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	<title>Politica - The Watcher Post</title>
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	<description>Testata giornalistica online di analisi politica ed economica</description>
	<lastBuildDate>Thu, 17 Sep 2026 10:26:28 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Ilva, oggi in Cdm il piano per gli esuberi: 5mila lavoratori coinvolti e nodo sulla sospensiva</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 12:21:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il governo prepara il paracadute per i lavoratori dell’Ilva e per una parte dell’indotto, mentre si allontana l’ipotesi di una sospensiva capace di mantenere temporaneamente...</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il governo prepara il paracadute per i lavoratori dell’<strong>Ilva</strong> e per una parte dell’indotto, mentre si allontana l’ipotesi di una sospensiva capace di mantenere temporaneamente in attività un solo altoforno. Il piano sugli esuberi dovrebbe arrivare oggi in <strong>Consiglio dei ministri</strong>, dopo un confronto con i sindacati a Palazzo Chigi, mentre sul futuro dello stabilimento di Taranto continua a pesare il nodo ambientale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La misura allo studio punta a tutelare i dipendenti dell’ex Ilva, compresa una quota significativa dei lavoratori dell’indotto che non possono accedere alla cassa integrazione. Dopo la decisione sullo spegnimento degli altoforni, le aziende dell’indotto hanno infatti avviato le procedure di licenziamento: <strong>2.500 lettere</strong> sono state inviate dalle imprese aderenti ad Aigi, alle quali potrebbero aggiungersi presto quelle destinate ai lavoratori di altre società che operano intorno allo stabilimento di Taranto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per quanto riguarda i circa <strong>5mila lavoratori diretti</strong> interessati dalla chiusura dell’area a caldo disposta dalla Corte d’Appello di Milano, è prevista una garanzia ponte attraverso gli ammortizzatori straordinari almeno fino alla vendita dell’azienda, che dovrebbe avvenire dopo l’accoglimento delle offerte atteso <strong>entro il 15 ottobre</strong>. Nell’aria c’è anche una possibile richiesta di proroga da parte degli acciaieri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al momento sono inoltre circa <strong>4.500 le persone in cassa integrazione</strong> nello stabilimento. Si tratta di ore autorizzate fino alla fine di febbraio. Da oggi dovrebbe aggiungersi un’altra nutrita platea di dipendenti, che potrebbe arrivare a <strong>8-10mila persone</strong>, a seconda di quanti saranno anche gli incentivi all’esodo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Si allontana l’ipotesi di mantenere acceso un altoforno</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Sul piano industriale, la possibilità di tenere temporaneamente in funzione un solo altoforno appare invece sempre più remota. L’ipotesi ruotava attorno al salvataggio, in extremis, di una parte dell’area a caldo attraverso una sospensiva ad hoc della decisione del tribunale di chiudere gli altoforni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La strada era stata sostenuta anche da alcuni sindacati e rafforzata dal fatto che a Taranto sono state rinviate a domani le manovre di spegnimento degli altoforni. Una soluzione che avrebbe consentito di mantenere operativo un impianto fino alla vendita dell’azienda, nella prospettiva che un eventuale soggetto privato potesse poi rilanciarlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa ipotesi, tuttavia, si scontra con le prescrizioni ambientali. Secondo quanto riferito da una fonte citata nell’articolo, sarebbe stato necessario soddisfare contemporaneamente le due prescrizioni previste dal tribunale sui livelli di polveri sottili. Un passaggio ritenuto tecnicamente impossibile entro il <strong>26 ottobre</strong>, termine stabilito per la chiusura dell’area a caldo. È su questo punto che la possibilità della sospensiva sembra quindi perdere consistenza.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il confronto con i sindacati e le misure per l’indotto</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il futuro occupazionale dell’Ilva resta così legato soprattutto alle misure che il governo dovrebbe definire nelle prossime ore. Il progetto è atteso oggi pomeriggio alle <strong>16.30 in Consiglio dei ministri</strong>, mentre le richieste dei sindacati riguardano in particolare la protezione dei metalmeccanici dell’indotto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel piano unitario presentato a Palazzo Chigi da <strong>Fim, Fiom e Uilm</strong> viene chiesto di «misurare straordinari e gestire la transizione», attraverso un <strong>ammortizzatore ad hoc per i lavoratori diretti e dell’indotto</strong>, affinché sia assicurato ogni mese un trattamento economico effettivo pari ad almeno <strong>l’80% della retribuzione</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le organizzazioni sindacali chiedono inoltre percorsi di accompagnamento al diritto alla pensione e il <strong>riconoscimento delle inidoneità</strong>. Il confronto si sposta quindi sulle garanzie occupazionali e sociali da assicurare durante una transizione che, con l’ipotesi della sospensiva sempre più lontana, rischia di coinvolgere una platea molto ampia di lavoratori.</p>
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		<title>Legge elettorale, via libera del Senato con 113 sì: ora il testo torna alla Camera</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 09:12:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Legge elettorale, via libera del Senato con 113 sì: ora il testo torna alla Camera.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il Senato dà il via libera alla <strong>riforma della legge elettorale</strong>, che ora torna alla Camera per l&#8217;ultimo passaggio parlamentare. Il testo è stato approvato a Palazzo Madama con <strong>113 voti favorevoli</strong>, al termine di un confronto segnato dalle proteste delle opposizioni. Il nuovo sistema, definito <strong>Stabilicum</strong> dalla maggioranza e <strong>Melonellum</strong> dagli avversari, prevede un impianto proporzionale con un premio di maggioranza per chi supera almeno il <strong>42% dei voti</strong>, oltre alle preferenze con capilista bloccati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;approvazione del Senato non chiude però l&#8217;iter. Le modifiche introdotte a Palazzo Madama rendono necessario un nuovo voto di Montecitorio, dove l&#8217;approdo in Aula è previsto per il <strong>28 settembre</strong>. Gli eventuali emendamenti potranno riguardare soltanto le parti cambiate dal Senato, dalle preferenze alle firme. È tuttavia considerato di fatto scontato che non ne arrivino, perché qualsiasi ulteriore modifica comporterebbe una nuova lettura parlamentare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il presidente del Senato <strong>Ignazio La Russa</strong> ha parlato di un «grande passo avanti», mentre la ministra per le Riforme <strong>Elisabetta Casellati</strong> si è detta «ottimista» sul fatto che a Montecitorio non ci sarà «nessuno scoglio» all&#8217;approvazione definitiva. Non è però del tutto scontato che il governo decida di porre la fiducia, con voto palese, su ciascuno dei quattro articoli modificati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A pesare nelle valutazioni della maggioranza è anche il fatto che il voto finale sarebbe comunque segreto. Nel centrodestra c&#8217;è chi osserva che una bocciatura in quella sede comporterebbe direttamente la fine della legislatura, mentre un incidente circoscritto a un singolo emendamento avrebbe conseguenze meno pesanti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Lo scontro in Aula e le proteste delle opposizioni</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il passaggio al Senato è stato accompagnato da un duro confronto politico. Durante le dichiarazioni di voto non sono mancate le tensioni, a partire dal botta e risposta tra La Russa e il capogruppo del Movimento 5 Stelle <strong>Luca Pirondini</strong>. Quest&#8217;ultimo, durante il suo intervento, ha mostrato un fac-simile della scheda elettorale con il contrassegno del partito della premier e la scritta <strong>«Fratelli di casta»</strong>. Dopo il voto, le opposizioni hanno invece esposto cartelli con la scritta <strong>«No alla legge truffa»</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le critiche si sono concentrate anche sul premio di maggioranza. <strong>Matteo Renzi</strong> ha definito la riforma una legge fatta «per paura di perdere». Il capogruppo del Pd <strong>Francesco Boccia</strong> ha contestato la possibilità che il raggiungimento del 42% faccia scattare un premio fino a <strong>70 deputati e 35 senatori</strong>: «Ma che idea di democrazia è?». Boccia ha inoltre accusato il centrodestra di voler «cacciare le donne dal Parlamento», eliminando la quota per i capilista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Contraria anche <strong>Azione</strong>, con <strong>Carlo Calenda</strong> che ha criticato il «perpetrarsi della logica bipolare». Sul fronte opposto, il centrodestra ha difeso l&#8217;impianto della riforma. Per la Lega, <strong>Andrea Paganella</strong> ha sostenuto che il nuovo sistema permette di fare «chiarezza sulla proposta politica delle coalizioni prima del voto». <strong>Roberto Rosso</strong>, intervenuto per Forza Italia al posto della capogruppo Stefania Craxi, ha definito la legge «un punto di equilibrio serio e costituzionalmente sostenibile». L&#8217;Udc, con <strong>Antonio De Poli</strong>, ha invece espresso particolare soddisfazione per le preferenze.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le preferenze e il prossimo passaggio alla Camera</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio le preferenze erano state uno dei principali motivi di tensione nel centrodestra durante l&#8217;esame del provvedimento. Il senatore di Fratelli d&#8217;Italia <strong>Andrea De Priamo</strong> ha rivolto un esplicito auspicio ai deputati: «Auspico che i colleghi della Camera possano confermare questa scelta, perché siamo tutti parlamentari, sappiamo quanto sia impegnativo andare a cercare le preferenze, ma sappiamo anche quanto sia importante essere legittimati dal consenso popolare».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel dibattito è entrata anche la crescita di <strong>Roberto Vannacci</strong>. Il capogruppo di Avs <strong>Peppe De Cristofaro</strong> ha provocato la maggioranza sostenendo che «tutti voi state sperando che la legge venga affossata alla Camera, è il vostro grande desiderio inconfessabile». Alcuni recenti sondaggi indicano infatti che un&#8217;eventuale sconfitta del centrodestra senza FnV sarebbe leggermente meno pesante, per effetto dei collegi, con l&#8217;attuale Rosatellum rispetto allo Stabilicum e al suo premio di maggioranza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fratelli d&#8217;Italia resta comunque intenzionata a portare avanti la riforma e a chiuderne l&#8217;iter rapidamente. Il prossimo passaggio sarà la definizione del calendario da parte dell&#8217;ufficio di presidenza della commissione Affari costituzionali della Camera, in vista dell&#8217;approdo in Aula del <strong>28 settembre</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rimane infine il tema delle <strong>firme necessarie alla presentazione delle liste</strong>, una delle materie modificate durante l&#8217;esame del Senato. Sull&#8217;ipotesi che il governo possa intervenire con un decreto, Casellati ha precisato: «Al momento non mi risulta».</p>
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		<title>Conte: «Stop alle armi all’Ucraina nel programma della coalizione». E avverte il Pd sulle primarie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2026 13:22:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo stop all’invio di armi all’Ucraina dovrà entrare nel programma dell’eventuale coalizione di centrosinistra. Giuseppe Conte fissa uno dei punti sui quali il Movimento 5...</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Lo <strong>stop all’invio di armi all’Ucraina</strong> dovrà entrare nel programma dell’eventuale coalizione di centrosinistra. Giuseppe Conte fissa uno dei punti sui quali il Movimento 5 Stelle non intende arretrare nel confronto con il Pd e, contemporaneamente, manda un avvertimento ai dem sugli equilibri interni al partito: se <strong>Elly Schlein</strong> dovesse perdere le primarie, non è scontato che il dialogo con il nuovo leader possa proseguire nelle stesse forme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La posizione del presidente del M5S, raccontata da <em>La Stampa</em>, parte dalla politica estera e dalla guerra in Ucraina. «Non può essere che, se Schlein vince le primarie, poi si mandino armi a Kiev», è il ragionamento attribuito a Conte. Una linea che il leader pentastellato intende far pesare nella costruzione di un&#8217;eventuale alleanza con il centrosinistra e che si accompagna alla richiesta di un maggiore impegno diplomatico dell’Europa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Conte, scrive il quotidiano, vuole infatti che il <strong>no all’invio di armi all’Ucraina</strong> sia scritto nel programma di governo. In caso contrario, il sostegno militare a Kiev potrebbe diventare un ostacolo alla nascita stessa della coalizione. Al tempo stesso, l&#8217;obiettivo indicato dal leader del Movimento è un&#8217;Unione europea maggiormente impegnata sul piano diplomatico, capace di assumere un ruolo negoziale più forte.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dalla politica estera al programma della coalizione</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il tema ucraino non è l&#8217;unico terreno sul quale Conte vuole delimitare il perimetro di un possibile accordo. Il presidente del M5S non intende sottoscrivere un programma che contenga un incremento delle spese militari e guarda anche al conflitto israelo-palestinese, dove il Movimento rivendica il riconoscimento dello <strong>Stato di Palestina</strong>, già ampiamente condiviso con gli alleati, come pure l’impegno a difendere il diritto internazionale dalle mosse di Donald Trump.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel confronto con gli altri partiti del centrosinistra, Conte punta dunque a definire preventivamente alcuni punti considerati irrinunciabili. La questione, secondo <em>La Stampa</em>, è evitare che eventuali divergenze emergano soltanto dopo una vittoria elettorale. «Perché non può essere che domattina vinca Schlein o un altro candidato e, a quel punto, si mandino a gogò armi a Kiev per una escalation militare che ci sta portando al terzo conflitto mondiale giorno dopo giorno», è la posizione riportata dal quotidiano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il leader del M5S insiste anche sulla necessità di arrivare a un «vero processo di pace». In questa prospettiva, viene ricordata la polemica con <strong>Matteo Renzi</strong>, che Conte è tornato a indicare come un problema per il futuro della coalizione. Il presidente pentastellato considera infatti «una follia pensare di dare centralità a chi ha il 20%» e ritiene che il punto decisivo debba essere il programma: se al suo interno non ci sarà ciò che il M5S considera necessario, «finché non si arriva alla pace, inviamo ancora armi a Kiev? Schlein può sorvolare su questo nodo, in nome dell’unità della coalizione?».</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il messaggio al Pd sulle primarie</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il confronto non riguarda soltanto i contenuti. Conte guarda anche ai futuri equilibri del Partito democratico. A Reggio Emilia, ricorda <em>La Stampa</em>, aveva assicurato di voler continuare a «sostenere un popolo ingiustamente invaso», senza tuttavia pronunciare la parola «armi». Ma la manifestazione di Napoli e le successive dichiarazioni hanno riportato il tema in primo piano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A memoria di alcuni esponenti dem, sottolinea il quotidiano, sarebbero ormai soltanto un paio le volte in cui Conte ha risposto al mittente l&#8217;accusa di essere «il leader 5 stelle di guidare un partito bellicista». Nello stesso modo, anche molti dirigenti democratici avrebbero smesso di calibrare i toni per evitare lo scontro con l&#8217;alleato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nodo politico potrebbe diventare ancora più evidente con le future primarie del Pd. Conte ribadisce le proprie posizioni sull’Ucraina, ma al tempo stesso fa sapere che <strong>non vuole essere considerato un alleato, ma un «sabotatore»</strong>, qualora non condivida determinate scelte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il passaggio più esplicito riguarda proprio la leadership democratica. «Non quelli della minoranza riformista, che fanno del sostegno a Kiev la loro “linea rossa”», osserva <em>La Stampa</em>, richiamando le divisioni interne ai dem. Se Schlein dovesse vincere nuovamente, il rapporto con Conte potrebbe proseguire nel solco attuale. Se invece prevalesse un candidato di orientamento differente, il leader del M5S non considera automatico il mantenimento dell&#8217;alleanza.</p>
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		<title>Emma Bonino, le sue proposte per l’Europa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 10:34:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[cooperazione rafforzata]]></category>
		<category><![CDATA[difesa comune]]></category>
		<category><![CDATA[Diritto di veto]]></category>
		<category><![CDATA[emma bonino]]></category>
		<category><![CDATA[emma bonino europa]]></category>
		<category><![CDATA[idee emma bonino]]></category>
		<category><![CDATA[The Watcher Poll EU]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Emma Bonino è morta l’11 settembre 2026 a Roma, a 78 anni, dopo il ricovero al Santo Spirito per una crisi respiratoria.  Se ne va...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/emma-bonino-le-sue-proposte-per-leuropa/">Emma Bonino, le sue proposte per l’Europa</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Emma Bonino è morta l&#8217;11 settembre 2026 a Roma, a 78 anni, dopo il ricovero al Santo Spirito per una crisi respiratoria.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se ne va la storica leader radicale, ex ministra degli Esteri nel governo Letta, ex Commissaria europea alla Salute e Protezione dei consumatori tra il 1995 e il 1999, tra le voci più nitide e scomode dell&#8217;europeismo italiano.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una carriera lunga mezzo secolo — dal Parlamento europeo alla Farnesina, dalle battaglie referendarie degli anni Settanta fino alla fondazione di Più Europa nel 2017 — che le dava, quando parlava di riforme dell&#8217;Unione, una credibilità rara: non proposte astratte, ma indicazioni maturate da chi le istituzioni europee le aveva vissute dall&#8217;interno, sia a Bruxelles sia nei negoziati tra governi.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">The Watcher Post l&#8217;aveva intervistata nel maggio 2024, alla vigilia delle elezioni europee, nel format &#8220;The Watcher Poll Eu&#8221;.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco, punto per punto, quali erano le sue proposte per riformare l&#8217;Unione, e perché a distanza di due anni restano attuali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Abolire il diritto di veto</strong><strong><br></strong>Era la priorità assoluta di Bonino, la riforma da cui secondo lei dipendeva tutto il resto. Oggi, su materie chiave come politica estera, fisco o allargamento, ogni decisione del Consiglio dell&#8217;UE richiede l&#8217;unanimità dei 27 Stati membri: basta un solo Paese contrario per bloccare tutto, come accadde — raccontava Bonino — con una proposta della Commissione von der Leyen sull&#8217;immigrazione, approvata anche dal Parlamento europeo ma affondata da uno o due governi in sede di Consiglio.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bonino voleva sostituire questo meccanismo con il voto a maggioranza, per rendere l&#8217;Unione capace di decidere davvero, anche su materie sensibili come la politica estera comune. Da qui la sua definizione dell&#8217;Europa attuale, ripresa da un collega belga: &#8220;gigante economico, nano politico e verme militare&#8221; — forte sui mercati, incapace di parlare con una voce sola sulle questioni che contano davvero, dalla sicurezza alla diplomazia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Difesa comune, ma dopo la politica estera comune</strong><strong><br></strong>Per Bonino un esercito europeo non ha senso senza una politica estera unificata a monte: prima bisogna decidere insieme dove e come intervenire nelle crisi internazionali, altrimenti non può essere un capo di stato maggiore a stabilirlo caso per caso, senza un mandato politico condiviso.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sequenza era obbligata, diceva: prima l&#8217;unità politica, poi quella militare. Mettere il carro della difesa comune davanti ai buoi della politica estera comune, per lei, avrebbe prodotto solo un&#8217;ennesima struttura senza reale capacità decisionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Completare l&#8217;unione finanziaria</strong><br>Bonino segnalava un dato decisivo: il bilancio comune dell&#8217;UE vale solo circa l&#8217;1-1,2% del PIL dell&#8217;Unione, una cifra che considerava incompatibile con qualsiasi ambizione politica seria e che rende impossibile finanziare politiche economiche comuni di peso, dalla transizione energetica alla ricerca. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La sua proposta era rendere strutturale l&#8217;architettura finanziaria avviata, in via eccezionale, con il Next Generation EU nato per rispondere alla pandemia: da strumento temporaneo, legato a un&#8217;emergenza irripetibile, a pilastro stabile del bilancio europeo, con capacità di debito comune permanente.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Usare la &#8220;cooperazione rafforzata&#8221; come metodo</strong><strong><br></strong>Invece di aspettare riforme dei trattati sempre bloccate dal veto, Bonino indicava una scorciatoia già collaudata dai fatti: la cooperazione rafforzata, cioè accordi tra un gruppo di Stati membri che decidono di procedere insieme su una materia, senza dover aspettare il consenso di tutti gli altri 27.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">È così, ricordava, che sono nati sia l&#8217;euro sia lo spazio Schengen: non per voto unanime di tutta l&#8217;Unione, ma per iniziativa di un nucleo di Paesi disposti ad andare più avanti insieme. Bonino voleva farne la regola di lavoro ordinaria dell&#8217;Unione, non l&#8217;eccezione riservata a singole emergenze storiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Integrazione dei migranti come priorità strutturale</strong><strong><br></strong>La collegava sia a ragioni umanitarie sia alla crisi demografica europea, respingendo l&#8217;etichetta di &#8220;buonismo&#8221; con cui la si liquidava spesso nel dibattito pubblico. Per lei era una delle rare materie in cui interesse economico e diritti umani coincidono, invece di scontrarsi come accade di solito in politica estera, dove — notava — gli interessi degli Stati prevalgono quasi sempre sui princìpi. Un&#8217;Unione che invecchia, diceva, non può permettersi di trattare l&#8217;immigrazione solo come un&#8217;emergenza da contenere.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La critica di fondo alle campagne elettorali europee</strong><strong><br></strong>Bonino denunciava anche un problema di metodo, prima ancora che di contenuto: le campagne elettorali europee, diceva, non parlano quasi mai d&#8217;Europa, restando ancorate a cronaca nera, scandali e polemiche tutte nazionali.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Non mi sono ancora accorta che ci sia una campagna elettorale sull&#8217;Europa&#8221;, disse durante l&#8217;intervista, con l&#8217;ironia tagliente che la contraddistingueva. Una diagnosi confermata pochi giorni dopo quell&#8217;intervista, quando la lista Stati Uniti d&#8217;Europa, di cui era capolista, restò fuori dal Parlamento europeo fermandosi al 3,7% contro la soglia di sbarramento del 4%: un&#8217;esclusione bruciante per chi aveva costruito l&#8217;intera campagna proprio attorno al tema europeo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le reazioni istituzionali alla sua morte hanno attraversato gli schieramenti politici, a conferma di un&#8217;autorevolezza riconosciuta anche da chi non ne condivideva le posizioni.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola l&#8217;ha ricordata così: &#8220;Emma Bonino non ha mai aspettato che il mondo fosse pronto. Ha sempre scelto di andare avanti, indicando la strada agli altri. È così che sarà ricordata in Italia e a Bruxelles&#8221;. Anche la premier Giorgia Meloni, su posizioni lontanissime dalle sue, ne ha riconosciuto &#8220;il peso e il ruolo nella vita pubblica della nostra Nazione&#8221;.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Resta, di quell&#8217;ultima intervista concessa a <em>The Watcher Post</em> con Paolo Bozzacchi, il ritratto di un&#8217;europeista che non credeva ai sogni senza riforme concrete alle spalle.</p>



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<iframe title="The Watcher Poll Eu | Con Emma Bonino di Stati Uniti d&amp;apos;Europa, Renew Europe" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/H1HcyGkIJU4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph"><br><br></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/emma-bonino-le-sue-proposte-per-leuropa/">Emma Bonino, le sue proposte per l’Europa</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<title>Casasco (FI): «Più produci, meno paghi. Fisco e industria devono tornare a spingere la crescita. Ora puntiamo alla produttività»</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/politica/casasco-fi-piu-produci-meno-paghi-fisco-e-industria-devono-tornare-a-spingere-la-crescita-ora-puntiamo-alla-produttivita/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Caruso]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 09:37:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il responsabile Economia di Forza Italia: «L’Europa deve recuperare competitività e colmare il divario tecnologico con Stati Uniti e Cina. Gli incentivi pubblici siano sempre più orientati agli investimenti che generano produzione. Sul ceto medio avanti con Irpef al 33% fino a 60 mila euro. No alla logica degli extraprofitti».</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Maurizio Casasco, deputato e responsabile del Dipartimento Economia di Forza Italia, mette la crescita al centro dell’agenda economica per i prossimi mesi. Medico, imprenditore, già presidente di Confapi e oggi presidente emerito della Confederazione europea delle piccole e medie imprese, Casasco ha ricevuto anche una laurea ad honorem dalla Hiroshima University of Economics. Dalla competitività europea alla politica industriale, dal ritardo sulle tecnologie di frontiera alle prossime misure fiscali, la sua ricetta parte da un principio: indirizzare risorse e regole verso chi produce, investe e crea valore.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Onorevole Casasco, qual è oggi il principale problema economico dell’Europa?</strong><br>«La competitività. L’Europa si è data vincoli molto stringenti sia sul fronte della transizione ambientale sia su quello dei conti pubblici, mentre i nostri principali concorrenti internazionali operano in condizioni molto diverse. Cina, India e Stati Uniti non hanno gli stessi vincoli di bilancio pubblico ed ambientali, come ets e cbam che abbiamo imposto alle nostre imprese. tema che Forza Italia ha sollevato per prima alla camera attraverso una mozione nell&#8217;aprile 2024 a mia prima firma. Questo ha prodotto un’asimmetria che pesa sull’industria europea e rischia di tradursi anche in un problema sociale, perché quando diminuiscono produzione e posti di lavoro viene meno anche la fiducia. La transizione ambientale è necessaria, ma deve essere sostenibile dal punto di vista economico e inserita in una dimensione globale».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’automotive è il settore in cui questa asimmetria si vede di più?</strong><br>«È certamente uno dei casi più evidenti. Sull’auto abbiamo accelerato eccessivamente verso l’elettrico senza valorizzare abbastanza la neutralità tecnologica e le alternative, dai biocarburanti alle altre soluzioni capaci di ridurre le emissioni. Nel frattempo la Cina ha costruito un enorme vantaggio competitivo, anche grazie a costi energetici e condizioni industriali differenti. Basti pensare che secondo Moody’s nel primo semestre del 2026 le vendite all’estero di vetture made in China sono aumentate del 65% e passando, come confermato dalle autorità di Pechino, da 45 mila nel 2022 a 12 milioni del 2026. Il risultato è che abbiamo azzoppato l’endotermico indebolendo la nostra filiera tradizionale e contemporaneamente aumentato la dipendenza dall’estero con la perdita di posti di lavoro. L’Europa deve correggere questa impostazione e dotarsi finalmente di un vero progetto industriale».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ma oggi la competizione industriale è soprattutto una competizione tecnologica. Quanto è indietro l’Europa?</strong><br>«È questo il punto decisivo. La forza economica e anche geopolitica di un Paese si misura sempre più nella capacità di produrre, adottare e diffondere tecnologie avanzate. Europa e Italia dipendono ancora troppo da Stati Uniti e Cina nelle tecnologie critiche: semiconduttori, capacità computazionale, intelligenza artificiale, infrastrutture digitali, materie prime. Sono elementi collegati tra loro, non compartimenti separati. Chi controlla questa architettura tecnologica possiede una leva economica e strategica enorme. Per questo dobbiamo industrializzare l’innovazione, non limitarci a utilizzarla».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Che cosa significa concretamente “industrializzare l’innovazione”?</strong><br>«Significa creare le condizioni perché nascano startup, diventino scaleup e possano poi trasformarsi in grandi campioni industriali capaci di trascinare anche la filiera delle Pmi. Dobbiamo rendere sempre più tecnologica la nostra manifattura e orientare gli investimenti verso le tecnologie di frontiera. Pensiamo all’intelligenza artificiale: servono data center, ma i data center richiedono energia e infrastrutture. Non possiamo affrontare questi dossier separatamente. Anche gli incentivi pubblici devono diventare progressivamente più mirati: strumenti come iperammortamento e Zes hanno dato una spinta importante, ma dobbiamo indirizzare sempre più le risorse verso investimenti capaci di aumentare produttività e competitività».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Su questo si innesta la vostra proposta fiscale del “più produci, meno paghi”?</strong><br>«Esattamente. La nostra proposta è una flat tax incrementale strutturale: sulla quota di reddito prodotta in più rispetto all’anno precedente si applicherebbe un’imposta del 5%. E deve valere in modo semplice e uguale per tutti, per dipendenti, autonomi, professionisti, artigiani, commercianti, imprese individuali e pensionati. Il principio è semplice: chi aumenta la propria attività, investe nella propria crescita e produce più reddito deve avere una convenienza fiscale. Non è soltanto una riduzione delle tasse, è un incentivo diretto alla crescita e anche alla trasparenza. Dobbiamo costruire un sistema in cui produrre di più convenga».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E per il ceto medio resta la proposta di portare l’aliquota Irpef al 33% fino a 60 mila euro?</strong><br>«Sì. È una proposta che Forza Italia porta avanti da tempo e che vogliamo riproporre. Negli ultimi anni sono già state destinate risorse rilevanti e strutturali al taglio del cuneo fiscale di circa 13 miliardi annui e alla riduzione delle aliquote attraverso l’accorpamento degli scaglioni di reddito di 5 miliardi annui, ma ora bisogna intervenire maggiormente sul ceto medio. Ridurre al 33% l’aliquota fino a 60 mila euro significa lasciare più risorse nelle tasche delle famiglie e sostenere anche la domanda interna. Nella stessa direzione vanno la detassazione degli aumenti contrattuali e dei premi di produzione e la proposta sulle tredicesime. Ma tutto deve poggiare sulla crescita: per aumentare stabilmente i salari bisogna aumentare produttività e Pil».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lei ha avanzato anche l’idea di trasformare la detrazione delle spese sanitarie in un cashback immediato. Come funzionerebbe?</strong><br>«Oggi il 19% delle spese sanitarie detraibili viene recuperato con la dichiarazione dei redditi dell’anno successivo. La nostra proposta è utilizzare la tracciabilità già esistente per riconoscere quel beneficio direttamente e in tempi molto più rapidi, attraverso un cashback. Chi sostiene una spesa per una visita, un intervento, una risonanza, il dentista o un farmaco ha bisogno di quelle risorse nel momento in cui deve curarsi, non un anno dopo. Sarebbe inoltre uno strumento particolarmente utile per le fasce economicamente più fragili e per chi ha una capienza Irpef ridotta».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tutto questo può essere finanziato senza ricorrere a nuovi prelievi su banche e grandi gruppi dell’energia?</strong><br>«La logica dell’extraprofitto non appartiene alla cultura liberale di Forza Italia. Non possiamo partire dal presupposto che un profitto elevato diventi automaticamente una disponibilità dello Stato da sottoporre a prelievo che ricadrebbe oltremodo sui correntisti con un aumento dei costi dei servizi. Con il sistema bancario si può invece costruire un confronto nell’interesse del Paese, come è già avvenuto in passato, ragionando sul sostegno al credito per Pmi e famiglie, sui costi dei servizi e sulle condizioni che possono favorire investimenti e crescita. L’obiettivo non deve essere semplicemente trovare risorse da portare nelle casse pubbliche, ma costruire una collaborazione capace di rafforzare l’economia reale».</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/casasco-fi-piu-produci-meno-paghi-fisco-e-industria-devono-tornare-a-spingere-la-crescita-ora-puntiamo-alla-produttivita/">Casasco (FI): «Più produci, meno paghi. Fisco e industria devono tornare a spingere la crescita. Ora puntiamo alla produttività»</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<title>La grande perdita: ci ha lasciato Emma Bonino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Bozzacchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 08:30:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Radicale, liberale, libertaria”. È così che Emma Bonino ha sempre cercato di definire sé stessa politicamente, rifiutando etichette più tradizionali e rivendicando una concezione della politica fondata sui diritti individuali, sulla difesa delle minoranze, sul primato della persona rispetto agli interessi di partito.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/la-grande-perdita-emma-bonino/">La grande perdita: ci ha lasciato Emma Bonino</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">“Radicale, liberale, libertaria”. È così che Emma Bonino ha sempre cercato di definire sé stessa politicamente, rifiutando etichette più tradizionali e rivendicando una concezione della politica fondata sui diritti individuali, sulla difesa delle minoranze, sul primato della persona rispetto agli interessi di partito. Una donna che per oltre cinquant’anni ha attraversato la storia repubblicana italiana senza mai abbandonare il tratto che più l’ha contraddistinta: la capacità di trasformare battaglie considerate marginali in grandi questioni nazionali e internazionali. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La sua parabola politica nasce fuori dai palazzi istituzionali, nelle piazze e nelle campagne del Partito Radicale. Nel 1975 fonda il Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto (CISA) e sceglie di esporsi personalmente nella battaglia per la legalizzazione dell’interruzione volontaria di gravidanza, in un’Italia ancora segnata da una legislazione fortemente restrittiva. La sua elezione alla Camera nel 1976, a soli 28 anni, porta in Parlamento una generazione politica nuova, capace di coniugare mobilitazione civile e rappresentanza istituzionale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Bonino non è mai stata una politica costruita sulla ricerca del consenso immediato. La sua cifra è stata quella della battaglia di lungo periodo. Divorzio, aborto, diritti delle donne, libertà di scelta individuale, depenalizzazione delle droghe leggere, abolizione della pena di morte: temi ancora oggi aperti e che per decenni hanno diviso il Paese. E che lei ha affrontato con un approccio radicale, nel senso più autentico del termine. “Non abbiamo mai chiesto privilegi, abbiamo chiesto diritti”, è uno dei principi che ha accompagnato la sua storia politica. Una visione nella quale lo Stato non deve imporre modelli di vita, ma garantire alle persone la possibilità di scegliere.<br><br><a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/emma-bonino-le-sue-proposte-per-leuropa/">Qui</a> un’ultima intervista concessa a <em>The Watcher Post</em> in cui rimane il ritratto di un’europeista convinta, legata all’idea che i grandi progetti abbiano bisogno di riforme concrete per tradursi in realtà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Negli anni Ottanta e Novanta la sua battaglia supera i confini italiani. Bonino porta il radicalismo liberale sul terreno dei grandi dossier internazionali: la lotta contro la fame nel mondo, la difesa dei diritti umani, la creazione della Corte penale internazionale, la campagna contro le mine antiuomo, la tutela delle donne nei Paesi dove i diritti fondamentali erano negati. Tutti temi che animerebbero ancora oggi il programma politico di una forza intenzionata a correre nel 2027. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 1995 entra nella Commissione europea guidata da Jacques Santer come commissaria per gli aiuti umanitari, la pesca e la protezione dei consumatori. È il riconoscimento di una dimensione internazionale costruita negli anni attraverso campagne, missioni e iniziative diplomatiche. In Africa, nei Balcani, in Medio Oriente, Bonino interpreta il ruolo europeo non come semplice gestione burocratica, ma come responsabilità politica. La sua idea di Europa è sempre stata profondamente politica: un progetto fondato sui diritti, sullo Stato di diritto e sulla capacità di intervenire nelle crisi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">“L’Europa non è solo un mercato, è soprattutto un sistema di valori”, ha ripetuto in molte occasioni, sintetizzando una delle convinzioni che hanno accompagnato tutta la sua esperienza istituzionale. Nel 2006 torna al Governo come ministra del Commercio internazionale e delle Politiche europee nel secondo esecutivo Prodi. È la prima volta che un’esponente radicale assume un incarico ministeriale. Successivamente ricopre il ruolo di vicepresidente del Senato e, nel 2013, quello di ministra degli Affari esteri nel governo Letta: una delle poche donne italiane ad aver guidato la Farnesina. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il segreto di Emma è sempre stato la coerenza. Anche nei ruoli istituzionali più alti Bonino mantiene il suo stile: diretto, poco incline alla diplomazia di facciata, spesso controcorrente. Una politica che ha fatto della coerenza il proprio principale elemento identitario, anche quando questo significava perdere consenso. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La sua vita pubblica è stata segnata anche dalla capacità di affrontare personalmente le difficoltà. Nel 2015 annuncia pubblicamente di avere un tumore al polmone e sceglie di raccontare il percorso della malattia senza nascondersi. “Raccontare il male mi ha aiutato”, spiegò in un’intervista, trasformando anche quella esperienza privata in un momento di comunicazione pubblica e di sensibilizzazione. Anche il corpo come strumento politico. Su questo in simbiosi con Marco Pannella. Negli ultimi anni la sua battaglia politica si concentra ancora sui temi che avevano segnato l’inizio della sua storia: diritti civili, Europa, immigrazione, giustizia internazionale, difesa dello Stato di diritto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Con la nascita di +Europa porta avanti un progetto politico coerente con il suo percorso: un’Italia più europea, più aperta e più liberale. Emma Bonino è stata una figura difficile da collocare negli schemi tradizionali della politica italiana. Non una leader di partito nel senso classico, non una figura costruita sulla mediazione, ma una militante capace di stare nelle istituzioni senza perdere il legame con le battaglie nate nelle strade. Da questo punto di vista un esempio politico forse irripetibile. La sua eredità politica è soprattutto questa: aver dimostrato che anche una battaglia portata avanti da pochi può modificare il senso comune di un’intera società. Per oltre mezzo secolo ha difeso una convinzione semplice e radicale: i diritti non sono mai acquisiti una volta per tutte, ma devono essere continuamente difesi. Oggi è un giorno triste, la politica piangerà. Lacrime giuste per chi deve farsi carico di una missione sfidante. Fare Politica con la P maiuscola. Senza se e senza ma</p>
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		<title>Autonomia differenziata, primo sì della Liguria. Bucci: «Ora siamo più forti». Il Pd attacca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Sep 2026 13:42:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Primo via libera della Liguria all’autonomia differenziata. Il Consiglio regionale ha approvato gli schemi d’intesa con il governo sulle quattro materie individuate: Protezione civile, professioni,...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/slug-autonomia-differenziata-liguria-bucci-pd-lega/">Autonomia differenziata, primo sì della Liguria. Bucci: «Ora siamo più forti». Il Pd attacca</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Primo via libera della <strong>Liguria all’autonomia differenziata</strong>. Il Consiglio regionale ha approvato gli schemi d’intesa con il governo sulle quattro materie individuate: <strong>Protezione civile, professioni, previdenza sociale e integrativa e finanza pubblica regionale</strong>. La maggioranza di centrodestra ha votato a favore, mentre le opposizioni si sono espresse contro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il passaggio inserisce la Liguria nel percorso previsto dalla riforma promossa dal ministro <strong>Roberto Calderoli</strong>, che permette alle Regioni a statuto ordinario di chiedere allo Stato maggiore autonomia legislativa e amministrativa su un massimo di 23 materie. La Regione ha siglato una pre-intesa su quattro competenze che non richiedono la definizione dei Lep, i livelli essenziali delle prestazioni, e che riguardano professioni, previdenza complementare e gestione economico-sanitaria della sanità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il presidente della Regione <strong>Marco Bucci</strong> rivendica la scelta come uno strumento per rendere l&#8217;amministrazione più efficiente. «Oggi compiamo un passo concreto e importante verso una Regione più forte, veloce e capace di rispondere alle esigenze dei cittadini», ha dichiarato. Per Bucci, «autonomia differenziata non significa dividere il Paese, ma dare ai territori maggiori strumenti e responsabilità per poter intervenire con più rapidità ed efficacia».</p>



<h3 class="wp-block-heading">Bucci: più autonomia per intervenire rapidamente</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il governatore ha indicato alcuni esempi dei possibili effetti della riforma, citando la possibilità di intervenire con maggiore rapidità durante un’alluvione e, per quanto riguarda le novità sulla Protezione civile, di aggiungere risorse a quelle del Servizio sanitario nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte finanziario, l&#8217;obiettivo indicato da Bucci è fare in modo che una maggiore autonomia nella gestione delle risorse consenta di valorizzare le economie ottenute attraverso una spesa più efficiente, destinandole alle necessità considerate più urgenti del sistema regionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’iter, tuttavia, è ancora lungo. Dopo i passaggi regionali dovrà proseguire il confronto previsto dalla procedura e sarà necessaria l’approvazione del Parlamento. Soltanto successivamente le leggi regionali attuative potranno rendere operative le nuove competenze.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il Pd: «Un regalo per la Lega»</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il centrosinistra contesta sia il merito sia l&#8217;opportunità politica dell&#8217;iniziativa. Il <strong>Pd</strong> ha parlato di «marchetta alla Lega», sostenendo che l’approvazione degli schemi d’intesa rappresenti un regalo al Carroccio in vista del raduno di Pontida. Un riferimento respinto da Bucci, secondo il quale la decisione non è legata all&#8217;appuntamento politico leghista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il presidente della Regione ha inoltre annunciato che l’autonomia differenziata consentirà alla Liguria di istituire un <strong>albo degli skipper</strong>. Più complesso il capitolo sanitario. Il giornale evidenzia come gli schemi d&#8217;intesa siano simili per Liguria, Lombardia, Veneto e Piemonte nonostante condizioni sanitarie ed economiche differenti. «La sanità lombarda ha i conti in equilibrio. Per chi ha i conti in ordine è uno strumento concreto, per la Liguria è una facoltà che i conti reali non permettono di esercitare», ha osservato Bucci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le critiche delle opposizioni riguardano anche il rischio di accentuare le differenze territoriali. <strong>Selena Candia di Avs</strong> sostiene che «per essere davvero differenziata, l’autonomia dovrebbe partire dalle specificità dei territori» e osserva che, se il modello è quasi uguale per tutti, la diversa capacità economica e fiscale delle Regioni rischia di produrre differenze nei servizi e nei diritti. <strong>Stefano Giordano del M5S</strong> contesta invece alla radice l&#8217;impostazione: «Non è autonomia, ma la frammentazione dello Stato».</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le cautele delle imprese</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il mondo economico ligure guarda alla riforma con alcune riserve. <strong>Confindustria Liguria</strong>, pur considerando l’autonomia un possibile fattore di sviluppo, chiede criteri precisi per evitare un’eccessiva frammentazione e la moltiplicazione di normative e prassi differenti tra i territori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il sistema produttivo viene inoltre indicata la necessità di valutare attentamente costi e benefici economici e sociali delle nuove competenze. <strong>Confcommercio</strong> sottolinea l&#8217;esigenza di evitare disparità eccessive tra territori, mentre <strong>Confartigianato</strong> richiama la necessità di stabilire quali funzioni possano essere differenziate senza compromettere diritti che devono invece essere garantiti in maniera uniforme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte sindacale, infine, la <strong>Cgil</strong> ha convocato per oggi una conferenza stampa dal titolo esplicitamente contrario alla riforma: <strong>«L’autonomia insalsa ligure è inutile e dannosa per i cittadini»</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/slug-autonomia-differenziata-liguria-bucci-pd-lega/">Autonomia differenziata, primo sì della Liguria. Bucci: «Ora siamo più forti». Il Pd attacca</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<title>Governo, 1.413 candeline. Le interviste sul campo alla festa di Bari</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/politica/governo-1-413-candeline-le-interviste-sul-campo-alla-festa-di-bari/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Sep 2026 14:42:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo 1413 giorni il governo Meloni è la legislatura più longeva della storia repubblicana. Per celebrare questo traguardo Fratelli d’Italia ha organizzato a Bari un evento speciale, per tracciare un bilancio di quattro anni di governo e volgere uno sguardo agli obiettivi futuri.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/governo-1-413-candeline-le-interviste-sul-campo-alla-festa-di-bari/">Governo, 1.413 candeline. Le interviste sul campo alla festa di Bari</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">I festeggiamenti di Fratelli D&#8217;Italia per il governo più longevo di sempre si sono conclusi la scorsa settimana a Bari. Non solo la celebrazione di una parte politica, ma anche un manifesto e una dichiarazione d&#8217;intenti in vista della prossima tornata elettorale.<em> </em></p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><em>The Watcher Post </em>ha seguito l&#8217;evento di Bari sul campo, raccogliendo in video-interviste le impressioni e gli auspici di tanti esponenti politici dell&#8217;esecutivo e delle Camere: «Oggi la situazione geopolitica è molto complessa ma dalla nostra abbiamo l&#8217;autorevolezza di governo stabile e da questa partiamo», ha detto ai nostri microfoni il Presidente della Commissione politiche dell&#8217;Unione Europea Sen. <strong>Giulio Terzi di Sant&#8217;Agata</strong>. Simile la sensibilità del ministro <strong>Guido Crosetto</strong>, mentre il ministro della Protezione Civile e delle politiche del Mare, <strong>Nello Musumeci</strong>, ha sottolineato che per continuare a far crescere l&#8217;economia marittima, strategica per l&#8217;Italia, e investire sulla sicurezza bisogna «allontanare i venti di guerra».</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<iframe title="Bari, Festa nazionale FdI: Giulio Terzi di Sant&amp;apos;Agata: &quot;Stabilità, serietà e interesse nazionale&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/MDGJGaO0TnU?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<iframe title="Bari, Festa nazionale FdI, Crosetto: &quot;Momento senza eguali, facile parlare non avendo fatto nulla&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/PUJHqHX8VIE?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<iframe loading="lazy" title="Bari, Festa FdI, Musumeci (ministro): Economia del mare è cresciuta, investire e scongiurare guerre" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/ndrANVzAZF4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sul fronte interno al centro il lavoro e la famiglia. Temi su cui le ministre <strong>Eugenia Roccella</strong> e <strong>Marina Elvira Calderone</strong> fanno presente di voler continuare nel percorso intrapreso rispettando le basi poste. Il governo ha rimesso al centro la famiglia con gli interventi varati, incluso l&#8217;estensione del congedo parentale. E la nuova legge di bilancio dovrà servire a incasellare misure rafforzate per la crescita dei salari e per colmare il gap di competenze nelle aree più fragili. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A Bari erano presenti anche il presidente della Commissione Lavoro alla Camera <strong>Walter Rizzetto </strong>e il segretario della stessa Commissione <strong>Lorenzo Malagola</strong>. Rizzetto ha rassicurato sulle risorse che stanno per liberarsi dall&#8217;uscita dalla procedura d&#8217;infrazione europea, rimarcando la necessità di formare i nuovi lavoratori sull&#8217;uso dell&#8217;IA, allo stesso tempo proteggendo i posti di lavoro. Malagola si è detto sicuro che la nuova legge di bilancio farà proseguire il percorso intrapreso su crescita e occupazione.</p>



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<iframe loading="lazy" title="Bari, Festa nazionale FdI, Roccella: &quot;La famiglia deve tornare una normalità per i cittadini&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/wiClmY16sKA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<iframe loading="lazy" title="Bari, Festa nazionale FdI, Calderone (Ministro lavoro): &quot;Lavoriamo per far crescere i salari&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/gtoIkCBy508?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<iframe loading="lazy" title="Bari, Festa nazionale FdI, Rizzetto (Presidente Commissione Lavoro Camera): &quot;Risorse da liberare&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/m2UsZF5PHPk?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<iframe loading="lazy" title="Bari, Festa nazionale FdI, Malagola (Segretario Commissione Lavoro): &quot;Legge bilancio per continuare&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/hvzjiQ_IZxQ?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">«L&#8217;obiettivo è fare altri 1.413 giorni e alleggerire i cittadini», ha affermato <strong>Galeazzo Bignami</strong>, capogruppo di FdI alla Camera; la deputata di Fratelli D&#8217;Italia <strong>Eliana Longi</strong> ha rilanciato su sburocratizzazione e attrazione degli investimenti; il senatore <strong>Francesco Zaffini</strong>, presidente della Commissione Sanità, Lavoro e Affari Sociali, è stato schietto: «La prima tessera di partito l&#8217;ho fatta a 16 anni e mi rendo conto d&#8217;essere stato sempre dalla parte giusta. Avanti con la prima donna premier, il cui buon lavoro si è visto anche dai risparmi sugli interessi del debito pubblico».</p>



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<iframe loading="lazy" title="Bari, Festa nazionale FdI, Zaffini (Senatore FdI): &quot;Bene risparmio su interessi debito pubblico&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/w1Q94NS2QVA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<iframe loading="lazy" title="Bari, Festa nazionale FdI, Longi (Deputata FdI): &quot;Continuare la strada attraendo investimenti&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/aIhRLc7su6U?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<iframe loading="lazy" title="Bari, Festa nazionale FdI, Bignami (Capogruppo Camera FdI): &quot;Obiettivo altri 1.413 giorni&quot;." width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/fF_2SBbz3-c?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Il capitolo delle riforme è stato affrontato da <strong>Guido Castelli</strong>, Senatore FdI e Commissario Straordinario per il sisma del 2016. Secondo Castelli il cambiamento climatico va affrontato puntando alla neutralità tecnologica senza aizzare il conflitto sociale. Dello stesso avviso il ministro dell&#8217;agricoltura <strong>Francesco Lollobrigida</strong>, dettosi entusiasta dei risultati raggiunti, deciso sulla strada di provvedimenti ad hoc per tanti settori cruciali che determinano la competitività dell&#8217;Italia nel mondo.</p>



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<iframe loading="lazy" title="Bari, Festa nazionale FdI, Castelli (Senatore FdI): &quot;Transizione senza conflitto e crescita&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/EYDanEiJCR8?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<iframe loading="lazy" title="Festa nazionale FdI, Lollobrigida: &quot;Proseguire su sicurezza, legalità e sburocratizzazione&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/COr91xau4w8?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Infine, della dimensione europea della politica di governo, hanno parlato l&#8217;eurodeputato di Fratelli D&#8217;Italia <strong>Carlo Fidanza</strong> e il ministro per gli Affari Europei <strong>Tommaso Foti</strong>. Fidanza ha ricordato che oggi in sede UE non è più solo l&#8217;Italia a palesare delle criticità economiche, che la transizione verde non deve essere penalizzante, ma soprattutto che ormai è l&#8217;Europa a seguire l&#8217;Italia sulle politiche migratorie. Il ministro Foti ha palesato la volontà di utilizzare tutti i Fondi di Coesione rimasti, ricordando i successi sullo spread e in generale sulla situazione finanziaria nazionale.</p>



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<iframe loading="lazy" title="Bari, Festa nazionale FdI, Foti (Ministro Affari Europei): &quot;Spendere tutti i Fondi di Coesione&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/ElVcHovI5GQ?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<iframe loading="lazy" title="Bari, Festa nazionale FdI, Fidanza (Europarlamentare FdI): &quot;Sull&amp;apos;immigrazione Bruxelles segue noi&quot;" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/ZKg2tfURoX4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>Riprese e montaggio di Rachele Maria Curti</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/governo-1-413-candeline-le-interviste-sul-campo-alla-festa-di-bari/">Governo, 1.413 candeline. Le interviste sul campo alla festa di Bari</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<title>Istruzione, Italia nelle retrovie in Europa: spesa al 4,3% del Pil e pochi laureati</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/politica/istruzione-italia-nelle-retrovie-in-europa-spesa-al-43-del-pil-e-pochi-laureati/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2026 09:01:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Italia investe nell’istruzione il 4,3% del Pil, sotto la media europea. Pesano il basso numero di laureati e le difficoltà nei test Pisa.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">L’Italia continua a investire nell’istruzione meno della media europea, mentre alla carenza di risorse si affiancano una quota di giovani laureati tra le più basse dell’Unione e difficoltà sul fronte delle competenze. A pochi giorni dalla riapertura delle scuole, l&#8217;economista Veronica De Romanis su <em>La Stampa</em> mette insieme i dati sulla spesa pubblica e quelli relativi al capitale umano del Paese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema assume un peso particolare alla luce delle prospettive demografiche. I giovani rappresentano ormai una minoranza della popolazione e, soprattutto rispetto al voto, hanno un peso inferiore alle altre fasce d’età. Allo stesso tempo, nei prossimi venticinque anni milioni di persone in età lavorativa andranno in pensione. In un Paese destinato ad avere meno lavoratori, investire sul capitale umano delle nuove generazioni diventa quindi una necessità, non una scelta.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La spesa italiana si ferma al 4,3% del Pil</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo gli ultimi dati disponibili, relativi al <strong>2023</strong>, l’Italia destina all’istruzione il <strong>4,3% del Pil</strong>, contro una media europea del <strong>4,7%</strong>. La distanza aumenta nel confronto con i Paesi che investono maggiormente: la Svezia arriva al <strong>7%</strong>, mentre Francia e Germania raggiungono rispettivamente il <strong>5,2% e il 4,8%</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le altre grandi economie europee, la <strong>Spagna spende il 4,3% del Pil</strong>, mentre il <strong>Portogallo supera il 4,5%</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ritardo italiano emerge ancora più chiaramente considerando quanto pesa l’istruzione sull’intera spesa pubblica. Nel nostro Paese la quota è pari al <strong>7,3%</strong>, rispetto all’<strong>8,1% della media europea</strong>. In Germania raggiunge il 9,4%, in Spagna il 9,2% e in Grecia l’8,1%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2024 si è però registrata un’inversione di tendenza. Secondo le stime preliminari, la quota italiana dovrebbe attestarsi <strong>attorno all’8% della spesa pubblica complessiva</strong>. L’aumento sarebbe riconducibile alle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza e alle maggiori spese per il personale legate ai rinnovi contrattuali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il recupero non sarebbe comunque sufficiente per tornare ai livelli precedenti alla pandemia: nel <strong>2019 i fondi per la scuola rappresentavano l’8,2% della spesa complessiva</strong>. Inoltre, una parte dell’aumento recente è legata a fattori temporanei, con il rischio che l’incidenza dell’istruzione torni a diminuire una volta esauriti i loro effetti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Solo il 31,1% dei giovani ha un titolo universitario</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il nodo delle risorse si accompagna a quello del livello di istruzione. Tra i <strong>25 e i 34 anni</strong>, soltanto il <strong>31,1% degli italiani possiede un titolo universitario</strong>, contro una media dell’Unione europea del <strong>44,8%</strong>. Nell’Ue soltanto la Romania registra un risultato peggiore, con il <strong>23,2%</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dato si inserisce proprio nel problema demografico: con milioni di lavoratori destinati ad andare in pensione nei prossimi venticinque anni e generazioni più giovani numericamente meno consistenti, la formazione diventa uno degli strumenti per aumentare qualità e produttività del capitale umano disponibile.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le difficoltà degli studenti nei test Pisa</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Un ulteriore elemento riguarda le competenze effettivamente acquisite. I <strong>test Pisa</strong>, le prove standardizzate utilizzate per misurare le competenze degli studenti in italiano, matematica e inglese, restituiscono un quadro problematico: in Italia <strong>appena uno studente su due comprende davvero ciò che legge o è in grado di svolgere operazioni di base</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’arretramento, inoltre, non riguarda tutti allo stesso modo. Le difficoltà si concentrano maggiormente nelle classi sociali inferiori e, in particolare, tra i maturandi, facendo emergere anche una questione di disuguaglianza nell’accesso a un’istruzione efficace.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da tempo, nelle raccomandazioni annuali l’Europa invita gli Stati ad aumentare gli investimenti nel capitale umano. Un obiettivo che assume un peso ancora maggiore in un’economia sempre più anziana, chiamata a puntare su una formazione di qualità e sulla capacità di valorizzare i talenti disponibili.</p>
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		<title>Bari, Meloni festeggia il governo più longevo e guarda al prossimo: «Noi insieme alle urne per le idee»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2026 18:51:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Bari è andata in scena la kermesse di Fratelli d'Italia per festeggiare il record di longevità del governo Meloni. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/bari-meloni-festeggia-il-governo-piu-longevo-e-guarda-al-prossimo-noi-insieme-alle-urne-per-le-idee/">Bari, Meloni festeggia il governo più longevo e guarda al prossimo: «Noi insieme alle urne per le idee»</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A&nbsp;Bari&nbsp;è andata in scena la kermesse di&nbsp;Fratelli&nbsp;d&#8217;Italia&nbsp;per festeggiare il record di longevità del governo Meloni. Presente, nel porto del capoluogo pugliese, lo &#8220;stato maggiore&#8221; di Fdi, con la squadra dei ministri al completo. A presentare l&#8217;evento è <strong>Marcello Gemmato</strong>, coordinatore di Fdi in Puglia.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Dopo l&#8217;intervento (in videocollegamento) dei vicepremier Tajani e Salvini, è salita sul palco la premier, la quale ha ripercorso le tappe fondamentali della legislatura, sottolineando punti fermi e orizzonti. Perché è chiaro che <strong>Giorgia Meloni</strong> insegue il bis per continuare il progetto, ma anche mettendo in chiaro un aspetto politico: <strong>no a eventuali governi tecnici, anche se dovesse essere senza di noi</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">La stagione delle nuove riforme, infatti, per Meloni non è archiviata e si dovrà perseguire. «La prima grande riforma», ha detto lei. è stata proprio la stabilità. Un dato che secondo la Presidente permette a un esecutivo di raggiungere i suoi obiettivi, ma anche «più tempo per essere giudicato». Il giudizio degli italiani è qualcosa da non sottovalutare, tuttavia Giorgia Meloni crede di poter <strong>mostrare all&#8217;elettorato che il centrodestra si coalizza sulle idee, le opposizioni invece solo per battere l&#8217;avversario</strong>.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;esecutivo, di fatto, oggi ha un consenso nei sondaggi più alto dell&#8217;inizio, prosegue il primo ministro, affermando che non si trova a Bari per festeggiare ma per testimoniare ancora il senso di responsabilità. A tratti, infatti, dal microfono sembrava di risentire il tono che aveva subito dopo aver vinto le elezioni. Non manca infatti un passaggio sulla legge elettorale da approvare, nella bozza un modello che il centrodestra sposa e ritiene funzionale a portare avanti l&#8217;attuale fase politica.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nel riavvolgere il nastro la presidente tocca quasi tutti i dossier: economia, immigrazione, sanità, famiglia, Europa. Su tutto, questo era prevedibile, il suo bilancio è positivo. Non si possono ad ogni modo ignorare i successi dell&#8217;export e dell&#8217;occupazione, ma i salari devono crescere, osserva lei. Soprattutto bisogna continuare a sostenere il Sud, allargando la Zes unica a tutto il territorio, una prospettiva su cui il PD è d&#8217;accordo e ciò fa ben sperare. Sulla sanità, invece, Meloni pensa a un nuovo Piano Sanitario da far entrare in vigore, che sia più adatto ai tempi. Un passaggio importante, anche quello sugli alloggi. Il recupero di almeno 60mila popolari e gli sgomberi restano priorità. Così come nuove misure per il caro carburanti. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Meloni ha anche posto l&#8217;accento sulla postura dell&#8217;Italia ai tavoli europei (sono stati presentati gli obiettivi per accedere alla decima rata del Pnrr). Ora a Bruxelles c&#8217;è rispetto e sull&#8217;immigrazione l&#8217;establishment ha sostanzialmente avallato le proposte di Fratelli D&#8217;Italia. Il futuro dipenderà dal comportamento degli italiani alle urne, tuttavia Meloni ci immagina anche il nucleare, per alleggerire costi energetici e dipendenza da altre nazioni.</p>
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		<title>Nevi: «Stabilità, meno tasse, investimenti». Il bilancio economico del governo Meloni e la sfida dell’ultima manovra</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/politica/nevi-stabilita-meno-tasse-investimenti-il-bilancio-economico-del-governo-meloni-e-la-sfida-dellultima-manovra/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Caruso]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2026 09:43:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per il portavoce nazionale di Forza Italia la tenuta dei conti e la credibilità internazionale sono il principale risultato della legislatura. Ora il centrodestra guarda a potere d’acquisto, crescita e competitività, con il debito pubblico ancora come principale vincolo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/nevi-stabilita-meno-tasse-investimenti-il-bilancio-economico-del-governo-meloni-e-la-sfida-dellultima-manovra/">Nevi: «Stabilità, meno tasse, investimenti». Il bilancio economico del governo Meloni e la sfida dell’ultima manovra</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">La stabilità politica come premessa della stabilità economica. È da qui che Raffaele Nevi, portavoce di Forza Italia, parte nel tracciare il bilancio del governo Meloni alla vigilia dell’ultimo anno di legislatura. Il risultato principale, nella sua lettura, è avere restituito all’Italia credibilità sui mercati attraverso una maggiore attenzione ai conti pubblici, modificando anche la percezione del Paese presso gli investitori internazionali. «Il problema dell’Europa non è più l’Italia», sintetizza Nevi, indicando proprio nella capacità di attrarre capitali uno dei presupposti per sostenere crescita e sviluppo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte interno, il secondo capitolo è quello fiscale. Forza Italia rivendica la riduzione della pressione su diverse fasce di reddito, la semplificazione e un cambiamento nel rapporto tra amministrazione e contribuente, anche attraverso strumenti come il concordato preventivo. Per Nevi si tratta di uno dei risultati più significativi dell’azione di governo, insieme alle misure a sostegno delle imprese e dell’occupazione, che avrebbero accompagnato la creazione di oltre un milione di posti di lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il quadro, riconosce però lo stesso esponente azzurro, è stato condizionato da fattori esterni. Inflazione, aumento dei prezzi delle materie prime e costi energetici hanno ridotto parte degli effetti delle politiche espansive e reso più difficile sostenere il potere d’acquisto. Sullo sfondo resta soprattutto il debito pubblico, definito da Nevi «il grande problema del nostro Paese», che continuerà a limitare gli spazi di bilancio anche nell’ultima fase della legislatura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella valutazione di Forza Italia rientrano anche il rinnovo dei contratti scaduti, l’avanzamento del Pnrr e la ripartenza delle infrastrutture. Proprio il Piano nazionale di ripresa e resilienza viene presentato come uno dei test superati dall’esecutivo, dopo i dubbi iniziali sulla capacità italiana di rispettare tempi e obiettivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La partita decisiva si sposta ora sulla prossima legge di bilancio. Il baricentro, secondo Nevi, dovrà restare su due assi: sostenere il reddito disponibile delle famiglie e rafforzare la capacità competitiva delle imprese. «Sostenere i consumi fa bene all’economia», osserva, mentre sul versante produttivo l’obiettivo è ridurre costi e pressione fiscale per permettere alle aziende italiane di competere sui mercati globali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le ipotesi indicate da Forza Italia ci sono l’estensione della seconda aliquota Irpef fino a 60 mila euro di reddito, interventi sul bollo auto per i veicoli di minore cilindrata, la detassazione delle tredicesime e un meccanismo fiscale più graduale per chi supera la soglia degli 85 mila euro prevista per il regime forfettario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Più complesso il capitolo delle coperture. Nevi guarda innanzitutto ai circa 1.800 miliardi di risparmio privato degli italiani, da orientare maggiormente verso imprese e infrastrutture, liberando così risorse pubbliche per sanità e politiche sociali. A questo affianca spending review, semplificazione amministrativa e un utilizzo più ampio del project financing. Per banche, assicurazioni ed eventualmente grandi operatori energetici, l’impostazione non sarebbe invece quella di un prelievo indiscriminato sugli extraprofitti, ma della ricerca di forme di compartecipazione alle politiche pubbliche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Resta infine la politica industriale. Nevi ammette che «si può sempre fare di più e meglio», ma individua una linea di continuità nelle misure per abbattere i costi produttivi e aumentare la competitività. Energia e ritorno al nucleare rappresentano, nella visione di Forza Italia, il nodo strategico dei prossimi anni: una transizione che dovrà restare sostenibile anche dal punto di vista economico. Per l’ultima parte della legislatura, dunque, la sfida sarà tenere insieme riduzione delle tasse, investimenti e sostegno sociale senza perdere il percorso di rientro dei conti pubblici.</p>
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		<title>«A Bari si celebra la longevità, ma sui problemi reali il governo è rimasto fermo», parla il senatore Daniele Manca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Telesio di Toritto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2026 09:02:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il capogruppo dem in Commissione Bilancio traccia il contro-bilancio economico del governo Meloni: industria, energia, crescita e sanità al centro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/bari-governo-daniele-manca/">«A Bari si celebra la longevità, ma sui problemi reali il governo è rimasto fermo», parla il senatore Daniele Manca</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il governo Meloni arriva all’appuntamento di Bari rivendicando il primato di durata nella storia repubblicana, insieme ai risultati ottenuti sul fronte dell’occupazione, dello spread e della credibilità sui mercati. Ma per Daniele Manca, senatore del Partito democratico e capogruppo in Commissione Bilancio, il conto economico di questi quasi quattro anni va misurato prima di tutto sulle condizioni reali di famiglie e imprese. «Rispetto a quattro anni fa, le famiglie e le imprese italiane si trovano con un carrello della spesa più alto, con bollette energetiche insostenibili e di fronte a una perdita del potere d’acquisto dei salari che è attorno al 6,1%». Il giudizio sulla celebrazione del 4 settembre è netto: «Più che un record di longevità, vedo un record di immobilismo e di fallimenti diffusi sui temi fondamentali del programma di mandato».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto, per Manca, è che ai dati positivi sul mercato del lavoro non è corrisposto un miglioramento altrettanto evidente della produttività e dei salari. «Con produttività bassa i salari continueranno a essere bassi e le imprese rischiano di essere sempre meno competitive nello scenario globale». Un problema che diventa ancora più rilevante se si considera la quantità di risorse arrivata con il Pnrr: «Tutto questo avviene con oltre 200 miliardi di euro di investimenti da Piano nazionale di ripresa e resilienza ereditati dai governi precedenti». Per il senatore dem, dunque, il passaggio decisivo è capire come utilizzare l’ultimo anno di legislatura per intervenire sui nodi economici ancora aperti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo è quello industriale. Secondo Manca, l’Italia sta affrontando contemporaneamente «le transizioni ambientali, sociali, energetiche e digitali senza un piano strategico dell’industria e della manifattura italiana». Una mancanza che pesa soprattutto in un Paese in cui la piccola e media impresa resta la spina dorsale del sistema produttivo e la manifattura rappresenta uno dei principali punti di forza. Tra le priorità indica un maggiore accesso al credito, il sostegno alla capitalizzazione delle imprese, l’attenzione alle filiere e soprattutto una politica energetica capace di accompagnare la transizione. La richiesta al governo è di utilizzare l’ultimo tratto della legislatura per costruire «un piano industriale sulle transizioni per dare uno sbocco al sistema manifatturiero italiano».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dentro questa strategia rientra necessariamente il caro energia, destinato a restare uno dei dossier centrali dell’autunno. Interventi come il taglio temporaneo delle accise vengono considerati insufficienti. «Siamo di fronte a misure tampone, a spot», sostiene Manca, secondo cui gli aiuti «non possono essere uguali per tutti» e andrebbero indirizzati soprattutto verso i settori più esposti, a partire dai trasporti e dalle attività industriali. A questo si aggiunge la necessità di accelerare sulle rinnovabili, sulle comunità energetiche e sulle semplificazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La stessa questione torna in vista della prossima legge di bilancio, l’ultima prima delle elezioni del 2027. Manca non esclude affatto una tassazione degli extraprofitti, misura che il Pd ha già sostenuto in passato, ma lega il giudizio all’utilizzo delle risorse. «Il problema è come si utilizzano le risorse: se si tassano gli extraprofitti per ricavare spazi per fare rottamazioni, concordati, condoni, non serve a nulla». La priorità, insiste, deve essere creare margini per investimenti capaci di aumentare competitività e crescita, anche perché proprio dalla crescita dipende la sostenibilità di un debito pubblico ancora molto elevato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E tra i capitoli sui quali concentrare le poche risorse disponibili Manca ne indica uno in particolare: la sanità. «Rischiamo di portare al collasso il sistema sanitario nazionale e universale». Un tema sociale, ma anche economico, perché un servizio sanitario efficiente riduce il peso che ricade direttamente sui bilanci familiari. «Garantire il diritto alla salute a prescindere dalla carta di credito e dalle condizioni economiche delle famiglie è l’Italia, è l’identità del nostro Paese», conclude.</p>
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