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	<title>Salute - The Watcher Post</title>
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	<description>Testata giornalistica online di analisi politica ed economica</description>
	<lastBuildDate>Thu, 10 Sep 2026 10:15:49 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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		<title>Suicidi, arriva il Piano nazionale per la prevenzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Sep 2026 10:15:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Italia prepara il Piano nazionale per la prevenzione del suicidio: priorità a giovani, donne e persone fragili.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Quasi 4mila morti per suicidio in Italia nel 2023 e un rischio che, dopo la progressiva riduzione registrata fino alla fine degli anni 2010, appare sostanzialmente stabile nel periodo successivo alla pandemia. È il quadro nel quale il ministero della Salute prepara un <strong>Piano nazionale per la prevenzione del suicidio</strong>, annunciato dal ministro Orazio Schillaci in occasione della Giornata mondiale dedicata al tema. Tra i primi destinatari degli interventi ci saranno donne, adolescenti e persone che vivono in condizioni di particolare vulnerabilità, comprese quelle detenute.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il lavoro è affidato al tavolo tecnico sulla salute mentale coordinato da <strong>Alberto Siracusano</strong>, presidente del Consiglio superiore di sanità. Lo stesso organismo ha già elaborato, dopo 13 anni di assenza di un documento nazionale, il <strong>Piano nazionale salute mentale 2026-2028</strong>, che dedica specifici capitoli ai giovani e ai detenuti nelle Rems. Parallelamente sono in preparazione anche linee guida sulla depressione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo passo verso il nuovo Piano sarà un documento di indirizzo, attualmente in fase di predisposizione. L&#8217;obiettivo è rafforzare le strategie di prevenzione, migliorare l&#8217;individuazione precoce delle situazioni a rischio e garantire una successiva presa in carico. «Dobbiamo intervenire prima, soprattutto tra i più giovani e nelle situazioni di maggiore vulnerabilità, e garantire percorsi di assistenza adeguati e tempestivi», ha spiegato Schillaci.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Nel 2023 registrati 3.830 suicidi</h3>



<p class="wp-block-paragraph">A definire le dimensioni del fenomeno sono i dati dell’<strong>Istituto superiore di sanità</strong>. Nel 2023 sono stati registrati <strong>3.830 decessi per suicidio tra le persone con almeno 15 anni</strong>, in lieve diminuzione rispetto ai <strong>3.934 del 2022</strong>. Per l’Iss il dato «conferma una sostanziale stabilità del rischio nel periodo post-pandemico, dopo la progressiva riduzione osservata fino alla fine degli anni 2010».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le differenze tra uomini e donne rimangono molto marcate. <strong>Circa il 75% dei decessi riguarda gli uomini</strong>, per i quali il rischio risulta quasi quattro volte superiore rispetto alle donne. Gli ultimi dati disponibili sulla distribuzione per età, relativi al 2019-2020, mostrano inoltre una crescita del rischio con l’avanzare degli anni, particolarmente evidente nella popolazione maschile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel periodo successivo alla pandemia è emerso però un altro segnale: un <strong>aumento relativo del rischio suicidario tra i giovani con meno di 25 anni</strong>. È anche alla luce di questa dinamica che la prevenzione tra adolescenti e giovani assume un ruolo centrale nelle iniziative in preparazione.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Sostegno anche alle persone che hanno perso un familiare</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il Piano dovrà occuparsi anche dei cosiddetti <strong>“survivor”</strong>, le persone che hanno perso un familiare o una persona cara per suicidio. Per loro vengono considerati necessari interventi e percorsi di sostegno specifici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Dietro ogni situazione di sofferenza ci sono persone, famiglie e comunità. Rafforzare la prevenzione significa anche contrastare lo stigma che ancora troppo spesso circonda il disagio mentale e favorire una cultura dell’ascolto e della richiesta di aiuto», ha sottolineato il ministro della Salute.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto alla costruzione del Piano nazionale si sta sviluppando anche un secondo filone di intervento. Nell’ambito del <strong>Work Package europeo dedicato alla prevenzione del suicidio</strong>, l’Istituto superiore di sanità sta lavorando all’adattamento italiano di <strong>Bizi</strong>, un programma interattivo di formazione online originariamente sviluppato dal Servizio sanitario Basco e riconosciuto dalla Commissione europea come strumento efficace per trasferire tra gli Stati membri pratiche promettenti nel campo della salute pubblica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il programma è rivolto ai cosiddetti <strong>“gatekeeper”</strong>, cioè persone che, per il proprio ruolo professionale o sociale, entrano frequentemente in contatto con soggetti vulnerabili. Tra questi figurano, per esempio, i medici di medicina generale e gli operatori dei telefoni di aiuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attraverso video, audio, simulazioni ed esercitazioni, la formazione punta a sviluppare tre capacità: <strong>riconoscere tempestivamente i segnali di rischio, fornire un primo supporto adeguato ma non specialistico e indirizzare la persona verso i servizi specializzati di assistenza e cura</strong>. Una rete di figure in grado, quindi, di intercettare le situazioni di vulnerabilità prima che raggiungano una fase più critica.</p>
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		<title>Sanità, Gimbe: spesa pubblica italiana al 6,2% del Pil, gap con l’Europa da 36,1 miliardi</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/salute/spesa-sanitaria-pubblica-italia-gimbe-2025/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 12:58:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gimbe fotografa il sottofinanziamento della sanità: nel 2025 l’Italia spende il 6,2% del Pil e accumula un gap europeo da 36,1 miliardi.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La spesa sanitaria pubblica italiana perde ulteriore terreno rispetto agli altri Paesi europei. Nel 2025 si ferma al <strong>6,2% del Pil</strong>, contro il 6,3% dell’anno precedente e il 7,1% registrato sia dalla media Ocse sia da quella europea. In termini pro-capite, l’Italia occupa il <strong>15esimo posto tra i 27 Paesi europei dell’area Ocse</strong> e rimane ultima nel G7. A quantificare il ritardo è la Fondazione Gimbe, che in vista della Manovra 2027 ha analizzato i dati dell’Oecd Health Statistics aggiornati al 17 luglio 2026.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Oltre mille dollari pro-capite separano l’Italia dalla media europea</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana ammonta a <strong>3.952 dollari per abitante</strong>, 909 in meno rispetto alla media Ocse di 4.861 dollari e <strong>1.013 dollari sotto la media dei Paesi europei</strong>, pari a 4.965.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono 14 i Paesi europei dell’area Ocse che destinano alla sanità pubblica una quota del Pil superiore a quella italiana. Il divario oscilla dai <strong>4,8 punti percentuali della Germania</strong>, che raggiunge l’11% del Pil, agli 0,2 punti della Repubblica Slovacca, al 6,4%. Anche tra gli Stati membri dell’Ue sono 14 quelli che spendono pro-capite più dell’Italia: la distanza parte dai 47 dollari della Spagna, a quota 3.999, e arriva ai <strong>4.774 dollari della Germania</strong>, che raggiunge 8.726 dollari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Nel confronto europeo l’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale», osserva il presidente della Fondazione Gimbe, <strong>Nino Cartabellotta</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ritardo si è formato nell’arco di quindici anni. Fino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite italiana era sostanzialmente allineata alla media europea. Da allora, secondo Gimbe, tagli e definanziamenti hanno progressivamente allargato la distanza, arrivata a 424 dollari per abitante nel 2019. Il gap è aumentato durante la pandemia, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell’Italia, e ancora nel 2023 e nel 2024, quando l’incremento italiano è risultato inferiore alla media europea, facendo luce sul trend osservato</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il gap con l’Europa sfiora 36,1 miliardi</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Tradotti a parità di potere d’acquisto, i <strong>1.013 dollari pro-capite</strong> che separano l’Italia dalla media europea corrispondono, sulla base dei parametri Ocse, a <strong>612,4 euro per abitante</strong>. Applicando il dato ai quasi 59 milioni di residenti censiti dall’Istat al primo gennaio 2026, il divario complessivo arriva a sfiorare <strong>36,1 miliardi di euro</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«È questa la voragine scavata da 15 anni di progressiva erosione delle risorse pubbliche, protratta sotto Governi di ogni colore, che ha lasciato il Ssn sempre più a corto di ossigeno rispetto al resto d’Europa, soprattutto dopo la pandemia», afferma Cartabellotta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il confronto con le altre grandi economie conferma la distanza. Tra il 2008 e il 2025 l’Italia è sempre rimasta <strong>ultima nel G7 per spesa sanitaria pubblica pro-capite</strong>, ma quello che inizialmente era un distacco contenuto si è progressivamente ampliato. Nel 2025 i 3.952 dollari italiani sono meno della metà degli <strong>8.726 dollari della Germania</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gimbe richiama in particolare il caso del Regno Unito, che condivide con l’Italia il modello Beveridge. Nel 2008 la spesa britannica era poco superiore a quella italiana e fino al 2019 aveva seguito una crescita contenuta. Dal 2020, però, Londra ha aumentato significativamente le risorse pubbliche destinate alla sanità, superando Canada e Giappone e portandosi poco al di sotto della Francia.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Liste d’attesa, spesa privata e rinuncia alle cure</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Per Gimbe il problema non riguarda più soltanto le grandezze di bilancio. «Il sottofinanziamento pubblico della sanità non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio sanitario nazionale e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale», sostiene Cartabellotta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le Regioni devono infatti conciliare l’obbligo di garantire i Livelli essenziali di assistenza con quello di mantenere i conti in equilibrio. Sui cittadini, secondo la Fondazione, ricadono invece gli effetti di <strong>liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, crescenti disuguaglianze territoriali e sociali e maggiore ricorso alla spesa privata</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le conseguenze arrivano fino all’impoverimento e all’indebitamento delle famiglie e alla rinuncia alle prestazioni sanitarie. Nel <strong>2024 sono state 5,8 milioni le persone</strong>, quasi una su dieci, che hanno rinunciato a esami diagnostici e visite specialistiche. Il problema è profondo perché non solo siamo davanti a difficoltà operative, ma sono proprio le possibilità del sistema sanitario che non vengono sfruttate e possono essere conosciute dal cittadino meno del dovuto, perché la barriera all&#8217;entrata può farlo desistere dall&#8217;accedere a modalità preventive e innovative. Oggi è molto chiaro quanto facciano la differenza screening atti a rilevare malattie croniche e degenerative, l&#8217;Italia ovviamente ha le competenze per offrirli ma il beneficio deve essere più allargato possibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le valutazioni di Ocse, Commissione europea e Oms Europa, ricorda Gimbe, convergono su un quadro solo apparentemente contraddittorio: il Ssn continua a garantire buoni risultati di salute, in particolare un’elevata aspettativa di vita e una bassa mortalità evitabile, mentre peggiora la capacità di fornire prestazioni tempestive, eque e finanziariamente accessibili, soprattutto alle fasce socio-economiche più fragili.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Da Bruxelles l’allarme sull’equità sociale</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il tema ha assunto anche una dimensione economica. Nel <strong>Country Report 2026</strong> la Commissione europea, sottolinea Gimbe, ha collegato per la prima volta le criticità del Ssn non soltanto alla tutela della salute, ma anche all’equità sociale e alla produttività del Paese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>10 luglio</strong> il Consiglio dell’Ue ha inoltre adottato una raccomandazione formale affinché l’Italia garantisca un accesso più tempestivo a cure economicamente accessibili e intervenga sulle carenze di personale nelle professioni chiave.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Il messaggio è inequivocabile: il deterioramento del Ssn non è più solo un problema sanitario, ma ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese», conclude Cartabellotta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rimane infine aperto il dossier dell’assistenza territoriale finanziata dal Pnrr. Al <strong>1° settembre</strong>, a due mesi dalla scadenza del 30 giugno 2026, secondo Gimbe non è ancora disponibile una rendicontazione pubblica documentata sulla piena operatività di almeno <strong>1.038 Case della Comunità e 307 Ospedali di Comunità</strong>. Il ministero della Salute precisa che sono ancora in corso le verifiche e l’acquisizione delle evidenze necessarie per rendicontare i due target.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per la Fondazione, in assenza di dati aggiornati sui servizi realmente erogati e sul personale disponibile, resta il rischio che le nuove strutture diventino «scatole vuote»: obiettivi europei raggiunti, rate incassate ed edifici realizzati, ma senza la capacità di assicurare la presa in carico territoriale per la quale sono state finanziate.</p>
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		<title>Festival per la Salute 2026, a Fiumefreddo Bruzio prevenzione, cultura e cura si incontrano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Caruso]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 08:15:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[calabria]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[festival della salute]]></category>
		<category><![CDATA[fiumefreddo bruzio]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[raffaele leuzzi]]></category>
		<category><![CDATA[tumore al seno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 16 settembre Fiumefreddo Bruzio (Cs) torna a trasformarsi in un laboratorio diffuso dedicato alla prevenzione e al benessere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/salute/festival-per-la-salute-2026-a-fiumefreddo-bruzio-prevenzione-cultura-e-cura-si-incontrano/">Festival per la Salute 2026, a Fiumefreddo Bruzio prevenzione, cultura e cura si incontrano</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Dal 16 settembre Fiumefreddo Bruzio, in provincia di Cosenza, torna a trasformarsi in un laboratorio diffuso dedicato alla prevenzione per contrastare il tumore al seno e alla cura di sé. Il Festival per la Salute 2026, promosso dall’Associazione Casa di Rosa ETS, porta nel centro storico screening senologici, incontri con medici ed esperti, attività dedicate all’alimentazione e agli stili di vita, ma anche cinema, musica, teatro, arte, yoga, passeggiate e iniziative per i bambini. Una formula che prova ad allargare il concetto di salute oltre la dimensione strettamente sanitaria, mettendo insieme diagnosi precoce, cura della persona, relazioni e qualità della vita. L&#8217;iniziativa, ideata e fortemente voluta dal senologo Raffaele Leuzzi, da anni in prima linea nella costruzione di una narrativa diversa del tumore al seno, pone al centro il valore della prevenzione, tema attorno al quale è nata e opera Casa di Rosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’associazione, ente del Terzo settore con sede proprio a Fiumefreddo Bruzio, lavora per favorire l’accesso alla diagnosi precoce e contrastare le disuguaglianze territoriali che ancora caratterizzano la sanità, con una particolare attenzione alla Calabria e alla mobilità sanitaria verso altre regioni. L’obiettivo è affiancare alle attività del Servizio sanitario un modello di prevenzione più vicino alle persone, capace di coinvolgere anche le fasce d’età più giovani e di costruire una maggiore consapevolezza sui corretti stili di vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Festival nasce così come un «grande laboratorio aperto alla comunità e al territorio», fondato sull’ascolto, sulla consapevolezza e sulla bellezza, ma anche come occasione di confronto sulle disparità che ancora si registrano nell’accesso a prestazioni e cure. Una parte centrale sarà rappresentata dal Villaggio della Prevenzione, dove le donne potranno effettuare visite senologiche, test di screening e ricevere consulenze da medici, nutrizionisti e psicologi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Particolare attenzione sarà dedicata allo screening senologico personalizzato. Il percorso proposto da Casa di Rosa integra visita specialistica, ecografia e tomosintesi mammaria, la cosiddetta mammografia 3D, mentre gli eventuali approfondimenti diagnostici, dalle ago-biopsie alle risonanze mammarie, saranno eseguiti dal Servizio di Senologia diagnostica dell’Ospedale Annunziata di Cosenza. L’idea di fondo è rafforzare la diagnosi precoce, che rappresenta uno degli strumenti più efficaci nella lotta al tumore della mammella: quando la malattia viene individuata nelle fasi iniziali, ricorda l’associazione, le probabilità di guarigione possono superare il 90 per cento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto alla prevenzione trova spazio il tema della senologia integrata, cioè un modello che affianca alle terapie oncologiche convenzionali interventi complementari basati su evidenze scientifiche. Nutrizione, supporto psicologico, attività fisica, yoga e tecniche di gestione dello stress diventano così parte di un percorso che non guarda soltanto alla malattia, ma alla qualità della vita e al benessere complessivo della paziente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Festival, però, punta anche a trasformare la prevenzione in un tema culturale e comunitario. Da qui la scelta di affiancare agli appuntamenti medici dialoghi dedicati al rapporto tra alimentazione e salute, al cibo ultraprocessato, all’obesità infantile e alla «restanza», cioè al legame tra territorio, comunità e possibilità di costruire il proprio futuro senza essere costretti ad andare altrove. Tra le voci annunciate figurano Vito Teti, Silvio Greco, Anna Rosa Macrì, Francesco Mauro Minervino, Barbara Massimilla, Fabio Marazzi e Raffaella Sbano, Massimo Benedetti, Gianmarco Piccolino, Pasquale Musolino insieme a medici, psicologi e nutrizionisti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche l’offerta culturale è costruita intorno allo stesso filo conduttore. Il programma degli spettacoli, curato da Barbara Massimilla, prevede il 16 settembre la proiezione di <em>Gianni Versace – L’Imperatore dei Sogni</em> di Mimmo Calopresti, con la presenza del regista; il 17 settembre il concerto del percussionista e attore Ismaila Mbaye; il 18 settembre il film <em>Couture</em> di Alice Winocour, ambientato durante la Fashion Week parigina e centrato anche sulla vicenda di una donna che scopre di avere un tumore al seno; il 19 settembre lo spettacolo teatrale <em>Alda. Parole al vento</em>, ispirato alla vita e alle opere di Alda Merini e una mostra dedicata all&#8217;arte del maestro lametino Maurizio Carnevali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Spazio infine anche ai più piccoli con Pompieropoli, iniziativa ludico-educativa dell’Associazione Nazionale Vigili del Fuoco rivolta ai bambini dai 3 ai 12 anni, mentre passeggiate nel centro storico, ricerca di erbe spontanee, yoga e una mostra dedicata all’arte completano un programma che prova a legare prevenzione e territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il programma in sintesi</strong><br>Il Festival prende il via il 16 settembre con l’incontro sulle terapie integrate in senologia con Fabio Marazzi e, in serata, con il film di Mimmo Calopresti dedicato a Gianni Versace. Sempre il 16 alle ore 18 si svolge l&#8217;importante convegno sullo screening personalizzato per la diagnosi precoce del tumore al seno dalla taglia unica alla taglia singola, con la presenza degli operatori sanitari dell&#8217;ospedale Annunziata di Cosenza, tra cui la dottoressa Raffaella Sbano. Il 17 settembre spazio alla musica con Ismaila Mbaye. Il 18 settembre sono previsti i dialoghi sull’alimentazione, tra cui l’incontro con Silvio Greco e Raffaele Leuzzi, e la sera la proiezione di <em>Couture</em>. Il 19 settembre la mattina sarà dedicata anche alla prevenzione dell’obesità infantile con Massimo Benedetti e Tiziana Stallone, mentre nel pomeriggio Vito Teti affronterà il rapporto tra cibo e «restanza»; in serata chiuderà il programma degli spettacoli <em>Alda. Parole al vento</em>. A questi appuntamenti si affiancano per tutta la durata della manifestazione screening senologici, il Villaggio della Prevenzione, attività per bambini, yoga, passeggiate, incontri, arte e iniziative dedicate agli stili di vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per info contattare il numero 331.6183873<br><a href="https://associazionecasadirosa.it/">https://associazionecasadirosa.it/</a> </p>
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		<title>Il bivio dell&#8217;Europa: la competitività delle Life Sciences oltre il prezzo dei farmaci</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/salute/bivio-europa-life-sciences-prezzo-farmaci/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 14:03:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La misura Mfn apre una riflessione sul futuro dell'ecosistema europeo dell'innovazione: ricerca, studi clinici, accesso alle terapie e capacità di attrarre investimenti diventano le vere sfide per l'Unione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/salute/bivio-europa-life-sciences-prezzo-farmaci/">Il bivio dell’Europa: la competitività delle Life Sciences oltre il prezzo dei farmaci</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>(*Articolo di Arianna Gregis &#8211; Amministratrice Delegata Bayer Italia <strong>&#8211;</strong> pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">La proposta statunitense del Most Favoured Nation (MFN) rischia di essere letta con una lente troppo stretta. Concentrarsi solo sul prezzo dei farmaci significa perdere di vista la questione centrale: la capacità dell&#8217;Europa di rimanere un luogo competitivo per ricerca, innovazione e investimenti nelle Life Sciences.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il provvedimento annunciato dagli Stati Uniti, che punta a collegare il prezzo di alcuni medicinali a quello praticato negli altri Paesi sviluppati, rappresenta un cambiamento importante nel contesto internazionale. Per l&#8217;Europa, però, il MFN è soprattutto uno stress test: mette in evidenza fragilità già esistenti e accelera lo spostamento degli investimenti verso ecosistemi più attrattivi come Stati Uniti e Asia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I numeri parlano chiaro. In meno di 25 anni l&#8217;Europa ha perso un quarto della propria quota di investimenti globali in ricerca e sviluppo farmaceutico a favore di Stati Uniti e Cina. Negli ultimi dieci anni la quota europea di studi clinici globali si è dimezzata, lasciando circa 60.000 pazienti senza accesso agli studi di nuova generazione. La spesa pubblica netta per i farmaci innovativi si attesta intorno all&#8217;1% del PIL, contro oltre il 2,4% degli Stati Uniti. Solo il 15% dei nuovi farmaci viene lanciato in Europa entro un anno dal primo lancio globale, mentre il tempo medio di accesso alle innovazioni ha raggiunto i 578 giorni e meno della metà dei medicinali approvati con procedura centralizzata arriva concretamente ai pazienti. A ciò si aggiunge un mercato frammentato, con 27 sistemi nazionali di prezzo e rimborso che riducono prevedibilità e capacità di attrarre investimenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo il tema non è allineare i prezzi europei a quelli statunitensi. Nessuno propone di rinunciare ai principi di sostenibilità dei sistemi sanitari. Il punto è creare un contesto capace di riconoscere il valore dell&#8217;innovazione in modo tempestivo e prevedibile: quando un ecosistema perde attrattività, ricerca, studi clinici e produzione tendono infatti a spostarsi dove le condizioni sono più favorevoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;Europa, però, parte da basi solide: università e centri di ricerca di eccellenza, una manifattura farmaceutica competitiva e competenze scientifiche riconosciute a livello internazionale. Anche l&#8217;Italia può contribuire a rafforzare questo ecosistema, favorendo un contesto sempre più attrattivo per ricerca e innovazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dibattito aperto dal MFN può quindi diventare l&#8217;occasione per affrontare alcuni nodi strutturali: ridurre i tempi di accesso alle innovazioni, semplificare i percorsi regolatori, rendere più prevedibili i processi decisionali e rafforzare il coordinamento tra gli Stati membri, anche attraverso modelli di rimborso più evoluti e un maggiore utilizzo della real world evidence.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un esempio concreto è il nuovo Regolamento europeo sull&#8217;Health Technology Assessment, che introduce una valutazione clinica condivisa a livello europeo dei nuovi farmaci, lasciando ai singoli Stati le decisioni su prezzo e rimborso. La Germania ha già adeguato le proprie procedure per integrare le Joint Clinical Assessments e, sui primi 17 farmaci entrati nel nuovo percorso, partecipa come Paese valutatore in 8 procedure, circa la metà del totale. Francia e Spagna hanno già assunto un ruolo attivo, mentre anche l&#8217;Italia si sta strutturando per integrare il nuovo modello. È la dimostrazione che la capacità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti regolatori è oggi un fattore di competitività.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo contesto il MFN non è tanto il problema dell&#8217;Europa quanto un campanello d&#8217;allarme che ci pone di fronte a un bivio: accompagnare questo cambiamento con riforme capaci di rafforzarne competitività e attrattività oppure lasciare che siano altri ecosistemi a guidare la prossima fase dell&#8217;innovazione. È una scelta che riguarda non solo l&#8217;industria, ma soprattutto la capacità di garantire ai pazienti europei un accesso sempre più rapido alle terapie del futuro e di disegnare un sistema sanitario più sostenibile.&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/salute/bivio-europa-life-sciences-prezzo-farmaci/">Il bivio dell&#8217;Europa: la competitività delle Life Sciences oltre il prezzo dei farmaci</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<title>Sanità, misurare le performance per migliorare efficienza e qualità del sistema</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 13:39:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla governance alla sostenibilità finanziaria, fino agli esiti clinici e alla riforma del payback farmaceutico; il valore dei dati comparabili per orientare le decisioni pubbliche e rendere più efficace l'allocazione delle risorse.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">La sanità italiana rappresenta una delle principali voci della spesa pubblica e, al tempo stesso, uno dei settori in cui la qualità della gestione incide maggiormente sull&#8217;efficacia delle risorse investite. Per questo il dibattito si concentra sempre più sulla capacità di misurare le performance delle amministrazioni sanitarie attraverso indicatori oggettivi, superando una valutazione limitata ai soli aspetti finanziari. È questo il filo conduttore della tavola rotonda che si è svolta a Roma alla presenza dell&#8217;on. Ylenja Lucaselli.<br>Al centro del dibattito vi è un cambio di paradigma nella valutazione del Servizio sanitario nazionale. Per anni il confronto tra le diverse realtà territoriali si è limitato prevalentemente alla spesa o ai risultati dei bilanci. Oggi, invece, cresce l&#8217;esigenza di affiancare agli indicatori economici una lettura più ampia, capace di misurare anche l&#8217;efficienza organizzativa, la capacità gestionale e gli esiti delle politiche sanitarie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa prospettiva si inserisce il Rating Sanità, accompagnato dalla Dashboard REP, un sistema di benchmarking costruito sulla base dei dati ufficiali pubblicati dalle amministrazioni sanitarie. L&#8217;analisi coinvolge l&#8217;intero sistema: Regioni, Province autonome, aziende sanitarie territoriali e ospedaliere vengono valutate attraverso cinquanta indicatori suddivisi in cinque macroaree – bilancio, governance, personale, servizi sanitari e appalti – con l&#8217;obiettivo non di stilare classifiche, ma di individuare modelli organizzativi efficaci e criticità su cui intervenire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;aspetto più interessante riguarda proprio il superamento dell&#8217;equazione secondo cui migliori risultati coincidono necessariamente con una maggiore disponibilità di risorse. L&#8217;analisi mostra infatti come territori caratterizzati da livelli di spesa differenti possano conseguire performance simili, o addirittura migliori, grazie a una più efficace programmazione, a processi amministrativi più efficienti e a una migliore capacità di governo delle strutture sanitarie. In altre parole, la qualità della governance diventa essa stessa un fattore produttivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da questo punto di vista assumono particolare rilievo indicatori spesso poco considerati nel dibattito pubblico ma determinanti per valutare la salute del sistema. La tempestività dei pagamenti ai fornitori, ad esempio, incide direttamente sulla liquidità delle imprese che operano nella filiera sanitaria e sulla loro capacità di investire. Allo stesso modo, l&#8217;equilibrio economico delle aziende sanitarie, gli investimenti destinati al rinnovo delle tecnologie, la gestione del personale e la mobilità sanitaria raccontano molto più di una semplice fotografia contabile: descrivono la capacità di un&#8217;amministrazione di programmare il proprio sviluppo e garantire continuità nell&#8217;erogazione dei servizi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;integrazione tra dati economici e indicatori clinici rappresenta un ulteriore elemento di evoluzione. I tempi di permanenza nei Pronto Soccorso, la rapidità degli interventi chirurgici, gli esiti delle cure per l&#8217;infarto miocardico acuto, la gestione delle patologie oncologiche o il corretto equilibrio tra personale medico e infermieristico consentono infatti di verificare se l&#8217;efficienza amministrativa si traduca realmente in un miglioramento dell&#8217;assistenza. La sostenibilità finanziaria, da sola, non è più sufficiente: deve accompagnarsi all&#8217;appropriatezza delle cure e alla qualità degli esiti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un capitolo significativo riguarda poi gli effetti della riforma del payback farmaceutico introdotta dalla Legge di Bilancio 2026. L&#8217;eliminazione del contributo dell&#8217;1,83%, la trasformazione del precedente payback del 5% in una riduzione diretta del prezzo dei farmaci e la revisione dei tetti di spesa modificano gli equilibri finanziari tra Stato, Regioni e industria. Se da un lato il nuovo impianto punta a rendere più trasparente il sistema di finanziamento della spesa farmaceutica, dall&#8217;altro apre interrogativi sulla capacità delle amministrazioni regionali di compensare il venir meno di alcune entrate, soprattutto nelle realtà maggiormente esposte all&#8217;aumento della spesa territoriale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo motivo la disponibilità di dati omogenei e confrontabili assume un valore strategico. Misurare con criteri condivisi la qualità dell&#8217;organizzazione, la gestione delle risorse e gli esiti delle cure significa offrire ai decisori pubblici strumenti più efficaci per orientare gli investimenti, correggere gli squilibri e diffondere le migliori pratiche. In un sistema sanitario chiamato a rispondere contemporaneamente all&#8217;invecchiamento della popolazione, all&#8217;innovazione tecnologica e alla crescente pressione sui conti pubblici, la vera sfida non riguarda soltanto quante risorse destinare alla sanità, ma soprattutto come impiegarle in modo più efficiente, trasparente e misurabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Olesen: «L&#8217;Europa deve investire nella salute per restare competitiva»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Telesio di Toritto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 13:17:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per Jens Pii Olesen, General Manager di Novo Nordisk Italia, la nuova politica americana è destinata ad avere effetti che vanno ben oltre il tema dei prezzi, incidendo su produzione, ricerca e occupazione nel settore farmaceutico europeo. «I farmaci innovativi non sono un costo, ma un investimento che genera crescita economica».</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">La Most Favoured Nation introdotta dagli Stati Uniti rappresenta, per l&#8217;industria farmaceutica, molto più di una misura destinata a incidere sul prezzo dei medicinali. Secondo Jens Pii Olesen, General Manager di Novo Nordisk Italia, la nuova politica americana è destinata ad avere effetti che vanno ben oltre il tema dei prezzi, incidendo sulla produzione, sulla ricerca e sviluppo e sull&#8217;occupazione nel settore farmaceutico europeo. Intervistato da Urania News al Parlamento europeo di Strasburgo, il manager sottolinea come la sfida coinvolga direttamente anche l&#8217;Italia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«La politica della Most Favoured Nation degli Stati Uniti ha conseguenze molto rilevanti sull&#8217;industria farmaceutica europea, sia dal punto di vista della produzione sia della ricerca e sviluppo, ma anche dei posti di lavoro. Tutto questo influenza ogni singolo Paese europeo e naturalmente anche l&#8217;Italia».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il General Manager di Novo Nordisk Italia, il tema centrale non è solo mitigare gli effetti della nuova politica americana, ma interrogarsi su come rafforzare il settore farmaceutico e, più in generale, la crescita economica attraverso gli investimenti nella salute. «Siamo qui oggi per discutere di come rafforzare l&#8217;industria farmaceutica e di come rafforzare le economie dell&#8217;Europa e dell&#8217;Italia attraverso gli investimenti nell&#8217;assistenza sanitaria».</p>



<p class="wp-block-paragraph">È proprio il modo in cui vengono considerati i medicinali a rappresentare, secondo Olesen, uno degli aspetti più rilevanti del dibattito. «Quello che abbiamo imparato da numerosi studi è che i farmaci non sono un costo nel modo in cui vengono discussi oggi, ma rappresentano un investimento». Olesen aggiunge: «Esistono molti dati che dimostrano come determinati trattamenti e medicinali producano una crescita economica significativa per i Paesi, mentre continuiamo a considerarli semplicemente un peso».</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa prospettiva, anche l&#8217;innovazione farmaceutica assume un valore che va oltre il solo ambito sanitario. «Vorrei sostenere che i farmaci innovativi, compresi quelli che rappresentiamo per Novo Nordisk, hanno un impatto enorme anche sull&#8217;economia, oltre a contribuire alla creazione di posti di lavoro e alla costruzione di un&#8217;industria farmaceutica forte e innovativa».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per Olesen, questa visione si riflette anche nelle scelte industriali del gruppo: «Il mercato italiano è molto importante. Come si può immaginare, l&#8217;Italia è uno dei più grandi Paesi d&#8217;Europa. Abbiamo avviato un piano di investimenti nella produzione da 12 miliardi di dollari e uno degli stabilimenti sarà ad Anagni, vicino Roma. Per noi l&#8217;Italia è molto importante».</p>
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		<title>La Mfn cambia le regole del farmaco e riapre la sfida sulla competitività europea</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/salute/la-mfn-cambia-le-regole-del-farmaco-e-riapre-la-sfida-sulla-competitivita-europea/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Telesio di Toritto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 10:13:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La pressione degli Stati Uniti sposta il dibattito dai prezzi alla capacità di attrarre ricerca, investimenti e produzione. Al centro anche il futuro del Testo unico del farmaco.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/salute/la-mfn-cambia-le-regole-del-farmaco-e-riapre-la-sfida-sulla-competitivita-europea/">La Mfn cambia le regole del farmaco e riapre la sfida sulla competitività europea</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per anni il dibattito sul farmaco si è concentrato soprattutto sulla sostenibilità della spesa pubblica. Oggi la Most Favored Nation (Mfn) introdotta dagli Stati Uniti sposta il confronto su un altro terreno: investimenti, ricerca clinica e competitività industriale. Da questa premessa prende le mosse il volume <em>Il sistema delle life science nel nuovo scenario globale</em>, presentato alla Sala Igea dell&#8217;Istituto dell&#8217;Enciclopedia Italiana Treccani nel corso dell&#8217;incontro promosso da Healthcare Policy e Formiche, con il contributo non condizionante di Angelini Pharma e Bristol Myers Squibb. Il pamphlet propone un cambio di paradigma, invitando a considerare il farmaco non più soltanto come una voce di spesa, ma come un&#8217;infrastruttura strategica per la competitività industriale, la sicurezza economica e la capacità di innovazione del Paese.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;analisi contenuta nel volume evidenzia come la nuova politica americana possa produrre effetti ben oltre il mercato statunitense. Secondo il pamphlet, la possibile riallocazione di investimenti dal continente europeo è stimata nell&#8217;ordine dei 400 miliardi di euro nei prossimi anni, mentre le prime analisi segnalano un rallentamento dei lanci di nuovi farmaci nei principali mercati europei. Il rischio, quindi, non riguarda soltanto i prezzi, ma la capacità dell&#8217;Europa di restare attrattiva per gli investimenti e di mantenere un ruolo centrale nella nuova geografia dell&#8217;innovazione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Una lettura condivisa anche dai rappresentanti dell&#8217;industria presenti al confronto. Roberto Scrivo, Chief External Affairs, Communications &amp; Sustainability Officer di Angelini Pharma, ha ricordato come il divario negli investimenti in ricerca tra Unione europea e Stati Uniti sia passato «da 2 a 25 miliardi di euro in vent&#8217;anni», sottolineando inoltre che i pazienti europei attendono mediamente 597 giorni per accedere alle terapie innovative, 441 in Italia. Regina Vasiliou, Vice President e General Manager di Bristol Myers Squibb Italia, ha invece evidenziato la necessità di rafforzare gli investimenti nell&#8217;innovazione farmaceutica, superare progressivamente il meccanismo del payback e ridurre frammentazioni e ostacoli burocratici per rendere il sistema italiano più competitivo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La risposta delle istituzioni guarda nella stessa direzione. «Il Testo unico farmaceutico è un&#8217;opportunità che questo Governo non vuole farsi sfuggire», ha affermato Nicola Bonaccini, capo della segreteria tecnica del ministro della Salute, spiegando che il riordino dovrà creare le condizioni per sostenere innovazione e investimenti in un comparto strategico. «Oggi dobbiamo parlare di geopolitica del farmaco», ha aggiunto, perché la sfida riguarda la capacità dei Paesi di trattenere ricerca, produzioni avanzate e tecnologie, garantendo al tempo stesso un accesso sempre più rapido ed equo alle cure.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sul piano operativo il Ministero della Salute ha già avviato le prime iniziative. Francesco Saverio Mennini, capo del Dipartimento della programmazione, dei dispositivi medici, del farmaco e delle politiche in favore del Servizio sanitario nazionale, ha ricordato la costituzione di un gruppo di lavoro dedicato alla Mfn e l&#8217;avvio del confronto con industria e altri ministeri. Tra le priorità figurano la riduzione progressiva del payback, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, l&#8217;accelerazione dell&#8217;accesso ai farmaci innovativi e la semplificazione delle procedure, anche attraverso strumenti come intelligenza artificiale e Health Technology Assessment.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La sfida aperta dalla Mfn segna un cambio di paradigma destinato ad andare ben oltre il settore farmaceutico. La capacità di attrarre ricerca, investimenti e produzione diventa infatti un indicatore della competitività e dell&#8217;autonomia strategica di un Paese. In questo scenario, il farmaco non è più soltanto una voce di spesa sanitaria, ma un&#8217;infrastruttura strategica sulla quale si misurano competitività industriale, capacità di innovazione e crescita economica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/salute/la-mfn-cambia-le-regole-del-farmaco-e-riapre-la-sfida-sulla-competitivita-europea/">La Mfn cambia le regole del farmaco e riapre la sfida sulla competitività europea</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<item>
		<title>Life science, la sfida della Mfn rilancia il ruolo strategico del farmaco</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/salute/life-science-la-sfida-della-mfn-rilancia-il-ruolo-strategico-del-farmaco/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Telesio di Toritto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 08:55:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Most Favored Nation cambia gli equilibri del settore farmaceutico. Alla Treccani il confronto su ricerca, investimenti, innovazione e Testo unico del farmaco.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/salute/life-science-la-sfida-della-mfn-rilancia-il-ruolo-strategico-del-farmaco/">Life science, la sfida della Mfn rilancia il ruolo strategico del farmaco</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La Most Favored Nation (Mfn) introdotta dagli Stati Uniti non rappresenta soltanto una misura destinata a incidere sul prezzo dei farmaci, ma un elemento capace di modificare gli equilibri della competizione globale nelle life science. È attorno a questa trasformazione che si è sviluppato il <a href="https://www.thewatcherpost.it/the-watcher-photos/life-science-istituzioni-e-industria-a-confronto-sul-futuro-della-competitivita-europea/">confronto</a> ospitato martedì 7 luglio alla Sala Igea dell&#8217;Istituto dell&#8217;Enciclopedia Italiana Treccani in occasione della presentazione del volume <em>Il sistema delle life science nel nuovo scenario globale</em>, promosso da Healthcare Policy e Formiche con il contributo non condizionante di Angelini Pharma e Bristol Myers Squibb. Il pamphlet propone un cambio di paradigma, invitando a considerare il farmaco non più soltanto come una voce di spesa sanitaria, ma come un&#8217;infrastruttura strategica per la competitività industriale, la sicurezza economica e la capacità di innovazione del Paese.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Farmaci, Bonaccini (Ministero Salute): «Il Testo unico guardi all&amp;apos;innovazione e alla geopolitica»" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/f5K-4PEH5DE?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i temi affrontati nel corso del confronto,<strong> Nicola Bonaccini,</strong> capo della segreteria tecnica del ministro della Salute, ha richiamato il ruolo del futuro Testo unico del farmaco come strumento per accompagnare il riordino del settore. «Il Testo unico farmaceutico è un&#8217;opportunità che questo Governo non vuole farsi sfuggire», ha affermato, spiegando che l&#8217;obiettivo non è soltanto aggiornare il quadro normativo, ma creare «le condizioni perché il sistema italiano possa guardare al futuro con più ambizione». Una prospettiva che, secondo Bonaccini, impone di ragionare sempre più in termini di «geopolitica del farmaco», perché la competizione internazionale riguarda ormai la capacità dei Paesi di attrarre ricerca, investimenti e produzioni strategiche, garantendo al tempo stesso un accesso più rapido ed equo alle cure.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Life science, Scrivo (Angelini Pharma): «Il divario con gli Usa impone una strategia industriale»" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/Cmp8oUjoXk4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">Una lettura condivisa anche dall&#8217;industria. <strong>Roberto Scrivo</strong>, Chief External Affairs, Communications &amp; Sustainability Officer di Angelini Pharma, ha ricordato come il divario negli investimenti in ricerca tra Unione europea e Stati Uniti sia passato «da 2 a 25 miliardi di euro in vent&#8217;anni», mentre i pazienti europei attendono mediamente 597 giorni per accedere alle terapie innovative, 441 in Italia. Secondo Scrivo, questi dati rendono evidente la necessità di una strategia industriale condivisa, accompagnata da una semplificazione regolatoria e da modelli di valutazione capaci di riconoscere il valore dell&#8217;innovazione.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Life science, Altomonte (Bocconi): «La competitività nasce dagli investimenti, non dai tagli»" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/S0LRGAdmdaE?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">A inquadrare il tema sul piano economico è stato <strong>Carlo Altomonte</strong>, professore di Economics all&#8217;Università Bocconi. «La questione posta dalla Mfn va oltre il dibattito sui prezzi dei farmaci», ha osservato. «Richiama una domanda più generale sul ruolo che Europa e Italia intendono giocare nella nuova fase della globalizzazione». In un&#8217;economia sempre più fondata sulla conoscenza, ha aggiunto, «la competitività non si costruisce comprimendo i margini dell&#8217;innovazione, ma creando condizioni favorevoli all&#8217;investimento».</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Life science, Cognetti (Foce): «Difendere la ricerca significa difendere la competitività»" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/HxCKkjb60TY?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Le ricadute sul sistema della ricerca sono state infine evidenziate da<strong> Francesco Cognetti</strong>, presidente della Federazione degli oncologi, cardiologi ed ematologi (Foce), che ha ricordato come l&#8217;Italia conti circa 1.100 studi clinici attivi, circa 450 in meno rispetto alla Spagna. «La Most Favored Nation non pone solo un tema di prezzi. In gioco c&#8217;è la capacità dell&#8217;Italia di restare attrattiva nella ricerca clinica, accelerare i trial e garantire ai pazienti un accesso precoce all&#8217;innovazione. Salvaguardare questo ecosistema significa difendere insieme competitività del Paese e qualità delle cure».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il volume presentato nel corso dell&#8217;iniziativa evidenzia come la possibile riallocazione di investimenti dal continente europeo sia stimata nell&#8217;ordine dei 400 miliardi di euro nei prossimi anni e richiama la necessità di rafforzare il collegamento tra politica sanitaria, politica industriale e innovazione. In questo scenario, la capacità di attrarre ricerca, investimenti e produzione diventa uno dei principali fattori su cui si misurerà la competitività dell&#8217;Italia e dell&#8217;Europa nel nuovo equilibrio globale delle life science.</p>
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		<title>San Bartolomeo, mille pazienti in tre anni: cure per chi è ai margini del sistema sanitario</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Lambiase]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 11:25:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[comunità di sant'egidio]]></category>
		<category><![CDATA[Deloitte]]></category>
		<category><![CDATA[isola tiberina]]></category>
		<category><![CDATA[san bartolomeo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Progetto San Bartolomeo supera i mille pazienti assistiti: un modello di sanità inclusiva che unisce l'Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola, Comunità di Sant’Egidio e Deloitte per garantire accesso alle cure ai più fragili.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Mille pazienti assistiti, 3.660 prestazioni erogate e 75 nazionalità coinvolte. Sono questi i numeri che raccontano i primi tre anni del Progetto San Bartolomeo, l&#8217;iniziativa che riunisce Comunità di Sant’Egidio, Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola, la Fondazione dell’Ospedale, Deloitte e Fondazione Deloitte con l’obiettivo di garantire accesso alle cure alle persone in condizione di fragilità sociale ed economica. Un percorso che, come emerso nel corso dell’evento ospitato nell’Aula Magna dell’Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola, punta a superare il solo dato quantitativo per costruire un modello stabile di presa in carico dei pazienti lungo l’intero iter di cura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per Marco Impagliazzo, Presidente della Comunità di Sant’Egidio, il progetto rappresenta un’esperienza concreta di inclusione sanitaria: “Il progetto San Bartolomeo è un progetto di democrazia sanitaria per far arrivare cura e assistenza a tutti”. Un’esperienza resa possibile anche dal lavoro di mediazione tra pazienti e strutture sanitarie: “Il ruolo della mediazione culturale è fondamentale innanzitutto perché mette insieme la persona che ha bisogno con l’istituzione”.</p>



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<iframe loading="lazy" title="Impagliazzo (Sant&amp;apos;Egidio): &quot;Il Progetto San Bartolomeo è un&amp;apos;esperienza di democrazia sanitaria&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/4xltht5amEg?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">Sul tema dell’equità si è concentrato Guido Borsani, Presidente di Fondazione Deloitte, che individua nella riduzione delle disuguaglianze una delle principali sfide del sistema: “Le sfide che affrontiamo come Fondazione Deloitte si possono riassumere intorno a una parola che è quella di equità”. E aggiunge: “L’equità nell’accesso alle cure rappresenta una sfida ancora più importante”, sottolineando come il progetto si inserisca in un contesto più ampio di collaborazione tra attori diversi del sistema Paese.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Borsani (Fondazione Deloitte): &quot;L&amp;apos;equità guida il nostro impegno nel Progetto San Bartolomeo&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/VkIvbrV1n0g?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">Per Giovanni Arcuri, Direttore Generale dell’Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola, l’esperienza San Bartolomeo rappresenta una risposta concreta a bisogni sanitari non intercettati: “Il progetto San Bartolomeo è una risposta a tutti coloro che per diversi motivi non hanno accesso alle cure sanitarie”. Al centro resta la logica della presa in carico: “La vera vittoria è la presa in carico dei pazienti più fragili, che include anche cittadini italiani in condizioni di marginalità o difficoltà di accesso&#8221;.</p>



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<iframe loading="lazy" title="Arcuri (Isola Tiberina): &quot;La vera vittoria è la presa in carico dei pazienti più fragili&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/V_jXusFPd7M?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">Sulla stessa linea si è espresso Sergio Alfieri, Direzione Area Clinico-Scientifica dell’Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola, che richiama la missione inclusiva del progetto: “Il progetto San Bartolomeo è una risposta a tutti coloro che per diversi motivi non hanno accesso alle cure sanitarie” e ha ribadito che “la vera vittoria è la presa in carico dei pazienti più fragili. Un approccio che punta a superare le barriere all’accesso e a intercettare anche chi tende a restare fuori dal sistema sanitario&#8221;.</p>



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<iframe loading="lazy" title="Alfieri (Isola Tiberina): &quot;Il Progetto San Bartolomeo dà voce e cure agli invisibili&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/J-_2TJbi37w?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">Per Giusi Lecce, medico referente del progetto per la Comunità di Sant’Egidio, i tre anni di attività hanno rappresentato una sfida organizzativa e sociale importante: “Sono stati tre anni sicuramente molto sfidanti e quindi abbiamo accolto tutti quanti la sfida”. Centrale, nel lavoro quotidiano, il ruolo della mediazione culturale: “La mediazione culturale è trasmettere il messaggio e aiutare a fare da ponte tra il medico e il paziente, elemento chiave per costruire fiducia e continuità di cura&#8221;.</p>



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<iframe loading="lazy" title="Lecce (Comunità di Sant&amp;apos;Egidio): &quot;La mediazione culturale è il ponte tra medico e paziente&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/npV_qSU9Pu0?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">Il valore del modello emerge anche dalle parole di Davide Lipodio, Health Care Leader Deloitte, che sposta l’attenzione dal dato numerico alla struttura del progetto: “Mille pazienti sono un obiettivo straordinario. Devo dire che ancor di più del valore numerico è importante sottolineare il modello con cui questi mille pazienti sono assistiti e seguiti dall’ospedale”. Un modello basato sulla continuità: “Dare a queste persone una risposta completa e complessiva lungo tutto il percorso”.</p>



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<iframe loading="lazy" title="Lipodio (Deloitte): &quot;Il valore del Progetto San Bartolomeo è la presa in carico dei pazienti&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/E5DcY2KvZAA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">Per Silvana Perfetti, Chair Deloitte Central Mediterranean, l’analisi dell’impatto richiede una lettura multidimensionale che tenga insieme aspetti clinici, psicologici e sociali: “Per poter valutare un impatto del sistema sanitario che sia accogliente e che dia voce soprattutto a una prospettiva di genere è necessario analizzare queste le tre dimensioni nel loro insieme: quella clinica, quella psicologica e quella sociale”.</p>



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<iframe loading="lazy" title="Perfetti (Deloitte): &quot;L&amp;apos;accesso equo alla salute favorisce inclusione ed empowerment&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/eknKZm4bQPU?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">Andrea Poggi, Head of Public Policy &amp; Stakeholder Relations Centre, Deloitte Central Mediterranean, ha evidenziato infine il valore del lavoro quotidiano sul campo e la collaborazione tra professionisti sanitari e partner esterni, elemento essenziale per garantire continuità assistenziale e risposte concrete ai bisogni dei pazienti più fragili.</p>



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<iframe loading="lazy" title="Poggi (Deloitte): &quot;Oltre mille pazienti assistiti grazie a una comunità di intenti&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/VOnSHaMxTDw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Riprese e montaggio di Rachele Maria Curti</strong></em></p>
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			</item>
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		<title>Malattie rare, la nuova sfida è trasformare l’innovazione in un modello sostenibile. Parla Fabrizio Greco</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/salute/malattie-rare-cure-modello-europeo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Telesio di Toritto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Jun 2026 10:02:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal costo delle terapie genetiche alla diagnosi precoce. Intervista a Fabrizio Greco, Presidente dell'Associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Se la ricerca sulle malattie rare continuerà a correre ai ritmi degli ultimi anni, il problema dei prossimi dieci anni potrebbe non essere scoprire nuove cure, ma riuscire a portarle ai pazienti. La questione riguarda costi, diagnosi, dati e organizzazione dei sistemi sanitari: la capacità di trasformare l&#8217;innovazione scientifica in un modello sostenibile. Un tema che dal primo Summit Nazionale delle Malattie Rare emerge con forza anche dal punto di vista dell&#8217;industria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intervistato da URANIA News a margine dell&#8217;evento, Fabrizio Greco, Presidente Associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie &#8211; Federchimica Assobiotec, individua nelle biotecnologie la principale risposta alle esigenze dei pazienti. «La soluzione per i pazienti affetti da patologie rare arriverà dalle biotecnologie. Dalla diagnostica alle terapie avanzate, ai farmaci biologici, la strada è quella». Una prospettiva che riflette l&#8217;evoluzione stessa della medicina, sempre più orientata verso approcci personalizzati e basati sulla comprensione del patrimonio genetico individuale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le tecnologie omiche e le applicazioni che derivano dalla genetica promettono di migliorare la precisione diagnostica e di aprire la strada a terapie sempre più mirate. Ma l&#8217;avanzamento scientifico porta con sé anche un interrogativo economico. «Oggi i costi sono molto alti e quindi dobbiamo guardare anche a come distribuirli nel tempo», osserva Greco. Il riferimento è a terapie che possono essere somministrate una sola volta ma generare benefici lungo l&#8217;intero arco della vita del paziente. Per questo occorre aprire una riflessione su modalità diverse di contabilizzazione della spesa pubblica, in grado di rendere più sostenibile l&#8217;accesso alle innovazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il secondo nodo riguarda la diagnosi precoce, che incide direttamente sull&#8217;efficacia delle cure e sull&#8217;utilizzo delle risorse sanitarie. Oggi, ricorda Greco, possono trascorrere oltre quattro anni prima che una persona riceva una diagnosi certa di malattia rara. «Dobbiamo sfruttare lo screening neonatale esteso che però va reso strutturale». Da qui la proposta di creare un gruppo permanente presso il Ministero della Salute che aggiorni costantemente il panel delle patologie individuabili alla nascita, seguendo l&#8217;evoluzione delle conoscenze scientifiche e delle tecnologie disponibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il terzo fronte riguarda i dati. L&#8217;ingresso dell&#8217;intelligenza artificiale nella ricerca biomedica e nella pratica clinica apre opportunità significative, ma richiede infrastrutture informative oggi ancora frammentate. «Dobbiamo eliminare silos amministrativi e rendere interoperabili dati che arrivano dalla ricerca, dalla clinica e dalle biobanche». La possibilità di mettere in relazione queste informazioni potrebbe generare benefici non soltanto sul piano scientifico, ma anche in termini di efficienza e sostenibilità delle nuove cure, accelerando i processi di ricerca e migliorando la capacità di individuare percorsi terapeutici sempre più personalizzati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma la sostenibilità dell&#8217;innovazione non si esaurisce nei modelli di finanziamento, nei dati o nelle infrastrutture sanitarie. La vera misura del progresso resta la sua capacità di incidere concretamente sulla vita delle persone. È una prospettiva che accomuna una parte crescente dell&#8217;industria del settore, chiamata a confrontarsi non soltanto con la ricerca e lo sviluppo, ma anche con l&#8217;accessibilità delle cure e i bisogni quotidiani dei pazienti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come sottolinea ad esempio anche Jens Pii Olesen, General Manager di Novo Nordisk Italia, «le malattie rare non sono “casi”. Sono vite, routine, paure quotidiane, supportate dalla forza e dalla speranza con cui pazienti e caregiver cercano comunque di andare avanti. L&#8217;innovazione in sanità passa certamente dai dati e dai risultati clinici, ma si riconosce davvero in ciò che cambia concretamente nella vita delle persone». Un approccio che, secondo Olesen, richiede una collaborazione sempre più stretta tra imprese, medici, ricercatori, associazioni dei pazienti e istituzioni, con l&#8217;obiettivo di rendere l&#8217;accesso alle cure più vicino ai bisogni reali delle persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Più che una sfida esclusivamente sanitaria, quella delle malattie rare appare sempre più come una questione di politica industriale, capacità di investimento e organizzazione dei sistemi. Perché il valore dell&#8217;innovazione si misura nella capacità di renderla sostenibile e accessibile per chi ne ha bisogno.</p>
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		<item>
		<title>Sanitari, petizione alla Camera per abolire il vincolo di esclusività</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 13:04:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p> Il presidente Catania deposita alla Camera una petizione per abolire il vincolo di esclusività dei professionisti sanitari del comparto.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Una petizione depositata alla Camera dei deputati, una norma che risale al 1991 e un principio che Diego Catania, presidente della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione, considera inaccettabile: il vincolo di esclusività che impedisce ai professionisti sanitari del comparto di esercitare attività libero-professionale fuori dall&#8217;orario di servizio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il bersaglio della petizione è doppio: l&#8217;articolo 4, comma 7, della legge 412 del 1991 e l&#8217;articolo 53 del decreto legislativo 165 del 2001. Due norme che, nel quadro attuale, non prevedono alcuna compensazione economica adeguata a fronte del divieto imposto, a differenza di quanto accade per altre professioni sanitarie che possono invece esercitare in regime privato. L&#8217;ultimo Decreto Milleproroghe ha sospeso temporaneamente il vincolo fino al 31 dicembre 2027, ma la sospensione non è sufficiente: l&#8217;attività libero-professionale resta subordinata all&#8217;autorizzazione del datore di lavoro, che viene concessa solo in casi rari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Vogliamo trasformare una deroga temporanea in una regola strutturale», afferma Catania. «Il vincolo di esclusività deriva da un impianto normativo anacronistico, che non tiene conto dell&#8217;evoluzione del sistema sanitario e contrasta con i principi costituzionali di tutela della salute e di libertà di iniziativa economica privata.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli argomenti portati a sostegno della richiesta toccano più piani. Sul piano dell&#8217;equità, la norma genera una disparità evidente rispetto ad altri professionisti sanitari che già possono operare in libera professione. Sul piano della qualità, Catania è diretto: «Superare definitivamente il vincolo di esclusività garantirebbe una effettiva equiparazione tra professionisti sanitari, con ricadute positive sia in termini di valorizzazione professionale, sia per la continuità delle prestazioni rese alle persone assistite, sia in termini economici. La possibilità di confrontarsi con diversi contesti lavorativi e organizzativi, acquisire nuove competenze cliniche e comunicative porterebbe un immediato beneficio al servizio pubblico, sostenendo la motivazione e il senso di responsabilità dei professionisti.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul piano dell&#8217;offerta, un&#8217;apertura strutturata alla libera professione aumenterebbe la disponibilità di prestazioni, contribuendo a ridurre le liste d&#8217;attesa senza indebolire il Servizio sanitario nazionale. «Al contrario – sottolinea Catania – rafforzandolo attraverso la piena valorizzazione del capitale umano che lo anima.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;appello ai decisori politici è diretto: «Chiediamo un intervento urgente per abolire definitivamente il vincolo di esclusività. Si tratta di un salto culturale richiesto dai tempi e dall&#8217;evoluzione delle competenze. Confido che il Parlamento possa ascoltare la voce dei tanti colleghi che appartengono alle professioni di comparto, affinché si arrivi presto a una riforma strutturale che riconosca il valore reale dei professionisti sanitari e contribuisca al miglioramento complessivo dei servizi offerti ai cittadini.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">La petizione è disponibile per la firma online sul sito della Camera dei deputati, accedendo con identità digitale all&#8217;indirizzo petizionionline.camera.it.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/salute/sanitari-petizione-alla-camera-per-abolire-il-vincolo-di-esclusivita/">Sanitari, petizione alla Camera per abolire il vincolo di esclusività</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Farmaci orfani, l&#8217;AIFA cambia le regole del gioco: &#8220;Non più costo, ma investimento&#8221;</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/salute/farmaci-orfani-laifa-cambia-le-regole-del-gioco-non-piu-costo-ma-investimento/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 09:35:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C'è una parola che al primo Summit Nazionale sulle Politiche per le Malattie Rare è tornata con insistenza. Investimento.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/salute/farmaci-orfani-laifa-cambia-le-regole-del-gioco-non-piu-costo-ma-investimento/">Farmaci orfani, l’AIFA cambia le regole del gioco: “Non più costo, ma investimento”</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em><br><br>C&#8217;è una parola che al primo Summit Nazionale sulle Politiche per le Malattie Rare è tornata con insistenza programmatica: la salute come investimento e non spesa o non voce di bilancio. È il filo che attraversa la «Carta di Roma sulle Malattie Rare 2026», il documento di indirizzo presentato al termine dei due giorni di lavori all&#8217;Auditorium Biagio d&#8217;Alba del Ministero della Salute che il governo intende portare a Bruxelles come contributo italiano alla revisione del regolamento europeo sui farmaci orfani, quelli destinati alle malattie rare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Su circa 2 milioni di italiani con una malattia rara, solo il 5% ha accesso a una terapia risolutiva. Gli altri si muovono in un sistema fatto di diagnosi tardive, percorsi frammentati e assenza di alternative terapeutiche riconosciute. È su questo terreno che si misura la distanza tra il paradigma del contenimento della spesa e quello dell&#8217;investimento in salute.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;Italia vanta una infrastruttura regolatoria che è un&#8217;eccellenza europea: la piattaforma dei registri di monitoraggio, che consente di gestire accordi economici basati sull&#8217;effettiva efficacia del trattamento. Il meccanismo è noto come payment by results, cioè si rimborsa solo quando il farmaco funziona davvero sul singolo paziente. Per le malattie rare, dove i grandi trial randomizzati sono spesso impossibili dato il numero esiguo di casi, i dati diventano l&#8217;unica base regolatoria disponibile. «Assumere decisioni sulla base di dati porta sicuramente a decisioni più sostenibili e soprattutto più corrette», ha detto il direttore tecnico-scientifico Pierluigi Russo, sottolineando come il registro AIFA consenta di «pagare soltanto quando il medicinale sta effettivamente funzionando» si tratta di uno strumento che Russo ha definito «certamente un&#8217;eccellenza nel contesto europeo».</p>



<p class="wp-block-paragraph">È su questo impianto che il presidente dell&#8217;AIFA Nisticò ha fissato la posizione dell&#8217;agenzia sul nodo del prezzo: «Non bisogna solo guardare al costo, ma considerare l&#8217;investimento più generale». Gli effetti economici di lungo periodo su ricoveri evitati, progressioni bloccate, carico assistenziale ridotto, entrano formalmente nel meccanismo di formazione del prezzo. «Questi elementi sono molto rilevanti nella valutazione da parte della Commissione e dell&#8217;Agenzia specialmente quando andiamo a definire il prezzo del medicinale», ha aggiunto. Non contabilizzarli significa prendere decisioni distorte. A margine del summit, l&#8217;AIFA ha annunciato il finanziamento di 19 studi indipendenti per 17,5 milioni di euro, selezionati tra oltre 100 domande pervenute. Lavori in gran parte di fase 2, che coprono anche terapie in stadio preclinico, con una presenza significativa di proposte nel campo delle terapie geniche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il documento è stato prodotto a partire del lavoro congiunto di oltre 90 esperti tra istituzioni, associazioni di pazienti, società scientifiche e rappresentanti dell’industria farmaceutica; si articola in otto assi: coordinamento e governance, diagnosi, ricerca, trattamenti, dati sanitari, formazione, presa in carico, transizione assistenziale. La proposta centrale è l&#8217;istituzione di un organismo nazionale di raccordo delle strutture afferenti alle Reti di riferimento europee (ERN), oggi prive di una regia interna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte della produzione, la Carta indica lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze come leva strategica per l&#8217;autonomia terapeutica nazionale. Un ruolo che il suo comandante, Arcangelo Moro, ha descritto con precisione: «Le grandi aziende farmaceutiche non producono alcuni farmaci. Quando questo non avviene entra in campo il chimico farmaceutico, al quale attraverso AIFA è dato il compito di produrre medicinali che diventano in alcuni casi salvavita». Lo stabilimento ha recentemente potenziato il reparto di infialamento in asepsi, che consentirà a breve di produrre molecole altrimenti irreperibili sul mercato. «Trovare nuove applicazioni per le malattie rare &#8211; ha aggiunto Moro &#8211; vuol dire trovare soluzioni per le patologie di maggior rischio». La Carta programmatica, il risultato di questa due giorni, sarà portata all&#8217;attenzione delle istituzioni europee. Timing non casuale: la revisione del regolamento UE sui farmaci orfani è aperta, e l&#8217;Italia, forte di un sistema di registri e accordi economici, vuole sedersi al tavolo con qualcosa di concreto in mano.</p>
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