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	<title>Esteri - The Watcher Post</title>
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	<description>Testata giornalistica online di analisi politica ed economica</description>
	<lastBuildDate>Fri, 19 Jun 2026 14:21:00 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Iran: G7, i dubbi dei Grandi sull’intesa di Trump, oggi Ucraina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 07:25:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli interrogativi e i dubbi sulla reale portata e sui reali contenuti dell’accordo Usa – Iran, sulla volontà di Teheran di attenervisi e di Israele di lasciarlo andare in porto o affossarlo, caratterizzano le aperture dei media di tutto il mondo.</p>
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<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td>Gli interrogativi e i dubbi sulla reale portata e sui reali contenuti dell’accordo Usa – Iran, sulla volontà di Teheran di attenervisi e di Israele di lasciarlo andare in porto o affossarlo, caratterizzano le aperture dei media di tutto il mondo come pure le prime battute del Vertice del G7 a Evian in Francia, che è un test dello stato delle relazioni fra il presidente Usa Donald Trump e i suoi principali interlocutori di quello che era una volta l’Occidente.   Per la Cnn, i leader del G7 aspettano chiarezza sui contenuti dell’intesa, i cui termini esatti restano noti a pochi, fra affermazioni e valutazioni contraddittorie da Washington e Teheran, che cantano entrambe vittoria, mentre Israele e Hezbollah continuano a intrecciare attacchi nel sud del Libano e sul nord di Israele: “L’intesa fra Usa e Iran è il momento che Netanyahu temeva”, scrive la tv ‘all news’ liberal. <br><br>Quanto al G7, “gli insulti di recente fatti da Trump ai leader degli altri Paesi danno la misura di quanto difficili le relazioni fra i Grandi siano diventate”, al di là delle strette di mano e dei sorrisi ufficiali. Al vertice di Evian, oggi si parlerà soprattutto di Ucraina: dopo la telefonata d’auguri fattagli domenica dal presidente russo Vladimir Putin e durata quasi un’ora, Trump vedrà il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.   Sull’accordo con l’Iran, Axios rivela l’esistenza di frizioni nella stessa Amministrazione Usa, dove &#8211; titola, presentando come spesso fa la notizia come uno scoop &#8211; il direttore della Cia John Ratcliffe dubita delle sincerità delle intenzioni dell’Iran e “ha detto al presidente Trump e ad altre figure di punta della Casa Bianca che le prove raccolte dai suoi agenti sollevano seri dubbi sulla volontà dell’Iran di fare le concessioni sul nucleare che Washington vuole ottenere nell’intesa finale” che dovrebbe essere negoziata nei prossimi sessanta giorni, cioè, in pratica. entro fine agosto.  Che dubbi vi siano, lo testimoniano pure le dichiarazioni a Fox News del vice-presidente Usa JD Vance, con cui la tv ‘all new’ conservatrice apre. Sotto l’occhiello “parole chiare”, la Fox titola: “Vance esplicita la minaccia che pesa sull’Iran se l’intesa non va in porto”, una ripresa dei bombardamenti. <br><br>Del resto, in questa fase le forze Usa non lasceranno la Regione.   Questo è uno dei contenuti dell’accordo su cui si intrecciano illazioni spesso contraddittorie. Il Financial Times parla di un fondo da 300 miliardi di dollari per la ricostruzione dell’Iran –una sorta di danni di guerra -, della levata delle sanzioni e dello sblocco dei beni: tutte cose, però, da perfezionare nei prossimi sessanta giorni – e al momento smentite da Washington -, così come l’impegno dell’Iran a non dotarsi dell’atomica e a rinunciare all’uranio arricchito.   Gli interrogativi nel New York Times sono soprattutto economici: “La fine della guerra potenziale mette alla prova la promessa di Trump di una pronta ripresa dall’economia”, perché “i prezzi della benzina e di altri beni potrebbero mantenersi alti per mesi, andandosi ad aggiungere alle sfide politiche” cui la Casa Bianca deve fare fronte in vista delle elezioni di midterm del 3 novembre.   Le Monde spiega che ci vorrà del tempo perché l’inflazione cali e le catene d’approvvigionamento ritrovino ritmi ed equilibri. In Europa, l’effetto sarà una riduzione dello 0,4% della crescita del Pil, allo 0,8%   Negli Usa, c’è pure un fronte politico interno: il NYT nota che, in assenza di dettagli sui contenuti dell’accordo, i senatori repubblicani evitano di commentarlo in termini molto positivi. <br><br>Quanto al premier israeliano Benjamin Netanyahu, assicura che Israele manterrà le sue forze in Libano, così come a Gaza, nonostante l’intesa Usa – Iran: “La lotta non è finita”.   Il Washington Post titola: “Trump vanta vittoria sull’Iran, ma sul nucleare l’accordo non dice nulla. Il presidente promette che il petrolio tornerà a scorrere attraverso lo Stretto di Hormuz, anche se emissari Usa e iraniani non concordano sui termini dell’intesa” e Israele la contesta, mentre al G7 gli alleati di Washington “progettano un Mondo che si affida (e si fida) meno che in passato degli Usa”. <br><br>Infine il Wall Street Journal osserva che la fretta di Trump di annunciare l’intesa è stata fortemente condizionata dal suo desiderio di farla coincidere con il suo 80° compleanno celebrato domenica con un cruento torneo di arti marziali: nel giro di un week-end – constata il quotidiano economico – “Trump è passato dal minacciare l’Iran d’annichilimento a esaltare quello che ha definito ‘un grande accordo’ per finire la guerra”. Quanto a Israele, l’intesa crea “allarme”: “c’è chi la critica perché allenta la pressione su Teheran troppo presto e chi vi vede una conferma che la guerra sia stata un errore”.  </td></tr><tr><td></td></tr></tbody></table></figure>
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		<title>Energia, rotte e Mediterraneo: «Essere più indipendenti possibili in un mondo interdipendente». Parla l’Ambasciatore Talò</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Telesio di Toritto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 13:26:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dallo Stretto di Hormuz al progetto IMEC, la sfida non è uscire dall’interdipendenza ma costruire reti più resilienti. L’Ambasciatore Francesco Maria Talò riflette sul rapporto tra energia, sicurezza e commercio globale.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em><br><br>Per decenni il Mediterraneo è stato considerato soprattutto una frontiera geografica. Oggi sta tornando a essere una piattaforma strategica. Energia, merci, dati e nuove infrastrutture passano sempre più da questo spazio che collega Europa, Medio Oriente, Africa e Indo-Pacifico. È qui che si intrecciano alcune delle principali sfide della sicurezza economica contemporanea. E proprio da qui parte la riflessione dell’Ambasciatore Francesco Maria Talò, che a URANIA News, a margine del Festival dell’Energia di Lecce, ha delineato una visione in cui la libertà energetica coincide sempre meno con l’autosufficienza e sempre più con la capacità di costruire reti resilienti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per Talò il rapporto tra energia e libertà è oggi uno dei temi centrali della competizione geopolitica. «Energia è libertà», osserva, richiamando il titolo scelto per la quattordicesima edizione del Festival. Una formula che non riguarda soltanto la disponibilità di risorse, ma la capacità di un Paese di non essere condizionato da fattori esterni. L’energia significa sicurezza, produzione e possibilità di pianificare il proprio futuro. Significa soprattutto ridurre i margini di vulnerabilità in un mondo sempre più interconnesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo dimostra la vicenda dello Stretto di Hormuz: un esempio concreto di quanto le tensioni geopolitiche possano influenzare gli equilibri energetici globali. Secondo Talò, il punto non è immaginare un sistema completamente indipendente dagli altri, ma rafforzare la capacità di resistere agli shock. «Essere più indipendenti possibili in un mondo che inevitabilmente è interdipendente», afferma, spiegando che l’obiettivo deve essere quello di essere «meno condizionati, più liberi, acquisire sovranità» senza rinunciare alla collaborazione internazionale, a partire da quella europea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tema assume una rilevanza particolare per un Paese che occupa una posizione geografica centrale nel Mediterraneo ma che continua a dipendere in larga misura dall’estero per il proprio fabbisogno energetico. Per l’Ambasciatore questa apparente contraddizione rappresenta allo stesso tempo una criticità e una grande opportunità. La collocazione dell’Italia nel Mediterraneo può infatti trasformarsi in un vantaggio strategico se accompagnata dalla capacità di diversificare fornitori, infrastrutture e collegamenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È proprio la diversificazione la parola chiave che attraversa tutta la sua analisi. «Differenziare», dice Talò. Differenziare le fonti energetiche, differenziare gli interlocutori internazionali e differenziare le rotte commerciali. Più opzioni significa minore dipendenza da un singolo attore o da un singolo percorso logistico. Da qui l’attenzione alle energie rinnovabili, ma anche al nucleare, indicato come uno degli strumenti che possono contribuire a rafforzare la sicurezza energetica nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La questione delle rotte occupa un posto centrale anche nel progetto IMEC, l’India-Middle East-Europe Economic Corridor, di cui Talò è inviato speciale. Un’iniziativa che punta a rafforzare la connessione tra India, Medio Oriente ed Europa attraverso una rete integrata di infrastrutture. Per l’Ambasciatore, tuttavia, la definizione stessa di corridoio rischia di essere limitante. Più che un tracciato unico, IMEC dovrebbe svilupparsi come una rete, capace di offrire percorsi alternativi in caso di crisi o interruzioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ragionamento parte da una constatazione che aiuta a comprendere la portata della sfida: tra l’80% e il 90% del commercio internazionale avviene via mare. In questo scenario il Mediterraneo occupa una posizione unica. Pur rappresentando appena lo 0,8% delle acque del pianeta, attraverso questo mare transita circa il 20% del commercio mondiale. Un ruolo che deriva dalla sua funzione di collegamento tra Atlantico e Indo-Pacifico, area che Talò identifica come il principale motore dell’economia globale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da questa prospettiva l’Italia può assumere un ruolo che va oltre quello energetico. Può diventare un punto di connessione per merci, dati e infrastrutture. Talò indica nel sistema logistico e portuale italiano, da Genova a Trieste, uno degli asset attraverso cui rafforzare il collegamento tra Mediterraneo ed Europa centrale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le tensioni che attraversano il Medio Oriente rendono evidente la necessità di costruire infrastrutture capaci di offrire percorsi alternativi. È per questo che Talò preferisce parlare di rete piuttosto che di corridoio: se un collegamento si interrompe, deve esistere un’altra opzione. Una logica che vale per le merci, per l’energia e per i dati e che, secondo l’Ambasciatore, dovrebbe guidare le strategie di sicurezza economica dei prossimi anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Dobbiamo imparare a convivere col caos», osserva Talò. È probabilmente questa la sintesi dell’intera riflessione. In un sistema internazionale sempre più instabile, la sicurezza non coincide con l’isolamento ma con la capacità di costruire alternative. Più fonti, più rotte, più connessioni. In altre parole, più libertà di scelta.</p>
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		<title>Dalla tragedia di Utøya alle violenze di Belfast: la sfida della rete nera contro l’Europa aperta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianni Pittella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 13:32:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra poche settimane l’Europa ricorderà la strage di Utøya, una delle ferite più profonde inferte alla coscienza democratica del nostro continente. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Tra poche settimane l’Europa ricorderà la strage di Utøya, una delle ferite più profonde inferte alla coscienza democratica del nostro continente. Il 22 luglio 2011 un estremista di destra assassinò decine di giovani che partecipavano a un campo politico in Norvegia. Non colpì soltanto delle persone. Colpì un’idea di società: aperta, inclusiva, democratica, fondata sulla convivenza tra differenze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A distanza di quindici anni, quella minaccia non appartiene al passato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le immagini provenienti da Belfast, con quartieri attraversati da tensioni, aggressioni e manifestazioni di odio contro immigrati e minoranze, ci ricordano che il veleno della xenofobia continua a circolare nelle vene dell’Europa. Allo stesso modo, l’omicidio di Bakary Sako a Taranto ha riportato al centro dell’attenzione il tema del razzismo e della disumanizzazione dell’altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Naturalmente ogni episodio ha una propria storia, una propria dinamica e una propria responsabilità individuale. Sarebbe sbagliato sovrapporre situazioni diverse. Eppure esiste un elemento comune che non possiamo ignorare: la diffusione di una cultura dell’odio che individua nello straniero, nel diverso, nel migrante o nella minoranza il capro espiatorio delle paure e delle frustrazioni sociali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non sempre siamo di fronte a organizzazioni strutturate e gerarchiche. Più spesso assistiamo alla formazione di una galassia di gruppi, movimenti, comunità virtuali e propagandisti che condividono narrazioni, simboli e obiettivi. È ciò che molti studiosi definiscono una sorta di “internazionale nera”: una rete ideologica che attraversa confini nazionali, si alimenta sui social network e trova nella paura il proprio principale carburante.<br>E&#8217; ciò che il giornalista Luca Mariani ha definito la Rete Nera nel suo libro coraggioso .</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217; obiettivo delle Rete Nera non è soltanto colpire individui. È incrinare la fiducia reciproca che tiene insieme le società democratiche. È trasformare il pluralismo in conflitto permanente. È convincere i cittadini che la convivenza sia impossibile e che la chiusura identitaria rappresenti l’unica risposta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo senso la posta in gioco è enorme. Le società multietniche non sono un incidente della storia contemporanea: sono una realtà strutturale dell’Europa del XXI secolo. Le nostre città, le nostre scuole, i nostri luoghi di lavoro sono già spazi nei quali convivono persone provenienti da culture diverse. Pensare di tornare a un passato omogeneo e separato è un’illusione. La vera sfida consiste invece nel governare questa complessità, garantendo integrazione, sicurezza, diritti e doveri uguali per tutti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La risposta non può essere soltanto repressiva, pur essendo indispensabile contrastare con fermezza ogni forma di violenza politica e razzista. Occorre anche una battaglia culturale. L’odio si combatte con la conoscenza. Il pregiudizio si combatte con l’educazione. La radicalizzazione si combatte offrendo ai giovani strumenti critici e opportunità di partecipazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è poi una dimensione sociale che la politica democratica non deve sottovalutare. Dove crescono disuguaglianze, precarietà e senso di abbandono, i messaggi estremisti trovano terreno fertile. Per questo la lotta contro la rete nera passa anche attraverso politiche capaci di ridurre le fratture economiche e territoriali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le conseguenze elettorali di questi fenomeni possono essere significative. La paura è da sempre una potente leva politica. Se lasciata senza risposta, può alimentare il consenso verso forze che costruiscono la propria identità sulla contrapposizione tra “noi” e “loro”. Ma esiste anche un’altra possibilità: che la società democratica reagisca, riscoprendo il valore della solidarietà, della legalità e della convivenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Utøya ci insegna che la democrazia non è mai definitivamente acquisita. Va difesa ogni giorno. Non soltanto contro il terrorismo e la violenza, ma contro tutte le culture politiche che seminano odio, esclusione e disprezzo dell’altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Europa sarà tanto più forte quanto più saprà rimanere fedele alla propria promessa originaria: trasformare le differenze in ricchezza, i confini in ponti, la memoria delle tragedie del passato in una responsabilità verso il futuro.</p>
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		<title>Iran: attacchi e contrattacchi, guerre e pace su un tragico ottovolante</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/esteri/iran-attacchi-guerre-ottovolante/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 08:05:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Guerra e pace sul tragico ottovolante del Medio Oriente. La scorsa notte, Usa e Iran si sono scambiati attacchi, pesanti, ma circoscritti, dopo l’abbattimento di un elicottero americano ad opera di un drone iraniano al largo delle coste dell'Oman nello Stretto di Hormuz, che, da cento giorni e più, resta sostanzialmente chiuso alla navigazione.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Guerra e pace sul tragico ottovolante del Medio Oriente. La scorsa notte, Usa e Iran si sono scambiati attacchi, pesanti, ma circoscritti, dopo l’abbattimento di un elicottero americano ad opera di un drone iraniano al largo delle coste dell&#8217;Oman nello Stretto di Hormuz, che, da cento giorni e più, resta sostanzialmente chiuso alla navigazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cessate-il-fuoco fra i due Paesi, che ieri sembrava ristabilito, dopo un inttreccio di colpi lunedì, conferma tutta la sua fragilità, mentre i negoziati tra Washington e Teheran, mediati dal Pakistan e da altri Paesi, non trovano uno sbocco, nonostante le dichiarazioni d’ottimismo del presidente Usa Donald Trump.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La successione di eventi della giornata di ieri comincia con la notizia dell’abbattimento dell’Apache il cui equipaggio – due uomini, illesi – viene soccorso e salvato da un drone marino della US Navy: è una prima mondiale per un’operazione del genere. Ufficialmente, le cause della caduta dell&#8217;elicottero sono ancora oggettod&#8217;indagine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Trump, che ha appena detto che le trattative con l’Iran stanno andando molto bene e potrebbero concludersi in pochi giorni – è la sua 38° dichiarazione di questo tenore, secondo i calcoli della Cnn, dall’avvio della tregua due mesi or sono -, annuncia che ci saranno “necessariamente” ritorsioni. Che, infatti, scattano nella notte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli Stati Uniti colpiscono con proiettili di precisione obiettivi militari iraniani – lo comunica lo US Central Command, responsabile delle operazioni nell’area -: presi di mira, per diverse ore, siti radar e stazioni di controllo a terra. E poi dichiarano concluse le operazioni, giudicate “proporzionate” alla provocazione iraniana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Iran però risponde, attaccando obiettivi militari statunitensi nell’area, cioè basi in Bahrein, dove ha una base la V Flotta della US Navy -, Kuwait (il dato è controverso) e Giordania. Le fonti Usa dicono che i colpi vanno a vuoto o vengono intercettati; le fonti iraniane parlano di 21 basi colpite e di danni ingenti arrecati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’attacco statunitense – scrive Le Monde – viene fatto per salvaguardare la credibilità di Trump, di cui oggettivamente ci si stupisce che le dichiarazioni abbiano ancora impatto sui mercati. Nè pare più attendibile il suo vice JD Vance, che, nella stessa intervista, dice che le trattative potrebbero chiudersi presto e che ci potrebbero volere ancora mesi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un articolo a corredo delle cronache di guerra, la Cnn dà rilievo alle previsioni del Programma alimentare mondiale, un’agenzia dell’Onu che ha sede a Roma, secondo cui gli effetti del conflitto rischiano di ridurre alla fame milioni di persone nel Mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E, intanto, Israele continua le operazioni in Libano contro Hezbollah, altro elemento critico delle trattative tra Usa e Iran. La tv di Stato iraniana annuncia che i contro-attacchi israeliani di lunedì hanno ucciso due militari: è la prima volta che un&#8217;ammissione del genere viene fatta..</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il New York Times dà invece spazio a quello che giudica un brusco cambiamento di rotta di Trump sulla Cina, ora vista vome una potenza di pari livello: “Il miglioramento delle relazioni tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping, un leader che lui ammira, crea ansietà a Washington e attraverso l’Asia”, ovviamente in particolare a Taiwan. Valutazioni sviluppate dopo la visita in Cina di Trump il mese scorso, dove il magnate presidente è stato accolto con grandi manifestazioni d’onore esteriori e ben poche concessioni politiche o economiche.</p>
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		<title>Iran: dalla tregua alla guerra e ritorno nel giro di 24 ore</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/esteri/iran-tregua-ritorno-cessate-il-fuoco/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 07:27:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla tregua alla guerra e ritorno nel giro di 24 ore: il Medio Oriente, che ieri mattina pareva ripiombato nel conflitto aperto tra Iran e Israele, è già tornato ai suoi fragili cessate-il-fuoco.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Dalla tregua alla guerra e ritorno nel giro di 24 ore: il Medio Oriente, che ieri mattina pareva ripiombato nel conflitto aperto tra Iran e Israele, è già tornato ai suoi fragili cessate-il-fuoco. Merito dell’intervento calmieratore del presidente Usa Donald Trump sul premier israeliano Benjamin Netanyahu?, o Iran e Israele volevano solo ‘battere un colpo’, senza neppure farsi troppo male, proprio per dimostrare a Trump che non sono suoi zerbini? In merito, il giudizio dei principali media degli Stati Uniti è sospeso, mentre entrambe le parti assicurano di essere pronte a ricominciare a colpirsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E altri attori regionali, come gli Huthi dello Yemen, restano pronti a intervenire, come hanno appena fatto, o tengono il fiato sospeso, come i Paesi del Golfo esposti ai colpi iraniani. E, intanto, la navigazione nello Stretto di Hormuz resta di fatto bloccata e quella nel Mar Rosso è ora minacciata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul dato di fatto principale, non ci sono dubbi: dopo una fiammata d’escalation, Israele e Iran fermano i reciproci attacchi. Sul perché ciò sia avvenuto, le interpretazioni sono numerose e divergenti. Per il New York Times, Israele ha cessato i suoi attacchi perché Trump ha convinto Netanyahu, nel corso di una telefonata meno tempestosa di quella della scorsa settimana, che un accorso sul nucleare con Teheran è imminente, avvertendolo, nel contempo, che questa volta rischia di ritrovarsi da solo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo il quotidiano, Trump pretende di essere lui a dare le carte e a prendere le decisioni, ma continua a urtare contro i limiti della sua azione in Medio Oriente e affronta le stesse difficoltà con cui si erano confrontati i suoi predecessori e che lui s’era impegnato in campagna elettorale ad evitare. “Il presidente – scrive il NYT &#8211; insiste di non avere violato il suo impegno ad evitare ‘guerre senza fine’, ma il conflitto con l’Iran, che lui definiva a marzo ‘un breve intermezzo’, dura ormai da cento giorni”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Cnn ha contato quante volte Trump ha detto che l’intesa con l’Iran è imminente, senza che poi nulla di concreto avvenisse: 37. “Sono passati più di due mesi da quando il presidente annunciò una tregua con l’Iran, dicendo che le parti erano vicine a un accordo… Il 7 aprile Trump scrisse che ‘ci volevano due settimane perché l’intesa fosse conclusa e attuata’, aggiungendo che era ‘un onore portare a soluzione un problema di così lunga durata’…”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma l’accordo ancora non c’è. Anzi, secondo il Wall Street Journal, l’Iran, invece di essere finito in ginocchio, “ha aumentato le proprie aggressive ambizioni regionali”, con “una inclinazione al rischio che non aveva prima della guerra”, come emerge dall’attacco a Israele la notte tra domenica e lunedì. Quanto al Libano, “è sull’orlo dell’abisso di una nuova guerra civile”, perché l’impegno preso dal governo di Beirut con Israele di disarmare Hezbollah e smantellare la milizia filo-iraniana “riaccende le tensioni” settarie, etniche e religiose nel composito Paese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Trump, però, non deflette dalla sua posizione (o non capisce la situazione). Uscendo, ieri sera, dal Madison Square Garden di New York, dove ha assistito al terzo match della finale Nba tra Knicks e Spurs di San Antonio ed è stata sonoramente fischiato, il magnate presidente ha ancora detto: i negoziati per un accordo con l’Iran sono “nelle fasi finali”, l’intesa sarà “ottima” e arriverà “entro due o tre giorni”. Prima o poi sarà vero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Washington Post dà una doppia lettura intrigante degli eventi più recenti, dal punto di vista israeliano: “La presa che Trump mantiene sui repubblicani lascia a Netanyahu meno spazio di manovra del solito”, perché il premier è sempre stato abituato a giocare sulle divisioni politiche all’interno dei repubblicani e dei democratici, quale che fosse l’Amministrazione Usa. Invece, “la dominazione di Trump sul suo partito aumenta il peso del presidente sulle mosse di Israele” nei prossimi mesi, di qui alle prossime elezioni politiche israeliane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E ciò mentre buona parte dell’opinione pubblica israeliana s’aspetta che il premier opponga resistenza alle pressioni statunitensi e prosegua la guerra a Hezbollah in Libano, eliminando una minaccia percepita da chi vive nel nord di Israele da oltre 40 anni.</p>
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		<title>Trump messo sotto su Iran e Ucraina, l’insofferenza del Congresso cresce</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 15:51:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Iran e Ucraina mettono Trump in difficoltà. Al Congresso aumentano le defezioni repubblicane e si rafforza il sostegno bipartisan a Kiev.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Lo stallo del conflitto con l’Iran, dove sono bloccati sia il fronte bellico che quello negoziale, e l’inefficacia dei cessate-il-fuoco in Libano, dove Israele e Hezbollah continuano a farsi la guerra, distraggono, negli Stati Uniti, l’attenzione dalla politica internazionale e riportano in primo piano temi di politica interna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il New York Times constata che il cessate-il-fuoco in Libano, concordato mercoledì a Washington tra Israele e Libano, con la mediazione degli Stati Uniti, non mostra segni di tenere: l’intesa si basa sul presupposto che gli hezbollah sospendano in primo luogo i loro attacchi contro le forze d’occupazione israeliane e il territorio israeliano. Ma i leader della milizia sciita appoggiata dall’Iran respingono questa pre-condizioni e Israele, dunque, continua la sua offensiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di questa situazione, fanno le spese i soldati dell’Unifil, la forza d’interposizione dell’Onu di stanza sul confine tra Israele e Libano: colpi di mortaio caduti sulla base di Marjayoun, nel sud del Libano, hanno ucciso un sergente serbo e ferito due soldati. Sono una decina i caduti dell’Unifil dall’inizio del conflitto, vittime di tiri israeliani o, come sembra in questo caso, degli hezbollah.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le Monde intravvede il rischio che, tra Usa e Iran, s’installi una sorta di guerra a bassa intensità, fatta di sporadici attacchi dall’una e dall’altra parte: una tregua duratura, ma fragile, e negoziati sfibranti e inconcludenti, che non portano a una ripresa della navigazione nello Stretto di Hormuz e alla levata del blocco navale ai porti iraniani, rendendo quasi cronica la crisi energetica planetaria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A Washington, ieri, c’è stato un altro voto della Camera anti – Trump, dopo quello di mercoledì che chiedeva la fine della guerra all’Iran e il ritiro dei militari statunitensi dall’area bellica. Questa volta la Camera ha approvato una legge che dà oltre 8 miliardi di dollari di assistenza per la sicurezza all’Ucraina, ignorando le obiezioni della Casa Bianca e dei leader repubblicani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sull’Iran i transfughi repubblicani erano stati quattro. Sull’Ucraina sono stati sei in fase procedurale e addirittura 18 in fase decisionale. Si tratta del pacchetto d’aiuti all’Ucraina più robusto discusso dal Congresso da oltre un anno: l’esito del voto segnala il persistere d’un sostegno bipartisan a Kiev nel quinto anno dell’invasione russa, nonostante la freddezza dell’Amministrazione Trump.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perdurando l’inazione della diplomazia statunitense, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha ieri proposto negoziati diretti al presidente russo Vladimir Putin, che non ha risposto ‘picche’. Nel groviglio di conflitti e trattative, una mano a Trump in difficoltà fra promesse non mantenuto e minacce a vuoto potrebbe, per assurdo, venire dalla guida suprema iraniana Mojtaba Khameney, che, giovedì, ha diffuso una dichiarazione apparentemente tracotante, parlando di “colpo decisivo” inflitto “al nemico malvagio”, che potrebbe però preparare il terreno per un’intesa di pace, avendo dichiarato vittoria all’opinione pubblica interna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte interno, per il presidente Trump sembra invece essersi aperta una fase pericolosa, adesso che la stagione delle plenarie è quasi conclusa: i deputati e i senatori repubblicani critici di Trump che sono stati ‘fatti fuori’ non hanno più remore e sono magari mossi anche uno spirito di rivalsa; e quelli che sono rimasti al coperto &#8211; e si sono garantiti la conferma sulla scheda &#8211; ora devono pensare a essere rieletti il 3 novembre ed escono allo scoperto per ottenere i suffragi dei moderati, non bastando loro quelli dei ‘trumpiani’.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma ci sono anche segnali di segno opposto: il Senato ha ieri bocciato una proposta che affossava definitivamente l’idea di un fondo da 1,8 miliardi di dollari di soldi dell’erario, cioè dei cittadini, per indennizzare parenti, amici ed alleati del presidente Trump che sarebbero stati ingiustamente presi di mira dalla giustizia durante l’Amministrazione Biden. Il Dipartimento della Giustizia sembrava avere già accantonato l’idea del fondo, ma Trump non vi ha rinunciato del tutto; e, anche per motivi tattici, i repubblicani non lo ‘killano’, pensando magari di farne strumento di scambio.</p>
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		<title>Iran: Camera Usa ordina stop alla guerra, accordo Israele- Libano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 08:25:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Camera di Washington ha approvato una risoluzione che ordina di non condurre più attacchi contro l’Iran e di ritirare le truppe statunitensi dal teatro di guerra</p>
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<p class="wp-block-paragraph">La Camera di Washington ha approvato una risoluzione che ordina di non condurre più attacchi contro l’Iran e di ritirare le truppe statunitensi dal teatro di guerra: il voto, intervenuto ieri sera, nella nostra notte, è uno smacco politico per il presidente Usa Donald Trump, che avviò il conflitto il 28 febbraio. La risoluzione, adottata con 215 voti a favore e 208 contrari – quattro deputati repubblicani hanno votato con l’opposizione democratica compatta -, è però destinata a rimanere sostanzialmente simbolica, poiché – secondo l’interpretazione prevalente &#8211; il presidente può mettere il veto al provvedimento, anche se questo passasse al Senato, dove la maggioranza repubblicana è più netta che alla Camera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il che non vieta ai membri democratici della Commissione Esteri della Camera di postare su X: “E’ un messaggio forte e inequivocabile a Trump, a nome del popolo americano: è il momento di porre fine alla sua guerra in Iran, profondamente impopolare e illegale&#8221;. Una risoluzione analoga ha già superato una fase procedurale cruciale al Senato a fine maggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il voto della Camera è l’apertura dei maggiori quotidiani Usa questa mattina. L’Ap lo presenta così: “La Camera approva una misura che ordina al presidente di ritirare le truppe dall’Iran o di ottenere l’approvazione del Congresso per continuare la guerra. Quattro repubblicani si uniscono a tutti i democratici per approvare la risoluzione”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il New York Times parla di uno smacco per il presidente, anche se mette in dubbio che il Congresso possa imporgli il ritiro delle truppe, fa un profilo dei repubblicani ‘transfughi’ e scrive in un’analisi: “I repubblicani cominciano a testare i limiti del potere di Trump usando a loro volta il loro potere. Lo stile di governo del presidente unilaterale e vendicativo comincia a sbattere contro un muro sia alla Camera che al Senato”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro titolo conferma questa tesi, perché la Camera ha approvato nuove sanzioni alla Russia e nuovi aiuti all’Ucraina, provvedimenti che non vanno nel senso dei desiderata della Casa Bianca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Washington Post segnala in apertura la “crescente impazienza” del Congresso “per una guerra che non ha autorizzato”. Il Wall Street Journal osserva che gli sforzi per fare cessare la guerra arrivano quando il conflitto s’è ormai trasformato da una campagna di bombardamenti in una fragile tregua, rotta da quelle che il segretario di Stato Marco Rubio definisce “schermaglie”, cioè i reciproci attacchi incrociati condotti nei giorni scorsi da Usa e Iran.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo il quotidiano economico, Trump avrebbe confidato a suoi collaboratori che non intende riprendere gli attacchi massicci sull’Iran a meno che, nelle scaramucce in atto, non restino uccisi soldati americani. Ieri, un’azione iraniana contro l’aeroporto di Kuwait City ha fatto vittime e danni e ha provocato una temporanea sospensione delle attività aeroportuali..</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il magnate presidente, i negoziati con Teheran vanno bene, un accordo potrebbe essere trovato già nel fine settimana – ma le indicazioni temporali di Trump vanno sempre prese con beneficio d’inventario – e l’Iran ha rinunciato a dotarsi dell’arma nucleare. Tutte affermazioni smorzate o smentite da fonti iraniane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sicuro, invece, che Israele e Libano abbiano ieri raggiunto un’intesa a Washington per rendere effettivo il cessate-il-fuoco fra i due Paesi, fatto salvo il diritto di Israele di agire, se attaccato, contro la milizia sciita filo-iraniana Hezbollah. La portata e l’efficacia della nuova tregua, cui Cnn e Axios danno molta enfasi, restano aleatorie e andranno verificate sul terreno: il conflitto in Libano ha finora costituito un ostacolo nelle trattative tra Usa e Iran.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, sul fronte interno dell’Amministrazione Trump, Todd Blanche sta per essere nominato segretario alla Giustizia: Blanche, un ex avvocato personale del magnate presidente, svolgeva l’incarico ‘ad interim’ dopo le dimissioni di Pam Bondi, anch’essa un’avvocata di Trump, dimessasi ad aprile.</p>
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		<title>Iran: guerra mai così intensa da mesi, negoziati in stallo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2026 08:33:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Scontri tra Iran e Stati Uniti nel Golfo Persico, negoziati in stallo e nuove tensioni in Medio Oriente mentre cresce l’incertezza sul fronte diplomatico.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Quella di martedì è stata la giornata di combattimenti più intensi nel Golfo Persico da settimane, anzi da mesi, in qua, mentre i negoziati di pace tra Usa e Iran sono in stallo, appesi a un filo. Si combatte anche nel Sud del Libano: Israele ha per il momento evitato di bombardare di nuovo Beirut, come chiestoli dagli Usa, ma l’esercito israeliano e i miliziani di Hezbollah continuano a scambiarsi colpi: le vittime sono decine quasi ogni giorno, praticamente tutte libanesi, anche donne e bambini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è stata l’ennesima notte di fuoco e di morte anche in Ucraina, con attacchi russi con missili e droni. Pure Kiev ha raggiunto con i suoi droni obiettivi russi, fino nei pressi di San Pietroburgo, facendo vittime civili quando un ordigno ha colpito un pullman. Sul fronte ucraino, non vi sono negoziati di sorta. Il Cremlino ironizza: “La guerra finirebbe subito, se l’Ucraina si ritirasse dai territori che sono nostri”, con un riferimento al Donbass, invaso ma non ancora del tutto occupato dopo oltre 50 mesi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo quanto riferito dal Central Command degli Stati Uniti, che ha sede a Tampa in Florida e che è responsabile di tutte le operazioni in Medio Oriente, missili e droni iraniani sono stati ieri sparati contro obiettivi americani nel Bahrein e nel Kuwait, ma non sono andati a segno – alcuni tiri sono andati a vuoto, altri ordigni sono stati intercettati -.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A loro volta, le forze statunitensi hanno attaccato obiettivi militari sull’isola di Qeshm, nello Stretto di Hornuz, e una petroliera, che cercava di forzare il blocco navale della US Navy ai porti iraniani. Il New York Times evidenzia come le fonti militari Usa definiscano “aggressive” le azioni iraniane e “difensive” le loro, che sarebbero state condotte per prevenire attacchi contro obiettivi americani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Analoghi molti titoli sui media Usa, questa mattina. Il Wall Street Journal: “Usa e Iran scambiano fuoco pesante nel Golfo, mettendo alla prova il fragile cessate il fuoco… I combattimenti sono i più intensi da mesi e si verificano mentre la diplomazia è in panne”. Axios: “Nuovi scontri fra Usa e Iran, mentre i negoziati di pace sono in stallo”. La Cnn; “l’Iran prende di mira Kuwait e Bahrein e gli Stati Uniti conducono nuovi raid in quello che è un test estremo della tenuta dei colloqui di pace che restano in bilico”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fronte trattative, quelle tra Israele e Libano, in corso a Washington, dovrebbero proseguire oggi, dopo il round di ieri. Quelle tra Usa e Iran, di cui ieri Teheran aveva annunciato la sospensione, sembrano invece proseguire. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu non enfatizza lo scontro telefonico avvenuto lunedì con il presidente Usa Donald Trump e dice che le operazioni militari israeliane in Libano continuano come previsto, senza investire Beirut.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma l’attenzione dei più importanti media Usa questa mattina è calamitata dall’ondata di primarie che si sono svolte ieri in numerosi Stati, in vista delle elezioni di midterm del 3 novembre, e i cui risultati, specie quelli della California non sono ancora definitivi. Però, c’è già qualche sorpresa. Nella corsa a governatore della California – l’uscente, Gavin Newsom, non può ricandidarsi ed è ormai proiettato sulla corsa alla nomination democratica per Usa 2028 -, i repubblicani vanno meglio del previsto – va detto che il particolare meccanismo di voto nello Stato rende i dati difficili da interpretare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nello Iowa, invece – evidenza il Washington Post –, il candidato governatore repubblicano sostenuto da Trump, il deputato Randy Feenstra, uno che si autodefinisce “Maga all the way”, è stato battuto da un ‘farmer’, Zach Lahn, sostenuto dai conservatori moderati critici del ‘trumpismo’.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sempre sui fronti della politica interna, la Corte Suprema ha ieri autorizzato l’Alabama ad adottare una nuova contestata mappa elettorale, che ridisegna i collegi dello Stato, così che solo uno su sette sia a maggioranza nera –e, in pratica, consegnandone sei ai repubblicani -. E’ l’ormai ennesimo caso di ridefinizione dei collegi in Stati a guida repubblicana – Texas e Louisiana i maggiori esempi -, per cercare di arginare con questo artificio l’emorragia di voti temuta a novembre. I democratici rispondono con operazioni analoghe negli Stati da loro controllati – in California, in particolare -.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è poi la conferma della decisione del Dipartimento della Giustizia di lasciare cadere l’accordo con l’Agenzia dell’Entrate che prevedeva la creazione di un fondo di 1,8 miliardi di dollari di soldi dei contribuenti, per compensare parenti, amici e alleati del magnate presidente che avessero subito presunti torti giudiziari sotto l’Amministrazione Biden. La creazione del fondo era contestata anche dai repubblicani. Resta, però, valida l’esenzione di Trump e della sua famiglia da futuri contenziosi fiscali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo quadro, suscita allarme, anche negli ambienti dell’intelligenze, la decisione del Pentagono di assumere come esperto anti-terrorismo uno dei facinorosi del 6 gennaio 2021, condannato e poi graziato da Trump, Elisa Irizarry, che aveva 19 anni all’epoca dei fatti.</p>
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		<title>Trump dà del matto a Netanyahu e torna a bombardare per legittima difesa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2026 16:11:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una telefonata a dir poco tempestosa tra il presidente Usa Donald Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Una telefonata a dir poco tempestosa tra il presidente Usa Donald Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu è stata ieri il momento saliente della ‘diplomazia di pace’ – se vogliamo chiamarla cosi – nella guerra all’Iran, in una giornata che, sul fronte bellico, ha visto nuovi attacchi degli Stati uniti contro obiettivi iraniani ‘per legittima difesa”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo che Israele aveva intensificato i combattimenti contro Hezbollah in Libano, occupando ulteriori porzioni del territorio libanese, fino al castello di Beaufort, e dopo che Washington aveva di nuovo colpito obiettivi iraniani, Teheran ha risposto attaccando a sua volta obiettivi statunitensi in Kuwait e facendo un passo indietro nelle trattative con gli Usa mediate da Pakistan e altri Paesi.<br><br>Il sito Axios, ampiamente ripreso anche dai media israeliani, riferisce che Trump, nella telefonata con Netanyahu, è ‘andato su di giri’, dicendo cose tipo “Tu sei tutto matto”: e, ancora, “Ti sto salvando la pelle&#8230; Se non fosse per me, tu saresti già in prigione&#8230; Adesso tutti ti odiano e tutti odiano Israele&#8230;”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per la tv ‘all news’ conservatrice Fox News, la conversazione tra Trump e Netanyahu ha segnato “un importante distanziamento” tra Usa e Israele. Del resto, dissapori fra i due alleati erano emersi chiaramente negli ultimi giorni: Trump e Netanyahu, uniti nel fare la guerra all&#8217;Iran a due riprese, nel giugno 2025, la &#8216;guerra dei 12 giorni&#8217;, e dal 28 febbraio ad oggi, hanno ora priorità divergenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Trump ha l’urgenza, anche se la nega, di chiudere il conflitto, che gli sta costando popolarità e rischia di fare perdere ai repubblicani le elezioni di midterm del 3 novembre. Netanyahu, invece, vuole (e forse deve) tenere aperta la guerra non avendo raggiunto nessuno degli obiettivi prefissati e nella convinzione che la tensione del conflitto gli giova nella prospettiva di un voto in autunno – senza contare le pressioni nella coalizione di governo dei partiti ultra-religiosi d’estrema destra -.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Trump avrebbe anche parlato con gli Hezbollah, chiedendo loro di sospendere i lanci di razzi verso Israele. Ma non è chiaro che sia stato, in questo caso, l’interlocutore del presidente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il litigio telefonico tra Trump e Netanyahu fa passare in secondo piano l’annuncio di Teheran, anch’esso largamente strumentale, della sospensione dei negoziati con gli Usa e dell’intensione d’attuare “una chiusura totale dello Stretto di Hormuz”, accusando Israele di “crimini continui” commessi in Libano – dove si contano decine di vittime ogni giorno, tra cui donne e bambini &#8211; e avvertendo che ogni violazione del cessate-il-fuoco su qualsiasi fronte annulla la tregua.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà, la navigazione nello Stretto di Hormuz, la cui ripresa dovrebbe essere il risultato più tangibile di un’intesa fra Usa e Iran, non è del tutto bloccata: secondo Teheran, decine di petroliere e mercantili sono transitati nei giorni scorsi con il consenso iraniano.<br><br>Il Wall Street Journal segnala un altro sviluppo diplomatico del conflitto iraniano, che riguarda l’Oman. Secondo il quotidiano economico, l’Amministrazione Trump sta premendo sull’Oman, neutrale nella guerra, perché faccia una scelta di campo e rompa i rapporti con l’Iran, mentre Teheran fa balenare la possibilità di condividere con l’Oman un pedaggio sul transito nello Stretto. Nell’analisi del WSJ, l’Oman, che ha fin qui “camminato sul filo” tra Washington e Teheran, sta “perdendo terreno” come Paese in cui entrambi i contendenti hanno fiducia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti questi sviluppi hanno posposto la reazione iraniana all’ultima revisione della bozza d’accordo trasmessa ai mediatori dall’Amministrazione Trump, che comporta formule di linguaggio più rigide sia sulla riapertura dello Stretto di Hormuz che sull’impegno di Teheran a non dotarsi dell’atomica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br>La stampa statunitense, questa mattina, dà molto rilievo a un passo indietro del magnate presidente sul fronte interno: New York Times e Washington Post dedicano i titoli d’apertura al fatto che l’Amministrazione Trump starebbe abbandonando l’idea d’un fondo da 1,8 miliardi di dollari creato con i soldi dei contribuenti e destinato a indennizzare familiari, amici e alleati del presidente che sarebbero stati vittime di un uso della giustizia come arma da parte dell’Amministrazione Biden.Il Dipartimento della Giustizia ha infatti comunicato che intende rispettare l’ordine di un giudice che ha temporaneamente bloccato il fondo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/esteri/trump-da-del-matto-a-netanyahu-e-torna-a-bombardare-per-legittima-difesa/">Trump dà del matto a Netanyahu e torna a bombardare per legittima difesa</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<title>PSG di nuovo campione. Una vittoria anche politica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2026 10:23:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.thewatcherpost.it/?p=64202</guid>

					<description><![CDATA[<p>Cosa c’è dietro la vittoria della Champion’s League da parte del PSG. Un modello che racconta una storia finanziariamente virtuosa.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il Paris Saint-Germain (PSG) ha&nbsp;vinto&nbsp;il 30&nbsp;maggio&nbsp;2026 la sua seconda UEFA Champions League&nbsp;consecutiva,&nbsp;superando&nbsp;l’Arsenal ai&nbsp;calci&nbsp;di&nbsp;rigore. Il club&nbsp;pariginorealizza&nbsp;così&nbsp;un&nbsp;vero&nbsp;e proprio&nbsp;«back-to-back»,&nbsp;ovverodue&nbsp;titoli&nbsp;europei&nbsp;conquistati&nbsp;consecutivamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricevuti&nbsp;il giorno&nbsp;successivo&nbsp;all’Eliseo&nbsp;dal&nbsp;Presidentedella&nbsp;Repubblica&nbsp;francese, Emmanuel Macron, i&nbsp;giocatorie lo staff&nbsp;hanno&nbsp;poi&nbsp;celebrato&nbsp;la&nbsp;vittoria&nbsp;al Parc des Princes&nbsp;davanti&nbsp;a 45 000&nbsp;tifosi.&nbsp;Quindici&nbsp;anni&nbsp;dopol’acquisizione&nbsp;da parte di Qatar Sports Investments (QSI), il PSG è&nbsp;diventato&nbsp;uno&nbsp;dei&nbsp;marchi&nbsp;sportivi&nbsp;più&nbsp;riconosciuti&nbsp;al&nbsp;mondo&nbsp;e&nbsp;uno&nbsp;dei club più&nbsp;potenti&nbsp;dal&nbsp;puntodi vista&nbsp;finanziario.&nbsp;Ripercorriamo&nbsp;quindici&nbsp;anni&nbsp;di&nbsp;unastrategia&nbsp;di&nbsp;crescita&nbsp;ambiziosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dalla&nbsp;</strong><strong>politica</strong><strong>&nbsp;delle&nbsp;</strong><strong>stelle</strong><strong>&nbsp;a un&nbsp;</strong><strong>progetto</strong><strong>&nbsp;</strong><strong>collettivo</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando&nbsp;QSI&nbsp;acquisì&nbsp;nel&nbsp;2011&nbsp;una&nbsp;partecipazione&nbsp;di&nbsp;maggioranza&nbsp;nel&nbsp;PSG per circa 70&nbsp;milioni&nbsp;di euro, il club non&nbsp;partecipava&nbsp;alla Champions League dal 2004. I&nbsp;primianni&nbsp;dell’era&nbsp;qatariota&nbsp;furono&nbsp;caratterizzati&nbsp;dall’arrivo&nbsp;di grandi&nbsp;stelle&nbsp;internazionali&nbsp;come Zlatan&nbsp;Ibrahimović, Neymar, Lionel Messi e Kylian&nbsp;Mbappé.&nbsp;Nonostantequesti&nbsp;investimenti&nbsp;spettacolari, i&nbsp;risultati&nbsp;si&nbsp;facevanoaspettare.&nbsp;Progressivamente, la&nbsp;strategia&nbsp;sportiva&nbsp;si è&nbsp;evoluta&nbsp;verso la&nbsp;costruzione&nbsp;di&nbsp;una&nbsp;squadra più&nbsp;equilibrata,&nbsp;fondata&nbsp;su&nbsp;giovani&nbsp;talenti&nbsp;di grande&nbsp;prospettiva&nbsp;come Bradley&nbsp;Barcola, Désiré Doué e João&nbsp;Neves.&nbsp;Arrivato&nbsp;sulla&nbsp;panchina&nbsp;parigina&nbsp;nel&nbsp;2023, Luis Enrique è&nbsp;riuscito&nbsp;a&nbsp;costruire&nbsp;un&nbsp;gruppo&nbsp;la&nbsp;cui&nbsp;coesione&nbsp;e disciplina sono&nbsp;oggi&nbsp;unanimamente&nbsp;riconosciute.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Uno</strong><strong>&nbsp;</strong><strong>straordinario</strong><strong>&nbsp;</strong><strong>successo</strong><strong>&nbsp;</strong><strong>economico</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Fin dal&nbsp;suo&nbsp;arrivo, QSI ha&nbsp;perseguito&nbsp;un&nbsp;obiettivo&nbsp;chiaro:trasformare&nbsp;il PSG in un&nbsp;marchio&nbsp;globale.&nbsp;Merchandising,&nbsp;sponsorizzazioni,&nbsp;biglietteria,&nbsp;abbonamenti, partnership&nbsp;commerciali&nbsp;e&nbsp;valorizzazionedel&nbsp;brand sono&nbsp;diventati&nbsp;i&nbsp;pilastri&nbsp;del&nbsp;modello&nbsp;economicodel&nbsp;club.&nbsp;Secondo&nbsp;diverse&nbsp;stime, il Qatar ha&nbsp;investitocirca 1,4&nbsp;miliardi&nbsp;di euro&nbsp;nel&nbsp;progetto&nbsp;parigino&nbsp;dal 2011.&nbsp;Questi&nbsp;investimenti&nbsp;hanno&nbsp;consentito&nbsp;al PSG di&nbsp;cambiaredimensione&nbsp;e di&nbsp;affermarsi&nbsp;come il club dominante&nbsp;delcalcio&nbsp;francese. Per la&nbsp;stagione&nbsp;2025-2026, il budget&nbsp;delPSG è&nbsp;stimato&nbsp;in circa 850&nbsp;milioni&nbsp;di euro,&nbsp;una&nbsp;cifrasenza&nbsp;eguali&nbsp;in Ligue 1.&nbsp;Secondo&nbsp;la Deloitte Football Money League 2026,&nbsp;pubblicata&nbsp;lo&nbsp;scorso&nbsp;gennaio, il PSG occupa il quarto&nbsp;posto&nbsp;a&nbsp;livello&nbsp;mondiale tra i club&nbsp;che&nbsp;generano&nbsp;i&nbsp;maggiori&nbsp;ricavi. Con 837&nbsp;milioni&nbsp;di euro di&nbsp;entrate&nbsp;registrate&nbsp;nella&nbsp;stagione&nbsp;2024-2025, il club ha&nbsp;stabilito&nbsp;un&nbsp;nuovo&nbsp;record di&nbsp;ricavi&nbsp;;&nbsp;il&nbsp;fatturato&nbsp;del&nbsp;club è&nbsp;aumentato&nbsp;di nove volte&nbsp;rispetto&nbsp;al 2011,&nbsp;quandoammontava&nbsp;a 99&nbsp;milioni&nbsp;di euro.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la&nbsp;valutazione&nbsp;del&nbsp;club ha&nbsp;registrato&nbsp;una&nbsp;crescitaspettacolare,&nbsp;passando&nbsp;da circa 70&nbsp;milioni&nbsp;di euro&nbsp;nel2011&nbsp;a&nbsp;4,2&nbsp;miliardi&nbsp;di euro&nbsp;nel&nbsp;2023,&nbsp;secondo&nbsp;Forbes.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un&nbsp;</strong><strong>nuovo</strong><strong>&nbsp;</strong><strong>titolo</strong><strong>&nbsp;</strong><strong>europeo</strong><strong>&nbsp;con&nbsp;</strong><strong>importanti</strong><strong>&nbsp;</strong><strong>ricadute</strong><strong></strong><strong>economiche</strong><strong></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo&nbsp;trionfo&nbsp;europeo&nbsp;del&nbsp;PSG&nbsp;nel&nbsp;2025&nbsp;aveva&nbsp;giàconsentito&nbsp;al club di&nbsp;incassare&nbsp;circa 154&nbsp;milioni&nbsp;di euro di&nbsp;ricavi&nbsp;legati&nbsp;alla&nbsp;Champions League,&nbsp;contribuendo&nbsp;a&nbsp;portare&nbsp;le&nbsp;entrate&nbsp;annuali&nbsp;a&nbsp;livelli&nbsp;record. Grazie a&nbsp;questanuova&nbsp;vittoria&nbsp;europea, il club&nbsp;parigino&nbsp;dovrebbenuovamente&nbsp;percepire&nbsp;oltre&nbsp;150&nbsp;milioni&nbsp;di euro di&nbsp;ricavidall’UEFA. A&nbsp;questi&nbsp;si&nbsp;aggiungeranno&nbsp;le&nbsp;entrate&nbsp;generatedalla&nbsp;vendita&nbsp;delle&nbsp;maglie, dei&nbsp;prodotti&nbsp;derivati&nbsp;e&nbsp;daidiversi&nbsp;accordi&nbsp;commerciali&nbsp;legati&nbsp;a&nbsp;questo&nbsp;nuovosuccesso.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una&nbsp;maglia&nbsp;che&nbsp;ora&nbsp;può&nbsp;vantare&nbsp;due&nbsp;stelle.</p>
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		<title>L&#8217;avanzata di Israele in Libano ostacola l&#8217;accordo. Trump pone nuove condizioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 09:18:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[hormuz]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La riconquista del castello di Beaufort in Libano rappresenta una zeppa del governo Netanyahu a un’intesa tra Iran e Usa per riaprire Hormuz.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/esteri/lavanzata-di-israele-in-libano-ostacola-laccordo-trump-pone-nuove-condizioni/">L’avanzata di Israele in Libano ostacola l’accordo. Trump pone nuove condizioni</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La riconquista da parte di Israele del castello di Beaufort in Libano rappresenta l’ennesima zeppa del governo del premier Benjamin Netanyahu a un’intesa tra Iran e Usa per riaprire alla navigazione lo Stretto di Hormuz, in attesa di definire i dettagli della rinuncia, da parte dell’Iran, a dotarsi dell’arma nucleare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una tregua effettiva in Libano è, infatti, un presupposto ‘sine qua non’ dell’accordo fra Iran e Usa, il cui perfezionamento è anche rallentato dai ripensamenti del presidente Usa Donald Trump, che, dopo le critiche suscitate dalle bozze d’intesa circolate, ha inasprito la propria posizione e ha posto ulteriori condizioni, cercando di ottenere dall’Iran qualcosa di tangibile. Ma Teheran è sempre più diffidente nei confronti degli Stati Uniti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’accordo, che, così come si profila, ristabilisce la situazione pre – conflitto, sancisce, infatti, che l’aggressione israelo-americana all’Iran del 28 febbraio è stata totalmente inutile e che ha avuto costi umani ed economici altissimi senza alcuna contropartita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La conquista del castello di Beaufort, una fortezza del Medio Evo, una reminiscenza delle Crociate, prova che l’esercito israeliano continua le sue operazioni ben al di là del fiume Litani. La Francia, come molti altri Paesi, l’Ue e l’Onu, condanna l’avanzata delle truppe israeliane, che vorrebbero pure bombardare di nuovo le postazioni degli hezbollah a Beirut, e sollecita una riunione ‘al hoc’ del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’occupazione israeliana del castello di Beaufort rappresenta la più profonda incursione in Libano da quando gli israeliani se ne ritirarono all’inizio del XXI Secolo ed avviene in palese violazione del cessate-il-fuoco nominale fra i due Paesi mediato dagli Stati Uniti e in costanza delle trattative fra Israele e Libano in corso a Washington – le prime dirette da decenni -.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Domenica all’alba, un attacco israeliano nel sud del Libano ha ucciso otto persone, di cui tre donne, e ne ha ferite una ventina, secondo quanto riferito dal Ministero della Salute libanese, mentre Israele intensificava le operazioni di terra nel sud del Paese, sostenendo che erano dirette contro Hezbollah che, dal canto suo, continua a lanciare razzi verso il territorio israeliano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pericoli e tensioni sussistono anche sull’altro fronte di guerra aperto, quello ucraino. L’Agenzia dell’Onu per l’energia atomica, l’Aiea, ha confermato che, nel fine settimana, “un drone ha colpito la centrale nucleare di Zaporizhzhia”, fortunatamente senza fare danni alle installazioni atomiche. L’origine del drone, se russa o ucraina, è contestata. Perdura lo stato di allerta a Kiev e in altre aree del Paese invaso, a causa della minaccia di attacchi da parte russa.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Trump frena e insiste sullo stop al nucleare</strong><br>Sui negoziati con Teheran, Trump, nel fine settimana, ha dichiarato che gli iraniani “sono negoziatori molto tosti e ci vuole molto tempo… Ma io non ho fretta…”. Il cesello delle bozze, mediato dal Pakistan, si sta rivelando complicato: i progressi ci sono e sono notevoli, ma la firma fatica ad arrivare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella loro replica all’ultima proposta dell’Iran, gli Usa insistono sulla rinuncia da parte di Teheran al nucleare. Trump ne ha parlato in una intervista a Fox News. “Preferirei raggiungere un accordo, perché possiamo riaprire immediatamente lo Stretto di Hormuz all’atto della firma… La garanzia che devo avere è che non ci saranno armi nucleari…. Loro hanno accettato questo… Inizialmente avevano detto: &#8216;Non svilupperemo un&#8217;arma nucleare’… Io ho risposto: &#8216;Bene, ma cosa succede se comprate un&#8217;arma nucleare?&#8217;…. Così ora il testo recita: &#8216;Non svilupperemo e non acquisteremo un&#8217;arma nucleare’…”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’intervista ha suscitato una reaione iraniana: &#8220;Non ci fidiamo delle dichiarazioni e delle promesse del nemico. Non approveremo alcun intesa finché non saremo certi della garanzia dei nostri diritti&#8221;, ha detto il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf.&nbsp;&nbsp;</p>
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		<title>Iran: Trump tentenna sull&#8217;intesa, i giudici lo prendono a schiaffi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 May 2026 18:07:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli affari di Trump, le trattative difficili di pace in Iran, le beghe interne. Il consenso vacilla sempre di più. </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Gli insoliti tentennamenti del presidente Usa Donald Trump sull&#8217;accordo con l&#8217;Iran, che metterebbe in pausa per 60 giorni la guerra, riaprendo però subito alla navigazione lo Stretto di Hormuz e levando il blocco navale ai porti iraniani, colgono di sorpresa i principali media degli Stati Uniti, dove le vicende belliche scivolano in secondo piano anche perché i giudici federali hanno ieri dato qualche metaforica sberla giudiziaria al magnate presidente. Sono verdetti di primo grado, soggetti ad appello ed eventualmente a ricorso alla Corte Suprema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Cnn sintetizza così gli sviluppi d&#8217;una giornata senza sussulti militari e negoziali: “Trump chiude una riunione sull&#8217;Iran da lui convocata nella Situation Room della Casa Bianca senza annunciare una decisione&#8230; Il presidente sta soppesando i termini dell&#8217;intesa che riaprirebbe alla navigazione lo Stretto di Hormuz e aprirebbe una fase di trattative sui programmi nucleari iraniani”. L&#8217;intesa, cioè, riporterebbe la situazione dov&#8217;era al 28 febbraio, cioè prima dell&#8217;aggressione israelo-americana all&#8217;Iran, e certificherebbe la totale inutilità di questo conflitto, in cui, tra Iran e Libano, Usa e Israele hanno fatto migliaia di vittime.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Trump vuole che l&#8217;accordo rispetti le sue &#8216;linee rosse&#8217;, che, al momento, sembrano ridursi al fatto che l&#8217;Iran non si doti dell&#8217;arma nucleare. Sui media arabi, si legge cge il magnate presidente sta passando dalla &#8216;Epic Fury&#8217; – il nome in codice della guerra – a una &#8216;fake victory&#8217;, e cioè al tentativo di camuffare da vittoria una sconfitta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A Washington, non ha invece creato onde d&#8217;urto l&#8217;episodio del drone russo che ha colpito un edificio in Romania, a Galati – ci sono stati due feriti -. Dura la condanna espressa da Nato e Ue, dopo che la Romania ha denunciato come “inaccettabile” la violazione del suo spazio aereo, che costituisce “una grave e irresponsabile escalation”, e ha chiuso il consolato russo a Costanza. Dal canto suo, Mosca ha chiesto l&#8217;apertura di un&#8217;inchiesta sull&#8217;episodio, ipotizzando che il drone non fosse russo, ma ucraino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">New York Times, Washington Post, Wall Street Journal, Politico e molti altri dividono i loro titoli di testata su due vicende del braccio di ferro ininterrotto fra magistratura e Amministrazione Trump. Una è la contestatissima decisione del Dipartimento della Giustizia, su istanza di Trump, di creare un fondo da 1,8 miliardi di dollari versati dai cittadini all&#8217;Agenzia delle Entrate, cioè al fisco Usa, per indennizzare suoi amici che sarebbero stati vittime di un uso della giustizia come arma da parte dell&#8217;Amministrazione Biden. In cambio della creazione del fondo, la famiglia Trump ha ritirato una pretestuosa causa da 10 miliardi di dollari intentata all&#8217;Agenzia perché aveva trasmesso al Congresso informazioni fiscali che la riguardavano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La creazione del fondo è stata oggetto di due diverse sentenze di giudici federali: una ha bloccato, temporaneamente, l&#8217;uso dei fondi; e una ha messo sotto inchiesta la legittimità del provvedimento, ipotizzando un reato di frode.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro giudice ha invece disposto che il Kennedy Center di Washington, la maggiore istituzione per l&#8217;arte e la cultura della capitale federale, torni a chiamarsi Kennedy Center e non Trump and Kennedy Center, come aveva deciso nei mesi scorsi il consiglio d&#8217;amministrazione dell&#8217;ente, dopo che il presidente lo aveva riempito di suoi amici ed alleati e di mogli di suoi amici ed alleati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un giudice ha sancito che il nome del Centro era stato deciso dal Congresso e che solo il Congresso può cambiarlo. E ha anche disposto che il centro non venga chiuso, come previsto, in vista di lavori di rinnovamento non autorizzati dal Congresso. Questa decisione, secondo il NYT, ha fatto montare su tutte le furie Trump, che è ossessionato dal vedere il proprio nome ovunque.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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