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	<title>Articoli di Giampiero Cinelli, autore presso The Watcher Post</title>
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	<link>https://www.thewatcherpost.it/author/giamp-cinel/</link>
	<description>Testata giornalistica online di analisi politica ed economica</description>
	<lastBuildDate>Wed, 29 Apr 2026 10:26:06 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Vertice Cipro: Hormuz e bilancio a lungo termine sul tavolo dei leader</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 08:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Consiglio UE informale del 23-24 aprile a Cipro ha discusso la crisi mediorientale, la libertà di navigazione e il prossimo bilancio.</p>
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<p>L&#8217;Europa si trova ad affrontare un ambiente di sicurezza «particolarmente impegnativo» che richiede «una visione a 360 gradi per una pace e una sicurezza sostenibili». Con queste parole il presidente del Consiglio europeo <strong>António Costa</strong> ha aperto la conferenza stampa al termine del vertice informale dei capi di Stato e di governo del 23 e 24 aprile, ospitato a Cipro – prima ad Agia Napa, poi a Lefkosia – dal presidente Nikos Christodoulides. La scelta della sede non è casuale: per Cipro, ha sottolineato Costa, il conflitto in Medio Oriente «non è una questione astratta», e la riunione ha voluto mandare un «chiaro messaggio di unità e solidarietà europea» verso i Paesi membri più esposti.</p>



<p>La guerra ha già prodotto «conseguenze disastrose per le persone, per le infrastrutture e per l&#8217;economia globale», e con ogni giorno che passa senza una soluzione la situazione peggiora. I cessate il fuoco recentemente raggiunti – tra Usa e Iran e tra Israele e Libano – sono stati accolti come sviluppi positivi, ma Costa ha subito precisato che ora tutte le parti devono impegnarsi in buona fede. «L&#8217;Unione europea non è parte del conflitto, ma farà parte della soluzione», ha detto, chiarendo che la pace vera può essere conseguita solo «difendendo il diritto internazionale in modo coerente e fondato su principi».</p>



<p>Le priorità indicate da Costa sono tre e nell&#8217;ordine: ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz – che «deve riaprire immediatamente, senza restrizioni e senza pedaggi, nel pieno rispetto del diritto internazionale» –, lavorare verso un cessate il fuoco stabile che apra la strada a una pace duratura nella regione, e garantire che il Medio Oriente non debba fare i conti con un Iran dotato di armi nucleari. Su quest&#8217;ultimo punto Costa ha ribadito l&#8217;impegno dell&#8217;Ue a contribuire «come ha fatto in passato». La diplomazia, ha aggiunto, «è l&#8217;unica via sostenibile», e l&#8217;Ue è pronta a contribuire a tutti gli sforzi in corso, incluso il dossier nucleare iraniano e il ripristino delle infrastrutture energetiche del Golfo per stabilizzare i mercati globali.</p>



<p>Nel corso del vertice i leader europei hanno incontrato i rappresentanti di Giordania, Libano, Siria, Egitto e del Consiglio di cooperazione del Golfo. Costa ha ricordato i contatti intensi avviati fin dai primi giorni del conflitto, inclusa una videoconferenza con tutti i leader della regione organizzata insieme alla presidente von der Leyen, e la sua visita della settimana precedente in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar, sulla scia di un&#8217;analoga visita dell&#8217;Alto rappresentante. In parallelo, ha annunciato che sotto la guida della Francia, insieme al Regno Unito, una coalizione di oltre 50 Paesi si sta preparando a una missione difensiva multilaterale per ripristinare la libertà di navigazione a Hormuz, non appena le condizioni di sicurezza lo consentiranno. I leader hanno anche discusso di come rendere più concretamente applicabile nella pratica la clausola di mutua assistenza dell&#8217;Ue, su cui l&#8217;Alto rappresentante ha aggiornato i partecipanti.</p>



<p>Sul Libano, Costa ha espresso «grave preoccupazione» per la situazione sul terreno e ha elogiato la decisione del presidente Aoun di vietare le attività militari di Hezbollah, definendola «una decisione davvero storica». «Hezbollah rappresenta una minaccia esistenziale per il Libano e un fattore di destabilizzazione pericoloso per la pace e la sicurezza nella regione», ha detto Costa, annunciando il sostegno continuo dell&#8217;Ue al disarmo del movimento e incoraggiando i colloqui avviati tra Libano e Israele. L&#8217;Unione continuerà a fornire sostegno umanitario ed economico a Beirut. Costa si è detto anche soddisfatto di aver incontrato nuovamente il presidente siriano Al-Sharaa, riconoscendo i passi compiuti per ricostruire la Siria verso un assetto «pacifico e inclusivo».</p>



<p>Sul fronte economico, il conflitto sta «pesando duramente sui prezzi dei combustibili fossili, frenando la crescita e incidendo direttamente sulla vita dei cittadini e delle imprese». Il pacchetto di misure presentato in settimana dalla Commissione von der Leyen è stato accolto come un passo importante, con Costa che ha sottolineato la necessità di coordinamento e la disponibilità a intensificare la risposta europea in base all&#8217;evoluzione della situazione. Nel lungo periodo, ha aggiunto, «esiste una sola strada per l&#8217;Europa: accelerare la transizione energetica e lo sviluppo di fonti pulite prodotte in casa», come unico modo per ridurre le dipendenze e garantire la sicurezza energetica.</p>



<p>L&#8217;altra questione centrale affrontata nel vertice riguarda il prossimo bilancio pluriennale dell&#8217;Ue. Costa ha richiamato la «responsabilità collettiva» di raggiungere un accordo entro fine anno, per garantire che il nuovo quadro finanziario sia operativo dall&#8217;inizio del 2028. Il dibattito ha confermato che le nuove risorse proprie dovranno svolgere un ruolo importante nel finanziamento del bilancio, con apertura anche alle proposte avanzate dal Parlamento europeo. La discussione tornerà in agenda a giugno, sulla base di una prima proposta con cifre preparata dalla presidenza cipriota. «Abbinare le nostre ambizioni alle risorse necessarie sarà fondamentale», ha sottolineato Costa.</p>



<p>«Questa è l&#8217;Europa che risponde a un ambiente geopolitico impegnativo», ha concluso il presidente del Consiglio europeo: sostegno all&#8217;Ucraina nella sua difesa contro l&#8217;aggressione russa, ruolo attivo per il raggiungimento di una pace duratura in Medio Oriente, protezione dei cittadini e delle imprese dagli shock economici, e preparazione delle basi per un bilancio Ue ambizioso e all&#8217;altezza delle sfide.</p>
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		<title>Meeting Commissione UE, taglio tasse sull&#8217;elettricità e riempimento degli stoccaggi di gas</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 07:39:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Bruxelles risponde alla crisi energetica da guerra in Iran: meno tasse sull'elettricità, stoccaggi coordinati, niente tetto al gas per ora. I prezzi restano alti «per un paio d'anni».</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>La Commissione europea ha presentato lo scorso 22 aprile un pacchetto di misure per attenuare le ricadute energetiche della guerra in Iran, evitando per ora interventi strutturali come il tetto al prezzo del gas o la tassa sugli extraprofitti delle società energetiche – strumenti già usati nel 2022 quando la Russia tagliò le forniture.</p>



<p>Il provvedimento principale riguarda la fiscalità sull&#8217;energia: Bruxelles modificherà le norme Ue per garantire che l&#8217;elettricità sia tassata meno del gas, rendendo più agevole per i governi abbattere fino a zero le accise sull&#8217;elettricità per industrie e famiglie vulnerabili. Le proposte legislative formali arriveranno a maggio, ma le modifiche fiscali richiedono l&#8217;unanimità degli Stati membri, il che le rende politicamente complesse da approvare.</p>



<p>Il commissario all&#8217;Energia Dan Jorgensen ha chiarito che i danni alle infrastrutture energetiche mediorientali causati dalla guerra manterranno i prezzi su livelli elevati «per un paio d&#8217;anni». «Anche nello scenario migliore, in cui il conflitto finisce molto presto, la situazione rimane difficile», ha detto. «Dobbiamo liberarci dalla dipendenza dal gas il più rapidamente possibile, accelerando la transizione verso le energie pulite». I prezzi europei del gas sono aumentati di un terzo dall&#8217;inizio del conflitto il 28 febbraio, con la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz. Restano comunque ben al di sotto dei livelli del 2022, e l&#8217;Europa non ha finora dovuto fronteggiare carenze di combustibile, potendo contare su Usa e Norvegia come principali fornitori.</p>



<p>Sul fronte degli stoccaggi, la Commissione coordinerà gli sforzi dei Paesi membri per riempire le riserve di gas nei prossimi mesi, evitando picchi di prezzo legati ad acquisti simultanei. Allo studio anche misure per massimizzare la capacità delle raffinerie europee e l&#8217;introduzione di obblighi di stoccaggio di carburante per aviazione per prevenire potenziali carenze.</p>



<p>Jorgensen non ha escluso interventi più incisivi in futuro, compresa una tassa Ue sugli extraprofitti delle società energetiche, precisando però che al momento non è necessaria. La risposta relativamente contenuta di Bruxelles riflette il fatto che molte leve di gestione della crisi – sussidi ai carburanti, tagli fiscali nazionali – restano in mano ai governi, che hanno già stanziato miliardi dai bilanci nazionali per proteggere i consumatori.</p>



<p>Nel medio periodo, l&#8217;Ue punta ad accelerare la sostituzione dei combustibili fossili con energia rinnovabile e nucleare prodotta localmente. L&#8217;impatto del conflitto mediorientale sui prezzi dell&#8217;energia elettrica è stato finora meno grave rispetto al 2022, in parte grazie all&#8217;espansione delle rinnovabili: nel 2025 il 71% dell&#8217;elettricità europea proveniva da fonti rinnovabili e nucleare, contro il 60% circa del 2022.</p>
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		<title>Nasce a Santa Marta lo Scientific Panel on Global Energy Transition</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 07:28:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lanciato alla conferenza TAFF in Colombia un organismo scientifico indipendente per tradurre le evidenze sul clima in politiche concrete. Sede in Brasile, vocazione internazionale.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Non basta affermare che bisogna uscire dai combustibili fossili: bisogna costruire, paese per paese e settore per settore, gli strumenti per farlo davvero. È attorno a questo principio che si sono aperti i lavori della TAFF – la Conferenza per la transizione oltre i combustibili fossili – in corso a Santa Marta, in Colombia, dal 24 al 29 aprile, convocata dai governi di Colombia e Paesi Bassi e che riunisce 56 Paesi insieme a istituzioni scientifiche e sociali internazionali.</p>



<p>Il primo risultato concreto della conferenza è il lancio dello Scientific Panel on Global Energy Transition, un organismo internazionale indipendente con l&#8217;obiettivo di tradurre le evidenze scientifiche in roadmap operative, politiche pubbliche, strumenti finanziari e percorsi nazionali di decarbonizzazione. L&#8217;iniziativa è stata presentata dalla ministra colombiana dell&#8217;Ambiente Irene Vélez Torres insieme a Johan Rockström, direttore del Potsdam Institute for Climate Impact Research, e Carlos Nobre, climatologo brasiliano tra i massimi esperti dell&#8217;Amazzonia. La sede sarà presso l&#8217;Università di San Paolo, in Brasile. Il panel sarà co-presieduto da Vera Songwe, co-presidente dell&#8217;High Level Expert Panel on Climate Finance, dall&#8217;economista Ottmar Edenhofer e dall&#8217;ingegnere dell&#8217;energia Gilberto M. Jannuzzi. Il lavoro si articolerà su quattro gruppi tematici dedicati a percorsi di decarbonizzazione, soluzioni tecniche, politiche pubbliche e strumenti finanziari.</p>



<p>Il <a href="https://www.europarl.europa.eu/thinktank/lv/document/ECTI_BRI(2026)786412">panel</a> nasce per colmare un vuoto specifico: quello tra il consenso scientifico sull&#8217;urgenza della decarbonizzazione e la lentezza delle risposte politiche. Come ha ricordato Rockström, fu Ana Toni, direttrice esecutiva della Cop30, a sollecitare a Belém la comunità scientifica a costruire un organismo capace di sostenere concretamente la roadmap per l&#8217;uscita dai fossili. «Si è creato un divario crescente tra la scienza, i governi e le decisioni governative», ha detto Vélez Torres, indicando nel negazionismo climatico e nelle pressioni economiche e politiche le cause principali di questa distanza. «Dobbiamo tornare alla scienza», ha aggiunto, intendendo con questo rimettere l&#8217;evidenza al centro delle scelte su energia, industria, finanza, infrastrutture e giustizia sociale.</p>



<p>Il nuovo organismo non si propone come alternativa all&#8217;IPCC né come sostituto del processo UNFCCC, ma come un&#8217;infrastruttura di supporto più agile: più vicina ai territori, più rapida nell&#8217;aggiornamento delle evidenze, più orientata alla costruzione di soluzioni praticabili. «Un comitato scientifico internazionale al servizio dell&#8217;umanità», nelle parole di Rockström, che non produce nuovi rapporti globali sul clima ma accompagna governi e territori nella definizione di percorsi concreti, aggiornati e misurabili. La differenza rispetto ai tradizionali processi multilaterali sta proprio nel «come»: quali tasse, quali sussidi, quali investimenti, quali regolazioni, quali compensazioni sociali per ridurre la dipendenza economica dai fossili senza che il costo della transizione ricada sulle persone e sui territori già più vulnerabili.</p>



<p>Rockström ha collocato il panel dentro tre dinamiche che si muovono in parallelo. La prima è l&#8217;accelerazione dei rischi climatici: «Non ci stiamo avvicinando a punti di non ritorno lontani nel futuro: sta accadendo proprio in questo momento». La seconda è la crescente competitività delle rinnovabili, che in molte economie superano già i sistemi fossili anche senza sussidi, mentre la transizione resta politicamente ostacolata. La terza è la vulnerabilità geopolitica dei combustibili fossili, esposti a volatilità dei prezzi, conflitti e instabilità degli approvvigionamenti – una dinamica che, ha sottolineato il climatologo, offre alla conferenza «un argomento molto forte a favore della transizione, in linea con la scienza».</p>



<p>I tre pilastri su cui si concentrano i lavori della TAFF sono il superamento della dipendenza economica dai fossili, la trasformazione della domanda e dell&#8217;offerta energetica e il rafforzamento della cooperazione internazionale e della diplomazia climatica. La Conferenza dà continuità politica e operativa all&#8217;impegno inserito nella dichiarazione finale della Cop28 di Dubai di avviare una transizione fuori dai combustibili fossili.</p>
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		<title>Protocollo Italia-Albania compatibile con il diritto per l&#8217;avvocato della Corte Ue</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/top-news/protocollo-italia-albania-compatibile-corte-ue-avvocato/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 08:41:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Top News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Protocollo Italia-Albania sulla gestione dei flussi migratori è, in linea di principio, compatibile con la normativa dell'Unione Europea in materia di asilo e rimpatri.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/top-news/protocollo-italia-albania-compatibile-corte-ue-avvocato/">Protocollo Italia-Albania compatibile con il diritto per l’avvocato della Corte Ue</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>I centri di trattenimento gestiti dall&#8217;Italia in territorio albanese non violano il diritto comunitario. A sostenerlo è l&#8217;avvocato generale della Corte di Giustizia dell&#8217;Unione Europea, Nicholas Emiliou, nelle conclusioni depositate sul Protocollo Italia-Albania firmato il 6 novembre 2023. L&#8217;intesa, che consente a Roma di esercitare la propria giurisdizione su strutture situate fuori dai confini nazionali, è compatibile con la normativa europea in materia di asilo e rimpatri, a condizione che diritti e garanzie dei migranti siano pienamente rispettati.</p>



<p>Il caso era arrivato alla Corte di Giustizia dopo che la Cassazione aveva sollevato due questioni pregiudiziali, a loro volta originate dal diniego della Corte d&#8217;Appello di Roma di convalidare i decreti di trattenimento per due migranti trasferiti in Albania, all&#8217;epoca ritenuti incompatibili con le norme Ue.</p>



<p>Emiliou ha chiarito che nessuna norma europea vieta esplicitamente a uno Stato membro di istituire centri per i rimpatri oltre i propri confini, ma ha indicato con precisione le condizioni che rendono lecita questa facoltà. Devono essere garantiti l&#8217;accesso all&#8217;assistenza legale e linguistica e il diritto ai contatti con i familiari. I minori e le persone fragili devono godere dell&#8217;intera gamma di tutele previste, comprese istruzione e cure mediche. Va inoltre assicurato l&#8217;accesso a un giudice e a un riesame giurisdizionale tempestivo per prevenire trattenimenti illegittimi. Sul punto del rimpatrio, l&#8217;avvocato generale ha precisato che il diritto dei richiedenti protezione a restare a disposizione delle autorità durante l&#8217;esame della domanda non si traduce automaticamente nel diritto a essere ricondotti sul territorio italiano. Resta però obbligo dello Stato garantire tutte le «misure organizzative e logistiche» necessarie perché i migranti possano esercitare i propri diritti anche dal territorio albanese.</p>



<p>Le conclusioni dell&#8217;avvocato generale non vincolano la Corte, ma ne orientano tradizionalmente la sentenza definitiva. Giorgia Meloni ha commentato con soddisfazione sui social, affermando che si sono persi due anni a forzare le letture giudiziarie sulla vicenda.</p>
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		<item>
		<title>Crisi in Medio Oriente, Allianz Trade: 15.000 insolvenze aziendali in più nel 2026-2027</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/esteri/allianz-trade-insolvency-report-2026/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 13:45:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il nuovo Insolvency Report di Allianz Trade aggiorna le previsioni: conflitto prolungato spingerà le insolvenze globali al +6% nel 2026. A rischio 2,2 milioni di posti di lavoro.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La crisi in Medio Oriente peserà in modo significativo sulle insolvenze aziendali globali nei prossimi due anni. Secondo l&#8217;ultimo Insolvency Report di Allianz Trade, leader mondiale nell&#8217;assicurazione del credito commerciale, le insolvenze cresceranno del 6% nel 2026 – dopo un analogo aumento nel 2025 – segnando così un quinto anno consecutivo di incremento. Rispetto alle previsioni elaborate prima dello scoppio del conflitto, l&#8217;impatto diretto della crisi si tradurrà in 7.000 insolvenze aggiuntive nel 2026 e 7.900 nel 2027, per un totale di circa 15.000 casi extra nel biennio.</p>



<p>«Questa situazione sta aumentando i costi lungo le catene globali del valore, dall&#8217;agrifood al manifatturiero, dalla sanità alla tecnologia», ha spiegato Aylin Somersan Coqui, CEO di Allianz Trade. «La combinazione di domanda più debole, aumento dei costi degli input e condizioni finanziarie più restrittive sta mettendo sotto pressione le aziende con scarso potere di pricing, margini ridotti, elevati livelli di debito o fabbisogni strutturalmente più elevati di capitale circolante».</p>



<p>Il quadro potrebbe aggravarsi ulteriormente in caso di blocco prolungato dello Stretto di Hormuz. In uno scenario di escalation sostenuta, le insolvenze globali salirebbero del 10% nel 2026 e di un ulteriore 3% nel 2027, con circa 4.100 casi aggiuntivi negli Stati Uniti e 10.500 in Europa occidentale nel biennio. «Costruzioni, retail e servizi sarebbero i principali settori a rischio», ha precisato Maxime Lemerle, Lead Analyst per la ricerca sulle insolvenze di Allianz Trade. Con un aumento del 6% delle insolvenze nel 2026, Allianz Trade stima che 2,2 milioni di posti di lavoro sarebbero direttamente a rischio – quasi 100mila in più rispetto al 2025 – con l&#8217;Europa in testa a livello globale, con 1,3 milioni di persone potenzialmente coinvolte.</p>



<p>In Italia l&#8217;accelerazione registrata negli ultimi tre anni è stata marcata: +9% nel 2023, +17% nel 2024 e +26% nel 2025, un percorso che ha riportato il Paese ai livelli di insolvenza pre-pandemia, in linea con la maggior parte dei partner europei. Nel 2025 tutti i settori hanno contribuito all&#8217;aumento, con crescite a doppia cifra nella maggior parte di essi: commercio (+12%), costruzioni (+27%), manifatturiero (+21%) e ospitalità e turismo (+13%). Per il 2026 Allianz Trade prevede un ulteriore incremento fino a 12.750 casi – un +5% rispetto al +2% stimato prima del conflitto – per effetto di una crescita economica che resterà modesta, in parte a causa della strutturale dipendenza dell&#8217;Italia dall&#8217;energia importata e del suo impatto su famiglie e industrie ad alta intensità energetica. Nel 2027 si potrebbe invece registrare una riduzione a circa 12.300 casi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/esteri/allianz-trade-insolvency-report-2026/">Crisi in Medio Oriente, Allianz Trade: 15.000 insolvenze aziendali in più nel 2026-2027</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il Piano Mattei resta strategico, il convegno che spiega perché</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/politica/il-piano-mattei-resta-strategico-il-convegno-che-spiega-perche/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 12:07:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani ha ospitato, su iniziativa del senatore Andrea De Priamo (FdI), il convegno "Oltre i confini: il Piano Mattei come strumento di crescita economica e di cooperazione internazionale".</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/il-piano-mattei-resta-strategico-il-convegno-che-spiega-perche/">Il Piano Mattei resta strategico, il convegno che spiega perché</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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<p>La Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani ha ospitato, su iniziativa del senatore <strong>Andrea De Priamo</strong> (FdI), il convegno &#8220;Oltre i confini: il Piano Mattei come strumento di crescita economica e di cooperazione internazionale&#8221;. Attorno al tavolo si sono riuniti i principali protagonisti del mondo istituzionale, industriale e finanziario per fare il punto sulle strategie di sviluppo e sulle opportunità di crescita condivisa tra l&#8217;Italia e il continente africano.</p>



<p>De Priamo ha aperto i lavori del convegno in Senato «Oltre i confini: il Piano Mattei come strumento di crescita economica e di cooperazione internazionale» con una difesa netta dell&#8217;impianto strategico del Piano. «Il Piano Mattei è strategico per la costruzione di un percorso di lunga scadenza che va oltre i confini del governo e che sta già portando concretamente i suoi benefici tra Italia e Africa, ma anche tra la stessa Europa e il continente africano», ha affermato.</p>



<p>De Priamo ha poi illustrato i contenuti operativi dell&#8217;iniziativa. Un Piano che «già faceva parte del programma elettorale di questo esecutivo e che rende sempre di più necessaria la tessitura di rapporti a livello internazionale in un periodo di grandi tensioni mondiali». In questa ottica, ha sottolineato la necessità del superamento di «una visione assistenzialistica e paternalistica post-coloniale che noi rifiutiamo categoricamente», rivendicando con orgoglio l&#8217;allargamento della platea iniziale di nove nazioni come «dimostrazione dell&#8217;efficacia visionaria di questo Piano». </p>



<p>Fondamentale, a suo avviso, il coordinamento tra le imprese strategiche coinvolte – Eni, Enel, Sace e altre – per dare corso ai molti contenuti del Piano, dalle infrastrutture all&#8217;acqua, dall&#8217;istruzione alla sanità. Ha citato il fondo italiano per il clima, con 265 milioni di euro già stanziati, i progetti in sanità realizzati in Costa d&#8217;Avorio e in Etiopia, gli interventi di bonifica dei terreni per contrastare la desertificazione e il corridoio per l&#8217;idrogeno con Algeria e Tunisia. «L&#8217;Italia ha l&#8217;ambizione di diventare l&#8217;hub energetico dell&#8217;Europa», ha sottolineato. Centrale anche il tema della formazione in loco come strumento per gestire i flussi migratori: «Vogliamo creare i presupposti per una buona immigrazione di cui abbiamo bisogno». Il senatore ha concluso indicando l&#8217;obiettivo finale: «Realizzare con il Piano Mattei un modello di sviluppo reciproco che possa far crescere simbioticamente l&#8217;Europa e l&#8217;Africa».</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/04/mattei-3-1024x768.jpeg" alt="" class="wp-image-62275" srcset="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/04/mattei-3-1024x768.jpeg 1024w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/04/mattei-3-300x225.jpeg 300w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/04/mattei-3-768x576.jpeg 768w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/04/mattei-3-1536x1152.jpeg 1536w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/04/mattei-3.jpeg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Il ministro delle Imprese e del Made in Italy <strong>Adolfo Urso</strong> ha posto l&#8217;accento sul ruolo dell&#8217;innovazione come leva di trasformazione. «Favorire l&#8217;incontro tra innovatori africani e gli ecosistemi industriali italiani è cruciale per noi e per loro: startup e innovazione – in particolare nell&#8217;intelligenza artificiale – sono leve decisive per la trasformazione digitale dei settori produttivi, a partire dall&#8217;agricoltura, indispensabile a una demografia in espansione come quella africana», ha dichiarato, ribadendo che il Piano non è una mera dichiarazione d&#8217;intenti ma «una strategia operativa dotata di governance solida e risorse dedicate».</p>



<p>Il ministro dell&#8217;Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste <strong>Francesco Lollobrigida</strong>, intervenuto in videomessaggio, ha posto l&#8217;accento sull&#8217;abbandono dell&#8217;approccio caritatevole nei confronti del continente africano, qualificando le nazioni partner come soggetti con cui «crescere insieme». Ha inoltre sottolineato l&#8217;importanza del Piano come tratto fondamentale della politica estera italiana. Lollobrigida ha rimarcato come la presenza dell&#8217;ambasciatore Khelifi denoti la profonda collaborazione tra i due Paesi, e ha ricordato che il governo Meloni ha lavorato con un obiettivo preciso: riportare l&#8217;agricoltura e la sovranità alimentare al centro dell&#8217;agenda nazionale e internazionale.</p>



<p>L&#8217;eurodeputato <strong>Nicola Procaccini</strong> di Fratelli D&#8217;Italia ha inquadrato il Piano Mattei come braccio operativo della strategia europea Global Gateway, restituendo centralità all&#8217;Italia nel Mediterraneo. Procaccini ha illustrato come il Piano superi i modelli del passato basati su logiche predatorie o assistenzialismo, promuovendo una partnership di tipo «win-win» fondata sul diritto a non emigrare e sullo sviluppo reciproco. Attraverso investimenti in settori chiave come energia, agricoltura e formazione, l&#8217;iniziativa mira a governare i flussi migratori creando opportunità reali nei Paesi d&#8217;origine. Si tratta di una visione politica di lungo periodo che punta a costruire infrastrutture fisiche e culturali durature, con l&#8217;obiettivo finale di garantire stabilità e prosperità alle generazioni future, unendo le ambizioni nazionali a quelle dell&#8217;Unione Europea.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="639" src="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/04/De-Priamo-1024x639.jpeg" alt="" class="wp-image-62276" srcset="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/04/De-Priamo-1024x639.jpeg 1024w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/04/De-Priamo-300x187.jpeg 300w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/04/De-Priamo-768x479.jpeg 768w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/04/De-Priamo-1536x958.jpeg 1536w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/04/De-Priamo-800x500.jpeg 800w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/04/De-Priamo.jpeg 1653w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>Fabio Massimo Ballerini</strong>, dirigente della Struttura di missione per l&#8217;attuazione del Piano Mattei presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha delineato il quadro operativo del progetto, evidenziando il ruolo di coordinamento centrale della struttura nel garantire che le diverse direttrici del Piano – dall&#8217;energia all&#8217;istruzione – convergano verso obiettivi strategici comuni.</p>



<p>Nel settore energetico, <strong>Raffaello Matarazzo</strong>, responsabile Affari Internazionali di Eni, ha sottolineato come il valore aggiunto del Piano per un operatore come Eni risieda non solo nella visione politica, quanto nella capacità di integrare diplomazia, cooperazione, finanza pubblica e iniziativa industriale per ridurre il rischio paese e creare condizioni più favorevoli agli investimenti.</p>



<p>Sul versante del capitale umano, <strong>Giulia Genuardi</strong>, direttore generale di Fondazione Enel, ha evidenziato come la formazione professionale rappresenti il pilastro centrale di tutte le attività della Fondazione, definendola il motore indispensabile per garantire una crescita solida e duratura nei Paesi partner.</p>



<p>Relativamente al ruolo delle istituzioni finanziarie, <strong>Paola Valerio</strong>, responsabile Relazioni Istituzionali di SACE, ha illustrato il contributo dell&#8217;ente: «Con 3,6 miliardi di nuovi impegni nei Paesi target, SACE è uno dei <a href="https://www.sace.it/media/comunicati-e-news/dettaglio-comunicato/sace--simest-e-assomac-insieme-per-la-crescita-internazionale-delle-imprese-italiane-in-kenya">principali abilitatori</a>. Ai nostri servizi assicurativi e finanziari associamo attività di accompagnamento quali education e business matching per favorire l&#8217;ingresso delle nostre aziende in questi mercati. Un impegno che si rinnova e rafforza con la Task Force Africa di SACE». <strong>Francesca Alicata</strong>, direttore Relazioni Esterne di Simest, ha a sua volta illustrato l&#8217;ampio ventaglio di misure finanziarie a supporto delle aziende che intendono investire nell&#8217;area, citando il «Plafond Africa», le linee dedicate alla competitività internazionale e i canali attivati con Cassa Depositi e Prestiti.</p>



<p><strong>La testimonianza di Algeri</strong><br>L&#8217;ambasciatore <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/italia-algeria-intesa-strategica-a-villa-pamphilj-oltre-40-accordi-e-un-nuovo-slancio-al-piano-mattei/">d&#8217;Algeria</a> in Italia <strong>Mohamed Khelifi</strong> ha fornito un contributo di particolare rilievo, sottolineando come il Piano Mattei rappresenti per Algeri un modello di cooperazione paritaria e strategica finalizzato a una crescita condivisa che va ben oltre il settore energetico. L&#8217;adesione al programma si traduce in progetti concreti già avviati, tra cui un polo agricolo nel deserto e un centro di eccellenza per la formazione professionale. Superando la logica dell&#8217;assistenza, il Piano punta su investimenti materiali e trasferimento di know-how per creare occupazione e stabilità, trasformando il legame storico tra i due Paesi in un motore di sviluppo sostenibile e innovativo per l&#8217;intera regione.</p>
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		<title>La globalizzazione è finita: i dati dicono una cosa diversa</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/economia/globalizzazione-dati-dhl-report-2026/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 07:40:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il DHL Global Connectedness Report 2026 analizza 9 milioni di dati: i flussi globali reggono, il commercio cresce, le distanze medie percorse sono record. La deglobalizzazione è più narrazione che realtà.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il mondo sembra tirarsi a pezzi. Dazi, tensioni geopolitiche, guerre commerciali, il disaccoppiamento tra Usa e Cina. Eppure i dati raccontano un&#8217;altra storia. Il DHL Global Connectedness Report 2026, elaborato dalla NYU Stern School of Business su oltre 9 milioni di punti dati relativi a flussi di commercio, capitali, informazioni e persone, arriva a una conclusione netta: la deglobalizzazione è più una narrazione politica che un fenomeno reale.</p>



<p>L&#8217;indice di connettività <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/berkshire-hathaway-obbligazioni-yen/">globale</a> ha raggiunto il suo massimo storico nel 2022 e da allora non è cambiato in modo significativo. Il commercio mondiale di beni è cresciuto nel 2025 più rapidamente di qualsiasi anno dal 2017, fatta eccezione per il rimbalzo post-pandemia, trainato dalla corsa all&#8217;importazione negli Usa in anticipo sui dazi, dalle esportazioni cinesi verso i mercati non americani e dalla domanda di componenti per l&#8217;infrastruttura dell&#8217;intelligenza artificiale, che da sola ha contribuito al 42% della crescita del commercio nei primi tre trimestri dell&#8217;anno. Le proiezioni per il periodo 2026-2029 indicano una crescita media annua del commercio globale del 2,6%, in linea con il decennio precedente.</p>



<p>Il dato forse più controintuitivo riguarda le distanze. Se la regionalizzazione fosse davvero in corso, i flussi commerciali dovrebbero accorciarsi. Accade esattamente il contrario: nel 2025 le merci e gli investimenti diretti esteri hanno percorso le distanze medie più lunghe mai registrate, mentre la quota di scambi avvenuta all&#8217;interno delle grandi aree geografiche è scesa ai minimi storici.</p>



<p>Sul fronte geopolitico, il disaccoppiamento tra Usa e Cina è reale ma circoscritto. Dal 2016 la quota dei flussi bilaterali &#8211; commercio, capitali, informazioni, persone &#8211; è calata del 42% lato americano e del 37% lato cinese. La rottura tra Ue e Russia è ancora più marcata dopo l&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina. Ma queste dinamiche hanno ridistribuito solo il 4-6% del commercio globale. L&#8217;economia mondiale non si è spaccata in blocchi contrapposti: nel 2025 appena il 12% del commercio globale di beni si svolgeva tra i blocchi di alleati stretti di Usa e Cina, e gli investimenti tra rivali geopolitici erano ancora più marginali.</p>



<p>Il report individua anche le ragioni per cui la percezione pubblica diverge così nettamente dai dati. La narrazione della deglobalizzazione è alimentata da bias cognitivi &#8211; si amplificano i dazi, si ignorano i nuovi accordi commerciali &#8211; e dall&#8217;errore di generalizzare le tendenze dei grandi attori come Usa e Cina all&#8217;intero sistema globale. Il ragionamento motivato di sostenitori e critici della globalizzazione fa il resto.</p>



<p>Nella classifica dei Paesi più connessi al mondo, <strong>Singapore</strong> guida davanti a Lussemburgo e Paesi Bassi. L&#8217;Italia si colloca al settimo posto per ampiezza geografica dei flussi internazionali. Gli Emirati Arabi Uniti registrano il maggiore incremento di connettività dal 2001 a oggi.</p>



<p>Insomma <a href="https://www.imf.org/en/home">il mondo</a> è diventato più complesso e volatile. Non meno connesso.</p>
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		<title>Decreto sicurezza alla Camera, quella norma per spingere i rimpatri</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/politica/decreto-sicurezza-norma-rimpatri/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 12:07:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel Decreto sicurezza il Dspo urbano potenziato, nuove norme sui coltelli e un incentivo agli avvocati per i rimpatri volontari.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Con 96 voti favorevoli e 46 contrari, il Senato ha approvato il decreto sicurezza al termine di una maratona d&#8217;aula durata dieci ore. Manca ancora la Camera per la conversione in legge, con scadenza fissata al 24 aprile. Il provvedimento era stato duramente contestato dal centrosinistra, che aveva presentato oltre mille emendamenti in commissione Affari costituzionali e quasi altrettanti in aula.</p>



<p><strong>Le novità</strong><br>Tra le modifiche approvate c&#8217;è il potenziamento del Daspo urbano, esteso ad aree specifiche e applicabile in caso di reiterazione della condotta che comporti un pericolo per la sicurezza. Riformulato l&#8217;articolo sui coltelli: scatta il carcere da sei mesi a tre anni per chi porta fuori casa strumenti da taglio con lama superiore a 8 centimetri o coltelli pieghevoli con lama di almeno 5 centimetri, senza giustificato motivo. Un emendamento estende inoltre le norme sulle lesioni personali al personale scolastico e a quello impegnato nel controllo del trasporto pubblico. Tra le misure contro la violenza giovanile, il decreto introduce anche reati legati ai maltrattamenti sugli animali.</p>



<p><strong>La norma pro-rimpatri</strong><br>Sul fronte immigrazione, il Senato ha approvato un <strong>incentivo pensato per spingere i rimpatri volontari</strong>: l&#8217;avvocato che fornisce consulenza al migrante interessato a partecipare a un programma di rimpatrio volontario assistito riceverà un compenso di 615 euro – la stessa misura del contributo economico oggi previsto per il migrante stesso – riconosciuto «ad esito della partenza dello straniero». Gli oneri, coperti dal Fondo rimpatri, ammontano a 246.000 euro per il 2026 e 492.000 euro per ciascuno degli anni 2027 e 2028. Secondo i dati del ministero dell&#8217;Interno citati nella relazione illustrativa, nel triennio 2023-2025 circa 2.500 cittadini stranieri hanno aderito ai rimpatri volontari assistiti, in media 800 l&#8217;anno.</p>



<p>Forte la preoccupazione dell&#8217;associazione Antigone sull&#8217;emendamento che elimina la «lieve entità» per piccoli e ripetuti casi di spaccio. Il presidente Patrizio Gonnella avverte che la misura «rischia di aggravare ulteriormente il sovraffollamento carcerario»: dei 64.000 detenuti attualmente presenti nelle carceri italiane, circa il 34% è dentro per reati di droga. Il rischio, secondo Gonnella, è di tornare ai livelli della legge Fini-Giovanardi, quando si raggiunsero 69.000 detenuti con il 40% per reati legati agli stupefacenti.</p>



<p>Alla Camera i tempi saranno strettissimi: le commissioni Affari Costituzionali e Giustizia concluderanno l&#8217;esame entro mezzanotte di lunedì 20 aprile, con il provvedimento atteso in aula martedì mattina.</p>
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		<title>Barcellona, Sanchez riunisce l&#8217;internazionale anti-Trump</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/top-news/barcelllona-sanchez-trump/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 08:37:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Top News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Barcellona sul palco della Fira, l'auditorium più capiente della città, si sono alternati capi di stato, ministri e intellettuali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/top-news/barcelllona-sanchez-trump/">Barcellona, Sanchez riunisce l’internazionale anti-Trump</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>A Barcellona il palcoscenico era quello della Fira, l&#8217;auditorium più capiente della città. Sul palco si sono alternati capi di stato, ministri e intellettuali da quattro continenti. In platea, cori contro la guerra. L&#8217;occasione era la prima Global Progressive Mobilisation, la convention di due giorni che Pedro Sánchez ha voluto come risposta di sinistra al CPAC americano – il raduno annuale dei conservatori statunitensi che da anni funge da quartier generale ideologico della destra globale.</p>



<p>Il premier spagnolo non ha mai pronunciato il nome di <a href="https://www.thewatcherpost.it/news/iran-trattative-giallo-petroliera/">Donald Trump</a>. Non ne aveva bisogno. «Non importa quanto urlino o quante bugie diffondano», ha detto sabato davanti alla platea. «Il tempo della destra reazionaria e ultra è finito.» Il bersaglio era chiaro a tutti.</p>



<p>Accanto a lui, il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha attaccato chi «si definisce patriota ma mette in vendita la propria sovranità e chiede sanzioni». Il colombiano Gustavo Petro, la messicana Claudia Sheinbaum e il sudafricano Cyril Ramaphosa – tutti in rotta di collisione con Washington su dazi, migrazione e accuse di razzismo anti-bianco rilanciata da Elon Musk – hanno completato il fronte del Sud globale.</p>



<p>L&#8217;Europa ha mandato il vicecancelliere tedesco Lars Klingbeil, il ministro degli Esteri britannico David Lammy, la leader dell&#8217;opposizione italiana Elly Schlein e il belga Paul Magnette. Presente anche l&#8217;economista Gabriel Zucman, noto per le sue proposte di tassare i patrimoni più elevati. Assente, invece, il presidente del Consiglio europeo António Costa, che ha annullato all&#8217;ultimo momento adducendo ragioni personali – una diserzione letta da molti come il tentativo di non esporre il suo ruolo istituzionale a una manifestazione apertamente politica.</p>



<p>Dal Minnesota è arrivato Tim Walz, già candidato vicepresidente al fianco di Kamala Harris. Ha descritto Trump come «impaziente di premere il grilletto» e privo di qualsiasi piano reale, spingendosi fino a evocare il fascismo: «Dobbiamo chiamare le cose con il loro nome. O almeno usare un termine che loro stessi conoscono bene.»</p>



<p>Sul piano militare, Lula ha applaudito la scelta di Madrid di negare alle forze statunitensi l&#8217;uso delle basi spagnole per le operazioni in Iran. «Voglio fare i complimenti all&#8217;amico Pedro Sánchez per il coraggio», ha detto il presidente brasiliano.</p>



<p>Sánchez incassa consensi internazionali, ma torna in Spagna con qualche problema aperto. Le sue posizioni autonome – da Gaza all&#8217;Iran, passando per i rapporti con Washington – gli hanno garantito visibilità globale, ma anche l&#8217;irritazione della Casa Bianca. Trump ha dichiarato di non voler «avere nulla a che fare con la Spagna», ha attaccato Sánchez sulla quota Nato e ha minacciato un blocco commerciale, per ora rimasto sulla carta. In un post su Truth di sabato ha anche sostenuto che l&#8217;economia spagnola stia andando male – affermazione smentita, proprio in questi giorni, dalle proiezioni positive del Fondo monetario internazionale.</p>
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		<title>Salari fermi, welfare in trasformazione e auto sempre più vecchie: il paradosso italiano</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/lavoro/salari-fermi-redditi-welfare/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 14:15:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il problema salariale strutturale. In dieci anni i salari nominali sono cresciuti di circa il 15%, mentre l’inflazione ha raggiunto il 22,6%.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>(*Articolo di <em>Alessio Casonato, Direttore Commerciale Agenzia Italia</em>, pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em><br>L’Italia ha un problema salariale strutturale. I numeri sono chiari: tra il 2015 e il 2025 i salari nominali sono cresciuti di circa il 15%, mentre l’inflazione ha raggiunto il 22,6%. Il risultato è una perdita di potere d’acquisto stimabile tra il 7 e l’8%. Un dato che sintetizza una dinamica più profonda: i redditi crescono in termini nominali, ma arretrano in termini reali. Nel confronto europeo il ritardo italiano è ancora più evidente. Tra il 1990 e il 2020 l’Italia è stato l’unico grande Paese europeo con salari reali in calo. E, secondo l’OECD, il recupero post-inflazione è ancora incompleto: esiste “spazio di recupero” rispetto agli altri Paesi avanzati. A questo si aggiunge un secondo elemento critico: un tasso di occupazione strutturalmente più basso. Nel primo trimestre 2025 l’Italia si attesta al 62,9%, contro una media OECD del 70,4%. Una doppia debolezza – salari stagnanti e minore occupazione – che distingue il Paese dal Nord Europa. Le cause sono note e persistenti: produttività debole, tessuto produttivo frammentato, cuneo fiscale elevato (oltre il 47% per un lavoratore medio) e una sequenza di shock – crisi finanziaria, debito sovrano, inflazione recente – che hanno colpito più duramente un sistema già fragile. In questo contesto, il welfare europeo non è stato smantellato, ma profondamente trasformato. </p>



<p>Negli ultimi vent’anni si è passati da una fase espansiva pre-2008 a una stagione di austerità, seguita da una ricalibrazione verso politiche attive del lavoro e, infine, da una nuova espansione post-Covid. Nel Sud Europa – Italia inclusa – il sistema resta però sbilanciato: forte protezione pensionistica, minore copertura per giovani e disoccupati, maggiore vulnerabilità agli shock. Le riforme sono state spesso difensive, più orientate al contenimento della spesa che al rilancio del reddito disponibile. Le conseguenze di questa traiettoria si manifestano chiaramente in alcuni settori chiave, tra cui l’automotive. Il mercato dell’auto nuova ha subito un progressivo ridimensionamento: dalle circa 2 milioni di immatricolazioni annue di inizio anni Duemila si è scesi stabilmente intorno a 1,5 milioni. </p>



<p>Oggi metà del mercato è sostenuto da aziende e noleggio, mentre i privati rappresentano l’altra metà. Parallelamente, il costo medio delle vetture è aumentato in modo significativo. Il combinato tra redditi reali in calo e prezzi in crescita ha spinto il mercato verso una progressiva “secondarizzazione”: l’usato è diventato il vero baricentro. Anche perché in vent’anni il valore medio delle auto vendute in Italia è aumentato del 99%, quindi allargando la forbice fra le dinamiche salariali e questo bene oramai entrato fra i beni durevoli e secondo solo all’investimento sulla casa. I numeri lo confermano. Il valore del mercato dell’usato si attesta intorno ai 27 miliardi di euro sia nel 2024 che nel 2025, con oltre 3,2 milioni di passaggi di proprietà nel 2025 e un rapporto usato/nuovo superiore a 2 a 1. Questo spostamento ha effetti strutturali sul parco circolante. </p>



<p>L’età media dei veicoli aumenta costantemente, con una quota crescente di auto molto datate, spesso prive di sistemi di sicurezza avanzati (ADAS) e con standard ambientali superati. Il risultato è un mercato che rischia di scivolare verso una configurazione di “serie B”: bassa rotazione del nuovo, elevata circolazione di veicoli anziani, minore diffusione dell’innovazione tecnologica. Alcuni centri studi, come il Centro Studi Fleet &amp; mobility, si sono spinti a definirlo “effetto Cuba”. Per arricchire l’analisi potremmo aggiungere che nel 2025 in Italia si sono prodotti  circa 0,4–0,47 milioni veicoli, di cui 0,24 milioni di auto con un calo del 20% YoY. </p>



<p>ùSe ne può dedurre che un mercato che si muove su un piano inclinato verso l’usato non risulta di interesse neanche per i produttori, riducendo la produzione nazionale a favore di altri mercati europei più attrattivi e dinamici. In questo scenario, gli strumenti tradizionali – incentivi temporanei o bonus settoriali – hanno mostrato limiti evidenti. La questione è più profonda e richiede un intervento coordinato. Una possibile direzione è quella fiscale: favorire in modo strutturale l’acquisto di auto nuove, non solo per sostenere la domanda ma anche per accelerare il rinnovo del parco circolante. Questo potrebbe generare un doppio effetto: da un lato maggiori entrate per lo Stato attraverso l’aumento delle vendite, dall’altro un miglioramento della sicurezza (mai presa in giusta considerazione) e dell’efficienza ambientale. Il nodo, in definitiva, resta quello dei redditi. Senza un recupero stabile del potere d’acquisto, ogni politica settoriale rischia di essere un palliativo. L’automotive rappresenta solo uno dei segnali più visibili di un equilibrio economico che negli ultimi anni si è progressivamente indebolito, si potrebbe ipotizzare un uso più moderno ed estensivo del welfare?</p>
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		<title>Vinitaly 2026 chiude con 90mila presenze: Meloni: «Il Governo al fianco»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 14:43:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Food]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vinitaly 2026 chiude con 90mila presenze e 4mila aziende. Meloni strizza l'occhio al settore. Buyer da 135 Paesi, Africa e Asia in crescita.</p>
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<p>Si è conclusa oggi a Veronafiere la 58ª edizione di Vinitaly, con numeri che confermano la tenuta della manifestazione nonostante un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche e incertezze sui mercati. Quattromila aziende espositrici, quartiere fieristico al completo e 90.000 presenze complessive, di cui il 26% proveniente da 135 Nazioni – cinque in più rispetto all&#8217;edizione precedente. L&#8217;appuntamento si è chiuso con un bilancio positivo sul fronte dell&#8217;internazionalizzazione e con una serie di segnali di fiducia da parte delle istituzioni, a partire dalla presenza della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, alla sua terza visita ufficiale alla manifestazione dopo il 2023 e il 2024.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Meloni a Verona: credito d&#8217;imposta e gasolio agricolo</h4>



<p>Accolta dal presidente di Veronafiere Federico Bricolo, dal ministro dell&#8217;Agricoltura <strong>Francesco Lollobrigida</strong>, dal ministro del Turismo <strong>Gianmarco Mazzi</strong> e dalle autorità locali, <strong>Giorgia Meloni</strong> ha visitato i <a href="https://www.vinitaly.com/verona/espositore/">padiglioni </a>nella terza giornata della fiera portando un messaggio di sostegno a un comparto che vale 14 miliardi di euro l&#8217;anno di fatturato. «Siamo nella più straordinaria vetrina di una delle espressioni più incredibili del nostro Made in Italy. Un settore che, in una situazione generale molto complessa, ha bisogno di essere sostenuto» ha detto la premier. Sul piano delle misure concrete, Meloni ha ricordato due interventi recenti: il credito di imposta riconosciuto ai produttori agricoli in proporzione all&#8217;aumento dei costi del gasolio e il divieto di aumentare il prezzo del carburante agricolo. «Stiamo cercando di dare risposte al settore che va ringraziato per la capacità che ha di stare sul mercato e di continuare a reagire nonostante le difficoltà» ha aggiunto.</p>



<p>La premier ha anche citato la crisi geopolitica in corso e il blocco dello Stretto di Hormuz come variabili che pesano non solo sui carburanti ma anche sui fertilizzanti, elemento strategico per il settore vitivinicolo. «Mi aspetto un Vinitaly resiliente, un mondo che conosce il suo valore e che chiaramente è preoccupato. E lo comprendo. Ma mi aspetto anche un mondo consapevole del fatto che la straordinarietà di quello che rappresenta è più forte di tutte le difficoltà. Io sono qui per dare il messaggio che il Governo riconosce la forza, il valore, l&#8217;impegno e cammina fianco del settore con tutti gli strumenti di cui dispone» ha concluso Meloni.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Mercati esteri: Usa e Germania confermati, cresce l&#8217;Africa</h4>



<p>Sul fronte dell&#8217;internazionalizzazione, oltre 1.000 top buyer provenienti da più di 70 Paesi sono stati selezionati e ospitati in collaborazione con ITA Agenzia. Tra i mercati consolidati si confermano Germania, Nord America, Svizzera, Regno Unito, Belgio, Paesi Bassi, Repubblica Ceca, Paesi Scandinavi, Polonia e Austria. Sul fronte delle aree emergenti, la top 10 dei mercati a maggior potenziale comprende Cina, Brasile, Australia, Messico, Corea del Sud, Thailandia, Repubbliche Baltiche, Serbia e Singapore. In crescita anche l&#8217;interesse dal continente africano, con Sudafrica, Tanzania, Nigeria e Angola, mentre Giappone e Vietnam si distinguono per dinamismo in Asia. Tra le novità di questa edizione figura anche l&#8217;Ucraina, con una presenza qualificata di buyer.</p>



<p>«La fiera si afferma come un&#8217;infrastruttura a sostegno dell&#8217;internazionalizzazione del settore, capace di favorire incontri ad alto valore aggiunto e accelerare l&#8217;ingresso ai mercati esteri» ha dichiarato il presidente Bricolo. Il direttore generale vicario Gianni Bruno ha anticipato le prossime mosse: «Siamo già al lavoro per sviluppare nuove tappe di Vinitaly in Africa, Canada e Australia e raddoppieremo la presenza in Brasile, rafforzando il presidio già attivo con Wine South America».</p>



<h4 class="wp-block-heading">I padiglioni: dall&#8217;Amarone al Barolo, passando per la Sicilia</h4>



<p>La struttura espositiva ha distribuito le regioni italiane in padiglioni tematici che hanno guidato gli <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/adm-vinitaly-vino-grappa-certificazione/">operatori</a> attraverso l&#8217;intera geografia enologica nazionale. Il Padiglione 1 ha ospitato l&#8217;Emilia-Romagna con Lambrusco e Sangiovese di Romagna. La Sicilia, al Padiglione 2, ha puntato sui vitigni autoctoni d&#8217;alta quota come Grillo e Nerello Mascalese. Il Padiglione 3 ha consacrato la Toscana – dal Chianti Classico al Brunello di Montalcino – come riferimento per i grandi rossi e per i collezionisti. Il Padiglione 4 ha riunito Centro Italia e Liguria, con il Verdicchio marchigiano e il Vermentino ligure. I Padiglioni 5 e 6 hanno dato voce al Veneto, dal Prosecco all&#8217;Amarone della Valpolicella. Il Padiglione 7 ha ospitato Friuli Venezia Giulia – con Friulano, Ribolla Gialla e Refosco – e il Trentino, con le bollicine del Trento DOC. Il Padiglione 8 ha messo in dialogo Sardegna e Calabria, tra Cannonau, Vermentino di Gallura e Gaglioppo. Il Padiglione 10 ha celebrato il Piemonte e i suoi grandi cru di Barolo e Barbaresco. Il Padiglione 11 ha alternato la potenza dei rossi pugliesi – Primitivo e Negramaro – alla freschezza del Pecorino abruzzese. Il Padiglione 13 ha unito Lombardia e Campania, dalla Franciacorta ai bianchi irpini. L&#8217;Area D, infine, ha ospitato Basilicata e Molise con l&#8217;Aglianico del Vulture.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Vinitaly and the City, eventi e appuntamenti istituzionali</h4>



<p>Il programma collaterale ha registrato 50.000 token degustazione per Vinitaly and the City, che proseguirà nel suo sviluppo itinerante: dopo la Calabria, in autunno farà tappa ad Ancona, nelle Marche. Il palinsesto complessivo ha contato quasi 100 eventi tra degustazioni e convegni, oltre a migliaia di iniziative organizzate direttamente dagli espositori. Tra le novità dell&#8217;edizione, lo sviluppo di NoLo – Vinitaly Experience, il rafforzamento di Xcellent Spirits e il consolidamento di Vinitaly Tourism. Sul piano istituzionale, alla manifestazione hanno partecipato il commissario europeo all&#8217;Agricoltura Christophe Hansen, alla sua seconda visita ufficiale, il presidente della Camera Lorenzo Fontana e diversi ministri tra cui Tajani, Urso, Mazzi – alla sua prima uscita ufficiale – Giuli e Salvini.</p>



<p>La 59ª edizione di Vinitaly è in programma a Veronafiere dall&#8217;11 al 14 aprile 2027.</p>
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		<title>Giornata nazionale del Made in Italy: mille marchi storici, 643 miliardi di export</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/cultura/giornata-mondiale-made-in-italy-export/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 14:05:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 15 aprile è la Giornata del Made in Italy: mille marchi storici, 643 miliardi di export e la sfida dell'Italian sounding. Iniziative e dati dall'edizione 2026.</p>
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<p>Il 15 aprile si celebra la Giornata nazionale del Made in Italy, istituita in occasione dell&#8217;anniversario della nascita di Leonardo da Vinci e dedicata alla valorizzazione della creatività e dell&#8217;eccellenza produttiva italiana. Una data che quest&#8217;anno coincide con due traguardi significativi e con un&#8217;agenda ricca di eventi e iniziative in tutto il Paese.</p>



<h3 class="wp-block-heading">I mille marchi storici: un patrimonio da 93 miliardi</h3>



<p>Il Registro Speciale dei Marchi Storici di <a href="https://www.thewatcherpost.it/top-news/unicorni-made-in-italy-innovazione-tech/">Interesse Nazionale</a> ha raggiunto quota mille iscritti. Un ecosistema di 780 imprese titolari che generano un volume d&#8217;affari complessivo di 93,6 miliardi di euro e garantiscono occupazione a 363.201 addetti. Il dato è stato presentato oggi a Palazzo Piacentini, alla presenza del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso. «Un traguardo che va oltre il valore simbolico e conferma la vitalità del nostro patrimonio industriale e manifatturiero, capace di coniugare tradizione, qualità, innovazione e competitività» ha dichiarato il ministro. Il cuore economico del sistema è rappresentato dalle cosiddette «4 A» – Agroalimentare, Automazione, Abbigliamento, Arredo – che da sole valgono 76,1 miliardi, con la filiera agroalimentare in testa a 53,7 miliardi. La Lombardia guida la classifica per fatturato (49,1%) e numero di marchi (28,3%), seguita da Veneto e Piemonte. L&#8217;88% delle imprese opera nel manifatturiero. Tra le novità, il nuovo strumento finanziario introdotto con la riforma del Fondo Salvaguardia Imprese, che secondo il presidente dell&#8217;Associazione Marchi Storici d&#8217;Italia Massimo Caputi «segna un <a href="https://www.mimit.gov.it/it/made-in-italy/legge-quadro">cambio di paradigma</a>, trasformandosi da strumento difensivo in leva di sviluppo industriale».</p>



<h3 class="wp-block-heading">Export a 643 miliardi, ma l&#8217;Italian sounding resta una minaccia</h3>



<p>Sul fronte dell&#8217;export, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ricordato che nel 2025 le esportazioni italiane hanno raggiunto i 643 miliardi di euro, con una crescita del 3,3%. L&#8217;Italia è tra i primi tre al mondo per esportazioni in 976 categorie di prodotto, come ha sottolineato il presidente di Simest Vittorio de Pedys all&#8217;evento della Made in Italy Community all&#8217;Auditorium della Tecnica di Confindustria. Eppure il sistema mostra vulnerabilità: secondo uno studio di TP Infinity, il 45% dei consumatori internazionali dichiara di aver acquistato almeno una volta un prodotto falsamente italiano e il 28% afferma di averlo addirittura preferito all&#8217;originale. In Italia la contraffazione è considerata la minaccia principale dal 65% degli italiani, contro il 43% rilevato all&#8217;estero. «I francesi non permetterebbero mai di vendere il prosecco come champagne. La grappa è solo italiana» ha detto la presidente di Grappa Nonino Giannola Nonino, che ha rivolto un appello al governo per rafforzare le tutele dei consumatori.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Made in Italy e giovani: attrattivo ma da modernizzare</h3>



<p>Lo stesso studio rivela che lavorare in un&#8217;azienda che produce Made in Italy è considerato stimolante dal 79% del campione italiano e motivo di orgoglio per il 92%. Ma le nuove generazioni chiedono evoluzione: stipendi più competitivi (40%), meritocrazia (37%) e reali percorsi di crescita (33%) sono le leve ritenute più efficaci per rendere il sistema più attrattivo. «Quando l&#8217;Italia riesce davvero a fare sistema non compete soltanto, fa scuola al mondo» ha dichiarato Roberto Santori, fondatore della Made in Italy Community.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Gli archivi raccontano le radici del Made in Italy</h3>



<p>Sul versante culturale, la Direzione generale Archivi del Ministero della Cultura partecipa con il progetto Carte da mangiare, una serie di iniziative degli Archivi di Stato volte a raccontare attraverso le fonti documentarie le radici storiche delle eccellenze italiane. A Milano, l&#8217;Archivio di Stato di Palazzo del Senato allestisce fino al 15 maggio un&#8217;anteprima espositiva con pergamene e carte originali sull&#8217;alimentazione nella pianura padana dal Medioevo al Novecento, dall&#8217;introduzione del caffè al cioccolato. A Caserta, l&#8217;Archivio di Stato ripropone fino al 15 maggio La Dama Bianca alla tavola del Re, mostra dedicata alla nascita della mozzarella di bufala campana attraverso i documenti del Real Sito di Carditello. Dal 22 maggio al 15 giugno sarà invece visitabile a Napoli Temin Guanti – Novant&#8217;anni di storia industriale italiana attraverso una famiglia, un&#8217;impresa, un territorio, dedicata all&#8217;archivio della storica impresa guantaia Sandro Temin.</p>
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