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	<title>Articoli di Daniele Capezzone, autore presso The Watcher Post</title>
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	<link>https://www.thewatcherpost.it/author/dc/</link>
	<description>Testata giornalistica online di analisi politica ed economica</description>
	<lastBuildDate>Mon, 26 Oct 2026 09:28:40 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Gli intrecci che erano sotto i nostri occhi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Capezzone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Oct 2026 09:03:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’intreccio tra il movimento pro-palestinese (ProPal) e l’islamismo non è casuale né marginale. È il prodotto di evoluzioni storiche.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">L’intreccio tra il movimento pro-palestinese (ProPal) e l’islamismo non è casuale né marginale. È il prodotto di evoluzioni storiche e di convergenze strategiche che si sono rafforzate dopo il 7 ottobre 2023. ￼</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nazionalismo palestinese moderno nasce in chiave prevalentemente laica con l’OLP di Arafat. Dalla fine degli anni Ottanta, però, emerge Hamas come espressione armata della Fratellanza Musulmana in Palestina. La Carta del 1988 è esplicitamente islamista: invoca la jihad e contiene riferimenti antisemiti (Protocolli dei Savi di Sion e hadith sull’uccisione degli ebrei). Anche la versione del 2017 mantiene l’obiettivo di eliminare Israele “dal fiume al mare”. ￼</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Palestina, Hamas ha governato Gaza dal 2007 e ha goduto di sostegno rilevante. I sondaggi del Palestinian Center for Policy and Survey Research hanno registrato picchi oltre il 40% e, anche negli anni successivi, quote significative di palestinesi hanno considerato “corretta” la decisione del 7 ottobre o si sono opposti al disarmo di Hamas. ￼</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Occidente l’intreccio si manifesta nella cosiddetta “alleanza rosso-verde”: gruppi di sinistra radicale e progressisti condividono con gli islamisti l’anti-sionismo, l’anti-imperialismo e la critica all’ordine liberale. Organizzazioni come Students for Justice in Palestine o American Muslims for Palestine presentano legami documentati con reti della Fratellanza Musulmana. Nelle proteste post-7 ottobre, slogan, reticenza a condannare Hamas e presenza di simboli islamisti mostrano una sovrapposizione che supera la solidarietà umanitaria. ￼</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Italia il caso di Mohammad Hannoun è emblematico: presidente dell’Associazione dei Palestinesi, inserito nella blacklist del Tesoro USA e arrestato con l’accusa di aver finanziato Hamas attraverso associazioni presentate come benefiche. Le sue reti si intrecciano con piazze ProPal, centri sociali e ambienti della sinistra antagonista. ￼</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’islamismo politico ha colonizzato una parte consistente della narrativa, trasformando la causa palestinese in veicolo di un progetto più ampio anti-occidentale. La strumentalizzazione è reciproca: la sinistra trova un nuovo “oppresso” dopo il proletariato; gli islamisti ottengono legittimità e coperture nelle democrazie europee</p>
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		<title>Sciopero annunciato prima di leggere la manovra?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Capezzone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2026 07:27:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Potremmo aprirla e poi chiuderla subito qui: raccontando l'assurdo di uno sciopero generale proclamato prim'ancora che la manovra sia stata scritta e presentata.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Potremmo aprirla e poi chiuderla subito qui: raccontando l&#8217;assurdo di uno sciopero generale proclamato prim&#8217;ancora che la manovra sia stata scritta e presentata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E così Landini &#8211; ormai oltre il surreale &#8211; già giudica quello che ancora non è stato messo nero su bianco. E usa l&#8217;arma più grave e delicata: lo sciopero generale. A testimonianza di un&#8217;irresponsabilità ormai totale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è stato un tempo in cui il sindacato, pur tra mille colpe e massimalismi, per lo meno rispettava la grammatica e la sintassi di un conflitto sociale minimamente regolato: prima arriva il testo del governo, poi lo si esamina, poi si avanzano controproposte, poi &#8211; su quella base &#8211; inizia un’azione anche di lotta, con l’arma nucleare dello sciopero generale tenuta per ultima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Invertire l’ordine cronologico significa voler fare una chiassata politica, trasformandosi in agenti del caos, lasciando ai margini il merito delle questioni. È questo che si vuole?</p>
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		<title>Il centrosinistra è ancora negli spogliatoi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Capezzone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Oct 2026 08:16:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il centrosinistra italiano continua a navigare a vista, prigioniero di un eterno cantiere che non si chiude mai. A un anno dalle politiche del 2027,...</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il centrosinistra italiano continua a navigare a vista, prigioniero di un eterno cantiere che non si chiude mai. A un anno dalle politiche del 2027, il Campo Largo – Pd, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e le appendici centristi – si presenta ancora senza un leader riconosciuto e senza un programma condiviso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Elly Schlein ripete che “prima il programma, poi i nomi”, promettendo un testo unitario entro fine anno e lasciando aperta la porta a un accordo politico o alle primarie. Giuseppe Conte la incalza: bastano due settimane di confronto serio per chiudere. Ma i tavoli restano fermi agli stessi nodi di mesi fa, a cominciare dalla politica estera sull’Ucraina, dove le distanze tra dem e pentastellati non si sono sciolte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Aritmeticamente il vantaggio c’è. Le supermedie di ottobre collocano il Campo Largo allargato intorno al 43-43,5%, un paio di punti sopra il centrodestra di governo (FdI, Forza Italia, Lega e Noi Moderati, intorno al 41%). Con lo Stabilicum appena approvato – proporzionale con premio di maggioranza e ritorno delle preferenze – alcune simulazioni assegnano al centrosinistra una maggioranza parlamentare, a condizione che Vannacci resti fuori dalla coalizione meloniana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Pd però è sceso al 20%, Meloni recupera e si assesta oltre il 27%, e il vantaggio è fragile, fatto di somme di partiti che si contendono lo stesso elettorato e che faticano a presentarsi come alternativa credibile di governo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La politica, però, presenta il conto quando le coalizioni non sono vere coalizioni. Dentro il Pd si discute della proroga del mandato di Schlein oltre marzo 2027, con i riformisti che non intendono consegnarle una delega in bianco sulle alleanze e sul perimetro (troppo stretto senza i moderati, troppo largo con chi vota contro il riarmo). Conte è dato in vantaggio nelle primarie ipotetiche e usa ogni palco per ricordare che senza un programma e senza regole chiare sul candidato premier non c’è accordo. Le priorità dichiarate – salari, sanità, energia, salario minimo – restano slogan finché non si traducono in un testo che regga il confronto con quattro anni di governo Meloni, che ha tenuto insieme la maggioranza e approvato la legge elettorale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rischio è noto: un centrosinistra che somma i consensi sulla carta ma si spacca sul primo tema vero, che promette unità e poi litiga su chi guida, che chiede il voto anticipato senza aver deciso chi e per cosa. In un sistema che premia la coalizione più coesa e punisce le alleanze tattiche, l’aritmetica può bastare per un titolo di giornale. Per governare serve altro.</p>
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		<title>Manovra, sia coraggiosa nonostante tutto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Capezzone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 07:57:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il quadro non è semplice, e sarebbe da irresponsabili fingere il contrario. L’energia è tornata a pesare, i mercati sono nervosi, il costo del debito non è un dettaglio da convegno. </p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il quadro non è semplice, e sarebbe da irresponsabili fingere il contrario. L’energia è tornata a pesare, i mercati sono nervosi, il costo del debito non è un dettaglio da convegno. Proprio per questo la manovra non può essere timida. Può essere prudente. Non può essere rinunciataria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La credibilità finanziaria non è un optional: è la condizione di tutto il resto. Chi ha memoria sa che i conti, quando scricchiolano, li paga sempre il contribuente. Dunque niente azzardi, niente promesse che il Tesoro non può onorare. La barra resta quella: debito sotto controllo, spese correnti da non alimentare, coperture vere. Senza strafare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma dentro quel perimetro la scelta sia netta. I tagli di tasse vadano avanti. Non perché facciano scena, e non perché un governo debba «dare qualcosa» in vista del consenso. Perché il fisco italiano, sul lavoro e sull’impresa, resta un ostacolo alla crescita. Si produce di meno, si assume di meno, si investe di meno, e poi ci si stupisce se la base imponibile non si allarga. Ridurre il prelievo, con gradualità e con coperture, è politica di offerta. È l’opposto dell’assistenzialismo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il peggioramento internazionale non è un argomento per fermarsi. È un argomento per non sbagliare lo strumento. Se l’energia rincara e la domanda esterna si fa incerta, la risposta non è un’altra spesa pubblica che gonfia il deficit e lascia intatto il cuneo. È lasciare più reddito in tasca a chi lavora e più margine a chi produce, così che famiglie e imprese assorbano lo shock senza aspettare il prossimo decreto. Lo Stato non compensa l’inflazione importata stampando trasferimenti. La compensa, se può, non prendendo troppo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è poi una questione di coerenza. Un liberale non chiede miracoli. Chiede una rotta: meno tasse dove distorcono di più, meno spesa dove non produce servizi, regole stabili perché chi investe possa calcolare. Il coraggio, in questa fase, non è la misura spettacolare. È non usare il contesto difficile come alibi per rinviare l’unica correzione che, in Italia, non è mai di troppo.</p>
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		<title>Se Conte guida e Elly insegue…</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Capezzone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 07:03:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è un paradosso elegante, e un po’ crudele, nella sinistra italiana. Il partito che dovrebbe guidarla, il Pd, scivola sotto il 20%.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">C’è un paradosso elegante, e un po’ crudele, nella sinistra italiana. Il partito che dovrebbe guidarla, il Pd, scivola sotto il 20%. La segretaria che dovrebbe anticipare i tempi, Elly Schlein, rincorre. E Giuseppe Conte, che per anni è stato descritto come inquilino provvisorio della politica, occupa lo spazio. Non con un’ideologia. Con il timing.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I numeri di Pagnoncelli sono implacabili: Fratelli d’Italia tiene, il Pd cala, i Cinque Stelle restano lì, compatti abbastanza da non dover chiedere scusa al calendario. Ma il punto non è l’addizione. È la gerarchia. Conte chiama il tavolo sul programma; il Nazareno prende tempo. Conte parla di primarie e di candidato; il Pd discute se sia troppo presto, troppo tardi, troppo rischioso per Meloni. Conte pianta bandierine — pace, spesa, giustizia, reddito — e Schlein arriva dopo, a mediare ciò che lui ha già messo sul bancone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è che l’avvocato abbia convertito l’Italia al grillismo. È che ha capito una cosa semplice, e per i dem micidiale: a sinistra si vince chi detta l’agenda, non chi amministra il congresso. Il Pd ha i militanti, le tessere, le primarie teoriche. Conte ha la precedenza. Anticipa sul metodo, anticipa sul merito, anticipa persino sul tono: mentre a via del Nazareno si cerca la quadratura tra riformisti, Salis e l’ala più identitaria, lui fa l’uomo già pronto. «Noi ci siamo. Non possiamo riunirci da soli». Traduzione: il ritardo è vostro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si dirà che i sondaggi sulle primarie sono un caleidoscopio: a volte vince lei, a volte lui. Vero. Ma la leadership non è solo un hypothetical ballot. È chi costringe l’altro a rispondere. Oggi risponde Schlein. Oggi insegue il Pd. E un partito che insegue, in politica, ha già accettato di non essere il centro di gravità. Conte non ha preso la sinistra perché l’ha sedotta. L’ha presa perché l’ha aspettata al varco, con un sorriso da notaio e un’agenda già scritta. Il resto, per il Pd, è commento.</p>
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		<title>Se Conte già comanda a sinistra</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/news/se-conte-gia-comanda-a-sinistra/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Capezzone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 08:10:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il programma uscito l’altro ieri da Nova non è un elenco di proposte: è un mandato. Conte lo ha detto senza giri di parole dal palco di Milano. </p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il programma uscito l’altro ieri da Nova non è un elenco di proposte: è un mandato. Conte lo ha detto senza giri di parole dal palco di Milano. «Emerge un mandato chiaro»: no all’economia di guerra, no al riarmo, stop alle armi a Kiev perché «le armi allontanano la pace». E soprattutto: quel testo, votato dalla base dopo mesi di tavoli e 17mila partecipanti, «mi onora» e «non sono disponibile a diluirlo» perché la politica non diventi «galleggiare e vivacchiare».</p>



<p class="wp-block-paragraph">È qui che il Pd entra in difficoltà. Elly Schlein, alla Festa dell’Unità, aveva ribadito il sostegno militare a Kiev e il ruolo dell’Ue nel negoziato. Una linea che tiene insieme l’ala riformista e la famiglia dei socialisti europei. Conte arriva prima, con un documento già deliberato e presentato come non negoziabile sul punto più divisivo del campo largo. Non chiede di discutere: porta un pacchetto chiuso al tavolo della coalizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il risultato è uno sbilanciamento di potere. Chi arriva con un programma votato dalla propria comunità e dichiara di non volerlo ammorbidire detta l’agenda. Il Pd si trova a scegliere tra due rischi: accettare i paletti pentastellati sulla politica estera e apparire subalterno, oppure resistere e far passare l’idea che è Nazareno a ostacolare l’unità “contro le destre”. In entrambi i casi Conte si colloca come dominus della trattativa: decide i confini entro cui l’alleanza può esistere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è solo Ucraina. Il no al piano ReArm Ue e agli obiettivi Nato, la richiesta di piani di disarmo, il riconoscimento della Palestina e la fine del rapporto privilegiato Ue-Israele restringono lo spazio di mediazione. Alcuni di questi temi trovano sponde anche nel Pd, ma il metodo conta più dei singoli punti: un alleato che si presenta con un mandato «fermo e chiaro» costringe gli altri a inseguire. Per Schlein il problema non è solo il contenuto. È chi, da ieri, ha già scritto la prima pagina del “programma comune”.</p>
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		<title>Cosa è e cosa non è oggi il centrosinistra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Capezzone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2026 10:39:19 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il centrosinistra italiano, a oggi, è un miracolo di economia: ha abolito leader, programma e perimetro, eppure continua a occupare salotti, talk e pagine intere. Un vuoto che produce rumore.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il centrosinistra italiano, a oggi, è un miracolo di economia: ha abolito leader, programma e perimetro, eppure continua a occupare salotti, talk e pagine intere. Un vuoto che produce rumore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Leader? Non c’è. C’è Elly Schlein, che fa l’Erasmus permanente tra decarbonizzazione e pompe di calore, e Giuseppe Conte, che da remoto fa il capo e da vicino fa il cauto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi Renzi, che bussa alla porta mentre gli altri gli cambiano già la serratura. E AVS, che entra in coalizione come si entra in un appartamento in affitto: senza firmare, ma pretendendo il balcone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Risultato: quattro volti, zero volto. Un identikit compilato a matita, pronto a essere cancellato al primo Consiglio dei ministri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Programma? Nemmeno. Al massimo un catalogo di no: no ai confini e no a Meloni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il resto è giaculatoria: salari reali, bollette, crescita. Parole che suonano come un rosario recitato da chi ha perso il libretto. Quando chiedi «quanto costa?», scatta il silenzio solenne di chi sta ancora decidendo se il centrosinistra sia un partito, una federazione o un gruppo WhatsApp con le notifiche accese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perimetro? Un’opinione. Oggi Renzi ospite, domani Renzi inquilino sgradito; oggi i 5 Stelle partner, domani i 5 Stelle problema. La coalizione è un cantiere senza progetto, dove ogni mattina si sposta un muro e si scopre che il tetto non c’è. E intanto si aspetta il 2027 come si aspetta un miracolo: che l’elettore, stanco, voti non per qualcosa, ma contro qualcuno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cosa c’è, allora? A occhio, solo la contrapposizione a Giorgia Meloni. Un mestiere comprensibile a sinistra, se fosse accompagnato da un’alternativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui è l’alternativa stessa a essere assente. Meloni è l’unico punto fermo del quadro: l’ostacolo, l’usurpatrice, la parentesi da chiudere. Tutto il resto — lavoro, sicurezza, Occidente, tasse — viene dopo, o non viene. È la politica ridotta a riflesso condizionato: se lei c’è, noi esistiamo; se lei cade, noi… vedremo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Compagni, non è un’opposizione. È un’attesa. E l’ironia della storia è crudele: dopo anni a dare del fascista a chiunque non la pensasse come voi, vi ritrovate senza idea, senza capo e senza mappa. Solo con un nemico. Che, per vostra sfortuna, governa.</p>
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		<title>Opposizione defocalizzata e senza progetto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Capezzone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 07:53:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho ascoltato i leader dell’opposizione a Cernobbio. Schlein, Conte in collegamento, Renzi e Bonelli. Ho ascoltato le accuse al governo, i numeri sulla crescita, i salari reali, le bollette, la produzione industriale. Poi ho aspettato le proposte. E lì il quadro si è sgranato.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Ho ascoltato i leader dell’opposizione a Cernobbio. Schlein, Conte in collegamento, Renzi e Bonelli. Ho ascoltato le accuse al governo, i numeri sulla crescita, i salari reali, le bollette, la produzione industriale. Poi ho aspettato le proposte. E lì il quadro si è sgranato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Conte ha detto che «abbiamo già accumulato proposte significative» su lavoro, ambiente e conflitto d’interessi. Schlein ha parlato di decarbonizzazione, di 14 miliardi di flessibilità europea da destinare a pompe di calore, case popolari ed elettrificazione industriale, di difesa comune e di superare l’unanimità in Europa. Renzi ha chiesto di votare a maggio e ha ricordato che il Paese è più povero. Bonelli ha messo al centro rinnovabili e acqua. Tutto già sentito, già masticato, già digerito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è che un noioso elenco non diventa un’alternativa. Non c’è un ordine di priorità, non c’è un costo, non c’è un “prima questo, poi quello”. C’è un catalogo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un’opposizione seria deve spiegare al Paese, in modo netto, cosa farebbe nei primi cento giorni e cosa non farebbe. Finché resta un insieme di slogan vaghi e incompatibili, resta inconsistente. E defocalizzata. Proprio come suonava ieri mattina.</p>
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		<title>Spin Time la fiera delle occupazioni abusive</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Capezzone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 07:49:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La scorsa settimana, dopo un incendio che avrebbe potuto determinare conseguenze terribili per gli stessi abusivi di Spin Time, è stato sacrosanto procedere a un sequestro dell'edificio che impedisse il rientro degli occupanti. L’occasione di un pericolo concreto ha dunque consentito ciò che si sarebbe dovuto fare da tempo.</p>
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<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La scorsa settimana, dopo un incendio che avrebbe potuto determinare conseguenze terribili per gli stessi abusivi di Spin Time, è stato sacrosanto procedere a un sequestro dell&#8217;edificio che impedisse il rientro degli occupanti. L’occasione di un pericolo concreto ha dunque consentito ciò che si sarebbe dovuto fare da tempo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A sinistra alcuni hanno ovviamente strillato a vanvera. Ma il vero scandalo è stato tutto il tempo trascorso finora nell’illegalità, tredici lunghissimi anni, l’equivalente di un interminabile schiaffo in faccia alle persone perbene.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Già è insopportabile l’illegalità generale e diffusa: a Roma circa 10mila case pubbliche risultano occupate abusivamente, e 16mila persone stanno malinconicamente dietro in graduatoria, forse “colpevoli” di comportarsi bene e di non essere né prepotenti né violente.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma quando poi si aggiunge un elemento di sfregio politico, o di violenza praticata, la cosa diventa oscena. Spin Time è un caso incredibile, con un’occupazione iniziata 13 anni fa, una sistematica e inaccettabile illegalità che si trascina da allora, più l’amorevole assistenza politica dei compagni della sinistra, che vanno lì a tenere dibattiti, eventi e perfino primarie.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Dopo di che, ogni volta che in Italia uno sgombero si profila anche solo lontanamente all’orizzonte (pensate al caso Askatasuna nei mesi scorsi), i compagni di ogni ordine e grado arrivano puntualissimi a piagnucolare che no, che non si può, che c’è una motivazione “sociale”, che c’è una “fragilità”.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A seguire, in fila per sei col resto di due, parte la sfilata degli intellettuali, dei giornalisti, degli artisti, pure loro col cuore spezzato e il ciglio inumidito.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">E noi? A noi, dopo tutta questa colata di lacrimoni e scuse, restano due sole domandine. La prima: cari compagni, ma pagare un affitto regolare sarebbe per caso una cosa “fascista”? Sporcherebbe il vostro curriculum?</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La seconda: se c’è tutta questa commovente ondata di solidarietà, dagli onorevoli ai testimonial sparsi e spersi, perché i soldi per un affitto non li si chiedono a loro? Adesso, intanto, afuera!</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ps</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Già sentiamo parlare a sinistra di “soluzioni condivise”. Avvertiamo fin d’ora che gli occupanti abusivi non vanno premiati, non devono scavalcare i cittadini in graduatoria, e non devono vedersi “autorizzati” a nuove occupazioni.</p>
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		<title>A Berlino il sospettato si chiama Abdul, non è stato il suv. E quel «ma» del sindaco di Torino…</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Capezzone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 07:56:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è un islamico che tenta la strage al Gay Pride di Berlino? Subito, per istinto, i giornali titolano “Furgone sulla folla” o “Suv sulla folla”.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">C’è un islamico che tenta la strage al Gay Pride di Berlino? Subito, per istinto, i giornali titolano “Furgone sulla folla” o “Suv sulla folla”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eh no, amici: non è stato il veicolo che si è guidato da solo. Mentre scrivo (è domenica a ora di pranzo) il sospettato è un islamico di nome Abdul, vedremo se da solo o con complici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Purtroppo non si tratta di un inedito assoluto. Per anni, davanti ad altri terroristi islamici che usavano un veicolo per travolgere persone innocenti, abbiamo dovuto leggere titoli analoghi. Altre volte sembrava che fosse stato il coltello a uccidere, mica chi lo impugnava.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo modo di esprimersi tradisce un modo di pensare. E queste attenuazioni, queste perifrasi, questi slittamenti del focus dal soggetto (il terrorista) all’oggetto (l’arma) sono manifestazioni neanche troppo subliminali di una strategia della negazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Denial strategy”, dicono gli anglosassoni: negare, non voler vedere, chiudere gli occhi, fare gli struzzi davanti a una realtà sgradita, sollevandoci dall’onere e dal dolore della comprensione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma è questa negazione pervicace e ossessiva che deve preoccuparci tanto quanto il terrorismo in sé: anche perché sia i registi che le comparse del terrore contano esattamente su questo, e cioè sul fatto che in Europa e in Occidente ci siano molti sonnambuli. Letteralmente, gente che cammina nel sonno: e che forse non è più in grado di svegliarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altri sonnambuli li troviamo più vicino a noi. In Val di Susa si è verificato un caso clamoroso di attacco terroristico di massa, una guerriglia organizzata: nessun ferito tra gli incappucciati, ben 60 tra le forze dell’ordine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lasciamo da parte l’ex procuratore Caselli che parla di metodi parafascisti (ma perché? Sono estremisti di sinistra, e da quelle parti farebbero bene ad accorgersene). La dichiarazione più surreale è stata quella del sindaco di Torino Lo Russo, che ha espresso una “condanna ferma e senza alcuna ambiguità&#8221; e però ha subito aggiunto un “ma”. Ecco il seguito della nota: “Ma il diritto di manifestare e di esprimere il proprio dissenso è un valore fondamentale”.</p>
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		<title>La sinistra e il popolo</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/news/la-sinistra-ha-un-problema-con-il-demos/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Capezzone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 08:37:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra i fenomeni più curiosi del tempo in cui viviamo c’è l’approccio schizofrenico della sinistra verso il popolo.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Tra i fenomeni più curiosi del tempo in cui viviamo c’è l’approccio schizofrenico della sinistra verso il popolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se il popolo pensa e vota come la sinistra ritiene saggio, allora scatta la poetica e la retorica della saggezza delle masse, “la storia siamo noi”, “yes we can”, la partecipazione dal basso, e via celebrando le virtù del popolo sovrano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se invece il popolo pensa e vota diversamente, allora scatta &#8211; uguale e contraria &#8211; la poetica e la retorica dell’allarme fascismo, dell’onda nera, della torsione autoritaria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si potrebbe perfino sorridere di quest’approccio sempre giudicante da parte della sinistra, come se nella democrazia dei compagni fossero loro a dare i voti al popolo e non viceversa, una specie di vizietto ortopedico, di approccio rieducativo. Insomma, un popolo adulto e consapevole se sta con loro, e invece bambino e prepotente se la pensa diversamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma la voglia di sorridere passa se si riflette meglio sulla carica di intolleranza che questa visione delle cose porta con sé. Guardate lo zelo con cui in questi giorni (con l’eccezione di tre o quattro giornali, ma a reti televisive sostanzialmente unificate) è partita una feroce e sistematica campagna di mostrificazione del gioielliere Roggero, come se i rapinatori fossero preferibili al rapinato e meritevoli &#8211; loro &#8211; di solidarietà, oltre al risarcimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dalle cattedre universitarie alle redazioni, c’è chi non sa darsi pace: ohibò, come si spiega il fatto che gli italiani, nonostante tutto questo “massaggio” e questa rieducazione mediatica, non si siano fatti convincere? Come si spiega che continuino (e che noi continuiamo, amici lettori) a stare dalla parte del cittadino aggredito?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Peggio ancora, dal loro punto di vista: Roggero, il Roggero gioielliere, lavoratore autonomo, family-man, padre e marito, perseguitato dai giudici e dalla legge, incarna tutto ciò che la sinistra detesta. È una sceneggiatura degna di Clint Eastwood, ma a loro &#8211; si sa &#8211; tutto questo non piace.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una storia semplice: i “democratici” hanno un problema con il demos.</p>
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		<title>Quando scatta la censura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Capezzone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 08:31:30 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E così adesso il nuovo gioco politico e mediatico (sottile, subliminale, fatto di sottintesi sapienti, di piccole allusioni, oltre che ovviamente di grossolane censure) è quello di farci credere che sia tutto normale.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">E così adesso il nuovo gioco politico e mediatico (sottile, subliminale, fatto di sottintesi sapienti, di piccole allusioni, oltre che ovviamente di grossolane censure) è quello di farci credere che sia tutto normale: normali perfino 900 milioni di euro “spariti”, di “extra margine”, di “maxi profitto” sulle mascherine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dove siano finiti non sapremmo dirlo né tocca a noi scoprirlo: forse un mix diabolico. Spreco selvaggio del denaro dei cittadini? Arricchimento di mediatori spregiudicati? Finanziamento irregolare della politica? Accumulo di risorse rimaste magari &#8211; per la sicurezza di trafficoni e trafficanti &#8211; all’interno del sistema finanziario cinese? Mi pare possibile una combinazione di queste ipotesi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma ecco il punto: chi con lo strumento della censura (specie in tv, con rarissime eccezioni che meritano un caloroso ringraziamento), chi attraverso un presunto e falso buonsenso (“cosa vuoi? Si era in emergenza…”), chi per evidenti ragioni volte a proteggere la figura di Giuseppe Conte dalle sue oggettive responsabilità politiche, è scattato l’ordine di silenziare un’inchiesta, sia rispetto all’ottimo lavoro della Commissione parlamentare presieduta dal senatore Lisei sia rispetto all’indagine de Il Tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora Conte verrà finalmente sentito in Commissione. Ma solo il 4 agosto, con il grosso dei talk televisivi spenti e gli italiani comprensibilmente in cerca di un po’ di mare e di vacanza. Qualche volpone pensa di cavarsela così: un po’ di aiuto dal “generale agosto” e il resto dell’assistenza dalle tv amiche (altro che “Tele Meloni”: formula che sa ormai di atroce barzelletta).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti zitti, e non disturbate Giuseppi. “Non parlate al conducente”, stava scritto sui bus di quando eravamo bambini. Siamo ancora a quel punto?</p>
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