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	<title>Esteri - The Watcher Post</title>
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	<description>Testata giornalistica online di analisi politica ed economica</description>
	<lastBuildDate>Thu, 07 May 2026 09:39:41 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Iran: la battaglia dello stretto minaccia la tregua e l’economia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 08:33:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La battaglia dello Stretto di Hormuz, la ‘mini-guerra’, come la chiama il presidente Donald Trump, che per una volta minimizza.</p>
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<p>La battaglia dello Stretto di Hormuz, la ‘mini-guerra’, come la chiama il presidente Donald Trump, che per una volta minimizza, salvo poi tornare a minacciare di “radere al suolo” e di “eliminare dalla faccia della Terra” l’intero Iran, tiene banco questa mattina. Ci sono informazioni contrastanti sui primi effetti del piano Usa Project Freedom per riaprire alla navigazione lo Stretto, garantendo la protezione della Us Navy alle navi mercantili che vogliano attraversarlo, nonostante le mine e il rischio di attacchi iraniani. Oltre alle squadre navali di due portaerei, la Lincoln e la Bush, vi sono impegnati un centinaio di aerei e 15 mila uomini,</p>



<p>Ieri, due mercantili battenti bandiera statunitense sarebbero passati, dopo che missili e droni iraniani sarebbero stati intercettati. Per Trump, sette piccole unità navali iraniane sono state neutralizzate. Ma Teheran sostiene di aver attaccato unità militari statunitensi, senza colpirle, ma facendo loro invertire la rotta. Gli Emirati arabi uniti e l’Oman accusano l’Iran di attacchi con droni; Teheran nega.</p>



<p>In un post su X diffuso questa mattina, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi afferma: “Gli eventi di Hormuz chiariscono che non esiste una soluzione militare a una crisi politica. Poiché i colloqui stanno facendo progressi grazie al cortese sforzo del Pakistan, gli Stati Uniti dovrebbero guardarsi dall&#8217;essere trascinati di nuovo in un pantano da parte di malintenzionati. Lo stesso dovrebbero fare gli Emirati Arabi Uniti … Project Freedom è un progetto morto…&#8221;.</p>



<p>Per il New York Times, le scaramucce nel Golfo minacciano di riaccendere il conflitto, che di fatto è ‘in sonno’ da circa un mese. Secondo il Washington Post, gli attacchi nello Stretto “compromettono la fragile tregua” tra Usa e Iran, in una fase in cui “i negoziati restano in stallo…”. Il controllo che l’Iran esercita sullo Stretto è il nodo dei negoziati, il cui principale obbiettivo ora è ripristinare la libertà di navigazione che esisteva prima del 28 febbraio, cioè prima dell’aggressione congiunta israelo-americana.</p>



<p>Il Wall Street Journal ritiene che quanto avvenuto ieri sia “un test per il desiderio di Trump di porre termine alla guerra all’Iran” e rivela che gli iraniani stanno applicando nel Golfo tattiche giù usate negli Anni Ottanta contro gli Stati Uniti”, integrate dai droni che allora non esistevano.</p>



<p>In un incontro alla Casa Bianca in occasione della Small Business Week, Trump ha sminuito l’impatto sull’economia della guerra all’Iran, affermando che i dati della crescita e dell’occupazione sono buoni e che i prezzi dell’energia scenderanno presto. Però, osserva il NYT, le sue previsioni d’un conflitto breve con minimi impatti sull’economia “stanno crollando”. E si apre anche un fronte con la Cina, cui Washington lancia un monito sulle violazioni delle sanzioni all’Iran, dopo che Pechino ha detto alle sue raffinerie di non tenere conto delle misure statunitensi e di andare avanti con i loro acquisti di greggio iraniano.</p>



<p>IL WP scrive che la Casa Bianca si prepara a negoziare, dopo il voto di midtern del 5 novembre, con un Congresso a guida democratica, perché i sondaggi vanno in quella direzione: i repubblicani, oggi come oggi, perderebbero la Camera e rischiano di perdere pure il Senato. I rilevamenti sono negativi per il presidente Trump: 62% degli intervistati per conto di Abc e WP, ne disapprovano l’operato, il 76% gli contestano il costo della vita, il 72% l’inflazione, il 66% il conflitto con l’Iran.</p>



<p>Riuniti ieri a Erevan, in Armenia, per il vertice della Comunità politica europea, i leader europei hanno discusso di difesa, energia e approvvigionamenti energetici, alla luce della guerra in Iran e del deterioramento dei rapporti con gli Stati Uniti. C’era pure il premier canadese Mark Carney, che, del suo Paese, ha detto: &#8220;Siamo i più europei tra i non europei&#8221;.</p>



<p>Da Erevan, secondo Eunews, è partita una sfida politica al presidente russo Vladimir Putin, partendo dalla presa d’atto – condivisa dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky &#8211; che alleanze, confini e logiche sono cambiati.</p>



<p>Tra Russia e Ucraina, sta per entrare in vigore una breve tregua, in coincidenza con l’anniversario della vittoria sul nazismo nella Seconda Guerra Mondiale: Kiev la celebra l’8 Maggio, come il resto dell’Europa; Mosca, per ragioni di fuso, il 9 Maggio. Ieri, un drone ucraino ha colpito un grattacielo non lontano dai luoghi della parata della Vittoria sullla Piazza Rossa, creando dubbi sulla sicurezza dell’evento.</p>



<p>A Roma, è atteso il segretario di Stato Usa Marco Rubio, che, in un momento segnato da tensioni con il Vaticano e con l’Italia, incontrerà sia Papa Leone XIV che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.</p>
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		<title>Iran-Usa-Europa: intreccio di guerre e di tensioni, mentre la popolarità di Trump e Putin crolla</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 07:45:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per decenni, i giovani di sinistra europei hanno scandito nei loro cortei slogan contro la presenza degli Usa in Europa, con militari e atomiche in...</p>
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<p>Per decenni, i giovani di sinistra europei hanno scandito nei loro cortei slogan contro la presenza degli Usa in Europa, con militari e atomiche in ambito Nato. A dare eco ai loro appelli, sovente giudicati estremisti dalla stragrande maggioranza dei cittadini europei, pare ora deciso il presidente Donald Trump, che annuncia il ritiro dalla Germania di 5000 uomini (e avverte che “saranno molti di più); minaccia di fare altrettanto in Italia e in Spagna; e rende ancora più conflittuali le relazioni Europa / America alzando, a partire da lunedì 4 maggio, i dazi sull’import di auto dall’Ue dal 10 al 25%.</p>



<p>Non riuscendo a vincere la guerra con l’Iran, dove s’è impantanato, Trump ne apre un’altra contro gli europei. E, nell’attesa di ritirare fuori le mire sulla Groenlandia – prima o poi avverrà -, prepara un fronte di conflitto con Cuba: a una cena in Florida dov’è particolarmente su di giri, il presidente dice che la portaerei Ford, di ritorno dal Golfo, potrebbe mettersi di piantone di fronte all’isola e ‘spaventare’ il regime dell’Avana già indebolito dalla carenza di petrolio da quando gli Stati Uniti gli negano quello venezuelano.</p>



<p>I negoziati con l’Iran per un’intesa che chiuda la guerra avviata dall’aggressione israelo-americana del 28 febbraio sono in stallo: Trump boccia una bozza d’accordo di Teheran in 14 punti, che dà priorità alla riapertura dello stretto di Hormuz e all’attuazione della tregua in Libano e prende tempo sul che fare dell’uranio arricchito iraniano; e non esclude una ripresa delle ostilità, sospese dal 6 aprile. A Teheran, i falchi ostentano sicumera: “Trump deve scegliere, o un accordo che non gli piace o la guerra”.</p>



<p>Intanto, la US Navy mantiene il blocco navale ai porti iraniani e il magnate presidente, che pubblica sul suo social Truth una mappa dove lo Stretto di Hormuz diventa lo Stretto di Trump, annuncia che è pronta a fornire una scorta alle navi mercantili bloccate da settimane nel Golfo Persico e decise, pur di uscirne, a tentare la sorte delle mine e dei pasdaran.</p>



<p>Sul fronte libanese, l’esercito israeliano resta nel Sud del Paese dei Cedri, ordina evacuazioni, uccide civili, mentre Hezbollah non cessa di lanciare razzi sul territorio israeliano.</p>



<p>Il governo del premier Benjamin Netanyahu usa le maniere forti anche con gli attivisti della Flotilla intercettati in acque internazionali, al di fuori di ogni legalità. Due di essi, arrestati, uno spagnolo e un brasiliano, denunciano torture e maltrattamenti. Le proteste dei loro governi non scalfiscono l’arroganza israeliana.</p>



<p>Di fronte all’escalation statunitense sulla Nato – il ritiro dei militari – e sull’Ue – l’aumento dei dazi -, i leader europei, riuniti in Armenia per un vertice della Comunità politica europea, creata da poco e del tutto superflua, oltre che inutile, cercano contromosse. La crisi economico-energetica, innescata dalla guerra all’Iran e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, incalza: ai Paesi dell’Ue, costa circa 500 milioni di euro al giorno, è già costata – a inizio maggio – quasi 30 miliardi.</p>



<p>Dopo l’uscita degli Emirati arabi uniti, effetto di contrasti tra Abu Dhabi e Riad, l’Opec incrementa la produzione di petrolio. Ma lo shock dell’inflazione da ‘caro energia’ investe tutti i settori produttivi in tutto il Mondo. I petrolieri Usa gongolano, perché non hanno mai esportato così tanto; ma i consumatori Usa agonizzano, perché il prezzo della benzina alla pompa non era mai stato così alto dal marzo 2022, subito dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.</p>



<p>E, infatti, i tassi di approvazione di Trump sono ai minimi assoluti, secondo tutti i sondaggi condotti tra fine aprile e inizio maggio, sia sui fronti internazionali che su quelli economico-commerciali. Un rilevamento Ipsos per Abc e Washington Post dà i democratici cinque punti avanti ai repubblicani in vista del voto di midterm del 5 novembre. I repubblicani, per evitare di perdere la maggioranza alla Camera e forse anche al Senato, ridisegnano i collegi elettorali negli Stati da loro controllati, intaccando – complice l’avallo della Corte Suprema a trazione conservatrice – la rappresentanza delle minoranze.</p>



<p>Consapevole che la guerra erode il consenso e rende nervosi i parlamentari repubblicani, Trump invia una lettera al Congresso in cui afferma che la guerra in Iran “è terminata”: c’è una tregua a tempo indeterminato e, di conseguenza, non c’è bisogno che lui chieda l’autorizzazione di deputati e senatori per proseguire le ostilità, nonostante il blocco navale ai porti iraniani e la presenza nell’area di un impressionante apparato bellico statunitense. I leader dell’opposizione democratica hanno subito reagito alla mossa della Casa Bianca, considerata “illegale”, come, dal 1o maggio, lo è, a termini di legge, il conflitto, passati 60 giorni dal suo inizio.</p>



<p>Per il magnate presidente, è “un tradimento” sostenere che gli Usa non hanno sconfitto l’Iran. Però la tolleranza degli americani per la guerra pare essersi esaurita: l’ostilità dell’opinione pubblica tocca livelli superiori a quelli dei tempi del Vietnam.</p>



<p>Tempi grami per gli ‘aspiranti re’ e gli autocrati. In Russia, il presidente Vladimir Putin sta vivendo una crisi di popolarità, a 50 mesi dall’invasione dell’Ucraina: la guerra s’eternizza; la popolazione, oltre che il peso del conflitto, avverte gli effetti della crisi economica sulla vita quotidiana e patisce il blocco di internet. Così, a cinque mesi dalle elezioni legislative, il Cremlino – scrive Le Monde – incomincia a manifestare inquietudini.</p>



<p>Magari&nbsp;le loro guerre ingiuste e illegali si riveleranno&nbsp;la nemesi di due leader che si sostengono l’un l’altro, gonfi di ‘ubris’&nbsp;in sprezzo al diritto, all’equità e alla pace.&nbsp;Ma l’Europa è sul chi vivee prova un senso di pausa “fastidioso”: Politico vede, di qui alla fine del mandato di Trump, “una finestra d’opportunità” per Putin per attaccare l’Europa e mettere alla prova la tenuta dell’Alleanza atlantica e degli impegni americani per la sicurezza europea.</p>



<p>E l’Italia, in questo quadro? Le sortite anti-Papa di Trump e del suo vice JD Vance hanno innescato prese&nbsp;diposizione più critiche della premier Giorgia Meloni e del suo governo nei confronti dell’Amministrazione Usa,&nbsp;della guerra all’Iran e&nbsp;dell’atteggiamento d’Israele in Libano, a Gaza e verso la Flotilla. Trump e Vance hanno reagito con linguaggi viscerali. La missione in Vaticano ed a Roma del segretario di Stato Marco Rubio, cattolico e ispanico, il 7 e 8 maggio, pare un tentativo di conciliazione: il 7, alla vigilia dell’anniversario dell’elezione del primo pontefice statunitense, Rubio vedrà sia il Papa che il suo omologo, il segretario di Stato&nbsp;cardinale&nbsp;Pietro Parolin; non è invece ancora definito il programma dei contatti italiani.</p>



<p>C’è da cancellare, o almeno smorzare, l’impatto delle critiche di Trump a Meloni – un po’ stile ‘amante deluso’ – e&nbsp;degli attacchi&nbsp;virulenti&nbsp;a Leone XIV, definito&nbsp;“debole sul crimine” e “terribile in politica estera”, dopo il crescendo di&nbsp;rimbrotti che il pontefice diChicago aveva&nbsp;fatto alle scelte di guerra degli Usa&nbsp;e di Israele in Iran e in Libano e&nbsp;dopo gli interventi a&nbsp;difesa degli immigrati.</p>
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		<title>Iran, 60 giorni di guerra, ma Trump non s’arrende al Congresso e minaccia gli alleati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2026 14:29:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Trump valuta i nuovi piani di guerra, che contemplano attacchi brevi e mirati, presentatigli ieri dai vertici militari Usa.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>La guerra all’Iran, iniziata il 28 febbraio con l’aggressione aerea e missilistica israelo-americana, compie 60 giorni: a partire da oggi, a termini di legge, lo presidente Usa Donald Trump dovrebbe chiedere al Congresso l’autorizzazione per proseguire il conflitto o, almeno, inviargli una richiesta di protrarre le ostilità per ulteriori 30 giorni. Ma il segretario alla Guerra Pete Hegseth ha ieri detto al Congresso, nel suo secondo giorno consecutivo di audizione, che la Casa Bianca non intende fare né l’una né l’altra cosa, perché considera che la tregua in atto ‘sine die’ sospende di fatto il computo dei 60 giorni.</p>



<p>Intanto, Trump valuta i nuovi piani di guerra, che contemplano attacchi brevi e mirati, presentatigli ieri dai vertici militari Usa e minaccia gli alleati, che si sono comportati in modo “orribile” verso l’America, in particolare Germania, Italia, Spagna, di ritirare truppe Usa dai loro territori: un intento che – pare – coglie di sorpresa il Pentagono.</p>



<p>Al magnate presidente non basta certo una lunga telefonata, mercoledì, con il presidente russo Vladimir Putin per sbloccare lo stallo con l’Iran – e tanto meno quello con l’Ucraina -. E l’economie americana, iraniana, mondiale continuano a subire i contraccolpi d’una guerra che, senza risolvere nessun problema, ne ha creati di nuovi ed enormi.</p>



<p>Ma Trump continua a trastullarsi modificando in senso per lui agiografico la geografia planetaria, chiamando sul suo social Truth lo Stretto di Hormuz Stretto di Trump: una mania di grandezza che lo induce pure a mettere la sua firma sul dollaro e la sua immagine sui passaporti degli americani, tutte mosse che l’opinione pubblica del suo Paese accoglie con profondo disappunto.</p>



<p><strong>La ‘querelle’ tra l’Amministrazione e il Congresso, Trump chiede un ‘time out’</strong><br>Il sito Axios riassume con una formula sportiva la ‘querelle’ tra l’Amministrazione e il Congresso: l’Amministrazione “chiede un ‘time out’ per i poteri di guerra”. Nel linguaggio del basket (e non solo), il ‘time out’ è quando un allenatore chiede di fermare il tempo di gioco per un minuto e conferisce con i suoi giocatori: lo usi quando sei in difficoltà, non quando tutto va bene.</p>



<p>“Hegseth – scrive il New York Times – sostiene che il cessate-il-fuoco con l’Iran ferma l’orologio per ottenere l’approvazione del Congresso… I 60 giorni sono un importante scadenza istituzionale perché il presidente ritiri le forze o chieda l’avallo del Congresso per continuare le ostilità…”. Analoga l’impostazione del Washington Post, che ricorda che cos’è il War Powers Act, la legge che limita i poteri di guerra del presidente.</p>



<p>Le parole di Hegseth al Congresso coincidono con le minacce del presidente agli alleati. Per la Fox, che parla di una “rottura strategica”, “Trump se la prende con gli alleati ‘assolutamente orribili’ e minaccia di ritirare truppe Usa dai loro territori”. La Cnn mette in evidenza che la minaccia è rivolta a Germania, Italia e Spagna “a causa dei dissensi sulla guerra all’Iran”. L’irritazione anti-tedesca è alta dopo che il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha detto che l’Iran “ha umiliato” gli Stati Uniti.</p>



<p>Mercoledì, la prima giornata della doppia audizione di Hegseth, la prima dall’inizio della guerra, aveva coinciso con le stime del Pentagono sui costi del conflitto, 25 miliardi di dollari, senza contare il ripristino delle basi danneggiate in Medio Oriente dai contrattacchi iraniani.</p>



<p>Fortemente contestato, sono solo dai democratici, Hegseth se l’è presa coi parlamentari di entrambi i partiti che mettono in dubbio le ragioni della guerra e “ha detto il falso” – scriveva giovedì il NYT &#8211; per spiegare la rimozione di figure di primo piano dei vertici militari degli Stati Uniti.</p>



<p>La presentazione a Trump di nuovi piani per ulteriori operazioni militari Usa contrasta con il fatto che l’apparato bellico americano nella Regione è stato ridotto negli ultimi giorni, con la partenza d’una delle tre portaerei impegnate nel conflitto, la Ford, che deve rientrare alla base per lavori di manutenzione. Restano la Lincoln e la Bush con le loro squadre navali.</p>



<p>Secondo la Cnn, i piani di Trump per incrementare la produzione di armamenti richiederanno anni per dare risultati: le industrie della difesa hanno progetti per accelerare e incrementare la produzione di munizioni, ma non riusciranno ad attuarli in tempi brevi</p>



<p><strong>L’impatto economico della guerra mai così forte<br></strong>I costi della guerra all’Iran si dilatano, come si dilatano le conseguenze economiche planetarie. Ne sono un segnale le decisioni di mercoledì della Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti, che ha lasciato invariato il costo del denaro, in presenza di dati sulla crescita migliori del previsto (2% nel primo trimestre 2026, compreso un mese di guerra), ma pure d’un aumento dell’inflazione inevitabile per il lievitare dei costi dell’energia.</p>



<p>Mercoledì, il presidente uscente della Fed Jerome Powell ha annunciato che, quando lascerà il posto a metà mese, una volta confermato dal Senato il suo successore designato dal presidente Trump, Kevin Warsh, continuerà a sedere nel consiglio della Banca centrale. Così, Trump non potrà nominarvi un altro suo fedelissimo.</p>



<p>Dopo dieci mesi di una guerra scatenata senza un motivo e senza un obiettivo, se non la volontà d’Israele d’annientare un pericolo, le due parti sono bloccate sulle rispettive posizioni e il prezzo della benzina alla pompa negli Stati Uniti ha toccato un picco assoluto il più alto dal marzo 2022, subito dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.</p>



<p>Gli Stati Uniti vogliono infliggere all’Iran “sofferenze economiche” tali da spingerlo alla resa, ma per ora le trattative sono ferme, anche se Trump – riferisce la Cnn &#8211; sostiene che solo lui e un paio di altre persone sanno a che punto siano davvero i negoziati. Il Wall Street Journal insiste da giorni sulle difficoltà dell’Iran a gestire la situazione: “Teheran punta su una soluzione negoziale, perché non riesce a rompere il blocco imposto dalla US Navy ai suoi porti … e non ha il pieno controllo dello Stretto di Hormuz”.&nbsp;</p>



<p>Per la Cnn, Trump scommette che il blocco dei porti riuscirà a spezzare la resistenza iraniana e progetta. La Fox titola che il blocco sta “stritolando” l’Iran: gli Usa avrebbero anche scoperto e smantellato un meccanismo di contrabbando del petrolio iraniano per 800 milioni di dollari.</p>



<p>Secondo il WSJ, Washington sta cercando di formare una nuova coalizione per garantire l’apertura dello Stretto di Hormuz, mentre la decisione degli Emirati arabi uniti di lasciare l’Opec segnala l’emergere di un nuovo ordine politico regionale in Medio Oriente.</p>
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		<title>Trump: re Carlo III impartisce lezioni di democrazia al magnate presidente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 10:18:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La visita di Carlo III a Washington oscura Iran e crisi energetica: tra richiami democratici a Trump, tensioni Nato e nuovi rischi globali.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Le &#8216;lezioni di democrazia sottilmente impartite&#8217; da un re a un presidente hanno ieri segnato l&#8217;attualità statunitense, relegando in secondo piano i principali sviluppi della guerra all&#8217;Iran, con il corollario della decisione degli Emirati arabi uniti di lasciare l&#8217;Opec, e anche i seguiti delle vertenze giudiziarie aperte dal presidente Donald Trump contro i suoi nemici – protagonista di questa puntata è la famiglia Comey: il padre, James, ex direttore dell&#8217;Fbi, è stato di nuovo incriminato, dopo che un giudice s&#8217;era rifiutato di rinviarlo a giudizio, considerando le prove a suo carico inconsistenti; la figlia Maurene, che era stata licenziata dalla procura federale di New York, è stata reinsediata nel suo incarico perché la misura era abusiva -.</p>



<p>La visita a Washington di re Carlo III d&#8217;Inghilterra e i suoi discorsi al Congresso e alla cena di gala la sera alla Casa Bianca vengono scelti come tema principale da molti media Usa questa mattina: una visita intesa a &#8216;ricucire&#8217; lo strappo nella &#8216;relazione privilegiata&#8217; fra Usa e Gran Bretagna creato dalle decisioni di Trump e dalle reazioni del premier Keir Starmer.</p>



<p>L&#8217;occasione è il 250° anniversario dell&#8217;Indipendenza degli Stati Uniti che è l&#8217;anniversario delle fino ad allora 13 colonie inglesi nella guerra di emancipazione dalla Gran Bretagna.</p>



<p>Ma re Carlo ha messo in filigrana nei suoi interventi sottili critiche al magnate presidente, dall&#8217;invito a mantenere il sostegno all&#8217;Ucraina all&#8217;elogio dell&#8217;equilibrio dei poteri dello Stato garantito da quei &#8216;checks and balances&#8217; per cui Trump ha pochissimo rispetto.</p>



<p>I media americani e britannici lo mettono in evidenza, a volte con giochi di parole divertenti. La Fox, che di solito non scherza con Trump, prende spunto da un regalo fatto dal re al presidente e titola: “Dateci un anello”, &#8216;ring&#8217;, in inglese, giocando con l&#8217;assonanza con &#8216;king&#8217;, re, ed evocando in tal modo l&#8217;accusa a Trump di comportarsi come un re – donde il movimento di protesta &#8216;no kings&#8217; -.</p>



<p>Carlo III ha anche respinto “gentilmente” &#8211; l&#8217;avverbio, come la citazione a inizio articolo sono del New York Times &#8211; al mittente gli attacchi di Trump al suo Paese e alla Nato e ha “sottilmente, ma efficacemente” &#8211; il virgolettato è della Cnn – messo in guardia l&#8217;America dai pericoli che corre la democrazia. Politico scrive: “Dove Trump vede due re, Carlo vede qualcos&#8217;altro”. I media rilevano come Carlo abbia sempre avuto cura di non nominare Trump, quando le sue parole potevano apparirne critiche, tenendo i discorsi sulle generali.</p>



<p>L&#8217;enfasi sulla visita del monarca britannico – la sua prima negli Stati Uniti da quando è re – coincide con una stasi nel conflitto con l&#8217;Iran: la tregua militare sostanzialmente tiene, fatto salvo quanto avviene in Libano; lo stallo diplomatico persiste; e lo Stretto di Hormuz resta chiuso, con pesanti ripercussioni economiche globali.</p>



<p>Acuite, quest&#8217;ultime, dalla decisione degli Emirati arabi uniti di lasciare l&#8217;Opec, cioè l&#8217;Organizzazione dei Paesi produttori di petrolio, e di fare &#8216;cavaliere solitario&#8217;: una mossa che evidenzia il contrasto tra gli Emirati e l&#8217;Arabia saudita, considerata la potenza sunnita egemone regionale, in antitesi all&#8217;Iran sciita -. L&#8217;Opec è stata oggetto di critiche</p>



<p>La frattura in seno all&#8217;Opec evoca ulteriori problemi per gli approvvigionamenti energetici di mezzo Mondo, in costanza di chiusura dello Stretto di Hormuz. Essa interviene proprio nel giorno in cui il prezzo della benzina alla pompa negli Usa tocca livelli medi record dalla primavera 2022, cioè da subito dopo l&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina da parte della Russia: 4,18 dollari al gallone, con un balzo dell&#8217;1,6% in 24 ore. Tutti dati che suonano male per Trump e per le prospettive dei repubblicani nelle elezioni di midterm del 5 novembre. E tutti dati che possono indurre Trump a cercare di chiudere in fretta la guerra all&#8217;Iran: secondo Axios, il magnate presidente avrebbe chiesto alla sua intelligence di sondare come Teheran reagirebbe a una dichiarazione unilaterale di vittoria acquisita – non si sa bene a che titolo – e di cessazione delle ostilità.</p>



<p>Racconta una realtà diversa il Wall Street Journal, secondo cui Trump ha detto al suo staff di prepararsi a un prolungato blocco dei porti iraniani e, quindi, alla chiusura dello Stretto di Hormuz: lui, in realtà, vorrebbe una chiara rapida definitiva vittoria, ma nessuna delle opzioni in suo possesso gliela garantisce. Per il quotidiano economico, non solo gli Usa e l&#8217;Occidente sentono il peso e l&#8217;impatto della crisi energetica, ma anche gli iraniani sentono d&#8217;essere entrati in una spirale economica negativa per il loro Paese, che potrebbe rivelarsi letale: “Le aziende chiudono, la disoccupazione aumenta e i prodotti alimentari sono sempre più inaccessibili” perché scarsi e molto cari.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/esteri/trump-re-carlo-iii-impartisce-lezioni-di-democrazia-al-magnate-presidente/">Trump: re Carlo III impartisce lezioni di democrazia al magnate presidente</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<title>Vertice Cipro: Hormuz e bilancio a lungo termine sul tavolo dei leader</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 08:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Consiglio UE informale del 23-24 aprile a Cipro ha discusso la crisi mediorientale, la libertà di navigazione e il prossimo bilancio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/esteri/vertice-cipro-hormuz-e-bilancio-a-lungo-termine-sul-tavolo-dei-leader/">Vertice Cipro: Hormuz e bilancio a lungo termine sul tavolo dei leader</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>L&#8217;Europa si trova ad affrontare un ambiente di sicurezza «particolarmente impegnativo» che richiede «una visione a 360 gradi per una pace e una sicurezza sostenibili». Con queste parole il presidente del Consiglio europeo <strong>António Costa</strong> ha aperto la conferenza stampa al termine del vertice informale dei capi di Stato e di governo del 23 e 24 aprile, ospitato a Cipro – prima ad Agia Napa, poi a Lefkosia – dal presidente Nikos Christodoulides. La scelta della sede non è casuale: per Cipro, ha sottolineato Costa, il conflitto in Medio Oriente «non è una questione astratta», e la riunione ha voluto mandare un «chiaro messaggio di unità e solidarietà europea» verso i Paesi membri più esposti.</p>



<p>La guerra ha già prodotto «conseguenze disastrose per le persone, per le infrastrutture e per l&#8217;economia globale», e con ogni giorno che passa senza una soluzione la situazione peggiora. I cessate il fuoco recentemente raggiunti – tra Usa e Iran e tra Israele e Libano – sono stati accolti come sviluppi positivi, ma Costa ha subito precisato che ora tutte le parti devono impegnarsi in buona fede. «L&#8217;Unione europea non è parte del conflitto, ma farà parte della soluzione», ha detto, chiarendo che la pace vera può essere conseguita solo «difendendo il diritto internazionale in modo coerente e fondato su principi».</p>



<p>Le priorità indicate da Costa sono tre e nell&#8217;ordine: ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz – che «deve riaprire immediatamente, senza restrizioni e senza pedaggi, nel pieno rispetto del diritto internazionale» –, lavorare verso un cessate il fuoco stabile che apra la strada a una pace duratura nella regione, e garantire che il Medio Oriente non debba fare i conti con un Iran dotato di armi nucleari. Su quest&#8217;ultimo punto Costa ha ribadito l&#8217;impegno dell&#8217;Ue a contribuire «come ha fatto in passato». La diplomazia, ha aggiunto, «è l&#8217;unica via sostenibile», e l&#8217;Ue è pronta a contribuire a tutti gli sforzi in corso, incluso il dossier nucleare iraniano e il ripristino delle infrastrutture energetiche del Golfo per stabilizzare i mercati globali.</p>



<p>Nel corso del vertice i leader europei hanno incontrato i rappresentanti di Giordania, Libano, Siria, Egitto e del Consiglio di cooperazione del Golfo. Costa ha ricordato i contatti intensi avviati fin dai primi giorni del conflitto, inclusa una videoconferenza con tutti i leader della regione organizzata insieme alla presidente von der Leyen, e la sua visita della settimana precedente in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar, sulla scia di un&#8217;analoga visita dell&#8217;Alto rappresentante. In parallelo, ha annunciato che sotto la guida della Francia, insieme al Regno Unito, una coalizione di oltre 50 Paesi si sta preparando a una missione difensiva multilaterale per ripristinare la libertà di navigazione a Hormuz, non appena le condizioni di sicurezza lo consentiranno. I leader hanno anche discusso di come rendere più concretamente applicabile nella pratica la clausola di mutua assistenza dell&#8217;Ue, su cui l&#8217;Alto rappresentante ha aggiornato i partecipanti.</p>



<p>Sul Libano, Costa ha espresso «grave preoccupazione» per la situazione sul terreno e ha elogiato la decisione del presidente Aoun di vietare le attività militari di Hezbollah, definendola «una decisione davvero storica». «Hezbollah rappresenta una minaccia esistenziale per il Libano e un fattore di destabilizzazione pericoloso per la pace e la sicurezza nella regione», ha detto Costa, annunciando il sostegno continuo dell&#8217;Ue al disarmo del movimento e incoraggiando i colloqui avviati tra Libano e Israele. L&#8217;Unione continuerà a fornire sostegno umanitario ed economico a Beirut. Costa si è detto anche soddisfatto di aver incontrato nuovamente il presidente siriano Al-Sharaa, riconoscendo i passi compiuti per ricostruire la Siria verso un assetto «pacifico e inclusivo».</p>



<p>Sul fronte economico, il conflitto sta «pesando duramente sui prezzi dei combustibili fossili, frenando la crescita e incidendo direttamente sulla vita dei cittadini e delle imprese». Il pacchetto di misure presentato in settimana dalla Commissione von der Leyen è stato accolto come un passo importante, con Costa che ha sottolineato la necessità di coordinamento e la disponibilità a intensificare la risposta europea in base all&#8217;evoluzione della situazione. Nel lungo periodo, ha aggiunto, «esiste una sola strada per l&#8217;Europa: accelerare la transizione energetica e lo sviluppo di fonti pulite prodotte in casa», come unico modo per ridurre le dipendenze e garantire la sicurezza energetica.</p>



<p>L&#8217;altra questione centrale affrontata nel vertice riguarda il prossimo bilancio pluriennale dell&#8217;Ue. Costa ha richiamato la «responsabilità collettiva» di raggiungere un accordo entro fine anno, per garantire che il nuovo quadro finanziario sia operativo dall&#8217;inizio del 2028. Il dibattito ha confermato che le nuove risorse proprie dovranno svolgere un ruolo importante nel finanziamento del bilancio, con apertura anche alle proposte avanzate dal Parlamento europeo. La discussione tornerà in agenda a giugno, sulla base di una prima proposta con cifre preparata dalla presidenza cipriota. «Abbinare le nostre ambizioni alle risorse necessarie sarà fondamentale», ha sottolineato Costa.</p>



<p>«Questa è l&#8217;Europa che risponde a un ambiente geopolitico impegnativo», ha concluso il presidente del Consiglio europeo: sostegno all&#8217;Ucraina nella sua difesa contro l&#8217;aggressione russa, ruolo attivo per il raggiungimento di una pace duratura in Medio Oriente, protezione dei cittadini e delle imprese dagli shock economici, e preparazione delle basi per un bilancio Ue ambizioso e all&#8217;altezza delle sfide.</p>
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		<title>Meeting Commissione UE, taglio tasse sull&#8217;elettricità e riempimento degli stoccaggi di gas</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 07:39:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Bruxelles risponde alla crisi energetica da guerra in Iran: meno tasse sull'elettricità, stoccaggi coordinati, niente tetto al gas per ora. I prezzi restano alti «per un paio d'anni».</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/esteri/meeting-commissione-ue-taglio-tasse-sullelettricita-e-riempimento-degli-stoccaggi-di-gas/">Meeting Commissione UE, taglio tasse sull’elettricità e riempimento degli stoccaggi di gas</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>La Commissione europea ha presentato lo scorso 22 aprile un pacchetto di misure per attenuare le ricadute energetiche della guerra in Iran, evitando per ora interventi strutturali come il tetto al prezzo del gas o la tassa sugli extraprofitti delle società energetiche – strumenti già usati nel 2022 quando la Russia tagliò le forniture.</p>



<p>Il provvedimento principale riguarda la fiscalità sull&#8217;energia: Bruxelles modificherà le norme Ue per garantire che l&#8217;elettricità sia tassata meno del gas, rendendo più agevole per i governi abbattere fino a zero le accise sull&#8217;elettricità per industrie e famiglie vulnerabili. Le proposte legislative formali arriveranno a maggio, ma le modifiche fiscali richiedono l&#8217;unanimità degli Stati membri, il che le rende politicamente complesse da approvare.</p>



<p>Il commissario all&#8217;Energia Dan Jorgensen ha chiarito che i danni alle infrastrutture energetiche mediorientali causati dalla guerra manterranno i prezzi su livelli elevati «per un paio d&#8217;anni». «Anche nello scenario migliore, in cui il conflitto finisce molto presto, la situazione rimane difficile», ha detto. «Dobbiamo liberarci dalla dipendenza dal gas il più rapidamente possibile, accelerando la transizione verso le energie pulite». I prezzi europei del gas sono aumentati di un terzo dall&#8217;inizio del conflitto il 28 febbraio, con la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz. Restano comunque ben al di sotto dei livelli del 2022, e l&#8217;Europa non ha finora dovuto fronteggiare carenze di combustibile, potendo contare su Usa e Norvegia come principali fornitori.</p>



<p>Sul fronte degli stoccaggi, la Commissione coordinerà gli sforzi dei Paesi membri per riempire le riserve di gas nei prossimi mesi, evitando picchi di prezzo legati ad acquisti simultanei. Allo studio anche misure per massimizzare la capacità delle raffinerie europee e l&#8217;introduzione di obblighi di stoccaggio di carburante per aviazione per prevenire potenziali carenze.</p>



<p>Jorgensen non ha escluso interventi più incisivi in futuro, compresa una tassa Ue sugli extraprofitti delle società energetiche, precisando però che al momento non è necessaria. La risposta relativamente contenuta di Bruxelles riflette il fatto che molte leve di gestione della crisi – sussidi ai carburanti, tagli fiscali nazionali – restano in mano ai governi, che hanno già stanziato miliardi dai bilanci nazionali per proteggere i consumatori.</p>



<p>Nel medio periodo, l&#8217;Ue punta ad accelerare la sostituzione dei combustibili fossili con energia rinnovabile e nucleare prodotta localmente. L&#8217;impatto del conflitto mediorientale sui prezzi dell&#8217;energia elettrica è stato finora meno grave rispetto al 2022, in parte grazie all&#8217;espansione delle rinnovabili: nel 2025 il 71% dell&#8217;elettricità europea proveniva da fonti rinnovabili e nucleare, contro il 60% circa del 2022.</p>
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		<title>Iran, i preliminari dei negoziati a Islamabad, le delegazioni sono ‘depotenziate’</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Apr 2026 13:32:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[islamabad]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come si presentano le delegazioni a Islamabad, chi c'è per i due schieramenti e cosa c'è sul tavolo delle trattative.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/esteri/iran-i-preliminari-dei-negoziati-a-islamabad-le-delegazioni-sono-depotenziate/">Iran, i preliminari dei negoziati a Islamabad, le delegazioni sono ‘depotenziate’</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>In attesa che la ripresa dei negoziati tra Usa e Iran produca qualche risultato, l’attenzione è puntata più che sui contenuti delle trattative sulla composizione delle delegazioni, che appaiono entrambe ‘depotenziate’ rispetto a due settimane or sono: da parte statunitense, non c’è il vice-presidente JD Vance, ma c’è solo la ‘coppia di fatto’ dei negoziatori ‘per tutte le stagioni’, con l’immobiliarista Steve Witkoff e il ‘primo genero’ Jared Kushner; da parte iraniana, manca il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, l’interlocutore preferito degli Stati Uniti, la cui posizione non è al momento chiara, ma c’è il ministro degli Esteri Abbas Araghchi.</p>



<p>Mentre il Financial Times constata che “una tregua precaria non può essere la soluzione definitiva” alla crisi aperta dall’aggressione israelo-americana all’Iran, e che quindi bisogna uscire dallo stallo, specie nello Stretto di Hormuz, la stampa statunitense si chiede se l’assenza di Vance rappresenti una bocciatura per il vice del presidente Donald Trump o sia proprio solo dovuta alla mancanza d’un interlocutore di pari rango. Il 12 aprile, Vance aveva abbandonato la trattativa E Islamabad dopo un unico lunghissimo infruttuoso round.</p>



<p>Se fosse tutta una questione di protocollo, a confrontarsi con Araghchi dovrebbe essere il segretario di Stato Marco Rubio, che, invece, scrive il New York Times, pare privilegiare, in questo momento, l’altro ruolo di consigliere per la Sicurezza nazionale ed è poco attivo sulla scena internazionale.</p>



<p>Ancora più difficile capire che cosa avviene nella leadership iraniana: molte illazioni vengono dall’opposizione in esilio e sono impossibili da verificare. Ghalibaf, cui Trump ha certamente creato problemi indicandolo come interlocutore privilegiato degli Stati Uniti, sarebbe stato criticato perché avrebbe voluto includere la questione nucleare nelle trattative con Washington e sarebbe stato costretto a dimettersi. Ma l’ufficio stampa del Parlamento di Teheran smentisce le dimissioni.</p>



<p>Al posto di Ghalibaf nel team negoziale potrebbe entrare Said Jalili, rappresentante ultra-integralista della Guida Suprema presso il Consiglio supremo di Sicurezza nazionale. Ma a Islamabad c’è solo Araghchi, che non dovrebbe però avere incontri diretti con la delegazione statunitense, ma dovrebbe solo incontrare i mediatori pachistani. Per Axios, invece, un incontro diretto Usa – Iran a Islamabad potrebbe esserci lunedì, dopo che le due delegazioni avranno avuto colloqui separati coi mediatori.</p>



<p>Secondo media statali iraniani, Araghchi ha già trasmesso la risposta di Teheran alle proposte fatte dal Pakistan, vedendo il capo dell&#8217;esercito pakistano Asim Munir. Secondo il Ministero della Difesa iraniano, gli Stati Uniti stanno cercando un modo per &#8220;salvare la faccia&#8221; e “uscire dalla guerra in cui sono rimasti intrappolati”.</p>



<p>Intanto, l’Amministrazione Trump 2 ha imposto sanzioni a una raffineria di petrolio cinese e inoltre a una quarantina di compagnie coinvolte nel trasporto petrolio iraniano. La mossa insieme al blocco dei porti iraniani vuole limitare le possibilità dell’Iran di procurarsi risorse per la guerra e anche per il sostentamento della propria popolazione.</p>



<p>Dopo l’arrivo nell’area del conflitto della terza portaerei Usa, la Bush, che, con la sua squadra, s’affianca alla Lincoln e alla Ford, sono attesi nei prossimi giorni, altri 4.000 soldati americani.</p>



<p>Secondo la Lloyd&#8217;s List, citata da Al Jazeera, almeno 43 navi portacontainer delle dieci maggiori compagnie di navigazione al mondo sono tuttora bloccate nel Golfo Persico, dove erano state colte dall’inizio del conflitto il 28 febbraio. Scoppiata la guerra, le compagnie hanno sospeso i servizi nella regione, &#8220;causando ritardi significativi e un aumento dei costi per il commercio globale&#8221;, dice la rivista specializzata nel settore marittimo. In genere, gli equipaggi sono stati messi in sicurezza, ma due navi Msc sono state sequestrate dalle autorità iraniane.</p>



<p>In Libano, invece, Hezbollah, la milizia sciita filo-iraniana, non riconosce l’estensione della tregua concordata a Washington tra Israele e il governo di Beirut, mettendo a rischio il cessate-il-fuoco, per altro già ripetutamente violato da entrambe le parti, e gli sviluppi del negoziato che mira a porre le basi per una pace duratura.</p>



<p>E cresce il risentimento di Trump nei confronti della Nato che non ha aiutato gli Usa contro l’Iran: il magnate presidente dice che i Paesi alleati hanno tradito “i loro stessi interessi” e ce l’ha specialmente con la Spagna, che vorrebbe escludere dalla Nato – cosa , con la Gran Bretagna, che minaccia di cambiare posizione sulle Falklands – non si capisce bene che effetto la cosa potrebbe avere – e con la Francia.</p>



<p>Riuniti a Cipro giovedì e venerdì, i leader dei 27 dell’Ue hanno ribadito il loro appoggio all’Ucraina di fronte all’invasione russa e hanno finalmente sbloccato il prestito a Kiev da 90 miliardi di euro, finora fermo per il veto dell’Ungheria. Sulla guerra all’Iran, l’Ue e molti suoi Paesi sono invece pronti a contribuire allo sminamento del Golfo Persico e dello Stretto di Hormuz e ad assicurare libertà di navigazione, ma solo una volta cessato il conflitto.</p>
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		<title>Iran: da guerra aerea a battaglia navale, in Libano proroga della tregua, Ue aiuta l&#8217;Ucraina</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/esteri/iran-tregua-libano-ue-ucraina/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 08:28:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La guerra all’Iran, condotta da Usa e Israele essenzialmente nei cieli con aerei e missili, è ormai diventata una battaglia navale intorno allo Stretto di Hormuz.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/esteri/iran-tregua-libano-ue-ucraina/">Iran: da guerra aerea a battaglia navale, in Libano proroga della tregua, Ue aiuta l’Ucraina</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>La guerra all’Iran, condotta da Usa e Israele essenzialmente nei cieli con aerei e missili, è ormai diventata una battaglia navale intorno allo Stretto di Hormuz, con gli iraniani che paralizzano la navigazione nel Golfo Persico minando le acque e attaccando mercantili che battono bandiere ostili e gli americani che bloccano i porti dell’Iran e estendono la loro azione all’Oceano Indiano.</p>



<p>Al momento, non s’intravvede una ripresa dei negoziati diretti tra Washington e Teheran. Ieri, Donald Trump, rispondendo ai giornalisti, ha fatto numerose affermazioni, come d’abitudine sconnesse le une dalle altre e non sempre coerenti, sostenendo che gli Stati Uniti non hanno fretta e che aspettano proposte dall’Iran, affermando che la leadership iraniana è divisa e magnificando l’effetto devastante degli attacchi fin qui condotti.</p>



<p>Il magnate presidente ha anche annunciato una proroga di tre settimane della tregua fra Israele e Libano, che doveva scadere questo fine settimana, dopo un incontro a Washington, in sua presenza, fra gli ambasciatori a Washington dei due Paesi. L’annuncio di Trump non è stato né confermati né smentito a Gerusalemme e a Beirut e le violazioni della tregua da parte israeliana e degli Hezbollah si sono succedute nelle ultime ore.</p>



<p>Durante la tregua, Israele e Libano cercheranno di concordare le condizioni di una pace duratura, anche se restano perplessità sulla capacità del governo di Beirut di disarmare Hezbollah. Intanto, l’esercito israeliano mantiene l’occupazione del Sud del Libano, così come continua ad occupare oltre la metà della Striscia di Gaza a 200 giorni dalla tregua concordata a inizio ottobre. E Israele considera “non finito” il lavoro contro l’Iran e vorrebbe riprendere i bombardamenti, che, finora, secondo Trump, hanno distrutto “oltre il 70%” delle capacità militari iraniane.</p>



<p>Una terza portaerei Usa con la sua squadra navale, la George H.W. Bush, è nel frattempo giunta nelle acque intorno all’Iran, andandosi ad aggiungere alla Lincoln e alla Ford. La Bush partecipa all’attuazione del blocco navale e, con la sua presenza, rafforza la pressione militare sull’Iran.</p>



<p>Ieri, le unitù americane hanno abbordato nell’Oceano Indiano una petroliera trasportante – è la tesi – petrolio iraniano. In quelle acque, avevano giù sequestrato il mercantile Touska diretto verso l’Iran con un carico di merci cinesi. Gli iraniani hanno a loro volta preso il controllo di due navi container che operavano nel Golfo – è la tesi &#8211; senza le necessarie autorizzazioni.</p>



<p>Per quanto riguarda la situazione in Iran e gli interrogativi su chi detenga oggi il potere nel Paese, un’analisi del New York Times afferma che la guerra ha cambiato il volto del regime: i generali – non uno, ma un gruppo di essi – avrebbero assunto il ruolo degli ayatollah, in seguito all’uccisione della guida suprema Ali Khamenei e per le condizioni precarie del suo successore, suo figlio Mojtaba Khamenei. Se fosse vero, l’Iran, più che una teocrazia, sarebbe oggi una dittatura militare.</p>



<p>Riuniti ieri e ohhi a Cipro per un vertice informale, i leader dei Paesi dell’Ue si sono finora occupati più di Ucraina che di Medio Oriente e hanno sbloccato gli aiuti a Kiev per 90 miliardi di euro decisi da tempo, ma rimasti finora bloccati dal veto ungherese, venuto meno dopo la sconfitta elettorale del premier uscente Viktor Orban – assente alla riunione -.</p>



<p>A margine dell’incontro, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha però respinto l’idea ventilata di una adesione “simbolica” del suo Paese all’Ue l’anno prossimo, nell’impossibilità, certificata dalle dichiarazioni di vari leader, di una adesione effettiva.</p>



<p>L’aiuto europeo per 90 miliardi di euro consentirà all’Ucraina – assicura Zelensky – “di continuare a cercare di spingere la Russia verso una diplomazia che ponga fine alla guerra”. Ma il conflitto, con i nodi delle pretese territoriali russe irrisolti, pare lontano da una conclusione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/esteri/iran-tregua-libano-ue-ucraina/">Iran: da guerra aerea a battaglia navale, in Libano proroga della tregua, Ue aiuta l&#8217;Ucraina</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<title>Iran: il blocco dello Stretto pesa su economia planetaria, negoziati e riunioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 08:14:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le conseguenze penalizzanti per l’economia statunitense, e per quella planetaria, del blocco che persiste dello Stretto di Hormuz dominano l’attualità internazionale questa mattina. Sui media...</p>
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<p>Le conseguenze penalizzanti per l’economia statunitense, e per quella planetaria, del blocco che persiste dello Stretto di Hormuz dominano l’attualità internazionale questa mattina. Sui media Usa, sono diffuse le critiche all’operato del presidente Donald Trump, la cui “testardaggine” – il termine è del Wall Street Journal -, sommata a quella dei leader iraniani, è all’origine dello stallo.</p>



<p>Ma fa anche rumore la ‘cacciata’, da parte del segretario alla Guerra Pete Hegseth, del responsabile della Marina John Phelan, proprio quando la US Navy è in prima linea nel conflitto iraniano. Phelan è il quarto membro del Gabinetto Trump 2 estromesso in meno di 50 giorni, cioè dopo l’aggressione all’Iran: prima di lui, era toccato alle segretarie alla Sicurezza interna Kristi Noem, alla Giustizia Pam Bondi e al lavoro Lori Chavez-DeRemer.</p>



<p>Il Washington Post spiega in apertura: “John Phelan costretto a lasciare … : il miliardario era stato un significativo donatore della campagna presidenziale di Trump, ma fonti dell’Amministrazione indicano che si era ripetutamente scontrato con il segretario alla Guerra Hegseth”. Alla fine, anche il presidente ha accettato la sua ‘cacciata’. Analoga la lettura di Axios.</p>



<p>La giornata odierna è segnata dalla ripresa dei negoziati a Washington tra Israele e Libano, a livello di ambasciatori, ma in presenza del segretario di Stato Usa Marco Rubio, per protrarre la tregua che scade domenica e fare progressi verso un assetto stabile tra i due Paesi. L’esercito israeliano resta presente nel Sud del Libano e le violazioni del cessate-il-fuoco da parte di Israele e di Hezbollah sono quotidiane – le due parti se le contestano a vicenda -.</p>



<p>A Londra, i Volenterosi si vedono dopo il Vertice di Parigi di venerdì scorso 17 aprile, per discutere come contribuire allo sminamento dello Stretto di Hormuz e del Golfo Persico, una volta concluso il conflitto nell’area. In proposito, fonti del Pentagono riferiscono al Congresso che forse ci vorranno sei mesi per completare il delicato lavoro – il contributo dei Volenterosi potrebbe ridurre i tempi -.</p>



<p>A Nicosia, ospiti di Cipro che ha la presidenza di turno del Consiglio dell’Ue, i leader dei 27 valutano, oggi e domani, l’impatto della guerra all’Iran sui loro assetti economici ed energetici e discutono del sostegno da continuare a dare all’Ucraina contro l’invasione russa. E’ la prima volta da sedici anni senza il premier ungherese Viktor Orban, uscito sconfitto dalle elezioni del 12 aprile.</p>



<p>E, intanto, i mediatori pachistani cercano di indurre i negoziatori americani e iraniani a tornare, forse già domani, al tavolo delle trattative a Islamabad, ma non vi sono conferme che ciò possa avvenire.</p>



<p>Per il Wall Street Journal, “la guerra aerea contro l’Iran lascia il posto a uno stallo penalizzante nello Stretto di Hormuz&#8230; I costi economici e i rischi di escalation persistono… La decisione di Trump di estendere il cessate-il-fuoco a tempo indeterminato, mantenendo, contestualmente, il blocco dello Stretto fa entrare il conflitto in una nuova fase dannosa per l’economia mondiale…”.</p>



<p>Il New York Times constata che la situazione nello Stretto di Hormuz, dove gli iraniani hanno ieri abbordato due o tre navi – le fonti discordano in merito -, mentre la US Navy ne ha finora costrette 31 a invertire la rotta (ma sono centinaia in attesa alla fonda), dà a Teheran una leva nei negoziati con Washington. Secondo il giornale, Trump dovrà fare una scelta entro il primo maggio, cioè dopo due mesi di una guerra decisa senza l’autorizzazione del Congresso: sollecitare l’avallo dei senatori ad andare avanti; cessare le operazioni; o auto-concedersi un’estensione dei propri poteri – chi lo conosce pensa che potrebbe optare per la terza soluzione -.</p>



<p>Trump attende che l’Iran gli presenti una proposta per riprendere le trattative. Ma, secondo la Cnn, l’Amministrazione Usa sopravvaluta le divisioni esistenti in campo iraniano, la cui leadership è comunque alla ricerca di nuovi equilibri, dopo le ‘decapitazioni’ subite per gli attacchi israeliani. E il Washington Post sostiene che Trump sta valutando se fare a Teheran le stesse concessioni fatte dal suo predecessore Barack Obama in vista dell’accordo del 2015 e che lui aveva poi contestato, rinnegando l’intesa nel 2019.</p>



<p>Il magnate presidente starebbe anche preparando una lista dei Paesi che non l’hanno assecondato nell’aggressione all’Iran, anche se non è chiaro come intenda ‘punirli’.</p>
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		<title>Crisi in Medio Oriente, Allianz Trade: 15.000 insolvenze aziendali in più nel 2026-2027</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/esteri/allianz-trade-insolvency-report-2026/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 13:45:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il nuovo Insolvency Report di Allianz Trade aggiorna le previsioni: conflitto prolungato spingerà le insolvenze globali al +6% nel 2026. A rischio 2,2 milioni di posti di lavoro.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>La crisi in Medio Oriente peserà in modo significativo sulle insolvenze aziendali globali nei prossimi due anni. Secondo l&#8217;ultimo Insolvency Report di Allianz Trade, leader mondiale nell&#8217;assicurazione del credito commerciale, le insolvenze cresceranno del 6% nel 2026 – dopo un analogo aumento nel 2025 – segnando così un quinto anno consecutivo di incremento. Rispetto alle previsioni elaborate prima dello scoppio del conflitto, l&#8217;impatto diretto della crisi si tradurrà in 7.000 insolvenze aggiuntive nel 2026 e 7.900 nel 2027, per un totale di circa 15.000 casi extra nel biennio.</p>



<p>«Questa situazione sta aumentando i costi lungo le catene globali del valore, dall&#8217;agrifood al manifatturiero, dalla sanità alla tecnologia», ha spiegato Aylin Somersan Coqui, CEO di Allianz Trade. «La combinazione di domanda più debole, aumento dei costi degli input e condizioni finanziarie più restrittive sta mettendo sotto pressione le aziende con scarso potere di pricing, margini ridotti, elevati livelli di debito o fabbisogni strutturalmente più elevati di capitale circolante».</p>



<p>Il quadro potrebbe aggravarsi ulteriormente in caso di blocco prolungato dello Stretto di Hormuz. In uno scenario di escalation sostenuta, le insolvenze globali salirebbero del 10% nel 2026 e di un ulteriore 3% nel 2027, con circa 4.100 casi aggiuntivi negli Stati Uniti e 10.500 in Europa occidentale nel biennio. «Costruzioni, retail e servizi sarebbero i principali settori a rischio», ha precisato Maxime Lemerle, Lead Analyst per la ricerca sulle insolvenze di Allianz Trade. Con un aumento del 6% delle insolvenze nel 2026, Allianz Trade stima che 2,2 milioni di posti di lavoro sarebbero direttamente a rischio – quasi 100mila in più rispetto al 2025 – con l&#8217;Europa in testa a livello globale, con 1,3 milioni di persone potenzialmente coinvolte.</p>



<p>In Italia l&#8217;accelerazione registrata negli ultimi tre anni è stata marcata: +9% nel 2023, +17% nel 2024 e +26% nel 2025, un percorso che ha riportato il Paese ai livelli di insolvenza pre-pandemia, in linea con la maggior parte dei partner europei. Nel 2025 tutti i settori hanno contribuito all&#8217;aumento, con crescite a doppia cifra nella maggior parte di essi: commercio (+12%), costruzioni (+27%), manifatturiero (+21%) e ospitalità e turismo (+13%). Per il 2026 Allianz Trade prevede un ulteriore incremento fino a 12.750 casi – un +5% rispetto al +2% stimato prima del conflitto – per effetto di una crescita economica che resterà modesta, in parte a causa della strutturale dipendenza dell&#8217;Italia dall&#8217;energia importata e del suo impatto su famiglie e industrie ad alta intensità energetica. Nel 2027 si potrebbe invece registrare una riduzione a circa 12.300 casi.</p>
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		<title>Iran: Trump estende la tregua, colloqui di pace a un punto morto</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/esteri/iran-trump-estende-tregua-colloqui/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 07:48:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il rinvio a tempo indeterminato, fino a quando i negoziati non saranno conclusi, dell’ultimatum all’Iran sarebbe scaduto oggi.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il rinvio a tempo indeterminato, fino a quando i negoziati non saranno conclusi, dell’ultimatum all’Iran, che sarebbe scaduto oggi, domina l’attualità internazionale. I principali media Usa s’interrogano sui perché dell’ennesima scelta contraddittoria del presidente Donald Trump, fatta nonostante un accordo non appaia alle viste o almeno imminente.</p>



<p>“Né guerra né pace” è la sintesi stamane di Le Monde: il magnate presidente è passato in 50 giorni dall’aggressione unilaterale, condotta in tandem con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, all’odierna tregua unilaterale a tempo indeterminato decisa senza avere ottenuto nulla in cambio dall’Iran, ma nell’attesa di “una proposta unitaria” da parte iraniana.</p>



<p>Nell’annunciare la decisione di protrarre il cessate-il-fuoco, in vigore dal 7 aprile, Trump ha citato “profonde divisioni” all’interno della leadership iraniana, dove falchi e moderati si confrontano. Non è escluso che lo stallo, inconclusivo, niente guerra e niente intesa, si protragga nel tempo, essendo il magnate presidente incapace di uscire dal vicolo in cui s’è cacciato. La Casa Bianca – afferma la Cnn – si rende conto che gli ostacoli da sormontare sono “alti”, ma coltiva ancora speranze di un’intesa.</p>



<p>Per tradurre in un’immagine la situazione, il Wall Street Journal parla di “una battaglia fra polli”, dove le galline sono Washington e Teheran, che si beccano a vicenda: gli iraniani non fanno partire la loro delegazione per il Pakistan, gli americani bloccano la loro; gli americani tengono il blocco delle navi da e per i porti dell’Iran, gli iraniani si rimangiano la riapertura dello Stretto; e così via.</p>



<p>L’Amministrazione Usa sta valutando misure per allentare la crisi energetica dovuta al blocco, o almeno alla paralisi, della navigazione nello Stretto di Hormuz, dove sia Teheran che Washington continuano a imporre misure restrittive. Ieri, però, vi sarebbero transitate due petroliere iraniane, eludendo il blocco della US Navy, e ne sarebbero uscite due navi da crociera bloccate lì dall’inizio del conflitto.</p>



<p>La proroga della tregua è stata comunicata da Trump sul suo social Truth poco prima della scadenza dell’ultimatum e dopo reiterate minacce della ripresa di bombardamenti devastanti. Il Pakistan, che sta mediando, ha chiesto di sospendere ogni attacco. La missione negoziale del vp JD Vance è stata bloccata all’ultimo istante e resta sospesa, dopo che il regime iraniano ha confermato di non ritenere una base di partenza delle trattative le richieste statunitensi e ha denunciato “ripetute violazioni” della tregua da parte americana.</p>



<p>La delegazione statunitense al secondo round degli eventuali negoziati, dopo la brusca interruzione dei colloqui il 12 aprile, sarà completata dalla coppia fissa Steve Witkoff e Jared Kushner. Secondo il New York Times, i dubbi degli iraniani se fidarsi o meno di Trump gettano un’ombra sul futuro delle trattative, perché i leader di Teheran temono di essere di nuovo beffati dal magnate presidente che ha già fatto carta straccia dell’accordo sul nucleare raggiunto sotto l’Amministrazione Obama dopo anni di negoziati.</p>



<p>Il Washington Post sottolinea la mancanza di basi per un’intesa di massima fra Usa e Iran e segnala che la US Navy ha allargato le proprie operazioni all’Oceano Indiano, sequestrando una petroliera che ‘contrabbandava’ petrolio iraniano in violazione delle sanzioni statunitensi. Secondo Fox News, a bordo della petroliera cinese sequestrata domenica nello Stretto di Hormuz sono stati trovati prodotti chimici utilizzati nella produzione di missili iraniani e dei loro propellenti.</p>



<p>Intanto, l’Amministrazione Trump sta premendo sull’Iraq perché prenda le distanze dall’Iran: Washington chiede al governo di Baghdad di smantellare le milizie sciite sostenute dall’Iran che nelle ultime settimane hanno attaccato basi e interessi statunitensi nel Paese, colpendo anche l’ambasciata a più riprese.</p>



<p>Ma è un po’ come chiedere al governo libanese di disarmare Hezbollah: le milizie hanno più potere della politica; o, almeno, la politica non vuole mettersi contro le milizie. Se ne tornerà a parlare domani a Washington, alla ripresa delle trattative fra Israele e Libano. Il New York Times, oggi, dedica l’immagine centrale della prima pagina alla caotica situazione in Libano, con il contro-esodo di centinaia di migliaia di persone che tentano di tornare alle loro case, o a ciò che ne resta, nel Sud del Paese.</p>



<p>Che sia guerra o che sia pace, che il prezzo del petrolio salga o scenda, le borse continuano a fare festa e a battere record. Il Wall Street Journal si chiede perché ciò avvenga, nonostante le previsioni degli economisti siano fosche per i prossimi mesi: gli investitori, ma soprattutto gli speculatori, vedono nella guerra e nell’incertezza occasioni di guadagno, facendo lo slalom tra acquisti e vendite in funzione delle dichiarazioni di Trump o dei leader di Teheran.</p>



<p>Diverso il discorso per gli imprenditori, che hanno bisogno di certezze per investire. In tal senso, Cina, Giappone e Corea del Sud, le maggiori economie asiatiche con l’India, stanno adeguandosi alla crisi energetica, cercando fornitori alternativi a quelli tradizionali, stanziando fondi d’emergenza e affidandosi alle riserve strategiche. Scelte che hanno l’Ue sta valutando e fa, magari con minore rapidità.</p>
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		<title>Iran: momenti cruciali, o un accordo dai negoziati o la ripresa della guerra</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/esteri/iran-accordo-negoziati-ripresa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 08:04:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>O un accordo o la ripresa della guerra: ore cruciali a Islamabad dove sono attesi JD Vance e il team iraniano per riprendere i colloqui.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>O un accordo dai negoziati o la ripresa della guerra: ore cruciali a Islamabad, in Pakistan, dove sono attesi il vice-presidente degli Stati Uniti JD Vance e il team iraniano per riprendere i colloqui bruscamente interrotti domenica 12 aprile. Con Vance, viaggiano i negoziatori Usa Steve Witkoff e Jared Kushner, protagonisti di tutte le trattative internazionali del Trump 2, ma che finora non hanno trovato il bandolo di nessuna matassa, né in Ucraina, né in Medio Oriente &#8211; la tregua a Gaza non è mai approdata alla fase due &#8211; e neppure in Iran. Intanto, si profila un nuovo round di colloqui, a Washington, giovedì, tra Israele e Libano, per protrarre la tregua e addivenire – ma pare difficile – a un’intesa di pace.</p>



<p>Ma quelle che si profilano, ammesso che gli iraniani si presentino all’appuntamento, sono trattative “su un terreno instabile” – la definizione è del Washington Post -, specie dopo il sequestro, domenica, di una nave iraniana in avvicinamento allo Stretto di Hormuz, di cui Teheran ora chiede l’immediato rilascio, considerando il sequestro una violazione del cessate il fuoco in atto.</p>



<p>Gli Stati Uniti stanno ispezionando la nave, la Touska, da cima a fondo, aprendo ed esaminando centinaia di containers: contano di ricavarne informazioni sui rapporti tra Cina e Iran – la nave proveniva dalla Cina &#8211; e sulle forniture da parte di Pechino a Teheran di materiale ‘dual use’, cioè utile a fini sia civili che militari. A ieri, dall’inizio del blocco, erano in tutto 27 le imbarcazioni cui la US Navy ha impedito l’accesso allo Stretto o l’uscita da esso, costringendole a invertire la rotta.</p>



<p>A giudizio della stampa internazionale, prima del nuovo round negoziale Washington e Teheran hanno mandato “segnali confusi”, con il risultato che&nbsp; tensioni e le incertezze hanno ieri causato aumenti del 5% dei prezzi del petrolio. Il Financial Times considera estremamente improbabile che la nuova sessione produca un’intesa, mentre il New York Times mette in evidenza come la ricerca “di risultati immediati” da parte americana contrasti con la tattica iraniana “dei tempi lunghi”, essendo Teheran convinta che il ‘caro petrolio’ e l’impatto economico della crisi energetica giochino a suo favore.</p>



<p>Al momento, i diversi stili di trattativa mettono Usa e Iran “in rotta di collisione”. E Israele, che pensa che “il lavoro” non sia stato concluso – né l’annichilimento dei programmi nucleari, né l’azzeramento delle capacità missilistiche, né il cambio di regime – soffia sul fuoco della ripresa delle ostilità.</p>



<p>La stampa Usa punta i riflettori sul ruolo negativo nelle trattative del presidente Usa Donald Trump, le cui dichiarazioni sull’Iran – scrive il New York Times – “diventano sempre più contraddittorie”. La Cnn offre un retroscena del fin qui mancato accordo: “Un’Intesa per porre termine alla guerra pareva vicino. Poi, Trump ha iniziato a postare sul suo social” e Teheran ha fatto un passo indietro, rifiutandosi di negoziare sotto minaccia. “La smania di Trump di avere su di sé tutta l’attenzione compromette le speranze di un’intesa, mentre s’avvicina la fine della tregua</p>



<p>Sulla stessa linea, Politico rileva che “la guerra all’Iran accelera il distacco dell’America dal resto del Mondo” e che “le mosse erratiche del presidente Trump non migliorano la situazione”. La Fox dà, invece, una lettura quasi opposta e denuncia le minacce “neppur troppo sottilmente velate” fatte dall’Iran: Teheran ha fatto sapere di essere pronta a giocare “nuove carte sul campo di battaglia”, senza che sia chiaro quali esse siano.</p>



<p>Secondo il NYT, Arabia Saudita e Iraq si trovano a loro volta “invischiati in una guerra segreta dentro la guerra dichiarata tra Usa e Iran” e vi sono, nei due Paesi, pulsioni a reagire agli attacchi con droni lanciati dai loro territori da milizie sciite filo-iraniane.</p>



<p>Sul fronte libanese, hanno destato polemiche indignate le immagini di un militare israeliano che prende a martellate una statua di Gesù. L’esercito israeliano ha avviato un’inchiesta e il premier Benjamin Netanyahu ha espresso rammarico per un gesto che ha turbato “i fedeli in Libano e ovunque nel Mondo”.</p>



<p><strong>Usa: dimissioni eccellenti, la ministra del Lavoro e Tim Cook, ceo di Apple<br></strong>Ci sono anche dimissioni più o meno eccellenti a destare l’attenzione dei media Usa. Esce di scena come ampiamente previsto la segretaria al Lavoro Lori Chavez-DeRemer, terzo ministro a lasciare l’Amministrazione Trump 2, dopo le segretarie alla Giustizia Pam Bondi e alla Sicurezza interna Kristi Noem – tutte donne finora le ‘licenziate’ -.</p>



<p><strong>Chavez-DeRemer</strong> se ne va fra accuse di comportamenti non professionali e non etici – inchieste sono in corso -, cui si sommano accuse di molestie sessuali a dipendenti rivolte a suo marito.</p>



<p>Se ne va anche – ma qui siamo nel settore privato – <strong>Tim Cook,</strong> da 15 anni amministratore delegato della Apple, che, compiuti 65 anni, il primo settembre lascerà il posto a John Termus, fin qui a capo della produzione di hardware e considerato il naturale successore, Cook resterà tuttavia coinvolto nell’azienda di Cupertino, in California, conservando il ruolo di executive chairman.</p>
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