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	<title>Articoli di Giampiero Gramaglia, autore presso The Watcher Post</title>
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	<link>https://www.thewatcherpost.it/author/giampiero-gramaglia/</link>
	<description>Testata giornalistica online di analisi politica ed economica</description>
	<lastBuildDate>Tue, 28 Jul 2026 08:49:10 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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		<title>Trump: sei mesi di guerra all’Iran, 100 giorni al voto di midterm</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/news/trump-guerra-sei-mesi-voto-midterm/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2026 08:49:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sei mesi dall’aggressione israelo-americana all’Iran, il 28 febbraio, e 100 giorni al voto di midterm del 3 novembre: in questo incrocio, la stampa Usa segue le mosse del presidente Donald Trump che cerca, in maniera giudicata ondivaga, di uscire dal conflitto e, nel contempo, di rovesciare l’esito delle elezioni, al momento negativo per lui e per i repubblicani, stando ai sondaggi e agli umori dell’opinione pubblica.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Sei mesi dall’aggressione israelo-americana all’Iran, il 28 febbraio, e 100 giorni al voto di midterm del 3 novembre: in questo incrocio, la stampa Usa segue le mosse del presidente Donald Trump che cerca, in maniera giudicata ondivaga, di uscire dal conflitto e, nel contempo, di rovesciare l’esito delle elezioni, al momento negativo per lui e per i repubblicani, stando ai sondaggi e agli umori dell’opinione pubblica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’attenzione è puntata sulla presenza, oggi, alla Casa Bianca, di due visitatori: il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Entrambi sono negli Stati Uniti con il motivo ufficiale delle esequie del senatore Lindsey Graham, improvvisamente deceduto l’11 luglio, appena rientrato in patria da una visita a Kiev, e grande sostenitore di Israele e dell’Ucraina, oltre che di Trump, dopo esserne stato rivale nelle primarie del 2016.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’incontro con Netanyahu &#8211; il settimo nei 18 mesi del secondo mandato del magnate presidente &#8211; è quello che s’annuncia più delicato: il premier – titola la Cnn – “si trova di fronte un presidente spigoloso e irritato”. perché le tensioni fra Usa e Israele sul cessate-il-fuoco con l’Iran e sull’invasione del Libano hanno creato “tensioni” fra i due leader fin qui noti per la loro sintonia. Senza contare quanto sta avvenendo in CisGiordania, dove la tolleranza di Netanyahu nei confronti delle violenze dei coloni contrasta con gli inviti alla moderazione venuti dagli Stati Uniti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E se Netanyahu viene a sollecitare una ripresa del conflitto su larga scala contro l’Iran, si troverà davanti un Trump i cui consiglieri gli suggeriscono – scrive Axios – che “le sanzioni avranno più efficacia con Teheran che le bombe”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Però, il magnate presidente è ancora incerto sul da farsi, a giudizio del New York Times, secondo cui la guerra “entra in un periodo di grande incertezza”: dopo la firma dell’intesa di tregua a metà giugno, ci sono state tre settimane di negoziati blandi e inconcludenti, poi due settimane di ripresa dei bombardamenti (cui l’Iran ha sempre risposto), poi quattro giorni senza raid e missili. “Trump – titola il giornale – appoggia una ripresa delle trattative, ma non è chiaro che cosa speri di ottenere questa volta… L’Iran nega di volere negoziare e non dà segno di essere pronto a fare concessioni o a parlare direttamente con emissari statunitensi”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel Mar Rosso, tensioni militari persistono fra l’Arabia saudita e gli Huthi, i miliziani sciiti filo-iraniani dello Yemen. E negli scenari di guerra mediorientali è entrata pure l’Ucraina, attaccando nel Mar Caspio una imbarcazione iraniana – tre le vittime -. Il Pentagono ha nel frattempo aggiornato i dati dei caduti e dei feriti statunitensi nel conflitto iraniano: 18 i militari deceduti e 624 quelli feriti, 140 in più di quanto finora comunicato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’incertezza diplomatica e militare si riflette sulle prospettive economiche: i giorni senza bombe hanno fatto scendere le quotazioni del petrolio, che erano risalite sopra i 100 dollari al barile; ma una ripresa delle ostilità le rifarebbe schizzare in alto. Questa volatilità, che pesa sull’andamento dell’inflazione, rende problematiche le decisioni che la Federal Reserve deve prendere in settimana sul costo del denaro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Wall Street Journal punta sull’incontro di Trump con Zelensky e scrive che il magnate presidente è “impressionato” dai successi militari dell’Ucraina negli ultimi mesi: ciò migliora il clima fra i due perché Zelensky sembra finalmente avere in mano “le carte” – quelle che per Trump gli mancavano nel loro burrascoso incontro del febbraio 2025 -. Politico scrive che Zelensky trova a Washington “nuovi amici”: ha perso Graham, uno dei pochi repubblicani che lo avevano sempre sostenuto, ma ha appena ottenuto il sostegno della influencer Maga Laura Loomer, che dopo, essere stata a Kiev, da ostile all’Ucraina è diventata una paladina della sua causa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Zelensky vedrà Trump dopo essere stato ieri ricevuto dal nuovo premier britannico Andy Burnham, che gli ha confermato il sostegno britannico alla resistenza dell’Ucraina all’invasione della Russia. Burnham ha espressamente voluto che il presidente ucraino fosse il primo leader straniero da lui incontrato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma non c’è solo la scena internazionale. Su quella elettorale, Trump era ieri in Michigan, a cercare di convincere l’elettorato operaio di quello Stato della bontà dei risultati economici delle sue scelte, specie sul fronte dei dazi. L’iniziativa mediaticamente più rilevante è però stato il ricorso inoltrato alla Corte Suprema perché avalli il suo ordine esecutivo che limita il ricorso al voto per posta, bloccato da giudici federali di primo e secondo grado.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il contrasto al voto per posta e l’introduzione di restrizioni all’accesso alle urne sono strumenti che Trump intende utilizzare per sventare la sconfitta nelle elezioni di midterm.</p>
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		<title>Iran: una pausa – forzata? &#8211; negli attacchi incrociati, Trump aspetta Netanyahu e Zelensky</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/top-news/iran-trump-netanyahu-zelensky/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 08:19:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Top News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tornata la calma nei cieli del Medio Oriente: per tutto il fine settimana, gli Usa non hanno fatto attacchi all’Iran, che non ha dal canto suo preso di mira interessi americani nel Golfo. </p>
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<p class="wp-block-paragraph">Tornata la calma nei cieli del Medio Oriente: per tutto il fine settimana, gli Usa non hanno fatto attacchi all’Iran, che non ha dal canto suo preso di mira interessi americani nel Golfo. Resta, però, fluida la situazione nello Stretto di Hormuz e all’ingresso del Mar Rosso: la navigazione è lungi dall’essere normale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è chiaro se la pausa nell’offensiva statunitense, andata avanti senza sosta per due settimane, sia dovuta a una decisione autonoma del presidente Usa Donald Trump o se sia stata in qualche misura imposta – come ha scritto il New York Times &#8211; dalle preoccupazioni dei militari di ritrovarsi a corto di difese anti-aeree, esponendo, quindi, i militari delle basi nella regione alle risposte iraniane, che si sono già rivelate per loro letali. La Casa Bianca nega che gli Stati Uniti siano a corto di munizioni e, in particolare, di missili anti-missili Patriot.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quale che ne sia l’origine, la pausa nelle ostilità crea uno spazio ai mediatori per provare a ricucire le trattative interrotte dall’improvvisa e sostanzialmente immotivata ripresa di bombardamenti e lanci di missili e droni. Il presidente Trump l’aveva attribuita a violazioni della tregua nello Stretto di Hormuz da parte dei Guardiani della Rivoluzione iraniani, che attaccavano mercantili che non si conformavano alle loro indicazioni. Ma la tregua, in realtà, non era mai stata pienamente rispettata né dall’una né dall’altra parte – basti pensare alla perdurante occupazione del Libano meridionale da parte dell’esercito israeliano -.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel Mar Rosso, l’ultima attività ostile registrata sono stati attacchi degli Huthi, miliziani sciiti filo-iraniana dello Yemen, a installazioni energetiche saudite, impianti della Aramco a Yanbu e Jazan: azioni senza precedenti dal 2019, in risposta ad attacchi sauditi sul porto yemenita di Hodeida.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le incertezze sulla sicurezza dei traffici marittimi hanno fatto salire, la scorsa settimana, il prezzo del petrolio sopra i 100 dollari al barile, con un aumento del 40% a luglio. Trump, che aveva appena minacciato di fare pagare all’Iran le conseguenze degli attacchi degli Huthi, ha poi optato, invece, per un sussulto di tregua.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa sarà per Trump una settimana di incontri significativi, nella sua diplomazia sempre in bilico fra guerra e pace. Domani, riceverà alla Casa Bianca il premier israeliano Benjamin Netanyahu, l’intesa con il quale s’è un po’ incrinata per l’imprevisto andamento dell’aggressione all’Iran, che doveva essere una marcia trionfale di pochi giorni verso l’annientamento dell’arsenale nucleare e militare iraniano e il cambio di regime e non ha prodotto nulla del genere, ma ha anzi sortito, a parte migliaia di morti, un’emergenza energetica planetaria – a farne le spese anche i consumatori Usa -.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ucraina: Trump riceve Zelensky; una sua influencer si scopre filo-ucraina</strong><br>Successivamente, Trump riceverà il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che è oggi a Londra per un primo incontro con il nuovo premier britannico Andy Burnham. Prima di lasciare Kiev, Zelensky ha segnalato la possibilità che la Russia conduca nelle prossime ore un massiccio attacco con missili e droni, dopo che la scorsa settimana le vittime civili ucraine dei bombardamenti russi sono state decine e i feriti centinaia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’incontro con Zelensky segue l’improvvisa conversione alla causa ucraina di Laura Loomer, aggressiva influencer della galassia Maga, molto vicina al magnate presidente. Loomer, fin qui ostile alla causa ucraina, sensibile alla propaganda russa e critica del sostegno degli Usa a Kiev, ha bruscamente cambiato atteggiamento dopo una visita in Ucraina. L’influencer vi ha incontrato Zelensky ed è stata esposta agli allarmi anti-aerei: un’intervista all’Ap, nella quale ha confermato d’avere cambiato la propria visione della guerra ucraina, è stata rilasciata in un rifugio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel frattempo, dopo quasi due mesi di confronti e non poche esitazioni, i Paesi dell’Ue hanno dato via libera a un nuovo insieme di misure restrittive contro Mosca. Colpiti i settori energetico e bancario in quello che il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa considera &#8220;un altro passo decisivo per intensificare la pressione su Mosca&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Iran: possibili retroscena e nuove polemiche</strong><br>C’è chi ha attribuito la ripresa delle ostilità contro l’Iran all’irritazione di Trump per un complotto che sarebbe stato ordito da Teheran ai suoi danni e che sarebbe stato all’origine della precipitosa e allarmante sostituzione dell’AirForceOne con cui fare ritorno dal vertice della Nato ad Ankara.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Trump ci era arrivato con il nuovo AirForceOne regalatogli dal Qatar e allestito a tempo di record – ha rivelato il New York Times –, con costi astronomici e concessioni ai requisiti di sicurezza. Ma ne ripartì con il vecchio AirForceOne, meglio attrezzato contro eventuali attacchi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel fine settimana, ha suscitato diffuse polemiche la decisione del Pentagono di ridurre il numero dei caduti nella guerra all’Iran da 18 a 14, escludendo dal conto i quattro militari uccisi in Giordania – tre – e in Iraq dalle risposte iraniane agli attacchi americani. Il Pentagono ha spiegato la decisione con la tesi che i caduti della prima fase del conflitto, prima del cessate-il-fuoco concordato a metà giugno, non andavano sommati a quelli della nuova fase del conflitto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma la spiegazione non ha convinto i familiari delle vittime, le organizzazioni dei veterani e neppure numerosi congressman: molti vi vedono solo un maldestro tentativo di ridurre l’impatto psicologico dei caduti americani su un’opinione pubblica già largamente ostile al conflitto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La mossa del Pentagono era stata successiva alla presenza dello stesso presidente alla base di Dover nel Delaware al rientro delle salme degli ultimi quattro caduti in bare avvolte nella bandiera a stelle e strisce.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Iran, una notte senza bombe. E Trump rilancia: “mi ricandido”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jul 2026 10:36:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[candidatura]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come procede il conflitto tra USA e Iran. La fase è di stallo mentre Trump risolve la sua crisi interna con una rivelazione shock: si ricandida.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Una notte senza bombe sull’Iran – la prima, da due settimane -. Ma le cronache di guerra sono ugualmente fitte: le forze armate degli Stati Uniti bloccano nel Golfo di Oman un mercantile che cercava di forzare il blocco dei porti iraniani – è il secondo episodio di questo genere, da quando il blocco è stato ripristinato -; aerei di Bahrein e Kuwait colpiscono obiettivi iraniani, una replica senza precedenti agli attacchi iraniani contro presenze americane nei due Paesi; e ci sono scambi di tiri fra Arabia saudita e la milizia sciita pro-iraniana degli Huthi nello Yemen, che ostacolano la navigazione nel Mar Rosso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il presidente Usa Donald Trump parla del conflitto con l’Iran alla annuale cena dei corrispondenti dalla Casa Bianca, ri-edizione in tono minore, al Waldorf Astoria, di quella che stava svolgendosi a maggio all’Hilton International e che fu sospesa alle prime battute per un tentativo – sventato – d’attentato al presidente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Trump, che i principali media continuano a descrivere come animato da uno spirito di rivalsa contro l’Iran, dice: “Gli iraniani ci stanno parlando …, vorrebbero tanto trovare un accordo&#8230; Non credo che siano pronti e non credo che sia ancora il momento giusto… Non possono avere armi nucleari: non vogliamo vedere Washington, o una qualsiasi delle nostre città, o di Israele, … distrutte da una bomba atomica&#8230; Non lascieremo che si dotino di armi nucleari: le userebbero&#8221;.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le parole di Trump fanno i titoli di testata di molti dei principali media degli Stati Uniti. Ma l’attenzione non è tanto rivolta a quello che il presidente dice sull’Iran –nulla di nuovo in fondo-, quanto agli insulti, agli epiteti e agli apprezzamenti volgari rivolti ai giornalisti, ai propri rivali e persino ad alcuni esponenti della sua Amministrazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Axios ci apre con un titolo neutro: “Trump condanna la violenza e se la prende con la stampa…”. Lo stesso fa la Fox: “Trump non risparmia nessuno alla cena dei corrispondenti, mette nel mirino i democratici, la stampa e il suo stesso gabinetto”. La Cnn è più incisiva: “Insulti abituali e commenti offensivi caratterizzano il discorso di Trump alla cena dei corrispondenti… Le battute di spirito del presidente non fanno ridere nessuno mentre lui attacca giornalisti e rivali…”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così, le parole del magnate sono spesso cadute “in un silenzio imbarazzato”, specie quando giocavano sull’aspetto fisico dei ‘bersagli’ delle critiche. Dopo avere parlato per oltre un’ora. Trump s’è messo in testa un berretto rosso con la scritta ‘Trump 2028’, annunciando che si ricandiderà per un terzo mandato – il gesto viene generalmente interpretato come una battuta, anche se il magnate non ha mai escluso una ricandidatura, nonostante sia costituzionalmente impossibile -.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Washington Post e New York Times scelgono di rispondere agli attacchi di Trump con aperture che mettono in imbarazzo l’Amministrazione. Il WP punta su un inasprimento delle polemiche fra la Casa Bianca e la Smithsonian Institution, la più prestigiosa istituzione museale e culturale della capitale federale: un pannello all’ingresso del Museo nazionale della storia americana metterà d’ora n poi in guardia i visitatori sul fatto che quanto s’apprestano a vedere contiene “informazioni inaccurate”, che – sostiene la Casa Bianca -, non rispettano i valori americani, denunciado, fra l’altro, la schiavitù e lo sterminio dei nativi. la Smithsonian e il Museo s’orientano “verso un attivismo politico estremo, che affonda le sue radici nel marxismo e che divide, deprime e scoraggia gli americani”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il NYT, invece, apre con gli sviluppi di un suo scoop che aveva già fatto infuriare Trump: c’era davvero una minaccia iraniana, dietro la decisione del Secret Service, la polizia che si occupa della sicurezza dei presidenti, di cambiare aereo al momento di lasciare Ankara dopo il Vertice della Nato a inizio mese. Trump parti con il suo ‘vecchio’ AirForceOne e non con quello nuovo, da poco donatogli dal Qatar, giudicato non adeguatamente sicuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Iran: Trump valuta un’ulteriore escalation</strong><strong><br></strong>Sul fronte della guerra con l’Iran, l’impressione generalizzata è che il presidente, che ieri s’è consultato con i suoi collaboratori, mediti un’ulteriore escalation e un nuovo coinvolgimento d’Israele – la prossima settimana, il premier israeliano Benjamin Netanyahu sarà a Washington – nella convinzione che il sussulto nelle operazioni militari possa essere di breve durata, nonostante la guerra vada avanti da cinque mesi e non se ne veda ancora la fine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal canto suo, Netanyahu è per il momento impegnato in azioni militari “di grande ampiezza” nella CisGiordania, dove le angherie dei coloni – spalleggiati dall’esercito – verso i palestinesi sono incessanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo l’intelligence statunitense, citata dal NYT, la nuova leadership iraniana è più incline della precedente a dotarsi dell’atomica: “La guida suprema uccisa sotto le bombe il 28 febbraio, all’inizio del conflitto, l’ayatollah Ali Khameney, aveva già accettato di rinunciare all’atomica, con l’accordo del 2015 poi denunciato da Trump nel 2017; il suo successore, suo figlio Mojtaba, è, invece, più interessato all’dea di dotarsi dell’atomica”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Wall Street Journal, che critica, in un fondo dell’editorial board, la politica dei dazi di Trump e le nuove minacce rivolte all’Ue ‘colpevole’ di avere comminato a Google una super-multa legata a violazioni delle regole di concorrenza, scrive che “Usa e Iran sono bloccati in un ciclo d’escalation militare: Trump minaccia d’intensificare i bombardamenti; Teheran ricorre a milizie sue alleate nella Regione per allarga il conflitto”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Amministrazione Usa valuta il ricorso ai beni iraniani congelati per rifondere i danni arrecati alle navi attaccate nello Stretto di Hormuz, dove testimoni oculari riferiscono che il traffico è ridotto ai minimi termini, specie se confrontato con la situazione pre – guerra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ieri, i giornalisti dell’Ap avevano riferito di “almeno sette esplosioni” e di colonne di fumo presso una base militare americana vicino a Irbil, in Iraq. Non si sono però avute precisazioni sulla natyra delle esplosioni e su eventuali danni.</p>
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		<title>Trump riapre la ‘guerra dei dazi, fa un passo indietro sull’Arabia Saudita, bombarda l’Iran</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/news/trump-guerra-dazi-arabia-saudita-iran/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 08:57:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il presidente Usa Donald Trump scatena una nuova guerra dei dazi planetaria; fa un passo indietro sull’intesa sul nucleare con l’Arabia saudita, meno di 24 ore dopo averla firmata; e alza il livello delle minacce all’Iran, mentre le forze armate degli Stati Uniti rinnovano gli attacchi – consecutivi da ormai due settimane – contro obiettivi iraniani.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il presidente Usa Donald Trump scatena una nuova guerra dei dazi planetaria; fa un passo indietro sull’intesa sul nucleare con l’Arabia saudita, meno di 24 ore dopo averla firmata; e alza il livello delle minacce all’Iran, mentre le forze armate degli Stati Uniti rinnovano gli attacchi – consecutivi da ormai due settimane – contro obiettivi iraniani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sullo sfondo di queste decisioni conflittuali e contraddittorie, con il blocco del Mar Rosso ad opera degli Huthi dello Yemen che si somma a quello dello Stretto di Hormuz ad opera dell’Iran, il prezzo del petrolio torna a superare i 100 dollari al barile e le prospettive dell’economia mondiale tornano ad offuscarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I nuovi dazi colpiscono oltre 60 Paesi, oscillano tra il 10 e il 12,5 % e sono entrati in vigore alle sei e un minuto del mattino in Italia, la mezzanotte e un minuto di Washington, immediatamente dopo la scadenza dei dazi provvisori in vigore, la cui base legale era stata bocciata dalla Corte Suprema. L’Amministrazione Trump ha cambiato le base legale delle misure adottate, basandole su una legge che penalizza i Paesi che fanno ricorso al lavoro forzato. Fra i Paesi colpiti, ci sono quelli dell’Ue, Italia compresa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell’analisi dei principali media degli Stati Uniti, Trump – citiamo per tutti il New York Times – “ha voluto creare un complicato sistema per portare avanti la sua guerra commerciale, nonostante l’avviso contrario della Corte Suprema”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il passo indietro di Trump sull’accordo nucleare con Arabia Saudita</strong><br>Sull’accordo nucleare con l’Arabia saudita, che consente al regno saudita di arricchire l’uranio e apre la strada alla possibilità&nbsp; che si doti dell’atomica, l’Amministrazione Trump, il giorno dopo averlo firmato, di fronte alle critiche venute da Israele e da molte altre parti, fa un passo indietro: aggiunge, cioè, una condizione che, di fatto, vanifica l’intesa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’attuazione dell’accordo viene subordinata alla normalizzazione delle relazioni fra Arabia saudita e Israele, cioè al riconoscimento di Israele da parte di Riad e all’adesione agli Accordi di Abramo. La condizione, di cui non v’è traccia nel testo firmato, rischia di ridurre l’intesa a un documento senza impatto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Iran respinge offerta tregua, Trump alza livello minacce<br></strong>Secondo fonti di stampa israeliane e statunitensi, l’Iran ha ieri respinto una tregua di dieci giorni proposta da Trump tramite il premier iracheno Ali al-Zaidi, che è stato in visita alla Casa Bianca giorni fa. Così attacchi statunitensi e risposte iraniane sono proseguiti per il 13° giorno consecutivo, mentre i blocchi alla navigazione imposti nello Stretto di Hormuz e nel Mar Rosso pesano sui costi dell’energia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ieri, la Camera di Washington ha votato una risoluzione per fermare il conflitto, ma il Senato ha poi frenato l’esame del provvedimento. Alla Camera, la risoluzione è passata con 212 voti a favore e 208 contrari: quattro repubblicani hanno votato con i democratici. E’ la prima mossa del Congresso per porre termine al conflitto dopo la ripresa delle ostilità due settimane or sono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il Wall Street Journal, “Trump sta perdendo la pazienza con l’Iran, ma non ha idea di come uscire dalla guerra… Il presidente è sempre più scettico sul ricorso alla diplomazia e vorrebbe ‘punire’ Teheran…”. Di qui, le minacce che salgono di tono, mentre, però, la risalita dei prezzi dell’energia “mina l’economia e le speranze dei repubblicani di cavarsela nel voto di midterm”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo il quotidiano economico, le scelte ondivaghe di Trump sull’Iran e sui dazi compromettono la fiducia nell’America non solo dei partner europei, ma anche di quelli del Sud-Est asiatico, come è emerso dal Vertice dei Paesi dell’Asean a Manila, dove era presente il segretario di Stato Usa Marco Rubio, che vi ha incontrato i suoi omologhi cinese e russo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/news/trump-guerra-dazi-arabia-saudita-iran/">Trump riapre la ‘guerra dei dazi, fa un passo indietro sull’Arabia Saudita, bombarda l’Iran</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<title>Iran: più soldi e più armi alla guerra di Trump, che mette Mali nel mirino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 07:52:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I rischi di espansione del conflitto con l’Iran, dopo la 12° notte consecutiva di attacchi statunitensi e risposte iraniane; la firma ieri dell’intesa di cooperazione nucleare tra Stati Uniti e Arabia saudita; e i progetti di bombardare il Mali cui lavora l’Amministrazione Trump sono tre dei temi che segnano l’attualità internazionale questa mattina.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">I rischi di espansione del conflitto con l’Iran, dopo la 12° notte consecutiva di attacchi statunitensi e risposte iraniane; la firma ieri dell’intesa di cooperazione nucleare tra Stati Uniti e Arabia saudita; e i progetti di bombardare il Mali cui lavora l’Amministrazione Trump sono tre dei temi che segnano l’attualità internazionale questa mattina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Camera di Washington ha ieri dato l’ok a un bilancio per la difesa da 1.150 miliardi di dollari, quasi la metà del Pil dell’Italia. Martedì, nel corso di un’audizione in Congresso, il segretario alla Guerra Pete Hegseth era stato vivacemente contestato per le richieste di fondi per la guerra all’Iran.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La maggioranza repubblicana ha varato il provvedimento nonostante –scrive il Washington Post – “una combattiva resistenza da parte dei democratici, che denunciano come il Congresso non abbia saputo frenare la tendenza a ricorrere alla forza dell’Amministrazione Trump”. Il provvedimento passa ora al Senato per il varo definitivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il bilancio approvato, spiega l’Ap, comprende la richiesta di 95 miliardi di dollari supplementari, illustrata da Hegseth, per finanziare la guerra all’Iran e altre priorità dell’Amministrazione Trump. Il voto finale alla Camera è stato molto serrato: 216 a 214.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sui fronti di guerra internazionale. da segnalare la ripresa dei contatti fra Usa e Russia sull’Ucraina: a Manila, a margine del Vertice dell’Asean, il segretario di Stato Usa Marco Rubio e il ministro degli Esteri russo Serguiei Lavrov si sono incontrati, per la prima volta da oltre dieci mesi, parlando sia di Ucraina che del Golfo Persico. Non è però chiaro se il colloquio possa aprire una nuova fase di ‘diplomazia della pace’ per l’Ucraina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ieri, i 27 dell’Ue hanno approvato la partecipazione della Gran Bretagna al loro fondo pro Ucraina da 90 miliardi di euro, mentre continua ad apparire incomprensibile e ad alimentare proteste e dubbi, nelle piazze e sui media, la decisione del presidente Volodymyr Zelensky di avvicendare premier e governo e di ‘fare fuori’ figure popolari, come il ministro della Difesa Mikhailo Fedorov, proprio quando l’inerzia del conflitto sembrava essere cambiata a favore di Kiev.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto, l’Amministrazione Trump lavora a progetti di guerra per colpire il Mali e, in particolare, un’organizzazione affiliata ad al Qaida che opera nell’Ovest del Paese. Se i piani dovessero concretizzarsi, il Mali diventerebbe l’ottavo Paese contro cui l’Amministrazione Trump ha condotto operazioni militari dall’inizio del secondo mandato del magnate presidente: gli altri sette sono ovviamente l’Iran, lo Yemen, la Siria, l’Iraq, la Somalia, la Nigeria e il Venezuela, senza contare decine di attacchi letali contro imbarcazioni di sedicenti trafficanti di droga tra Caraibi e Pacifico.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nucleare: la firma dell’accordo tra Stati Uniti e Arabia saudita<br></strong>La firma dell’accordo che consentirà all’Arabia saudita di arricchire il proprio uranio, anticipato ieri dal New York Times, è commentata questa mattina con toni critici e allarmati dai media americani. Il WP scrive: “L’accordo con un regno che vuole dotarsi dell’arma nucleare suscita preoccupazioni fra gli esperti di non proliferazione… Il Congresso ha 60 giorni per approvare o meno l’intesa…”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il NYT, “Stati Uniti e Arabia Saudita firmano un patto di cooperazione nucleare, che consentirà al regno di arricchire il proprio uranio per reattori nucleari”. Politico è esplicito: “L’intesa nucleare diTtrump con i sauditi rischia di innescare una corsa alla bomba in Medio Oriente”. Per la Cnn, l’accordo tra Washington e Riad “è una perfetta metafora della presidenza Trump con tutte le sue contraddizioni”, fare una guerra per impedire all’Iran di dotarsi dell’atomica e fare un patto perché l’Arabia saudita possa averla, senza neppure porre la condizione dell’adesione di Riad agli Accordi di Abramo con Isra</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Iran: arrivano i bombardieri B-1, Stretto di Hormuz e Mar Rosso blocchi ‘gemelli’</strong><br>I rischi di allargamento e di inasprimento del conflitto con l’Iran sono sottolineati, in particolare, dalla Cnn e da Axios, secondo cui “gli Usa schierano i bombardieri B-1, mentre la guerra s’intensifica”. La tv ‘all news’ titola: “Il conflitto si allarga.., Gli Huthi rivendicano attacchi a navi nel Mar Rosso…”. Le notizia di attacchi a mercantili e petroliere nello Stretto di Hormuz da parte dei Guardiani della Rivoluzione iraniani e nel Mar Rosso da parte degli Huthi sembrano quasi susseguirsi in parallelo nelle ultime 48 / 72 ore. Trump replica minacciando di distruggere un ponte o una centrale elettrica per ogni attacco iraniano a imbarcazioni nello Stretto di Hormuz. Le Monde commenta: il magnate presidente “moltiplica i proclami, senza ottenere risultati”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche Teheran, quanto a retorica delle minacce, non scherza: manda un monito alla Bulgaria perché aerei Usa sono dislocati sul suo territorio, nella base di Bezmer, nel Sud-Est – la Bulgaria è un Paese Nato -. L’avvertimento dell&#8217;Iran alla Bulgaria suona monito a tutti i Paesi alleati Usa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In proposito, il New York Times sottolinea che gli ultimi sviluppi confermano la persistente capacità iraniana di rispondere agli attacchi e di causare danni con i suoi missili e i suoi droni: segno che gli arsenali militari iraniani non sono stati né distrutti né ridotti all’impotenza.</p>
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		<title>Iran: costi della guerra contestati in Usa, accordo sul nucleare con Riad</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 10:38:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre Usa e Iran intrecciano attacchi con missili e bombe e contrattacchi con missili e droni per l’11° giorno consecutivo, i costi della guerra destano...</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Mentre Usa e Iran intrecciano attacchi con missili e bombe e contrattacchi con missili e droni per l’11° giorno consecutivo, i costi della guerra destano allarme a Washington e inquietano repubblicani e democratici: il Pentagono sollecita al Congresso ancora risorse, senza spiegare il perché della recrudescenza del conflitto né farne intravvedere la fine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E suscita preoccupazioni pure un’ipotesi d’intesa tra Stati Uniti e Arabia saudita per fornire a Riad tecnologia nucleare: sulla carta, a fini civili; ma potenzialmente pure ad uso militare. Ci si chiede il senso di fare una guerra perché l’Iran non possa dotarsi dell’atomica e poi mettere in condizione di averla un regime dalla affidabilità incerta e che – come l’Iran – è ancora formalmente in guerra con Israele.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricevendo ieri nello Studio Ovale il presidente libanese Joseph Aoun, il presidente Usa Donald Trump ha autorizzato la ripresa dei voli diretti tra Stati Uniti e Libano che erano sospesi dal 1985 (l’allora presidente Ronald Reagan li vietò, dopo il tragico dirottamento del volo TWA 847). Anche il Libano resta, tuttavia, un interlocutore scarsamente affidabile: si verificherà in questi giorni la sua capacità di attuare l’accordo raggiunto con Israele. L’esercito libanese dovrebbe assumere il controllo di aree del Sud del Paese da cui l’esercito israeliano dovrebbe ritirarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sui principali media degli Stati Uniti, c’è anche molta attenzione sugli sviluppi delle beghe di potere in Ucraina: il presidente Volodymyr Zelensky ha licenziato il comandante in capo delle forze armate, generale Oleksandr Syrsky sostituito dal generale Mykhailo Drapatyi , dopo giorni di proteste popolari per il siluramento del ministro della Difesa – e antagonista di Syrsky &#8211; Mykhailo&nbsp; Fedorov.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il contrasto tra Syrsky e Fedorov è di natura generazionale e tecnologico e riguarda come condurre la guerra con la Russia. Contemporaneamente al congedo di Syrsky, Fedorov s’è visto offrire da Zelensky “un incarico di leadership” nella nuova compagine governativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Iran: l’audizione al Congresso di Hegseth e i conti in tasca al Pentagono<br></strong>Durante un’audizione al Congresso, il segretario alla Guerra Pete Hegseth ha stimato a 37,5 miliardi di dollari i costi finora sostenuti per la guerra all’Iran e ha battuto cassa per altri 95 miliardi di dollari: le stime e le richieste di Hegseth hanno ricevuto critiche bipartisan. Repubblicani e democratici vogliono vederci chiaro nelle scelte dell’Amministrazione, mentre “il Pentagono che continua a buttare soldi nel conflitto resta senza soldi in cassa”, scrive il Washington Post.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il giornale, inoltre, segnala che “navi dirette in Arabia saudita invertono la rotta”, perché anche il Mar Rosso, oltre che lo Stretto di Hormuz, è bloccato: le limitazioni al transito annunciate dalla milizia sciita filo-iraniana degli Huthi nello Yemen aumentano i timori che un allargamento del conflitto ingigantisca l’impatto planetario delle restrizioni agli scambi di gas e petrolio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sempre il WP nota che le perdite subite dalle forze Usa negli ultimi giorni testimoniano che i rischi maggiori in questa guerra dominata da missili e droni non si corrono in prima linea, ma nelle basi sotto attacco da parte dell’Iran, che si stanno rivelando vulnerabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Cnn cita il segretario di Stato Marcio Rubio, secondo cui Teheran “non è seria” quando negozia con Washington. I mediatori hanno proposto alle due parti una tregua di 10 giorni che, per il momento, non sembra concretizzarsi. E la tv ‘all news’ ironizza sui costi stimati dal Pentagono, che non includono il ripristino delle basi danneggiate da attacchi iraniani, e commenta: Hegseth chiede “un sacco di soldi e non ha idea di come andrà a finire… Trump dice di avere già vinto, ma ha ancora bisogno di spendere…”</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’intesa nucleare tra Stati Uniti e Arabia saudita<br></strong>L’accordo sul nucleare tra Stati Uniti e Arabia Saudita è il tema principale di New York Times e Wall Street Journal. Secondo il NYT, “Congressman repubblicani e democratici e funzionari israeliani hanno espresso la loro opposizione, nel timore che il regno saudita possa usare un progetto nucleare civile per lo sviluppo programmi militari”. Riad contende a Teheran la supremazia regionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il WSJ considera l’intesa “una grande vittoria per il regno saudita”: se “può comportare grossi profitti per aziende americane”, crea pure preoccupazioni “di proliferazione nucleare nel Medio Oriente”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il giornale osserva che l’Iran, nonostante gli attacchi subiti, conserva una capacità militare “temibile” ed è ancora capace di utilizzare le installazioni missilistiche sotterranee che Israele e Stati Uniti dicevano di avere distrutto. Il WSJ si chiede perché Israele resti fuori dalla campagna militare anti-Iran rilanciata dagli Stati Uniti, dopo avere caldeggiato l’inizio del conflitto il 28 febbraio.</p>
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		<title>Iran: Pentagono reticente sulle perdite Usa. Trump riapre fronte dei dazi in Canada</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 08:44:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo dieci giorni di attacchi continui con missili e bombe su postazioni militari e infrastrutture civili iraniane, con decine di vittime, l’opinione pubblica americana è scossa dall’apprendere che anche le risposte iraniane su postazioni militari Usa.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Dopo dieci giorni di attacchi continui con missili e bombe su postazioni militari e infrastrutture civili iraniane, con decine di vittime, l’opinione pubblica americana è scossa dall’apprendere che anche le risposte iraniane su postazioni militari Usa sono state letali e che il Pentagono e la Casa Bianca sono stati per giorni reticenti ad ammetterlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intanto, la notte scorsa, attacchi statunitensi e risposte iraniane sono proseguiti, dopo che il presidente Usa Donald Trump aveva detto che l’Iran doveva pagare per i tre militari americani uccisi venerdì in Giordania.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal canto loro, gli Huthi, milizia sciita poro-iraniana nello Yemen, manifestano l’intenzione di bloccare il petrolio saudita nel Mar Rosso, mettendo a repentaglio l’alternativa più rapida e meno costosa allo Stretto di Hormuz.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo contesto, il sito Axios accende un lumicino di speranza nella guerra all’Iran, annunciando che i mediatori internazionali e i negoziatori iraniani spingono per un ritorno al cessate-il-fuoco, mentre il presidente Trump valuta, invece, una ripresa del conflitto su larga scala.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dazi: Trump li minaccia al 50% contro il Canada<br></strong>E Trump torna ai primi amori del suo secondo mandato, le guerre commerciali, annunciando l’imposizione, fra 30 giorni, di dazi del 50% sull’export canadese verso gli Stati Uniti, se Ottawa non farà prima cadere quelle che vengono definite “barriere discriminatorie” nei confronti dell’export statunitense.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al centro della disputa, auto, alcol e formaggio. L’imposizione dei dazi potrebbe scatenare una nuova fase di caos economico e avere un impatto sull’inflazione, nel momento in cui il prezzo medio della benzina negli Stati Uniti ha di nuovo superato la soglia psicologica dei quattro dollari al gallone, a causa della ripresa della guerra con l’Iran e delle tensioni nello Stretto di Hormuz.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le relazioni tra Usa e Canada, due Paesi fortemente interdipendenti, l’un altro eccellenti partner, sono state a più riprese turbolente, dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca, anche per le sue ripetute affermazioni di volere fare del Canada il 51° Stato dell’Unione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Iran: polemiche negli Usa per reticenze su perdite<br></strong>Sui principali media degli Stati Uniti c’è irritazione per la reticenza ora acclarata del Pentagono e della Casa Bianca nel rendere conto delle perdite e dei feriti americani nel conflitto: a partire da venerdì scorso, ci sono stati almeno tre caduti&nbsp; (fra cui una giovane soldatessa, 19 anni), i primi dalla fine della tregua; i feriti sono stati un centinaio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fino allo scorso fine settimana, pareva che le risposte iraniane agli attacchi Usa, indirizzate contro basi e installazioni militari degli Stati Uniti nella Regione, non avessero avuto conseguenze, almeno quanto a morti e feriti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Scrive il Washington Post: “Le ammissioni rivelano l’impatto degli attacchi dell’Iran sulle installazioni militari degli Stati Uniti nella Regione”, dal Bahrein al Kuwait alla Giordania, da quando il cessate-il-fuoco è collassato. Un portavoce del Pentagono ha precisato che le ferite riportate sono state in genere lievi: il 96% del personale coinvolto è già tornato in servizio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il giornale fa il punto sulle perdite Usa in questa guerra – 18 i caduti dall’inizio del conflitto, il 28 febbraio; diverse centinaia i feriti –. L’ntelligence statunitense ritiene che le ondate di attacchi in corso “non spingeranno l’Iran ad ammorbidire la propria posizione”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Cnn spiega che il Pentagono giustifica con “ragioni di sicurezza” la reticenza a fornire notizie su morti e feriti, nell’intento di non svelare la vulnerabilità delle proprie difese. E il Wall Street Journal precisa che il colpo più cruento inferto è stato quello portato da uno dei tre missili lanciati contro una base in Giordania venerdì scorso, che s’è abbattuto su una caserma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il New York Times nota il rischio che l’allargamento del conflitto al Mar Rosso aumenti le fibrillazioni sui mercati petroliferi. Il giornale analizza le perplessità dei repubblicani nel Congresso, che si sentono messi nell’angolo dall’Amministrazione Trump: sono sollecitati a finanziare una guerra impopolare su cui non esercitano nessun controllo e che rischia di condannarmi alla sconfitta nelle elezioni di midterm del 3 novembre.</p>
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		<title>Mondiali: la ‘vecchia Europa’ sconfigge ‘l’asse del male’</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/news/mondiali-la-vecchia-europa-sconfigge-lasse-del-male/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 08:47:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Avesse vinto l’Argentina, sarebbe stato il trionfo dell’ ‘asse del male’ dei Mondiali, una passerella per Donald Trump, Gianni Infantino e Javier Milei, il presidente che non c’era per scaramanzia – meglio che riveda la sua cabala -. </p>
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<p class="wp-block-paragraph">Avesse vinto l’Argentina, sarebbe stato il trionfo dell’ ‘asse del male’ dei Mondiali, una passerella per Donald Trump, Gianni Infantino e Javier Milei, il presidente che non c’era per scaramanzia – meglio che riveda la sua cabala -. Invece, ha vinto – e meritatamente – la Spagna. E così Trump, che del calcio non sa nulla (e non gliene importa nulla), ha dovuto consegnare il trofeo alla squadra di quella “gente senza speranza e cattiva” con cui tanto spesso se l’è presa perché il loro governo non condivide i suoi diktat sulle spese militari e le sue guerre senza senso (e con migliaia di morti) che violano il diritto internazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La scorsa notte, quella “gente senza speranza e cattiva” ha “riso per ultima”, titola Politico. Con lei tutto il Mondo del calcio e non solo che tifava Spagna contro il sopruso e l’arbitrio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono stati i Mondiali del trionfo dell’Europa – 13 complessivamente i successi mondiali europei nella competizione – sull’America latina – 10 le vittorie -. La fase a gironi aveva scontatamente confermato la forza delle due ‘super-potenze’ calcistiche continentali: per l’Europa 13 squadre promosse e tre eliminate; per l’America latina, cinque promosse e una sola eliminata, a sorpresa l’Uruguay. Ed era esplosa la forza emergente dell’Africa, con una sola eliminata a nove promosse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La fase a gironi aveva invece decretato la disfatta dell’Asia, al di là delle previsioni, nonostante sia evidente che la sua presenza ai Mondiali è calcisticamente gonfiata – una promossa, sette eliminate – e dei Paesi dell’America centro-settentionale – tre eliminate su tre, ma c’erano i tre organizzatori ammessi di diritto, tutti passati -.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma è soprattutto nella fase ad eliminazione diretta che è emerso lo strapotere europeo: delle squadre agli ottavi, sette erano europee – nonostante l’affondamento di due ‘corazzate’ come Germania e Olanda -, due africane e quattro latino-americane, oltre ai tre Paesi organizzatori; ai quarti, c’erano sei europee, una latino-americana e una africana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le letture socio-geo-politiche s’intrecciano. Stefano Feltri, sui suoi Appunti, rileva che “le nazionali di calcio mostrano che integrazione e orgoglio nazionale possono convivere”. Eppure, “la lezione del patriottismo multi-etnico” fatica a essere accettata da radicalismi e populismi di destra e sinistra, anche se dovrebbe essere una lezione appresa, o almeno trangugiata, dal 1998, quando la Francia multi-etnica di Zinedine Zidane e Lilian Thuram s’impose per 3 a 0 sul Brasile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E mentre in Spagna, e non è la prima volta, il calcio stempera le rivalse separatiste &#8211; catalani e baschi sono tutti spagnoli, quando indossano la maglia delle ‘furie rosse’ -, l’esito dei Mondiali conferma che “la storia del calcio dimostra che vince chi sa aprirsi alle idee degli altri”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un torneo come sempre denso di iperboli e di melensaggini – come ritornello, il passaggio di consegne tra Lionel Messi e Lamine Yamal, il bambinello cui il già campione faceva il bagnetto -; e prevedibilmente zeppo di americanate: lo show nell’intervallo della finale, come al Super-Bowl del football; e i tre minuti obbligatori di ‘stop caldo’ a ogni tempo, per ‘regalare’ alle tv tre minuti di pubblicità in più. Poche le partite spettacolari (e in genere, quelle che non contavano più, come la finale per il terzo posto fra Inghilterra e Francia); qualche rimonta mozza-fiato; una finale sterile decida da un gol nei supplementari in uno stadio ‘di periferia’, il MetLife nel New Jersey.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per lo storico Andrea Riccardi, i Mondiali “hanno dimostrato che la credibilità dello sport è ridotta al lumicino”, specie quando il potere politico – Trump – interviene su quello sportivo – Infantino, che gli dà retta, per fare annullare una squalifica stracciando i regolamenti. E ci sono anche state “penose narrazioni su ‘rivalità storiche’ ammantate di poesia, come quella tra Inghilterra e Argentina”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per Riccardi, “Anche giornalisti, compiacenti e sprovveduti, hanno fatto la loro parte nel costruire uno scenario grottesco. Una ‘grande battaglia’ figlia della guerra per le isole Falkland – Malvinas, promossa dal regime militare dei 30.000 desaparecidos e durata 73 giorni nel 1982”. E quel gol ricorrente di Maradona nel 1986, la ‘mano di Dio’ idolatrata che in realtà fu un furto sportivo. E, ancora, “il costo dei biglietti della finale di un ex sport popolare” lievitato a due milioni di dollari, sul mercato delle rivendite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In linea con la storia ‘a fumetti’ delle ricostruzioni nazional-popolari, Politico presenta la vittoria della Spagna sull’Argentina come “il trionfo dei conquistadores”. A me pare piuttosto la tenuta d’una linea di resistenza alla nuova barbarie delle motoseghe e della presupponenza.</p>
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		<title>Iran: dopo ennesimi attacchi, Teheran minaccia ritorsioni “su larga scala”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Jul 2026 10:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo sette notti di raid americani, Teheran amplia le rappresaglie nella regione. Hormuz resta chiuso e cresce l’allarme per energia e sicurezza.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Per la settima notte consecutiva, gli Stati Uniti hanno attaccato obiettivi iraniani con bombe e missili. Ma è la minaccia di ritorsioni dell’Iran “su larga scala” a tenere banco questa mattina sui principali media Usa, allarmati dall’allargamento del conflitto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Comando Centrale degli Stati Uniti, che sovrintende alle operazioni militari nell’area, dice che sono state colpite “postazioni di sorveglianza lungo le coste e di difesa aerea, infrastrutture logistiche militari e strutture marittime”. Per Teheran, sono stati attaccati anche ponti, porti e impianti energetici, cioè infrastrutture civili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di conseguenza, l’Iran ha allargato lo spettro delle sue risposte contro obiettivi americani nell’area, danneggiando, fra l’altro, un impianto per la desalinizzazione in Kuwait che è una delle principali fonti di acqua potabile in un Paese desertico. Attacchi iraniani vengono inoltre segnalati in Arabia saudita e lo sono già stati anche negli Emirati arabi uniti e in Oman, Qatar, Bahrein e Giordania.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Smentita, invece, dal Comando centrale un’informazione diramata dall&#8217;agenzia di stampa semi-ufficiale iraniana Tasnim, secondo cui due petroliere che tentavano d’attraversare lo Stretto di Hormuz sono incappate in un campo minato e hanno preso fuoco dopo essere state investite da esplosioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La marina delle Guardie della Rivoluzione iraniane avverte che lo Stretto è &#8220;estremamente pericoloso e completamente chiuso&#8221; a causa delle aggressioni statunitensi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il New York Times, il presidente Usa Donald Trump deve fare i conti coi limiti del potere di fuoco americano e non ha imparate le lezioni derivanti dalle ultime guerre americane: “come era già successo ai suoi predecessori, Trump fatica a trasformare le vittorie sul campo di battaglia in successi politici di lunga durata”, mentre i prezzi dell’energia tornano a salire e il conflitto si espande a tutta la Regione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Wall Street Journal riepiloga “una settimana di inversioni di marcia a U” del presidente Usa sull’Iran e di dubbi sulla affidabilità delle elezioni: tutte mosse che, secondo il giornale, hanno frustrato numerosi repubblicani, che vorrebbero che Trump si concentrasse sull’economia in vista del voto di midterm del 3 novembre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Washington Post attribuisce il ritorno al conflitto aperto tra Usa e Iran all’indeterminatezza del memorandum of undestanding firmato a metà giugno: Washington e Teheran avevano “firmato una tregua senza concordare che cosa essa comportasse” perché il linguaggio era volutamente vago e lasciava spazio a dispute e controversie che si sono puntualmente accese, con le drammatiche conseguenze ora evidenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sui fronti interni dell’Amministrazione Trump, gli echi al discorso alla Nazione del presidente sulle elezioni restano critici e si concretizzano in puntuali smentite di molte affermazioni sull’integrità e l’affidabilità dei meccanismi elettorali. In particolare, esperti contestano i dati citati da Trump sui ‘non cittadini’ iscritti nelle liste elettorali, che sarebbero 278 mila, cioè lo 0,1 % circa del corpo elettorale, e sui brogli ‘documentati’.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, il Wall Street Journal trova che gli Stati Uniti hanno vinto i Mondiali di Calcio, ovviamente non sul piano sportivo, ma su quelli dell’organizzazione e dell’immagine – giudizio sinceramente difficile da condividere dopo l’imbarazzo planetario per la chiamata di Trump al presidente della Figa Gianni Infantino per indurlo a violare le regole -.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Trump continua la guerra all’Iran e la dichiara alle elezioni</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/usa/trump-continua-la-guerra-elezioni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2026 11:31:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo avere riaperto la guerra all’Iran e avere accantonato le ambizioni di mettere pace in Ucraina, Donald Trump dichiara guerra alle elezioni negli Stati Uniti, con un discorso alla Nazione in cui rilancia, senza elemento di prova alcuno, la tesi che nel 2020 gli venne scippata la vittoria.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Dopo avere riaperto la guerra all’Iran e avere accantonato le ambizioni di mettere pace in Ucraina, Donald Trump dichiara guerra alle elezioni negli Stati Uniti, con un discorso alla Nazione in cui rilancia, senza elemento di prova alcuno, la tesi che nel 2020 gli venne scippata la vittoria e denuncia ingerenze della Cina e falle nei meccanismi di voto dell’Unione. E’ un discorso che prepara il terreno &#8211; osservano numerosi commentatori – per contestazioni dei risultati delle elezioni di midterm, il 3 novembre, se i repubblicani dovessero perdere la maggioranza alla Camera e/o al Senato, come i sondaggi oggi indicano possibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo un rilevamento della Ipsos per il Washington Post, il 61% degli americani hanno un’opinione negativa del loro presidente e solo il 15% ne hanno un’opinione “fortemente positiva” (in calo dal 19%), il 22% “piuttosto positiva”. Nel suo primo mandato, Trump aveva costantemente avuto almeno un 30% di giudizi “fortemente positivi”. Fra le ragioni del malcontento, la guerra all’Iran è al primo posto, anche per l’impatto sui prezzi dell’energia e non solo – su cui incidono pure i dazi -.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Trump&nbsp;: il discorso, il posto dell’Iran e dell’Ucraina</strong><br>Trump parla alla Nazione in prime time, alle 21.00 ora della Eat Coast, le tre del mattino in Italia. Due delle tre principali reti televisive statunitensi, la Abc e la Nbc, non lo trasmettono il discorso: una scelta dettata da previsioni di audience; il magnate presidente minaccia di privarle della licenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mentre Trump parla, le forze armate degli Usa attaccano l’Iran per il sesto giorno consecutivo e colpiscono, fra l’altro, ponti e porti, distruggendo – dice il Pentagono – una torre di controllo. L’Iran replica attaccando interessi americani in Bahrein, Kuwait, Giordania e anche in Qatar, uno dei Paesi che mediano tra Teheran e Washington -. Trump rinnova la minaccia di annientare “tutte le infrastrutture regionali” presenti nel Paese, comprese quelle energetiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel suo discorso, Trump dedica all’Iran poche battute iniziali, ribadendo l’asserzione che gli Usa stanno vincendo. E ignora quanto sta avvenendo in Ucraina, dove, a parte i consueti bombardamenti notturni incrociati, c’è fermento sociale e politico: la decisione del presidente Volodymyr Zelensky, avallata dal Parlamento, di sostituire la premier Yulia Svyrydenko con Serhii Koretskyi e, soprattutto, d’avvicendare il giovane e popolarissimo ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, nominato solo sei mesi or sono. La destituzione di Fedorov, l’artefice della controffensiva ucraina in Crimea e in profondità sul territorio russo, suscita irritazione e interrogativi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La ‘trumpiana’ Fox News non apre con il discorso, ma con gli sviluppi della guerra all’Iran: “Teheran – scrive &#8211; rivendica aspri attacchi contro le basi americane… Il conflitto è a una svolta… L’Iran mette i gruppi terroristici sul chi vive per la minaccia di attacchi agli impianti energetici…”. E un esperto assicura che “bastano pochi colonnelli ribelli” a rovesciare il regime iraniano: fatto sta che, ad oggi, non si sono trovati, ammesso che bastino.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Trump: il discorso, preparando il terreno a una sconfitta<br></strong>Il discorso alla Nazione di Trump parte dall’asserzione del magnate di avere vinto le elezioni 2020 – quelle vinte dal suo rivale Joe Biden -, ribadita senza però offrine prova a supporto dell’affermazione. Il discorso viene per lo più commentato con freddezza e perplessità: singolare che, a parte la scelta di Abc e Nbc, Ap, Nyt e Wp non gli dedichino neanche una breaking news.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il titolo più neutro è quello di Axios: “Trump denuncia una vasta cospirazione per falsare il risultato delle elezioni e coprire le frodi … e segnala interferenze cinesi…”. Politico scrive: “Trump se la prende con il sistema elettorale e con i soliti nemici, ma non fornisce nessuna informazione che avalli le sue affermazioni sul voto rubato e i risultati manipolati”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Cnn vede nel discorso “un monito sulle intenzioni del presidente per il voto di midterm”: Trump “ha ribadito le consuete affermazioni sulla vulnerabilità del sistema elettorale, ma potrebbe pensare a come manipolare i risultati che verranno”. Il Wall Street Journal subodora qualcosa di analogo: “Trump rilancia gli sforzi per instillare dubbi sulle elezioni del 2020 e sulla affidabilità del voto, prima di elezioni che potrebbero vedere i repubblicani perdere le loro maggioranze nel Congresso”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Washington Post, che definisce quella del presidente per le frodi elettorali “un’ossessione”, titola: “Trump non dà prove di manipolazione del voto e sottolinea le vulnerabilità del sistema”. Stando ai dati citati, 278 mila non cittadini sono registrati nelle liste elettorali: se la cifra è vera, sono lo 0,1% circa dei potenziali elettori. Il giornale si sofferma sul Save America Act, la legge che il presidente vuole che il Congresso approvi prima del voto di midterm, per impedire l’accesso alle urne di chi non ne ha diritto e per creare ostacoli alle minoranze e a chi preferisce votare per posta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi snobba in modo più palese il discorso del presidente è il New York Times, che apre sul cambio di premier in atto in Gran Bretagna e sul rimpasto di governo in Ucraina e relega in terza battuta Trump, sostenendo che i documenti prodotti con avallano le affermazioni fatte. Il Nyt documenta che Trump “ha sistematicamente smantellato i dispositivi di sicurezza elettorali riducendo i fondi e tagliando un terzo degli addetti”.</p>
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		<title>Iran: Trump nella trappola di un’altra ‘guerra infinita’ americana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 08:42:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Iran, il presidente Usa Donald Trump rischia un’altra ‘guerra infinita’ americana, come lo furono quelle in Vietnam, in Afghanistan, in Iraq, tutte finite con ignominiose ritirate. </p>
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<p class="wp-block-paragraph">In Iran, il presidente Usa Donald Trump rischia un’altra ‘guerra infinita’ americana, come lo furono quelle in Vietnam, in Afghanistan, in Iraq, tutte finite con ignominiose ritirate. Lo dice il New York Times, in un’analisi in prima: “Il presidente Trump, che prometteva di ‘chiudere le guerre’ in corso e di non avviarne di nuove, può essere caduto in una trappola consueta ai presidenti statunitensi”, democratici o repubblicani che fossero, da Kennedy a Nixon, da Bush a Obama.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La lettura degli eventi del New York Times coincide con la quinta ondata consecutiva di attacchi degli Usa contro l’Iran. Le azioni statunitensi – riferisce l’Ap – sono state ieri più martellanti che nei giorni precedenti: sono cominciate alla luce del giorno e hanno colpito fino a notte nei dintorni di Teheran e nel Nord dell’Iran, mentre nel lo Stretto di Hormuz è stata intercettata una nave che cercava di forzare il blocco dei porti iraniani appena ristabilito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli attacchi sono stati condotti contro installazioni militari e – secondo fonti iraniane &#8211; hanno fatto vittime al suolo. Nei giorni scorsi, il presidente Trump ha reiteratamente minacciato di colpire anche ponti e impianti energetici e ha annunciato che le azioni continueranno “finché io non dirò che è abbastanza”. Contestualmente, Trump ha detto che Teheran vuole “disperatamente” un’intesa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prima dell’alba, l’Iran ha replicato con lanci di missili e droni verso il Bahrein, il Kuwait e – forse, non è confermato – la Giordania, che ospitano basi militari americane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il blocco navale ai porti iraniani era già stato imposto da metà aprile a metà giugno. Usa e Iran sostengono entrambi di controllare lo Stretto di Hormuz, una via d’acqua dove, fino al 28 febbraio, transitava un quinto degli scambi planetari di petrolio e gas.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo la Cnn, Trump sta valutando le opzioni per estendere le operazioni militari contro l’Iran, mentre il regime di Teheran aumenta le esecuzioni di prigionieri politici – un’informazione attribuita a fonti di organizzazioni umanitarie -. Il Wall Street Journal afferma che il presidente è ora incline all’uso della forza, anche con operazioni di terra, pur continuando a preferire una via d’uscita diplomatica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fox News ipotizza. con l’aiuto di esperti, le modalità di un attacco all’isola di Kharg, il principale hub petrolifero iraniano, ma avverte pure dei rischi e delle incognite di una simile operazione, nonostante Trump sostenga che le capacità militari iraniane siano state ridotte del 90%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sempre la Fox evoca “un messaggio raggelante” mandato da Teheran a Washington: manifesti enormi esposti nel centro della capitale che mostrano il presidente Trump disteso in una bara. L’affissione fa seguito alle minacce di morte profferite nei confronti di Trump durante le esequie dell’ayatollah Ali Khameney, la guida suprema iraniana uccisa nel primo giorno dell’aggressione israelo-americana il&nbsp; 28 febbraio, e alla vendetta giurata dal figlio di Ali, Mojtaba, suo successore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Axios mette in rilievo una delle tante contraddizioni ‘trumpiane’: l’incontro ieri nello Studio Ovale con il premier iracheno Ali al-Zaidi. Il titolo del sito recita: “Rende omaggio a Khameney e poi spezza il pane con Trump”; e una foto mostra al-Zaidi dare calorosamente la mano a Trump. Axios scrive: “Al-Zaidi la scorsa settimana ha partecipato alle cerimonie funebri – <em>svoltesi anche in Iraq, ndr </em>– per Ali Khameney e questa settimana dà la mano all’uomo che l’ha ucciso”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In attesa dell’arrivo negli Usa, la prossima settimana, del premier israeliano Benjamin Netanyahu, c’è da segnalare che la Camera di Washington ha ieri respinto una risoluzione per bloccare gli aiuti a Israele. La novità politica è che quasi la metà dei democratici sono stati a favore della mozione, riflettendo “un rapido e drammatico cambiamento nel partito, dopo decenni di sostegno senza esitazioni allo stato ebraico”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il voto dei democratici segue il trattamento minaccioso e oltraggioso che autorità israeliane e coloni della CisGiordania hanno riservato la scorsa settimana al deputato democratico Ro Khanna in visita nei Territori palestinesi.</p>
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		<title>Iran: Usa reimpone blocco navale, Trump fa indietro tutta su balzello dello Stretto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gramaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2026 07:57:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di nuovo scattato il blocco navale ai porti iraniani, dopo un’altra ondata – la quarta consecutiva - di attacchi Usa con aerei e missili su obiettivi militari, come risposta alle azioni condotte dall’Iran contro navi mercantili nello Stretto di Hormuz. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Di nuovo scattato il blocco navale ai porti iraniani, dopo un’altra ondata – la quarta consecutiva &#8211; di attacchi Usa con aerei e missili su obiettivi militari, come risposta alle azioni condotte dall’Iran contro navi mercantili nello Stretto di Hormuz. Contestualmente, il presidente Donald Trump fa ‘indietro tutta’ sull’idea, durata meno di 24 ore, di imporre un balzello del 20% sul valore del carico di ogni nave che passi lo Stretto con la protezione della US Navy.</p>



<p class="wp-block-paragraph">All’ipotesi del pedaggio, difficile da prelevare e sicuramente illegale, dal punto di vista del diritto del mare, Trump ha ora sostituito quella altrettanto fumosa che gli Stati Uniti vengano rimborsati delle spese sostenute dai Paesi della Regione con investimenti negli Usa e con accordi commerciali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fra Usa e Iran, il momento è drammatico: il cessate-il-fuoco temporaneo di 60 giorni è ormai fallito e c’è la preoccupazione &#8211; diffusa &#8211; di un ritorno a una guerra totale. Solo le trovate estemporanee del magnate presidente danno a tratti il tono di una farsa a una tragedia: secondo fonti iraniane, bombe e missili statunitensi hanno fatto, negli ultimi giorni, oltre 30 morti e 260 feriti. Ci sono state vittime anche negli attacchi iraniani alle navi nello Stretto,</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli ultimi attacchi statunitensi sono stati mirati a ridurre la capacità dell’Iran di colpire con barchini e droni navi in transito nello Stretto. A ogni ondata d’attacchi, l’Iran ha risposto colpendo interessi e presenze statunitensi nella Regione, un po’ in tutti gli Stati del Golfo e in Giordania. In proposito, le forze armate giordane hanno annunciato questa mattina d’avere intercettato e distrutto nel proprio spazio aereo tre missili balistici iraniani, dopo che Teheran aveva rivendicato un attacco a una base militare statunitense in Giordania.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’idea del pedaggio ventilata da Trump aveva fatto impennare i prezzi del petrolio e aveva suscitato diffuse critiche, anche da parte delle Nazioni Unite, per la sua palese illegalità. Nella giornata di ieri i dati dell’inflazione di giugno negli Usa avevano tuttavia segnalato una riduzione dal 3,9 al 3,5% del ritmo d’aumento del costo della vita in giugno, in conseguenza della tregua attuata a metà mese; ma si prevede che una recrudescenza del conflitto faccia di nuovo salire i prezzi, a partire da quelli dell’energia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Iran si fa beffa delle affermazioni del magnate presidente che gli Usa controllano lo Stretto e replica asserendo che il controllo dello Stretto è suo. Questa mattina, le Guardie della Rivoluzione hanno annunciato che lo Hormuz rimarrà chiuso finché gli &#8220;atti di aggressione&#8221; statunitensi “non saranno cessati”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Trump &#8211; riferisce il Washington Post – ha scritto sul suo social Truth che lo Stretto “è aperto a tutto il traffico eccetto quello da e per l’Iran”: il blocco riguarda “le navi dirette a parti iraniani o da essi provenienti e il cui carico abbia a che vedere con l’Iran”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">IL New York Times insiste sul fatto che “continua a non essere chiaro come il presidente pensi d’uscire dal conflitto”. Secondo il NYT, Trump ha trovato nell’Iran “un antagonista che non riesce a dominare”: “Il presidente è abituato a costringere gli altri Paesi a piegarsi ai suoi voleri. Ma fa fatica a riuscire ad ottenere concessioni dall’Iran”. Nel suo annaspare, Trump – recita un altro titolo del New York Times &#8211; “torna alla bellicosa retorica dei primi giorni di guerra e minaccia di colpire infrastrutture civili, fra cui ponti e impianti energetici e industriali, il che potrebbe essere considerato un crimine di guerra”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Cnn ci racconta che cosa è successo “in 24 ore di frenetiche consultazioni per convincere Trump ad abbandonare l’idea di pedaggi nello Stretto di Hormuz”: “L’inattesa direttiva presidenziale – scrive la tv ‘all news’ &#8211; aveva creato un’affannosa corsa nell’Amministrazione e in Medio Oriente per capire che cosa Trump avesse in mente”. Quanto all’Iran, sta preparandosi a mettere alla prova il nuovo blocco navale statunitense. Sotto l’occhiello “La pressione monta”, la Fox titola: “Trump avverte che le cose potrebbero volgere al peggio”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Wall Street Journal, invece, mette sotto inchiesta, basandosi su rapporti di enti umanitari e interviste dirette, il trattamento riservato da Israele ai prigionieri palestinesi e denuncia torture, violenze, scarsità di cibo e privazione di cure mediche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A Roma, presso l’ambasciata statunitense, proseguono le trattative dirette tra Israele e Libano: all’ordine del giorno, l’attuazione degli accordi raggiunti a Washington a fine giugno. Secondo Axios, Trump avrebbe vivacemente sollecitato il premier israeliano Benjamin Netanyahu a ritirare le truppe dalla Siria e dal Libano – “Lì, non vi vogliono” -, finora senza risultato.</p>
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