<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Economia - The Watcher Post</title>
	<atom:link href="https://www.thewatcherpost.it/argomenti/economia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.thewatcherpost.it/argomenti/economia/</link>
	<description>Testata giornalistica online di analisi politica ed economica</description>
	<lastBuildDate>Tue, 05 May 2026 12:31:59 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>
	<item>
		<title>Uffici in locazione, Milano e Roma aprono il 2026 con segnali opposti: qualità sempre più centrale</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/economia/uffici-roma-milano-locazione/</link>
					<comments>https://www.thewatcherpost.it/economia/uffici-roma-milano-locazione/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 12:31:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.thewatcherpost.it/?p=62972</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'analisi JLL sul primo trimestre 2026: 100.000 mq di take-up complessivo tra le due città. Milano rallenta senza grandi operazioni, Roma più che raddoppia grazie a quattro transazioni sopra i 5.000 mq.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/uffici-roma-milano-locazione/">Uffici in locazione, Milano e Roma aprono il 2026 con segnali opposti: qualità sempre più centrale</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il mercato degli uffici in locazione in Italia apre il 2026 con dinamiche divergenti tra Milano e Roma. Secondo le analisi di JLL, nel primo trimestre il take-up complessivo ha superato di poco i 100.000 metri quadrati, distribuiti tra circa 65.000 mq nel capoluogo lombardo e 36.000 mq nella Capitale. Il denominatore comune è una domanda sempre più matura e selettiva, orientata alla qualità in un contesto di offerta prime strutturalmente limitata.</p>



<p><strong>Milano: domanda vivace ma operazioni più piccole</strong></p>



<p>Milano conferma una domanda solida – in linea con il numero di operazioni dello stesso periodo del 2025 e superiore alla media degli ultimi cinque anni – ma registra un rallentamento nei volumi rispetto allo scorso anno, quando si sfioravano i 100.000 mq. Alle circa 65.000 mq di superfici assorbite si aggiungono 4.000 mq di sublocazioni.</p>



<p>A pesare sulla flessione è soprattutto l&#8217;assenza di grandi operazioni, accompagnata da una riduzione significativa delle dimensioni medie degli spazi locati, scese da circa 1.200 a 750 mq. Un segnale di strategie più prudenti e di una maggiore ottimizzazione degli spazi da parte delle aziende.</p>



<p>La domanda si concentra su immobili di alta qualità: circa il 65% delle superfici assorbite riguarda edifici di grado A, selezionati per qualità costruttiva, sostenibilità e posizione strategica. La scarsità di offerta prime continua a fare pressione sui canoni: il tasso medio di vacancy si attesta al 9,4%, ma scende al 3,6% per gli immobili di fascia alta. I canoni toccano gli 820 euro al metro quadrato annuo nel centro storico e i 780 euro nelle aree direzionali moderne. Le locazioni sopra i 600 euro/mq/anno rappresentano ormai circa il 30% del totale.</p>



<p>Dal punto di vista geografico, circa il 40% della domanda si concentra nelle zone centrali. Le aree semicentrali intercettano oltre un quarto delle superfici, con quartieri come Farini-Isola e Porta Romana protagonisti delle operazioni più rilevanti. A trainare la domanda sono soprattutto i servizi professionali: studi legali, operatori finanziari e aziende tecnologiche.</p>



<p><strong>Roma: il mercato più che raddoppia</strong></p>



<p>Scenario opposto a Roma, dove il mercato direzionale ha registrato un&#8217;accelerazione significativa. Con circa 36.000 mq di take-up, il volume è più che raddoppiato rispetto al primo trimestre del 2025, trainato da quattro operazioni superiori ai 5.000 mq, tra cui una di rilievo legata alla Pubblica Amministrazione.</p>



<p>Anche nella Capitale si conferma la preferenza per immobili di qualità, con il 57% delle superfici assorbite rappresentato da edifici di grado A. Il centro direzionale resta il cuore del mercato con circa il 40% delle operazioni, mentre l&#8217;area dell&#8217;Eur si distingue per la transazione più importante del trimestre, realizzata in modalità pre-let.</p>



<p>Sul fronte settoriale dominano i servizi, in particolare studi legali e Pubblica Amministrazione, che continua a rappresentare un attore chiave nella domanda capitolina. Il tasso di vacancy rimane contenuto, sotto il 7% complessivo e appena all&#8217;1,5% per gli immobili di fascia alta. I canoni prime si mantengono stabili a 610 euro/mq/anno, con prospettive di crescita nel breve periodo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/uffici-roma-milano-locazione/">Uffici in locazione, Milano e Roma aprono il 2026 con segnali opposti: qualità sempre più centrale</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.thewatcherpost.it/economia/uffici-roma-milano-locazione/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Bruxelles chiude all&#8217;Italia: nessuna deroga sull&#8217;energia né flessibilità sui conti</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/economia/bruxelles-nessuna-deroga-italia-conti-pubblici/</link>
					<comments>https://www.thewatcherpost.it/economia/bruxelles-nessuna-deroga-italia-conti-pubblici/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 10:26:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.thewatcherpost.it/?p=62922</guid>

					<description><![CDATA[<p>All'Eurogruppo nessuna concessione a Roma sulla crisi energetica. Sul tavolo restano solo opzioni marginali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/bruxelles-nessuna-deroga-italia-conti-pubblici/">Bruxelles chiude all’Italia: nessuna deroga sull’energia né flessibilità sui conti</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L&#8217;Unione europea chiude la porta all&#8217;Italia. Alla riunione dell&#8217;Eurogruppo di oggi – i ministri finanziari dei Paesi che hanno adottato l&#8217;euro – non è previsto alcun documento finale sulle richieste di Roma di ottenere più spazio nel bilancio per affrontare la crisi energetica. Nessuna concessione di flessibilità sui conti per misure legate al conflitto in Medio Oriente.</p>



<p>Nei giorni scorsi da Roma era partito il pressing per rivedere o introdurre eccezioni al percorso di rientro dal deficit eccessivo. Anche nel corso del summit svoltosi dieci giorni fa a Cipro, il presidente del Consiglio aveva invocato più elasticità, prospettando tre possibilità: scorporare dal calcolo del disavanzo le spese per l&#8217;energia, convertire i quasi quattro miliardi stanziati per la difesa – già espunti dal deficit – oppure sospendere il Patto di Stabilità in via generale, ossia per tutti.</p>



<p>Da Bruxelles la risposta è stata negativa. I tecnici delle istituzioni europee ammettono che le conseguenze della guerra in Iran dureranno a lungo, ma sostengono che allo stato non ci sono le condizioni per modificare le attuali regole fiscali. «Esistono già diversi strumenti che consentono di reagire a situazioni eccezionali», è la spiegazione fornita, citando le clausole di salvaguardia nazionali, le misure classificate «una tantum» e la possibilità di uno scostamento temporaneo «a condizione che questo venga compensato successivamente». A pesare anche il calendario politico: il prossimo anno sarà elettorale per molti Paesi, tra cui Italia, Francia e Spagna, il che rafforza la necessità di «ancorare il quadro fiscale» e di «rassicurare i mercati finanziari».</p>



<p>L&#8217;ipotesi di scorporare dal deficit le spese per l&#8217;energia non è contemplata. Così come non lo è quella di «dirottare» i quasi quattro miliardi destinati alla difesa, con una motivazione molto esplicita: il pericolo russo non è scomparso e gli impegni con Donald Trump su quel capitolo vanno mantenuti. La sospensione nazionale del Patto di Stabilità – già bocciata per tutti i 27 – non trova spazio nemmeno in questa sede. A Bruxelles si fa notare che, a quel punto, l&#8217;Italia non uscirebbe nemmeno l&#8217;anno prossimo dalla procedura per deficit eccessivo, con conseguenze negative sui mercati finanziari.</p>



<p>Commissione e Consiglio europeo hanno comunque avviato simulazioni sul caso in cui il conflitto tra Usa e Iran andasse avanti ancora a lungo. In quello scenario potrebbe emergere una quarta opzione: prorogare la scadenza dei fondi del Pnrr e impiegare quelli non ancora spesi proprio sull&#8217;energia.</p>



<p>Con un avvertimento, però, del Fondo Monetario Internazionale. «La maggior parte dei governi dell&#8217;Ue non sta indirizzando le riduzioni delle accise sui carburanti e le altre misure di sostegno ai prezzi dell&#8217;energia esclusivamente ai consumatori più vulnerabili», ha ammonito Alfred Kammer, capo del dipartimento europeo del Fmi. «Gli aiuti non sono mirati».</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/bruxelles-nessuna-deroga-italia-conti-pubblici/">Bruxelles chiude all&#8217;Italia: nessuna deroga sull&#8217;energia né flessibilità sui conti</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.thewatcherpost.it/economia/bruxelles-nessuna-deroga-italia-conti-pubblici/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cassette di sicurezza e rischio patrimoniale. Quale modello serve per la gestione dei beni preziosi</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/news/cassette-di-sicurezza-e-rischio-patrimoniale-quale-modello-serve-per-la-gestione-dei-beni-preziosi/</link>
					<comments>https://www.thewatcherpost.it/news/cassette-di-sicurezza-e-rischio-patrimoniale-quale-modello-serve-per-la-gestione-dei-beni-preziosi/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 May 2026 17:47:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[affide]]></category>
		<category><![CDATA[beni preziosi]]></category>
		<category><![CDATA[rapina napoli]]></category>
		<category><![CDATA[risparmio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.thewatcherpost.it/?p=62910</guid>

					<description><![CDATA[<p>Cassette di sicurezza e rischio patrimoniale: il caso Napoli svela le inefficienze tra sotto-assicurazione e asimmetrie informative.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/news/cassette-di-sicurezza-e-rischio-patrimoniale-quale-modello-serve-per-la-gestione-dei-beni-preziosi/">Cassette di sicurezza e rischio patrimoniale. Quale modello serve per la gestione dei beni preziosi</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il clamore suscitato dalla recente rapina nel caveau bancario di Napoli va ben oltre il perimetro della cronaca. L&#8217;apertura forzata di decine di cassette di sicurezza ha infatti squarciato il velo su un nervo scoperto del nostro sistema di gestione patrimoniale, scuotendo profondamente la percezione di sicurezza assoluta che da decenni accompagna famiglie, collezionisti e investitori. Quanto è avvenuto ci consegna una consapevolezza amara ma necessaria: la tutela dei beni fisici non è soltanto una questione di serrature, telecamere o pareti blindate, ma è prima ancora un tema di educazione finanziaria.&nbsp;Il tradizionale modello della&nbsp;‘scatola chiusa al buio’, visto storicamente come il porto più sicuro per i cosiddetti gioielli di famiglia, si sta rivelando più un rischio che un rifugio.</p>



<p>La prima grande lezione che emerge da quanto avvenuto nel caveau partenopeo riguarda un vero e proprio &#8216;buco&#8217;. Non mi riferisco alla breccia fisica praticata nel pavimento della banca, ma a una voragine invisibile e altrettanto insidiosa: quella dei massimali assicurativi. Esiste nel nostro Paese una profonda e spesso ignorata asimmetria informativa tra gli istituti di credito e i clienti. Vi è infatti un divario enorme tra il valore reale dei beni custoditi – che nel caso di orologi di alta gamma, gioielli o oro raggiunge facilmente decine di migliaia di euro – e i massimali standard previsti dai tradizionali contratti di locazione delle cassette di sicurezza. Questi ultimi sono frequentemente ancorati a limiti forfettari insufficienti, spesso fermi alla soglia dei 10.000 euro. Si genera così un drammatico paradosso: il cliente affida i propri preziosi a un ente terzo convinto di averli messi al sicuro, per poi comprendere la sua condizione di gravissima sotto-assicurazione soltanto a danno avvenuto.</p>



<p>La seconda criticità è legata all&#8217;onere della prova e, per così dire, costituisce la beffa più grande derivante dall&#8217;anonimato.&nbsp;Il principio della totale privacy, che è alla base del servizio della cassetta di sicurezza bancaria, finisce inevitabilmente per ritorcersi contro chi ne usufruisce quando c&#8217;è bisogno di quantificare un risarcimento.&nbsp;Dato che la banca non è a conoscenza del contenuto della cassetta, come può il cliente dimostrarne l&#8217;effettivo valore in caso di furto?&nbsp;Senza una documentazione preesistente e inoppugnabile, ottenere il rimborso del reale valore sottratto si trasforma in una battaglia legale lunga, frustrante e quasi impossibile da vincere.</p>



<p>Qual è, dunque, la via d’uscita? La terza lezione è proprio la necessità di comprendere la differenza sostanziale tra ‘affittare uno&nbsp;spazio’&nbsp;e ‘affidare un bene’. Nel primo caso si prende in locazione un contenitore vuoto, accettando i rigidi limiti assicurativi dell&#8217;istituto e mantenendo su di sé il rischio di non poter dimostrare il reale valore di ciò che vi si è inserito. &nbsp;Nel secondo caso ci si affida a un modello di custodia professionale, dove la vera garanzia è rappresentata dalla valutazione preventiva effettuata da professionisti esperti.&nbsp;La certificazione oggettiva del valore di beni come gioielli, orologi e oro prima del deposito trasferisce il rischio dal cliente al custode e alla sua assicurazione.&nbsp;È un passaggio chiave che garantisce tutele chiare ed elimina alla radice l&#8217;alea della prova a posteriori in caso di sinistro.</p>



<p>Questo ci porta al cuore della questione, che segna un vero e proprio salto culturale. Il senso comune ha sempre suggerito una regola non scritta: nascondere per proteggere. In realtà vale l&#8217;esatto contrario: ciò che non è periziato, non è davvero protetto. La vera tutela del patrimonio costituito da beni preziosi non consiste nel seppellirli nel buio di una cassetta di sicurezza, ma nel farli valutare e periziarne il valore. Passare dall&#8217;anonimato a una tutela trasparente e certificata è il vero e imprescindibile cambio di passo che oggi serve per preservare nel tempo l&#8217;integrità della ricchezza familiare.</p>



<p class="has-text-align-right">*<em>Direttore Centrale Commerciale di Affide</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/news/cassette-di-sicurezza-e-rischio-patrimoniale-quale-modello-serve-per-la-gestione-dei-beni-preziosi/">Cassette di sicurezza e rischio patrimoniale. Quale modello serve per la gestione dei beni preziosi</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.thewatcherpost.it/news/cassette-di-sicurezza-e-rischio-patrimoniale-quale-modello-serve-per-la-gestione-dei-beni-preziosi/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Difesa europea: oltre l’attesa, la via della cooperazione rafforzata</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/economia/difesa-europea-oltre-lattesa-la-via-della-cooperazione-rafforzata/</link>
					<comments>https://www.thewatcherpost.it/economia/difesa-europea-oltre-lattesa-la-via-della-cooperazione-rafforzata/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianni Pittella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2026 08:47:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[cooperazione rafforzata]]></category>
		<category><![CDATA[difesa europea]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.thewatcherpost.it/?p=62907</guid>

					<description><![CDATA[<p>Cosa serve fare per iniziare davvero il processo di costruzione di una difesa europea, un obiettivo ormai non più rinviabile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/difesa-europea-oltre-lattesa-la-via-della-cooperazione-rafforzata/">Difesa europea: oltre l’attesa, la via della cooperazione rafforzata</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Come ha recentemente sottolineato la rivista Il Mattinale Europeo con un editoriale di Di Christian Spillmann, c’è un equivoco che attraversa oggi il dibattito europeo: pensare che l’integrazione dell’Ucraina sia un problema da rinviare, da gestire con formule intermedie, da diluire nel tempo. In realtà, è esattamente il contrario. È una necessità strategica immediata. Non solo per Kyiv, ma per l’Europa stessa.</p>



<p>Le esitazioni espresse dal cancelliere Friedrich Merz riflettono una linea prudente, comprensibile sul piano politico interno ma miope sul piano geopolitico. L’Unione europea non è oggi nelle condizioni di assorbire rapidamente l’Ucraina nei suoi meccanismi istituzionali. Ma questo non può diventare un alibi per l’inazione. Perché nel frattempo la storia accelera.</p>



<p>La guerra ha trasformato l’Ucraina. Non è più soltanto un paese candidato: è una potenza militare operativa, con un esercito esperto e un’industria della difesa avanzata, capace di innovare sul campo.</p>



<p>In questo quadro, le parole del presidente Volodymyr Zelensky suonano come un richiamo alla realtà: l’Ucraina non chiede riconoscimenti simbolici, ma integrazione reale. E soprattutto non chiede protezione: la sta già garantendo, difendendo l’Europa con il sangue dei suoi cittadini.</p>



<p>È qui che si apre uno spazio politico nuovo, che l’Unione europea – nei suoi attuali equilibri – fatica a occupare: quello di una cooperazione rafforzata sulla difesa.</p>



<p>Non una semplice estensione delle politiche esistenti, né un duplicato della NATO, ma un salto di qualità: un trattato intergovernativo tra Stati disponibili, aperto non solo ai membri dell’UE, ma anche a partner strategici come il Regno Unito, la Norvegia e, naturalmente, l’Ucraina.</p>



<p>Il modello non va inventato da zero. L’Europa lo ha già sperimentato con successo: Accordo di Schengen nacque fuori dai trattati comunitari, tra un gruppo ristretto di Stati determinati ad andare avanti. Solo dopo è diventato patrimonio comune.</p>



<p>Oggi serve lo stesso coraggio. Una cooperazione rafforzata sulla difesa dovrebbe poggiare su alcuni pilastri chiari: <br>Integrazione operativa immediata<br>Le forze armate ucraine, tra le più esperte al mondo nel combattimento moderno – dai droni alla guerra ibrida – devono essere integrate nei dispositivi europei di pianificazione, addestramento e comando. Non tra dieci anni, ma subito.<br><br>Industria della difesa comune<br>L’Europa ha bisogno di una base industriale integrata. L’Ucraina, con la sua capacità produttiva – in particolare nel settore dei droni – rappresenta un acceleratore decisivo. Invece di proteggere gelosamente le filiere nazionali, occorre metterle in rete.<br><br>Finanziamento condiviso<br>Serve un salto anche sul piano fiscale: strumenti comuni di investimento, sul modello dei programmi varati durante la pandemia, per sostenere ricerca, produzione e innovazione militare.<br><br>Autonomia strategica reale<br>Il progressivo disimpegno degli Stati Uniti, soprattutto sotto leadership come quella di Donald Trump, impone agli europei di costruire un proprio pilastro di sicurezza. Non contro la NATO, ma dentro una logica più equilibrata e meno dipendente.<br><br>Governance flessibile<br>La cooperazione deve essere aperta, modulare, capace di includere chi vuole e può contribuire. Senza il vincolo paralizzante dell’unanimità.</p>



<ol class="wp-block-list"></ol>



<p>Questa non è una scorciatoia. È una scelta di realismo. Continuare a discutere dei tempi formali di adesione dell’Ucraina all’UE rischia di farci perdere di vista la questione essenziale: la sicurezza europea si gioca ora, non alla fine di un negoziato istituzionale. L’Europa ha spesso avanzato nelle crisi, quando ha saputo trasformare le difficoltà in integrazione. Oggi siamo di fronte a una di quelle svolte.</p>



<p>Rinviare significherebbe esporsi. Agire, invece, significa riconoscere una verità semplice:<br>senza l’Ucraina, l’Europa è più debole. Con l’Ucraina, può finalmente diventare una vera potenza di sicurezza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/difesa-europea-oltre-lattesa-la-via-della-cooperazione-rafforzata/">Difesa europea: oltre l’attesa, la via della cooperazione rafforzata</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.thewatcherpost.it/economia/difesa-europea-oltre-lattesa-la-via-della-cooperazione-rafforzata/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Appalti pubblici e costi di compliance: gli incentivi distorti che spingono verso l’affidamento diretto</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/economia/appalti-pubblici-e-costi-di-compliance-gli-incentivi-distorti-che-spingono-verso-laffidamento-diretto/</link>
					<comments>https://www.thewatcherpost.it/economia/appalti-pubblici-e-costi-di-compliance-gli-incentivi-distorti-che-spingono-verso-laffidamento-diretto/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 13:11:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.thewatcherpost.it/?p=62881</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tra burocrazia onerosa e asimmetrie operative, il modello di qualificazione ex ante può liberare risorse per le PMI e riallineare il mercato alle regole europee.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/appalti-pubblici-e-costi-di-compliance-gli-incentivi-distorti-che-spingono-verso-laffidamento-diretto/">Appalti pubblici e costi di compliance: gli incentivi distorti che spingono verso l’affidamento diretto</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>(*Articolo di Tiziana Carpinello, Presidente Bentley SOA, pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em><br><br>Oltre il 90% delle procedure di appalto avviene tramite affidamento diretto. Non è un caso, né pigrizia burocratica. È la risposta razionale a un sistema che rende fare una gara più costoso dell&#8217;affidamento diretto. Le stazioni appaltanti non stanno aggirando le regole: stanno obbedendo agli incentivi sbagliati che il sistema stesso ha costruito. Lo dimostra uno studio recente dell&#8217;ANAC: negli ultimi cinque anni gli affidamenti diretti di appalti sotto soglia per forniture e servizi sono passati da 1.500 nel 2021 a quasi 14.000 nel 2025, con una concentrazione anomala di importi appena al di sotto delle soglie di legge.</p>



<p>Quante ore di lavoro dedica un&#8217;azienda a raccogliere documenti per partecipare a una gara pubblica? Fatturati certificati, referenze, attestazioni antimafia, certificazioni di qualità, DURC, visure, dichiarazioni sostitutive. Tutto questo va recuperato, aggiornato e riformattato per ogni procedura, verso ogni stazione appaltante, spesso con richieste che variano in modo non sempre comprensibile. Per una grande impresa è un costo amministrativo assorbibile. Per una PMI è spesso il costo che decide se partecipare o rinunciare. Le stime per un&#8217;azienda attiva su 15-20 procedure annue indicano un esborso tra 46.000 e 103.000 euro l&#8217;anno — costi puri di compliance burocratica, che non generano alcun valore per il committente. A questo si aggiunge il contenzioso: un ricorso al TAR costa tra 15.000 e 42.000 euro, e il sistema attuale ne produce quasi fisiologicamente.</p>



<p>L&#8217;art. 100 del Codice dei Contratti Pubblici prevede già la possibilità di estendere ai servizi e alle forniture il modello SOA, consolidato nei lavori pubblici da oltre venticinque anni: qualificazione ex ante, certificata una volta da un soggetto terzo accreditato, con piena valenza legale. Manca ancora il regolamento attuativo, ma la direzione è tracciata ed è coerente con la Direttiva europea 2014/24/UE, il cui art. 64 disciplina i sistemi di qualificazione secondo criteri di oggettività, trasparenza, non discriminazione e proporzionalità. La stessa direzione è confermata dalle nuove direttive comunitarie in corso di elaborazione.</p>



<p>Per una piccola impresa, il costo dell&#8217;attestazione — oggi applicata ai lavori — è stimato attorno a una media di 5.800 euro iniziali, con validità triennale, e 3.500 euro per la verifica successiva, con validità biennale: circa 1.933 euro annui nel primo triennio, scendendo a circa 1.860 euro a regime. A fronte degli attuali 46.000-103.000 euro, una PMI media potrebbe liberare tra 60.000 e 180.000 euro annui oggi immobilizzati in adempimenti amministrativi. Il beneficio è anche qualitativo: chi ha ottime competenze tecniche ma una struttura amministrativa leggera rischia oggi l&#8217;esclusione per un documento mancante o un formato non conforme, prima ancora che la propria offerta tecnica venga valutata. La qualificazione ex ante rovescia questa logica, spostando il giudizio sulla capacità reale dell&#8217;impresa — certificata una volta sola — invece di affidarsi alla sua abilità nel gestire la burocrazia di ogni singola procedura.</p>



<p>L&#8217;estensione della SOA al settore dei servizi e delle forniture si pone dunque come un netto risparmio per il mercato, quanto mai necessario in un momento storico segnato da grandi incertezze, tra cui l&#8217;introduzione massiccia dell&#8217;intelligenza artificiale, la cui applicazione sta investendo l&#8217;intero settore degli appalti con risvolti tanto promettenti quanto ancora da governare. Sul piano concreto, i vantaggi vanno oltre il risparmio economico: l&#8217;adozione del sistema eliminerebbe quasi completamente le esclusioni per vizi formali sui requisiti di qualificazione, standardizzerebbe le regole rendendole uguali per tutti e definite a monte, e sposterebbe il contenzioso su ciò che conta davvero — la valutazione dell&#8217;offerta tecnica — sottraendolo alla dimensione della legittimità documentale.</p>



<p>È una riforma che può sembrare tecnica. Ma le sue conseguenze — per le imprese, per la pubblica amministrazione, per i cittadini che di quella spesa beneficiano — sono molto concrete. L&#8217;Europa ha già indicato la direzione. Vale la pena battersi perché ci si arrivi, e perché ci si arrivi bene — possibilmente in anticipo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/appalti-pubblici-e-costi-di-compliance-gli-incentivi-distorti-che-spingono-verso-laffidamento-diretto/">Appalti pubblici e costi di compliance: gli incentivi distorti che spingono verso l’affidamento diretto</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.thewatcherpost.it/economia/appalti-pubblici-e-costi-di-compliance-gli-incentivi-distorti-che-spingono-verso-laffidamento-diretto/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Maledetto zero virgola: cosa significa per l’Italia restare nella procedura UE per deficit eccessivo</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/economia/italia-deficit-pil-grecia-francia/</link>
					<comments>https://www.thewatcherpost.it/economia/italia-deficit-pil-grecia-francia/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Bozzacchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 11:27:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.thewatcherpost.it/?p=62861</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'Italia e i conti pubblici: Il rapporto Deficit/Pil del nostro Paese non è il peggiore d'Europa: la nuova Grecia è la Francia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/italia-deficit-pil-grecia-francia/">Maledetto zero virgola: cosa significa per l’Italia restare nella procedura UE per deficit eccessivo</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em><br>C’è una differenza sottile, ma decisiva, tra governare i conti pubblici e subirli, almeno in parte. Restare un altro anno nella procedura europea per deficit eccessivo colloca l’Italia in quella zona grigia dove la politica economica smette di essere pienamente autonoma e diventa un esercizio di equilibrio sotto osservazione. Non è una punizione simbolica. È una forma di amministrazione controllata, per certi versi eterodiretta. Ogni scelta di bilancio — bonus, tagli fiscali, promesse elettorali — deve passare attraverso un filtro più stretto: quello di Bruxelles. Non solo tecnico, ma inevitabilmente politico. Il punto non è semplicemente rientrare sotto il 3%: è dimostrare, in modo credibile, che il debito pubblico ha imboccato una traiettoria discendente. Il confronto europeo aiuta a capire dove si colloca davvero l’Italia. Secondo i dati Eurostat più aggiornati, riferiti al 2025, il rapporto deficit/PIL italiano si è attestato al 3,1%, quindi appena sopra la soglia di Maastricht.</p>



<p>La Francia ha fatto sensibilmente peggio, con un deficit al 5,1% del PIL. La Germania si è fermata al 2,7%, dunque sotto la linea del 3%. La Spagna, che fino a poco tempo fa veniva considerata l’anello debole del Sud Europa, ha chiuso al 2,4%. Il dato dice due cose insieme: l’Italia non è il caso più grave tra le grandi economie sul deficit annuo, ma resta tra i Paesi più vulnerabili per la dimensione del debito. Ed è qui che il confronto si fa impietoso: nel 2025 il debito/PIL italiano è al 137,1%, contro il 115,6% della Francia, il 100,7% della Spagna e il 63,5% della Germania. In altre parole, il problema italiano non è solo sforare di qualche decimale il tetto del 3%. È farlo con un fardello che rende ogni zero virgola più pesante, più osservato, meno negoziabile. E qui si apre il nodo politico. </p>



<p>L’Italia non può permettersi deviazioni. Restare nella procedura significa accettare un percorso di rientro già tracciato, con margini di flessibilità ridotti. La prossima legge di bilancio, l’ultima dell’attuale ciclo politico, rischia di trasformarsi da strumento di indirizzo a esercizio di compatibilità: ogni euro speso dovrà essere giustificato, compensato, spiegato. Il risultato è una manovra più rigida. Non è austerità classica, ma una disciplina continua. Il governo può scegliere dove intervenire, ma non può allargare il perimetro della spesa senza coperture solide. Per questo, a ragione, il ministro Giorgetti chiede flessibilità. Altrimenti le politiche espansive diventano interventi mirati, non più leve generalizzate. Nel frattempo, il monitoraggio è costante. Report, verifiche, raccomandazioni. Una pressione continua che raramente si traduce in sanzioni, ma incide sulla percezione del Paese. E in economia la percezione è sostanza. </p>



<p>I mercati guardano alla credibilità del percorso più che al numero secco. E nel sentiero della stabilità costruito negli anni dall&#8217;Italia questo fattore conta parecchio. Restare nella procedura per un altro anno non è solo una questione tecnica: è un segnale. Dice che l’Italia non è ancora considerata pienamente affidabile nella gestione autonoma dei conti. E questo per Bruxelles potrebbe essere un errore di valutazione. Senza flessibilità ci saranno conseguenze non solo sul costo del debito, ma sulla fiducia degli investitori, oltre che sulla capacità di manovra futura. C’è poi il fattore tempo. Un anno in più non è neutro: consolida vincoli, rinvia scelte espansive, costruisce — o logora — la reputazione fiscale. Alla fine, la questione è tutta qui: margine, in un contesto che resta anche elettorale. Quanto spazio resta alla politica economica nazionale quando i conti sono osservati dall’esterno? Meno di quanto si racconti, ma più di quanto si tema. Dipende da come viene usato. Anche dentro una procedura si può scegliere: subire i vincoli o trasformarli in credibilità. È da questa scelta che passa, ancora una volta, il futuro dei conti italiani.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/italia-deficit-pil-grecia-francia/">Maledetto zero virgola: cosa significa per l’Italia restare nella procedura UE per deficit eccessivo</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.thewatcherpost.it/economia/italia-deficit-pil-grecia-francia/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Italia-Cina, tra opportunità e cautele: il Senato riapre il dossier strategico sul futuro del Made in Italy in Asia</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/economia/italia-cina-tra-opportunita-e-cautele-il-senato-riapre-il-dossier-strategico-sul-futuro-del-made-in-italy-in-asia/</link>
					<comments>https://www.thewatcherpost.it/economia/italia-cina-tra-opportunita-e-cautele-il-senato-riapre-il-dossier-strategico-sul-futuro-del-made-in-italy-in-asia/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Telesio di Toritto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 14:17:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.thewatcherpost.it/?p=62754</guid>

					<description><![CDATA[<p>Export, investimenti e sicurezza economica al centro del confronto al Senato tra istituzioni e imprese su iniziativa del Sen. Antonella Zedda</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/italia-cina-tra-opportunita-e-cautele-il-senato-riapre-il-dossier-strategico-sul-futuro-del-made-in-italy-in-asia/">Italia-Cina, tra opportunità e cautele: il Senato riapre il dossier strategico sul futuro del Made in Italy in Asia</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nel nuovo equilibrio dell’economia globale, il rapporto tra Italia e Cina si conferma una leva strategica per il sistema produttivo nazionale, ma impone una lettura sempre più pragmatica. È questo il messaggio emerso dal <a href="https://www.thewatcherpost.it/the-watcher-photos/relazioni-economiche-italia-cina-imprese-investimenti-e-made-in-italy-nella-nuova-fase-globale-ecco-chi-cera/">convegno</a> promosso lunedì 27 aprile nella Sala Koch di Palazzo Madama, su iniziativa del Senatore Antonella Zedda, sulle relazioni economiche bilaterali, dove istituzioni, diplomazia e rappresentanze imprenditoriali hanno delineato una linea comune: mantenere aperto il dialogo con Pechino, rafforzando al contempo tutela industriale, reciprocità e sicurezza economica.</p>



<p>I numeri spiegano la centralità del dossier. La Cina resta il primo mercato di sbocco dell’export italiano nell’Asia-Pacifico e il secondo fornitore dell’Italia, mentre oltre 1.500 aziende italiane operano nel Paese con più di 130 mila addetti e un fatturato superiore ai 30 miliardi di euro. Una presenza consolidata che rende il mercato cinese un passaggio inevitabile per molte filiere del Made in Italy, dalla manifattura alla meccanica avanzata.</p>



<p>Ad aprire i lavori è stato <strong>Alessandro Petrini</strong>, Consigliere della Camera di Commercio Italiana in Cina, che ha richiamato il percorso di rafforzamento del dialogo tra Parlamento e imprese, inserito nel più ampio rilancio della cooperazione bilaterale dopo la recente Commissione economica mista Italia-Cina.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Cina, Sen. Zedda (FdI): “Con Meloni dialogo con l’Oriente e sostegno al Made in Italy”" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/fyyhTarLGho?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p>Sul piano politico, la linea emersa è quella di una “terza via”: saldo ancoraggio occidentale, ma senza rinunciare a una relazione strutturata con la Cina. Il Senatore <strong>Antonella Zedda</strong> ha ribadito la necessità di sostenere il Made in Italy nei mercati orientali ha richiamato la postura del governo Meloni, fondata sulla compatibilità tra fedeltà occidentale e dialogo orientale, indicando nel rafforzamento del Made in Italy sui mercati asiatici una priorità economica. Mentre il vice ministro <strong>Valentino Valentini</strong> ha sintetizzato il nodo centrale: la Cina è insieme opportunità e rischio, partner e competitor sistemico. Per questo, ha spiegato, non servono né chiusure ideologiche né aperture indiscriminate, ma una presenza selettiva fondata su innovazione, protezione degli interessi nazionali e capacità di adattamento.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Cina, Sen. Gasparri (FI): “Più export italiano e regole certe nel rapporto con Pechino”" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/jE9U11za7po?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p>Il tema della reciprocità è stato uno dei più ricorrenti. Il Presidente commissione affari esteri e difesa, Sen. <strong>Maurizio Gasparri </strong>e Presidente commissione Politiche Ue, Sen. <strong>Giulio Terzi di Sant’Agata</strong> hanno sottolineato le asimmetrie tra il modello europeo e quello cinese, richiamando la necessità di condizioni di concorrenza più eque, maggiore tutela contro dumping e contraffazione e una strategia sempre più coordinata a livello europeo.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Cina, On. Peluffo: “Rapporto solido, ma serve equilibrio tra apertura e tutela strategica”" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/xMC31_kHzys?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p>Su una linea di equilibrio si è collocato anche l&#8217;On. <strong>Vinicio Peluffo</strong>, Presidente dell’Associazione parlamentare Amici della Cina, che ha evidenziato come la solidità del rapporto bilaterale debba oggi confrontarsi con catene globali del valore in trasformazione, competizione tecnologica e sicurezza economica. In parallelo, l&#8217;On. <strong>Andrea Volpi</strong>, componente della Commissione Lavoro della Camera, ha evidenziato come la Cina di oggi richieda alle imprese italiane un salto di qualità: non basta più essere presenti, occorre essere rilevanti dentro filiere produttive sempre più avanzate, puntando su innovazione, intelligenza artificiale e stabilità industriale. In questa prospettiva, il nuovo accordo fiscale e la crescita dei comparti ad alto valore aggiunto possono rappresentare un’opportunità concreta per rafforzare il ruolo italiano.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Cina, On. Volpi (FdI): “Rapporto solido, imprese italiane siano più rilevanti nel mercato cinese”" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/SFhRYz5zjwg?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p>A rafforzare il quadro industriale è stato anche <strong>Lorenzo Riccardi</strong>, Presidente della Camera di Commercio Italiana in Cina, che ha sottolineato la profondità della presenza imprenditoriale italiana sul mercato cinese, ricordando come Pechino resti il primo mercato italiano in Asia e un passaggio ormai strutturale per export, investimenti e sviluppo delle filiere. Il Presidente Commissione Industria <strong>Luca De Carlo</strong> ha posto poi l’attenzione sul valore del mercato cinese per un Paese esportatore come l’Italia, ma anche sui rischi legati a sovrapproduzione, accesso non uniforme e protezione della proprietà intellettuale. L’e-commerce cinese, oggi centrale soprattutto per agroalimentare e moda, rappresenta una frontiera imprescindibile ma richiede strumenti adeguati.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Cina, Riccardi (Ccic): “Un secolo di relazioni economiche a conferma del legame tra Italia e Cina" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/cLWBQdI5pUs?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p>Il confronto al Senato restituisce così una fotografia netta: la Cina non può più essere affrontata solo come mercato di esportazione, ma come uno dei principali terreni su cui si misurano competitività industriale, tecnologia e posizionamento geopolitico. Per il Sistema Italia, la sfida non è scegliere se esserci, ma come farlo: con più strategia, più protezione e una visione capace di tenere insieme apertura economica e interesse nazionale.</p>



<p><em>Regia e montaggio a cura di Simone Zivillica </em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/italia-cina-tra-opportunita-e-cautele-il-senato-riapre-il-dossier-strategico-sul-futuro-del-made-in-italy-in-asia/">Italia-Cina, tra opportunità e cautele: il Senato riapre il dossier strategico sul futuro del Made in Italy in Asia</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.thewatcherpost.it/economia/italia-cina-tra-opportunita-e-cautele-il-senato-riapre-il-dossier-strategico-sul-futuro-del-made-in-italy-in-asia/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Amazon lancia la quinta edizione dei Made in Italy Days</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/economia/amazon-made-in-italy-days/</link>
					<comments>https://www.thewatcherpost.it/economia/amazon-made-in-italy-days/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 08:37:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.thewatcherpost.it/?p=62732</guid>

					<description><![CDATA[<p>Amazon ha annunciato la quinta edizione dei Made in Italy Days, l'iniziativa è in programma dal 13 al 19 maggio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/amazon-made-in-italy-days/">Amazon lancia la quinta edizione dei Made in Italy Days</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Amazon annuncia la quinta edizione dei Made in Italy Days: dal 13 al 19 maggio sarà disponibile sul negozio online una speciale finestra promozionale dedicata a un&#8217;ampia selezione di prodotti di migliaia di piccole e medie imprese (PMI) e dei marchi italiani più famosi, in collaborazione con Agenzia ICE.</p>



<p>Sono oltre 5.500 le eccellenze Made in Italy ospitate all&#8217;interno della vetrina dedicata, disponibile nei negozi online di Amazon in ben 11 Paesi del mondo – oltre all&#8217;Italia, Francia, Spagna, Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Giappone, Belgio, Svezia, Polonia e Paesi Bassi – per un totale di più di 3 milioni di prodotti.</p>



<p>La vetrina Made in Italy è uno dei principali strumenti che Amazon mette a disposizione delle PMI e delle aziende del nostro Paese per supportare lo sviluppo del loro business a livello internazionale, contribuendo a portare il valore delle vendite all&#8217;estero dei partner di vendita italiani di Amazon a 3,5 miliardi di euro nel 2025.</p>



<p>I Made in Italy Days di Amazon sono riconosciuti anche nel 2026 dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy tra le attività legate alla Giornata Nazionale del Made in Italy, che quest&#8217;anno valorizzerà con particolare attenzione le iniziative legate alle competenze per il Made in Italy. Anche per questo, Amazon ha pianificato due ulteriori eventi con l&#8217;obiettivo di aiutare imprenditrici e imprenditori italiani a cogliere le opportunità del digitale nell&#8217;ambito della promozione e della tutela del loro brand anche al di fuori dei confini nazionali: il 28 aprile, a Roma, presso la Sala Salvadori del Palazzo dei Gruppi parlamentari, in Via Uffici del Vicario, 21, si terrà l&#8217;evento «Sostenere il Made in Italy nel mondo: PMI, e-commerce e politiche per l&#8217;export»; il 19 maggio, presso la Sala degli Arazzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, avrà luogo l&#8217;evento di chiusura del progetto «IP Education Plan», un percorso di formazione di Agenzia ICE nato dalla collaborazione pubblico/privato nell&#8217;ambito del protocollo d&#8217;intesa firmato da Ministero degli Affari Esteri, Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Ministero dell&#8217;Agricoltura e delle Foreste e Amazon lo scorso aprile 2024.</p>



<p>«Nell&#8217;ambito del Patto per l&#8217;Export del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, che individua nell&#8217;e-commerce uno dei principali strumenti per l&#8217;internazionalizzazione delle imprese, Agenzia ICE conferma il proprio impegno a supportare le PMI tricolori rinnovando la collaborazione con Amazon per la vendita dei prodotti sulle vetrine Made in Italy dei marketplace di Francia, Germania, Spagna, Regno Unito, Svezia, Paesi Bassi, Polonia, Belgio, Irlanda e Stati Uniti. La quinta edizione dell&#8217;accordo ICE-Amazon prevede il potenziamento delle attività promozionali tramite pacchetti marketing sulle vetrine online, un servizio di supporto per le aziende italiane venditrici e l&#8217;attivazione di percorsi di consulenza strategica rivolti sia ai nuovi venditori sia a quelli già presenti sulla piattaforma. In un mondo dove con l&#8217;e-commerce più sviluppato è già possibile ricevere un pacco entro 15 minuti dalla richiesta – con un record fissato negli Emirati Arabi di appena 6 minuti – lo sviluppo dell&#8217;e-commerce diventerà sempre più centrale nelle abitudini dei consumatori che potranno beneficiare di velocità e varietà di scelta a tutto vantaggio delle imprese che sapranno meglio usare uno strumento che diventa sempre più potente. Oggi anche come soluzione delle aziende che vogliono continuare a raggiungere le zone critiche del Medioriente dove lo snellimento delle fasi commerciali diventa una condizione indispensabile», ha dichiarato Matteo Zoppas, Presidente di Agenzia ICE.</p>



<p>«I Made in Italy Days rappresentano da ormai cinque anni un momento significativo per celebrare e promuovere le eccellenze del nostro Paese sul piano internazionale. Amazon è orgogliosa di essere al fianco delle imprese italiane, sostenendo la promozione e l&#8217;internazionalizzazione del Made in Italy attraverso strumenti concreti che permettono alle nostre PMI di raggiungere milioni di clienti in tutto il mondo», ha dichiarato Giorgio Busnelli, VP e Country Manager di Amazon Italia. «La collaborazione con le istituzioni, come quella con Agenzia ICE, è fondamentale per creare un ecosistema favorevole alla crescita: solo lavorando insieme possiamo mettere le piccole e medie imprese nelle condizioni di vendere agevolmente online, superando le barriere burocratiche e tecnologiche che ancora oggi limitano il loro potenziale. Il nostro impegno non si ferma alla promozione: attraverso la formazione e la tutela della proprietà intellettuale, vogliamo garantire che i brand italiani possano competere con successo sui mercati globali, preservando l&#8217;autenticità e la qualità che rendono unico il Made in Italy».</p>



<p><strong>Promozione e tutela: l&#8217;impegno di Amazon a supporto delle eccellenze italiane</strong></p>



<p>L&#8217;evento di domani, «Sostenere il Made in Italy nel mondo: PMI, e-commerce e politiche per l&#8217;export», è promosso dal Presidente della Xa Commissione Attività Produttive, Alberto Gusmeroli, e patrocinato da Netcomm con il supporto di Amazon. Rientra tra le iniziative promosse da Amazon per le celebrazioni della terza Giornata Nazionale del Made in Italy (GNMII) del Ministero delle Imprese e del Made in Italy ed è stato inquadrato nell&#8217;ambito dell&#8217;indagine conoscitiva sulla capacità competitiva del sistema Italia, che analizza il PIL nel periodo 1992–2025 e le leve di crescita, avviata presso la X Commissione. Vedrà inoltre quattro rappresentanti di piccole e medie imprese confrontarsi insieme a esponenti politici e interlocutori istituzionali: la lombarda Ciocca; la veneta Fler World; la pugliese Remo Sartori e la campana Zenone Iozzino. Sarà un&#8217;occasione significativa per parlare dell&#8217;importanza dei canali digitali per lo sviluppo del business a livello internazionale e per individuare gli elementi che ancora oggi ostacolano un pieno sblocco del potenziale del Mercato Unico Europeo, a partire dalla necessità di una semplificazione burocratica.</p>



<p>Insieme alla promozione, anche la tutela dei brand fa parte dell&#8217;impegno di Amazon a supporto delle eccellenze italiane, ed è per questo che l&#8217;azienda ha supportato l&#8217;ambizioso progetto di formazione «Intellectual Property Education Plan» promosso da Agenzia ICE in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI), il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), il Ministero dell&#8217;agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (MASAF), la Guardia di Finanza, Confindustria. Il progetto mira ad offrire alle PMI italiane una panoramica completa su temi fondamentali come la tutela della proprietà industriale, la lotta alla contraffazione e gli strumenti per accedere in sicurezza ai mercati esteri, al fine di supportarne l&#8217;internazionalizzazione. A partire dallo scorso ottobre, sono stati erogati otto webinar a cadenza mensile dedicati ai mercati chiave per l&#8217;export – Unione Europea, Regno Unito, Stati Uniti, Giappone, Emirati Arabi Uniti, Turchia, Brasile e India; il 19 maggio p.v. si terrà la tappa conclusiva a Roma, presso la Sala degli Arazzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.</p>



<p><strong>La vetrina Made in Italy di Amazon e la collaborazione con Agenzia ICE</strong></p>



<p>Agenzia ICE e Amazon collaborano dal 2019 con il più ampio obiettivo di favorire la crescita economica delle aziende italiane e rafforzare le relazioni commerciali internazionali. La sinergia, che verrà ufficializzata prossimamente con la sigla del rinnovo dell&#8217;accordo, punta a promuovere e supportare le aziende che aderiscono al bando a vendere tramite Amazon e la sua vetrina Made in Italy attraverso specifiche attività di marketing per l&#8217;e-commerce. La collaborazione tra Agenzia ICE e Amazon ha coinvolto finora oltre 2.800 PMI italiane e messo a disposizione dei clienti Amazon a livello internazionale più di 650.000 nuovi prodotti Made in Italy.</p>



<p><strong>Creare valore per il Paese</strong></p>



<p>Da quando Amazon è arrivata in Italia, nel 2010, ha investito oltre 25 miliardi di euro per costruire infrastrutture, creare posti di lavoro e supportare migliaia di imprese locali. Solo nel 2024, gli investimenti hanno superato i 4 miliardi di euro. Attualmente l&#8217;azienda impiega nel nostro Paese oltre 19.000 persone con contratto a tempo indeterminato, attive in oltre 60 strutture distribuite su tutto il territorio nazionale – tra cui sedi logistiche, uffici corporate, data center e il servizio clienti. A questi si aggiungono i posti di lavoro indiretti: secondo le stime di Keystone, nel 2024, si stima che gli investimenti di Amazon in Italia abbiano sostenuto oltre 40 mila posti di lavoro indiretti e più di 10 mila posti di lavoro indotti in settori come costruzioni, logistica e altri servizi professionali. Migliaia di piccole e medie imprese italiane si sono affidate ad Amazon per vendere online. Per loro, l&#8217;azienda si impegna ogni giorno a creare nuovi strumenti e servizi per aiutarle a cogliere tutti i vantaggi del canale digitale. Tra questi c&#8217;è anche Accelera con Amazon, il programma gratuito di formazione lanciato nel 2020 in collaborazione con partner istituzionali e aziende, pensato per fornire gli strumenti e le competenze necessarie per avviare una nuova attività online, o per potenziarne una già esistente.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/amazon-made-in-italy-days/">Amazon lancia la quinta edizione dei Made in Italy Days</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.thewatcherpost.it/economia/amazon-made-in-italy-days/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Industria, crescita debole nel 2025, settori ANIE in controtendenza</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/economia/industria-crescita-debole-settori-anie/</link>
					<comments>https://www.thewatcherpost.it/economia/industria-crescita-debole-settori-anie/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 11:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.thewatcherpost.it/?p=62617</guid>

					<description><![CDATA[<p>In un quadro di perdurante debolezza dell'industria manifatturiera nazionale, i settori ANIE confermano una dinamica in controtendenza. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/industria-crescita-debole-settori-anie/">Industria, crescita debole nel 2025, settori ANIE in controtendenza</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>In un quadro di perdurante debolezza dell&#8217;industria manifatturiera nazionale, i settori ANIE confermano una dinamica in controtendenza. È quanto emerge dalla Nota congiunturale trimestrale elaborata dal Centro Studi di ANIE Confindustria.</p>



<p>Nel 2025 il manifatturiero ha evidenziato una dinamica negativa, con una flessione dei volumi della produzione industriale pari allo 0,5%. In questo scenario, i settori Elettrotecnica ed Elettronica si distinguono per una performance positiva, chiudendo il 2025 con una crescita complessiva dell&#8217;1,8% nei volumi di produzione industriale e dell&#8217;1,9% nel fatturato.</p>



<p>L&#8217;espansione dei volumi ha interessato entrambe le macroaree: più contenuta nell&#8217;Elettrotecnica (+1,5%), mentre l&#8217;Elettronica si è distinta per una dinamica più vivace (+2,7%).</p>



<p>La crescita dei settori ANIE continua ad essere trainata in larga misura dalla domanda di tecnologie connesse alle transizioni energetica e digitale. A sostenere l&#8217;andamento complessivo contribuisce soprattutto il mercato interno, che nel 2025 ha registrato un incremento del 3,1%; le vendite estere risultano maggiormente esposte a un contesto internazionale di crescente instabilità.</p>



<p>Il quadro resta tuttavia condizionato da significativi elementi di incertezza, come evidenzia un&#8217;indagine del Servizio Studi di ANIE Confindustria, condotta su un campione rappresentativo di aziende associate, con particolare riferimento agli effetti delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.</p>



<p>Il 71% delle imprese del campione è attivo sui mercati esteri e oltre la metà esporta anche verso i Paesi dell&#8217;area mediorientale coinvolti nelle attuali tensioni.</p>



<p>In una prima fase le criticità si sono riflesse principalmente sul lato dei costi, con effetti diretti sulle imprese: il 62% delle aziende segnala aumenti nei trasporti, il 54% nelle materie prime e il 42% nell&#8217;energia. A questi si aggiunge un&#8217;elevata incertezza sugli investimenti (35%), che spinge le imprese verso un atteggiamento più prudente.</p>



<p>Nel complesso emerge come, nonostante una sostanziale tenuta nel breve periodo – sostenuta anche da fattori temporanei quali il portafoglio ordini e i contratti in essere – la capacità di mantenere tale stabilità nel tempo appaia limitata, con primi segnali già evidenti di deterioramento. In questo quadro, la logistica si conferma uno dei principali elementi di criticità per quasi il 40% delle imprese, con difficoltà operative e rallentamenti nei flussi che incidono sulla pianificazione e contribuiscono ad accrescere l&#8217;incertezza.</p>



<p>I risultati della survey di ANIE Confindustria evidenziano come la durata della crisi in Medio Oriente rappresenti un fattore decisivo per le prospettive delle imprese. Se il conflitto si fosse risolto entro un mese, il 73% delle aziende avrebbe previsto impatti nulli o limitati; a quasi due mesi dall&#8217;avvio delle tensioni, prendono invece corpo scenari più critici: oltre l&#8217;80% delle imprese si attende effetti almeno moderati, mentre il 39% prevede impatti rilevanti sull&#8217;attività.</p>



<p>Il protrarsi delle tensioni è destinato a incidere nei prossimi mesi anche sull&#8217;andamento della domanda estera, che finora ha mostrato una discreta tenuta.</p>



<p>La crisi in corso rischia di colpire mercati di primaria importanza per l&#8217;industria ANIE, che negli ultimi anni si sono distinti per una domanda in crescita sostenuta rivolta alle tecnologie italiane. Il prolungarsi delle tensioni potrebbe mettere a rischio equilibri costruiti negli ultimi anni.</p>



<p>Nel 2025 le esportazioni italiane verso i Paesi del Golfo hanno raggiunto circa 2,6 miliardi di euro, in crescita di oltre il 60% rispetto al 2019 (fonte ExportPlanning), con Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita tra i principali mercati di destinazione.</p>



<p>Con riferimento all&#8217;Iran, pur in presenza di flussi di export pressoché nulli a causa del quadro sanzionatorio internazionale, il Paese rappresenta storicamente un mercato di grande interesse per le tecnologie italiane.</p>



<p>Lo scenario delineato dalla Nota congiunturale di ANIE evidenzia una fase di transizione per il sistema industriale italiano: se da un lato emergono segnali di resilienza nei comparti tecnologici, dall&#8217;altro persistono rischi legati alla volatilità dello scenario globale. Per oltre il 50% delle imprese l&#8217;orizzonte di continuità operativa è inferiore ai sei mesi, evidenziando come la capacità di tenuta sia fortemente legata all&#8217;evoluzione dello scenario internazionale.</p>



<p>«Il quadro che emerge dalla nostra analisi – dichiara Renato Martire, Vice Presidente ANIE con delega al Servizio Studi – restituisce l&#8217;immagine di un sistema industriale che, pur operando in un contesto caratterizzato da forti discontinuità, continua a mostrare solidità e capacità di adattamento. I settori ANIE hanno chiuso il 2025 con risultati positivi e i primi mesi del 2026 confermano questa traiettoria, con una crescita della produzione industriale del 2,4% su base annua. Si tratta di un segnale importante, che conferma il ruolo sempre più strategico delle tecnologie legate alle transizioni nel sostenere la domanda industriale e orientare gli investimenti. Allo stesso tempo – conclude Martire – l&#8217;incremento dei costi e le persistenti tensioni lungo le filiere globali rendono necessario rafforzare le politiche industriali, sostenendo gli investimenti in innovazione e creando condizioni più favorevoli alla crescita e alla capacità di competere.»</p>



<p>Federazione ANIE aderente a Confindustria, con 1.100 aziende associate e circa 480.000 addetti, rappresenta uno dei comparti industriali più strategici e avanzati del Paese, con un fatturato aggregato di 112 miliardi di euro e 27 miliardi di export per le tecnologie elettrotecniche ed elettroniche nel 2024. Le aziende aderenti ad ANIE investono mediamente in Ricerca e Sviluppo il 4% del fatturato, rappresentando più del 30% dell&#8217;intero investimento in R&amp;S effettuato dal settore privato in Italia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/industria-crescita-debole-settori-anie/">Industria, crescita debole nel 2025, settori ANIE in controtendenza</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.thewatcherpost.it/economia/industria-crescita-debole-settori-anie/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Economia in crisi? Ci salva il beauty: cos’è l’effetto rossetto e il caso L&#8217;Oréal</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/economia/economia-in-crisi-ci-salva-il-beauty-cose-leffetto-rossetto-e-il-caso-loreal/</link>
					<comments>https://www.thewatcherpost.it/economia/economia-in-crisi-ci-salva-il-beauty-cose-leffetto-rossetto-e-il-caso-loreal/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2026 08:14:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.thewatcherpost.it/?p=62599</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dalla teoria dell’effetto rossetto al boom di L’Oréal: perché il beauty resiste anche nelle fasi di crisi economica globale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/economia-in-crisi-ci-salva-il-beauty-cose-leffetto-rossetto-e-il-caso-loreal/">Economia in crisi? Ci salva il beauty: cos’è l’effetto rossetto e il caso L’Oréal</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Dimenticate l’oro o i titoli di Stato: nel 2026 il vero termometro della crisi globale si nasconde nel beauty case. Il recente rally di L’Oréal alla Borsa di Parigi, che ha visto il titolo volare dell’8% nonostante venti di guerra e instabilità energetica, è la dimostrazione plastica di un teorema economico intramontabile: l&#8217;Effetto Rossetto (Lipstick Effect). Questa teoria &#8211; spuntata all’indomani degli attentati alle Torri Gemelle, quando l’allora Presidente del colosso cosmetico Estèè Lauder notò, subito dopo la tragedia, una crescita marcata nelle vendite dei rossetti &#8211; suggerisce che, durante i periodi di recessione o forte incertezza macroeconomica, i consumatori non smettono affatto di acquistare beni voluttuari, ma semplicemente sostituiscono i grandi investimenti con piccoli lussi accessibili.&nbsp;</p>



<p>Invece di una vacanza costosa o di un&#8217;auto nuova, ci si concede un rossetto di marca o un profumo di alta gamma. È una risposta psicologica profonda: quando il futuro diventa troppo incerto per essere pianificato, il consumatore cerca una gratificazione istantanea che possa sostenere il morale senza mandare in bancarotta il bilancio familiare.</p>



<p>Oggi questo fenomeno assume una rilevanza macroeconomica senza precedenti a causa dell&#8217;attuale scacchiere geopolitico. Con il Medio Oriente in fiamme e le rotte petrolifere costantemente minacciate, il costo dell&#8217;energia continua a esercitare una pressione deflazionistica sui consumi strutturali. In questo scenario, l&#8217;Effetto Rossetto diventa un indicatore di &#8220;resilienza emotiva&#8221; del mercato. Se da un lato la crisi costringe le famiglie a tagliare le spese per il gas e i trasporti, dall&#8217;altro la spesa nel settore beauty non cala perché viene percepita come una necessità psicologica primaria. È un paradosso tipico delle economie di guerra o di crisi: più il contesto esterno è percepito come fuori controllo, più l&#8217;individuo cerca di riprendere il controllo sulla propria immagine e sul proprio benessere immediato.</p>



<p>Nel 2026, l&#8217;Effetto Rossetto si intreccia inevitabilmente con la crisi della globalizzazione e la guerra dei dazi. Mentre l&#8217;import-export di beni pesanti subisce i contraccolpi delle sanzioni e dei blocchi logistici, i colossi del beauty riescono a navigare la tempesta grazie alla natura &#8220;immateriale&#8221; del valore dei loro brand.</p>



<p>&nbsp;Il successo di L’Oréal, capace di macinare 12 miliardi di euro di fatturato mentre i prezzi del gas oscillano violentemente, conferma che il settore è diventato una sorta di ammortizzatore sociale del lusso. Gli analisti guardano oggi a questi dati non solo per valutare un&#8217;azienda, ma per capire quanto margine di resistenza rimane al consumatore globale. E non tutto è perduto: nonostante l&#8217;incertezza che domina l&#8217;orizzonte,&nbsp; finché le vendite di prodotti di bellezza tengono la fiducia nel presente non è ancora crollata del tutto.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/economia-in-crisi-ci-salva-il-beauty-cose-leffetto-rossetto-e-il-caso-loreal/">Economia in crisi? Ci salva il beauty: cos’è l’effetto rossetto e il caso L&#8217;Oréal</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.thewatcherpost.it/economia/economia-in-crisi-ci-salva-il-beauty-cose-leffetto-rossetto-e-il-caso-loreal/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Accessori da fumo: fiscalità fuori asse e regole inefficaci, cresce il mercato parallelo e si riduce il gettito</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/economia/studio-luiss-fiscalita-apparecchi-fumo/</link>
					<comments>https://www.thewatcherpost.it/economia/studio-luiss-fiscalita-apparecchi-fumo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Caruso]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 13:02:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.thewatcherpost.it/?p=62559</guid>

					<description><![CDATA[<p>Lo studio Luiss: oltre un terzo dei consumatori acquista fuori dal circuito regolato, mentre vendite legali e concorrenza soffrono.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/studio-luiss-fiscalita-apparecchi-fumo/">Accessori da fumo: fiscalità fuori asse e regole inefficaci, cresce il mercato parallelo e si riduce il gettito</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em><br>Il mercato degli accessori ai tabacchi da fumo si conferma un osservatorio utile per leggere gli effetti delle politiche fiscali indirette quando si confrontano con una domanda altamente sensibile al prezzo e con una filiera frammentata. Lo studio del Policy Observatory della School of Government Luiss evidenzia infatti un crescente disallineamento tra impianto normativo e comportamenti reali: oltre un terzo dei consumatori di cartine e filtri utilizza, almeno in parte, canali alternativi rispetto al circuito regolato, affiancando alle tabaccherie acquisti presso retail di prossimità, piattaforme online o reti informali. Non si tratta di un abbandono del mercato legale, ma di una sua progressiva erosione, con effetti evidenti su gettito e concorrenza. Il driver principale resta il prezzo: in un comparto a basso valore unitario ma ad alta frequenza di acquisto, anche piccoli differenziali incidono sulle scelte, spingendo verso soluzioni più economiche nonostante i rischi. </p>



<p>Questo comportamento si inserisce in un quadro normativo definito dalla Legge di Bilancio 2020, che ha introdotto un’imposta di consumo di 0,0036 euro per pezzo (con un carico fiscale superiore al 100% del prezzo all’ingrosso) e riservato la vendita alle rivendite autorizzate, vietando l’e-commerce senza però rafforzare in modo adeguato tracciabilità e controlli. Ne deriva un mercato a doppio livello, in cui al circuito ufficiale si affianca una rete parallela che opera sia a monte, con mancato versamento delle imposte, sia a valle, tramite vendita al dettaglio non autorizzata. Il segnale più evidente di questo squilibrio è il disallineamento tra vendite di accessori e tabacco trinciato: tra 2023 e 2024 i volumi legali di cartine e filtri sono calati del 7,4%, contro una flessione dell’1% del tabacco, indicando una quota crescente di consumi fuori dal perimetro fiscale. </p>



<p>Il fenomeno si riflette sul gettito, sceso dai 47,8 milioni del 2021 ai 38,7 del 2023, con una stima di 35,8 milioni nel 2024, a fronte di un potenziale di circa 51 milioni se tutta la domanda fosse intercettata dal mercato regolato. Si tratta di un caso emblematico di fiscalità inefficace, che invece di ampliare le entrate le riduce, penalizzando gli operatori regolari. Anche sul piano competitivo gli effetti sono rilevanti: oltre il 70% degli esercenti segnala un impatto significativo, con perdite medie di circa 315 euro mensili per punto vendita. Le soluzioni indicate dallo studio – revisione dell’imposta, rafforzamento dei controlli lungo la filiera e introduzione di sistemi di tracciabilità – puntano a riallineare le regole al funzionamento reale del mercato. Il nodo resta la qualità dell’intervento pubblico: in un contesto sempre più multicanale, la leva fiscale da sola non basta, e senza strumenti efficaci di controllo il rischio non è solo la perdita di gettito, ma una progressiva delegittimazione del sistema regolato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/studio-luiss-fiscalita-apparecchi-fumo/">Accessori da fumo: fiscalità fuori asse e regole inefficaci, cresce il mercato parallelo e si riduce il gettito</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.thewatcherpost.it/economia/studio-luiss-fiscalita-apparecchi-fumo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Made in Italy tra crisi globali e nuove traiettorie: resilienza, identità e sfida europea. La mission di Marinella</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/economia/made-in-italy-marinella-crisi/</link>
					<comments>https://www.thewatcherpost.it/economia/made-in-italy-marinella-crisi/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Bernardini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 11:10:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.thewatcherpost.it/?p=62546</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dazi, energia e mercati instabili, le imprese italiane puntano su artigianalità, diversificazione e qualità per restare competitive.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/made-in-italy-marinella-crisi/">Made in Italy tra crisi globali e nuove traiettorie: resilienza, identità e sfida europea. La mission di Marinella</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em><br>Il Made in Italy si misura oggi con un mondo che cambia rapidamente, dove gli equilibri economici e geopolitici si ridefiniscono con maggiore frequenza e intensità. Tra tensioni commerciali, nuovi dazi e instabilità — dai dazi USA allo Stretto di Hormuz — fare impresa significa muoversi in un contesto più articolato e incerto, che richiede capacità di adattamento e visione.</p>



<p>È in questo scenario che si inserisce la settimana dedicata al Made in Italy Day, momento simbolico per riflettere sul valore economico, culturale e identitario delle imprese italiane.</p>



<p>Lo racconta bene Alessandro Marinella, quarta generazione alla guida della storica maison napoletana fondata nel 1914, simbolo di un lusso discreto e artigianale. «Fortunatamente siamo stati poco impattati direttamente — spiega — anche perché il nostro modello è molto particolare: non siamo ovunque, non dipendiamo da grandi piattaforme distributive globali. Vendiamo in Italia e in alcune boutique selezionate in Europa e negli Stati Uniti, mentre a est siamo presenti solo in Giappone». Una scelta che, in tempi normali, può rappresentare un limite. Ma che oggi diventa un vantaggio.</p>



<p>In un’economia sempre più esposta alle tensioni globali, la minore dipendenza da grandi mercati o da filiere complesse riduce i rischi. «Lo abbiamo visto anche con la guerra in Ucraina», osserva Marinella. Tuttavia, gli effetti indiretti si fanno sentire: aumento dei costi energetici e logistici, pressione sui prezzi, rallentamento dell’export. «L’innalzamento dei prezzi, dalla benzina ai trasporti, pesa su tutte le aziende. E poi c’è un contesto generale difficile: l’Italia che cresce poco, i tassi di interesse, un’Europa ancora troppo disunita».</p>



<p>È proprio questa frammentazione, secondo molti imprenditori, uno dei principali punti deboli del sistema. In un mondo che si riorganizza per blocchi — con nuovi equilibri tra Occidente e Oriente — la mancanza di una strategia comune rischia di penalizzare le imprese europee.</p>



<p>Eppure, anche dentro questo scenario, alcuni indicatori tengono. «Il turismo di fascia alta, per esempio, in Italia resta forte. E alla fine, la torta complessiva regge», dice. È una fotografia tipica del Made in Italy contemporaneo: non una crescita lineare, ma una capacità di compensare le difficoltà con altre leve — dalla domanda internazionale al valore percepito del prodotto.</p>



<p>In questo contesto, il “saper fare” torna centrale. Non solo come elemento identitario, ma come vero fattore competitivo. «Per noi la sartorialità è tutto», afferma Marinella. «Il vero lusso è fatto a mano, ed è qualcosa che va difeso». Una posizione che riflette una tensione più ampia: quella tra un’industria del lusso sempre più globalizzata e una manifattura che rivendica autenticità, controllo della filiera e qualità.</p>



<p>Non a caso, molte aziende stanno rafforzando il controllo sui propri fornitori o internalizzando parti della produzione. Ma il “saper fare” oggi non basta da solo. Va accompagnato da trasformazioni profonde: digitalizzazione, sostenibilità, diversificazione.</p>



<p>Marinella lo racconta con pragmatismo: «Abbiamo lavorato molto sui processi interni e sull’e-commerce, ma anche sul prodotto, ampliando l’offerta oltre la cravatta». Una necessità, più che una scelta. In un mercato in cui i codici dell’eleganza cambiano, la diversificazione diventa una forma di resilienza.</p>



<p>Accanto a questo, cresce l’attenzione alla sostenibilità, soprattutto tra le nuove generazioni. «C’è una sensibilità diversa», osserva. Certificazioni, riduzione della plastica, attenzione alla filiera: non sono più elementi accessori, ma parte integrante del posizionamento di marca.</p>



<p>Alla fine, la sensazione è che il Made in Italy si trovi oggi in una fase di transizione. Più esposto ai rischi globali, ma anche più consapevole delle proprie specificità. Più fragile sul piano macroeconomico, ma ancora solido nelle sue radici produttive.</p>



<p>«Spero in un ritorno al dialogo internazionale», conclude Marinella. Forse è questa la vera condizione perché il sistema possa continuare a crescere. Perché, al netto delle crisi, resta un dato: il valore del Made in Italy non è solo economico, ma culturale. E continua a essere riconosciuto nel mondo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/made-in-italy-marinella-crisi/">Made in Italy tra crisi globali e nuove traiettorie: resilienza, identità e sfida europea. La mission di Marinella</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.thewatcherpost.it/economia/made-in-italy-marinella-crisi/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
