<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Politica - The Watcher Post</title>
	<atom:link href="https://www.thewatcherpost.it/argomenti/politica/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.thewatcherpost.it/argomenti/politica/</link>
	<description>Testata giornalistica online di analisi politica ed economica</description>
	<lastBuildDate>Thu, 07 May 2026 09:38:47 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>
	<item>
		<title>Giuristi d’impresa, il Parlamento riconosce una funzione strategica: primo passo verso un diritto più competitivo</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/politica/giuristi-dimpresa-il-parlamento-riconosce-una-funzione-strategica-primo-passo-verso-un-diritto-piu-competitivo/</link>
					<comments>https://www.thewatcherpost.it/politica/giuristi-dimpresa-il-parlamento-riconosce-una-funzione-strategica-primo-passo-verso-un-diritto-piu-competitivo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2026 09:10:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.thewatcherpost.it/?p=63154</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’emendamento sulla consulenza legale stragiudiziale consolida il ruolo dei legali interni come infrastruttura della governance economica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/giuristi-dimpresa-il-parlamento-riconosce-una-funzione-strategica-primo-passo-verso-un-diritto-piu-competitivo/">Giuristi d’impresa, il Parlamento riconosce una funzione strategica: primo passo verso un diritto più competitivo</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>(*Articolo di Giorgio Martellino, presidente Associazione italiana giuristi d’impresa, pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p>L’approvazione in Commissione Giustizia dell’emendamento sulla consulenza legale stragiudiziale dei giuristi d’impresa rappresenta un passaggio cruciale. Non si tratta di una mera precisazione tecnica, ma della presa d’atto, da parte del legislatore, di una trasformazione ormai compiuta: la funzione legale interna è oggi un pilastro irrinunciabile nel sistema economico e produttivo.</p>



<p>Per troppo tempo il nostro ordinamento ha inseguito l’evoluzione dei modelli aziendali senza coglierne a pieno la complessità. Il giurista d’impresa ha smesso da anni di essere un semplice supporto tecnico per affermarsi come presidio strategico fondamentale, garante della compliance, della corretta governance e della gestione del rischio, nonché interlocutore primario di regolatori e mercati. L’intervento normativo appena approvato scongiura pericolosi passi indietro e consolida questo modello, garantendo l’indispensabile certezza del diritto a migliaia di professionisti e alle imprese in cui operano.</p>



<p>Tuttavia, derubricare questo risultato a una semplice rivendicazione di categoria sarebbe un errore di prospettiva. La solidità delle decisioni economiche è indissolubilmente legata alla qualità dell’infrastruttura giuridica che le sorregge. In un mercato globale in cui la competitività si gioca anche sul terreno delle regole, l’efficacia dei presìdi interni diventa un vero e proprio fattore di sviluppo.</p>



<p>È proprio in quest’ottica che si inserisce l’urgenza di allineare l’Italia ai migliori standard europei. Il tema del legal privilege ne è l’esempio più evidente. Se in gran parte d&#8217;Europa la riservatezza delle comunicazioni dei legali interni è tutelata come strumento essenziale di buona governance, il nostro Paese sconta ancora un ritardo anacronistico, con ricadute tangibili sull’attrattività del nostro sistema economico. Le perplessità su una possibile riforma – spesso legate al timore di zone d&#8217;ombra rispetto ai poteri ispettivi – sono state ampiamente superate dall’esperienza internazionale. I modelli più maturi dimostrano infatti come sia assolutamente possibile bilanciare le esigenze investigative con la tutela della funzione preventiva del diritto.</p>



<p>L’emendamento odierno va quindi interpretato come la prima tappa di un disegno più organico. È il segnale che le istituzioni hanno compreso il valore della funzione legale interna, non per assecondare logiche corporative, ma per elevare la qualità complessiva del nostro ordinamento.</p>



<p>Questo traguardo, che l’Associazione Italiana Giuristi d’Impresa ha perseguito con determinazione, è il frutto di un dialogo istituzionale costante e costruttivo, frutto di un’ampia convergenza parlamentare che dimostra come la valorizzazione della nostra professione sia avvertita come un interesse generale.</p>



<p>Adesso occorre scongiurare il rischio, purtroppo frequente, di lasciare l&#8217;opera incompiuta. Servono coerenza e visione: dobbiamo superare anacronistiche contrapposizioni tra professioni legali e proseguire sulla strada delle riforme, consapevoli che il diritto non è un freno all’economia, ma la sua infrastruttura vitale.</p>



<p>Aver riconosciuto il peso strategico dei giuristi d’impresa è un fatto positivo, ma il traguardo finale è più ambizioso: dotare l&#8217;Italia di un quadro normativo pienamente competitivo sullo scacchiere globale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/giuristi-dimpresa-il-parlamento-riconosce-una-funzione-strategica-primo-passo-verso-un-diritto-piu-competitivo/">Giuristi d’impresa, il Parlamento riconosce una funzione strategica: primo passo verso un diritto più competitivo</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.thewatcherpost.it/politica/giuristi-dimpresa-il-parlamento-riconosce-una-funzione-strategica-primo-passo-verso-un-diritto-piu-competitivo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Turismo, l’Italia conferma la sua forza ma cambia scenario. Caramanna: «La vera partita oggi è diversificare flussi e alzare la qualità dell’offerta»</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/politica/turismo-italia-caramanna-gianluca-intervista/</link>
					<comments>https://www.thewatcherpost.it/politica/turismo-italia-caramanna-gianluca-intervista/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Telesio di Toritto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2026 11:58:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.thewatcherpost.it/?p=63023</guid>

					<description><![CDATA[<p>Domanda ancora solida, primavera positiva e attrattività confermata, ma il settore entra in una fase nuova tra costi, trasporti e mercati da ampliare: l’intervista Gianluca Caramanna, deputato di Fratelli d’Italia e responsabile turismo del partito.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/turismo-italia-caramanna-gianluca-intervista/">Turismo, l’Italia conferma la sua forza ma cambia scenario. Caramanna: «La vera partita oggi è diversificare flussi e alzare la qualità dell’offerta»</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em><br>Il turismo italiano si presenta alla nuova stagione con una doppia esposizione: da un lato la forza di un brand-Paese che continua a mantenere alta la domanda internazionale, dall’altro un contesto più instabile, segnato da tensioni geopolitiche, rincari energetici, pressione sui trasporti e consumatori più prudenti. Il punto non è il venir meno dell’attrattività, ma il cambio di scenario economico in cui il comparto si muove. Dopo la ripartenza, il settore entra ora in una fase più selettiva, dove competitività e capacità di adattamento pesano quanto i flussi. È dentro questa cornice che Gianluca Caramanna, deputato di Fratelli d’Italia e responsabile turismo del partito, legge i mesi decisivi che portano all’estate.</p>



<p>I dati di primavera, spiega, restano incoraggianti e confermano una domanda che non arretra: «Lo abbiamo già visto con aprile e anche le previsioni per maggio sono positive». Alcuni indicatori segnano persino risultati superiori allo scorso anno, ma il punto di attenzione si sposta sulla dinamica delle prenotazioni estive, oggi più lente e più sensibili all’incertezza. Non necessariamente un segnale negativo, quanto piuttosto la fotografia di un mercato che cambia comportamento. «Sono convinto che si riprenderanno anche perché molte persone stanno prenotando sotto data, quindi con il last minute».</p>



<p>Per Caramanna, il nodo non è soltanto difendere i volumi, ma ripensare la composizione stessa della crescita. Alla domanda su quale sia oggi la priorità per il comparto, la risposta è chiara: «La vera sfida per il settore del turismo oggi è quella di diversificare i flussi turistici», osserva, indicando come priorità strategica l’allargamento dei mercati di riferimento, con particolare attenzione a nuove fasce europee come Polonia, Repubblica Ceca e Nord Europa. Accanto a questo, resta decisivo il tema della competitività dell’offerta. «Io credo che ancora oggi il punto centrale sia quello della qualità dei servizi, che è il motivo per cui l’Italia ancora vince nel Mediterraneo con altri Paesi concorrenti». Per questo, aggiunge, sarà necessario lavorare soprattutto su «formazione e digitalizzazione della nostra offerta».</p>



<p>Sul dossier trasporti e del caro carburanti, uno dei più sensibili per l’estate 2026, anche dopo il confronto europeo di Cipro, la linea è quella della cautela più che dell’allarme. Il Ministero, assicura, segue costantemente l’evoluzione della situazione sia sul piano geopolitico sia su quello turistico, mentre le compagnie aeree continuano a garantire i collegamenti verso l’Italia. «Quello che dovremo monitorare sarà l’effettivo andamento dei prezzi dei voli: ciò che più ci preoccupa potrà essere il prezzo, ma non la chiusura o la cancellazione di alcune rotte». Più che una semplice campagna di promozione, la partita si sposta così sulla capacità di trasformare il turismo in una leva più ampia di crescita economica, redistribuendo flussi, creando valore nei territori meno saturi e rafforzando la competitività complessiva del sistema Italia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/turismo-italia-caramanna-gianluca-intervista/">Turismo, l’Italia conferma la sua forza ma cambia scenario. Caramanna: «La vera partita oggi è diversificare flussi e alzare la qualità dell’offerta»</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.thewatcherpost.it/politica/turismo-italia-caramanna-gianluca-intervista/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Bonus porta blindata 2026: detrazione al 50% sulla prima casa, ecco come funziona</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/politica/bonus-porta-blindata-2026-come-funziona/</link>
					<comments>https://www.thewatcherpost.it/politica/bonus-porta-blindata-2026-come-funziona/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 12:35:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.thewatcherpost.it/?p=62975</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel 2026 chi installa una porta blindata sulla propria abitazione principale può detrarre il 50% della spesa in dieci anni, fino a un massimale di...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/bonus-porta-blindata-2026-come-funziona/">Bonus porta blindata 2026: detrazione al 50% sulla prima casa, ecco come funziona</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nel 2026 chi installa una porta blindata sulla propria abitazione principale può detrarre il 50% della spesa in dieci anni, fino a un massimale di 96.000 euro per unità immobiliare. La misura rientra nel più ampio bonus sicurezza previsto dall&#8217;articolo 16-bis del Testo Unico delle Imposte sui Redditi e non richiede l&#8217;avvio di una ristrutturazione generale: la sostituzione della porta di casa è classificata come intervento di edilizia libera, senza necessità di CILA o SCIA, salvo che l&#8217;edificio si trovi in aree soggette a vincolo paesaggistico o storico.</p>



<p>Per le seconde case, le abitazioni di villeggiatura e gli immobili tenuti a disposizione, l&#8217;aliquota scende al 36% e il tetto massimo si dimezza a 48.000 euro. In entrambi i casi il beneficio non è un rimborso immediato ma un abbattimento progressivo dell&#8217;IRPEF lorda, distribuito in quote annuali. Non sono ammessi né lo sconto diretto in fattura né la cessione del credito: l&#8217;unica via di recupero è la dichiarazione dei redditi.</p>



<p>Il bonus spetta non solo ai proprietari ma anche a usufruttuari, inquilini con contratto regolarmente registrato, comodatari e familiari conviventi. È escluso per le nuove costruzioni: l&#8217;agevolazione si applica unicamente a fabbricati preesistenti e regolarmente accatastati, in totale conformità urbanistica.</p>



<p>Le spese detraibili vanno oltre il costo del prodotto: rientrano nel beneficio anche il trasporto dei materiali, la manodopera specializzata per la posa in opera, i ripristini murari, i rilievi tecnici preliminari e gli eventuali diritti di segreteria per le autorizzazioni locali. Il bonus copre inoltre la combinazione con sistemi elettronici come allarmi e antifurti, cumulando le relative spese.</p>



<p>Sul fronte dell&#8217;IVA, i serramenti sono classificati come «beni significativi»: si applica quindi l&#8217;IVA mista, con l&#8217;aliquota agevolata del 10% limitata alla manodopera e a una quota equivalente del valore del bene, e quella ordinaria del 22% sulla parte restante.</p>



<p>Per accedere all&#8217;agevolazione è obbligatorio pagare tramite bonifico parlante, con causale che riporti il riferimento all&#8217;art. 16-bis del D.P.R. 917/1986, il codice fiscale del beneficiario e la partita IVA o il codice fiscale dell&#8217;impresa installatrice. Contanti, assegni e carte di credito ordinarie sono esclusi: il mancato rispetto di questa regola comporta la decadenza immediata dal beneficio. La fattura deve inoltre scorporare in modo analitico il costo dei materiali da quello della manodopera.</p>



<p>La comunicazione all&#8217;ENEA non è richiesta quando l&#8217;intervento riguarda esclusivamente la sicurezza antieffrazione e non migliora le prestazioni energetiche dell&#8217;immobile. Diventa invece obbligatoria solo se il nuovo infisso garantisce anche un miglioramento dell&#8217;isolamento termico e il contribuente sceglie di accedere all&#8217;ecobonus anziché al bonus sicurezza. Per le pratiche ENEA 2026, la piattaforma telematica è attiva da gennaio.</p>



<p>Gli esperti raccomandano infine di scegliere serramenti certificati in Classe 3 o Classe 4 antieffrazione, che garantiscono la tenuta strutturale contro attacchi condotti con utensili manuali o attrezzature elettriche.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/bonus-porta-blindata-2026-come-funziona/">Bonus porta blindata 2026: detrazione al 50% sulla prima casa, ecco come funziona</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.thewatcherpost.it/politica/bonus-porta-blindata-2026-come-funziona/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Marianna Madia lascia il Pd e approda nel gruppo di Italia Viva</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/politica/marianna-madia-pd-italia-viva/</link>
					<comments>https://www.thewatcherpost.it/politica/marianna-madia-pd-italia-viva/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 12:15:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.thewatcherpost.it/?p=62925</guid>

					<description><![CDATA[<p> La deputata ed ex ministra della Pa abbandona il Pd dopo diciassette anni. Approderà come indipendente nel gruppo parlamentare di Italia Viva.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/marianna-madia-pd-italia-viva/">Marianna Madia lascia il Pd e approda nel gruppo di Italia Viva</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Marianna Madia lascia il Partito Democratico. La deputata ed ex ministra, 46 anni, approderà come indipendente nel gruppo parlamentare di Italia Viva. Lo si apprende da fonti parlamentari.</p>



<p>La decisione, spiegata in un&#8217;intervista a Repubblica.it, non viene presentata come una rottura ma come una scommessa strategica. «Sto scommettendo, non alla cieca ma razionalmente, sull&#8217;allargamento e il rafforzamento del centrosinistra in un&#8217;area che sarà decisiva per la vittoria della coalizione progressista alle prossime politiche», ha detto Madia, precisando che la sua destinazione non è Italia Viva in quanto tale, ma «qualcosa di più grande e diverso, dove certo Matteo Renzi giocherà un ruolo importante, ma che sarà utile allo scopo solo se ci saranno anche altre e altri». A chi le chiede se si tratta di una quarta gamba centrista, risponde: «Io non la chiamerei centrista. Ciò a cui io penso è un&#8217;area di riformismo radicale, in grado di entrare dentro i problemi reali delle persone e indicare delle soluzioni concrete».</p>



<p>Madia esclude che l&#8217;uscita sia legata a una mancata ricandidatura da parte di Schlein: «E quindi secondo lei per essere rieletta lascio il primo partito di opposizione per andare in una nuova formazione ancora tutta da fare? Credo che la risposta possa darsela da sola». Sulla possibile leadership di Silvia Salis nel nuovo progetto, è cauta: «Che la sindaca di Genova sia molto capace non ci sono dubbi. Dopodiché non so se lei ne avrebbe voglia. E d&#8217;altra parte bisogna prima capire chi aderirà a questo progetto e per fare cosa».</p>



<p>Entrata in politica nel 2008 a 28 anni come capolista Pd nel Lazio scelto da Walter Veltroni, Madia è deputata ininterrottamente da allora. Dal 2014 al 2018 ha ricoperto il ruolo di ministra per la Semplificazione e la Pa nei governi Renzi e Gentiloni, occupandosi di riorganizzare le partecipate, digitalizzare la pubblica amministrazione e modernizzare il pubblico impiego. Tra le misure più note, quelle contro i «furbetti del cartellino».</p>



<p>Le distanze col Pd si sono accentuate negli ultimi anni su due fronti. Sul lavoro, Madia si è posizionata nell&#8217;area riformista del partito, contestando in più occasioni le scelte della segreteria. Sulla politica estera, a marzo ha sottoscritto la risoluzione sull&#8217;Iran presentata da Italia Viva, Azione e Più Europa. Al congresso vinto da Schlein aveva sostenuto Bonaccini.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/marianna-madia-pd-italia-viva/">Marianna Madia lascia il Pd e approda nel gruppo di Italia Viva</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.thewatcherpost.it/politica/marianna-madia-pd-italia-viva/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Stephen Hickey nuovo ambasciatore del Regno Unito in Italia: succede a Lord Llewellyn</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/politica/stephen-hickey-nuovo-ambasciatore-del-regno-unito-in-italia-succede-a-lord-llewellyn/</link>
					<comments>https://www.thewatcherpost.it/politica/stephen-hickey-nuovo-ambasciatore-del-regno-unito-in-italia-succede-a-lord-llewellyn/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 11:11:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.thewatcherpost.it/?p=62852</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il Regno Unito ha un nuovo ambasciatore in Italia. Stephen Hickey è stato nominato Ambasciatore di Sua Maestà presso la Repubblica Italiana e Ambasciatore non residente presso la Repubblica di San Marino. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/stephen-hickey-nuovo-ambasciatore-del-regno-unito-in-italia-succede-a-lord-llewellyn/">Stephen Hickey nuovo ambasciatore del Regno Unito in Italia: succede a Lord Llewellyn</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il Regno Unito ha un nuovo ambasciatore in Italia. <strong>Stephen Hickey</strong> è stato nominato Ambasciatore di Sua Maestà presso la Repubblica Italiana e Ambasciatore non residente presso la Repubblica di San Marino. Assumerà l&#8217;incarico nel giugno 2026, succedendo a <strong>Lord Llewellyn</strong>, che lascia Roma per assumere un nuovo ruolo come Direttore politico del Foreign Commonwealth and Development Office e Direttore generale per gli Affari politici.</p>



<p>Hickey porta a questo incarico una carriera diplomatica costruita prevalentemente attorno al Medio Oriente e all&#8217;Europa. Dal 2022 ricopre il ruolo di Direttore per il Medio Oriente e il Nord Africa presso l&#8217;FCDO, dopo aver guidato la missione britannica a Baghdad come Ambasciatore di Sua Maestà tra il 2019 e il 2021. In precedenza aveva operato come Ambasciatore e Coordinatore politico presso la missione permanente del Regno Unito alle Nazioni Unite di New York dal 2015 al 2019, e come vice-capo missione al Cairo tra il 2013 e il 2015.</p>



<p>Il suo profilo include esperienze in contesti di crisi: nel 2011 ha guidato la missione del Regno Unito a Bengasi come Capo della Missione, dopo aver ricoperto il ruolo di vice-capo missione a Damasco nel biennio precedente. Ha inoltre servito come Consigliere politico a Pretoria nel 2011-2012.</p>



<p>Sul versante europeo, tra il 2003 e il 2006 Hickey ha lavorato presso la rappresentanza britannica a Bruxelles come Secondo Segretario per le Relazioni Esterne, ricoprendo anche il ruolo di Presidente del gruppo di lavoro dell&#8217;UE su Medio Oriente e Nord Africa durante la presidenza britannica dell&#8217;Unione. Prima di questo incarico aveva prestato servizio a Nicosia come Secondo Segretario commerciale e presso la missione britannica a Ginevra per la Commissione ONU per i Diritti Umani, entrambi nel 2003. Tra il 2007 e il 2010 ha ricoperto il ruolo di Segretario particolare del Ministro degli Affari Esteri britannico.</p>



<p>Hickey ha avviato la propria carriera diplomatica nel 2001 come funzionario responsabile per l&#8217;Asia multilaterale presso il Dipartimento Sud-Est Asiatico del Foreign and Commonwealth Office, prima di passare alla rappresentanza britannica presso l&#8217;Unione Europea a Bruxelles nel 2002 come Secondo Segretario per le Relazioni Esterne, e poi a Nicosia e Ginevra nel 2003.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/stephen-hickey-nuovo-ambasciatore-del-regno-unito-in-italia-succede-a-lord-llewellyn/">Stephen Hickey nuovo ambasciatore del Regno Unito in Italia: succede a Lord Llewellyn</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.thewatcherpost.it/politica/stephen-hickey-nuovo-ambasciatore-del-regno-unito-in-italia-succede-a-lord-llewellyn/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Centovent&#8217;anni di Enrico Mattei: il convegno della Fondazione An e l&#8217;eredità di un metodo</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/politica/centoventanni-di-enrico-mattei-il-convegno-della-fondazione-an-e-leredita-di-un-metodo/</link>
					<comments>https://www.thewatcherpost.it/politica/centoventanni-di-enrico-mattei-il-convegno-della-fondazione-an-e-leredita-di-un-metodo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 09:38:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.thewatcherpost.it/?p=62825</guid>

					<description><![CDATA[<p>A Roma la Fondazione An celebra i 120 anni dalla nascita di Mattei. Dal metodo Eni al Piano Mattei del governo Meloni: energia, Africa e interesse nazionale come chiave di lettura del presente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/centoventanni-di-enrico-mattei-il-convegno-della-fondazione-an-e-leredita-di-un-metodo/">Centovent’anni di Enrico Mattei: il convegno della Fondazione An e l’eredità di un metodo</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Centoventi anni fa, il 29 aprile 1906, nasceva in un piccolo paese di montagna delle Marche <strong>Enrico Matte</strong>i, padre del settore energetico italiano. Per celebrare questo anniversario, la Fondazione Alleanza Nazionale ha riunito a Roma, nella Sala dell&#8217;Istituto di Santa Maria in Aquiro, esponenti istituzionali, diplomatici, giornalisti e studiosi in un convegno promosso dal senatore <strong>Giulio Terzi di Sant&#8217;Agata</strong> di Fratelli d&#8217;Italia che non si è limitato alla commemorazione.</p>



<p>Il convegno, moderato dalla giornalista <strong>Ottavia Munari</strong>, ha restituito il ritratto di un pioniere che tenne insieme energia, politica estera e sviluppo industriale. «Mattei non fu solo un manager pubblico, ma un interprete dell&#8217;interesse nazionale», ha spiegato <strong>Antonio Giordano</strong>, deputato di FdI e vicepresidente della Fondazione An. Giulio Terzi di Sant&#8217;Agata ha insistito sulla modernità di quel pensiero: «Un pensiero di geoeconomia, di geopolitica e di visione complessiva delle cose», che includeva la capacità di formare quadri tecnici nei Paesi produttori e di legare la presenza italiana non solo all&#8217;estrazione di risorse, ma alla crescita delle competenze locali.</p>



<p>La forza del modello stava in una formula allora rivoluzionaria. Mentre le Sette Sorelle lasciavano ai Paesi produttori il 50% dei profitti, Mattei ne riconosceva il 75%, firmando accordi diretti tra Paesi produttori e consumatori e scardinando il monopolio mondiale di fornitura del petrolio. Lo stesso principio si applicava nei territori italiani dove l&#8217;Eni fondava stabilimenti: il benessere del territorio prima del profitto, in una logica di compartecipazione e co-gestione in perfetta eguaglianza. Non filantropia, ma realismo politico: costruzione di fiducia, apertura di mercati, riduzione delle dipendenze.</p>



<p>Il parallelo con l&#8217;attualità è arrivato naturalmente. Il <a href="https://www.thewatcherpost.it/esteri/africa-piano-mattei-monarchie-golfo/">Piano Mattei</a> del governo Meloni è stato letto dai relatori come il tentativo di recuperare quella postura: non aiuto calato dall&#8217;alto, ma partenariato economico, infrastrutture, formazione, sicurezza energetica e sviluppo condiviso. «Una strategia win-win», ha sintetizzato Giordano, «partenariato non predatorio». Francesco Talò, inviato speciale del governo per Imec, ha allargato il quadro oltre gli idrocarburi: minerali critici, libertà di navigazione, rotte commerciali, difesa, tecnologie duali. <strong>Flavia Giacobbe</strong>, direttrice di Formiche e Airpress, ha sottolineato come Mattei avesse compreso in anticipo che energia a basso costo e competitività industriale sarebbero diventate due facce della stessa questione nazionale. <strong>Francesco Giubilei</strong> ha chiuso sul concetto di «diversificazione»: fornitori, fonti, rotte, tecnologie – nessuna opzione unica, ma un mix capace di evitare nuove dipendenze.</p>



<p>Secondo <strong>Maurizio Gasparri</strong> Mattei anticipò i tempi indicando la strada Per cui oggi è doveroso ricordare il 120mo anniversario della nascita. Il presidente della commissione Esteri e Difesa del Senato è intervenuto all&#8217;evento Parlando della &#8220;strada&#8221; inaugurata da Mattei, Gasparri ha rammentato in particolare «quella della cooperazione tra nord e il sud del pianeta, che riconosce a paesi asiatici, africani e mediorientali, produttori di petrolio, energia e materie prime, un giusto guadagno sulla cui base stabilire una partnership paritaria. Ecco perché oggi si parla di Piano Mattei. Perché si riprende quella idea in un rapporto paritetico e di collaborazione tra due diverse parti del pianeta per evitare tensioni, scontri e uscire dalla fase coloniale dando il via a una fase di cooperazione. Un&#8217;idea che &#8211; ha sottolineato &#8211; è tuttora valida».</p>



<p></p>



<p><strong><em>Cenni storici</em></strong><br>Mattei nasceva il 29 aprile 1906 in un piccolo paese di montagna delle Marche. Da ragazzo lavorò in officina e in conceria, si diplomò da ragioniere studiando la sera, durante la guerra si unì ai partigiani bianchi e da parlamentare della Dc non perse mai la passione per l&#8217;industria. Nominato commissario liquidatore dell&#8217;<a href="https://pionierieni.it/comunicazioni/lagip-dalla-sua-fondazione-alla-guerra-mondiale-1926-1945/">Agip</a>, costruì l&#8217;impero dell&#8217;Eni. Sapeva che per modernizzare il Paese occorrevano menti capaci di esprimere una cultura della modernità, e la sua azione fu sempre volta all&#8217;innovazione e allo sconvolgimento dello status quo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/centoventanni-di-enrico-mattei-il-convegno-della-fondazione-an-e-leredita-di-un-metodo/">Centovent&#8217;anni di Enrico Mattei: il convegno della Fondazione An e l&#8217;eredità di un metodo</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.thewatcherpost.it/politica/centoventanni-di-enrico-mattei-il-convegno-della-fondazione-an-e-leredita-di-un-metodo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Tra vincoli di bilancio e sviluppo: le leve fiscali e infrastrutturali per la crescita del sistema Paese</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/politica/matilde-siracusano-intervista-l-economista/</link>
					<comments>https://www.thewatcherpost.it/politica/matilde-siracusano-intervista-l-economista/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Caruso]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 13:57:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.thewatcherpost.it/?p=62819</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tra vincoli di bilancio e sviluppo: le leve fiscali e infrastrutturali per la crescita del sistema Paese.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/matilde-siracusano-intervista-l-economista/">Tra vincoli di bilancio e sviluppo: le leve fiscali e infrastrutturali per la crescita del sistema Paese</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em><br>«La crescita e il lavoro non si creano per decreto, si coltivano mettendo le imprese nelle condizioni di investire». Matilde Siracusano (FI), sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento, legge la fase economica tra vincoli di finanza pubblica, riforme in corso e necessità di rafforzare la competitività, con un focus su Mezzogiorno e grandi infrastrutture e un cuore messinese che si batte per la realizzazione del Ponte.</p>



<p><strong>Partiamo dal dl fiscale: su quali misure pensa che ci siano margini di modifica?<br></strong>«Il decreto fiscale è ora all’esame del Parlamento, che rappresenta il luogo naturale di confronto e di miglioramento delle norme. Il provvedimento contiene importanti strumenti a sostegno degli investimenti, penso ad esempio ai correttivi sull’iperammortamento e alla modulazione della tassazione su dividendi e plusvalenze. L’obiettivo è quello di rendere il sistema ancora più favorevole alla crescita e alla competitività delle imprese. Abbiamo sostenuto con convinzione un impianto che va nella direzione della riduzione della pressione fiscale, della semplificazione e di un rapporto più equilibrato tra fisco e contribuente».</p>



<p><strong>In una fase di vincoli stringenti sui conti pubblici, come si tiene insieme l’esigenza di rigore con quella di sostenere gli investimenti?</strong><br>«In questi anni il governo si è trovato ad operare in una congiuntura economica internazionale e in un contesto geopolitico estremamente complessi. Nonostante questo, siamo riusciti a sostenere la crescita e ad aumentare l’occupazione. Lo abbiamo fatto tenendo conto dei vincoli di finanza pubblica, ma senza rinunciare a politiche espansive e, soprattutto, a un percorso di riduzione della pressione fiscale, a partire dal taglio del cuneo fiscale per i lavoratori e da una costante attenzione al sistema produttivo. È proprio questo l’equilibrio che intendiamo continuare a perseguire, attraverso una selezione attenta delle priorità e una qualità sempre più elevata della spesa pubblica. Guardando ai prossimi mesi, siamo consapevoli delle possibili criticità, a partire dal rischio di una nuova crisi energetica. Su questo sarà fondamentale una risposta europea forte e coesa: l’Europa deve saper agire senza miopie, come un unico soggetto, nell’interesse dei cittadini, delle imprese e dell’intero continente».</p>



<p><strong>Eppure sul patto di stabilità l’Italia chiede più ascolto dall’Ue.<br></strong>«Il confronto sul Patto di stabilità è cruciale e, in questa fase, riteniamo che l’Unione europea debba agire con tempestività e visione. L’Italia sta ponendo con chiarezza alcune questioni in sede europea, a partire dalla possibilità di valutare una sospensione del Patto, non come misura per il singolo Stato membro, ma come intervento di carattere generale, in grado di dare una risposta efficace a una fase straordinaria. Siamo di fronte a un contesto complesso, anche alla luce delle possibili evoluzioni sul fronte energetico, e sarebbe un errore sottovalutare l’impatto che questa situazione può avere nei prossimi mesi. Proprio per questo riteniamo necessario che l’Europa si muova in modo rapido e coordinato».</p>



<p><strong>Il contesto era complesso anche dopo il Covid e l’Ue in modo compatto ha ideato il Pnrr, ora alle sue fasi finali. Cosa sarà possibile fare in futuro per replicare questo modello di utilizzo delle risorse europee?</strong><br>«Il Pnrr ha rappresentato un’esperienza straordinaria, soprattutto per il metodo: programmazione chiara, obiettivi definiti e un sistema di monitoraggio rigoroso. È un modello che ha dimostrato come le risorse europee possano essere utilizzate in modo efficace. Ci era stato detto che il governo Meloni non sarebbe stato in grado di spendere i fondi Ue e che avrebbe messo a rischio i conti pubblici. I dati dimostrano esattamente il contrario: oggi l’Italia è il primo Paese in Europa per capacità di attuazione del Pnrr, con tutti gli obiettivi raggiunti e tutte le rate incassate regolarmente. Al 28 febbraio 2026 la spesa certificata è pari a 113,5 miliardi, a fronte di 153 miliardi complessivamente ottenuti, grazie al conseguimento di 366 obiettivi legati a otto rate. Guardando al futuro, sarà fondamentale consolidare questo metodo, rafforzando la capacità amministrativa, semplificando ulteriormente le procedure e continuando a orientare le risorse verso investimenti produttivi e strategici per la crescita del Paese».</p>



<p><strong>Quali altre azioni ritiene fondamentali per sostenere la competitività del nostro sistema produttivo?</strong><br>«La crescita e il lavoro non si creano per decreto, si coltivano mettendo le imprese nelle condizioni di investire, produrre e assumere. Per questo è fondamentale continuare ad alleggerire la pressione fiscale e costruire un contesto sempre più favorevole a chi fa impresa. L’obiettivo deve essere quello di creare un vero e proprio “habitat” naturale per l’iniziativa economica, in cui chi vuole investire trovi regole chiare, tempi certi e meno ostacoli burocratici. In questa direzione vanno anche le politiche di semplificazione, il sostegno agli investimenti e l’attenzione al costo dell’energia, che oggi rappresenta uno dei principali fattori di preoccupazione».</p>



<p><strong>La ZES unica per il Mezzogiorno è un progetto a cui lei ha molto lavorato. Quali sono i primi risultati e dove si concentrano ancora le eventuali criticità operative?</strong><br>«La ZES unica rappresenta una scelta strategica importante, perché punta a rendere il Sud un’area più attrattiva per gli investimenti. I primi risultati sono incoraggianti: nel primo anno sono state oltre 750 le imprese autorizzate, con investimenti attivati per circa 27,5 miliardi di euro e un impatto atteso di circa 35mila nuovi posti di lavoro. Sono numeri che dimostrano come, quando si semplificano le procedure e si offrono strumenti chiari, le imprese rispondono e investono. La ZES unica è uno dei maggiori traguardi raggiunti da questo governo, una grande riforma che abbiamo ottenuto in Europa, una realtà che sta già producendo effetti positivi e concreti sulle Regioni del Sud».</p>



<p><strong>Parliamo del Sud, di quel Mezzogiorno che ha potenzialità e necessità di crescita. Su cosa bisogna far leva?</strong><br>«Bisogna agire su alcune leve molto chiare. La prima è la sburocratizzazione: ridurre i tempi è decisivo, perché oggi la velocità delle decisioni è un fattore competitivo tanto quanto il costo del lavoro o dell’energia. La seconda è il rafforzamento delle infrastrutture, materiali e immateriali. Collegamenti efficienti, logistica moderna, reti digitali avanzate: senza queste condizioni è difficile attrarre investimenti stabili e di qualità. Il Sud parte da un grande punto di forza, la sua posizione strategica nel Mediterraneo, che lo rende un naturale hub logistico ed energetico tra Europa, Africa e Medio Oriente. È una potenzialità enorme, che va valorizzata con politiche coerenti e una visione di lungo periodo».</p>



<p><strong>E qua si inserisce il tema del Ponte: da messinese doc, quali pensa che siano le &nbsp;ricadute economiche concrete del progetto?</strong><br>«Il Ponte è un’opera strategica che va letta in una prospettiva nazionale. Non si tratta solo di collegare Sicilia e Calabria, ma di creare un’infrastruttura capace di rafforzare l’integrazione del Mezzogiorno con il resto del Paese e con le principali direttrici europee. È già oggi un grande attrattore di investimenti e lo sarà ancora di più nei prossimi anni: un’opera di questa portata genera fiducia, attiva capitali e crea opportunità. Le ricadute economiche saranno significative, con migliaia di posti di lavoro, sia nella fase di realizzazione sia in quella successiva, e con effetti positivi su filiere produttive, logistica e turismo. Il Ponte contribuirà a rendere il Sud più competitivo, riducendo tempi e costi di collegamento e creando nuove occasioni di sviluppo per l’intero territorio. È un’occasione unica, non solo per il Mezzogiorno ma per tutta l’Italia».</p>



<p><strong>A che punto è l’avanzamento del complesso processo realizzativo dell’infrastruttura?</strong><br>«Non diamo date, perché purtroppo l’iter progettuale e autorizzativo per avviare i lavori dell’opera ha subito in questi anni gravi ritardi a causa soprattutto dei signori del ‘no’, sempre pronti a picconare a prescindere e in modo ideologico ogni grande progetto per il Paese. Il governo continua a lavorare per iniziare la realizzazione nel più breve tempo possibile».</p>



<p><strong>Quanto pesa oggi il ritardo infrastrutturale nel limitare la crescita del Mezzogiorno e quali interventi ritiene prioritari per colmare questo gap, oltre al Ponte?</strong><br>«Pesa tantissimo, come le dicevo prima. In questi decenni non si è fatto il Ponte, ma nel frattempo non si sono fatte neanche autostrade, strade e ferrovie. È giunta l’ora, con una grande opera che attirerà su di sé l’attenzione del mondo, di voltare definitivamente pagina».</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/matilde-siracusano-intervista-l-economista/">Tra vincoli di bilancio e sviluppo: le leve fiscali e infrastrutturali per la crescita del sistema Paese</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.thewatcherpost.it/politica/matilde-siracusano-intervista-l-economista/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Transizione 5.0, il meglio deve ancora venire?</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/politica/transizione-5-0-largo-chigi-format/</link>
					<comments>https://www.thewatcherpost.it/politica/transizione-5-0-largo-chigi-format/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 13:48:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.thewatcherpost.it/?p=62770</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’energia torna al centro. Le tensioni in Medio Oriente riaccendono l’instabilità sui mercati.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/transizione-5-0-largo-chigi-format/">Transizione 5.0, il meglio deve ancora venire?</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’energia torna al centro. Le tensioni in Medio Oriente riaccendono l’instabilità sui mercati. E per le imprese italiane il problema si somma a uno storico costo dell’energia già più alto rispetto a molti altri Paesi europei. In questo quadro, la transizione energetica cambia natura. Non è più soltanto una sfida ambientale. Diventa una questione economica e industriale. Ridurre i consumi, aumentare l’efficienza, innovare i processi produttivi. È su questo terreno che si gioca oggi una parte importante del sistema produttivo. Qui si inserisce Transizione 5.0, il piano pensato per sostenere gli investimenti. Ma tra correzioni, complessità e tempi di attuazione, resta il vero interrogativo. Sarà uno strumento capace di accompagnare davvero le imprese? O rischia di rallentare proprio nel momento in cui servirebbe accelerare?</p>



<p>«Come Assistal i contratti di efficientamento energetico sono nostra tradizione, necessitano di strumenti, misure, calcoli e le giuste condizioni di partenza. Abbiamo cominciato a occuparci di questi contratti già dagli anni &#8217;90 e affermo che la riduzione del fabbisogno di energia primaria resta il punto di partenza, anche oggi che questa operazione è corredata di altri benefici, volti alla transizione, derivanti da tecnologie e modernizzazione. Se parliamo degli incentivi governativi, si pensi ad esempio che un contratto di efficientamento come quelli gestiti da Consip dura in media 7 anni e impiega milioni. Gli investimenti che l&#8217;azienda compie nell&#8217;ambito del contratto rappresentano il 10-15% sul valore del contratto. In sostanza, va considerato che non si fanno progressi solo con gli incentivi per la transizione ma anche grazie al fattore tempo, per la pianificazione finanziaria, con assetti normativi chiari. Senza di essi è difficile e senza asse temporale le imprese soffrono. Molte di queste imprese hanno competenze interne consolidate ma una dimensione temporale definita aiuta anche a livello dell&#8217;accesso credito». Lo ha detto <strong>Mario Nevali</strong>, Direttore area tecnica Assistal, a <em>Largo Chigi</em>, format di Urania News.</p>



<p>«La riduzione dell&#8217;uso di energia non è sufficiente per imprese e famiglie, conta di più la modalità con cui si produce l&#8217;energia. Con l&#8217;aggiornamento di Transizione 5.0 Urso voleva intestarsi qualcosa di diverso e sono perplesso, perché ricordiamoci che la misura originaria aveva funzionato bene, era stata utilizzata in modo congruo e non capisco perché non si è continuato quel tipo di investimenti, invece la quota dell&#8217;innovazione è stata spostata sugli obiettivi relativi al super ammortamento e ciò taglia fuori molte aziende che non possono farne richiesta. Riconosco che non è colpa solo di Urso, il Repower EU, a cui si è attinto in via straordinaria nel rinegoziare il Pnrr, ha posto molti vincoli. Bisogna investire nella cultura dell&#8217;efficientamento soprattutto con le rinnovabili. Il Piano Transizione 5.0 può essere migliorato andando oltre l&#8217;arco del triennio ma le risorse in dotazione rischiano di non essere adeguate». Così nella stessa trasmissione <strong>Stefano Patuanelli</strong>, senatore del M5S.</p>



<p>«Riguardo agli incentivi per la transizione energetica, i risultati sono migliori con una pianificazione e non con interventi spot. Ci vuole anche la sensibilizzazione delle famiglie, le quali se comprendono le necessità sono più propense a fare investimenti domestici sull&#8217;efficientamento ma ricordiamo che spesso servono azioni semplici. Ricordo, in questo contesto, che l&#8217;intervento del governo sugli ecobonus avrà pieno effetto all&#8217;interno del 2026. Ed è giusto continuare sulla linea della definizione delle aree idonee su cui costruire impianti rinnovabili che ridurranno i costi energetici. Le imprese chiedono programmazione e nel nuovo Piano Transizione 5.0 gli incentivi hanno un arco temporale di almeno tre anni. Il problema principale era la cornice normativa europea e il vincolo del made in Europe da cui ci siamo disimpegnati a gennaio, nell&#8217;ambito dell&#8217;accordo europeo in cui si è passati dalle risorse del Pnrr a quelle della legge di bilancio ai fini della transizione 5.0. Muoveremo questi 14 miliardi disponibili nel miglior tempo possibile e partendo dall&#8217;orizzonte dei tre anni ci saranno ulteriori aperture, anche più soldi, siccome dal 2027 si liberano 35 miliardi o poco meno che sono coinvolti nella faccenda del Superbonus». Sempre a <em>Largo Chigi</em> <strong>Simona Petrucci</strong>, senatrice FdI, membro della Commissione Ambiente.</p>



<p><em>La puntata integrale di Largo Chigi</em></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Transizione 5.0: opportunità mancata o rilancio possibile?" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/nwHwtf2ab9E?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
</div></figure>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/transizione-5-0-largo-chigi-format/">Transizione 5.0, il meglio deve ancora venire?</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.thewatcherpost.it/politica/transizione-5-0-largo-chigi-format/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dfp in Parlamento tra incertezze e scadenze di maggio</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/politica/dfp-in-parlamento-tra-incertezze-e-scadenze-di-maggio/</link>
					<comments>https://www.thewatcherpost.it/politica/dfp-in-parlamento-tra-incertezze-e-scadenze-di-maggio/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 11:23:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.thewatcherpost.it/?p=62619</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il Documento di finanza pubblica arriva alle audizioni parlamentari con previsioni già ritenute superabili. Crescita 2026 allo 0,6%, inflazione al 2,8%. Il nodo carburanti e il decreto Lavoro entro il 1° maggio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/dfp-in-parlamento-tra-incertezze-e-scadenze-di-maggio/">Dfp in Parlamento tra incertezze e scadenze di maggio</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Una settimana densa di appuntamenti economici e legislativi, con il Documento di finanza pubblica 2026 al centro del dibattito parlamentare e una serie di scadenze ravvicinate che mettono alla prova la tenuta della manovra governativa.</p>



<p>Il <a href="https://www.mef.gov.it/inevidenza/Approvato-il-Documento-di-finanza-pubblica-2026/">Dfp</a>, varato dal Consiglio dei ministri la scorsa settimana, approda oggi alle audizioni nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato in un clima di esplicita prudenza. L&#8217;Ufficio parlamentare di Bilancio ha già avvertito che «le previsioni potrebbero essere riviste, anche in misura significativa, nell&#8217;arco di un breve intervallo di tempo», e lo stesso ministro dell&#8217;Economia Giancarlo Giorgetti, presentando il documento, aveva parlato di «previsioni inevitabilmente discutibili già oggi», destinate a «ulteriori approfondimenti, adeguamenti e aggiornamenti». Sarà Giorgetti a chiudere il ciclo di audizioni, atteso alla Camera giovedì 30 aprile. Oggi pomeriggio sfileranno davanti alle commissioni le principali organizzazioni di categoria, dai sindacati a Confindustria, da Coldiretti a Confcommercio. Martedì toccherà a Istat, Banca d&#8217;Italia, Corte dei conti e Ufficio parlamentare di bilancio.</p>



<p>Le cifre contenute nel Dfp riflettono <a href="https://www.thewatcherpost.it/economia/industria-crescita-debole-settori-anie/">l&#8217;impatto della crisi</a> internazionale sull&#8217;economia italiana. Per il 2026 il documento stima una crescita del Pil dello 0,6%, inferiore alle previsioni di ottobre: gli effetti del conflitto in Medio Oriente si manifestano pienamente a partire dal secondo trimestre, con una crescita «pressoché nulla nella parte centrale dell&#8217;anno» e un lieve recupero nel quarto. L&#8217;inflazione sale dall&#8217;1,4% del 2025 al 2,8%, per effetto dei rincari di petrolio e gas, con un picco nel quarto trimestre prima di rientrare progressivamente: 2,0% nel 2027, 1,5% nel 2028 e 1,9% nel 2029. In uno scenario avverso di conflitto prolungato, il Pil risulterebbe inferiore di 0,2 punti nel 2026, di 0,8 punti nel 2027 e di 0,1 punti nel 2028. Sul fronte della pressione fiscale, nel 2026 scende dal 43,1% al 42,9%, per poi risalire al 43,2% nel 2027, al 43,0% nel 2028 e al 43,1% nel 2029. Il rapporto deficit/Pil al 3,1% impedisce all&#8217;Italia di uscire anticipatamente dalla procedura di infrazione europea, comprimendo i margini di manovra per la prossima legge di Bilancio.</p>



<p>In parallelo, entro le 12 di oggi scade il termine per depositare gli emendamenti al decreto fiscale in commissione Finanze al Senato. Il provvedimento assorbirà il secondo decreto Carburanti, dopo che martedì scorso il governo ha presentato un apposito emendamento per far confluire le misure contro il caro carburanti nel testo. Tra le modifiche attese, il presidente della commissione Massimo Garavaglia ha annunciato emendamenti della Lega per riaprire i termini della rottamazione quater – a favore di chi non ha rispettato le scadenze di novembre e febbraio – ed estendere la rottamazione quinquies, obiettivo già tentato con il decreto Milleproroghe.</p>



<p>Il governo dovrà inoltre decidere entro il 1° maggio come agire sul fronte dei carburanti, dato che venerdì scade l&#8217;ultima proroga del taglio delle accise. La stessa data è quella entro cui sarà varato il decreto Lavoro, che secondo le anticipazioni punterà su salari equi, sostegno alle categorie più colpite dal caro vita, incentivi per giovani e donne, contrasto allo sfruttamento e al caporalato – con misure specifiche anche per i rider – e interventi sulla sicurezza sul lavoro. Allo studio anche misure per rafforzare la contrattazione collettiva senza toccare la rappresentanza sindacale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/dfp-in-parlamento-tra-incertezze-e-scadenze-di-maggio/">Dfp in Parlamento tra incertezze e scadenze di maggio</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.thewatcherpost.it/politica/dfp-in-parlamento-tra-incertezze-e-scadenze-di-maggio/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Tra tattica politica e vincoli globali: la strettoia in cui si muove l’Italia</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/politica/tra-tattica-politica-e-vincoli-globali-la-strettoia-in-cui-si-muove-litalia/</link>
					<comments>https://www.thewatcherpost.it/politica/tra-tattica-politica-e-vincoli-globali-la-strettoia-in-cui-si-muove-litalia/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Telesio di Toritto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2026 08:10:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.thewatcherpost.it/?p=62602</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nomine, dossier aperti e contesto globale: l’Italia si muove tra equilibri politici interni e margini economici sempre più ridotti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/tra-tattica-politica-e-vincoli-globali-la-strettoia-in-cui-si-muove-litalia/">Tra tattica politica e vincoli globali: la strettoia in cui si muove l’Italia</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La settimana politica italiana si sviluppa lungo una linea di apparente normalità, fatta di aggiustamenti e ricomposizioni interne, ma si inserisce in un contesto che rende queste dinamiche meno autonome di quanto possano sembrare. Il Consiglio dei ministri ha chiuso la partita dei sottosegretari, riempiendo le caselle rimaste vacanti e riportando un equilibrio nella squadra di governo dopo le tensioni delle ultime settimane. Entrano così nell’esecutivo Paolo Barelli ai Rapporti con il Parlamento, Mara Bizzotto al Mimit, Massimo Dell’Utri alla Farnesina, insieme ai due esponenti di Fratelli d’Italia Alberto Balboni alla Giustizia e Giampiero Cannella alla Cultura. Una scelta che risponde a esigenze di rappresentanza politica e territoriale e che consente al governo di consolidare la propria struttura operativa. Resta però aperto il dossier relativo alla successione di Paolo Savona alla guida della Consob. Il nome di Federico Freni continua a essere al centro del confronto, con valutazioni che riguardano non solo l’equilibrio politico ma anche il profilo istituzionale e l’esigenza di garantire piena indipendenza all’autorità. Parallelamente, la vicenda di Giuseppina Di Foggia sembra avviarsi verso una soluzione, con la disponibilità a rinunciare alla buonuscita per assumere la presidenza di Eni, chiudendo una fase di incertezza su una delle principali partecipate pubbliche. Questi passaggi, pur rilevanti sul piano interno, si collocano dentro un quadro economico più ampio che tende a condizionare sempre di più le scelte nazionali. Le indicazioni del Fondo Monetario Internazionale descrivono una crescita globale più contenuta, attorno al 3,1%, accompagnata da un’inflazione che rimane persistente. Si tratta di uno scenario che limita lo spazio per politiche espansive e richiede una gestione attenta dei conti pubblici. In questo contesto, il livello del deficit italiano, leggermente superiore al 3%, assume un significato che va oltre il dato numerico, perché incide sulla percezione di affidabilità del Paese e sul margine di manovra nei rapporti europei. Ne emerge un intreccio sempre più stretto tra dinamiche interne e vincoli esterni: le scelte politiche continuano a rispondere a logiche di equilibrio, ma devono confrontarsi con un contesto economico che riduce gli spazi di flessibilità. È in questa relazione che si misura la capacità dell’azione di governo, chiamata a mantenere stabilità interna e, allo stesso tempo, a rafforzare la propria credibilità in un quadro internazionale che resta complesso e in evoluzione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/tra-tattica-politica-e-vincoli-globali-la-strettoia-in-cui-si-muove-litalia/">Tra tattica politica e vincoli globali: la strettoia in cui si muove l’Italia</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.thewatcherpost.it/politica/tra-tattica-politica-e-vincoli-globali-la-strettoia-in-cui-si-muove-litalia/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>25 aprile, la linea di confine della democrazia tra memoria e sfide globali</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/politica/25-aprile-la-linea-di-confine-della-democrazia-tra-memoria-e-sfide-globali/</link>
					<comments>https://www.thewatcherpost.it/politica/25-aprile-la-linea-di-confine-della-democrazia-tra-memoria-e-sfide-globali/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Apr 2026 08:54:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.thewatcherpost.it/?p=62589</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il 25 aprile tra memoria e presente: difendere la democrazia in un mondo sempre più segnato da autocrazie e nuovi equilibri globali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/25-aprile-la-linea-di-confine-della-democrazia-tra-memoria-e-sfide-globali/">25 aprile, la linea di confine della democrazia tra memoria e sfide globali</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il 25 aprile non è una data rituale. È una linea di confine tra oppressione e libertà, tra paura e dignità. È il giorno in cui l’Italia ritrovò se stessa, liberandosi dagli orrendi regimi nazifascisti e scegliendo la strada, imperfetta ma irrinunciabile, della democrazia.</p>



<p>Oggi, però, celebrarlo significa anche avere il coraggio della verità.<br>Viviamo in un mondo in cui la democrazia appare spesso surclassata: compressa dall’efficienza brutale delle autocrazie o aggirata da sistemi in cui un leader può prendere decisioni enormi — persino innescare conflitti, destabilizzare economie, influenzare il destino di milioni di persone — senza un autentico passaggio democratico.</p>



<p>Per questo, oggi più che mai, il 25 aprile è difesa attiva: con il cuore e con i denti, delle democrazie liberali. Anche quando sono fragili, lente, malaticce. Anche quando hanno bisogno urgente di riforme profonde.</p>



<p>Siamo sospesi in un tempo incerto:<br>tra il vecchio bipolarismo e un multipolarismo incompiuto, dentro il confronto tra tre grandi potenze — Stati Uniti, Cina e Russia — che si contendono il mondo e, talvolta, convergono nel ridimensionare il ruolo dell’Europa.</p>



<p>L’attacco all’Unione Europea è sempre più esplicito. Non è solo critica: è un tentativo di svuotarla, dividerla, ridurla a somma di interessi nazionali in conflitto. Un’Europa indebolita è un’Europa irrilevante. E un’Europa irrilevante è una democrazia più fragile.</p>



<p>Eppure, la crisi della democrazia coincide con la crisi dell’Europa — e viceversa.<br>Il modello autocratico, che decide senza discutere, seduce perché appare più rapido. Ma sacrifica ciò che conta: pluralismo, equilibrio, responsabilità.</p>



<p>L’Europa deve cambiare per salvarsi e per salvare la democrazia:<br>superare i veti paralizzanti, rafforzare una vera politica comune — estera, di difesa, economica — dotarsi di strumenti adeguati alle sfide globali. Non meno democrazia, ma più democrazia efficace.</p>



<p>Il 25 aprile, allora, non è solo memoria. È scelta.<br>Tra democrazia e autocrazia.<br>Tra uomo e algoritmo, perché l’intelligenza artificiale deve restare al servizio della persona.<br>Tra ambiente e sviluppo, che non possono più essere in contraddizione.<br>Tra chiusura dei confini e responsabilità globale.<br>Tra disuguaglianze crescenti e giustizia sociale.<br>Tra un mondo dominato dall’egoismo e uno guidato dalla generosità.</p>



<p>È anche la scelta di una società che si interroga su chi cura gli anziani, su come garantire dignità nella malattia, su come riallineare formazione e lavoro, su quale idea di felicità vogliamo costruire.</p>



<p>Difendere la democrazia oggi significa difendere tutto questo.<br>Non un sistema perfetto, ma l’unico che consente di correggere i propri errori senza perdere la libertà.</p>



<p>Il 25 aprile ci ricorda che la libertà non è mai definitiva.<br>Va riconquistata ogni giorno.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/25-aprile-la-linea-di-confine-della-democrazia-tra-memoria-e-sfide-globali/">25 aprile, la linea di confine della democrazia tra memoria e sfide globali</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.thewatcherpost.it/politica/25-aprile-la-linea-di-confine-della-democrazia-tra-memoria-e-sfide-globali/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Tra crisi nel Golfo e interessi economici, la visita di Caiata negli Emirati: energia, sicurezza e investimenti nella nuova fase della relazione</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/politica/tra-crisi-nel-golfo-e-interessi-economici-la-visita-di-caiata-negli-emirati-energia-sicurezza-e-investimenti-nella-nuova-fase-della-relazione/</link>
					<comments>https://www.thewatcherpost.it/politica/tra-crisi-nel-golfo-e-interessi-economici-la-visita-di-caiata-negli-emirati-energia-sicurezza-e-investimenti-nella-nuova-fase-della-relazione/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Telesio di Toritto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 14:33:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.thewatcherpost.it/?p=62580</guid>

					<description><![CDATA[<p>Caiata: dalla solidarietà politica dopo l’attacco iraniano alla cooperazione su difesa e innovazione, il rapporto con Abu Dhabi si rafforza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/tra-crisi-nel-golfo-e-interessi-economici-la-visita-di-caiata-negli-emirati-energia-sicurezza-e-investimenti-nella-nuova-fase-della-relazione/">Tra crisi nel Golfo e interessi economici, la visita di Caiata negli Emirati: energia, sicurezza e investimenti nella nuova fase della relazione</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em><br>La visita negli Emirati Arabi Uniti dell’onorevole e presidente dell’Intergruppo di amicizia con i Paesi del Golfo <strong>Salvatore Caiata</strong> si inserisce in una fase in cui il Golfo torna al centro non solo della tensione geopolitica ma anche degli equilibri economici globali, perché è proprio in quest’area che si intrecciano sicurezza, flussi energetici e rotte commerciali. L’incontro con il presidente del Consiglio Nazionale Federale Saqr Gobash, accompagnato dall’ambasciatore Lorenzo Fanara, si colloca nel contesto successivo all’attacco iraniano agli Emirati, un passaggio che riporta l’attenzione sulla stabilità di un’area chiave per l’economia internazionale. In questo quadro, il richiamo alla solidarietà e alla vicinanza del Parlamento italiano, insieme all’apprezzamento espresso dalla controparte emiratina per una presenza considerata significativa, segnala un rafforzamento del legame politico che ha però implicazioni dirette anche sul piano economico. </p>



<p>La diplomazia parlamentare, richiamata tra i risultati concreti della relazione, si traduce infatti in strumenti operativi – dalla ratifica da parte di un ramo del Parlamento dell’accordo di sicurezza con gli EAU al coordinamento tra gli ambasciatori dei Paesi del Golfo presso la Commissione Esteri – che contribuiscono a costruire un quadro più prevedibile per scambi e investimenti. </p>



<p>È qui che la dimensione geopolitica si salda con quella economica: stabilità dell’area, affidabilità delle rotte e capacità di risposta alle crisi restano variabili decisive per il costo dell’energia, per le catene di approvvigionamento e per le scelte degli investitori. La sequenza delle missioni istituzionali, dalla visita della presidente del Consiglio Giorgia Meloni a quella del ministro della Difesa Guido Crosetto, restituisce l’idea di una linea che tiene insieme sicurezza e interessi industriali, dentro una strategia che guarda agli Emirati come a un interlocutore sempre più rilevante. Il punto, però, non è soltanto la gestione della crisi ma la collocazione di lungo periodo: gli Emirati si sono progressivamente affermati come uno degli hub più dinamici della nuova geografia economica globale, capaci di attrarre capitali, logistica e investimenti anche in contesti complessi. Come aveva dichiarato già su queste colonne lo stesso Caiata, si tratta di un partner essenziale e di un modello di sviluppo fondato su apertura ai mercati internazionali e capacità di intercettare flussi globali, diventando un crocevia finanziario del nuovo spazio economico arabo. </p>



<p>Questo spiega perché la relazione con Abu Dhabi assuma un valore strategico crescente anche per l’Italia, non solo sul piano politico ma su quello industriale e tecnologico. La cooperazione nella difesa si conferma uno dei principali ambiti di sviluppo, anche alla luce della recente ratifica dell’accordo, con un partenariato orientato alla deterrenza e alla collaborazione che può produrre risultati nella ricerca, nella sperimentazione tecnologica e nella cooperazione reciproca, mentre altri settori – dalla space economy alla nautica fino all’agricoltura nelle sue applicazioni più innovative – delineano un perimetro di opportunità che si estende anche oltre il breve periodo. Resta però una variabile di fondo: la capacità degli Emirati di mantenere questo ruolo in un contesto regionale sempre più esposto a tensioni. È su questo equilibrio che si gioca oggi una parte della relazione con l’Italia, tra la necessità di presidiare un’area strategica e quella di trasformare la vicinanza politica in un vantaggio economico concreto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/tra-crisi-nel-golfo-e-interessi-economici-la-visita-di-caiata-negli-emirati-energia-sicurezza-e-investimenti-nella-nuova-fase-della-relazione/">Tra crisi nel Golfo e interessi economici, la visita di Caiata negli Emirati: energia, sicurezza e investimenti nella nuova fase della relazione</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.thewatcherpost.it/politica/tra-crisi-nel-golfo-e-interessi-economici-la-visita-di-caiata-negli-emirati-energia-sicurezza-e-investimenti-nella-nuova-fase-della-relazione/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
