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	<title>Trasporti - The Watcher Post</title>
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	<description>Testata giornalistica online di analisi politica ed economica</description>
	<lastBuildDate>Tue, 09 Jun 2026 10:39:27 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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		<title>Livorno destinazione Olbia, ora più facile con lo shuttle bus Grimaldi Lines</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 10:35:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trasporti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In casa Grimaldi Lines l’estate si apre con un’importante novità: il nuovo shuttle bus<br />
che collega regolarmente la stazione ferroviaria al porto di Livorno e viceversa.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">In casa Grimaldi Lines l’estate si apre con un’importante novità: il nuovo shuttle bus che collega regolarmente la stazione ferroviaria al porto di Livorno e viceversa. Il servizio, dedicato a tutti passeggeri in partenza e in arrivo per/da Olbia, resterà attivo per tutta la stagione fino al 31 ottobre, migliorando ulteriormente l’esperienza di viaggio a bordo delle navi Grimaldi Lines e favorendo una mobilità sempre più integrata.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nuovo shuttle bus consente infatti di arrivare a Livorno comodamente in treno: per raggiungere il terminal portuale dalla stazione ferroviaria sono sufficienti pochi minuti di navetta, senza la necessità di ricorrere a taxi o mezzi privati. Il servizio è disponibile anche in direzione opposta, dal porto alla stazione, per i passeggeri che rientrano a Livorno e sono diretti a casa, dopo aver concluso le loro vacanze.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph">In entrambe le direzioni sono previste due corse, una mattutina e una serale. Gli orari coincidono con quelli delle navi gemelle Cruise Sardegna e Cruise Europa, che si alternano tra Livorno e Olbia: dalla stazione ferroviaria la navetta parte alle 08.15 e alle 20.30, dal porto parte alle 07.45 e alle 20.00.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il costo del servizio, molto vantaggioso rispetto ai prezzi dei trasferimenti privati, è di 5 euro a persona a tratta, esclusi i bambini fino a 3 anni che viaggiano gratuitamente senza posto a sedere. Può essere acquistato contestualmente al biglietto della nave, a bordo durante la traversata oppure direttamente sul bus, ricordando però che ogni navetta ha una capienza limitata. È possibile il trasporto di biciclette a bordo dello shuttle. Con questa nuova iniziativa, Grimaldi Lines conferma il proprio impegno nell’offrire all’utenza proposte di viaggio sempre più complete, che integrano la traversata marittima con tutti i servizi necessari anche per chi<br>non viaggia con l’auto al seguito ma desidera comunque raggiungere il porto d’imbarco in totale comodità.</p>
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		<title>Fiscalità e mobilità, il nodo dell’IPT tra riequilibrio territoriale e rischio di nuove distorsioni</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/trasporti/fiscalita-mobilita-ipt-problema-noleggio-riequilibrio-territoriale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 07:42:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trasporti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La modifica dei criteri per il versamento dell’Imposta Provinciale di Trascrizione punta a redistribuire il gettito, ma riapre interrogativi su certezza delle regole, costi amministrativi e competitività del settore del noleggio.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em><br>La modifica dell’Imposta Provinciale di Trascrizione riporta al centro una questione che attraversa da anni il rapporto tra fiscalità locale, mobilità e competitività delle imprese: fino a che punto un intervento nato per redistribuire il gettito può alterare gli equilibri di un settore economico senza produrre effetti collaterali inattesi? L’emendamento inserito nel Decreto Fiscale modifica infatti il criterio applicato alle società di noleggio per il versamento dell’IPT, stabilendo che l’imposta debba essere destinata alla provincia in cui è ubicata la “gestione ordinaria in via principale dell’attività”, superando così l’attuale meccanismo fondato sulla sede legale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A prima vista il principio appare intuitivo: collegare il gettito fiscale al territorio nel quale si svolge concretamente l’attività economica. Tuttavia, proprio nella definizione di “gestione ordinaria” si concentra il nodo principale della questione. Per le società di noleggio, caratterizzate da una presenza capillare sul territorio nazionale, con sedi operative distribuite tra aeroporti, stazioni ferroviarie, centri logistici e uffici amministrativi, individuare in maniera univoca un centro principale dell’attività rischia di diventare un esercizio interpretativo complesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema, infatti, non sembra essere tanto la finalità della norma quanto il criterio individuato per raggiungerla. L’attuale sistema IPT, come gli altri tributi locali connessi all’automobile, è storicamente fondato sul principio di territorialità, uno degli elementi portanti del federalismo fiscale. Le imprese versano l’imposta alla provincia individuata attraverso la sede legale e, nella scelta della localizzazione, tendono a privilegiare territori caratterizzati da maggiore efficienza amministrativa, tempi più rapidi e livelli tariffari più favorevoli. Una pratica considerata legittima da un orientamento consolidato della giurisprudenza tributaria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tema, in realtà, non è nuovo. Dal 2018 si è aperta una stagione di contenziosi tra imprese e pubbliche amministrazioni proprio attorno ai criteri di localizzazione dell’IPT, con una prevalenza di pronunce favorevoli alle aziende. La nuova formulazione rischia, secondo gli operatori del settore, di riaprire una dinamica già sperimentata, introducendo ulteriori margini di incertezza interpretativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A rendere ancora più complessa la questione è la possibile disconnessione tra struttura dell’imposta e suo presupposto economico. L’IPT nasce infatti come tributo collegato all’immatricolazione del veicolo, un atto amministrativo che si realizza presso uffici territoriali specifici. L’introduzione del criterio della “gestione ordinaria” sposterebbe invece l’attenzione verso un elemento diverso, non chiaramente definito dal legislatore e potenzialmente soggetto a interpretazioni differenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il settore del noleggio contesta inoltre un altro aspetto: il rischio che la misura, pensata per correggere una concentrazione del gettito in alcune province, finisca per produrre effetti opposti rispetto agli obiettivi dichiarati. Le conseguenze potrebbero tradursi in uno spostamento del gettito tra territori senza necessariamente riflettere il reale utilizzo delle infrastrutture locali, mentre l’aumento degli adempimenti amministrativi e dell’incertezza normativa potrebbe generare costi aggiuntivi destinati a propagarsi lungo la filiera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo ANIASA, l’associazione Nazionale Industria dell’Autonoleggio, della Sharing mobility e dell’Automotive digital, propone una soluzione differente: «&nbsp;Un sistema centralizzato di riscossione con successiva redistribuzione territoriale delle risorse sulla base di parametri oggettivi – spiega Italo Folonari, presidente dell’associazione &#8211; sul modello di meccanismi già adottati in Paesi come Francia e Germania. L’obiettivo sarebbe evitare che la ricerca di una maggiore equità fiscale si trasformi in una nuova fonte di complessità amministrativa».</p>



<p class="wp-block-paragraph">La partita aperta dalla modifica dell’IPT va oltre il solo comparto del noleggio. Riguarda il rapporto più generale tra esigenze di riequilibrio territoriale e stabilità delle regole economiche. Perché quando la fiscalità interviene su settori che rappresentano uno snodo centrale della mobilità e della transizione del parco veicoli, il confine tra redistribuzione e distorsione può diventare molto più sottile di quanto sembri.</p>
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		<item>
		<title>Cambio casa, estate 2026, in Italia cresce del 26%</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/trasporti/cambio-casa-estate-2026-in-italia-cresce-del-26/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 08:43:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trasporti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>HomeExchange registra un boom di scambi casa in Italia per l'estate 2026: +26% gli scambi, +50% nelle mete naturali. Vince il turismo slow.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/trasporti/cambio-casa-estate-2026-in-italia-cresce-del-26/">Cambio casa, estate 2026, in Italia cresce del 26%</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il concetto di vacanza sta attraversando una metamorfosi profonda: non più una semplice fuga dalla routine, ma una ricerca autentica di riconnessione con il territorio e con sé stessi. Il trend dell&#8217;estate 2026 si è ormai delineato attorno al «ritorno all&#8217;essenziale», un paradigma che trasforma il viaggiatore da spettatore a «residente temporaneo». In questo scenario, l&#8217;Italia emerge come epicentro di una rivoluzione slow, dove lo scambio casa non è soltanto una scelta di convenienza economica, ma un vero manifesto di viaggio consapevole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I dati di HomeExchange, piattaforma leader mondiale del settore, fotografano una crescita netta: per l&#8217;estate 2026 l&#8217;Italia registra un incremento degli scambi programmati del 26% rispetto all&#8217;anno precedente, segno che la libertà di sentirsi «a casa» anche in contesti remoti e autentici è diventata la priorità del nuovo turismo post-digitale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dalla città alla natura: il grande spostamento</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Se Roma, Venezia e Firenze restano capisaldi della tradizione, il salto più significativo riguarda le vacanze all&#8217;aria aperta. Nel periodo compreso tra il 6 giugno e il 15 settembre, gli scambi in abitazioni situate in contesti naturalistici – campagna, montagna e lago – hanno registrato un +50% rispetto al 2025. La campagna guida la classifica con 290 scambi già confermati, seguita dalla montagna con 190 e dal lago con 150. Con 6.725 case disponibili in queste destinazioni – il 25% del portfolio totale in Italia – HomeExchange intercetta con precisione il bisogno di fuggire dall&#8217;overtourism cittadino, confermandosi stabilmente nella top 5 dei paesi più popolari al mondo insieme a Francia, Spagna, Stati Uniti e Canada.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Chi sceglie l&#8217;Italia</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La domanda è trainata in larga parte dai vicini europei: il 60% dei turisti che sceglierà lo scambio casa in Italia proviene dal resto del continente, con Francia e Spagna in testa, seguite dal flusso domestico degli italiani stessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Il trend del 2026 non è più solo viaggiare, ma abitare il territorio», commenta Emmanuel Arnaud, co-founder di HomeExchange. «Con oltre 164.000 pernottamenti già prenotati in Italia, vediamo come lo scambio casa stia diventando la scelta d&#8217;elezione per chi cerca una vacanza sostenibile, umana e immersa nella natura, lontano dai circuiti alberghieri tradizionali.»</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>I numeri dell&#8217;estate italiana</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra il 6 giugno e il 15 settembre sono attesi 7.380 scambi pianificati (+26% sul 2025), 164.615 pernottamenti previsti (+19%) e 24.035 ospiti (+24%). In testa alle regioni più richieste c&#8217;è per la prima volta la Toscana, seguita da Lazio, Veneto, Sardegna e Sicilia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un fenomeno globale</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il quadro internazionale conferma la stessa traiettoria. La voglia di esplorare il mondo in modo umano e sostenibile ha generato 133.745 scambi già pianificati per l&#8217;estate, con un incremento del 23% e un totale di oltre 3,5 milioni di pernottamenti. HomeExchange conta oggi 290.000 membri attivi in 155 paesi, e quest&#8217;estate saranno quasi mezzo milione i viaggiatori – 484.455 gli ospiti attesi – che sceglieranno di abbattere le barriere del turismo di massa a favore di uno scambio culturale autentico, facendo del 2026 l&#8217;anno della hospitality tra pari.</p>
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		<item>
		<title>Turismo, la nuova mappa dei flussi globali</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/trasporti/turismo-mappa-flussi-globali/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Bernardini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 12:48:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trasporti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il turismo non si ferma. Cambia. E lo fa seguendo la geopolitica. alano alcune provenienze tradizionali, come la Cina e i Paesi del Golfo. Si rafforzano Stati Uniti, Europa, America Latina.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista</em>)<br>Il turismo non si ferma. Cambia. E lo fa seguendo la geopolitica. alano alcune provenienze tradizionali, come la Cina e i Paesi del Golfo. Si rafforzano Stati Uniti, Europa, America Latina. Le rotte si allungano, i costi salgono, le scelte diventano più selettive. Il risultato è un turismo meno di massa e più polarizzato: viaggia chi può permetterselo, spende chi ne ha maggiore capacità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il trasporto aereo, in particolare, è diventato un fattore discriminante: prezzi più alti, capacità non sempre allineata alla domanda e rotte ridisegnate dalle tensioni internazionali. Viaggiare costa di più e richiede maggiore pianificazione. Questo tende a ridurre i flussi più sensibili al prezzo e a rafforzare quelli a più alta capacità di spesa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un mondo in cui la geopolitica si è ormai trasformata in geoeconomia, forse occorrerebbe coniare una nuova categoria per leggere questi movimenti: il geo-turismo. I flussi di viaggio riflettono sempre di più equilibri, tensioni e nuove gerarchie globali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per leggere questi cambiamenti, il Tax Free Shopping è un indicatore particolarmente utile. Non misura semplicemente quanti turisti arrivano, ma chi sono e quanto spendono. In altre parole, fotografa la qualità della domanda internazionale, intercettando i segmenti più dinamici e ad alto valore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è proprio da qui che emerge il nuovo equilibrio. L’Europa tiene, e l’Italia anche. Ma cambia la composizione della domanda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Questa capacità è sostenuta da un mercato in profonda mutazione geografica e anagrafica &#8211; osserva Stefano Rizzi, Managing Director Italy di Global Blue, società leader nel settore -. Da un lato, si consolida il ruolo degli Stati Uniti come vero motore degli acquisti Tax Free in Italia, affiancati dalla forte accelerazione dei turisti provenienti dall&#8217;America Latina».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dall’altro lato, però, «registriamo ancora un affaticamento del mercato asiatico, in particolare quello cinese». Un riequilibrio netto, che sposta il baricentro del turismo internazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo cambiamento emerge con chiarezza nei grandi eventi. Il Salone del Mobile, a Milano, si conferma un acceleratore: la settimana della Design Week resta quella con i volumi di spesa più alti dell’anno, trainata ancora una volta dalle Americhe. Un evento che ha restituito un segnale di speranza anche dal fronte asiatico: durante la settimana del design, lo shopper cinese è tornato a crescere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma sotto la superficie c’è un cambiamento più profondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«A dettare il ritmo di questa crescita sono due leve complementari: il turismo d’élite e il dinamismo della Gen Z &#8211; spiega Rizzi &#8211; in costante aumento sia per numero di shopper che per volumi di spesa».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Due pubblici diversi, ma accomunati da una forte selettività e da aspettative sempre più alte. I primi cercano destinazioni stabili, servizi di alto livello e continuità dell’esperienza. I secondi portano nuovi comportamenti, maggiore attenzione all’esperienza e una relazione diversa con il consumo, sempre più ibrida tra fisico e digitale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Per capitalizzare al meglio la nostra attrattività, occorre farsi trovare preparati &#8211; continua Rizzi. E il punto è chiaro &#8211; lo sviluppo di una reale cultura dell&#8217;accoglienza diventa il fattore discriminante».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tradotto: investire lungo tutta la filiera, dalle strutture ricettive alle boutique, partendo dalla formazione per comprendere abitudini e differenze culturali. E rendere il momento dell’acquisto un’esperienza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Italia resta una destinazione forte. Ma in un mercato che si restringe e si seleziona, bisogna saper trattenere, orientare. E trasformare la presenza in valore.</p>
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		<title>Codice della strada, la sfida della logistica urbana entra nella riforma: dalle cargo bike ai parcheggi dinamici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Caruso]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 12:40:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trasporti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come l’e-commerce sta trasformando le città: logistica urbana, traffico e nuovi equilibri nello spazio pubblico italiano.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em><br>L’e-commerce non sta soltanto cambiando il modo in cui si compra: sta ridisegnando fisicamente le città. La crescita del commercio digitale ha ormai assunto dimensioni sistemiche nell’economia italiana e, secondo Netcomm, nel 2025 ha generato 150,1 miliardi di euro di valore condiviso, pari al 7% del PIL, con 1,8 milioni di occupati lungo l’intera filiera. Ma dietro la smaterializzazione dell’acquisto si produce un effetto opposto sul territorio: ogni clic genera movimento, consegna, stoccaggio, traffico. La città contemporanea diventa così sempre più piattaforma logistica, chiamata ad assorbire l’impatto fisico di una domanda digitale in espansione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I numeri del dossier Clean Cities fotografano con chiarezza questa trasformazione: nel 2025 il valore dell’e-commerce B2C in Italia ha raggiunto 62 miliardi di euro, raddoppiando in cinque anni, mentre i pacchi consegnati hanno toccato quota un miliardo, con il 65% legato proprio al business-to-consumer.&nbsp; Il risultato è che la crescita economica dell’online si traduce in una pressione crescente sulle infrastrutture urbane: più furgoni in circolazione, più soste brevi, più domanda di spazio stradale e maggiore congestione nelle aree ad alta densità. «La logistica è ormai un pezzo centrale dell&#8217;ecosistema urbano – spiega Claudio Magliulo, direttore di Clean cities Italia &#8211; e in quanto tale va gestita e orientata, facilitando le scelte più avanzate delle aziende e rimodulando chi usa lo spazio urbano per cosa e in che momenti della giornata».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Milano rappresenta uno dei casi più emblematici di questa mutazione. Pur costituendo circa un decimo della flotta totale, furgoni e camion generano il 49% delle emissioni di NOx da traffico urbano, mentre il peso emissivo dei veicoli commerciali leggeri sotto le 3,5 tonnellate è cresciuto molto più rapidamente del parco circolante stesso tra il 2019 e il 2023.&nbsp; In altre parole, il problema non è solo l’aumento dei mezzi, ma la nuova intensità logistica che il commercio digitale impone alle città. Le strade, progettate storicamente per mobilità privata e trasporto tradizionale, si trovano ora a gestire una rete capillare di distribuzione continua.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo cambia anche la geografia dello spazio pubblico. Il parcheggio non è più solo sosta, ma diventa infrastruttura di consegna; i marciapiedi diventano punti di frizione tra rider, pedoni e locker; i quartieri residenziali si trasformano in terminali di distribuzione. La crescente scarsità di aree di carico-scarico nelle ore di punta produce sosta irregolare, doppie file e congestione diffusa, segnalando come la questione logistica sia ormai una componente strutturale della pianificazione urbana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parallelamente, emergono nuovi modelli. Il dossier evidenzia come il 91% dei 600mila pacchi di DB Schenker a Parigi potrebbe essere gestito tramite cargo bike con una rete di micro-hub dedicati, mentre nei Paesi Bassi il 78,5% dei nuovi furgoni immatricolati nel 2025 è già elettrico.   Il punto non è solo ambientale: è economico e urbanistico. Le città stanno progressivamente passando da modelli centrati sul trasporto lineare a ecosistemi logistici multilivello, dove efficienza, sostenibilità e gestione dello spazio diventano fattori competitivi. Lo conferma anche Marzia Picciano, Public Affairs manager di UPS per Italia Spagna e Portogallo: «Nella sfida della gestione degli spazi urbani applichiamo soluzioni di “rolling laboratory”, sperimentando e scalando soluzioni innovative come veicoli elettrici, cargo bike e modelli alternativi di consegna, adattati ai contesti locali. Tuttavia, favorire normativamente l’adozione di mezzi a basse e zero emissioni rimane chiave per contribuire alla sostenibilità del sistema logistico del Paese. Ups – annuncia – si è posta l’obiettivo di raggiungere la neutralità carbonica delle proprie operazioni globali entro il 2050».</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vera trasformazione, quindi, riguarda il ruolo stesso della città nell’economia digitale. Non più soltanto luogo di consumo, ma infrastruttura operativa di una filiera che vale il 7% del PIL. La sfida dei prossimi anni sarà capire se urbanistica, mobilità e regolazione sapranno adattarsi a questa nuova funzione, perché il futuro dell’e-commerce non si gioca solo online: si gioca soprattutto sulle strade.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/trasporti/codice-della-strada-la-sfida-della-logistica-urbana-entra-nella-riforma-dalle-cargo-bike-ai-parcheggi-dinamici/">Codice della strada, la sfida della logistica urbana entra nella riforma: dalle cargo bike ai parcheggi dinamici</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<title>Turismo 2026, la geopolitica riscrive le scelte degli italiani: sicurezza e flessibilità diventano nuovi driver del mercato</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/trasporti/turismo-2026-la-geopolitica-riscrive-le-scelte-degli-italiani-sicurezza-e-flessibilita-diventano-nuovi-driver-del-mercato/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2026 08:59:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trasporti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il turismo italiano del 2026 si muove dentro una nuova grammatica della mobilità internazionale, in cui la scelta di partire non dipende più soltanto da reddito disponibile.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em><br>Il turismo italiano del 2026 si muove dentro una nuova grammatica della mobilità internazionale, in cui la scelta di partire non dipende più soltanto da reddito disponibile, desiderio di esperienza o convenienza economica, ma sempre di più dalla capacità di misurare il rischio. La ricerca commissionata da Airalo e realizzata da YouGov mostra come l’instabilità geopolitica sia ormai entrata stabilmente nei comportamenti dei viaggiatori, trasformando guerre, tensioni regionali e sicurezza percepita in variabili economiche che influenzano domanda, destinazioni e pianificazione. Il 64% degli italiani dichiara oggi di sentirsi meno sicuro nel viaggiare all’estero rispetto a un anno fa, mentre appena il 4% afferma il contrario: un dato che segnala non una rinuncia al viaggio, ma un cambiamento più profondo nel modo in cui viene pensato, organizzato e valutato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo elemento che emerge è che la geopolitica non produce un crollo della propensione al viaggio, ma una sua riconfigurazione. Non prevale una rinuncia generalizzata, quanto piuttosto una riallocazione prudenziale: quasi un italiano su cinque ha già modificato la propria destinazione, una quota analoga sta valutando di farlo e un ulteriore 31% mantiene i propri programmi ma con maggiore cautela. Questo significa che il mercato non si contrae necessariamente in termini assoluti, ma diventa più selettivo, più sensibile alla percezione del rischio e più orientato verso destinazioni percepite come stabili. In termini economici, il turismo si conferma resiliente, ma entra in una fase di maggiore elasticità geopolitica, dove sicurezza e accessibilità acquisiscono un peso crescente nella costruzione della domanda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il secondo aspetto riguarda la frattura generazionale, che offre una chiave di lettura importante anche per operatori, compagnie e policy maker. Gen Z e Millennials mantengono una maggiore apertura internazionale, confermando una domanda più dinamica verso Europa ed extra-Europa, ma questa disponibilità convive con una maggiore consapevolezza del rischio. I più giovani non rinunciano a viaggiare, ma incorporano la variabile geopolitica dentro una logica di adattamento. I Baby Boomers, al contrario, risultano più esposti alla percezione di insicurezza e più orientati verso il turismo domestico. Questo divide il mercato in segmenti distinti: da una parte una domanda giovane ancora globale ma più prudente, dall’altra una domanda più matura che tende a privilegiare prossimità e prevedibilità. Per il comparto significa dover differenziare offerta, comunicazione e rassicurazione, superando approcci uniformi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul piano economico, il dato forse più rilevante è che il prezzo resta il primo driver di scelta (62%), ma la sicurezza della destinazione sale stabilmente al secondo posto (44%). È qui che si misura il vero cambio di paradigma: il viaggio post-globalizzazione non è più definito soltanto da convenienza e desiderabilità, ma da un equilibrio tra costo, esperienza e protezione. In altre parole, la sicurezza entra nel paniere economico del consumatore come variabile competitiva. Per destinazioni, operatori turistici e piattaforme questo significa che la capacità di offrire non solo prezzi competitivi ma anche affidabilità informativa, flessibilità e gestione dell’imprevisto diventa parte integrante del prodotto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da questo punto di vista, cresce anche il valore economico della connettività, che non viene più percepita come servizio accessorio ma come infrastruttura di controllo. Informazione in tempo reale, capacità di reagire rapidamente a cambi di scenario, gestione logistica e rassicurazione personale ridefiniscono il ruolo delle tecnologie digitali nel turismo. È in questo spazio che si inseriscono operatori come Airalo, ma il dato più interessante va oltre il singolo player: il viaggio contemporaneo si digitalizza ulteriormente proprio perché diventa più incerto. Più il contesto internazionale è instabile, più il viaggiatore domanda strumenti di monitoraggio e adattamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel complesso, la fotografia del 2026 racconta un turismo meno spensierato ma non meno vitale. Gli italiani continuano a viaggiare, ma lo fanno dentro una logica più razionale, dove la geopolitica entra stabilmente nelle scelte di consumo. Per il settore, questo significa che la sfida non sarà solo attrarre domanda, ma interpretarne la nuova psicologia economica: offrire sicurezza, flessibilità e fiducia in un mercato in cui l’instabilità globale non blocca il viaggio, ma ne cambia profondamente le regole.</p>
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		<title>Mobilità, la transizione graduale: cresce il noleggio, l’auto resta centrale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Bernardini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2026 13:13:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trasporti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La trasformazione della mobilità è in corso, ma segue traiettorie meno lineari di quanto si immaginasse negli ultimi anni.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">La trasformazione della mobilità è in corso, ma segue traiettorie meno lineari di quanto si immaginasse negli ultimi anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il racconto dominante parlava di elettrico di massa, sharing diffuso e progressivo abbandono dell’auto privata. I dati restituiscono invece un quadro più articolato: l’auto continua a rappresentare il perno degli spostamenti quotidiani, mentre le soluzioni alternative restano complementari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo la ricerca realizzata da <a href="https://www.aniasa.it/">ANIASA</a> e Bain &amp; Company, oltre il 75% degli italiani utilizza l’auto con regolarità, mentre car sharing, monopattini e altre forme di mobilità condivisa restano di nicchia, utilizzate in modo occasionale. Più che una sostituzione, emerge un modello ibrido.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche sul fronte dell’elettrificazione il percorso appare meno lineare. La crescita c’è, ma resta legata in larga parte a incentivi e campagne promozionali. In Italia, le auto elettriche pure si attestano tra il 5% e il 7% delle immatricolazioni, con picchi temporanei legati a offerte straordinarie e un ritorno ai livelli precedenti una volta esaurite le misure di sostegno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A incidere è soprattutto la <a href="https://www.thewatcherpost.it/trasporti/mobilita-italiani-si-spostano-auto-dominante/">dimensione economic</a>a. Negli ultimi dieci anni il prezzo medio delle auto nuove è aumentato di oltre il 50%, mentre i redditi familiari sono cresciuti molto meno (+29%), ampliando il divario tra costo e capacità di spesa. Il risultato è un accesso più difficile, soprattutto nei segmenti più innovativi, con una quota crescente di famiglie che rinvia l’acquisto o si orienta verso l’usato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È in questo contesto che si rafforza il ruolo del noleggio. Secondo il 25° Rapporto ANIASA, associazione di riferimento del settore, patrocinato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il comparto ha raggiunto 1,5 milioni di veicoli in flotta e rappresenta il 34% delle immatricolazioni nazionali, confermandosi uno dei principali driver del mercato automotive .</p>



<p class="wp-block-paragraph">“L’avanzata della mobilità a noleggio nel nostro Paese è ormai un trend strutturale: consente a cittadini e imprese di accedere a soluzioni aggiornate senza sostenere i costi e i rischi della proprietà e accelera il ricambio del parco circolante”, osserva il Presidente di Aniasa, Italo Folonari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un peso crescente che riflette anche un cambio culturale: dal possesso all’utilizzo del veicolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il noleggio consente di accedere a un’auto nuova con costi più prevedibili e senza esporsi all’incertezza legata all’evoluzione tecnologica. Allo stesso tempo, favorisce un ricambio più rapido del parco circolante, con effetti in termini di sicurezza ed emissioni.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/05/Noleggio-768x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-63036" srcset="https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/05/Noleggio-768x1024.jpeg 768w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/05/Noleggio-225x300.jpeg 225w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/05/Noleggio-1152x1536.jpeg 1152w, https://www.thewatcherpost.it/wp-content/uploads/2026/05/Noleggio.jpeg 1200w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">I numeri evidenziano una dinamica differenziata tra i segmenti. Il lungo termine continua a crescere, con oltre 13 miliardi di euro di fatturato e una flotta che supera 1,3 milioni di veicoli, mentre il breve termine è trainato in particolare dal canale aeroportuale, che genera il 60% del business. Più complessa la situazione del car sharing, che non ha ancora raggiunto la sostenibilità economica e risente dell’aumento dei costi operativi e di un quadro regolatorio frammentato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Resta però un equilibrio delicato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il settore si confronta con un contesto normativo e fiscale in evoluzione, mentre a livello europeo si rafforzano le pressioni per l’elettrificazione delle flotte. ANIASA segnala il rischio che l’introduzione di quote obbligatorie troppo rigide possa produrre effetti opposti a quelli attesi, rallentando il rinnovo dei veicoli e gli investimenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto centrale resta quello dell’accessibilità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La mobilità del futuro non dipenderà solo dalla disponibilità di nuove tecnologie, ma dalla loro capacità di essere adottate su larga scala. Senza un equilibrio tra innovazione e sostenibilità economica, il rischio è quello di una transizione incompleta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Più che una rivoluzione, quindi, quella in corso appare come una fase di adattamento. In cui modelli tradizionali e nuove soluzioni convivono, e strumenti come il noleggio assumono un ruolo crescente nel rendere il cambiamento più graduale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È su questo equilibrio — tra innovazione, costi e domanda reale — che si giocherà il futuro della mobilità.</p>
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		<title>Mobilità sistemica, oltre 30 milioni di italiani si spostano ogni giorno per studio e lavoro: l&#8217;auto è dominante</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/trasporti/mobilita-italiani-si-spostano-auto-dominante/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 08:14:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trasporti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La mobilità coinvolge oltre 30 milioni di persone, il 51% della popolazione, oltre il 58% degli spostamenti quotidiani sono sistematici.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">La mobilità sistematica in Italia coinvolge oggi oltre <strong>30 milioni di persone</strong>, pari al <strong>51% della popolazione residente nazionale </strong>e oltre il<strong> 58% degli spostamenti quotidiani sono sistematici</strong>. Il dato delinea un Paese in costante movimento che segna una ripresa della mobilità rispetto ai 28,8 milioni del 2011 caratterizzata da un marcato utilizzo del mezzo privato. È quanto emerge dall’<strong>Osservatorio MOBISCO</strong>, promosso da <strong>MOST – Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile</strong> e presentato oggi presso il Palazzo Giureconsulti a Milano. L’iniziativa si propone come una piattaforma avanzata di supporto alle decisioni (DSS), capace di integrare fonti informative eterogenee con l’obiettivo di produrre analisi integrate e orientare le politiche pubbliche verso modelli di trasporto più efficienti, efficaci e sostenibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La presentazione è stata introdotta dai saluti istituzionali di <strong>Stefano Riazzola</strong>, Capo Dipartimento per i trasporti e la navigazione del Ministero dei Trasporti, che ha dichiarato: «Dopo la pandemia il dato sulla mobilità sistematica è cambiato e richiede nuove chiavi di lettura. Lo smart working e le nuove modalità di lavoro hanno modificato i comportamenti. Serve quindi aggiornare strumenti di analisi e interpretazione. Per il Ministero è centrale il rapporto con il territorio e con chi raccoglie e studia i dati. È necessario un collegamento stabile con l’Osservatorio della mobilità del MIT. La conoscenza del dato orienta scelte strategiche, normative ed economiche. Il Paese presenta forti differenze tra aree urbane efficienti e territori a domanda diffusa con minore competitività del trasporto pubblico. Mobilità scolastica e lavorativa richiedono analisi distinte. Il Ministero rafforza il ruolo dei mobility manager e istituisce una nuova divisione su PUMS e mobility management. Obiettivo: migliorare pianificazione e uso delle risorse attraverso maggiore coordinamento con i territori».</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Questo appuntamento rappresenta un passaggio fondamentale per avviare un dialogo strutturato tra tutte le realtà pubbliche e private che, a diverso titolo, raccolgono dati sulla mobilità sistematica – dalle istituzioni al mondo della ricerca, fino agli operatori dei diversi settori &#8211; ha dichiarato <strong>Matteo Colleoni</strong>, Professore ordinario di Studi Urbani presso l&#8217;Università degli Studi di Milano-Bicocca e Coordinatore Scientifico di MOBISCO &#8211; Oggi questi dati esistono ma sono spesso frammentati: MOBISCO nasce proprio con l’ambizione di metterli in relazione, farli ‘parlare’ e costruire una sintesi capace di restituire una lettura più completa della domanda e offerta di mobilità quotidiana sistematica. Solo così è possibile sviluppare strumenti realmente utili per analizzare la mobilità e supportare la pianificazione territoriale e dei trasporti di azioni concrete che la rendano più efficiente e sostenibile»</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>LA DIMENSIONE DEL FENOMENO: DINAMICHE TERRITORIALI E FLUSSI EXTRA-URBANI</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;analisi restituisce la fotografia di un sistema complesso composto da circa <strong>10 milioni di studenti</strong> e oltre <strong>24 milioni di lavoratori </strong>che quotidianamente si spostano dal proprio luogo di residenza. La scomposizione del dato evidenzia chiare differenze geografiche: la mobilità per motivi di lavoro è più marcata al Nord (71% del totale degli spostamenti sistematici, contro il 65% del Sud), mentre il Sud Italia registra una quota maggiore di spostamenti legati allo studio (35% rispetto al 29% del Nord). Un elemento di forte pressione infrastrutturale è rappresentato dagli spostamenti fuori dal comune di residenza, che riguardano il <strong>42,5% degli spostamenti sistematici totali</strong>. Questa tendenza è particolarmente accentuata in regioni come la Lombardia (57%) e il Veneto (54%), a fronte di valori sensibilmente inferiori in Lazio e Sicilia (27%).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>RIPARTO MODALE: IL DOMINIO DELL’AUTO E LE SPECIFICITÀ REGIONALI E TERRITORIALI</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’automobile rimane la scelta predominante per circa <strong>18 milioni di individui</strong>. Tra i lavoratori, il <strong>73,7% utilizza esclusivamente mezzi privati</strong>, mentre solo il 7% si affida unicamente al trasporto pubblico. Il riparto modale rivela tuttavia vocazioni territoriali differenti: i mezzi pubblici trovano maggiore riscontro nel Nord e nelle grandi città, mentre la bicicletta si conferma una prerogativa quasi esclusiva del Nord-Est. Al Sud e nei centri urbani più densamente popolati si registra invece la quota più alta di mobilità a piedi. Le città del Sud di dimensione demografica inferiore, nelle quali verosimilmente è minore l’offerta di trasporto pubblico, sono il tipo di area con i più elevati tassi di uso delle autovetture private per andare a scuola e al lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La mobilità quotidiana sistematica (rispetto a quella totale comprensiva anche della mobilità non sistematica), si caratterizza per <strong>una più contenuta quota di spostamenti in bicicletta</strong> (2,6% rispetto al 4,1% totale), una leggera più contenuta quota di <strong>spostamenti in auto</strong> (60% rispetto al 63% totale, sebbene con quote prossime al 75% tra i lavoratori) e per un maggior utilizzo dei trasporto pubblico (22% rispetto all’8% totale, soprattutto spiegato dagli spostamenti degli studenti, 33% rispetto all’11% dei lavoratori).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>FOCUS SULLA MOBILITÀ SCOLASTICA E UNIVERSITARIA  </strong><br><br>Un approfondimento specifico è dedicato al mondo della formazione. Se per la scuola dell&#8217;obbligo la mobilità attiva (a piedi) coinvolge il 28% degli studenti, la capacità di coprire le necessità di spostamento del trasporto dedicato (scuolabus) rimane modesta, attestandosi su una media del 3-4%. La sfida più complessa riguarda la <strong>popolazione universitaria</strong>: con una distanza media di spostamento di <strong>28 km</strong>, questi utenti generano un impatto ambientale stimato in circa <strong>5,12 kg di CO2 per un viaggio di andata e ritorno</strong>. Tra gli studenti universitari <strong>emerge una maggiore propensione all&#8217;uso del treno (scelto nel 51,4% dei casi) e del Trasporto Pubblico Locale (26,7%),</strong> evidenziando la necessità di potenziare l&#8217;integrazione modale per questa specifica categoria. Contenuta, e pari a circa <strong>l’8%</strong> degli spostamenti, <strong>la mobilità attiva</strong> (a piedi e in bicicletta) degli studenti universitari, giustificata dalla succitata elevata distanza dei percorsi casa-università ma anche dalla ancora difficile integrazione modale tra mobilità pubblica e privata e dalla precarietà dei percorsi pedonali e ciclabili in alcune aree territoriali del Paese.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>FOCUS SUGLI INFORTUNI NELLA MOBILITA’ SISTEMATICA</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Un ulteriore approfondimento ha riguardato il tema degli infortuni in itinere, di cui con esito mortale. Mentre le denunce di infortuni in occasione del lavoro hanno avuto nell’ultimo anno considerato (2025) un lieve incremento rispetto al 2024 (o un decremento per quelli con esito mortale), quelli in itinere sono in aumento e pari nel 2025 a <strong>99.939 (rispetto a 96.835 del 2024) e a 293 quelli mortali (rispetto ai 280 nel 2024). </strong>In aumento anche le denunce di infortuni degli studenti in itinere, da 2.011 del 2024 a 2.181 del 2025 <strong>(+8,45%). </strong>Il dato suggerisce di prestare crescente attenzione al tema degli interventi per la prevenzione degli incidenti nella mobilità sistematica, così come delle attività che le sedi di lavoro e scolastiche potrebbero promuovere per migliorare la sicurezza.<br><br><strong>IL CONFRONTO ISTITUZIONALE: UN IMPEGNO COMUNE PER IL FUTURO DELLA MOBILITÀ</strong><br><br>L’ampia partecipazione registrata nel corso del convegno ha confermato il forte interesse istituzionale e scientifico sui temi affrontati. Hanno preso parte ai lavori rappresentanti del <strong>Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti</strong> e del <strong>Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica</strong>, insieme all’<strong>Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI)</strong> e all’<strong>Agenzia del Trasporto Pubblico Locale di Milano, Monza, Brianza, Lodi e Pavia</strong>, portando il contributo delle istituzioni nazionali e dei territori. Significativa anche la presenza di <strong>INAIL Lombardia</strong> e di numerosi attori del mondo della ricerca e dell’analisi dei trasporti, tra cui<strong>ISPRA, ISTAT, ISFORT</strong> e <strong>Federmobilità</strong>, oltre a rappresentanti del sistema accademico come il <strong>Politecnico di Bari, l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e l’Università degli Studi di Catania</strong>. Un panel eterogeneo che ha arricchito il dibattito, offrendo una lettura integrata dei dati e delle dinamiche legate alla mobilità scolastica e sistematica.</p>
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		<title>Blue Economy, Genova capitale: vale 216 miliardi ma mancano 175mila lavoratori</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/trasporti/blue-economy-genova-lavoratori/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 13:02:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trasporti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Genova la due giorni sull'economia del mare: il settore vale l'11,3% del Pil con oltre un milione di persone, carenza di personale il nodo.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;economia del mare vale 216 miliardi di euro, pari all&#8217;11,3% del Pil nazionale, occupa oltre un milione e centomila persone in modo diretto e nel quadriennio 2022-2025 ha incrementato l&#8217;occupazione quattro volte più del resto d&#8217;Italia. Eppure mancano all&#8217;appello 175mila lavoratori: circa 55mila posti generati dalla crescita del settore e 120mila necessari per sostituire i profili in uscita. È questo il dato più urgente emerso dalla due giorni «Genova e Liguria Capitali dell&#8217;Economia del Mare 2026», organizzata tra Palazzo Tursi e i Magazzini del Cotone.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Genova e il mare</strong><br>La scelta di Genova come punto di partenza del progetto non è casuale. «Qui l&#8217;economia del mare incide per il 13,8% del valore aggiunto regionale e per il 15,4% dell&#8217;occupazione, rendendo la Liguria la prima regione italiana per concentrazione di attività legate al mare», ha spiegato Mario Zanetti, delegato di Confindustria per l&#8217;Economia del Mare. La cantieristica è il comparto più in affanno: il 43% delle posizioni resta scoperta, quasi il doppio della media del settore. Le figure più difficili da reperire sono meccanici, saldatori, ingegneri navali, tecnici della transizione energetica e specialisti nella digitalizzazione. La ricetta proposta da Confindustria si articola su tre assi: semplificazione burocratica, innovazione tecnologica e formazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il messaggio di Meloni</strong><br>Nel suo videomessaggio, la presidente del Consiglio <strong>Giorgia Meloni</strong> ha inquadrato il settore in una prospettiva più ampia, rivendicando un cambio di rotta culturale prima ancora che industriale. «In troppe occasioni l&#8217;Italia è rimasta vittima di un paradosso: essere una Penisola ma non sentirsi e non agire come tale», ha detto, indicando nel Mediterraneo «il segno del proprio destino» per una nazione che è «il naturale punto d&#8217;accesso all&#8217;Europa e lo snodo geografico tra il Vecchio Continente, l&#8217;Africa, il Medio Oriente e l&#8217;Asia». Meloni ha ricordato che l&#8217;economia del mare genera in Italia un valore aggiunto di 76 miliardi di euro con oltre 200mila imprese e un milione di occupati, e che il Paese è primo in Europa per volume di merci nel trasporto marittimo a corto raggio e leader mondiale nei super yacht e nelle navi da crociera con oltre il 40% del mercato. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La blue economy e la cantieristica, ha aggiunto, sono una delle cinque nuove filiere attorno a cui si sta evolvendo il Made in Italy nella politica industriale del governo, insieme a farmaceutica, space economy e difesa, turismo e industria culturale. Sul piano delle misure concrete, ha citato il ddl «risorsa mare» in dirittura d&#8217;arrivo in Parlamento, la riforma della governance portuale appena approvata dal governo e l&#8217;istituzione del Polo nazionale per la dimensione subacquea, «la prima Nazione europea ad aver costruito una specifica legislazione dedicata a questo dominio».</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima giornata, dedicata al dialogo tra imprese e istituzioni liguri, ha visto la partecipazione del presidente della Regione <strong>Marco Bucci</strong>, della sindaca di Genova Silvia Salis, dei presidenti di Confindustria Liguria e Genova Mario Gerini e Fabrizio Ferrari, e dei sindaci di La Spezia, Savona e Imperia. La seconda, di respiro nazionale ed europeo, ha ospitato in videocollegamento anche il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto, mentre erano presenti il ministro per la protezione civile e le politiche del mare Nello Musumeci e il viceministro alle Infrastrutture Edoardo Rixi. In occasione della giornata è stato presentato il Rapporto di Confindustria e BCG sulla Blue Economy.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il presidente di Confindustria</strong> <strong>Emanuele Orsini</strong> ha collocato il settore nel contesto della crisi internazionale in corso: «È logico che se il conflitto continua diventa un problema: cominciamo ad avere problemi a reperire prodotti sugli scaffali in Sicilia e con i voli aerei. Così fare impresa è veramente complicato. Mi meraviglio che l&#8217;Europa non abbia pronte misure. La Germania ha deliberato 26 miliardi per sostenere l&#8217;aumento dei costi energetici. L&#8217;Italia se sta dentro al 3% del rapporto deficit-Pil stabilito dal Patto di stabilità 26 miliardi non ce li ha, quindi la competitività tra noi e i Paesi europei viene a mancare. Lasciamo stare la Cina e gli Stati Uniti, ma in casa nostra in Europa oggi non abbiamo la stessa competitività, oggi il costo dell&#8217;energia in Spagna è 40 euro a megawattora l&#8217;Italia è a 160 euro a megawattora, dove andiamo?». Orsini ha concluso: «Sono a favore delle fonti rinnovabili, acceleriamole, ma cominciamo a capire quali sono le aree idonee in Italia per poter mettere a terra il fotovoltaico e l&#8217;eolico. Perché se non ce la raccontiamo, ogni sindaco per un impianto fotovoltaico e l&#8217;eolico ha già sotto il palazzo del Comune il comitato in difesa dell&#8217;uccellino. Da una parte vogliamo l&#8217;energia a poco dall&#8217;altra non vogliamo il fotovoltaico e l&#8217;eolico. Fissiamo le aree idonee e cominciamo a fare gli impianti per le rinnovabili».</p>
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		<title>Carburanti, prezzi in salita e ribassi mancati: il mercato tra volatilità geopolitica e limiti nazionali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Telesio di Toritto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 14:24:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trasporti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>i prezzi alla pompa restano elevati: il Dl Carburanti proroga il taglio delle accise e rafforza i controlli mentre tensioni globali e nodo ETS continuano a incidere sul costo dell’energia.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em><br>Non è la politica a scegliere sulle accise, ma il mercato energetico a imporre la linea: la proroga del taglio è l’effetto, non la causa, della fragilità del sistema. Il Decreto Carburanti, rifinanziato fino al 1° maggio, conferma il taglio di 25 centesimi al litro su benzina e gasolio e il meccanismo di monitoraggio anti-speculazione lungo la filiera, ma soprattutto certifica la necessità di intervenire in modo ricorrente su una variabile che resta esogena. I numeri più recenti dell’Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy raccontano con chiarezza questa dinamica: il prezzo medio nazionale in modalità self service è salito a 1,792 euro al litro per la benzina e a 2,184 euro per il gasolio, con punte sulla rete autostradale rispettivamente a 1,829 e 2,203 euro. Un livello che si mantiene elevato nonostante il calo delle quotazioni internazionali del greggio, segnalando una trasmissione imperfetta e ritardata dei ribassi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">È proprio su questo scarto che si concentra l’attenzione del governo, che ha convocato le principali compagnie petrolifere al Mimit chiedendo un adeguamento dei prezzi, mentre la Guardia di Finanza ha rilevato irregolarità nel 73% dei controlli effettuati tra il 12 e il 25 marzo, con 247 istruttorie aperte lungo tutta la filiera. Il tema della speculazione torna così al centro del dibattito, rafforzato anche dalle segnalazioni delle associazioni dei consumatori, secondo cui i prezzi alla pompa non avrebbero ancora recepito il calo del greggio registrato sui mercati internazionali, con effetti tangibili sul costo dei pieni che, in alcune regioni, arrivano a crescere fino a 80 centesimi per 50 litri in pochi giorni. Il punto, tuttavia, non è solo congiunturale. In questo quadro, nell’informativa alla Camera, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rivendicato la natura “doverosa” dell’intervento pubblico, collegandolo esplicitamente al rischio di uno shock energetico e alle ricadute su prezzi, consumi e filiere produttive. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non solo leva fiscale, ma anche politica estera: dalle missioni in Algeria al rafforzamento dei rapporti con nuovi partner come l’Azerbaigian, l’obiettivo indicato è quello di consolidare la sicurezza degli approvvigionamenti e ridurre la dipendenza da singole aree. Allo stesso tempo, il governo ha posto con forza in sede europea il tema del sistema ETS, ritenuto uno dei fattori che contribuiscono a mantenere elevato il costo dell’energia anche in presenza di fonti rinnovabili, ottenendo l’apertura alla possibilità di misure nazionali urgenti in grado di attenuarne l’impatto nel breve periodo. Il punto, tuttavia, non è solo congiunturale. La dinamica dei prezzi energetici continua a essere guidata da fattori geopolitici, con il Medio Oriente tornato a rappresentare il principale elemento di instabilità. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche segnali di tregua temporanea o di raffreddamento delle tensioni non si traducono automaticamente in una riduzione dei prezzi finali, perché il rischio resta incorporato nelle aspettative dei mercati. In questo contesto, l’Italia si muove lungo un equilibrio complesso, tra interventi interni e ricerca di nuovi assetti nelle forniture, mentre resta evidente la natura strutturale della sua esposizione: un sistema industriale orientato all’export ma fortemente dipendente dalle importazioni energetiche continua a risentire in modo diretto delle oscillazioni dei mercati globali. Il tema si riflette anche sul piano europeo, dove la frammentazione delle politiche energetiche limita la capacità di risposta a shock che hanno natura transnazionale. Il mercato dell’energia non sta tornando alla normalità: sta ridefinendo una nuova normalità, fatta di volatilità e rischio incorporato nei prezzi.</p>
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		<title>Viaggi 2026, sulle scelte incidono eventi e AI, pesa l&#8217;attualità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 08:54:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trasporti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'Osservatorio EY 2026 sui comportamenti di viaggio: eventi e AI cambiano le scelte, il business travel rallenta in Europa, in Italia regge.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il turismo italiano regge, ma il contesto internazionale introduce nuove variabili. È la fotografia che emerge dalla sesta edizione dell&#8217;Osservatorio EY Future Travel Behaviours, condotta su oltre 5.000 partecipanti in Italia, Francia, Germania, Regno Unito e Spagna, che per la prima volta ha affiancato alle domande tradizionali test psicologici impliciti per sondare le motivazioni inconsce alla base delle decisioni di viaggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte del business travel, il segnale è di prudenza: a livello europeo il 31% dei viaggiatori prevede spostamenti per lavoro nel 2026, cinque punti in meno rispetto all&#8217;anno precedente, con una contrazione più marcata in Francia e Germania. L&#8217;Italia fa eccezione e conferma la stessa frequenza del 2025, mantenendo il primato europeo per numero di trasferte previste: il 27% dei rispondenti italiani indica da 1 a 4 viaggi di lavoro, il 7% da 5 a 10 e il 6% oltre 10. Per i viaggi leisure le intenzioni restano complessivamente stabili, con il 70% degli italiani che prevede da 1 a 4 vacanze e una quota crescente – il 17% – che intende aumentare i viaggi rispetto all&#8217;anno precedente. L&#8217;auto rimane il mezzo più usato per le vacanze (72%), seguita dall&#8217;aereo (57%) e dal treno (47%).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le tensioni geopolitiche e il possibile rincaro di energia e carburante introducono però un elemento di rischio concreto: 4 viaggiatori su 10 potrebbero ridurre frequenza o durata dei viaggi, oppure rinunciare a comfort e qualità in caso di aumento dei prezzi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una delle tendenze più marcate è la progressiva erosione del confine tra lavoro e vacanza. Il 44% dei rispondenti europei si dichiara interessato all&#8217;hybrid travel – ovvero a combinare le due dimensioni nello stesso viaggio – con un picco dell&#8217;81% tra i business traveler. L&#8217;Italia è tra i mercati più dinamici su questo fronte, con il 49% favorevole a formule ibride. Le forme più diffuse sono la workation, citata dal 24% degli italiani, e il bleisure dal 22%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;overtourism continua a pesare sull&#8217;esperienza di viaggio: in Italia il 47% dei viaggiatori segnala un impatto abbastanza o molto negativo sui propri viaggi recenti, seconda solo alla Spagna dove la quota raggiunge il 49%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il calendario degli eventi si afferma come uno dei principali motori della domanda turistica. Il 39% dei partecipanti europei dichiara che la presenza di un evento influisce in modo rilevante sulla scelta della destinazione, con punte del 47% in Spagna e del 41% in Italia. Per il 2026, gli eventi culturali – mostre, festival, spettacoli – spingono almeno un viaggio per il 27% dei rispondenti europei, mentre i concerti muovono il 26%. Tra la Generazione Z la sensibilità agli eventi è ancora più accentuata: il 53% del campione europeo under-30 dichiara di essere influenzato dalla presenza di un evento nella scelta della destinazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;intelligenza artificiale entra stabilmente nel processo di pianificazione. Il 56% del campione totale userebbe un assistente virtuale AI per organizzare un viaggio, con una preferenza per i suggerimenti sulle esperienze in destinazione (34%), la scelta dell&#8217;alloggio (29%) e l&#8217;individuazione della destinazione e del periodo di viaggio (27%). Tra i Gen Z europei, il 24% ha già utilizzato un chatbot AI per pianificare un viaggio e il 61% si dichiara interessato a farlo in futuro, contro il 44% della media generale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul piano della sostenibilità, il 41% dei rispondenti dichiara che l&#8217;impatto ambientale è importante nelle proprie scelte di viaggio, in calo di 6 punti rispetto all&#8217;anno precedente. I test neuroscientifici rivelano tuttavia un&#8217;affinità implicita con i temi ambientali diffusa in tutti i Paesi, e solo un terzo degli intervistati afferma di non aver mai compiuto scelte di viaggio pensando alla sostenibilità – quota che scende a un sesto tra i giovani.</p>
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		<title>MOST, nuovi dati sull’auto: ibride leader e boom delle alternative alla proprietà</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/trasporti/most-nuovi-dati-sullauto-ibride-leader-e-boom-delle-alternative-alla-proprieta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianluca Lambiase]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 11:13:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Trasporti]]></category>
		<category><![CDATA[Most]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Più ibride e meno proprietà: così cambia il mercato auto italiano. Presentati i nuovi dati MOST tra transizione energetica e nuovi consumi.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il mercato automobilistico italiano sta attraversando una fase di trasformazione profonda, sospesa tra transizione energetica, vincoli economici e nuove abitudini di consumo. È questa la fotografia che emerge dal secondo Rapporto dell’Osservatorio SUNRISE, promosso da MOST – Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile e presentato a Roma all’Ara Pacis.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dato più evidente riguarda il mix di alimentazioni: le auto ibride dominano il mercato con il 51% delle immatricolazioni, mentre l’elettrico resta fermo al 6%, segnando un ritardo di circa cinque anni rispetto ad altri Paesi europei. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, guardando alle intenzioni future, l’interesse per le vetture a zero emissioni cresce: il 12% degli italiani dichiara che potrebbe scegliere un’auto elettrica nei prossimi anni, anche se persistono ostacoli rilevanti come il prezzo elevato, la carenza di infrastrutture di ricarica e i timori legati all’autonomia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’indagine &#8211; realizzata con l’Istituto Piepoli &#8211; su un campione di 3.000 cittadini conferma che il prezzo resta il principale driver d’acquisto, seguito dai costi di gestione e dalla sicurezza. Elementi come design, prestazioni o brand incidono meno nelle decisioni. Oltre il 40% degli italiani prevede di acquistare un’auto nei prossimi tre anni e, in un caso su cinque, l’obiettivo sarà aumentare il numero di veicoli in famiglia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parallelamente, si affermano nuove modalità di accesso all’auto. Leasing e noleggio, che in passato rappresentavano appena il 2% delle esperienze, salgono al 9% nelle intenzioni future, contribuendo a portare le formule alternative alla proprietà al 30% complessivo. Un segnale chiaro di come il concetto stesso di possesso stia cambiando.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il parco auto italiano continua intanto a crescere, superando i 41 milioni di veicoli nel 2024, ma diventa sempre più vecchio: l’età media ha ormai superato i 12-13 anni. Le nuove immatricolazioni restano sotto i livelli pre-pandemia, ferme a circa 1,6 milioni annui, mentre il mercato dell’usato supera i 5 milioni di passaggi di proprietà. Un equilibrio fragile che incide negativamente su emissioni ed efficienza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cambia anche il tipo di auto acquistata. I SUV rappresentano ormai il 62% delle nuove immatricolazioni, confermando una tendenza verso veicoli più grandi e costosi, spesso scelti per comfort e sicurezza percepita, soprattutto nel Sud Italia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un elemento innovativo del Rapporto riguarda l’analisi del Total Cost of Ownership (TCO), che considera l’intero ciclo di vita del veicolo. I risultati mostrano che non esiste una tecnologia sempre più conveniente: le auto tradizionali e ibride risultano più vantaggiose per percorrenze limitate, mentre l’elettrico diventa competitivo con utilizzi intensivi e possibilità di ricarica domestica.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Montanari (MOST): &quot;Le famiglie italiane tornano a comprare auto preferendo l&#039;ibrido all&#039;elettrico&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/2P8_0HDdOhU?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">“Il Rapporto SUNRISE mette in luce con chiarezza le tensioni che attraversano il settore: da un lato la spinta alla transizione energetica, dall’altro vincoli economici e infrastrutturali che ne rallentano l’attuazione” ha spiegato Gianmarco Montanari, direttore generale di MOST. “In questo contesto, il ruolo degli Osservatori è fondamentale: mettiamo a disposizione dati robusti, analisi indipendenti e strumenti di lettura che consentono a decisori pubblici, imprese e cittadini di orientarsi in modo più consapevole. Solo attraverso una base informativa solida è possibile progettare politiche efficaci e accompagnare davvero la trasformazione del settore verso modelli più sostenibili”.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Cattaneo (FI): &quot;Sull&#039;automotive occorre un approccio pragmatico e non ideologico&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/dXH_VyGW6ns?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">“Conoscere per deliberare non è uno slogan, ma un metodo di lavoro concreto: significa basare ogni scelta pubblica su dati solidi, analisi rigorose e un confronto continuo con gli operatori del settore”, ha sottolineato Alessandro Cattaneo, Membro della Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni Camera (FI),. “L’automotive è un comparto strategico per il Paese e va sostenuto con politiche pragmatiche e non ideologiche, adottando un mix di tecnologie che consenta di ridurre le emissioni in modo realistico e sostenibile, rafforzando al contempo la competitività della filiera europea”.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Servedio (MIT): “Patente e nuove tecnologie, verso una mobilità più sostenibile e autonoma”" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/piPMkSnmlDY?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte della regolazione e dell’evoluzione tecnologica, Gaetano Servedio, Direttore generale per la Motorizzazione del MIT, ha evidenziato come stia cambiando anche il ruolo del conducente: “La ricerca offre spunti molto utili anche dal punto di vista normativo. Stiamo lavorando, ad esempio, sul conseguimento della patente, con l’obiettivo di integrare le competenze legate alle nuove tecnologie per consentire un utilizzo più consapevole dei veicoli”. Servedio ha poi aggiunto: “Apriremo un tavolo con le autoscuole per semplificare e aggiornare le procedure, mentre parallelamente continuiamo a sperimentare su guida autonoma ed էնergie alternative. Il codice della strada si sta già adattando a questa evoluzione: il veicolo non è più solo un mezzo condotto dall’uomo, ma un sistema che lo affianca. Il conducente resta presente, ma il suo ruolo cambia profondamente”.</p>



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<iframe loading="lazy" title="Camerano (CDP): &quot;Importante investire su tecnologie complementari&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/0UFBqeVagko?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">Sulla stessa linea Simona Camerano, Responsabile Area Scenari Economici e Strategie Settoriali di CDP, che ha posto l’accento sulla necessità di una visione industriale di lungo periodo: “Le famiglie fanno scelte guidate soprattutto dal costo e dall’efficacia del mezzo, mentre per gli operatori della filiera questo scenario impone di ragionare in termini di investimenti e pianificazione strategica”. Camerano ha sottolineato come “non esista oggi una tecnologia dominante, ma sia necessario puntare su soluzioni complementari per rispondere a una domanda in continua evoluzione”. E ha aggiunto: “Sostenere la filiera automotive è fondamentale, non solo per la produzione di veicoli ma anche per la componentistica, che rappresenta un’eccellenza italiana. Servono però un quadro normativo stabile e obiettivi chiari, per permettere a imprese e istituzioni di programmare investimenti con un orizzonte di medio-lungo periodo”.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe loading="lazy" title="Ventorino (MASE): Sulla transizione energetica evitare di mettere in competizione tecnologie diverse" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/_310LVRjAVk?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph">A richiamare la complessità del contesto è stato anche Luca Venturino, della Segreteria Tecnica del MASE: “Il Rapporto restituisce un quadro molto ricco, che intreccia evoluzione tecnologica, abitudini dei cittadini e trasformazioni globali della mobilità”. Venturino ha evidenziato i rischi di un approccio sbilanciato: “Il principale errore sarebbe mettere in competizione tecnologie diverse, perdendo la visione d’insieme. L’approccio adottato nel PNEC è tecnologicamente neutro: l’obiettivo è favorire lo sviluppo delle soluzioni più efficienti, sia dal punto di vista ambientale che industriale”. Infine, ha concluso: “La decarbonizzazione non è solo un obiettivo simbolico, ma una necessità concreta per migliorare la qualità della vita, soprattutto nelle città, dove il settore dei trasporti ha un impatto diretto e quotidiano”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Riprese e montaggio di Simone Zivillica</em></p>
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