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	<title>Economia - The Watcher Post</title>
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	<description>Testata giornalistica online di analisi politica ed economica</description>
	<lastBuildDate>Tue, 03 Nov 2026 15:31:35 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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		<title>Risparmio, il 63% degli italiani tiene i soldi liquidi. Pesano redditi fermi e invecchiamento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Nov 2026 15:31:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 63% degli italiani mantiene liquidi i risparmi. L’indagine Acri e gli interventi di Panetta e Giorgetti su redditi, demografia e nuove generazioni.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il 63% degli italiani mantiene i propri risparmi liquidi, il 26% ne investe soltanto una piccola parte e l’8% dichiara di averne investito la maggioranza. È la fotografia restituita dalla 26esima indagine di Acri, l’Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio Spa, realizzata con Ipsos Doxa in occasione della <strong>102esima Giornata Mondiale del Risparmio</strong>, il 31 ottobre 2026.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche tra chi investe, la ricerca del rendimento passa in secondo piano rispetto alla protezione delle risorse e alla realizzazione dei propri obiettivi. Nel rapporto prevalgono infatti «finalità protettive e progettuali rispetto alla sola ricerca di rendimento»: il denaro accantonato serve soprattutto a garantire sicurezza personale e a sostenere i progetti di vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La quota di chi riesce a risparmiare risale dal 41% del 2025 al 44% del 2026, restando però sotto il 48% raggiunto nel 2023, anno del pieno recupero post-pandemico. Cresce inoltre (+37%) la quota di chi preferisce utilizzare interamente il proprio reddito, senza destinarne una parte al risparmio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Su queste tendenze si è concentrato l’evento organizzato da Acri sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, dedicato alle trasformazioni strutturali che stanno modificando la composizione e il tessuto sociale italiano.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Panetta: sul risparmio pesano redditi e produttività</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Per il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, «il calo del risparmio registrato dal 2000 è dovuto al ristagno dei redditi e alla minore propensione ad accumulare». Tra il 2000 e il 2025 il reddito disponibile reale pro capite degli italiani «è lievemente sceso, mentre in Francia e in Germania è salito di oltre un quarto». Nello stesso quadro si inseriscono le retribuzioni orarie reali, rimaste «pressoché ferme, riflettendo una crescita della produttività ben inferiore alla media europea».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla debolezza dei redditi si sono aggiunti cambiamenti finanziari e demografici. Il «calo dei tassi di interesse reali» successivo all’introduzione della moneta unica, ha spiegato Panetta, «ha ridotto l’incentivo a risparmiare». Parallelamente, «il più facile accesso al credito ha reso meno necessario accantonare risorse per spese importanti, come l’acquisto della casa».</p>



<p class="wp-block-paragraph">È cambiata anche la struttura delle famiglie: aumenta il peso dei nuclei anziani, «che tendono a risparmiare meno», mentre «si è ridotta la dimensione dei nuclei familiari, attenuando alcune motivazioni del risparmio legate ai figli».</p>



<h3 class="wp-block-heading">Giorgetti e il fondo per i nuovi nati</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il rapporto tra invecchiamento e risorse disponibili è stato al centro anche dell’intervento del ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti. «Si allungano gli anni in cui si vive di ciò che si è accumulato; si accorciano quelli in cui lo si accumula», ha osservato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli over 65 rappresentano oggi un cittadino su quattro e nel 2050 saranno uno su tre, mentre la popolazione in età lavorativa conterà quasi sette milioni di persone in meno. Uno scenario che richiama il tema della sostenibilità pensionistica e il ruolo del tempo nelle scelte previdenziali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Proprio per questo la legge di bilancio istituirà il fondo Valore nuovi nati che assegna ai nuovi nati dal 2027 una posizione individuale di risparmio, alimentata da un contributo statale annuo di 100 euro fino alla maggiore età che potrà essere incrementato da eventuali versamenti familiari, attraverso una specifica detrazione fiscale», ha dichiarato Giorgetti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alle nuove generazioni è rivolto anche il progetto triennale «Generazione Risparmio», presentato durante l’evento e promosso da Osservatorio for independent thinking in collaborazione con Acri. A partire dall’anno scolastico 2026/2027 coinvolgerà complessivamente 100mila studenti delle scuole secondarie di secondo grado di tutta Italia. L’obiettivo, spiega Acri, è coinvolgerli «in una riflessione sul valore del risparmio come strumento di autonomia e consapevolezza nelle scelte individuali, ma anche come risorsa per la collettività».</p>



<h3 class="wp-block-heading">Mattarella: tutelare il risparmio per sostenere lo sviluppo</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Nel messaggio inviato per la ricorrenza, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha richiamato la dimensione pubblica del risparmio, definendolo «una risorsa vitale per le famiglie, per la società che se ne avvale per promuovere lo sviluppo».</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Tutelare il risparmio, secondo quanto la Costituzione prescrive, significa garanzia degli strumenti che lo impiegano e remunerazione che ne incoraggi uno stabile utilizzo», ha sottolineato il capo dello Stato. Un valore «affidato in misura rilevante alla responsabilità delle banche e degli intermediari».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mattarella ha quindi richiamato la necessità di «investimenti sicuri e produttivi», soprattutto «in tempi in cui conflitti geo-economici e geo-politici aggrediscono, con l’inflazione e una dinamica salariale inoperosa, il tenore di vita dei cittadini».</p>
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		<title>Inflazione percepita al 13,3%, il 52% degli italiani modifica i consumi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Nov 2026 11:08:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli italiani percepiscono un aumento del costo della vita nettamente superiore a quello misurato dalle statistiche ufficiali. A ottobre 2026, l’inflazione percepita raggiunge il 13,3%,...</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Gli italiani percepiscono un aumento del costo della vita nettamente superiore a quello misurato dalle statistiche ufficiali. A ottobre 2026, l&#8217;inflazione percepita raggiunge il 13,3%, contro il 5,4% rilevato dall&#8217;Istat nel confronto sui dodici mesi. Un divario di 7,9 punti percentuali, più ampio rispetto all&#8217;ottobre 2023, quando la percezione dei rincari si attestava all&#8217;11,4% e l&#8217;inflazione misurata al 5,3%. È quanto emerge dall&#8217;indagine condotta da Noto Sondaggi per Il Sole 24 Ore tra il 14 e il 19 ottobre 2026, attraverso un questionario somministrato a un campione nazionale di 2mila maggiorenni. La rilevazione prende in esame gli aumenti dei prezzi avvertiti dai consumatori negli ultimi dodici mesi e li confronta con quelli registrati dall&#8217;Istat. Il dato si inserisce in un contesto nel quale le famiglie continuano a risentire degli aumenti accumulati negli ultimi anni. Tra ottobre 2023 e ottobre 2026, secondo i dati richiamati nell&#8217;indagine, i prezzi sono cresciuti complessivamente del 7,5%, mentre rispetto al dicembre 2021 il rincaro raggiunge il 20,1%.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Trasporti, alimentari e abbigliamento: dove il divario è maggiore</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le differenze più evidenti tra rincari percepiti e misurati riguardano diverse categorie di consumo quotidiano. Per mezzi e servizi di trasporto, gli intervistati stimano un aumento dei prezzi del 19,3%, contro il 9,3% registrato dall&#8217;Istat. Nel 2023 la percezione si fermava al 14,4%, mentre il dato misurato era del 5,1%. Nel comparto abitazione, elettricità e combustibili emerge invece una situazione particolare: l&#8217;inflazione percepita è del 18,1%, leggermente inferiore al 18,7% effettivamente rilevato. Il divario, dunque, risulta pressoché annullato, a differenza di quanto accade nella maggior parte degli altri settori. Per i beni e servizi per la persona, l&#8217;aumento avvertito dai consumatori raggiunge il 15,6%, a fronte di un incremento misurato del 2,8%. Nell&#8217;abbigliamento e nelle calzature il confronto è tra il 14,5% percepito e lo 0,7% rilevato. Anche gli alimentari e le bevande analcoliche mostrano una distanza significativa: i rincari stimati dagli intervistati sono del 14,3%, contro il 2,9% registrato dall&#8217;Istat. Per i servizi ricettivi e di ristorazione, invece, l&#8217;inflazione percepita si attesta al 12,9%, rispetto al 3,3% misurato.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sanità, istruzione e servizi: rincari percepiti superiori a quelli rilevati</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il fenomeno interessa anche altre componenti della spesa familiare. Per salute e servizi sanitari, gli intervistati indicano aumenti dell&#8217;11,1%, mentre l&#8217;inflazione misurata è dell&#8217;1,3%. Nel comparto delle bevande alcoliche e dei tabacchi la percezione raggiunge il 10%, contro il 2,3% rilevato. Per mobili, articoli e servizi per la casa, i due valori sono rispettivamente del 9,5% e del 2,3%. Una distanza analoga emerge per ricreazione, spettacoli e cultura, con rincari percepiti del 9,5% rispetto all&#8217;1,4% misurato, e per l&#8217;istruzione, dove il confronto è tra il 9,2% e l&#8217;1,3%. Le comunicazioni rappresentano una delle categorie con una differenza più contenuta: l&#8217;inflazione percepita è del 7,4%, mentre quella registrata dall&#8217;Istat si attesta al 4%.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il 52% degli italiani ha modificato le abitudini di acquisto</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La percezione del carovita incide direttamente sulle scelte dei consumatori. Secondo il sondaggio, il 52% degli intervistati ha cambiato le proprie abitudini di spesa nel corso del 2026, rinunciando ad alcuni acquisti o riducendo i consumi per far fronte all&#8217;aumento dei prezzi. Un altro 30% dichiara di non aver ancora modificato i propri comportamenti, ma di ritenere possibile farlo nei prossimi mesi. Il restante 18% non ha cambiato abitudini e non prevede di intervenire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra coloro che hanno ridotto gli acquisti, i prodotti più frequentemente sacrificati sono vino (35%), birra (30%) e succhi di frutta (29%). Seguono pesce, frutti di mare (26%), cioccolato (23%), burro, salumi e insaccati (22%), marmellate e miele (21%) e carne rossa (20%). Le riduzioni interessano anche acqua minerale (15%), zucchero e carne bianca (11%), farina (9%), pane, formaggi e latticini (8%) e latte (8%).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quanto alle spese che incidono maggiormente sul bilancio familiare, il 76% degli intervistati indica l&#8217;energia, seguita dai carburanti (65%) e dalla casa (40%). Più distanziate risultano salute (30%), ristorazione (16%), tempo libero (12%), abbigliamento (10%), comunicazioni (7%), istruzione (5%), cultura e altre voci (3%).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le aspettative: il 65% teme nuovi rincari nei prossimi mesi</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le preoccupazioni per il costo della vita si riflettono anche nelle aspettative sull&#8217;andamento futuro dei prezzi. Alla domanda su come evolverà l&#8217;inflazione nei prossimi mesi, il 65% degli intervistati ritiene che aumenterà, una quota superiore al 54% registrato nell&#8217;ottobre 2023. La percentuale di chi prevede una sostanziale stabilità dei prezzi passa invece dal 33% del 2023 al 23% del 2026. Il 3% degli intervistati si aspetta una diminuzione (era l&#8217;1% nel 2023), mentre il 9% non sa esprimere una previsione (contro il 12% del 2023). Il confronto con il 2023 evidenzia quindi un deciso rafforzamento delle aspettative di rincaro, nonostante l&#8217;andamento calante dell&#8217;inflazione misurata dall&#8217;Istat.</p>
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		<title>Orcel-Messina, quella pax che può riscrivere il risiko</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/economia/orcel-messina-quella-pax-che-puo-riscrivere-il-risiko/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Bozzacchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Oct 2026 10:49:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Generali al centro di un possibile equilibrio tra i due big del credito, mentre le partite su MPS, Commerzbank e Banco BPM potrebbero ridisegnare gli assetti del sistema bancario italiano.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/orcel-messina-quella-pax-che-puo-riscrivere-il-risiko/">Orcel-Messina, quella pax che può riscrivere il risiko</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">In finanza anche la tregua può valere quanto una conquista. Lo sanno bene Messina e Orcel, che vivono per ragioni diverse un momentum di mercato che potrebbe avvicinarli. Luogo ideale dell&#8217;incontro? Naturalmente Trieste. Il Leone di Generali potrebbe infatti assurgere a terreno fertile per un&#8217;intesa più ampia tra Intesa e Unicredit, una volta portate a casa rispettivamente MPS e Commerzbank. Da discutere insieme ci sono l&#8217;eventuale coabitazione in Generali e soprattutto le mani libere sulle prossime acquisizioni. Mentre Messina prepara la conquista di MPS, Orcel guarda oltre Commerzbank. Nel mirino di Unicredit c&#8217;è Banca Generali, senza dimenticare BPM. Il risiko italiano potrebbe ripartire da questo patto non scritto e mai dichiarato, ma dato in crescendo tra le fonti finanziarie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una pax costruita attorno a Trieste. Se Intesa Sanpaolo completerà la scalata a Monte dei Paschi, erediterà indirettamente, attraverso Mediobanca, circa il 13% di Generali. Con la quota già detenuta direttamente da Ca&#8217; de Sass, Messina presidierà un pacchetto vicino al 16%. Dall&#8217;altra parte UniCredit, con circa il 9%: insieme, i due istituti peserebbero per un quarto del capitale del Leone. Una forza decisiva, senza bisogno di un patto di sindacato. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Leone diventerebbe così zona neutrale, il resto del risiko campo di manovra. Nel caso il primo a beneficiarne potrebbe essere Orcel. Il 15 ottobre UniCredit ha ottenuto dalla BCE il via libera a superare il 30% di Commerzbank senza un tetto alla quota. Entro fine anno punta, completati gli altri passaggi autorizzativi, a circa metà dei diritti di voto. Messa in sicurezza Francoforte, Piazza Gae Aulenti potrebbe riaprire il dossier italiano più sensibile: Banco BPM. L&#8217;offensiva sull&#8217;istituto di Giuseppe Castagna si è arenata tra Golden Power, ostacoli politici e resistenze industriali. Ma il Banco mantiene ciò che interessa a UniCredit: una rete radicata nel Nord produttivo, credito alle imprese e risparmio gestito. Da sciogliere resta il nodo Crédit Agricole, principale azionista. Si potrebbe ragionare su un&#8217;intesa con i francesi, una nuova proposta agli azionisti o un perimetro diverso da quello della precedente operazione. Nessuna trattativa confermata, ma il dossier è aperto. E anche qui la pax peserebbe: Messina, impegnato sull&#8217;asse MPS-Mediobanca, potrebbe non avere interesse a contrastare una nuova iniziativa di Orcel su BPM. In cambio, UniCredit eviterebbe di trasformare Generali in un altro fronte di scontro. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non una spartizione delle prede, ma una convergenza di convenienze. L&#8217;altra carta si chiama Banca Generali. Potrebbe tornare disponibile se la difesa di Luigi Lovaglio a Siena dovesse come sembra naufragare. ISS e Glass Lewis hanno raccomandato di respingere le offerte MPS su Banco BPM e Banca Generali. Il 29 ottobre l&#8217;assemblea senese sarà uno spartiacque. Se il Monte entrasse nell&#8217;orbita di Intesa, per Orcel si riaprirebbe la possibilità di puntare su una piattaforma ricca di commissioni ricorrenti, consulenza finanziaria e grandi patrimoni. Un complemento alla crescita per sportelli. Ma azionisti e prezzo restano ostacoli reali. Una coabitazione con Intesa nel Leone dovrebbe fare i conti con Delfin e Francesco Gaetano Caltagirone, decisivi negli equilibri azionari. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nessuna pax a due Intesa-Unicredit potrebbe ignorarli, né sostituirsi alle valutazioni delle autorità di vigilanza. Ma una tregua renderebbe meno conflittuale il passaggio al nuovo equilibrio. Sullo sfondo si prepara un&#8217;altra mossa. Se Intesa completerà l&#8217;acquisizione di MPS, Unipol potrà rilevare, alle condizioni previste, circa 635 filiali e il marchio Monte dei Paschi, per una possibile integrazione con BPER. È la partita di Carlo Cimbri, destinata a ridisegnare un ulteriore pezzo del credito nazionale. E nel quartier generale UniCredit, accanto a Orcel, c&#8217;è il presidente Pietro Carlo Padoan, portatore di un&#8217;esperienza istituzionale tale da farsi preziosa in un risiko che incrocia politica, capitale e vigilanza. La vera sorpresa del prossimo risiko potrebbe essere proprio questa: due banchieri che smettono di contendersi ogni casella per concentrarsi sulle partite che contano davvero. Messina a Siena, Orcel tra Francoforte e Milano. Generali al centro di un equilibrio condiviso. E Banco BPM di nuovo in cima alla lista delle possibili mosse. Perché, nella finanza, a volte la tregua può valere quanto una conquista.</p>
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		<title>Non solo musica: il live vale 5,4 miliardi</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/economia/musica-concerti-live-valore-miliardi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2026 09:42:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>AssoConcerti accende i riflettori su un’industria da record. Tra boom negli stadi e crisi dei piccoli club.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">A certificarlo, numeri alla mano, è il rapporto <em>&#8220;La Canzone Popolare Live. Dati e Prospettive&#8221;</em>, presentato nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura da AssoConcerti insieme all’Università di Pisa, PTS e SIAE. Il bilancio del 2025 fotografa un comparto in piena espansione, con un impatto economico complessivo stimato in 5,4 miliardi di euro, di cui ben 4,3 miliardi derivanti dall&#8217;indotto extra-biglietteria e oltre 11 milioni di pernottamenti turistici. Con più di 26 milioni di presenze e una spesa al botteghino che per la prima volta supera il miliardo di euro, a guidare la locomotiva è la musica pop, rock e leggera, responsabile da sola del 92% degli incassi complessivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il vero fenomeno dell&#8217;anno è però il consolidamento del turismo musicale: su una spesa media individuale di 203 euro, quasi 163 finiscono direttamente nei circuiti dell’ospitalità, della mobilità e della ristorazione &#8211; con i trasporti a fare la parte del leone con oltre 1,3 miliardi di ricadute, seguiti da cibo e bevande a oltre un miliardo. Gli spettatori internazionali e chi sceglie di pernottare nella città del concerto spendono cifre fino al 138% superiori rispetto ai residenti, toccando punte di 700 euro a persona. Questa dinamica si riflette chiaramente sulle grandi piazze analizzate nel monitoraggio estivo: Roma guida i ritorni economici con circa 117 milioni di euro generati da grandi date come Ed Sheeran, Kendrick Lamar con SZA e Cesare Cremonini; Milano insegue a quota 96,6 milioni spinta da Bruce Springsteen, Linkin Park e Dua Lipa; Napoli tocca i 73,2 milioni con il traino di Geolier, mentre Firenze capitalizza 53,5 milioni grazie ai mega-show di Vasco Rossi e dei Green Day, senza dimenticare la tenuta di rassegne storiche come il Lucca Summer Festival a quota 44 milioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, dietro il trionfo dei grandi numeri, l&#8217;indagine svela una profonda polarizzazione industriale. Le 64 grandi aziende associate ad AssoConcerti, pur curando appena il 5% degli spettacoli nazionali, accentrano il 43% del pubblico, il 69% della spesa e addirittura il 93% degli incassi nella fascia degli eventi da oltre 10mila spettatori. Alla base della piramide, invece, il 90% degli spettacoli raduna meno di mille persone e soffre una contrazione costante, testimoniata dal calo degli organizzatori attivi e dalla progressiva chiusura dei piccoli locali, storici vivai della nuova musica italiana. È su questo contrasto che si è concentrato il confronto politico tra maggioranza e opposizione a margine del convegno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La richiesta mossa dal presidente di AssoConcerti, Bruno Sconocchia, punta a trasformare l&#8217;eccezionale traino del comparto in una politica industriale permanente: il fondo istituito per il 2026 viene accolto come un traguardo storico, ma &#8211; nell’anno di Harry Styles a Circo Massimo e degli Oasis all’Olimpico &#8211; per garantire stabilità a una filiera da oltre 300mila lavoratori la richiesta alle istituzioni è quella di portare la dote finanziaria ad almeno 5 milioni di euro annui dal 2027, con l&#8217;obiettivo di raggiungere rapidamente quota 10 milioni.</p>
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		<item>
		<title>Energia, Pichetto sul nucleare: decreti entro dicembre e deposito delle scorie entro un anno</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/economia/confindustria-energia-nucleare-pichetto-tajani/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Oct 2026 14:10:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il percorso per il ritorno al nucleare, le misure a sostegno delle imprese nella prossima manovra, la revisione del sistema europeo delle emissioni e la...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/confindustria-energia-nucleare-pichetto-tajani/">Energia, Pichetto sul nucleare: decreti entro dicembre e deposito delle scorie entro un anno</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il percorso per il ritorno al nucleare, le misure a sostegno delle imprese nella prossima manovra, la revisione del sistema europeo delle emissioni e la tutela della capacità di raffinazione. Sono stati questi i principali temi affrontati a Roma durante l&#8217;<strong>assemblea annuale di Confindustria Energia</strong>, con gli interventi del ministro dell&#8217;Ambiente e della Sicurezza energetica <strong>Gilberto Pichetto Fratin</strong>, del vicepremier e ministro degli Esteri <strong>Antonio Tajani</strong> e del presidente dell&#8217;associazione <strong>Guido Brusco</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul nucleare, Pichetto Fratin ha confermato l&#8217;intenzione di presentare entro la fine dell&#8217;anno tutti i decreti attuativi, mentre per il deposito delle scorie radioattive ha indicato un orizzonte temporale di un anno per arrivare a una soluzione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Nucleare, Pichetto: possibili anche le aree militari per il deposito delle scorie</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La localizzazione del deposito delle scorie rappresenta una delle priorità indicate dal ministro dell&#8217;Ambiente e della Sicurezza energetica. Il governo sta riaprendo la fase delle candidature da parte dei Comuni interessati a ospitare l&#8217;infrastruttura, ma Pichetto Fratin ha richiamato anche un&#8217;alternativa nel caso in cui non arrivassero disponibilità da parte delle amministrazioni locali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Il deposito delle scorie è la prima cosa da chiudere, va chiusa entro un anno. Stiamo riaprendo la fase delle candidature. Se non ci fossero candidature, ci sono le aree militari», ha dichiarato il ministro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pichetto ha inoltre confermato che <strong>i decreti attuativi sul nucleare saranno presentati entro dicembre</strong>, pur non avendo ancora stabilito se procedere con provvedimenti distinti oppure con un unico pacchetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Confermo, io presento tutti i decreti entro dicembre. La valutazione che sto facendo è se presentarli separati o fare un pacco unico; cioè un bel tomo con tanti capitoli», ha spiegato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Manovra, Tajani annuncia sostegni energetici anche per le PMI</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro capitolo dell&#8217;assemblea ha riguardato gli interventi economici destinati alle imprese. Tajani ha anticipato che nella prossima manovra saranno previste misure di sostegno sul fronte dell&#8217;energia, con l&#8217;obiettivo di estendere anche alle piccole e medie imprese la possibilità di beneficiare dell&#8217;<strong>energy release</strong>, non limitandola alle aziende di maggiori dimensioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per finanziare e realizzare gli interventi, il governo intende avvalersi anche della flessibilità concessa dall&#8217;Unione europea in materia energetica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ministro degli Esteri si è soffermato inoltre sul contributo richiesto al settore finanziario nell&#8217;ambito della legge di Bilancio, precisando che le misure non riguarderanno esclusivamente banche e assicurazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Ci saranno contributi dal settore finanziario. Non soltanto da banche e assicurazioni, anche da altri settori che vivono in condizioni positive. Ma non saranno interventi che metteranno in alcun modo a repentaglio la solidità di questo settore», ha dichiarato Tajani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo il vicepremier, la stabilità politica e la tenuta dei conti pubblici produrranno benefici anche per i soggetti economici chiamati a contribuire alla manovra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul sistema europeo di scambio delle quote di emissione, l&#8217;Ets, Tajani ha espresso ottimismo rispetto alla possibilità di ottenere ulteriori margini per l&#8217;industria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ministro ha richiamato il segnale positivo arrivato dall&#8217;Unione europea, con <strong>80 milioni di quote gratuite per il settore energivoro</strong>, ai quali si aggiungono altri 43 milioni, per un totale di 123 milioni di quote.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il confronto europeo resta aperto, in particolare sul vincolo che riguarda la destinazione dei due terzi delle quote. Tajani auspica che, durante il trilogo, tale limitazione possa essere eliminata, consentendo di utilizzare le quote anche a beneficio di altri comparti industriali, tra cui la chimica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Sono abbastanza ottimista che nel trilogo si possa togliere il vincolo sulla destinazione dei due terzi delle quote, per dedicarle anche ad altri settori industriali, penso alla chimica. L&#8217;iter non è concluso, ma stiamo lavorando, e penso si possa arrivare al risultato», ha affermato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La modifica resta dunque un obiettivo del negoziato europeo e non una decisione già approvata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Raffinazione, Brusco chiede il riconoscimento come settore strategico europeo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel corso dell&#8217;assemblea, il presidente di Confindustria Energia <strong>Guido Brusco</strong> ha posto l&#8217;accento sulla necessità di preservare la capacità di raffinazione europea, alla luce delle crisi internazionali e delle tensioni nel Golfo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«La raffinazione va riconosciuta come settore strategico europeo. Le crisi degli ultimi anni e le tensioni nel Golfo ricordano che la sicurezza non riguarda soltanto il greggio, la materia prima: conta la disponibilità dei prodotti che utilizziamo, sui quali si sono manifestate le vulnerabilità più recenti», ha dichiarato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo Brusco, mantenere operativi e modernizzare gli impianti competitivi, accompagnandone la trasformazione, è necessario per evitare un aumento della dipendenza dalle importazioni di prodotti raffinati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Una raffineria che chiude non è soltanto capacità produttiva perduta: è un patrimonio di infrastrutture, competenze, logistica e sicurezza irreversibilmente compromesso, che non si ricostruisce nel tempo di un&#8217;emergenza», ha sottolineato il presidente di Confindustria Energia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La rielaborazione utilizza esclusivamente le agenzie fornite. Ho accorpato le due notizie duplicate sul deposito delle scorie e sull&#8217;Ets, mantenendo distinti gli annunci del governo, gli obiettivi ancora in discussione e le valutazioni dei protagonisti.</p>
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		<title>Rottamazione quinquies enti locali: domande entro il 15 dicembre</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/economia/rottamazione-quinquies-enti-locali-comuni-scadenze/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Oct 2026 09:11:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rottamazione quinquies, circa 1.500 enti locali aderenti. Domande aperte fino al 15 dicembre: quali debiti rientrano.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Sono circa <strong>1.500 gli enti territoriali che hanno aderito alla rottamazione quinquies</strong>, la definizione agevolata che consente ai contribuenti di regolarizzare determinati debiti senza versare interessi e sanzioni. L&#8217;Agenzia delle Entrate-Riscossione ha reso pubblico l&#8217;elenco delle amministrazioni aderenti con un comunicato del 25 settembre 2026, e <strong>dal 16 ottobre è possibile presentare la domanda</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra gli enti che hanno comunicato il provvedimento di adesione figurano Comuni, Regioni, Province, Città metropolitane e Unioni di Comuni. La misura, introdotta dal decreto Fiscale (articolo 10 quinquies del DL 38/2026, convertito nella legge 88/2026), interessa i carichi affidati all&#8217;agente della riscossione <strong>dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;adesione delle amministrazioni territoriali permette quindi di estendere la definizione agevolata a una serie di entrate locali, secondo le condizioni previste dalla normativa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Imu, Tari, bollo auto e multe: i debiti interessati</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La rottamazione quinquies può riguardare diverse tipologie di tributi e altre entrate territoriali. Tra queste rientrano <strong>Imu, Tari, bollo auto e sanzioni per violazioni del Codice della strada</strong>, oltre ad altri tributi e crediti degli enti che hanno deliberato l&#8217;adesione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il beneficio consiste nell&#8217;eliminazione degli interessi e delle sanzioni applicabili ai debiti ammessi. Per le multe stradali, invece, lo sconto riguarda esclusivamente gli interessi: resta dovuto l&#8217;importo della sanzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La possibilità di aderire è circoscritta ai carichi affidati all&#8217;Agenzia delle Entrate-Riscossione. Restano esclusi i tributi gestiti direttamente dai Comuni o la cui riscossione è stata affidata a concessionari privati, oltre ai debiti derivanti da condanne della Corte dei conti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è quindi sufficiente che un ente territoriale abbia aderito alla misura: occorre anche verificare che il singolo debito rientri tra quelli ammessi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le città aderenti e quelle che hanno scelto di non partecipare</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i principali Comuni italiani che hanno approvato l&#8217;adesione figurano <strong>Roma, Napoli, Genova, Bari, Palermo, Venezia e Catania</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una scelta diversa è stata compiuta da <strong>Milano, Bologna e Firenze</strong>, che non hanno deliberato l&#8217;applicazione della definizione agevolata alle proprie entrate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla base della contrarietà vi sono anche considerazioni legate all&#8217;equità fiscale. Secondo questa posizione, il ricorso ripetuto alla cancellazione di interessi e sanzioni rischia di penalizzare i contribuenti che rispettano regolarmente le scadenze e di indebolire gli incentivi al pagamento tempestivo dei tributi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per i debiti non coperti da questo canale, la legge consente comunque agli enti di introdurre una definizione agevolata autonoma. È la strada scelta, per esempio, da Torino, che ha preferito una sanatoria propria, e dalla Regione Siciliana, che ha varato una rottamazione per bollo auto ed entrate regionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Domande dal 16 ottobre al 15 dicembre 2026</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dal <strong>15 ottobre 2026</strong> è attivo, nell&#8217;area riservata del portale dell&#8217;Agenzia delle Entrate-Riscossione, il servizio che permette di consultare il prospetto dei carichi locali che possono beneficiare della definizione agevolata. L&#8217;accesso avviene con Spid, Cie o Cns.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La domanda può essere presentata <strong>dal 16 ottobre al 15 dicembre 2026</strong>, esclusivamente in modalità telematica, selezionando nell&#8217;area riservata la sezione dedicata alla rottamazione quinquies degli enti territoriali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Entro il <strong>28 febbraio 2027</strong> l&#8217;Agenzia comunicherà l&#8217;accoglimento o il rigetto della richiesta. In caso di esito positivo, la comunicazione delle somme dovute indicherà l&#8217;importo da versare e le scadenze previste per i pagamenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Pagamenti fino a 54 rate bimestrali</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per i contribuenti che scelgono di dilazionare il pagamento è prevista la possibilità di arrivare fino a <strong>54 rate bimestrali</strong> di pari importo, fermo restando che ciascuna rata non può essere inferiore a <strong>100 euro</strong>. Sulle somme versate a rate maturano interessi del <strong>3% annuo a partire dal 1° aprile 2027</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il termine per versare la prima rata, oppure l&#8217;intero importo in caso di pagamento in un&#8217;unica soluzione, è fissato al <strong>31 marzo 2027</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;elenco ufficiale pubblicato dall&#8217;Agenzia delle Entrate-Riscossione consente di verificare quali amministrazioni abbiano aderito alla misura. Per conoscere la propria posizione, il contribuente deve inoltre controllare nell&#8217;area personale del portale quali carichi risultino effettivamente ammessi alla definizione agevolata.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Manovra 2027, fondo per le pensioni anticipate e ipotesi di aumento della Tobin Tax</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Oct 2026 10:06:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Manovra 2027, intesa sul fondo per le pensioni anticipate. Allo studio modifiche alla rivalutazione e aumento della Tobin Tax.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Un fondo da alcune centinaia di milioni di euro per finanziare nuove possibilità di pensionamento anticipato, una possibile revisione della rivalutazione degli assegni e maggiori entrate attraverso la tassazione delle transazioni finanziarie. Sono alcuni dei punti al centro del confronto nella maggioranza sulla <strong>manovra 2027</strong>, dopo l&#8217;intesa raggiunta al vertice dei leader della coalizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;accordo politico riguarda l&#8217;accantonamento di risorse per introdurre forme limitate di flessibilità nell&#8217;uscita dal lavoro. Restano invece da definire le modalità degli interventi sulla previdenza e le coperture finanziarie, mentre il governo valuta anche un aumento della Tobin Tax e ulteriori misure per banche e assicurazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il confronto proseguirà in vista del Consiglio dei ministri dedicato alla manovra, inizialmente previsto per oggi e rinviato a domani, in tarda mattinata. Prima della riunione dell&#8217;esecutivo è atteso un nuovo punto tra i rappresentanti della maggioranza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Pensioni, un fondo per la flessibilità in uscita</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La principale intesa raggiunta riguarda la costituzione di un fondo da alcune centinaia di milioni di euro, destinato a finanziare strumenti circoscritti di pensionamento anticipato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La misura dovrebbe consentire nuove possibilità di uscita dal lavoro, senza comportare una revisione generalizzata delle regole previdenziali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>Lega</strong> continua a sostenere la necessità di ampliare la flessibilità pensionistica. In particolare, il partito di Matteo Salvini vorrebbe evitare l&#8217;inasprimento dei requisiti per il pensionamento anticipato e rilanciare la possibilità di lasciare il lavoro a <strong>64 anni con 36 anni di anzianità contributiva</strong>, in una versione ridimensionata della precedente Quota 100.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La decisione su quest&#8217;ultima proposta è stata tuttavia rinviata a gennaio. Nell&#8217;immediato, la maggioranza punta a definire le risorse e le modalità operative del nuovo fondo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Rivalutazione delle pensioni, possibili restrizioni per gli assegni più elevati</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il governo valuta anche un intervento sull&#8217;indicizzazione delle pensioni all&#8217;inflazione, con l&#8217;obiettivo di contenere la crescita della spesa previdenziale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La proposta prevede una revisione dei criteri di rivalutazione, con una maggiore tutela per gli assegni di importo più basso e una riduzione degli adeguamenti per quelli più elevati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il meccanismo potrebbe essere modulato attraverso nuove fasce, secondo un&#8217;impostazione già utilizzata in passato per limitare l&#8217;aumento della spesa pensionistica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La questione si collega all&#8217;obiettivo di mantenere il costo della rivalutazione entro gli <strong>1,7 miliardi di euro</strong> indicati nel Documento programmatico di bilancio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le percentuali e le soglie dei nuovi eventuali limiti non sono ancora state definite.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tobin Tax, allo studio il raddoppio dell&#8217;aliquota</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Sul versante delle coperture, una delle ipotesi riguarda la <strong>Tobin Tax</strong>, l&#8217;imposta applicata a determinate transazioni finanziarie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La maggioranza valuta un aumento dell&#8217;aliquota dallo <strong>0,2% allo 0,4%</strong>, che consentirebbe di incrementare le entrate fiscali. Anche in questo caso, tuttavia, non è stata ancora assunta una decisione definitiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il confronto riguarda più in generale il contributo richiesto al comparto finanziario. Tra le possibilità allo studio figura anche un incremento dell&#8217;<strong>addizionale Ires per banche e assicurazioni</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il governo deve infatti definire le modalità per reperire i 5 miliardi di euro attesi dal settore, già indicati nel Documento programmatico di bilancio trasmesso a Bruxelles.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul dossier è previsto un incontro tra il viceministro dell&#8217;Economia <strong>Maurizio Leo</strong> e i rappresentanti dell&#8217;Associazione bancaria italiana, mentre prosegue la ricerca di un&#8217;intesa sulle misure da inserire nella legge di Bilancio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sanità, confronto sul finanziamento e sul payback dei dispositivi medici</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro capitolo della trattativa riguarda la sanità, con particolare attenzione al finanziamento del Servizio sanitario nazionale e alla disciplina del payback per i dispositivi medici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le risorse sanitarie considerate nel confronto passerebbero da <strong>148,84 miliardi di euro nel 2026 a 151,67 miliardi nel 2027</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le ipotesi allo studio figura una modifica del tetto di spesa per i dispositivi medici, con un possibile incremento della percentuale di riferimento dallo <strong>0,2% allo 0,4%</strong>, per attenuare gli effetti del meccanismo di payback a carico delle imprese del settore biomedicale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;intervento non è ancora definito e rientra nel più ampio confronto sulle risorse disponibili per il sistema sanitario.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Bollette, si valuta il ricorso alla clausola europea sull&#8217;energia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La maggioranza sta inoltre esaminando la possibilità di utilizzare parte della flessibilità prevista dalla <strong>clausola di salvaguardia europea sull&#8217;energia</strong> per sostenere le famiglie nel pagamento delle bollette.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ipotesi è subordinata alle valutazioni di Bruxelles sull&#8217;ammissibilità degli interventi. Un eventuale utilizzo della clausola potrebbe liberare circa <strong>300 milioni di euro</strong> di risorse, contribuendo alle coperture del capitolo della manovra dedicato agli aiuti alle famiglie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le altre proposte emerse nel confronto figura anche l&#8217;estensione dell&#8217;esenzione dal bollo a tutte le prime automobili di proprietà, misura ancora oggetto di valutazione e non inserita tra le decisioni definitive della maggioranza.</p>
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		<title>Federchimica: produzione in calo del 3% nel 2026, allarme competitività</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/economia/industria-chimica-federchimica-crisi-competitivita/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Oct 2026 14:27:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Federchimica avverte: produzione chimica in calo del 3% nel 2026. Buzzella chiede energia meno cara, ricerca e concorrenza equa.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;industria chimica italiana si prepara a chiudere il 2026 con una contrazione della produzione del 3%, in un contesto segnato dall&#8217;aumento dei costi energetici, dalla concorrenza internazionale e dalle difficoltà strutturali del sistema industriale europeo. A richiamare l&#8217;attenzione su questi rischi è stato <strong>Francesco Buzzella, </strong>presidente di Federchimica, intervenuto a Milano all&#8217;Assemblea pubblica <em>Dalla molecola al prodotto: la chimica all&#8217;origine dell&#8217;industria</em>, davanti a oltre 650 imprenditori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il presidente ha sottolineato la necessità di rafforzare la capacità competitiva dell&#8217;Europa, valorizzando un mercato di 450 milioni di consumatori, una consistente disponibilità di risparmio e un patrimonio industriale nel quale la chimica occupa una posizione centrale. «L’industria è decisiva per l’Europa e la chimica lo è per l’industria».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Buzzella ha tuttavia lanciato un avvertimento sulle prospettive del settore: «Ma siamo davvero sull’orlo di una crisi esistenziale». Tra i fattori di maggiore criticità figurano il costo dell&#8217;energia e delle materie prime, il dumping cinese, le carenze infrastrutturali e il peso della regolamentazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La chimica italiana vale 60 miliardi, ma la produzione torna a diminuire</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Con <strong>60 miliardi di euro di fatturato e oltre 117mila occupati qualificati</strong>, la chimica rappresenta la quinta industria italiana. Il Paese è inoltre il terzo produttore europeo del settore, che registra esportazioni superiori a 40 miliardi di euro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La struttura produttiva comprende grandi e medie imprese a controllo italiano ed estero, accanto a una presenza significativa di PMI. Il comparto contribuisce allo sviluppo economico, all&#8217;occupazione e alla ricerca, ma risulta particolarmente esposto alle tensioni geopolitiche per il suo utilizzo di gas e petrolio sia come fonti energetiche sia come materie prime.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nei primi mesi del 2026, gli acquisti anticipati dei settori clienti, alimentati anche dal timore di interruzioni delle catene di fornitura, hanno temporaneamente sostenuto la produzione. Nella seconda parte dell&#8217;anno, invece, il peggioramento dello scenario internazionale e la debolezza della domanda hanno determinato una nuova fase di flessione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le previsioni indicano una <strong>riduzione della produzione del 3% nell&#8217;intero 2026</strong>, con possibili conseguenze anche nel 2027.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Concorrenza cinese, importazioni in forte crescita e sussidi pubblici</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La pressione competitiva arriva soprattutto dagli Stati Uniti e dalla Cina. I primi possono beneficiare di una forte posizione tecnologica e scientifica, di energia relativamente economica e di vincoli ambientali meno stringenti. La seconda rappresenta contemporaneamente un mercato di sbocco, un fornitore e un concorrente per l&#8217;industria europea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Buzzella ha evidenziato il rapido aumento del peso cinese negli scambi commerciali della chimica italiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Nel 2019 – avverte Buzzella – proveniva dalla Cina il 5% delle importazioni chimiche italiane, contro il 17% del 2025. In questo stesso lasso temporale le nostre esportazioni verso quel mercato sono aumentate del 20%, ma le importazioni sono cresciute del 410%. A ciò si aggiunge un vero e proprio dumping strutturale, con aiuti pubblici ricevuti dalle imprese cinesi tra le tre e le otto volte superiori rispetto a quelle dei Paesi dell’OCSE».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo i dati illustrati da Federchimica, la Cina è passata in venticinque anni da circa un decimo a quasi la metà della produzione chimica mondiale. La chimica, insieme alla siderurgia, figura tra i settori che hanno maggiormente beneficiato dei sussidi pubblici cinesi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La rilevanza strategica del comparto deriva anche dalla sua presenza nel <strong>95% dei manufatti</strong> utilizzati in ambiti che spaziano dalla mobilità alla salute, dall&#8217;abbigliamento all&#8217;agroalimentare, fino alle costruzioni e alle tecnologie dell&#8217;informazione e della comunicazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il settore assume inoltre un ruolo centrale nell&#8217;approccio <em>One Health</em>, che considera interconnesse la salute umana, animale e vegetale, la qualità degli ecosistemi, l&#8217;alimentazione e le attività produttive. La chimica contribuisce infatti alla produzione di farmaci, dispositivi medicali, strumenti diagnostici e soluzioni per l&#8217;agricoltura e la sicurezza alimentare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Energia ed Ets, costi crescenti per le imprese</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro ostacolo alla competitività riguarda il prezzo dell&#8217;energia. L&#8217;incidenza dei costi energetici sul valore della produzione chimica è aumentata dal <strong>14% del 2021 al 18% del 2024</strong> e potrebbe superare il 23%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il divario internazionale resta particolarmente marcato: secondo Federchimica, il gas in Europa può arrivare a costare fino a nove volte quello statunitense.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A questi oneri si aggiungono quelli connessi alle politiche climatiche europee. Tra costi diretti e indiretti del sistema di scambio delle quote di emissione, l&#8217;Ets, l&#8217;industria chimica italiana sostiene attualmente una spesa superiore a 600 milioni di euro all&#8217;anno, destinata a raggiungere 1,5 miliardi entro il 2030.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Buzzella ha richiamato anche le difficoltà della chimica europea, che tra il 2022 e il 2025 ha perso 37 milioni di tonnellate di capacità produttiva, mentre gli investimenti in nuova capacità produttiva di prodotti chimici sono diminuiti del 90%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«La transizione ecologica deve essere pragmatica, non ideologica».</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ricerca e innovazione, Federchimica chiede incentivi strutturali</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante le difficoltà, l&#8217;industria chimica italiana continua a investire nell&#8217;innovazione. Le risorse destinate a ricerca e sviluppo ammontano a <strong>600 milioni di euro</strong>, mentre sono oltre mille le imprese impegnate in attività di ricerca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per Federchimica è necessario rafforzare gli strumenti di sostegno, rendendoli accessibili anche alle imprese di minori dimensioni e valorizzando non soltanto i progetti più radicali, ma anche i miglioramenti progressivi dei processi e dei prodotti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«È necessario potenziare gli incentivi alla ricerca attraverso strumenti accessibili anche per le Pmi e dedicati non solo all’innovazione radicale, ma anche a quella incrementale. Il credito d’imposta va rafforzato e reso strutturale allineandolo a standard europei».</p>



<p class="wp-block-paragraph">La richiesta si inserisce in una più ampia sollecitazione alle istituzioni europee affinché le politiche ambientali e industriali tengano conto delle condizioni effettive della concorrenza internazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«La transizione non si fa senza industria, è impossibile senza chimica e non si realizza facendo finta che la competizione di mercato non esista, a scapito di occupazione, benessere economico e sociale. Non chiediamo protezioni. Chiediamo di poter competere. Sappiamo farlo. Ma ad armi pari. La competitività non è un favore concesso alle imprese, è la condizione per finanziare il nostro modello sociale. Perché l’industria chimica non è il passato dell’Europa, è la condizione per il suo futuro».</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/industria-chimica-federchimica-crisi-competitivita/">Federchimica: produzione in calo del 3% nel 2026, allarme competitività</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<title>Mps, le nuvole nere su Lovaglio diventano tempesta</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/economia/mps-le-nuvole-nere-su-lovaglio-diventano-tempesta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Bozzacchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Oct 2026 10:03:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La frattura nel CdA, il no dei proxy advisor e il dissenso degli azionisti mettono a rischio la leadership dell’ad in vista dell’assemblea del 29 ottobre.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sei consiglieri avrebbero chiesto le dimissioni dell&#8217;ad Luigi Lovaglio. Mentre dopo Delfin, Caltagirone e Benetton, anche i proxy Iss e Glass Lewis hanno bocciato il suo piano anti-Intesa. A meno di due settimane dall&#8217;assemblea decisiva, l&#8217;attuale CdA di Rocca Salimbeni rischia di ritrovarsi senza una maggioranza e senza una strategia. Sei mesi fa Luigi Lovaglio sembrava aver vinto la partita più difficile, riconquistando la guida del Monte dei Paschi contro la volontà del precedente Consiglio di amministrazione. Oggi quello stesso banchiere lucano rischia di perdere tutto. E stavolta non per i risultati economici, che continuano a premiare Rocca Salimbeni, ma per una strategia industriale che sembra aver progressivamente esaurito il consenso necessario a sostenerla. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Le nuvole nere che da settimane si addensano su Lovaglio sono diventate decisamente più minacciose questa settimana. L&#8217;ultimo segnale arriva da Glass Lewis, che ha raccomandato agli azionisti di bocciare nell&#8217;assemblea del 29 ottobre le due offerte pubbliche di scambio su Banco Bpm e Banca Generali, il dividendo straordinario da 4 miliardi, l&#8217;acquisizione della partecipazione in Generali detenuta da Mediobanca e la riduzione del capitale. Un giudizio che segue quello, altrettanto negativo, espresso da Institutional Shareholder Services (Iss). Due stroncature pesanti, soprattutto perché provenienti dai principali consulenti di voto degli investitori istituzionali. Entrambi riconoscono una logica industriale nelle ambizioni di Lovaglio, ma non ritengono che i benefici prospettati giustifichino rischi e complessità di operazioni che si sovrapporrebbero all&#8217;integrazione, ancora incompleta, di Mediobanca. Non è un dettaglio che entrambi i proxy abbiano invece promosso proprio la fusione con Piazzetta Cuccia. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il messaggio appare chiaro: il mercato non contesta il risanamento del Monte né necessariamente il suo rafforzamento industriale. Contesta il salto ulteriore immaginato dal suo amministratore delegato, soprattutto se comporta la rinuncia all&#8217;alternativa rappresentata dall&#8217;Opas di Intesa Sanpaolo. Ma è soprattutto all&#8217;interno del Consiglio che la posizione di Lovaglio sembra farsi sempre più difficile. Secondo le ricostruzioni di stampa, nella riunione straordinaria di lunedì scorso sei amministratori avrebbero manifestato apertamente il proprio dissenso, arrivando a chiedere le dimissioni dell&#8217;ad. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Una frattura che non riguarda più soltanto valutazioni industriali divergenti, ma investe direttamente la fiducia nella leadership del banchiere. A rendere ancora più significativo l&#8217;episodio è la tempistica. Il Consiglio è stato convocato in via straordinaria appena tre giorni prima della seduta già prevista per giovedì 15 ottobre. Una scelta certamente possibile sul piano formale, ma quantomeno singolare per una banca quotata impegnata in operazioni di questa portata. Secondo La Stampa gli stessi consiglieri avrebbero chiesto spiegazioni sull&#8217;urgenza della convocazione, senza ottenere risposte convincenti. È una situazione che, per certi versi, riporta indietro le lancette dell&#8217;orologio alla primavera scorsa. Allora il CdA presieduto da Nicola Maione, dopo aver escluso Lovaglio dalla propria lista per il rinnovo dei vertici, arrivò a revocargli le deleghe. Il seguente successo assembleare della lista alternativa sostenuta da Plt Holding ribaltò gli equilibri, restituendo al manager la guida della banca. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Maione aveva sostenuto una soluzione diversa, convinto che alla fase del risanamento dovesse seguirne una nuova, affidata a una governance capace di accompagnare la crescita e l&#8217;integrazione del gruppo. Appena sei mesi dopo, quella distinzione tra il merito di aver salvato una banca e il diritto di guidarne indefinitamente il futuro torna di stringente attualità. E il paradosso è che a mettere in discussione Lovaglio non sono soltanto i suoi oppositori di allora, ma anche alcuni degli azionisti che ne avevano reso possibile il ritorno. Delfin, Caltagirone e Benetton hanno preso le distanze dal piano alternativo, mentre Intesa ha migliorato la componente cash della propria offerta, portandola a 1,25 euro per azione Mps. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La banca guidata da Carlo Messina può così presentarsi agli investitori con una proposta che appare meno esposta ai rischi di esecuzione rispetto alla complessa architettura immaginata a Siena. Il 29 ottobre sarà dunque molto più di un voto sulle singole operazioni. Sarà un giudizio sulla credibilità della strategia dell&#8217;amministratore delegato e, inevitabilmente, sulla sua capacità di continuare a guidare il Monte. Una bocciatura assembleare non comporterebbe automaticamente la sua uscita, ma renderebbe politicamente e industrialmente assai difficile proseguire come se nulla fosse. Lovaglio è senza dubbio stato tra i principali protagonisti del salvataggio di Mps. Ma nel capitalismo bancario i risultati passati non costituiscono una garanzia di fiducia futura. E quando sei consiglieri chiedono un passo indietro, i principali proxy advisor sconsigliano il piano e gli azionisti decisivi guardano altrove, il problema non è più soltanto vincere un&#8217;assemblea. È capire se esistano ancora le condizioni per governare. Perché la vera domanda, ormai, non sembra più essere se il piano di Lovaglio passerà. Ma se Lovaglio riuscirà a sopravvivere alla sua bocciatura.</p>
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		<title>La voce delle imprese: dopo il via libera della Camera, l&#8217;industria chiede stabilità e certezze</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Oct 2026 09:29:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo il sì della Camera, la riforma del cinema e dell’audiovisivo si prepara ad affrontare l'esame del Senato.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>CNA, Anica e Apa accolgono con favore il via libera della Camera. Dopo le incertezze dei mesi scorsi, le associazioni chiedono tempi certi al Senato per non bloccare gli investimenti.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo il sì della Camera, la riforma del cinema e dell’audiovisivo si prepara ad affrontare l&#8217;esame del Senato. Il provvedimento punta a riordinare l&#8217;intero comparto introducendo una nuova governance più autonoma dalla politica, una programmazione triennale delle risorse, la revisione del tax credit e nuove tutele per i lavoratori dello spettacolo. Mentre ci si interroga sui tempi di attuazione delle deleghe e sugli equilibri parlamentari, dal cuore pulsante del mercato e della produzione, comunque, arriva un segnale di apertura e cauto ottimismo. L&#8217;approvazione del testo unificato a Montecitorio nelle scorse settimane viene letta dal tessuto imprenditoriale non come un semplice passaggio burocratico, ma come il potenziale superamento di una stagione di forte sofferenza per l&#8217;intera filiera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A dar voce al sentimento diffuso tra gli operatori sono i tre pilastri della rappresentanza industriale e artigianale del settore. Da un lato la CNA Cinema e Audiovisivo, che dà voce alla galassia delle piccole e medie imprese, delle maestranze e delle produzioni indipendenti distribuite sul territorio; dall&#8217;altro l&#8217;Anica, l&#8217;associazione nazionale che raggruppa le grandi industrie cinematografiche, audiovisive e digitali, e l&#8217;APA, l&#8217;associazione dei produttori audiovisivi, punto di riferimento per la narrativa della serialità e dell&#8217;intrattenimento. Una convergenza di soggetti diversi che, uniti, coprono l&#8217;intera catena del valore della produzione e della distribuzione italiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal punto di vista delle aziende, il valore principale dell&#8217;intesa trasversale raggiunta in Parlamento risiede nell&#8217;effetto distensivo su un clima di mercato finora troppo teso. Il primo via libera dell&#8217;Aula restituisce finalmente una visione strategica e pluriennale a un comparto che per mesi è rimasto bloccato da polemiche strumentali, ripristinando quel clima di fiducia indispensabile per chi deve pianificare investimenti, aprire i set e rischiare capitale privato. Accanto all&#8217;avanzamento legislativo, per le imprese risulta decisiva anche la svolta sul piano gestionale. Il recente e deciso recupero sul fronte dell&#8217;evasione delle pratiche amministrative da parte della Direzione Generale Cinema del Ministero rappresenta un tassello concreto per la tenuta del settore: la regolarità delle erogazioni e dei documenti è infatti l&#8217;unico vero garante nei confronti degli istituti bancari e del credito, senza i quali nessuna produzione può effettivamente partire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora che la partita si sposta a Palazzo Madama, la priorità del mondo imprenditoriale è evitare che la fase di transizione e l&#8217;iter dei futuri decreti attuativi finiscano per congelare l&#8217;operatività delle aziende. L&#8217;impegno del sistema industriale sarà quello di vigilare affinché la riforma prenda forma in modo pragmatico e coerente con la crescita di tutte le sue componenti, mettendo al riparo il lavoro già fatto e garantendo continuità a un settore chiave per l&#8217;economia del Paese.</p>
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		<title>Prada-Versace: il lusso prova a tornare italiano</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/economia/prada-versace-il-lusso-prova-a-tornare-italiano/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Bozzacchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Oct 2026 08:56:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Made in Italy sa ancora creare grandi marchi del lusso. La sfida è riuscire a mantenerne il controllo. Dopo decenni di acquisizioni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/prada-versace-il-lusso-prova-a-tornare-italiano/">Prada-Versace: il lusso prova a tornare italiano</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il <a href="https://www.thewatcherpost.it/video/draft-mirko-tondi-maeci/">Made in Italy</a> sa ancora creare grandi marchi del lusso. La sfida, oggi, è riuscire a mantenerne anche il controllo. Dopo decenni di acquisizioni da parte dei colossi francesi e dei fondi internazionali, il gruppo Prada prova a invertire la rotta riportando Versace sotto proprietà italiana. Ma per Andrea Guerra l&#8217;operazione da 1,25 miliardi di euro è soltanto l&#8217;inizio: la vera scommessa sarà restituire crescita e redditività alla maison della Medusa, trasformandola nel terzo pilastro (oltre a Prada e Miu Miu) di un gruppo capace di confrontarsi con i giganti mondiali del settore. Una sfida arrivata in un momento tutt&#8217;altro che semplice per il mercato del lusso, ma che Prada sta affrontando con i conti ancora in crescita. Nei primi 9 mesi del 2026 il gruppo ha registrato ricavi netti per 4,54 miliardi di euro, in aumento del 15% rispetto allo stesso periodo del 2025, con una crescita organica del 4%, calcolata escludendo il contributo di Versace. Nel solo terzo trimestre i ricavi sono aumentati dell&#8217;11%, mentre la crescita organica si è fermata all&#8217;1%. Le vendite retail hanno raggiunto 3,93 miliardi, in aumento dell&#8217;11%, pari al 2% su base organica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il marchio Prada ha mantenuto un andamento positivo, con vendite in crescita del 2% nei nove mesi e dell&#8217;1% nel terzo trimestre. Più complessa la situazione di Miu Miu, che dopo il balzo del 41% registrato nei primi nove mesi del 2025 ha segnato un incremento dell&#8217;1% nel corrispondente periodo del 2026 e una flessione del 3% nel terzo trimestre. Sul piano geografico, le Americhe si confermano il mercato più dinamico, mentre Asia Pacifico e Giappone mostrano una sostanziale stabilità. L&#8217;Europa rimane meno brillante e il Medio Oriente continua a penalizzare soprattutto Miu Miu, nonostante alcuni segnali di miglioramento.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il rilancio di Versace</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È in questo <a href="https://www.ice.it/it/settori/sistema-moda">scenario </a>che si inserisce il rilancio di Versace. La maison, acquisita dal gruppo statunitense Capri Holdings per un valore d&#8217;impresa annunciato di 1,25 miliardi di euro, è entrata ufficialmente nel perimetro Prada il 2 dicembre 2025. Nei primi 9 mesi del 2026 ha contribuito ai ricavi consolidati per 441 milioni di euro. Il vero obiettivo, tuttavia, non è ancora il fatturato. È riportare Versace a una crescita sostenibile, recuperando desiderabilità, redditività e posizionamento nella fascia alta del mercato.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La strategia di Guerra: prima il marchio, poi i risultati</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella conference call con gli analisti del 22 ottobre, Guerra ha confermato la fiducia nel progetto: «Di Versace siamo soddisfatti, il team è pronto». Un giudizio che arriva mentre l&#8217;integrazione industriale procede secondo i programmi e la nuova direzione creativa prepara il proprio debutto. Il 2026 è stato concepito come un anno di transizione, dedicato alla revisione dell&#8217;organizzazione e al riposizionamento commerciale. Il 2027 dovrà invece rappresentare il primo banco di prova del nuovo corso. Il rilancio si fonda su una trasformazione del modello di business. Prada punta a ridurre la dipendenza di Versace dagli outlet e dalle vendite scontate, rafforzando il canale a prezzo pieno, la qualità della distribuzione e il valore percepito dei prodotti. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Una strategia che potrebbe inizialmente comprimere i volumi, ma che mira a ricostruire la capacità del marchio di generare margini più elevati. La sfida è impegnativa. Versace aveva chiuso il 2025 con 684 milioni di euro di ricavi e una perdita operativa. Anche il 2026 dovrebbe registrare un risultato negativo, mentre i benefici dell&#8217;integrazione saranno valutabili soprattutto a partire dal prossimo anno. Il nuovo assetto assegna a Lorenzo Bertelli, presidente esecutivo della maison, un ruolo centrale nella definizione della strategia. La direzione creativa è stata affidata a Pieter Mulier, chiamato a reinterpretare i codici estetici di Versace senza disperderne l&#8217;identità. Il debutto delle nuove collezioni è previsto nel 2027. L&#8217;obiettivo non è trasformare Versace in un&#8217;altra Prada, ma valorizzare la complementarità tra tre identità: l&#8217;eleganza intellettuale di Prada, la sperimentazione di Miu Miu e il linguaggio audace della Medusa. La strategia potrà contare sulle strutture industriali e organizzative del gruppo, dalle competenze produttive alla logistica, fino alle piattaforme digitali e alla distribuzione internazionale. Sinergie che potrebbero consentire a Versace di migliorare l&#8217;efficienza operativa preservando la propria autonomia creativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il nuovo polo italiano del lusso</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;acquisizione assume un significato che supera i confini del singolo gruppo. Con il ritorno di Versace sotto controllo italiano, Prada rafforza la propria posizione tra le grandi holding mondiali del lusso e rilancia il tema della proprietà dei marchi storici del Made in Italy. Negli ultimi decenni, infatti, una parte significativa delle principali maison italiane è stata acquisita da gruppi internazionali, soprattutto francesi. Il caso più emblematico è quello di Gucci, marchio fiorentino controllato da Kering, che possiede anche Bottega Veneta e Brioni. Tre nomi di primo piano della moda italiana, oggi inseriti in un conglomerato francese. Ancora più esteso è il portafoglio italiano di LVMH, proprietario di Fendi, Bulgari, Loro Piana ed Emilio Pucci. Marchi che mantengono forti legami con la tradizione produttiva italiana, ma la cui proprietà e le principali decisioni strategiche fanno capo al gruppo francese guidato dalla famiglia Arnault. Diversa la situazione di Valentino, controllata dal fondo qatariota Mayhoola, con Kering azionista di minoranza. Anche Etro è passato sotto il controllo del private equity internazionale, attraverso L Catterton, mentre Missoni ha visto rafforzarsi il ruolo degli investitori finanziari, con FSI come azionista di riferimento. La proprietà estera non implica necessariamente una perdita di italianità produttiva. Molti di questi gruppi continuano a investire nelle manifatture, negli artigiani e nelle filiere nazionali. Cambia però il luogo nel quale vengono assunte le principali decisioni su capitale, acquisizioni e sviluppo internazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Da Armani a Moncler, i grandi marchi rimasti italiani</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il panorama delle maison ancora sotto controllo italiano conserva alcuni protagonisti di primo piano. Giorgio Armani rappresenta uno dei casi più significativi. Dopo la scomparsa del fondatore nel 2025, il gruppo è entrato in una nuova fase di governance affidata alla Fondazione Giorgio Armani e agli eredi designati, con un percorso di apertura del capitale previsto dalle disposizioni successorie. L&#8217;azienda rimane un riferimento dell&#8217;indipendenza creativa e industriale italiana, pur trovandosi di fronte a scelte decisive sul futuro azionario. Brunello Cucinelli continua a essere controllata dalla famiglia fondatrice, attraverso una struttura societaria che ne preserva la visione industriale e il radicamento produttivo in Umbria. Anche Salvatore Ferragamo resta sotto il controllo della famiglia, nonostante le difficoltà commerciali e il percorso di riposizionamento del marchio. Ermenegildo Zegna, quotata a New York, mantiene il controllo familiare e ha costruito un gruppo internazionale che comprende anche Thom Browne e Tom Ford Fashion. Un esempio di crescita dimensionale realizzata senza perdere la guida italiana. Tra i gruppi privati spiccano Dolce&amp;Gabbana e Max Mara, ancora legati alle rispettive famiglie fondatrici, mentre Tod&#8217;s continua a essere controllata dalla famiglia Della Valle, affiancata da investitori internazionali. Un ruolo importante è ricoperto anche da Moncler, guidata da Remo Ruffini, che ne mantiene il controllo di fatto e ha sviluppato un gruppo comprendente anche Stone Island. Si tratta di modelli proprietari differenti, accomunati però dalla permanenza di un centro decisionale italiano. Un elemento particolarmente rilevante in un settore nel quale dimensioni finanziarie, capacità distributiva e investimenti internazionali sono diventati decisivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il Made in Italy alla prova delle dimensioni</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;acquisizione di Versace riapre dunque una questione industriale più ampia: il Made in Italy può continuare a esprimere marchi globali mantenendo in Italia anche la proprietà e il controllo strategico? La risposta passa dalla capacità di costruire gruppi sufficientemente grandi da sostenere investimenti in distribuzione, tecnologia, comunicazione e innovazione, senza rinunciare alle caratteristiche creative e manifatturiere che hanno reso riconoscibile la moda italiana. Il confronto con i grandi conglomerati francesi resta impegnativo. LVMH e Kering dispongono di portafogli di marchi, reti commerciali e capacità finanziarie che nessun gruppo italiano replica ancora nelle stesse dimensioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prada, tuttavia, sta cercando di costruire una piattaforma industriale più articolata, valorizzando le competenze condivise senza appiattire l&#8217;identità dei singoli brand. In questa prospettiva si inseriscono anche gli investimenti produttivi del gruppo, come il nuovo polo della pelletteria di Piancastagnaio, in Toscana, e il progetto Prada Galleria a Milano, che unisce vendita, ospitalità e cultura nel luogo simbolo delle origini del marchio. Guerra ha descritto quest&#8217;ultimo investimento come un ponte tra passato e futuro, capace di raccontare l&#8217;identità del gruppo e rafforzarne il rapporto con i clienti. «La Galleria rappresenta la nostra essenza, il nostro modo di vivere, il cuore pulsante di ciò che siamo», ha spiegato l&#8217;amministratore delegato. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La strategia guarda oltre il prodotto, puntando sulla qualità dell&#8217;esperienza commerciale, sull&#8217;eccellenza manifatturiera e sulla capacità di trasformare la storia dei marchi in valore economico. Per Versace il passaggio sarà ancora più delicato. Il mercato valuterà il rilancio non soltanto attraverso l&#8217;accoglienza delle prime collezioni di Mulier, ma soprattutto attraverso il recupero delle vendite a prezzo pieno, la produttività dei negozi e il ritorno alla redditività. I conti dei primi nove mesi confermano che Prada dispone di una base economica solida per affrontare questa trasformazione. Ma il rallentamento della crescita organica dimostra anche che il contesto non concede margini per errori. La vera scommessa di Andrea Guerra è trasformare il ritorno di Versace in Italia da operazione finanziaria a successo industriale. Perché riportare un marchio sotto controllo nazionale è soltanto il primo passo. La sfida più difficile è dimostrare che il Made in Italy può ancora costruire, gestire e far crescere grandi maison globali, competendo con i colossi internazionali del lusso.</p>
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		<title>Fondo Italiano d&#8217;Investimento, piano 2026-2030: otto fondi e nuove risorse per le filiere strategiche</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/economia/fondo-italiano-investimento-piano-2026-2030/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2026 15:04:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fondo Italiano d'Investimento presenta il piano 2026-2030: otto fondi, sostegno alle PMI e investimenti nelle filiere strategiche.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/fondo-italiano-investimento-piano-2026-2030/">Fondo Italiano d’Investimento, piano 2026-2030: otto fondi e nuove risorse per le filiere strategiche</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Fondo Italiano d&#8217;Investimento punta a rafforzare il mercato italiano del capitale privato attraverso il lancio di otto fondi, nuovi strumenti di finanziamento per le PMI e investimenti nelle filiere industriali strategiche. Sono gli obiettivi del Piano Strategico 2026-2030, illustrato in occasione dell&#8217;Annual General Meeting che si è svolto a Palazzo Colonna, a Roma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il piano prevede capital commitment per circa 5,5 miliardi di euro entro il 2030 e commissioni attese intorno ai 40 milioni di euro. Nel corso del 2026 sono già state avviate iniziative per circa 2 miliardi di euro, con l&#8217;obiettivo di sostenere la competitività delle imprese e ampliare le possibilità di accesso a capitali alternativi al credito bancario.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lombardi: «Rendimenti di mercato e valore per il sistema economico»</h2>



<p class="wp-block-paragraph">«Con il Piano Strategico 2026-2030 tracciamo una nuova traiettoria di crescita per Fondo Italiano d&#8217;Investimento, con l&#8217;ambizione di consolidare il nostro ruolo di investitore di mercato e piattaforma catalitica per lo sviluppo del private capital italiano», ha dichiarato <strong>Domenico Lombardi, </strong>amministratore delegato di Fondo Italiano d&#8217;Investimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al centro della strategia figurano due nuovi strumenti: il Fondo Filiere Strategiche, destinato a rafforzare l&#8217;integrazione e la competitività dei comparti industriali più rilevanti per l&#8217;economia nazionale, e il Fondo Flexible Capital, concepito per ampliare le soluzioni di capitale disponibili per accompagnare la crescita delle imprese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lombardi ha indicato come obiettivo la generazione di un «autentico doppio dividendo», capace di combinare rendimenti di mercato per gli investitori e benefici strutturali per l&#8217;economia italiana.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dall&#8217;energia alla difesa: i settori al centro degli investimenti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>Fondo Filiere Strategiche</strong> avrà un obiettivo di raccolta fino a 800 milioni di euro e concentrerà gli interventi su energia e transizione energetica, navalmeccanica e blue economy, aerospazio e difesa, oltre che sull&#8217;approvvigionamento di materie prime critiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto a questo strumento opererà il <strong>Fondo Imprese</strong>, veicolo del Fondo nazionale del made in Italy, che mette a disposizione 600 milioni di euro per sostenere la crescita e il rilancio delle filiere produttive, con particolare attenzione alla transizione energetica, alla digitalizzazione e alle materie prime critiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul versante delle fonti di finanziamento alternative al sistema bancario, il FOF Private Debt Italia III presenta un target di 300 milioni di euro. Il <strong>FOF Impact II</strong>, con un obiettivo di 200 milioni, sarà invece dedicato a investimenti in grado di coniugare rendimenti di mercato e benefici sociali e ambientali misurabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <a href="https://www.governo.it/it/articolo/annual-general-meeting-2026-di-fondo-italiano-d-investimento-sgr-il-messaggio-del">digitalizzazione</a> rappresenterà inoltre una direttrice trasversale degli interventi del Fondo Italiano d&#8217;Investimento.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Goitini (BNL): «Il credito bancario in Italia non basta più»</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La necessità di diversificare le fonti di finanziamento delle imprese è stata sottolineata anche da <strong>Elena Goitini, </strong>amministratrice delegata di BNL e responsabile BNP Paribas per l&#8217;Italia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Il credito bancario in Italia non basta più. Non perché ce n&#8217;è poco: al 90% delle richieste delle Pmi diciamo di sì. Ma non basta più perché il sistema è complesso. C&#8217;è necessità di nuove forme di investimento», ha dichiarato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Goitini ha richiamato il divario tra il peso del private equity in Italia, pari secondo i dati da lei citati al 2% del PIL, e quello registrato all&#8217;estero, indicato al 10%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per la manager è necessario convincere gli imprenditori che l&#8217;apertura del capitale può favorire la crescita aziendale, sviluppando una maggiore complementarità tra credito bancario e strumenti alternativi di investimento.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Leonardo: la crescita della difesa passa anche dalla supply chain</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel corso della tavola rotonda dedicata al rapporto tra private capital, PMI e filiere strategiche, <strong>Lorenzo Mariani, amministratore delegato di Leonardo</strong>, ha evidenziato le opportunità occupazionali offerte dai settori dello spazio e della difesa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo Mariani, i grandi programmi pluriennali favoriscono una crescita relativamente rapida dell&#8217;occupazione, grazie alla maggiore prevedibilità degli investimenti. Un ruolo importante è svolto anche dall&#8217;export.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;amministratore delegato ha tuttavia richiamato l&#8217;attenzione sui limiti delle catene di fornitura. La supply chain, ha spiegato, costituisce da sempre l&#8217;ossatura dell&#8217;industria nazionale, sia nella produzione sia nell&#8217;ingegneria e nell&#8217;innovazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;aumento delle esigenze produttive, anche nei comparti delle munizioni e degli altri sistemi legati alla difesa, ha messo in evidenza colli di bottiglia nelle filiere, che secondo Mariani non sono state sufficientemente sostenute in passato per prepararsi alla crescita attuale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul ruolo degli <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/private-equity-panetta-fondi-pensione-assicurazioni/">investitori </a>internazionali, Mariani ha inoltre affermato che «il capitale estero andrebbe gestito con cautela».</p>



<h2 class="wp-block-heading">Fincantieri, Folgiero: dagli Stati Uniti ordine preliminare per materiali destinati a nuove navi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">A margine dell&#8217;Annual General Meeting, <strong>Pierroberto Folgiero, amministratore delegato di Fincantieri</strong>, ha riferito di un ordine preliminare ricevuto dal governo statunitense per l&#8217;acquisto di materiali critici destinati a una nuova classe di navi denominata LSM, Landing Ships.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Folgiero ha spiegato che Fincantieri si attende a breve la trasformazione dell&#8217;ordine relativo ai materiali in un ordine per la costruzione delle unità navali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il numero delle navi non è ancora stato definito: secondo l&#8217;amministratore delegato, è in fase di valutazione da parte dell&#8217;amministrazione statunitense e riguarderà diverse unità.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/fondo-italiano-investimento-piano-2026-2030/">Fondo Italiano d&#8217;Investimento, piano 2026-2030: otto fondi e nuove risorse per le filiere strategiche</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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