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	<title>Articoli di Giampiero Cinelli, autore presso The Watcher Post</title>
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	<link>https://www.thewatcherpost.it/author/giamp-cinel/</link>
	<description>Testata giornalistica online di analisi politica ed economica</description>
	<lastBuildDate>Fri, 24 Jul 2026 13:26:45 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Acqua bene primario, a rischio, al centro delle policy</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/politica/acqua-bene-primario-a-rischio-al-centro-delle-policy/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 12:30:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel Mediterraneo l’acqua sta diventando una questione di sicurezza, sviluppo e potere. Siccità, eventi estremi e cambiamenti climatici mettono sotto pressione.</p>
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<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nel Mediterraneo l’acqua sta diventando una questione di sicurezza, sviluppo e potere. Siccità, eventi estremi e cambiamenti climatici mettono sotto pressione agricoltura, energia, industria e città, soprattutto lungo la sponda Sud. Ma il problema non è soltanto ambientale: riguarda la stabilità dei territori, i rapporti tra gli Stati e la capacità di attrarre investimenti. Per la politica la sfida è garantire infrastrutture più efficienti, ridurre sprechi e vulnerabilità e costruire nuove forme di cooperazione tra Paesi che condividono gli stessi rischi. Allo stesso tempo, la gestione dell’acqua può diventare una leva per la blue economy, attraverso riutilizzo, desalinizzazione, innovazione e reti digitali. A settembre Roma ospiterà il primo Forum Euromediterraneo dell’Acqua. Un appuntamento per capire se questa risorsa sarà un nuovo terreno di competizione o uno spazio di collaborazione tra Europa, Nord Africa e Medio Oriente.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Questi i temi affrontati nell&#8217;ultima puntata di <em>Largo Chigi</em>, il talk curato da The Watcher Post e in onda su Urania News.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Acqua e geopolitica</strong><br>Secondo <strong>Maria Spena</strong>, del Forum Euromediterraneo dell&#8217;Acqua, &#8220;Al grave problema dei cambiamenti climatici con gli eventi estremi connessi, si aggiunge la piaga della scarsità idrica nelle terre di conflitto bellico. Pensiamo ad esempio all&#8217;Africa, dove spesso manca acqua potabile. Gli interventi strategici sulle criticità di queste aree vanno condivisi all&#8217;interno dell&#8217;area euromediterranea, che comprende 43 Paesi tra Europa, Balcani, Nord Africa e Medio Oriente, quindi stiamo parlando di una prospettiva quasi globale. Va considerato che nel 2050, il 65% della popolazione euromediterranea sarà concentrata nel Nord Africa e nel Medio Oriente. Da lì si prevedono flussi migratori intensi dovuti allo stress climatico che provoca mancanza d&#8217;acqua o eccesso d&#8217;acqua. I temi idrici trasversali verranno affrontati in Italia nel Forum Euromediterraneo dell&#8217;acqua, dal 29 settembre al 2 ottobre alla Nuvola. Cercheremo di condividere le scelte strategiche con i 43 Paesi del quadrante, presentando loro il lavoro del governo italiano sulle infrastrutture idriche, sul Piano Nazionale del sistema idrico e sul Piano invasi multi-funzionale che riqualifica ciò che già esiste. Al Forum ci sarà un tavolo riguardante le scelte per il futuro con i Ceo delle filiere idriche tech, della finanza e della Blue Economy; il 30 settembre è in programma un tavolo dedicato agli impegni concreti da portare a termine. Dopo il meeting in Italia una piattaforma ad hoc seguirà gli sviluppi connessi alle decisioni prese, attraverso gli otto ministeri coinvolti. Intanto prosegue l&#8217;impegno del Piano Mattei, molto legato alle questioni euromediterranee di cui abbiamo detto. In tal senso giocano un ruolo i progetti in Tunisia, Algeria e Marocco&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;acqua in realtà non manca in Italia</strong><br>&#8220;L&#8217;Italia è un Paese idricamente felice, nell&#8217;ultimo anno sono caduti oltre 300 mld di metri cubi. Le piogge bastano ma l&#8217;acqua che cade non la sappiamo trattenere, va a finire in mare e si crea un problema idrico nei periodi di maggior siccità, dove assistiamo a volte ad abbattimento di bestiame. Nel nostro Paese, periodi siccitosi e di pioggia si alterneranno in modo strutturale, questo lo scenario futuro. Ecco perché è doveroso investire in politiche di prevenzione idrica. Altrimenti saranno intensi i danni per le future generazioni. In sostanza, l&#8217;acqua c&#8217;è ma è gestita male. Noi come ANBI siamo riusciti a utilizzare tutte le risorse del Pnrr e abbiamo presentato 277 progetti volti all&#8217;aumento delle risorse idriche. Per l&#8217;aumento della risorsa idrica si andrebbero a impiegare 7 miliardi di euro, utili ad avere 1 miliardo di metri cubi in più all&#8217;anno di acqua, affrontando i cambiamenti climatici. Nel nord vanno prevenute le alluvioni, al centro va migliorata la distribuzione dell&#8217;acqua e al sud va affrontata la mancanza d&#8217;acqua. I progetti presentati sono già cantierabili, bisogna solo finanziarli&#8221;, ha sottolineato <strong>Caterina Truglia</strong>, Vice Direttrice <em>ANBI</em>.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Acqua e politiche strategiche: mare, suolo, sottosuolo</strong><br>&#8220;Sui problemi idrici è necessaria una visione di ampio respiro, in merito il governo ha creato una cabina di regia a lungo termine che lavora a provvedimenti dedicati. Il tema dello spreco di acqua coinvolge anche le aziende idriche nel garantire maggiore sicurezza ma va tenuto a mente che la gestione idrica si pianifica su tre livelli: il mare, dove l&#8217;acqua va a finire, ma anche in ottica di garanzia delle navigazioni e dei commerci; le acque interne dolci; il sottosuolo marino, un elemento su cui il governo è impegnato perché anche da lì passano le infrastrutture strategiche. Gli investimenti sono importantissimi, il governo sta portando avanti la riforma dei porti, con l&#8217;idea di creare una governance strutturale, attraverso una società che convogli gli investimenti in modo organico e organizzato&#8221;. Così <strong>Maria Grazia Frijia</strong> (FdI), membro Commissione Trasporti alla Camera.</p>
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		<title>Case green, procedura d&#8217;infrazione Ue contro l&#8217;Italia e tutti gli Stati membri</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/ambiente/direttiva-case-green-procedura-infrazione-ue/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 09:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Commissione europea avvia una procedura d'infrazione contro tutti gli Stati membri per il mancato recepimento della direttiva Case green. Le reazioni di Ferrante e Confedilizia.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La Commissione europea ha avviato una procedura d&#8217;infrazione nei confronti di tutti gli Stati membri dell&#8217;Unione, Italia compresa, per il mancato recepimento della direttiva sull&#8217;efficienza energetica degli edifici, nota come direttiva sulle case green. Per il nostro Paese si tratta del secondo richiamo nel giro di pochi mesi, dopo quello aperto a marzo per la mancata presentazione della bozza del Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bruxelles motiva la decisione ricordando che il patrimonio immobiliare rappresenta la principale fonte di consumo energetico nell&#8217;Unione europea. La direttiva è considerata uno strumento fondamentale per accelerare il ritmo delle riqualificazioni energetiche, oggi fermo a circa l&#8217;1% annuo, ridurre i costi delle bollette per famiglie e imprese, diminuire la dipendenza dai combustibili fossili importati e raggiungere l&#8217;obiettivo di un parco immobiliare a emissioni zero entro il 2050.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il provvedimento introduce nuovi standard minimi di efficienza energetica per gli edifici non residenziali e prevede un percorso graduale di riqualificazione per quelli residenziali. Sono inoltre contemplate misure per favorire la mobilità sostenibile, l&#8217;installazione di impianti solari sugli edifici, la creazione di sportelli dedicati all&#8217;assistenza dei cittadini e strumenti di sostegno finanziario, pubblici e privati, per rendere gli interventi più accessibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con l&#8217;apertura della procedura d&#8217;infrazione, la Commissione ha concesso agli Stati membri due mesi di tempo per adottare le misure necessarie e comunicare le iniziative intraprese. Se le risposte non saranno ritenute soddisfacenti, Bruxelles potrà passare alla fase successiva, con l&#8217;invio di un parere motivato. Solo successivamente, in assenza di un adeguamento, potrà decidere di deferire gli Stati interessati alla Corte di giustizia dell&#8217;Unione europea chiedendo l&#8217;applicazione di eventuali sanzioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La decisione della Commissione ha suscitato l&#8217;immediata reazione del sottosegretario al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti Tullio Ferrante, esponente di Forza Italia, che ha definito l&#8217;iniziativa la conferma di un&#8217;impostazione distante dalla realtà. «L&#8217;avvio della procedura di infrazione nei confronti di tutti gli Stati membri sulla direttiva Case green conferma ancora una volta l&#8217;approccio irrealistico con cui l&#8217;Unione europea ha affrontato il tema della riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare. È inaccettabile imporre diktat ideologici a suon di salassi a carico dei cittadini», ha dichiarato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sulla stessa linea anche il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, che ha criticato duramente l&#8217;iniziativa di Bruxelles. «Sinceramente non si sa se indignarsi o prenderla a ridere. Un&#8217;istituzione con un minimo di contatto con la realtà comprenderebbe che, se una direttiva non viene recepita da nessuno degli Stati destinatari, il problema non è negli Stati, ma nella direttiva. E invece la Commissione europea arriva persino a celebrare l&#8217;avvio della procedura con un comunicato stampa», ha osservato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Spaziani Testa ha quindi ribadito la necessità di una revisione sostanziale della normativa europea, ricordando che Confedilizia aveva espresso forti perplessità fin dalla prima bozza del provvedimento, resa pubblica nel 2021. Secondo il presidente dell&#8217;associazione, l&#8217;efficientamento energetico del patrimonio edilizio deve essere favorito attraverso incentivi e non imposto con obblighi che rischiano di avere effetti pesanti sui proprietari immobiliari. «Ci aspettiamo che la politica, almeno la sua parte più avveduta, pretenda una revisione profonda di un provvedimento sbagliato sin dalla sua impostazione. Il miglioramento delle prestazioni energetiche degli immobili va incentivato, non imposto».</p>
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		<title>Spionaggio russo, l’allarme alla Camera: «Italia epicentro»</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/politica/spionaggio-russo-lallarme-alla-camera-italia-epicentro/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2026 15:04:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Spionaggio russo: «Nonostante si senta dire che la minaccia russa non è concreta, gli attacchi si intensificano».</p>
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<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">«Nonostante da varie forze politiche di diverse tendenze si senta dire che la minaccia russa non è concreta, abbiamo sotto gli occhi ogni giorno un intensificarsi di attacchi che riguardano le nostre infrastrutture e la nostra dimensione quotidiana. E l’Italia, ci piaccia o no, è uno degli epicentri di questi attacchi».</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A lanciare l’allarme è <strong>Antonio Talia</strong>, giornalista di Radio 24-Il Sole 24 Ore e autore del libro <em>La stagione delle spie</em>, pubblicato da Minimum Fax. Talia è intervenuto alla Camera dei deputati nel corso della conferenza stampa “La guerra nell’ombra. Spionaggio russo e sicurezza europea”, promossa dalla deputata di Azione <strong>Federica Onori</strong>, segretaria della Commissione Esteri.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">All’incontro hanno partecipato anche il senatore del Partito democratico Filippo Sensi e il senatore di Azione Marco Lombardo. Al centro del confronto, le attività dello spionaggio russo in Italia e in Europa, le operazioni di influenza, la disinformazione e i tentativi di penetrazione all’interno delle istituzioni e degli apparati di sicurezza.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Secondo Onori, quello dello spionaggio russo è un tema ancora scarsamente considerato nel dibattito pubblico, nonostante sia strettamente collegato alla disinformazione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">«È un tema che viene poco attenzionato, ma che va a braccetto con quello della disinformazione, su cui facciamo pure moltissime iniziative», ha spiegato la deputata di Azione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Lo spionaggio, tuttavia, non si esaurisce nei cyberattacchi o nelle campagne di manipolazione dell’opinione pubblica. Si manifesta anche attraverso strumenti più tradizionali, come la corruzione, il reclutamento di funzionari e il tentativo di individuare punti vulnerabili all’interno delle istituzioni.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">«Il tema dello spionaggio è un po’ più vecchio stile, va oltre i cyberattacchi, va oltre la manipolazione soltanto cognitiva, ma, se vogliamo, ci fa tornare indietro nel tempo ai classici casi di corruzione, in cui “anelli deboli” dei nostri servizi o delle istituzioni vengono presi di mira da spie, membri dei servizi russi», ha affermato Onori.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In alcuni casi, ha aggiunto, gli agenti russi possono operare beneficiando della copertura garantita dagli incarichi diplomatici.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">«Spesso possono utilizzare l’immunità diplomatica, perché vengono in Italia come organico dell’ambasciata della Federazione russa», ha osservato la parlamentare.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La conferenza è partita da un recente caso di cronaca riguardante l’arresto di due appartenenti ai servizi italiani che, secondo l’accusa, avrebbero ceduto per anni informazioni riservate ad agenti russi.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">«Siamo partiti da un caso di cronaca, l’arresto di due membri dei servizi italiani, che secondo l’accusa avrebbero venduto informazioni per tanti anni a spie russe, per provare a raccontare storie rimaste un po’ nell’ombra», ha spiegato Onori.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tra queste vicende figura anche quella di Aleksandr Korshunov, trafficante d’armi russo al quale l’Italia consentì di tornare in Russia, evitando l’estradizione richiesta dagli Stati Uniti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Secondo Onori, la decisione fu presa «in maniera incredibile, davvero ancora poco chiara».</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">«Ci sono tanti momenti della nostra storia recente che meriterebbero più attenzione e più chiarezza, ed è quello che cerchiamo di fare», ha concluso la deputata di Azione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per <strong>Filippo Sensi</strong>, parlare soltanto di “minaccia” russa rischia di restituire l’immagine di un pericolo potenziale, mentre si sarebbe ormai di fronte a un’aggressione concreta e quotidiana. «Parlare di “minaccia” lascia ancora l’idea che sia qualcosa di minacciato e non di agito, mentre l’attacco russo è quotidiano», ha dichiarato il senatore del Partito democratico.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In Ucraina, ha osservato Sensi, l’offensiva si manifesta attraverso droni e missili. Nel resto d’Europa e del mondo assume invece forme differenti, dalla pressione politica alla corruzione, fino all’influenza culturale, sociale ed economica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">«In Ucraina arriva con i droni e con i missili, nel resto del mondo e d’Europa arriva con forme di pressione, con forme di corruzione, con forme di spinta politica, culturale, sociale, economica», ha spiegato.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Si tratta, secondo il senatore dem, di un fenomeno che riguarda quotidianamente non soltanto l’Italia, ma anche gli altri principali Paesi europei.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">«Ogni giorno succede così in Italia, succede così in Germania, succede così in Francia, succede così in Inghilterra, dappertutto».</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Di fronte a questo scenario, Sensi ha invitato a evitare tanto le semplificazioni quanto le accuse di militarismo rivolte a chi richiama la necessità di rafforzare la sicurezza europea.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">«Proprio per questo, senza essere degli “scemi di guerra”, bisogna aprire gli occhi ed essere molto attenti e molto desti, perché la democrazia, la libertà, i nostri valori sono valori europei e vanno difesi», ha affermato.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Difendere tali principi, ha precisato, non significa sostenere una corsa indiscriminata agli armamenti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">«Difendere la democrazia e la libertà non vuol dire armarsi fino ai denti o cercare lucciole per lanterne, ma vuol dire semplicemente perseguire con costanza e con determinazione i valori che ci tengono tutti insieme».</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sensi ha rivolto critiche anche all’azione del governo italiano. A suo giudizio, anche a causa della presenza della Lega nella maggioranza, il sostegno all’Ucraina si sarebbe progressivamente indebolito.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">«Il sostegno all’Ucraina si è molto affievolito», ha denunciato il senatore.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Chi sostiene che la minaccia russa non esista, ha aggiunto, «è fuori dal mondo». Sensi ha quindi richiamato l’espressione “mondo al contrario”, associata al generale ed esponente politico Roberto Vannacci, per evidenziare quello che considera un rovesciamento della realtà.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">«È il mondo al contrario, perché noi che siamo pacifici siamo additati come guerrafondai», ha affermato.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per il senatore del Partito democratico, il sostegno all’Ucraina deve essere considerato parte integrante del progetto europeo e della difesa dei valori democratici.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">«Penso che il sostegno all’Ucraina sia parte integrante del progetto europeo, quindi dei valori di democrazia e di libertà che noi difendiamo, amiamo e viviamo quotidianamente», ha sottolineato.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In vista delle prossime elezioni politiche, Sensi ha auspicato una convergenza tra partiti e coalizioni su questo tema, a partire dal centrosinistra.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">«Auspicherei che alle prossime elezioni politiche ci fosse una specie di “patto di non belligeranza” tra i partiti e tra le coalizioni, e comunque all’interno della mia coalizione, per dire di togliere dal tavolo questo tema», ha dichiarato.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La posizione italiana nei confronti dell’Ucraina, secondo il senatore, non dovrebbe diventare oggetto di continue divisioni politiche.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">«È una cosa che riguarda tutti quanti noi, sulla quale noi dobbiamo prendere un impegno, punto».</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sensi ha quindi ribadito che il sostegno a Kiev rappresenta un elemento essenziale non soltanto per il sistema politico italiano nel suo complesso, ma anche per qualsiasi coalizione che aspiri a governare.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">«Il sostegno all’Ucraina è parte essenziale, vitale, esistenziale del sistema politico italiano, ma soprattutto di una coalizione che ambisce ad avere un ruolo e una responsabilità di governo», ha affermato.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La costruzione di una coalizione credibile, ha aggiunto, richiede certamente un’agenda economica e sociale condivisa, ma non può limitarsi esclusivamente alle questioni interne.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">«Penso che sia giusto e doveroso sottolineare le cose che ci uniscono nella costruzione di una coalizione, e quindi trovare un’agenda economica e sociale condivisa e credibile», ha spiegato.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">«Allo stesso tempo, però, non ci possiamo far bastare un’agenda interna e non ci possiamo far bastare soltanto un’agenda sulla quale avremmo dovuto cominciare a lavorare già da tempo».</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Le iniziative parlamentari assunte finora, secondo Sensi, hanno seguito un orientamento corretto, ma non possono essere considerate sufficienti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">«Le iniziative parlamentari sono andate nella direzione giusta, ma non sono sufficienti. Bisogna costruire un programma e, in quel programma, il sostegno all’Ucraina e l’idea che la difesa non sia il riarmo, ma sia la protezione dei valori che ci uniscono, secondo me è vitale, essenziale e fondamentale».</p>
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		<title>AEI: i piloti d&#8217;elicottero non possono mancare, i droni sono solo alleati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2026 13:32:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Norme, istanze, sfide dei piloti d'elicottero nell'intervista ad Alessio Costantini, Presidente AEI. Il settore fa i conti con l'innovazione.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Trasporto, volo sportivo, elisoccorso sanitario, operazioni antincendio. Sono solo alcune delle cose che può fare un elicottero. Non a caso questo mezzo viene impiegato in attività di interesse pubblico e privato, è richiesto da istituzioni e cittadini. Eppure, dietro il volo di un elicottero c&#8217;è un mondo. Spesso poco conosciuto. Per far sì che le eliche girino, servono tante risorse e requisiti che attengono sia ai mezzi che ai piloti. Gli sviluppi normativi possono aiutare o creare difficoltà, mentre i costi oggi sono il banco di prova in ottica futura. Di come sta il settore abbiamo parlato con <strong>Alessio Costantini</strong>, Presidente di AEI (Associazione Elicotteristica Italiana), ente all&#8217;interno di Confindustria, che rappresenta le istanze di produttori, addetti e piloti.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Dottor Costantini, uno degli allarmi principali sembra essere la disponibilità di personale.</strong></p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">«Assolutamente. Formare un pilota d&#8217;elicottero costa, solo nella fase iniziale, circa 100.000 euro. Sono costi sostenuti da chi vuole formarsi presso aziende specializzate. Poi i costi per l&#8217;aumento delle competenze dei piloti sono generalmente sostenuti dalle aziende, ma non dobbiamo sottovalutare appunto la barriera iniziale. Che non è solo economica ma ha a che fare con scelte di vita impegnative, vista la mobilità richiesta ad un pilota. Non abbiamo ancora statistiche precise, ma ci sembra molto chiaro che se non si fa qualcosa la disponibilità di piloti in futuro si ridurrà e questo è un problema anche per le attività di soccorso e sicurezza. Noi come AEI vogliamo fare la nostra parte ma dovrà farla anche il pubblico. Porremo la questione con decisione e siamo disposti a chiedere un piano di sovvenzioni che supporti la formazione».</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Soccorso e antincendio sono ovviamente vitali per la sicurezza, che impatto ha in questo la legislazione che spesso cambia?</strong></p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">«Gli aspetti normativi impattano certamente. Si tratta di un’attività ultra-regolata da un punto di vista tecnico, e questo è giusto perché l’obiettivo primario di tutti è la sicurezza delle operazioni. Tuttavia, si assiste a volte ad una sovraproduzione di norme che da un lato mettono in difficoltà le aziende, dall’altro producono costi. Occorre mirare ad un equilibrio tra norme e tutela della sicurezza, evitando una sovrabbondanza che è inutile e dannosa. Inoltre, c’è un tema di uniformità delle regole a livello dei vari stati membri. Per evitare gap competitivi tra imprese appartenenti a stati diversi, ci teniamo a far capire che le disposizioni operative si intrecciano sempre con esigenze tecniche molto complesse. Faccio un esempio: chiedere nei contratti un preciso tempo di volo, o contemplare un certo numero di ore in esubero che l&#8217;azienda erogatrice del servizio non prevede, apre a ragionamenti sui mezzi da usare e sul personale, consapevoli che fuori dall&#8217;Italia può esserci qualcuno in grado di rispettare quegli standard, ma la cosa più giusta è che sul piano europeo si trovi il modo di armonizzare, generando omogeneità nelle condizioni di esercizio e nella valutazione dell&#8217;idoneità psicofisica. Questo è un impegno che AEI vuole portare avanti con EASA, l&#8217;Agenzia europea per la sicurezza aerea ed ENAC. Detto questo, non vanno in effetti trascurati gli effetti di un eccesso normativo».</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Nel discorso sulle policy e sulla cooperazione pubblico-privato, influisce il tema della composizione della spesa pubblica&#8230;</strong></p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">«Sì. La distribuzione della spesa tra Stato e regioni, le decisioni sugli investimenti, i tagli e le prestazioni hanno una ricaduta anche sul lavoro elicotteristico. Spesso i tagli ai presidi ospedalieri sono sembrati più sostenibili proprio in virtù del fatto che un elicottero avrebbe potuto percorre la distanza necessaria a raggiungere l&#8217;ospedale accessibile nelle operazioni di soccorso. Possiamo farlo, ma ha un costo, è complesso, articolato e c&#8217;è bisogno di personale. Ecco perché le valutazioni sulla gestione economica devono sempre essere a tutto tondo».</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Quali sono i tavoli di settore utili a condividere certe questioni?</strong></p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">«Nel 2027 ospiteremo European Rotors che è l&#8217;esposizione europea più importante per il settore elicotteristico e sarà a Milano. Va detto che assieme alla parte espositiva, ci sono aree di formazione e confronto. Dedicheremo sicuramente un focus importante a tutti questi aspetti, molto sentiti da noi e dai nostri associati».</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1001" height="1024" src="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/07/Alessio-Costantini-AEI-2-1001x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-66150" srcset="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/07/Alessio-Costantini-AEI-2-1001x1024.jpeg 1001w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/07/Alessio-Costantini-AEI-2-293x300.jpeg 293w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/07/Alessio-Costantini-AEI-2-768x786.jpeg 768w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/07/Alessio-Costantini-AEI-2-1501x1536.jpeg 1501w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/07/Alessio-Costantini-AEI-2.jpeg 1876w" sizes="(max-width: 1001px) 100vw, 1001px" /><figcaption class="wp-element-caption">Alessio Costantini, Presidente AEI.</figcaption></figure>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Venendo invece al volo elicotteristico sportivo e per trasporto, ci sono novità normative e questioni principali?</strong></p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">«In merito al trasporto non abbiamo ancora una riforma organica e anche qui sarebbe giusto razionalizzare il piano regolatorio e le richieste di ambito tecnico. Lo dico perché in realtà il trasporto in elicottero ha potenzialità e potrebbe essere sfruttato meglio, ovviamente sempre se integrato con gli altri mezzi. Viaggiare in elicottero può essere infatti flessibile, si possono raggiungere punti difficili e si può beneficiare di varie superfici d&#8217;atterraggio, tra eliporti e altre superfici, grazie alle recenti liberalizzazioni. Allo stesso tempo, però, negli ultimi anni abbiamo riscontrato un incremento molto significativo dei costi, dalle parti di ricambio al fuel. Ciò a causa delle crisi internazionali. L&#8217;obiettivo sarebbe quindi trovare le chiavi per rendere il servizio più adatto alle più ampie fasce di consumatori, oltre chiaramente a supportare gli operatori».</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Qualcuno potrebbe dire: con i droni, abbiamo ancora bisogno di elicotteri?</strong></p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">«Un drone non può ancora e non potrà sostituire l&#8217;operatore umano nelle operazioni di soccorso e in caso di incendi; ma non siamo affatto ostili a questi nuovi velivoli, anzi vediamo grandi opportunità di sviluppo e di mercato, anche in complementarietà con gli elicotteri e gli elicotteristi. Pensiamo ad esempio alla individuazione di aree colpite da incendio oppure, fuori dalle emergenze, le attività di carico, di fertilizzazione dei campi, di ricognizione. Vogliamo valorizzare le potenzialità lavorando in Europa per minimizzare i rischi per la popolazione e l&#8217;inquinamento acustico».</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Concentriamoci infine proprio su chi gli elicotteri li guida. Sulle persone sotto la divisa.</strong></p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">«Stiamo negoziando il rinnovo del contratto collettivo nazionale piloti di ala rotante. C&#8217;è un aspetto retributivo per i piloti, connesso a necessità di flessibilità di gestione nelle basi dislocate su tutto il territorio nazionale, e all&#8217;obiettivo di un recupero di produttività. Si sta valutando con tutte le parti coinvolte se il recupero di produttività sia compatibile con le esigenze dei lavoratori e le normative vigenti».</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/aei-i-piloti-delicottero-non-possono-mancare-i-droni-sono-solo-alleati/">AEI: i piloti d&#8217;elicottero non possono mancare, i droni sono solo alleati</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<title>Governo, il giorno dopo il fuoco amico. Chi non vuole le preferenze, Meloni riflette</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2026 07:31:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il giorno dopo di un governo che ha dovuto constatare il fuoco amico. Sulla legge elettorale da approvare in vista delle elezioni del 2027. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il giorno dopo di un governo che ha dovuto constatare il fuoco amico. Sulla legge elettorale da approvare in vista delle elezioni 2027. L&#8217;emendamento riguardante l&#8217;introduzione delle preferenze (con i capilista bloccati) era a scrutinio segreto ed è stato bocciato con 188 contrari e 187 favorevoli. Subito è parso chiaro che ci fosse lo zampino della maggioranza stessa. Non solo ci si aspettava almeno 30 voti favorevoli in più, ma le perplessità hanno aleggiato su qualche assenza e soprattutto sulla compagine guidata da Antonio Tajani. Perché le voci in Transatlantico erano tutte su circa venti parlamentari di Forza Italia, contrari alle preferenze. E allora da cronaca parlamentare diventa triller, con storie di trame riservate e&#8230; gruppi whatsapp.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Al giorno d&#8217;oggi non ci si stupisce più se i parlamentari parlano sul web. Meno assurda sembra quindi l&#8217;indiscrezione secondo cui<strong> </strong>Giorgia Meloni in una call abbia minacciato di mandare tutti al voto se la maggioranza non fosse stata compatta sul dossier elettorale. Così non è stato. Con mani nei capelli, esclamazioni, e Lollobrigida che vuole fuori i nomi. Nella vicenda, però, <strong>non va trascurato il ruolo dei cosiddetti vannacciani</strong>. Forse psicologicamente già fuori dal governo. O dal parlamento.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Attualmente la premier e i suoi fedelissimi stanno riflettendo su quanto accaduto. Non ci sono già movimenti che facciano pensare a un voto anticipato. Ma chi è nelle stanze riferisce che di questo non si è potuto non parlare. Una sfida elettorale anticipata – magari a giugno prossimo, prima della scadenza della legislatura – forse farebbe gola all&#8217;opposizione, ma perché dovrebbe farla alla leader di Fratelli D&#8217;Italia? Nel caso, per ragioni tattiche. Andare alle urne prima permetterebbe di traghettare il parlamento proprio verso quella legge elettorale di cui c&#8217;è bisogno e pure verso altre riforme urgenti. Secondo il media internazionale <em>Politico</em>, sono proprio i progetti di riforma vacanti che potrebbero aver messo il governo in difficoltà davanti a Bruxelles gettando tensioni nella maggioranza stessa. Ma conosciamo le dinamiche di casa nostra e sappiamo quanto possano essere centrali le questioni relative al potere per il potere. O per meglio dire, la poltrona per la poltrona.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tra le tante, la pista femminista. Sembra buffo in questi termini, ma nelle riunioni della maggioranza alcune deputate hanno espresso il timore che le preferenze potessero svantaggiare le donne. E allora meglio un sistema che tuteli la rappresentanza politica femminile. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Tuttavia, il voto al cardiopalma di ieri può essere letto come un test, coraggiosissimo, scelto da Giorgia Meloni. Per vedere qual è realmente la tempra della sua squadra, quali gli equilibri reali in vista della prossima sfida elettorale. In tal caso, l&#8217;esito riscontrato sarebbe, come per il referendum, un altro boccone amaro da mandare giù senza rovesciare la scacchiera, ma preparandosi alla prova più importante, quella in cui la prima presidente donna cercherà la riconferma.  </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">«Io lavoro per gli italiani e non per il mio schieramento, lasciare questa legge significa riportare l’Italia a dieci anni fa, con maggioranze arcobaleno che rischiano di riportarci nel baratro», ha detto Meloni. A giudicare da queste parole le le preferenze sarebbero anzi un fattore di stabilità. Oppure la stabilità del nuovo emiciclo dipende da altri fattori tecnici oggetto del testo. Ad ogni modo, Meloni si trova di nuovo in un momento di solitudine. E ciò che conta adesso è il suo prossimo passo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Ricostruzione Ucraina, Forza Italia: «Il sistema Paese sia protagonista»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 13:37:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Forza Italia rilancia il ruolo del sistema Italia nella ricostruzione di Ucraina, Gaza e Siria. Sicurezza, imprese e cooperazione al centro.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La ricostruzione dei territori colpiti dai conflitti non può limitarsi al ripristino di edifici e infrastrutture, ma deve diventare uno strumento di politica estera, sicurezza e sviluppo. È questo il messaggio emerso dal convegno <em>«L&#8217;Italia che ricostruisce: il sistema italiano per Ucraina, Gaza e Siria»</em>, organizzato alla Camera dei deputati dal Dipartimento Esteri e Politiche europee di Forza Italia, in collaborazione con i dipartimenti Difesa, Attività produttive, Lavori pubblici e Cooperazione allo sviluppo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al centro dell&#8217;iniziativa il ruolo che il sistema Italia – istituzioni, imprese, università e terzo settore – può svolgere nei grandi processi di ricostruzione internazionale, con particolare attenzione a Ucraina, Striscia di Gaza e Siria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad aprire i lavori è stata la presidente dei senatori di Forza Italia, <strong>Stefania Craxi</strong>, che ha definito la ricostruzione un dovere per il nostro Paese, sottolineando come l&#8217;Italia disponga delle competenze necessarie e della capacità di mettere in rete soggetti pubblici e privati. Per Craxi la ricostruzione «supera la dimensione materiale»: non significa soltanto ripristinare edifici, infrastrutture e servizi, ma ricreare le condizioni che consentano alle comunità di vivere in sicurezza, nella legalità e con fiducia nelle istituzioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo la capogruppo azzurra, questo approccio contribuisce a ridurre instabilità, radicalizzazione e migrazioni forzate, trasformando la ricostruzione in una vera dimensione della politica estera. L&#8217;Italia, ha aggiunto, possiede tutte le caratteristiche per svolgere un ruolo autorevole grazie a un tessuto imprenditoriale composto da grandi gruppi e piccole e medie imprese capaci di operare anche in contesti complessi. «Nessun attore da solo può affrontare la complessità della ricostruzione post-bellica – ha affermato – e l&#8217;Italia può favorire la nascita di partenariati capaci di produrre risultati concreti, costruendo ponti dove oggi ci sono divisioni e rafforzando il proprio ruolo nel Mediterraneo e nello scenario internazionale, all&#8217;interno dell&#8217;Unione europea, dell&#8217;Alleanza Atlantica e del G7».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ministro degli Esteri e della Cooperazione internazionale <strong>Antonio Tajani</strong> ha ribadito che «la ricostruzione non è un business», ma riguarda il recupero del tessuto sociale, della dignità delle persone e della sicurezza. In questo quadro ha ricordato anche il ruolo dello sminamento, già avviato in Ucraina, proposto per Hormuz e destinato a interessare anche Gaza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tajani ha richiamato inoltre l&#8217;attenzione sulla crisi sudanese, definendola un&#8217;emergenza di cui si parla troppo poco, ricordando le iniziative <em>Food for Gaza</em> e <em>Italy for Sudan</em>, che hanno consentito di far arrivare consistenti aiuti umanitari alle popolazioni civili colpite dalla guerra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte della Striscia di Gaza, il ministro ha evidenziato i risultati dell&#8217;iniziativa <em>Food for Gaza</em>, realizzata coinvolgendo il Programma alimentare mondiale, Israele e l&#8217;Autorità nazionale palestinese. Una scelta che, ha spiegato, ha permesso di utilizzare tutti i corridoi di accesso alla Striscia. «Se ci fossimo rivolti all&#8217;Unrwa non avremmo ottenuto questo risultato», ha osservato, ricordando anche lo stanziamento annunciato dal Governo di 10 milioni di euro destinati al Fondo delle Nazioni Unite per Gaza per interventi di sicurezza alimentare e soluzioni abitative.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per quanto riguarda l&#8217;Ucraina, Tajani ha assicurato che l&#8217;Italia continuerà a essere «in prima fila», sia sul piano del sostegno militare sia, soprattutto, nella tutela della popolazione civile e nella ricostruzione delle reti energetiche, un impegno confermato anche nel vertice dei Volenterosi svoltosi ieri a Parigi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tema della sicurezza è stato al centro dell&#8217;intervento del sottosegretario alla Difesa <strong>Matteo Perego di Cremnago</strong>, responsabile del Dipartimento Difesa di Forza Italia. «Non c&#8217;è ricostruzione senza sicurezza», ha affermato, spiegando che la sicurezza riguarda non soltanto l&#8217;aspetto militare, ma anche la tutela delle persone, il funzionamento delle amministrazioni e il corretto utilizzo delle risorse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo Perego di Cremnago, tra Ucraina, Gaza e Siria il fabbisogno complessivo per la ricostruzione supera i mille miliardi di euro, pur in presenza di scenari profondamente differenti. In Ucraina, ha osservato, la ricostruzione procede mentre il Paese continua a difendersi e proprio ieri è stata annunciata la partecipazione di Kiev all&#8217;alleanza europea contro i missili balistici, insieme a un nuovo pacchetto di aiuti militari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parlando della Striscia di Gaza, il sottosegretario ha ringraziato le Forze armate italiane, citando in particolare la 46ª Brigata Aerea di Pisa che ha effettuato lanci di tonnellate di aiuti umanitari sulla popolazione civile. Un riconoscimento è stato rivolto anche all&#8217;Arma dei Carabinieri, impegnata nelle attività di <em>capacity building</em> a sostegno delle istituzioni nei Paesi interessati dalle crisi. Un modello che, secondo Perego, potrà essere determinante anche in Siria, Gaza e Libano, mentre in Siria la priorità sarà ricostruire la fiducia nelle istituzioni e accompagnare la nuova architettura istituzionale con investimenti adeguati. Il sottosegretario ha inoltre richiamato il contributo di grandi realtà industriali italiane come Leonardo e Fincantieri, simbolo della capacità del sistema produttivo nazionale di operare nei processi di ricostruzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sulla necessità di un&#8217;azione coordinata dell&#8217;intero sistema Paese si è soffermato anche <strong>Alessandro Cattaneo</strong>, responsabile dei Dipartimenti di Forza Italia, che ha indicato nel lavoro trasversale tra politica, imprese e stakeholder il metodo seguito dal partito sui grandi dossier internazionali. «Dialoghiamo con tutti gli stakeholder e con il mondo industriale – ha affermato – per rendere l&#8217;Italia protagonista dei processi di ricostruzione e trasformarli anche in un&#8217;occasione di sviluppo economico. Servono sicurezza, rilevanza geopolitica, know-how e imprese». Cattaneo ha quindi espresso apprezzamento per l&#8217;azione del Governo guidato da Giorgia Meloni e del ministro Tajani, sostenendo che ricostruire significa aiutare le democrazie a rialzarsi e difendere i valori fondamentali. Il riferimento finale è stato al Piano Marshall, esempio di come le infrastrutture possano creare legami profondi e duraturi tra i Paesi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A evidenziare il ruolo del tessuto produttivo italiano è stata infine l&#8217;amministratrice delegata di Simest, <strong>Regina Corradini </strong>D&#8217;Arienzo, secondo cui saranno soprattutto le piccole e medie imprese le protagoniste della ricostruzione. Richiamando i dati più recenti di maggio, ha ricordato come il comparto dei macchinari tecnologici e delle infrastrutture continui a trainare l&#8217;export italiano e rappresenti proprio il settore maggiormente richiesto nei futuri programmi di ricostruzione internazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Ddl caccia, testo in Commissione alla Camera, dialettica accesa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 09:19:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il disegno di legge sulla caccia divide la politica. Nuove norme su specie cacciabili, richiami vivi e tutela della fauna selvatica.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il disegno di legge sulla caccia continua a impegnare il Parlamento e ad alimentare un forte dibattito che va ben oltre gli schieramenti politici. Il provvedimento, attualmente all&#8217;esame della Commissione Agricoltura della Camera dopo il via libera del Senato, introduce una profonda revisione della legge quadro del 1992 sulla tutela della fauna selvatica. Tra le novità figurano l&#8217;ampliamento del numero di specie cacciabili, l&#8217;estensione delle aree e dei periodi consentiti per l&#8217;attività venatoria, l&#8217;utilizzo dei richiami vivi e una diversa definizione del ruolo del cacciatore, descritto come «bioregolatore».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le modifiche hanno però suscitato forti perplessità sia tra le associazioni ambientaliste sia all&#8217;interno della stessa maggioranza. Le critiche arrivano anche da Forza Italia e da Noi Moderati. <strong>Michela Brambilla,</strong> deputata del gruppo centrista, ha ribadito la propria contrarietà al testo, spiegando di non voler arretrare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le obiezioni riguardano anche il possibile contrasto con la normativa europea. La Commissione europea aveva già espresso dubbi lo scorso dicembre, inviando una lettera nella quale segnalava la possibile incompatibilità di alcune disposizioni con la direttiva Uccelli e con quella Habitat. Una parte di quelle osservazioni è stata recepita durante il passaggio al Senato: tra le modifiche introdotte figurano il divieto di utilizzare dispositivi per la visione notturna e interventi sull&#8217;elenco delle specie cacciabili,<strong> dal quale sono stati esclusi animali come lo stambecco e il camoscio</strong>. Resta invece la possibilità di utilizzare richiami vivi, anche se limitata a specie diverse dagli uccelli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La maggioranza punta comunque a un iter rapido. L&#8217;obiettivo è arrivare all&#8217;approvazione definitiva entro un anno dalle prossime elezioni presidenziali, anche se il calendario dei lavori potrebbe slittare a causa delle numerose audizioni ancora in programma. Il testo è infatti destinato a essere nuovamente modificato durante l&#8217;esame in Commissione..</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non mancano, al contrario, posizioni favorevoli. Federcaccia sostiene che la figura del cacciatore svolga già oggi un&#8217;importante funzione di gestione della fauna e considera la disciplina sui richiami pienamente conforme alle norme comunitarie. Anche Enalcaccia insiste sulla necessità di armonizzare i calendari venatori italiani con quelli in vigore nel resto d&#8217;Europa, giudicando la legislazione nazionale eccessivamente restrittiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo scontro resta acceso anche sul piano politico. Le opposizioni chiedono al Governo di riferire in Parlamento sugli sviluppi del confronto con Bruxelles, mentre la maggioranza difende la riforma, ritenendola un intervento necessario per aggiornare una normativa considerata ormai superata.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/ddl-caccia-testo-commissione-camera-dialettica-accesa/">Ddl caccia, testo in Commissione alla Camera, dialettica accesa</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<item>
		<title>E-Mobility, il nodo autostrade: solo il 50% della rete ha la ricarica elettrica</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/politica/mobilita-elettrica-autostrade-ricarica-italia-ritardo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 13:37:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre il Governo continua a intervenire sul costo dei carburanti, il dibattito sulla mobilità si sposta sempre più sulla capacità dell’Italia di costruire un’infrastruttura moderna....</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/mobilita-elettrica-autostrade-ricarica-italia-ritardo/">E-Mobility, il nodo autostrade: solo il 50% della rete ha la ricarica elettrica</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Mentre il Governo continua a intervenire sul costo dei carburanti, il dibattito sulla mobilità si sposta sempre più sulla capacità dell&#8217;Italia di costruire un&#8217;infrastruttura moderna. La sfida non riguarda soltanto la diffusione delle auto elettriche, ma la competitività del Paese, il valore strategico delle reti infrastrutturali, a partire delle autostrade, gli investimenti privati e la capacità di attrarre nuovi operatori. In Europa la rete di ricarica ad alta potenza cresce rapidamente, mentre l&#8217;Italia è chiamata ad accelerare per non perdere terreno e trasformare la transizione energetica in un&#8217;opportunità industriale.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La domanda è se il nostro Paese sia pronto a sostenere questa trasformazione e a coglierne tutte le opportunità economiche e industriali.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La rete di ricarica elettrica sulle autostrade italiane è il banco di prova su cui si misura la credibilità della transizione alla mobilità elettrica nel nostro Paese. È attorno a questo nodo che si è sviluppato il confronto nel talk politico Largo Chigi, il format di Urania News, dove sono intervenuti il deputato di Azione Fabrizio Benzoni, capogruppo in Commissione Attività produttive, Simone Saccani, country manager Italia di Fastned, e Vinicio Peluffo, vicepresidente nella stessa commissione.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il quadro che emerge dalla discussione è quello di un settore in ritardo strutturale. Solo il 50% della rete autostradale è oggi coperta da infrastrutture di ricarica, e solo una su cinque delle installazioni esistenti è stata realizzata con procedure competitive. Dal 2021 i concessionari hanno l&#8217;obbligo di legge di coprire la rete di competenza, ma nei fatti l&#8217;adeguamento è rimasto a metà strada. «In Italia è assolutamente insufficiente la messa a gara dei nodi autostradali per gli obiettivi di mobilità elettrica, troppo poche le stazioni coinvolte finora», ha denunciato Benzoni, che ha già presentato interrogazioni parlamentari al ministro sul tema, sollecitando anche l&#8217;introduzione di una maggiore concorrenza per abbassare i prezzi al consumatore – costi che, ha sottolineato, «cambiano anche da Comune a Comune».</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Il nodo normativo e il Pnrr</strong></p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per Benzoni il problema di fondo è la mancanza di un quadro normativo stabile e omogeneo: molti bandi del Pnrr sono andati deserti per via delle difficoltà normative e della carenza di risorse umane adeguate nelle amministrazioni. «Il Pnrr ci ha dato una visione chiara del sentiero da seguire, ma i soldi da soli non bastano se manca la capacità attuativa.» Una lettura condivisa, con accenti diversi, anche da Peluffo, che ha definito il Pnrr «un&#8217;occasione in gran parte sprecata» e ha puntato il dito su un&#8217;altra partita ferma: il disegno di legge di riforma del sistema della distribuzione carburanti, bloccato da un anno e mezzo. «I gestori delle aree di servizio si mettano al passo coi tempi», ha detto il deputato dem, aggiungendo che il governo è «titubante nel chiedere a questa categoria di compiere determinati sviluppi». Sul Piano nazionale integrato energia e clima, Peluffo ha giudicato le modifiche apportate dall&#8217;esecutivo «non abbastanza ambiziose».</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>La qualità prima dei numeri</strong></p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Dal punto di vista dell&#8217;operatore privato, Saccani ha spostato il focus dalla quantità alla qualità. L&#8217;Italia conta oggi circa 80mila infrastrutture di ricarica, una cifra che colloca il Paese in una fase di maturità rispetto ad altri mercati europei. «Ma oggi la questione non è tanto il numero, quanto la qualità e il posizionamento, con trasparenza nei prezzi», ha spiegato il manager di Fastned, che opera nel segmento della ricarica ultra-rapida con stazioni fino a 400 kW. È sulle autostrade, ha ribadito, che si gioca la fiducia dei consumatori: abbattere i disagi sui tragitti di lunga percorrenza è la condizione necessaria per normalizzare l&#8217;elettrico agli occhi di chi ancora lo percepisce come una scelta rischiosa.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">C&#8217;è poi una dimensione turistica spesso trascurata nel dibattito. L’anno scorso il 50% dei visitatori stranieri è arrivato in Italia in auto, soprattutto da Francia, Germania e Olanda, dove la mobilità elettrica è molto diffusa, con una quota di immatricolazioni anche superiore al 30%, mentre in Italia è pari al 6-8%. «Dobbiamo offrire a questi turisti ciò che per loro sarebbe naturale aspettarsi», ha ricordato Saccani. Le aree di servizio del futuro, ha aggiunto, dovranno diventare anche punti di ristoro capaci di trasformare la sosta in un&#8217;esperienza, non solo in un&#8217;attesa.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sul fronte ideologico, infine, il dibattito ha cercato una sintesi. Benzoni ha riconosciuto la condivisibilità degli obiettivi del Green Deal, criticandone però l&#8217;attuazione «troppo stringente e ideologica», ma ha tenuto a precisare che «anche l&#8217;ideologia opposta, quella anti-green, non è affatto utile». Peluffo ha difeso il Green Deal come strumento fondamentale, a condizione che sia accompagnato da una strategia nazionale con finanziamenti pubblici adeguati. Su un punto tutti e tre hanno convenuto: il ritardo dell&#8217;Italia rispetto all&#8217;Europa nella transizione alla mobilità elettrica è reale, e recuperarlo richiede decisioni chiare e tempi certi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/mobilita-elettrica-autostrade-ricarica-italia-ritardo/">E-Mobility, il nodo autostrade: solo il 50% della rete ha la ricarica elettrica</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<title>Vannacci replica a Meloni: «Chiede fiducia ma non accetta proposte»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 10:20:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Botta e risposta senza filtri. Roberto Vannacci non lascia passare l'attacco della presidente del Consiglio e ribatte colpo su colpo. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/vannacci-alleanza-meloni-proposte/">Vannacci replica a Meloni: «Chiede fiducia ma non accetta proposte»</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Botta e risposta senza filtri. Roberto Vannacci non lascia passare l&#8217;attacco della presidente del Consiglio e ribatte colpo su colpo. In un colloquio con l&#8217;AdnKronos, il generale rovescia l&#8217;accusa: Meloni «chiede fiducia, ma non accetta suggerimenti, proposte ed emendamenti da chi vuole solo riportare coerenza nel centrodestra».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il riferimento è alle parole pronunciate dalla premier in tv la sera precedente, quando aveva rimproverato a Futuro nazionale i ripetuti voti contrari alla fiducia in Aula. Vannacci risponde sullo stesso terreno: «Le alleanze si fanno in due. Non si può chiedere lealtà e poi ignorare chi pone questioni vere. Non si può pretendere il voto di fiducia a scatola chiusa, mentre ogni proposta seria viene respinta o trattata come un fastidio.»</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>«Chi vuole comandare da solo accusa gli altri di distruggere»</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il generale costruisce un parallelo netto tra chi cerca davvero un dialogo politico e chi invece pretende un&#8217;adesione incondizionata: «Chi vuole costruire ascolta e chi vuole comandare da solo accusa gli altri di distruggere.» Sulla contraddizione apparente tra aspirare a un&#8217;alleanza e aver votato più volte contro l&#8217;esecutivo, Vannacci ribalta i termini della questione: «Non siamo noi a dover dimostrare lealtà a voi, siete voi a dover dimostrare lealtà agli italiani.» E rivolgendosi direttamente a Meloni, suggerisce un canale più diretto rispetto agli scambi a distanza: «Se poi Meloni vuole parlare con me, conosce il mio numero di telefono&#8230; invece di continuare a fare illazioni per interposta persona.»</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le promesse mancate, secondo Vannacci</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sull&#8217;accusa di voler «solo distruggere», il leader di Futuro nazionale costruisce la propria difesa elencando gli impegni che, a suo giudizio, il governo non ha mantenuto: «Noi non vogliamo distruggere. Piuttosto ricordiamo bene. Ci ricordiamo il blocco navale, lo stop alle accise, le preferenze nella legge elettorale. E ci ricordiamo anche quel famoso &#8220;è finita la pacchia&#8221; rivolto all&#8217;Unione Europea.» Parole forti, promesse chiare, sintetizza Vannacci, ma «a fronte di quali risultati?». La sua lettura della nascita del proprio movimento ribalta quella della premier: Futuro nazionale non sarebbe nato per demolire la destra, ma «perché milioni di italiani non vogliono più una destra che promette battaglia e poi si adegua, che parla di sovranità e poi si prostra a Bruxelles».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;affondo sulla legge elettorale</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ultimo capitolo dello scontro riguarda la riforma elettorale, attualmente in discussione e su cui è atteso un vertice di maggioranza proprio in queste ore. Vannacci chiede a Meloni di tenere il punto sulle preferenze, terreno su cui Forza Italia e Lega frenano: «Presidente Meloni, se non vuole perdere completamente la faccia, almeno sulle preferenze nella legge elettorale dia un segnale», dando vita a «preferenze vere, senza posizioni bloccate, e parlamentari nominati». E rincara: «Tiri fuori gli attributi almeno su questo perché non costa un euro, non lo osteggiano le toghe rosse e non lo blocca la sua amica Frau von der Leyen.» Una richiesta che si chiude con una sfida diretta: Meloni «faccia vedere che almeno una cosa la riesce a portare a casa».</p>
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		<title>Bce: Cipollone, su euro digitale ci aspettiamo legislazione definita entro fine anno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 09:42:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Banca Centrale europea continua il suo percorso relativo alla creazione dell'euro digitale, ovvero una versione smaterializzata della moneta europea, da non identificare con i mezzi di pagamento elettronici già esistenti</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/bce-cipollone-su-euro-digitale-ci-aspettiamo-legislazione-definita-entro-fine-anno/">Bce: Cipollone, su euro digitale ci aspettiamo legislazione definita entro fine anno</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">La Banca Centrale europea continua il suo percorso relativo alla creazione dell&#8217;<strong>euro digitale</strong>, ovvero una versione smaterializzata della moneta europea, da non identificare con i mezzi di pagamento elettronici già esistenti (banche, carte, criptovalute). «Dal punto di vista tecnico noi siamo pronti e stiamo procedendo nella costruzione dell&#8217;infrastruttura». Lo ha detto, <strong>Piero Cipollone</strong>, membro del comitato esecutivo della Banca centrale europea, durante il Payments Summit 2026 del Sole 24 Ore. </p>



<p class="wp-block-paragraph">«Abbiamo bisogno di una legislazione per poter definire i dettagli e poter essere sicuri di emettere l&#8217;euro digitale», ha aggiunto Cipollone, sottolineando che il voto della settimana scorsa della Commissione Affari economici e monetari dell’Europarlamento (Econ) «è stato molto importante perché sancisce una posizione molto forte e chiara del Parlamento». L&#8217;Econ ha infatti approvato il&nbsp;&#8220;pacchetto moneta unica&#8221;, che comprende anche il regolamento dedicato all&#8217;euro digitale. Ora manca solo il passaggio nella plenaria del Parlamento europeo, dopodiché, potranno prendere avvio i negoziati con il Consiglio Ue e la Commissione europea per definire il testo finale del regolamento. «Ci aspettiamo che la legislazione possa essere definita entro la fine dell’anno», ha affermato Cipollone, ricordando che la timeline prevede l&#8217;avvio della prima fase pilota nel 2027 (ristretta) che verrà estesa nel 2028 per poi «partire con il lancio della Bce nel 2029».</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Ci aspettiamo che la legislazione possa essere definita entro la fine dell&#8217;anno&#8221;. Lo ha detto Piero Cipollone, membro del comitato esecutivo Bce al Payments Summit 2026 del Sole 24 Ore. Questo &#8211; spiega &#8211; &#8220;permetterà alla Bce di proseguire il proprio programma che prevede nel breve termine un fase pilota ristretta &#8220;che inizierà nel 2027. Dopodiché una fase pilota più estesa a metà del 2028, per partire con il lancio a metà del 2029. Questa è un po&#8217; la timeline&#8221;. &#8220;Dal punto di vista tecnico noi siamo pronti e stiamo procedendo nella costruzione dell&#8217;infrastruttura. Abbiamo bisogno di una legislazione per poter definire i dettagli e poter essere sicuri di emettere l&#8217;euro digitale», ha concluso Cipollone. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/bce-cipollone-su-euro-digitale-ci-aspettiamo-legislazione-definita-entro-fine-anno/">Bce: Cipollone, su euro digitale ci aspettiamo legislazione definita entro fine anno</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<title>Sanitari, petizione alla Camera per abolire il vincolo di esclusività</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 13:04:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p> Il presidente Catania deposita alla Camera una petizione per abolire il vincolo di esclusività dei professionisti sanitari del comparto.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Una petizione depositata alla Camera dei deputati, una norma che risale al 1991 e un principio che Diego Catania, presidente della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione, considera inaccettabile: il vincolo di esclusività che impedisce ai professionisti sanitari del comparto di esercitare attività libero-professionale fuori dall&#8217;orario di servizio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il bersaglio della petizione è doppio: l&#8217;articolo 4, comma 7, della legge 412 del 1991 e l&#8217;articolo 53 del decreto legislativo 165 del 2001. Due norme che, nel quadro attuale, non prevedono alcuna compensazione economica adeguata a fronte del divieto imposto, a differenza di quanto accade per altre professioni sanitarie che possono invece esercitare in regime privato. L&#8217;ultimo Decreto Milleproroghe ha sospeso temporaneamente il vincolo fino al 31 dicembre 2027, ma la sospensione non è sufficiente: l&#8217;attività libero-professionale resta subordinata all&#8217;autorizzazione del datore di lavoro, che viene concessa solo in casi rari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Vogliamo trasformare una deroga temporanea in una regola strutturale», afferma Catania. «Il vincolo di esclusività deriva da un impianto normativo anacronistico, che non tiene conto dell&#8217;evoluzione del sistema sanitario e contrasta con i principi costituzionali di tutela della salute e di libertà di iniziativa economica privata.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli argomenti portati a sostegno della richiesta toccano più piani. Sul piano dell&#8217;equità, la norma genera una disparità evidente rispetto ad altri professionisti sanitari che già possono operare in libera professione. Sul piano della qualità, Catania è diretto: «Superare definitivamente il vincolo di esclusività garantirebbe una effettiva equiparazione tra professionisti sanitari, con ricadute positive sia in termini di valorizzazione professionale, sia per la continuità delle prestazioni rese alle persone assistite, sia in termini economici. La possibilità di confrontarsi con diversi contesti lavorativi e organizzativi, acquisire nuove competenze cliniche e comunicative porterebbe un immediato beneficio al servizio pubblico, sostenendo la motivazione e il senso di responsabilità dei professionisti.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul piano dell&#8217;offerta, un&#8217;apertura strutturata alla libera professione aumenterebbe la disponibilità di prestazioni, contribuendo a ridurre le liste d&#8217;attesa senza indebolire il Servizio sanitario nazionale. «Al contrario – sottolinea Catania – rafforzandolo attraverso la piena valorizzazione del capitale umano che lo anima.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;appello ai decisori politici è diretto: «Chiediamo un intervento urgente per abolire definitivamente il vincolo di esclusività. Si tratta di un salto culturale richiesto dai tempi e dall&#8217;evoluzione delle competenze. Confido che il Parlamento possa ascoltare la voce dei tanti colleghi che appartengono alle professioni di comparto, affinché si arrivi presto a una riforma strutturale che riconosca il valore reale dei professionisti sanitari e contribuisca al miglioramento complessivo dei servizi offerti ai cittadini.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">La petizione è disponibile per la firma online sul sito della Camera dei deputati, accedendo con identità digitale all&#8217;indirizzo petizionionline.camera.it.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/salute/sanitari-petizione-alla-camera-per-abolire-il-vincolo-di-esclusivita/">Sanitari, petizione alla Camera per abolire il vincolo di esclusività</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<title>Trump-Meloni: alta tensione verso il vertice NATO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 12:36:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli esteri irrompono dopo il caso Trump-Meloni. L'opinione pubblica torna a interrogarsi sul rapporto tra Italia e Stati Uniti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/trump-meloni-alta-tensione-verso-il-vertice-nato/">Trump-Meloni: alta tensione verso il vertice NATO</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Gli esteri irrompono dopo il caso Trump-Meloni. L&#8217;opinione pubblica torna a interrogarsi sul rapporto tra Italia e Stati Uniti, che entra in una fase delicata, tra tensioni diplomatiche e tentativi di ricucitura. Dopo lo scontro tra la premier e il tycoon, i fari puntati verso il ruolo dell’Europa, fino al vertice NATO imminente. Il confronto guarda pone la riflessione sugli effetti politici e geopolitici ai fini degli equilibri transatlantici.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Se n&#8217;è parlato a <em>Largo Chigi</em>, il consueto format curato da The Watcher Post, in onda su Urania News.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ospiti in studio: <strong>Giampiero Gramaglia</strong> &#8211; Editorialista The Watcher Post; <strong>Andrew Spannaus</strong> &#8211; Analista politico americano; <strong>Domenico Giordano</strong> &#8211; Arcadia.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f5e3.png" alt="🗣" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Conduce <strong>Paolo Bozzacchi</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><em>La puntata integrale di Largo Chigi</em></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Trump - Meloni: ricucitura in corso" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/3RJJW-FtMGk?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/trump-meloni-alta-tensione-verso-il-vertice-nato/">Trump-Meloni: alta tensione verso il vertice NATO</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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