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	<title>Salute - The Watcher Post</title>
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	<description>Testata giornalistica online di analisi politica ed economica</description>
	<lastBuildDate>Fri, 30 Oct 2026 17:57:12 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Ottobre Rosa, Federfarma Roma al fianco di Europa Donna: farmacie protagoniste della prevenzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Lambiase]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Oct 2026 17:57:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[federfarma roma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Federfarma Roma scende al fianco di Europa Donna Italia per sostenere la prevenzione del tumore al seno, gli screening e la diagnosi precoce.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La prevenzione del tumore al seno passa anche dalle farmacie, presidi sanitari di prossimità e punti di riferimento per informare, sensibilizzare e orientare i cittadini. È questo il messaggio al centro della serata speciale organizzata da Federfarma Roma in occasione dell’Ottobre Rosa, la campagna internazionale dedicata alla prevenzione del tumore al seno e alla diagnosi precoce. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di sostenere il lavoro di sensibilizzazione portato avanti da Europa Donna Italia, confermando l’impegno delle farmacie romane nella tutela della salute delle donne.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un momento di condivisione e solidarietà che ha messo in evidenza il valore della farmacia dei servizi e il contributo che i farmacisti possono offrire nella diffusione della cultura della prevenzione, attraverso l&#8217;informazione, l&#8217;orientamento agli screening e le attività sanitarie sul territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sull&#8217;importanza della rete delle farmacie è intervenuto il Sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, che ha richiamato l&#8217;attenzione sui risultati della prevenzione oncologica, sottolineando come la diagnosi tempestiva possa incidere significativamente sulle possibilità di successo delle cure: «La farmacia diventa volano di consapevolezza e di prevenzione», ha dichiarato, evidenziando la capillarità della rete, presente su tutto il territorio nazionale, dai centri urbani alle aree interne e ai piccoli comuni montani.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Gemmato: “Farmacie presidio fondamentale per la prevenzione e le vaccinazioni”" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/vLcgo_sz5ss?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">Il sottosegretario ha ricordato gli interventi a sostegno della farmacia dei servizi, con 50 milioni di euro di finanziamento, e gli investimenti destinati alla prevenzione, pari a mezzo miliardo di euro nell&#8217;ultima legge di bilancio. Un percorso che punta a valorizzare il farmacista come professionista sanitario di prossimità e a rafforzare la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gemmato ha inoltre sottolineato le potenzialità delle farmacie nella campagna vaccinale, ricordando la possibilità di effettuare i vaccini previsti dal calendario vaccinale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ruolo delle farmacie nella prevenzione è stato sottollineato anche da Andrea Cicconetti, Presidente di Federfarma Roma, che ha evidenziato il valore della rete territoriale come primo punto di accesso per i cittadini. «Quale posto migliore della farmacia, un esercizio di prossimità dove andare e chiedere consiglio su quello che c&#8217;è da fare, sui sintomi e su quello che potrebbe accadere?», ha osservato.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Cicconetti (Federfarma Roma): “Farmacie in prima linea per la prevenzione della salute delle donne”" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/2PEJnfXWxzc?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">Cicconetti ha ricordato le numerose attività che quotidianamente svolgono le farmacie romane, dagli screening del colon-retto alla misurazione della pressione, dagli elettrocardiogrammi ai servizi di telemedicina, fino alle vaccinazioni e ai test diagnostici. Un impegno che, in occasione dell&#8217;Ottobre Rosa, si è tradotto anche in percorsi di formazione specifici per i farmacisti, con l&#8217;obiettivo di fornire alle donne indicazioni corrette sugli esami di prevenzione, dalla mammografia al Pap test.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al centro dell&#8217;iniziativa anche la necessità di rafforzare l&#8217;informazione sulle campagne di screening e superare i pregiudizi che ancora accompagnano alcuni esami diagnostici. La professoressa Terribile ha sottolineato l&#8217;importanza della collaborazione con realtà come Federfarma, capaci di raggiungere le persone nella quotidianità e di offrire un punto di riferimento concreto: «C&#8217;è ancora molto da fare ed è importante che istituzioni come Federfarma siano al nostro fianco».</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Terribile (Europa Donna Italia): “Più informazione e screening per la salute delle donne”" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/C66m_zNUhHw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">Tra gli aspetti su cui intervenire, Terribile ha richiamato alcuni falsi miti legati alla mammografia, dalla paura delle radiazioni alla convinzione che non sia necessario sottoporsi all&#8217;esame in assenza di sintomi. Un altro elemento di attenzione riguarda la continuità dei controlli: anche dopo un primo esito negativo è importante rispettare le indicazioni dei programmi di screening.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La professoressa ha ricordato che nella Regione Lazio le donne tra i 50 e i 74 anni ricevono l&#8217;invito ad aderire allo screening mammografico, ma spesso queste comunicazioni vengono trascurate o dimenticate. «Lo screening può salvare la vita», ha ribadito, richiamando l&#8217;importanza di una maggiore consapevolezza e partecipazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A ribadire il valore della collaborazione tra istituzioni e farmacie è stato anche il Presidente del Consiglio regionale del Lazio, Antonello Aurigemma, che ha definito le farmacie presidi sanitari fondamentali per la diffusione della cultura della prevenzione e per la promozione degli screening.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Aurigemma: “Farmacie protagoniste della prevenzione, avanti con la campagna vaccinale”" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/zw0-7cbKQ_8?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">Aurigemma ha ricordato il contributo svolto dalle farmacie durante la pandemia e il loro ruolo quotidiano nell&#8217;assistenza territoriale. «Chi meglio delle farmacie, che sono nella prossimità e sono a disposizione di tutti, può diffondere una cultura della prevenzione?», ha osservato, sottolineando come l&#8217;obiettivo della Regione sia quello di intervenire prima dell&#8217;insorgenza delle patologie, riducendo la necessità di ricorrere alle cure ospedaliere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il presidente ha commentato positivamente anche i dati relativi alla campagna vaccinale antinfluenzale, evidenziando la necessità di proseguire nel percorso di crescita delle adesioni e di monitorare i risultati delle iniziative regionali. «Continuiamo insieme su questo cambio di paradigma dove la prevenzione non è un costo da abbattere, ma un investimento da continuare a finanziare».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Riprese e montaggio di Simone Zivillica</em></p>
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		<item>
		<title>Papa Leone XIV operato per un tumore al polmone: notte tranquilla al Gemelli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2026 08:18:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Papa Leone XIV ha trascorso una notte tranquilla al Gemelli dopo l'intervento per un adenocarcinoma polmonare. Attesi nuovi controlli.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Papa Leone XIV ha trascorso una notte tranquilla al Policlinico Gemelli di Roma, dove è ricoverato dopo un intervento chirurgico per un adenocarcinoma polmonare. A comunicarlo, mercoledì 14 ottobre, è stata la Sala stampa della Santa Sede, che ha annunciato ulteriori aggiornamenti sulle condizioni di salute del Pontefice nel corso della giornata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;operazione ha comportato l&#8217;asportazione del lobo inferiore del polmone destro. Secondo il bollettino diffuso alle 22, l&#8217;intervento è riuscito senza complicazioni. Nella giornata di mercoledì sono previsti nuovi esami postoperatori per monitorare il decorso clinico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;intervento chirurgico e la diagnosi di adenocarcinoma</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La decisione di procedere con l&#8217;operazione è arrivata dopo l&#8217;individuazione di un nodulo polmonare circoscritto, del quale Leone XIV aveva parlato pubblicamente domenica, al termine dell&#8217;Angelus.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La diagnosi riportata è quella di <strong>adenocarcinoma polmonare</strong>, una forma di tumore che ha reso necessario l&#8217;intervento di asportazione del lobo inferiore del polmone destro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Pontefice è rimasto complessivamente in sala operatoria per circa tre ore, mentre la procedura chirurgica è durata novanta minuti. Oltre all&#8217;équipe sanitaria e al medico personale del Papa, Luigi Carbone, era presente anche il capo della Gendarmeria vaticana, Gianluca Gauzzi Broccoletti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo quanto riferito da fonti vaticane citate nella ricostruzione giornalistica, <strong>il tessuto canceroso sarebbe stato rimosso completamente</strong>. Si tratta di un&#8217;indicazione sull&#8217;esito dell&#8217;operazione che non equivale, da sola, a una valutazione definitiva della prognosi o all&#8217;esclusione di ulteriori trattamenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le stesse informazioni riferiscono che, almeno per il momento,<strong> i medici non hanno parlato di un eventuale ricorso alla chemioterapia</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ricovero di <strong>Papa Leone XIV al Policlinico Gemelli</strong> non interrompe l&#8217;attività di governo della Chiesa cattolica. Anche durante la degenza successiva all&#8217;intervento chirurgico, il Pontefice mantiene le proprie funzioni, con il supporto dei collaboratori più stretti e dei vertici della Segreteria di Stato vaticana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad accompagnare il Papa all&#8217;arrivo in ospedale erano presenti alcune figure centrali della sua organizzazione quotidiana, tra cui <strong>l&#8217;arcivescovo Petar Rajič, nuovo prefetto della Casa pontificia</strong>, e i due segretari particolari, monsignor Edgard Iván Rimaycuna Inga, sacerdote peruviano, e monsignor Marco Billeri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I due segretari svolgeranno un ruolo di collegamento con la Curia romana durante i giorni di ricovero, garantendo la continuità delle comunicazioni e dei rapporti istituzionali del Pontefice. All&#8217;assistenza personale contribuiranno inoltre le cinque religiose dell&#8217;Appartamento pontificio, che si alterneranno nel corso della degenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il collegamento con la Segreteria di Stato</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per le eventuali necessità legate alla gestione degli affari ecclesiastici, Leone XIV potrà mantenere un contatto diretto con il <strong>cardinale Pietro Parolin, </strong>Segretario di Stato vaticano, e con il Sostituto per gli Affari generali, l&#8217;arcivescovo Paolo Rudelli.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le parole di Parolin sull&#8217;intervento</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;operazione chirurgica ha richiamato l&#8217;attenzione dei media internazionali, rimasti in attesa per diverse ore di aggiornamenti sulle condizioni del Pontefice. La durata dell&#8217;attesa e la natura dell&#8217;intervento hanno evidenziato la delicatezza della situazione clinica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cardinale Parolin aveva espresso fiducia nella tempestività con cui era stata individuata la patologia, sottolineando l&#8217;importanza della diagnosi precoce.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Grazie a Dio, ci si è accorti subito e di norma, quando queste cose sono prese in tempo, si riesce a risolverle», aveva dichiarato il Segretario di Stato.</p>
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		<item>
		<title>Emergency apre un ambulatorio all’interno dello Spallanzani di Roma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2026 10:31:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Obiettivo garantire orientamento sociosanitario e cure alle fasce vulnerabili della popolazione.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Protocollo di intesa tra EMERGENCY e l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” IRCCS di Roma grazie al quale la ong aprirà un nuovo ambulatorio di medicina di prossimità a Roma per garantire il diritto alla cura alle fasce vulnerabili della popolazione e per facilitare l’individuazione e la presa in carico di patologie infettive nella popolazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La collaborazione permetterà di costruire percorsi integrati di presa in carico: EMERGENCY potrà orientare verso le strutture specialistiche dell&#8217;Istituto le persone con sospette patologie infettive, mentre lo Spallanzani potrà indirizzare all&#8217;ambulatorio pazienti con bisogni clinici, sociali o amministrativi che rendono più difficile l&#8217;accesso alle cure.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’ambulatorio, operativo dal lunedì al venerdì, grazie alla presenza di una squadra di medici, infermieri e mediatori culturali, garantirà un servizio di medicina generale, assistenza infermieristica, educazione sanitaria, orientamento ai servizi sociosanitari del territorio e mediazione culturale per quella popolazione che ha difficoltà a causa di barriere linguistiche, amministrative e sociali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’obiettivo è accompagnare i pazienti nell’inserimento all’interno appunto del Servizio Sanitario Nazionale promuovendo allo stesso tempo autonomia, consapevolezza dei propri diritti e continuità di cura, con particolare attenzione alla prevenzione, allo screening e alla cura delle patologie infettive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“L’apertura di un ambulatorio EMERGENCY a Roma, rappresenta un passo importante per intercettare situazioni di fragilità. Inoltre, essere all’interno dello Spallanzani ci permette di costruire percorsi più efficaci di prevenzione, diagnosi e cura, mettendo al centro le persone e i loro bisogni &#8211; dichiara Michele Iacoviello, responsabile nuovi progetti EMERGENCY Italia –. Vorremmo unirci alle realtà presenti sul territorio per far sì che la salute sia davvero un diritto fondamentale garantito per tutti, a prescindere dalle condizioni economiche, sociali o amministrative delle persone.”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per Cristina Matranga, direttrice generale dello Spallanzani, “L&#8217;apertura dell&#8217;ambulatorio di EMERGENCY si inserisce in un percorso che lo Spallanzani porta avanti da tempo costruendo collaborazioni con di. Esperienze diverse ma accomunate dalla volontà di mettere le competenze sanitarie al servizio delle persone più fragili. Questo perché vogliamo che lo Spallanzani sia sempre più un luogo aperto alla comunità, dove l&#8217;eccellenza clinica e scientifica si accompagni a una concreta responsabilità sociale”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’ambulatorio sarà aperto dal lunedì al giovedì dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e dalle ore 13.30 alle ore 17.30 e il venerdì dalle ore 9.00 alle ore 15.00 in Via Portuense, 292 a Roma all’interno dell’Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La prevenzione come investimento: perché la farmacia dei servizi salva la salute (e i conti)</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/salute/prevenzione-farmacia-dei-servizi-salute-costi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 11:15:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Farmacie di prossimità, vaccini e accesso semplificato possono ridurre ricoveri, costi per il SSN e giornate di lavoro perse, trasformando la prevenzione in una leva di sostenibilità economica.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>(*Articolo di di Andrea Cicconetti, Presidente di Federfarma Roma, pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’autunno è la stagione in cui la sostenibilità del nostro Servizio Sanitario Nazionale viene messa alla prova più dura. Con il calo delle temperature e l&#8217;avvio della campagna antinfluenzale, la pressione sui pronto soccorso, sulle strutture ospedaliere e sui medici di medicina generale torna a crescere vertiginosamente. Tuttavia, affrontare l&#8217;influenza stagionale non è soltanto una sfida clinica o d&#8217;emergenza: è, prima di tutto, una partita economico-finanziaria decisiva per la tenuta dei bilanci della sanità pubblica e per la produttività del Paese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I numeri dell’avvio della campagna vaccinale nella Regione Lazio e a Roma ci offrono uno spaccato chiaro: 1,38 milioni di dosi pronte e distribuite sul territorio, con un’impalcatura che vede le farmacie in prima linea con circa 100mila dosi a disposizione (ben 20mila in più rispetto allo scorso anno). È la dimostrazione concreta di come la capillare rete territoriale delle farmacie – oltre 700 solo tra Roma e provincia coinvolte nella campagna – rappresenti un pilastro fondamentale dell&#8217;infrastruttura di prevenzione.<strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso la prevenzione viene percepita o rendicontata come una voce di costo nei bilanci. È un errore prospettico. Investire in profilassi e coperture vaccinali significa generare un valore economico moltiplicato. Come evidenziato di recente anche dai dati del Ministero della Salute, il ritorno sull&#8217;investimento della vaccinazione è impressionante: per ogni euro speso in prevenzione vaccinale, si stima un ritorno economico per la collettività di circa 19 euro. <em></em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo risparmio si traduce in minori ricoveri impropri, riduzione dell&#8217;uso di terapie farmacologiche complesse legate alle complicanze dell&#8217;influenza negli anziani e nei soggetti fragili, e un drastico abbattimento delle giornate di lavoro perse per malattia nel settore produttivo. Raggiungere ed estendere le coperture vaccinali consigliate non è dunque un mero obiettivo statistico di salute pubblica, ma una precisa leva di efficientamento della spesa sanitaria.<strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa equazione economica, il fattore determinante è l&#8217;accessibilità. Un vaccino efficace serve a poco se l&#8217;accesso alla somministrazione è ostacolato da burocrazia, prenotazioni complesse o distanze logistiche. È qui che la Farmacia dei Servizi esprime tutto il suo valore come primo presidio di prossimità. A Roma, la possibilità per il cittadino di vaccinarsi &#8220;sotto casa&#8221;, dai 12 anni in su, con accesso diretto e senza liste d&#8217;attesa, abbatte le barriere e trasforma la prevenzione in un gesto quotidiano e semplice. Durante l&#8217;emergenza pandemica abbiamo consolidato un modello che oggi è prassi matura: capillarità, flessibilità oraria e un rapporto di fiducia con il professionista. <strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;esperienza ci insegna che per rendere la sanità sostenibile non occorre tagliare le prestazioni, ma riorganizzare i punti di contatto con il cittadino. Integrare la rete dei presidi di farmacia con i medici di medicina generale e i centri vaccinali delle Asl è la strada obbligata per garantire una copertura capillare ed evitare che le emergenze stagionali saturino le strutture ad alta intensità di cura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I dati epidemiologici nazionali elaborati dall&#8217;Istituto Superiore di Sanità dimostrano annualmente come l&#8217;impatto delle sindromi simil-influenzali non risparmi alcuna fascia d&#8217;età e incida pesantemente sulle categorie più vulnerabili. Le Regioni hanno oggi in mano uno strumento economico potentissimo: incrementare la spesa programmata per la prevenzione territoriale in farmacia per liberare risorse preziose negli ospedali e nella gestione dell&#8217;acuzie. Orientare le politiche sanitarie verso la prevenzione di prossimità non è un’opzione, ma una necessità economica. La farmacia sotto casa è pronta a fare la sua parte, confermandosi non solo come luogo di dispensazione del farmaco, ma come vera e propria porta d&#8217;ingresso a un SSN moderno, efficiente e sostenibile.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Menopausa, una fase naturale che non deve essere subita: il ruolo della prevenzione e della presa in carico</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/salute/menopausa-una-fase-naturale-che-non-deve-essere-subita-il-ruolo-della-prevenzione-e-della-presa-in-carico/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Telesio di Toritto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 18:21:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La menopausa è una fase naturale, ma i sintomi non vanno ignorati. Riconoscerli aiuta a capire quando serve una presa in carico personalizzata.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/salute/menopausa-una-fase-naturale-che-non-deve-essere-subita-il-ruolo-della-prevenzione-e-della-presa-in-carico/">Menopausa, una fase naturale che non deve essere subita: il ruolo della prevenzione e della presa in carico</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La menopausa non è una malattia. Ma considerarla un passaggio naturale nella vita di una donna non significa ignorarne i sintomi o aspettare che diventino così importanti da compromettere il benessere quotidiano. La sfida è proprio trovare un equilibrio: evitare da una parte di trasformare automaticamente una fase fisiologica in una condizione patologica e, dall’altra, di banalizzare manifestazioni che possono incidere sulla qualità della vita. Ogni donna attraversa infatti questa transizione sulla base della propria storia biologica, clinica e psicosociale e riconoscere per tempo i sintomi più rilevanti può aiutare a capire quando sia necessario intervenire e quando, invece, non servano trattamenti specifici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È da questa prospettiva che <em>The Watcher Post</em> ha scelto di dedicare una serie di approfondimenti al tema della menopausa, in vista della Giornata mondiale della Menopausa 2026, che verrà celebrata il 18 ottobre. Un percorso che affronterà i diversi aspetti di una fase che riguarda milioni di donne, dalla consapevolezza e dalla prevenzione fino alla presa in carico e alle situazioni cliniche più complesse, partendo dalle evidenze scientifiche e dal confronto con gli specialisti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo focus parte dal lavoro svolto nei mesi scorsi da un board di esperti con competenze diverse nell’ambito della salute femminile, guidato dalla professoressa Rossella Nappi, presidente dell’International Menopause Society (IMS) e dell’Associazione Ginecologi Universitari Italiani (AGUI). Dal confronto sono emersi alcuni dei principali nodi legati alla gestione della menopausa, dalla necessità di riconoscere tempestivamente i sintomi fino ai bisogni ancora non pienamente soddisfatti nelle forme precoci, indotte o associate a condizioni cliniche più complesse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Italia si stimano circa 10 milioni di donne tra i 45 e i 65 anni e l’età media della menopausa naturale è di 51,2 anni. In un’indagine europea presa in esame dagli esperti, il 52% del campione italiano riferiva sintomi vasomotori moderati o severi, mentre resta ancora limitata la consapevolezza sull’importanza di riconoscere e gestire le possibili conseguenze di questa fase della vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nodo centrale è proprio evitare due estremi. Non tutte le donne hanno bisogno di un trattamento: in alcune i sintomi sono lievi o assenti, in altre possono invece essere severi e durare per anni. I sintomi vasomotori possono protrarsi in media per 7,4 anni, mentre la sindrome genitourinaria della menopausa ha natura cronica. Sovramedicalizzare questa fase può quindi portare a interventi non necessari, ma banalizzarne i disturbi può tradursi in sofferenza evitabile e conseguenze negative per la salute.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche perché non esiste una sola esperienza della menopausa. Età, peso, qualità del sonno, fumo, condizioni psicologiche, storia clinica e fattori sociali possono modificare presenza e impatto dei sintomi. Non conta quindi soltanto che una manifestazione sia presente, ma quanto interferisca con la vita della donna. Accanto alle vampate possono comparire disturbi del sonno, cambiamenti dell’umore, difficoltà cognitive e sintomi urogenitali, non sempre immediatamente ricondotti alla menopausa. Alcune manifestazioni, in particolare quelle</p>



<p class="wp-block-paragraph">vasomotorie e le alterazioni del sonno, sono inoltre associate nelle evidenze prese in esame ad aspetti della salute cardiometabolica, ossea e mentale, rendendo questa fase anche un momento importante per rafforzare la prevenzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il quadro cambia quando la menopausa arriva prima del momento fisiologico. Nelle forme precoci la carenza estrogenica si verifica in una fase nella quale la funzione ovarica dovrebbe essere ancora presente, con una maggiore vulnerabilità sul piano cardiovascolare, metabolico e osseo. Per questo la menopausa precoce non può essere assimilata alla menopausa naturale e richiede una presa in carico tempestiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una situazione ancora più delicata riguarda le donne nelle quali la menopausa si inserisce in un percorso oncologico. L’asportazione delle ovaie, la radioterapia pelvica, alcune chemioterapie e le terapie endocrine possono determinare un ingresso improvviso in menopausa in donne ancora in età premenopausale. In questi casi al cambiamento endocrino si sommano il peso della malattia e delle cure e i sintomi possono riguardare sonno, umore, sessualità e qualità della vita complessiva. Nelle donne che hanno affrontato un tumore, in particolare della mammella, restano inoltre bisogni ancora non pienamente soddisfatti nella gestione della sintomatologia menopausale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La presa in carico deve quindi essere personalizzata, valutando insieme età, causa della menopausa, storia oncologica, intensità dei sintomi e possibili limitazioni alle diverse opzioni terapeutiche. Nei casi più complessi può essere necessario integrare ginecologia, oncologia e altre competenze specialistiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il messaggio che emerge dal confronto è dunque soprattutto un invito a distinguere: una transizione fisiologica da una condizione precoce o indotta, un sintomo lieve da uno che incide realmente sulla qualità della vita, una donna che non necessita di interventi specifici da una che richiede invece un percorso strutturato. Normalizzare la menopausa non significa smettere di occuparsene, ma riconoscerla come una fase naturale della vita che non deve essere automaticamente medicalizzata e, allo stesso tempo, non deve essere semplicemente subita.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Autismo, la ricerca guarda alla prevenzione prenatale. Liris: “Spostare sempre più avanti il confine della prevenzione”</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/salute/autismo-la-ricerca-guarda-alla-prevenzione-prenatale-liris-spostare-sempre-piu-avanti-il-confine-della-prevenzione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Lambiase]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 16:16:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[autismo]]></category>
		<category><![CDATA[Liris]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Autismo, la ricerca italiana guarda alla prevenzione prenatale: al Senato presentati nuovi studi su fattori di rischio e neurosviluppo.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Portare la ricerca sull’autismo sempre più indietro nel tempo, fino alle fasi che precedono la nascita. È la prospettiva al centro del convegno <strong>“Autismo: la prevenzione può cominciare prima della nascita. Una nuova prospettiva della ricerca italiana per proteggere lo sviluppo del bambino”</strong>, ospitato nella Sala Zuccari del Senato e promosso dal senatore di Fratelli d’Italia e capogruppo in Commissione Bilancio <strong>Guido Liris</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al centro dell’appuntamento sono stati presentati gli studi e le attività di ricerca del gruppo <strong>Altamedica</strong>, con particolare attenzione al rapporto tra alcuni fattori prenatali, il metabolismo dei folati, gli autoanticorpi materni e lo sviluppo neurobiologico del bambino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La ricerca illustrata parte dall’ipotesi che l’individuazione molto precoce di alcuni segnali associati al rischio di disturbi del neurosviluppo possa consentire di predisporre tempestivamente percorsi di presa in carico e trattamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i lavori più recenti presentati figurano quelli relativi all’impiego dell’acido folinico nelle gravidanze caratterizzate dalla positività agli autoanticorpi contro il recettore alfa dei folati, i cosiddetti <strong>FRAA</strong>, e ai possibili effetti sul neurosviluppo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un tema che, proprio per la sua delicatezza, richiede tuttavia ulteriori verifiche scientifiche prima di poter tradurre le ipotesi di ricerca in applicazioni cliniche consolidate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A sottolineare il valore strategico della prevenzione è stato lo stesso Guido Liris, che ha collegato il tema della ricerca sull’autismo alla più ampia questione della sostenibilità del sistema sanitario.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Liris (FdI): “Sull’autismo la prevenzione può cominciare prima della nascita”" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/KQmBwtMGnRM?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">“Nell&#8217;ambito sanitario abbiamo appreso con dovizia di particolare, anche analizzando quelli che sono dati scientifici e contemperandoli con quelli che sono i dati economici, che la prevenzione ad oggi fa la differenza a tutti i livelli”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il senatore ha quindi richiamato le diverse dimensioni della prevenzione, dalla primaria alla secondaria fino alla terziaria: dagli stili di vita alla diagnosi precoce, fino al monitoraggio e al follow-up delle patologie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Il goal che possiamo realizzare tutti quanti insieme è quello di salvaguardare la qualità di vita del paziente e contemperare questa esigenza anche con la tenuta dei conti pubblici”.È proprio in questa prospettiva che, secondo Liris, la ricerca sul neurosviluppo potrebbe aprire una nuova fase. Il senatore ha parlato di una possibile individuazione prenatale di elementi associati all’autismo, sottolineando però il ruolo centrale dell’approfondimento scientifico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“In un ambito molto particolare come quello dell&#8217;autismo, il professor Giorlandino ha in qualche modo individuato elementi scientifici e dati assolutamente comprovati per poter fare diagnosi di autismo prenatale, prima della nascita”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una prospettiva che, nelle parole del senatore, potrebbe modificare radicalmente il modo di affrontare il tema della diagnosi e della presa in carico: “Parliamo di evidenze scientifiche, di progressi scientifici e tecnologici che ormai vanno oltre l&#8217;immaginabile e che mettono in condizione i medici, la sanità, di programmare gli interventi, di programmare il tipo di intervento, in particolar modo in fase di prevenzione”.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Verrecchia: &quot;Nuovo studio sull&amp;apos;autismo può essere rivoluzionario. Servono dati e approfondimenti&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/qzrvG6SQAlI?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Alla discussione ha partecipato anche <strong>Massimo Verrecchia</strong>, consigliere regionale abruzzese e componente della Commissione Salute della Regione Abruzzo, che ha evidenziato il valore del confronto tra ricerca, istituzioni e sistema sanitario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Momenti di incontro come quelli di oggi sono fondamentali perché la prevenzione è la chiave di volta di quello che può dare il rimedio ad alcune malattie importanti. Oggi abbiamo assistito a uno studio che, a mio avviso, può essere rivoluzionario, che ha necessità di essere approfondito attraverso i dati”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il consigliere regionale ha quindi sottolineato l&#8217;importanza di individuare precocemente eventuali elementi associati al disturbo del neurosviluppo, ribadendo la necessità di consolidare i risultati attraverso ulteriori dati:</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Lo studio ci ha dimostrato concretezza e quindi siamo fiduciosi per il presente e per il futuro. Affrontare delle patologie per dei bambini oggi significa dover prevedere anche le loro cause nel domani, quando non ci saranno i genitori. Quindi è importante investire su quello che è il dopo di noi”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il convegno ha visto i saluti istituzionali del ministro della Salute <strong>Orazio Schillaci</strong> e del senatore <strong>Guido Liris</strong>, con la partecipazione, tra gli altri, di <strong>Massimo Cannarsa</strong> di Sogei, <strong>Massimo Verrecchia</strong>, <strong>Nicoletta Verì</strong>, <strong>Giovanni Quarzo</strong>, <strong>Claudio Giorlandino</strong>, direttore del Centro di Ricerca Scientifica Altamedica Roma-Milano e autore degli studi presentati, e <strong>Liborio Stuppia</strong>, rettore dell’Università di Chieti-Pescara. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La prospettiva emersa dall&#8217;incontro è quella di una ricerca che prova a comprendere sempre meglio il rapporto tra condizioni prenatali e sviluppo neurobiologico, esplorando la possibilità di identificare precocemente eventuali fattori di rischio. La sfida, dunque, è trasformare i progressi della ricerca in una maggiore capacità di conoscenza, diagnosi precoce, presa in carico e, laddove le evidenze lo consentano, prevenzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Gli italiani e la sanità, un rapporto difficile. Il Report Stada 2026</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 12:37:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quasi 3 italiani su 5 (59%) si dichiarano disponibili a prendere in considerazione una consulenza basata sull’AI invece di rivolgersi a un medico ma, nella maggior parte dei casi, solo a determinate condizioni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/salute/gli-italiani-e-la-sanita-un-rapporto-difficile-il-report-stada-2026/">Gli italiani e la sanità, un rapporto difficile. Il Report Stada 2026</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quasi 3 italiani su 5</strong> <strong>(59%</strong>) si dichiarano disponibili a prendere in considerazione una consulenza basata sull’AI invece di rivolgersi a un medico ma, nella maggior parte dei casi, solo a determinate condizioni, come la possibilità di un successivo confronto con un professionista sanitario (23%), l’uso dell’IA come secondo parere (13%) o per disturbi lievi (11%). Oltre 4 intervistati su 10 (44%) non usano l’IA per la salute. Tra quanti già vi ricorrono, gli impieghi più frequenti riguardano una migliore comprensione delle diagnosi (31%) e consigli sulla prevenzione (25%). Sono questi tra i dati principali fotografati nel focus italiano dello Stada Health Report 2026, presentato a Milano in un evento promosso da EG Stada Group, in collaborazione con Il Sole-24Ore. L’indagine, condotta da Human8 per Stada, ha coinvolto <strong>circa 2mila connazionali</strong> in una ricerca online tra febbraio e marzo 2026. Tra le preoccupazioni sull’uso dell’IA, il rischio di errori o diagnosi errate (52%), l’utilizzo dei dati sanitari senza consenso (36%) e la riduzione dell’interazione umana (36%). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte delle aspettative, il 44% auspica diagnosi più rapide, il 39% un’assistenza meno costosa e il 35% un accesso più semplice ai servizi medici, anche in aree svantaggiate. Cruciale il ruolo degli operatori sanitari: “Sono considerati i principali responsabili dell’educazione alla salute dal 74% degli intervistati&#8221; &#8211; ha spiegato Luca Vitaloni, Associate Director di Human8 -. Si evince anche che il 45% degli italiani medici e farmacisti saranno sempre più impegnati nelle consulenze digitali e a distanza”. Anche nell’accesso ai servizi le persone prediligono il confronto diretto con i professionisti, per screening e controlli preventivi (78%), per consulti (78%), per consulenze del farmacista (69%) e per i percorsi psicologici (58%)</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cala, anche se in modo meno marcato rispetto agli anni precedenti, la soddisfazione degli italiani verso il sistema sanitario pubblico</strong>: meno di una persona su due si dichiara soddisfatta a fronte di una media del 56% negli altri Paesi. In particolare, il dato da noi si attesta al 45% rispetto al 48% del 2025. L&#8217;unica area che secondo gli italiani riceve un buon supporto pubblico e&#8217; quella dell&#8217;accesso ai farmaci (59%) mentre appena il 40% si sente ben supportato dal Ssn nella prevenzione. Sul fronte tecnologie, in 6 italiani su 10 c&#8217;è &#8216;apertura&#8217; verso l&#8217;Intelligenza artificiale ma nella cura resta centrale la relazione umana. L&#8217;indagine. Il Report analizza il modo in cui le persone percepiscono la salute e come i loro atteggiamenti si traducono in comportamenti concreti. &#8220;Da un lato cresce l&#8217;interesse verso innovazione e IA&#8221; &#8211; ha spiegato Luca Vitaloni, Associate Directo Human8 &#8211; dall&#8217;altro resta centrale il valore della relazione con medici e farmacisti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Inoltre, solo il 24% degli italiani ritiene che il sistema sanitario pubblico offra buon supporto nell&#8217;area dell&#8217;assistenza sanitaria agli anziani e questo dato è nettamente inferiore alla media europea del 32%. Oltre la metà degli italiani si dichiara preoccupata di invecchiare e il dato sale al 65% nelle donne. Preoccupano bisogno di assistenza, declino cognitivo, problemi economici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Oggi il nostro Servizio sanitario nazionale attraversa una fase di difficoltà e mostra alcune fragilità, ma resta un valore fondamentale per il Paese, che dobbiamo impegnarci a preservare&#8221;, ha dichiarato Salvatore Butti, General Manager &amp; Managing Director di EG Stada Group, in conclusione dell&#8217;evento di presentazione. &#8220;Oggi &#8211; ha aggiunto &#8211; abbiamo la conferma che questo Report e&#8217; diventato e può essere uno strumento di discussione e di stimolo su tanti temi, dall&#8217;alfabetizzazione sanitaria alla digitalizzazione e all&#8217;Intelligenza artificiale, che possono offrire un contributo importante aiutando i professionisti sanitari a rendere il percorso di cura più semplice, tempestivo e vicino ai bisogni delle persone, all&#8217;interno di un modello in cui la relazione umana deve restare centrale&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Quanto al dato del 45% di italiani che esprimono soddisfazione per il sistema sanitario, più che al numero guarderei al trend in calo &#8211; ha sottolineato -. Ci dice che in questi ultimi anni il sistema non è andato migliorando ma peggiorando. Non è solo una questione economica ma soprattutto occorre che soldi vengano investiti bene e nella maniera corretta. Per quanto ci riguarda &#8211; ha concluso Butti &#8211; lo Stada Health Report è un esempio concreto così come nostro il Tour della salute che punta sulla prevenzione e che ha raggiunto i 70mila iscritti&#8217;.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Suicidi, arriva il Piano nazionale per la prevenzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Sep 2026 10:15:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Italia prepara il Piano nazionale per la prevenzione del suicidio: priorità a giovani, donne e persone fragili.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Quasi 4mila morti per suicidio in Italia nel 2023 e un rischio che, dopo la progressiva riduzione registrata fino alla fine degli anni 2010, appare sostanzialmente stabile nel periodo successivo alla pandemia. È il quadro nel quale il ministero della Salute prepara un <strong>Piano nazionale per la prevenzione del suicidio</strong>, annunciato dal ministro Orazio Schillaci in occasione della Giornata mondiale dedicata al tema. Tra i primi destinatari degli interventi ci saranno donne, adolescenti e persone che vivono in condizioni di particolare vulnerabilità, comprese quelle detenute.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il lavoro è affidato al tavolo tecnico sulla salute mentale coordinato da <strong>Alberto Siracusano</strong>, presidente del Consiglio superiore di sanità. Lo stesso organismo ha già elaborato, dopo 13 anni di assenza di un documento nazionale, il <strong>Piano nazionale salute mentale 2026-2028</strong>, che dedica specifici capitoli ai giovani e ai detenuti nelle Rems. Parallelamente sono in preparazione anche linee guida sulla depressione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo passo verso il nuovo Piano sarà un documento di indirizzo, attualmente in fase di predisposizione. L&#8217;obiettivo è rafforzare le strategie di prevenzione, migliorare l&#8217;individuazione precoce delle situazioni a rischio e garantire una successiva presa in carico. «Dobbiamo intervenire prima, soprattutto tra i più giovani e nelle situazioni di maggiore vulnerabilità, e garantire percorsi di assistenza adeguati e tempestivi», ha spiegato Schillaci.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Nel 2023 registrati 3.830 suicidi</h3>



<p class="wp-block-paragraph">A definire le dimensioni del fenomeno sono i dati dell’<strong>Istituto superiore di sanità</strong>. Nel 2023 sono stati registrati <strong>3.830 decessi per suicidio tra le persone con almeno 15 anni</strong>, in lieve diminuzione rispetto ai <strong>3.934 del 2022</strong>. Per l’Iss il dato «conferma una sostanziale stabilità del rischio nel periodo post-pandemico, dopo la progressiva riduzione osservata fino alla fine degli anni 2010».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le differenze tra uomini e donne rimangono molto marcate. <strong>Circa il 75% dei decessi riguarda gli uomini</strong>, per i quali il rischio risulta quasi quattro volte superiore rispetto alle donne. Gli ultimi dati disponibili sulla distribuzione per età, relativi al 2019-2020, mostrano inoltre una crescita del rischio con l’avanzare degli anni, particolarmente evidente nella popolazione maschile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel periodo successivo alla pandemia è emerso però un altro segnale: un <strong>aumento relativo del rischio suicidario tra i giovani con meno di 25 anni</strong>. È anche alla luce di questa dinamica che la prevenzione tra adolescenti e giovani assume un ruolo centrale nelle iniziative in preparazione.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Sostegno anche alle persone che hanno perso un familiare</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il Piano dovrà occuparsi anche dei cosiddetti <strong>“survivor”</strong>, le persone che hanno perso un familiare o una persona cara per suicidio. Per loro vengono considerati necessari interventi e percorsi di sostegno specifici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Dietro ogni situazione di sofferenza ci sono persone, famiglie e comunità. Rafforzare la prevenzione significa anche contrastare lo stigma che ancora troppo spesso circonda il disagio mentale e favorire una cultura dell’ascolto e della richiesta di aiuto», ha sottolineato il ministro della Salute.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto alla costruzione del Piano nazionale si sta sviluppando anche un secondo filone di intervento. Nell’ambito del <strong>Work Package europeo dedicato alla prevenzione del suicidio</strong>, l’Istituto superiore di sanità sta lavorando all’adattamento italiano di <strong>Bizi</strong>, un programma interattivo di formazione online originariamente sviluppato dal Servizio sanitario Basco e riconosciuto dalla Commissione europea come strumento efficace per trasferire tra gli Stati membri pratiche promettenti nel campo della salute pubblica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il programma è rivolto ai cosiddetti <strong>“gatekeeper”</strong>, cioè persone che, per il proprio ruolo professionale o sociale, entrano frequentemente in contatto con soggetti vulnerabili. Tra questi figurano, per esempio, i medici di medicina generale e gli operatori dei telefoni di aiuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attraverso video, audio, simulazioni ed esercitazioni, la formazione punta a sviluppare tre capacità: <strong>riconoscere tempestivamente i segnali di rischio, fornire un primo supporto adeguato ma non specialistico e indirizzare la persona verso i servizi specializzati di assistenza e cura</strong>. Una rete di figure in grado, quindi, di intercettare le situazioni di vulnerabilità prima che raggiungano una fase più critica.</p>
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		<title>Sanità, Gimbe: spesa pubblica italiana al 6,2% del Pil, gap con l’Europa da 36,1 miliardi</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/salute/spesa-sanitaria-pubblica-italia-gimbe-2025/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 12:58:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gimbe fotografa il sottofinanziamento della sanità: nel 2025 l’Italia spende il 6,2% del Pil e accumula un gap europeo da 36,1 miliardi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/salute/spesa-sanitaria-pubblica-italia-gimbe-2025/">Sanità, Gimbe: spesa pubblica italiana al 6,2% del Pil, gap con l’Europa da 36,1 miliardi</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La spesa sanitaria pubblica italiana perde ulteriore terreno rispetto agli altri Paesi europei. Nel 2025 si ferma al <strong>6,2% del Pil</strong>, contro il 6,3% dell’anno precedente e il 7,1% registrato sia dalla media Ocse sia da quella europea. In termini pro-capite, l’Italia occupa il <strong>15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell’area Ocse</strong> e rimane ultima nel G7. A quantificare il ritardo è la Fondazione Gimbe, che in vista della Manovra 2027 ha analizzato i dati dell’Oecd Health Statistics aggiornati al 17 luglio 2026.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Oltre mille dollari pro-capite separano l’Italia dalla media europea</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana ammonta a <strong>3.952 dollari per abitante</strong>, 909 in meno rispetto alla media Ocse di 4.861 dollari e <strong>1.013 dollari sotto la media dei Paesi europei</strong>, pari a 4.965.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono 14 i Paesi europei dell’area Ocse che destinano alla sanità pubblica una quota del Pil superiore a quella italiana. Il divario oscilla dai <strong>4,8 punti percentuali della Germania</strong>, che raggiunge l’11% del Pil, agli 0,2 punti della Repubblica Slovacca, al 6,4%. Anche tra gli Stati membri dell’Ue sono 14 quelli che spendono pro-capite più dell’Italia: la distanza parte dai 47 dollari della Spagna, a quota 3.999, e arriva ai <strong>4.774 dollari della Germania</strong>, che raggiunge 8.726 dollari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Nel confronto europeo l’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale», osserva il presidente della Fondazione Gimbe, <strong>Nino Cartabellotta</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ritardo si è formato nell’arco di quindici anni. Fino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite italiana era sostanzialmente allineata alla media europea. Da allora, secondo Gimbe, tagli e definanziamenti hanno progressivamente allargato la distanza, arrivata a 424 dollari per abitante nel 2019. Il gap è aumentato durante la pandemia, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell’Italia, e ancora nel 2023 e nel 2024, quando l’incremento italiano è risultato inferiore alla media europea, facendo luce sul trend osservato</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il gap con l’Europa sfiora 36,1 miliardi</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Tradotti a parità di potere d’acquisto, i <strong>1.013 dollari pro-capite</strong> che separano l’Italia dalla media europea corrispondono, sulla base dei parametri Ocse, a <strong>612,4 euro per abitante</strong>. Applicando il dato ai quasi 59 milioni di residenti censiti dall’Istat al primo gennaio 2026, il divario complessivo arriva a sfiorare <strong>36,1 miliardi di euro</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore, che ha lasciato il Ssn sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d’Europa, soprattutto dopo la pandemia», afferma Cartabellotta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il confronto con le altre grandi economie conferma la distanza. Tra il 2008 e il 2025 l’Italia è sempre rimasta <strong>ultima nel G7 per spesa sanitaria pubblica pro-capite</strong>, ma quello che inizialmente era un distacco contenuto si è progressivamente ampliato. Nel 2025 i 3.952 dollari italiani sono meno della metà degli <strong>8.726 dollari della Germania</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gimbe richiama in particolare il caso del Regno Unito, che condivide con l’Italia il modello Beveridge. Nel 2008 la spesa britannica era poco superiore a quella italiana e fino al 2019 aveva seguito una crescita contenuta. Dal 2020, però, Londra ha aumentato significativamente le risorse pubbliche destinate alla sanità, superando Canada e Giappone e portandosi poco al di sotto della Francia.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Liste d’attesa, spesa privata e rinuncia alle cure</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Per Gimbe il problema non riguarda più soltanto le grandezze di bilancio. «Il sottofinanziamento pubblico della sanità non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio sanitario nazionale e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale», sostiene Cartabellotta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le Regioni devono infatti conciliare l’obbligo di garantire i Livelli essenziali di assistenza con quello di mantenere i conti in equilibrio. Sui cittadini, secondo la Fondazione, ricadono invece gli effetti di <strong>liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, crescenti disuguaglianze territoriali e sociali e maggiore ricorso alla spesa privata</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le conseguenze arrivano fino all’impoverimento e all’indebitamento delle famiglie e alla rinuncia alle prestazioni sanitarie. Nel <strong>2024 sono state 5,8 milioni le persone</strong>, quasi una su dieci, che hanno rinunciato a esami diagnostici e visite specialistiche. Il problema è profondo perché non solo siamo davanti a difficoltà operative, ma sono proprio le possibilità del sistema sanitario che non vengono sfruttate e possono essere conosciute dal cittadino meno del dovuto, perché la barriera all&#8217;entrata può farlo desistere dall&#8217;accedere a modalità preventive e innovative. Oggi è molto chiaro quanto facciano la differenza screening atti a rilevare malattie croniche e degenerative, l&#8217;Italia ovviamente ha le competenze per offrirli ma il beneficio deve essere più allargato possibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le valutazioni di Ocse, Commissione europea e Oms Europa, ricorda Gimbe, convergono su un quadro solo apparentemente contraddittorio: il Ssn continua a garantire buoni risultati di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, mentre peggiora la capacità di fornire prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili, soprattutto alle fasce socio-economiche più fragili.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Da Bruxelles l’allarme sull’equità sociale</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il tema ha assunto anche una dimensione economica. Nel <strong>Country Report 2026</strong> la Commissione europea, sottolinea Gimbe, ha collegato per la prima volta le criticità del Ssn non soltanto alla tutela della salute, ma anche all’equità sociale e alla produttività del Paese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>10 luglio</strong> il Consiglio dell’Ue ha inoltre adottato una raccomandazione formale affinché l’Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e intervenga sulle carenze di personale nelle professioni chiave.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Il messaggio è inequivocabile: il deterioramento del Ssn non è più solo un problema sanitario, ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese», conclude Cartabellotta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rimane infine aperto il dossier dell’assistenza territoriale finanziata dal Pnrr. Al <strong>1° settembre</strong>, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, secondo Gimbe non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica documentata sulla piena operatività di almeno <strong>1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità</strong>. Il ministero della Salute precisa che sono ancora in corso le verifiche e l’acquisizione delle evidenze necessarie per rendicontare i due target.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per la Fondazione, in assenza di dati aggiornati sui servizi realmente erogati e sul personale disponibile, resta il rischio che le nuove strutture diventino «scatole vuote»: obiettivi europei raggiunti, rate incassate ed edifici realizzati, ma senza la capacità di assicurare la presa in carico territoriale per la quale sono state finanziate.</p>
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		<title>Festival per la Salute 2026, a Fiumefreddo Bruzio prevenzione, cultura e cura si incontrano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Caruso]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 08:15:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[calabria]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[festival della salute]]></category>
		<category><![CDATA[fiumefreddo bruzio]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[raffaele leuzzi]]></category>
		<category><![CDATA[tumore al seno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 16 settembre Fiumefreddo Bruzio (Cs) torna a trasformarsi in un laboratorio diffuso dedicato alla prevenzione e al benessere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/salute/festival-per-la-salute-2026-a-fiumefreddo-bruzio-prevenzione-cultura-e-cura-si-incontrano/">Festival per la Salute 2026, a Fiumefreddo Bruzio prevenzione, cultura e cura si incontrano</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Dal 16 settembre Fiumefreddo Bruzio, in provincia di Cosenza, torna a trasformarsi in un laboratorio diffuso dedicato alla prevenzione per contrastare il tumore al seno e alla cura di sé. Il Festival per la Salute 2026, promosso dall’Associazione Casa di Rosa ETS, porta nel centro storico screening senologici, incontri con medici ed esperti, attività dedicate all’alimentazione e agli stili di vita, ma anche cinema, musica, teatro, arte, yoga, passeggiate e iniziative per i bambini. Una formula che prova ad allargare il concetto di salute oltre la dimensione strettamente sanitaria, mettendo insieme diagnosi precoce, cura della persona, relazioni e qualità della vita. L&#8217;iniziativa, ideata e fortemente voluta dal senologo Raffaele Leuzzi, da anni in prima linea nella costruzione di una narrativa diversa del tumore al seno, pone al centro il valore della prevenzione, tema attorno al quale è nata e opera Casa di Rosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’associazione, ente del Terzo settore con sede proprio a Fiumefreddo Bruzio, lavora per favorire l’accesso alla diagnosi precoce e contrastare le disuguaglianze territoriali che ancora caratterizzano la sanità, con una particolare attenzione alla Calabria e alla mobilità sanitaria verso altre regioni. L’obiettivo è affiancare alle attività del Servizio sanitario un modello di prevenzione più vicino alle persone, capace di coinvolgere anche le fasce d’età più giovani e di costruire una maggiore consapevolezza sui corretti stili di vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Festival nasce così come un «grande laboratorio aperto alla comunità e al territorio», fondato sull’ascolto, sulla consapevolezza e sulla bellezza, ma anche come occasione di confronto sulle disparità che ancora si registrano nell’accesso a prestazioni e cure. Una parte centrale sarà rappresentata dal Villaggio della Prevenzione, dove le donne potranno effettuare visite senologiche, test di screening e ricevere consulenze da medici, nutrizionisti e psicologi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Particolare attenzione sarà dedicata allo screening senologico personalizzato. Il percorso proposto da Casa di Rosa integra visita specialistica, ecografia e tomosintesi mammaria, la cosiddetta mammografia 3D, mentre gli eventuali approfondimenti diagnostici, dalle ago-biopsie alle risonanze mammarie, saranno eseguiti dal Servizio di Senologia diagnostica dell’Ospedale Annunziata di Cosenza. L’idea di fondo è rafforzare la diagnosi precoce, che rappresenta uno degli strumenti più efficaci nella lotta al tumore della mammella: quando la malattia viene individuata nelle fasi iniziali, ricorda l’associazione, le probabilità di guarigione possono superare il 90 per cento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto alla prevenzione trova spazio il tema della senologia integrata, cioè un modello che affianca alle terapie oncologiche convenzionali interventi complementari basati su evidenze scientifiche. Nutrizione, supporto psicologico, attività fisica, yoga e tecniche di gestione dello stress diventano così parte di un percorso che non guarda soltanto alla malattia, ma alla qualità della vita e al benessere complessivo della paziente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Festival, però, punta anche a trasformare la prevenzione in un tema culturale e comunitario. Da qui la scelta di affiancare agli appuntamenti medici dialoghi dedicati al rapporto tra alimentazione e salute, al cibo ultraprocessato, all’obesità infantile e alla «restanza», cioè al legame tra territorio, comunità e possibilità di costruire il proprio futuro senza essere costretti ad andare altrove. Tra le voci annunciate figurano Vito Teti, Silvio Greco, Anna Rosa Macrì, Francesco Mauro Minervino, Barbara Massimilla, Fabio Marazzi e Raffaella Sbano, Massimo Benedetti, Gianmarco Piccolino, Pasquale Musolino insieme a medici, psicologi e nutrizionisti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche l’offerta culturale è costruita intorno allo stesso filo conduttore. Il programma degli spettacoli, curato da Barbara Massimilla, prevede il 16 settembre la proiezione di <em>Gianni Versace – L’Imperatore dei Sogni</em> di Mimmo Calopresti, con la presenza del regista; il 17 settembre il concerto del percussionista e attore Ismaila Mbaye; il 18 settembre il film <em>Couture</em> di Alice Winocour, ambientato durante la Fashion Week parigina e centrato anche sulla vicenda di una donna che scopre di avere un tumore al seno; il 19 settembre lo spettacolo teatrale <em>Alda. Parole al vento</em>, ispirato alla vita e alle opere di Alda Merini e una mostra dedicata all&#8217;arte del maestro lametino Maurizio Carnevali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Spazio infine anche ai più piccoli con Pompieropoli, iniziativa ludico-educativa dell’Associazione Nazionale Vigili del Fuoco rivolta ai bambini dai 3 ai 12 anni, mentre passeggiate nel centro storico, ricerca di erbe spontanee, yoga e una mostra dedicata all’arte completano un programma che prova a legare prevenzione e territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il programma in sintesi</strong><br>Il Festival prende il via il 16 settembre con l’incontro sulle terapie integrate in senologia con Fabio Marazzi e, in serata, con il film di Mimmo Calopresti dedicato a Gianni Versace. Sempre il 16 alle ore 18 si svolge l&#8217;importante convegno sullo screening personalizzato per la diagnosi precoce del tumore al seno dalla taglia unica alla taglia singola, con la presenza degli operatori sanitari dell&#8217;ospedale Annunziata di Cosenza, tra cui la dottoressa Raffaella Sbano. Il 17 settembre spazio alla musica con Ismaila Mbaye. Il 18 settembre sono previsti i dialoghi sull’alimentazione, tra cui l’incontro con Silvio Greco e Raffaele Leuzzi, e la sera la proiezione di <em>Couture</em>. Il 19 settembre la mattina sarà dedicata anche alla prevenzione dell’obesità infantile con Massimo Benedetti e Tiziana Stallone, mentre nel pomeriggio Vito Teti affronterà il rapporto tra cibo e «restanza»; in serata chiuderà il programma degli spettacoli <em>Alda. Parole al vento</em>. A questi appuntamenti si affiancano per tutta la durata della manifestazione screening senologici, il Villaggio della Prevenzione, attività per bambini, yoga, passeggiate, incontri, arte e iniziative dedicate agli stili di vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per info contattare il numero 331.6183873<br><a href="https://associazionecasadirosa.it/">https://associazionecasadirosa.it/</a> </p>
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		<title>Il bivio dell&#8217;Europa: la competitività delle Life Sciences oltre il prezzo dei farmaci</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/salute/bivio-europa-life-sciences-prezzo-farmaci/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 14:03:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La misura Mfn apre una riflessione sul futuro dell'ecosistema europeo dell'innovazione: ricerca, studi clinici, accesso alle terapie e capacità di attrarre investimenti diventano le vere sfide per l'Unione.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>(*Articolo di Arianna Gregis &#8211; Amministratrice Delegata Bayer Italia <strong>&#8211;</strong> pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">La proposta statunitense del Most Favoured Nation (MFN) rischia di essere letta con una lente troppo stretta. Concentrarsi solo sul prezzo dei farmaci significa perdere di vista la questione centrale: la capacità dell&#8217;Europa di rimanere un luogo competitivo per ricerca, innovazione e investimenti nelle Life Sciences.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il provvedimento annunciato dagli Stati Uniti, che punta a collegare il prezzo di alcuni medicinali a quello praticato negli altri Paesi sviluppati, rappresenta un cambiamento importante nel contesto internazionale. Per l&#8217;Europa, però, il MFN è soprattutto uno stress test: mette in evidenza fragilità già esistenti e accelera lo spostamento degli investimenti verso ecosistemi più attrattivi come Stati Uniti e Asia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I numeri parlano chiaro. In meno di 25 anni l&#8217;Europa ha perso un quarto della propria quota di investimenti globali in ricerca e sviluppo farmaceutico a favore di Stati Uniti e Cina. Negli ultimi dieci anni la quota europea di studi clinici globali si è dimezzata, lasciando circa 60.000 pazienti senza accesso agli studi di nuova generazione. La spesa pubblica netta per i farmaci innovativi si attesta intorno all&#8217;1% del PIL, contro oltre il 2,4% degli Stati Uniti. Solo il 15% dei nuovi farmaci viene lanciato in Europa entro un anno dal primo lancio globale, mentre il tempo medio di accesso alle innovazioni ha raggiunto i 578 giorni e meno della metà dei medicinali approvati con procedura centralizzata arriva concretamente ai pazienti. A ciò si aggiunge un mercato frammentato, con 27 sistemi nazionali di prezzo e rimborso che riducono prevedibilità e capacità di attrarre investimenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo il tema non è allineare i prezzi europei a quelli statunitensi. Nessuno propone di rinunciare ai principi di sostenibilità dei sistemi sanitari. Il punto è creare un contesto capace di riconoscere il valore dell&#8217;innovazione in modo tempestivo e prevedibile: quando un ecosistema perde attrattività, ricerca, studi clinici e produzione tendono infatti a spostarsi dove le condizioni sono più favorevoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;Europa, però, parte da basi solide: università e centri di ricerca di eccellenza, una manifattura farmaceutica competitiva e competenze scientifiche riconosciute a livello internazionale. Anche l&#8217;Italia può contribuire a rafforzare questo ecosistema, favorendo un contesto sempre più attrattivo per ricerca e innovazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dibattito aperto dal MFN può quindi diventare l&#8217;occasione per affrontare alcuni nodi strutturali: ridurre i tempi di accesso alle innovazioni, semplificare i percorsi regolatori, rendere più prevedibili i processi decisionali e rafforzare il coordinamento tra gli Stati membri, anche attraverso modelli di rimborso più evoluti e un maggiore utilizzo della real world evidence.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un esempio concreto è il nuovo Regolamento europeo sull&#8217;Health Technology Assessment, che introduce una valutazione clinica condivisa a livello europeo dei nuovi farmaci, lasciando ai singoli Stati le decisioni su prezzo e rimborso. La Germania ha già adeguato le proprie procedure per integrare le Joint Clinical Assessments e, sui primi 17 farmaci entrati nel nuovo percorso, partecipa come Paese valutatore in 8 procedure, circa la metà del totale. Francia e Spagna hanno già assunto un ruolo attivo, mentre anche l&#8217;Italia si sta strutturando per integrare il nuovo modello. È la dimostrazione che la capacità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti regolatori è oggi un fattore di competitività.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo contesto il MFN non è tanto il problema dell&#8217;Europa quanto un campanello d&#8217;allarme che ci pone di fronte a un bivio: accompagnare questo cambiamento con riforme capaci di rafforzarne competitività e attrattività oppure lasciare che siano altri ecosistemi a guidare la prossima fase dell&#8217;innovazione. È una scelta che riguarda non solo l&#8217;industria, ma soprattutto la capacità di garantire ai pazienti europei un accesso sempre più rapido alle terapie del futuro e di disegnare un sistema sanitario più sostenibile.&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;</p>
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		<title>Sanità, misurare le performance per migliorare efficienza e qualità del sistema</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/salute/sanita-misurare-le-performance-per-migliorare-efficienza-e-qualita-del-sistema/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 13:39:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla governance alla sostenibilità finanziaria, fino agli esiti clinici e alla riforma del payback farmaceutico; il valore dei dati comparabili per orientare le decisioni pubbliche e rendere più efficace l'allocazione delle risorse.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">La sanità italiana rappresenta una delle principali voci della spesa pubblica e, al tempo stesso, uno dei settori in cui la qualità della gestione incide maggiormente sull&#8217;efficacia delle risorse investite. Per questo il dibattito si concentra sempre più sulla capacità di misurare le performance delle amministrazioni sanitarie attraverso indicatori oggettivi, superando una valutazione limitata ai soli aspetti finanziari. È questo il filo conduttore della tavola rotonda che si è svolta a Roma alla presenza dell&#8217;on. Ylenja Lucaselli.<br>Al centro del dibattito vi è un cambio di paradigma nella valutazione del Servizio sanitario nazionale. Per anni il confronto tra le diverse realtà territoriali si è limitato prevalentemente alla spesa o ai risultati dei bilanci. Oggi, invece, cresce l&#8217;esigenza di affiancare agli indicatori economici una lettura più ampia, capace di misurare anche l&#8217;efficienza organizzativa, la capacità gestionale e gli esiti delle politiche sanitarie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa prospettiva si inserisce il Rating Sanità, accompagnato dalla Dashboard REP, un sistema di benchmarking costruito sulla base dei dati ufficiali pubblicati dalle amministrazioni sanitarie. L&#8217;analisi coinvolge l&#8217;intero sistema: Regioni, Province autonome, aziende sanitarie territoriali e ospedaliere vengono valutate attraverso cinquanta indicatori suddivisi in cinque macroaree – bilancio, governance, personale, servizi sanitari e appalti – con l&#8217;obiettivo non di stilare classifiche, ma di individuare modelli organizzativi efficaci e criticità su cui intervenire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;aspetto più interessante riguarda proprio il superamento dell&#8217;equazione secondo cui migliori risultati coincidono necessariamente con una maggiore disponibilità di risorse. L&#8217;analisi mostra infatti come territori caratterizzati da livelli di spesa differenti possano conseguire performance simili, o addirittura migliori, grazie a una più efficace programmazione, a processi amministrativi più efficienti e a una migliore capacità di governo delle strutture sanitarie. In altre parole, la qualità della governance diventa essa stessa un fattore produttivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da questo punto di vista assumono particolare rilievo indicatori spesso poco considerati nel dibattito pubblico ma determinanti per valutare la salute del sistema. La tempestività dei pagamenti ai fornitori, ad esempio, incide direttamente sulla liquidità delle imprese che operano nella filiera sanitaria e sulla loro capacità di investire. Allo stesso modo, l&#8217;equilibrio economico delle aziende sanitarie, gli investimenti destinati al rinnovo delle tecnologie, la gestione del personale e la mobilità sanitaria raccontano molto più di una semplice fotografia contabile: descrivono la capacità di un&#8217;amministrazione di programmare il proprio sviluppo e garantire continuità nell&#8217;erogazione dei servizi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;integrazione tra dati economici e indicatori clinici rappresenta un ulteriore elemento di evoluzione. I tempi di permanenza nei Pronto Soccorso, la rapidità degli interventi chirurgici, gli esiti delle cure per l&#8217;infarto miocardico acuto, la gestione delle patologie oncologiche o il corretto equilibrio tra personale medico e infermieristico consentono infatti di verificare se l&#8217;efficienza amministrativa si traduca realmente in un miglioramento dell&#8217;assistenza. La sostenibilità finanziaria, da sola, non è più sufficiente: deve accompagnarsi all&#8217;appropriatezza delle cure e alla qualità degli esiti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un capitolo significativo riguarda poi gli effetti della riforma del payback farmaceutico introdotta dalla Legge di Bilancio 2026. L&#8217;eliminazione del contributo dell&#8217;1,83%, la trasformazione del precedente payback del 5% in una riduzione diretta del prezzo dei farmaci e la revisione dei tetti di spesa modificano gli equilibri finanziari tra Stato, Regioni e industria. Se da un lato il nuovo impianto punta a rendere più trasparente il sistema di finanziamento della spesa farmaceutica, dall&#8217;altro apre interrogativi sulla capacità delle amministrazioni regionali di compensare il venir meno di alcune entrate, soprattutto nelle realtà maggiormente esposte all&#8217;aumento della spesa territoriale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo motivo la disponibilità di dati omogenei e confrontabili assume un valore strategico. Misurare con criteri condivisi la qualità dell&#8217;organizzazione, la gestione delle risorse e gli esiti delle cure significa offrire ai decisori pubblici strumenti più efficaci per orientare gli investimenti, correggere gli squilibri e diffondere le migliori pratiche. In un sistema sanitario chiamato a rispondere contemporaneamente all&#8217;invecchiamento della popolazione, all&#8217;innovazione tecnologica e alla crescente pressione sui conti pubblici, la vera sfida non riguarda soltanto quante risorse destinare alla sanità, ma soprattutto come impiegarle in modo più efficiente, trasparente e misurabile.</p>



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