando il traffico del greggio saudita. Il vertice di Mascate è stato così rinviato a data da destinarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«È vero che l’Arabia Saudita ha chiesto di rinviare questo incontro», ha confermato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano <strong>Esmaeil Baghaei</strong>, negando tuttavia che la decisione sia legata alla «questione yemenita».</p>



<h3 class="wp-block-heading">East-West, riparazioni per diverse settimane</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Particolarmente delicata è la situazione dell&#8217;oleodotto East-West. Secondo quanto riferito da un funzionario all&#8217;Associated Press, lo stop potrebbe protrarsi per <strong>diverse settimane</strong> a causa degli interventi necessari per riparare i danni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;infrastruttura attraversa l&#8217;Arabia Saudita per circa <strong>1.200 chilometri</strong> ed è in grado di trasportare fino a <strong>7 milioni di barili di petrolio al giorno</strong>. Il suo ruolo è strategico perché permette a Riyad di indirizzare le esportazioni verso il Mar Rosso, evitando lo Stretto di Hormuz nel Golfo Persico, dove gli attacchi iraniani hanno ostacolato il traffico marittimo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;oleodotto è stato chiuso giovedì in seguito a un attacco che l&#8217;Arabia Saudita ha attribuito a droni appartenenti a milizie irachene sostenute dall&#8217;Iran. Secondo dati riportati da Reuters e ripresi da diverse fonti d&#8217;informazione, l&#8217;interruzione potrebbe determinare una <strong>perdita equivalente al 4% dell&#8217;approvvigionamento petrolifero globale</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La situazione diventerebbe ancora più critica se Riyad non riuscisse a riattivare in tempi brevi il principale collegamento petrolifero verso il Mar Rosso. In quel caso, l&#8217;Arabia Saudita potrebbe essere costretta a trattenere parte delle scorte destinate all&#8217;esportazione, riducendo ulteriormente i flussi verso il mercato internazionale.</p>
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		<title>Caro bollette, Assocompara porta in audizione sei proposte per trasparenza e tutela dei consumatori</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/economia/caro-bollette-assocompara-sei-proposte-arera/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 09:20:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Assocompara presenta sei misure contro il caro bollette nelle audizioni sul Quadro Strategico ARERA 2026-2029: più trasparenza e confrontabilità.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Più trasparenza sui consumi e sulle condizioni economiche delle offerte, bollette più facilmente confrontabili e un codivce in bolletta contro i contratti non richiesti. Sono alcuni degli interventi proposti da Assocompara, l’Associazione Italiana Comparatori Online, nell’ambito delle audizioni periodiche sul Quadro Strategico ARERA 2026-2029, giudicato positivamente. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La strategia presentata da Assocompara si articola in <strong>sei misure contro il caro bollette</strong>, con l’obiettivo di rafforzare contemporaneamente la concorrenza nel mercato dell’energia, la trasparenza e le tutele per i consumatori finali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un primo intervento riguarda l’accesso ai <strong>dati di consumo</strong>. Assocompara propone che anche i comparatori privati possano ottenere, su esplicita delega del cliente e a condizioni non discriminatorie, le informazioni necessarie a calcolare con maggiore accuratezza il possibile risparmio derivante dal passaggio a un’altra offerta. L’associazione chiede inoltre di rendere disponibili in formato aperto e riutilizzabile gli indicatori relativi alla qualità dei venditori, compresi i dati sui call center e sui reclami.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Una bolletta più semplice da confrontare</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro capitolo riguarda la struttura delle bollette. La proposta è quella di inserire nella prima pagina uno <strong>schema uniforme</strong> che riporti le principali caratteristiche dell’offerta sottoscritta dal consumatore: nome commerciale, tipologia di prezzo, corrispettivo della materia energia e costi di commercializzazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla maggiore trasparenza dovrebbe affiancarsi, secondo Assocompara, un nuovo strumento per contrastare i <strong>contratti non richiesti</strong>. L’idea è introdurre un codice identificativo presente esclusivamente in bolletta e necessario per effettuare il cambio di fornitore, seguendo il modello del codice di migrazione già utilizzato nel settore delle telecomunicazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’associazione interviene anche sul tema delle variazioni delle condizioni economiche. In caso di modifica dei prezzi, il cliente dovrebbe ricevere un’indicazione evidente della <strong>nuova spesa annua</strong>, calcolata sulla base dei consumi effettivi degli ultimi dodici mesi. Il nuovo importo dovrebbe essere messo a confronto con la spesa attuale, mostrando chiaramente la differenza tra le due condizioni.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Più riconoscibilità per gli intermediari</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Assocompara chiede inoltre la piena ed efficace applicazione della norma già in vigore sull’identificazione degli intermediari. Il consumatore dovrebbe poter riconoscere chiaramente, tanto nella proposta contrattuale quanto in bolletta, il soggetto attraverso il quale ha sottoscritto il contratto. L&#8217;indicazione, secondo l’associazione, dovrebbe quindi riportare <strong>il marchio effettivamente riconoscibile dal cliente e non soltanto la ragione sociale</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un ulteriore fronte riguarda i cambiamenti attesi nel mercato energetico. In vista della scadenza del <strong>Servizio a Tutele Graduali, fissata al 31 marzo 2027</strong>, Assocompara si è dichiarata disponibile a contribuire alle iniziative rivolte all’informazione dei consumatori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’associazione richiama inoltre l’attenzione sull’arrivo dei <strong>prezzi dinamici</strong>, chiedendo un confronto preventivo con gli operatori sulle metodologie da utilizzare per comparare le offerte e sull’accesso ai dati, in vista della scadenza del Servizio a Tutele Graduali del 31 Marzo 2027. L’obiettivo indicato è evitare che le nuove modalità di determinazione dei prezzi rendano più complessa per il consumatore la valutazione delle diverse proposte disponibili sul mercato. Assocompara si è dichiarata disponibile a partecipare a eventi di informazione per il cittadini sul tema.  </p>



<p class="wp-block-paragraph">«La possibilità di confrontare le offerte è una condizione essenziale perché la concorrenza produca benefici concreti per i consumatori», sottolinea <strong>Mario Rasimelli di Assocompara</strong>, proponendo anche l’evoluzione del Portale Offerte ARERA avvenga garantendo piena neutralità rispetto ai diversi strumenti di comparazione e valorizzando la complementarietà tra il canale pubblico e gli operatori privati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A sostegno del ruolo svolto dai comparatori, Assocompara indica infine i numeri dei portali dei propri associati: complessivamente generano <strong>oltre 30 milioni di visite al mese</strong>. Nel solo comparto energetico vengono analizzate <strong>più di 100mila bollette ogni mese</strong>, mentre gli utenti assistiti attraverso i canali online e telefonici sono <strong>oltre 250mila</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>BCE, secondo rialzo dei tassi nel 2026: depositi al 2,50%</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/economia/bce-rialzo-tassi-2026-depositi-lagarde-inflazione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Sep 2026 13:55:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Banca centrale europea alza nuovamente i tassi di interesse, mettendo a segno il secondo rialzo del 2026. La decisione, in linea con le attese,...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La <strong>Banca centrale europea alza nuovamente i tassi di interesse</strong>, mettendo a segno il secondo rialzo del 2026. La decisione, in linea con le attese, porta il tasso sui depositi al <strong>2,50%</strong>, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al <strong>2,65%</strong> e quello sulle operazioni di rifinanziamento marginali al <strong>2,90%</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La decisione è arrivata al termine della riunione del Consiglio direttivo guidato dalla presidente <strong>Christine Lagarde</strong>. Questa volta l&#8217;appuntamento si è svolto a <strong>Berlino</strong>, anziché nella consueta sede della BCE a Francoforte. Alle 14:45 ha preso il via la conferenza stampa della presidente per illustrare le scelte di politica monetaria adottate dall&#8217;Eurotower.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nuovo intervento sui tassi arriva mentre sui mercati cresce il timore di un orientamento più restrittivo della BCE, alimentato soprattutto dalla nuova corsa dei prezzi dell&#8217;energia. Il <strong>Brent</strong>, dopo aver superato i 100 dollari al barile, ha oltrepassato anche quota <strong>102 dollari</strong>, aumentando l&#8217;attenzione sulle possibili conseguenze per l&#8217;inflazione e, di riflesso, sulle prossime mosse della politica monetaria europea.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La BCE aggiorna le stime su Pil e inflazione</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La riunione non ha riguardato soltanto il costo del denaro. Con il comunicato diffuso alle 14:15, la BCE ha presentato anche le <strong>nuove previsioni economiche dello staff sull&#8217;Eurozona</strong>, aggiornando il quadro atteso per la crescita e per l&#8217;inflazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le nuove stime su <strong>Pil e andamento dei prezzi</strong> assumono un peso particolare in una fase nella quale il rincaro del petrolio rischia di modificare nuovamente le prospettive inflazionistiche. Il mercato guarda quindi alle indicazioni provenienti da Francoforte per capire quanto la nuova pressione energetica possa incidere sulla traiettoria futura dei tassi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La reazione degli investitori interessa direttamente anche le principali Borse europee. Sotto osservazione il <strong>Ftse Mib</strong> di Piazza Affari, insieme al Dax di Francoforte e al Cac 40 di Parigi. L&#8217;attenzione si estende al Ftse 100 di Londra, pur trattandosi di un mercato esterno all&#8217;Eurozona.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dai BTP all&#8217;euro, mercati in attesa anche della Fed</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il rialzo deciso dalla BCE si riflette inoltre sull&#8217;andamento dei <strong>titoli di Stato</strong>, con particolare attenzione ai BTP italiani, e sul mercato valutario, dove gli investitori seguono il rapporto tra <strong>euro e dollaro</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Petrolio, obbligazioni, cambi e listini diventano così i principali indicatori attraverso i quali misurare la risposta dei mercati alla nuova stretta monetaria. Sullo sfondo resta anche il confronto con gli Stati Uniti: la <strong>Federal Reserve</strong> tornerà a riunirsi mercoledì <strong>16 settembre 2026</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La combinazione tra il secondo aumento dei tassi BCE dall&#8217;inizio dell&#8217;anno, le nuove proiezioni macroeconomiche e il petrolio sopra i 100 dollari riporta quindi al centro dell&#8217;attenzione il rapporto tra inflazione e politica monetaria, dopo che il nuovo shock sui prezzi energetici ha aumentato le aspettative di una linea più restrittiva da parte della banca centrale europea.</p>
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		<item>
		<title>Italia in missione in Argentina e Brasile: oltre 1.300 incontri tra imprese nel Mercosur</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/economia/slug-missione-italia-mercosur-argentina-brasile-imprese/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2026 13:17:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mercosur, semaforo verde. Circa cento imprese italiane in Argentina e Brasile per oltre 1.300 incontri B2B.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Oltre <strong>1.300 incontri B2B</strong> per mettere in contatto circa cento imprese italiane con potenziali partner del Mercosur. Parte da <strong>Buenos Aires</strong>, per poi proseguire a <strong>San Paolo</strong>, la missione imprenditoriale promossa da <strong>Confindustria e Ice</strong>, che punta a rafforzare la presenza delle aziende italiane in Argentina e Brasile dopo l’accordo commerciale tra Unione europea e Mercosur.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A illustrare obiettivi e dimensioni dell’iniziativa è stato il direttore generale dell’Ice, <strong>Lorenzo Galanti</strong>, presentando la tappa argentina. L’Italia, ha sottolineato, è il primo Paese europeo a organizzare un’ampia missione di sistema dopo l’accordo Ue-Mercosur, nel tentativo di muoversi rapidamente nella nuova fase dei rapporti economici con l’America Latina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Siamo stati tempestivi, grazie alla visione del presidente di Confindustria Emanuele Orsini, nel cominciare a riposizionarci in questa nuova fase, in questa nuova stagione che si apre», ha spiegato Galanti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dalle esportazioni all’ingresso nelle filiere</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La missione non punta soltanto ad aumentare le esportazioni italiane verso l’area. La strategia indicata dall’Ice è più ampia: rafforzare il posizionamento delle aziende nelle filiere produttive locali, partecipare alle gare e intercettare i progetti legati allo sviluppo delle infrastrutture.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Argentina rappresenta in questo senso uno dei mercati sui quali si concentrano le aspettative. Secondo Galanti, le opportunità sono legate allo sviluppo del <strong>settore energetico</strong>, alle riforme e al processo di stabilizzazione dell’economia, oltre naturalmente alle prospettive aperte dall’accordo tra Bruxelles e il Mercosur.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«L’obiettivo non è semplicemente quello di esportare di più. L’obiettivo è entrare nelle filiere, partecipare alle gare e allo sviluppo infrastrutturale di questo Paese. È un obiettivo molto ambizioso», ha sottolineato il direttore generale dell’Ice.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il sistema Italia tra governo, imprese e istituzioni finanziarie</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La delegazione vuole presentarsi in Argentina e Brasile con una presenza coordinata dell’intero sistema economico italiano. Alla missione partecipano infatti il governo, con i ministri <strong>Antonio Tajani e Giuseppe Valditara</strong>, le istituzioni e le imprese, insieme a <strong>Sace, Simest, Cdp</strong>, sistema camerale e associazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per Galanti si tratta di «un segnale forte» dell’attenzione italiana verso le possibilità offerte dai due mercati sudamericani. La presenza congiunta dei diversi attori dovrebbe consentire alle imprese non soltanto di individuare controparti commerciali, ma anche di costruire rapporti più strutturati nei mercati locali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È proprio questo il significato attribuito agli oltre 1.300 incontri programmati tra le aziende italiane e i potenziali partner dell’area. La missione, secondo il direttore generale dell’Ice, rappresenta infatti il risultato di un percorso già avviato, ma dovrebbe contemporaneamente segnare l’inizio di una «fase due» e di un «cambio di passo» nei rapporti economici italiani con Argentina, Brasile e, più in generale, con il Mercosur.</p>
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		<title>Forum Ambrosetti, manager contro Trump: il 90,2% boccia la politica estera. Meloni promossa dal 68,3%</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/economia/slug-forum-ambrosetti-sondaggio-trump-meloni-opposizioni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 13:44:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il televoto al Forum Ambrosetti boccia la politica estera di Trump e promuove il governo Meloni. Male le opposizioni.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Una bocciatura sempre più netta per Donald Trump, un giudizio largamente positivo sul governo Meloni e una valutazione ancora più severa rispetto al 2025 per le opposizioni. È il quadro restituito dal <strong>sondaggio elettronico condotto tra gli oltre 200 imprenditori e manager presenti alla 52esima edizione del Forum Ambrosetti di Cernobbio</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dato più marcato riguarda il presidente degli Stati Uniti. Alla platea è stato chiesto di valutare le azioni di politica estera della Casa Bianca attraverso una scala da <strong>1, equivalente a «molto negativamente», a 9, «molto positivamente»</strong>. Il <strong>90,2%</strong> ha scelto un voto compreso tra 1 e 4, con una crescita significativa della componente più critica rispetto alla rilevazione dello scorso anno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A scegliere il voto minimo è infatti il <strong>58,5%</strong> dei partecipanti, una percentuale quasi triplicata rispetto al <strong>20,5% del 2025</strong>. Il 17,1% assegna invece un 2, contro il precedente 23,1%, mentre il voto 3 raccoglie il 12,2%, dal 12,8%. Il 2,4% si ferma a 4, percentuale in forte riduzione rispetto al 15,4% dello scorso anno. Il giudizio intermedio, pari a 5, viene espresso dal <strong>4,9%</strong>, contro il 7,7% del 2025.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A restringersi drasticamente è soprattutto l&#8217;area dei giudizi favorevoli sulla politica estera americana. I voti compresi tra 6 e 9 raccolgono complessivamente appena il <strong>4,8%</strong>, contro il <strong>20,5% del 2025</strong>. Nessuno assegna un 6, mentre un anno fa la quota era del 5,1%. Il 7 e l&#8217;8 ottengono entrambi il 2,4%, rispetto rispettivamente al 5,1% e al 10,3% della precedente rilevazione.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Governo Meloni promosso dal 68,3%</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Di segno opposto il giudizio riservato all&#8217;esecutivo italiano. Dopo quasi quattro anni di governo, il <strong>68,3%</strong> delle imprese interpellate assegna all&#8217;operato del governo Meloni un voto positivo, compreso tra 6 e 9.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punteggio più frequente è <strong>7, scelto dal 33,3%</strong> dei partecipanti. Segue l&#8217;8 con il 20%, mentre il 6 raccoglie l&#8217;8,3% e il voto massimo, 9, viene attribuito dal 6,7%. Un altro 10% assegna all&#8217;esecutivo un giudizio intermedio pari a 5.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le valutazioni negative, comprese tra 1 e 4, rappresentano invece complessivamente il <strong>21,7%</strong>. Il televoto restituisce quindi un giudizio favorevole da parte di quasi sette manager e imprenditori su dieci sull&#8217;azione svolta finora dall&#8217;esecutivo guidato da Giorgia Meloni.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Opposizioni bocciate dall&#8217;83%</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Se Trump raccoglie il giudizio peggiore sulla politica estera, anche per i partiti italiani di opposizione i risultati sono fortemente negativi. L&#8217;<strong>83%</strong> degli intervistati assegna alla loro azione un voto compreso tra 1 e 4. Nel 2025 la stessa quota si fermava al 73%, con un peggioramento quindi di dieci punti percentuali in un anno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cresce soprattutto il numero di chi esprime il giudizio più severo. Il voto <strong>1 passa dall&#8217;11,9% al 23,7%</strong>, praticamente raddoppiando. Il 18,6% assegna un 2, contro il 15,3% dell&#8217;anno scorso; il 25,4% sceglie il 3, dal precedente 28,8%, mentre il 15,3% attribuisce un 4, contro il 17% del 2025.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la fascia intermedia perde terreno: il voto 5 passa dal 13,6% al <strong>10,2%</strong>. I giudizi positivi, dal 6 al 9, risultano invece dimezzati, scendendo complessivamente dal <strong>13,6% al 6,8%</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel dettaglio, il 6 raccoglie il 3,4%, rispetto all&#8217;8,5% del 2025; il 7 rimane invariato all&#8217;1,7%, mentre l&#8217;8 resta allo 0%. Il voto massimo, 9, passa infine dal 3,4% all&#8217;<strong>1,7%</strong>.</p>
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		<title>Piazza Affari oltre i record: perché Milano è tornata attrattiva</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/economia/piazza-affari-oltre-i-record-perche-milano-e-tornata-attrattiva/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Bozzacchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Sep 2026 16:07:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[finanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Milano beneficia del ritorno dei capitali verso l’Europa: banche, energia e industria, un tempo considerati un limite, oggi sono i settori che sostengono la corsa del FTSE Mib.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Da grande assente del rally tecnologico globale a protagonista della nuova stagione europea. Nel 2026 Piazza Affari ha trasformato la sua storica debolezza – la scarsa presenza di Big Tech e il peso dominante di banche, energia e industria – nel principale motore della propria crescita. Il FTSE Mib ha raggiunto il 7 agosto il massimo storico intraday di 54.041 punti e, nonostante la correzione di fine estate, questa settimana ha mantenuto un guadagno di circa il 15% da inizio anno. Superiore a quello dello Stoxx Europe 600. Milano interpreta meglio di altre piazze UE il ritorno degli investitori internazionali verso l’Europa. Reuters ha spiegato come il Vecchio continente sia tornato attrattivo grazie a valutazioni inferiori a quelle statunitensi, a una minore concentrazione sui titoli tecnologici e alla possibilità di diversificare i portafogli. Fortune ha incluso il FTSE Mib, insieme al Dax tedesco e al Cac 40 francese, tra gli indici capaci di raggiungere nuovi massimi nel 2026. Una recente analisi Schroders sul primo semestre 2026 ha segnalato Milano in crescita del 16,6%, capofila dei maggiori mercati dell’Europa continentale, grazie soprattutto a finanziari e industriali. Un focus del Financial Times sull’ascesa delle Borse dell’Europa meridionale aveva in precedenza individuato il segreto della ritrovata attrattività nella forte presenza dei titoli bancari. La prima spiegazione del primato milanese risiede nella composizione dell’indice. Piazza Affari offre poca tecnologia, ma molta “economia reale”: banche, assicurazioni, petrolio, infrastrutture energetiche e manifattura. Sono precisamente i settori premiati nel 2026 dalla risalita dei tassi e dei rendimenti obbligazionari, dagli investimenti europei in difesa e autonomia strategica, dal potenziamento delle reti elettriche e dalla crescente domanda energetica dei data center. A questi elementi si aggiungono una stabilità politica maggiore rispetto alla Francia, uno spread Btp-Bund lontano dai picchi del passato e valutazioni dei titoli ancora relativamente contenute. Le banche hanno comunque costituito la base della corsa. Bilanci più solidi, crediti deteriorati sotto controllo, commissioni resilienti e remunerazioni generose hanno modificato la percezione internazionale del comparto. UniCredit, in rialzo di circa il 17,5% da gennaio, ha chiuso il primo semestre con un utile record di 6,1 miliardi di euro e un RoTE del 24%. Intesa Sanpaolo, cresciuta di circa il 16,5%, prevede di restituire agli azionisti 9,4 miliardi tra dividendi e riacquisti di azioni. Ancora più vivaci Banco BPM e Bper, entrambe oltre il 20%, spinte dalle operazioni di consolidamento e dalle sinergie attese. Le manovre che stanno ridisegnando il sistema bancario italiano, seguite con attenzione dagli analisti, non sono più considerate soltanto difensive. Il mercato le interpreta come occasioni per aumentare scala, efficienza e redditività. I casi più spettacolari del listino meneghino arrivano però dall’energia. Saipem è la best case del 2026, con un rendimento vicino al 93%. Gli investitori hanno premiato il risanamento finanziario, la solidità del portafoglio ordini e le nuove commesse, tra cui un contratto offshore da 1,8 miliardi di dollari in Medio Oriente. Eni, salita di oltre il 40%, ha beneficiato del rialzo di petrolio e gas provocato dalla crisi iraniana, ma anche dell’aumento del buyback, della crescita produttiva e della strategia di valorizzazione separata delle attività legate alla transizione. Il gruppo ha alzato le proprie previsioni sui prezzi energetici e rafforzato la remunerazione degli azionisti grazie alla maggiore generazione di cassa. La stessa dinamica che ha sostenuto Tenaris, oltre il 40% da gennaio, favorita dagli investimenti in oil &amp; gas e sicurezza energetica. Tra gli industriali spicca Prysmian, in progresso di circa il 36%. Il produttore di cavi è diventato una delle principali scommesse europee sull’elettrificazione. Nel secondo trimestre i ricavi hanno superato i 6 miliardi di euro, con una crescita organica sostenuta da trasmissione, reti elettriche e soluzioni digitali. La presenza produttiva negli Stati Uniti, rafforzata dall’acquisizione di Encore Wire, lha reso Prysmian più protetta dai dazi ed esposta direttamente a reshoring, data center e modernizzazione delle infrastrutture. Il record di Milano nasce così da una coincidenza rara: ciò che fino a pochi anni fa appariva un limite coincide oggi con le priorità strategiche dell’Europa. Il rally resta comunque esposto a rischi – nuove imposte straordinarie, aumento dello spread, rallentamento economico – ma non poggia soltanto sull’espansione dei multipli. Dietro i massimi del 2026 ci sono utili, cassa, dividendi e trasformazioni industriali concrete. È questa la ragione per cui Piazza Affari, da mercato strutturalmente a sconto, è tornata una destinazione credibile per i capitali internazionali. Musica per le orecchie di chi sa ascoltare.</p>
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		<title>Forum di Cernobbio 2026, dal 4 al 6 settembre: programma, temi e ospiti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 10:52:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 4 al 6 settembre torna il Forum di Cernobbio 2026: tre giornate dedicate a scenari globali, Europa e Italia. Il programma e gli ospiti.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Dal <strong>4 al 6 settembre 2026</strong> Villa d’Este ospita la <strong>52esima edizione del Forum di Cernobbio</strong>, organizzato da The European House &#8211; Ambrosetti. Tre giornate di confronto che riuniranno esponenti della politica, delle istituzioni, dell’accademia e del mondo imprenditoriale provenienti da diversi Paesi, con un’agenda che spazia dagli equilibri geopolitici alla competitività europea, fino alle principali questioni economiche e politiche italiane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche quest’anno il Forum si svolgerà in <strong>modalità ibrida</strong>. Villa d’Este resterà l’hub centrale e la sede storica dell’appuntamento, al quale saranno collegati altri hub distribuiti in Italia, in Europa e nel resto del mondo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Tre giornate tra scenari globali, Europa e Italia</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La struttura del Forum prevede un tema principale per ciascuna giornata. <strong>Venerdì 4 settembre</strong> l’attenzione sarà rivolta alle grandi questioni globali, affrontate nelle loro dimensioni economiche, geopolitiche, scientifiche e tecnologiche. Il programma dedicato alle sfide del futuro e ai loro effetti sull’economia comprenderà, tra gli altri argomenti, il ruolo dell’Azerbaijan e un’analisi della posizione dell’Italia nello scenario globale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il baricentro si sposterà sull’Europa <strong>sabato 5 settembre</strong>, con l’«Agenda per l’Europa». Il confronto riguarderà il ruolo del continente nel Mediterraneo e nei Balcani, la strada europea verso la crescita e la competitività, l’architettura della difesa e della sicurezza nel nuovo contesto geopolitico e le fonti energetiche necessarie alle politiche europee. In agenda anche la geopolitica dell’energia e il ruolo degli Stati Uniti nel nuovo scenario globale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La giornata conclusiva di <strong>domenica 6 settembre</strong> sarà invece interamente dedicata all’Italia. Al centro dei lavori ci saranno lavoro, politiche energetiche, infrastrutture, giustizia ed economia. Accanto agli interventi dei rappresentanti del governo e del mondo imprenditoriale e finanziario, è previsto uno spazio specificamente riservato al punto di vista delle opposizioni.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Da Giorgetti e Tajani a Schlein, Conte e Vannacci</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La dimensione internazionale dell’edizione 2026 è testimoniata dalla presenza annunciata di rappresentanti di <strong>nove governi</strong>: Azerbaijan, Ucraina, Italia, Croazia, Albania, Stati Uniti, Arabia Saudita, Portogallo e Spagna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Numerosa anche la delegazione del governo italiano. Sono attesi i ministri <strong>Anna Maria Bernini, Marina Calderone, Giancarlo Giorgetti, Carlo Nordio, Gilberto Pichetto Fratin, Matteo Salvini, Antonio Tajani, Adolfo Urso e Paolo Zangrillo</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al Forum parteciperanno inoltre <strong>tre membri della Commissione europea</strong>, tra i quali l’italiano <strong>Raffaele Fitto</strong>, oltre al presidente del Consiglio europeo <strong>Antonio Costa</strong>. Sul versante delle opposizioni e delle forze politiche esterne al governo sono annunciati <strong>Angelo Bonelli</strong> di AVS, <strong>Carlo Calenda</strong> di Azione, <strong>Giuseppe Conte</strong> del M5S, <strong>Matteo Renzi</strong> di Italia Viva, <strong>Elly Schlein</strong> del Partito Democratico e <strong>Roberto Vannacci</strong> di Futuro Nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il parterre comprenderà anche personalità internazionali. Tra queste <strong>Jordan Bardella</strong>, presidente del Rassemblement National dal 2022, l’ex sindaco di New York <strong>Bill de Blasio</strong>, <strong>Fabiola Gianotti</strong>, indicata nel programma come ex direttrice generale del CERN nel 2025 e prima donna ad aver ricoperto l’incarico, e <strong>Jacob Helberg</strong>, sottosegretario di Stato americano per gli Affari economici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Resta infine aperta la possibilità della partecipazione del presidente ucraino <strong>Volodymyr Zelensky</strong>, la cui presenza al Forum non è al momento indicata come certa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come ogni anno a Cernobbio si cerca di capire dove andrà il mondo e dove si auspica che vada. Gli esperti, i policy maker e gli stakeholders si impegnano a farlo seguendo le tracce tematiche che le edizioni del Forum offrono. Per anni la prima sessione è stata l&#8217;Economic Outlook; dal 2010, di fronte a una complessità geopolitica crescente, si apre quasi sempre con un&#8217;analisi degli equilibri internazionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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