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	<title>Politica - The Watcher Post</title>
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	<description>Testata giornalistica online di analisi politica ed economica</description>
	<lastBuildDate>Mon, 22 Jun 2026 10:01:41 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Tra Trump, Europa e destra interna: la settimana in cui Meloni perde il ruolo di ponte e cerca quello di argine</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Telesio di Toritto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jun 2026 08:55:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La crisi con Trump, il ruolo dell’Europa e la sfida di Vannacci aprono una nuova fase politica per Giorgia Meloni tra diplomazia e consenso interno.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">La settimana politica si chiude con un’immagine molto diversa da quella su cui Giorgia Meloni aveva costruito una parte significativa della propria proiezione internazionale. Fino a pochi mesi fa la presidente del Consiglio poteva presentarsi come la leader europea più vicina a Donald Trump e, proprio per questo, come un possibile canale di comunicazione tra Washington e Bruxelles. Dopo il G7 di Évian e la polemica esplosa sulle parole del presidente americano, quello schema appare molto più fragile. Trump ha sostenuto in un’intervista a La7 che Meloni lo avrebbe «implorato» per una foto durante il vertice, aggiungendo di aver accettato perché gli avrebbe fatto pena. La premier ha reagito con una smentita durissima, definendo quelle frasi «completamente inventate» e chiudendo con una formula politica più che personale: «Io e l’Italia non supplichiamo nessuno». Non è soltanto un incidente diplomatico. È il segnale che il rapporto privilegiato con il trumpismo, finora utile a Meloni per accreditarsi come interlocutrice naturale della nuova amministrazione americana, può trasformarsi in un costo politico interno ed europeo. La cancellazione del viaggio negli Stati Uniti del ministro degli Esteri Antonio Tajani rafforza questa lettura: il caso non è stato trattato come una semplice scortesia personale, ma come un’offesa istituzionale all’Italia. Il punto è che la frizione arriva dopo settimane di divergenze sostanziali: l’Iran, l’Ucraina, i dazi, Gaza, il rapporto con gli alleati europei. Sul Medio Oriente, in particolare, Roma si muove dentro una strettoia evidente. Da un lato resta salda l’appartenenza al campo occidentale e il rapporto strategico con Washington; dall’altro l’Italia non può permettersi di aderire automaticamente a una linea americana percepita come unilaterale, soprattutto se la crisi con l’Iran rischia di colpire le rotte energetiche e commerciali, a partire dallo Stretto di Hormuz. È qui che il dossier internazionale diventa immediatamente politico: per un Paese manifatturiero, importatore netto di energia e già esposto alla volatilità dei prezzi, la guerra in Medio Oriente non è un capitolo estero ma una variabile diretta su inflazione, imprese, famiglie e consenso. Al G7 Meloni ha provato a tenere insieme due messaggi: unità dell’Occidente e tutela dell’interesse nazionale. Ma proprio il comportamento di Trump le ha imposto un salto di postura. Non più soltanto ponte tra Europa e Stati Uniti, ma possibile argine europeo a un alleato americano sempre meno prevedibile. Lo stesso passaggio si ritrova sul dossier ucraino. Al Consiglio europeo, l’Ue ha rivendicato un ruolo chiave in una futura soluzione diplomatica e la disponibilità a difendere i propri interessi nei negoziati di pace. È un punto coerente con la linea sostenuta da Meloni nei giorni precedenti: se la pace tra Ucraina e Russia dovrà produrre conseguenze sulla sicurezza europea, sulle garanzie a Kiev, sulle sanzioni e sulla ricostruzione, l’Europa non può limitarsi ad assistere a un negoziato deciso altrove. Anche qui, però, il problema è politico prima che diplomatico. Chiedere una voce europea autorevole significa riconoscere che il rapporto transatlantico non basta più come cornice automatica di stabilità. Significa anche esporsi al rischio di una contraddizione: Meloni ha costruito la sua credibilità internazionale sulla fedeltà atlantica, ma oggi deve dimostrare che quella fedeltà non coincide con la subordinazione. La risposta a Trump, per questo, funziona anche sul piano interno. Permette alla premier di spostare il conflitto dal terreno della simpatia ideologica a quello della dignità nazionale. E le consente di ricompattare temporaneamente una parte ampia del sistema politico, con reazioni di solidarietà arrivate non solo dalla maggioranza ma anche dalle istituzioni. Tuttavia la stessa settimana mostra che il fronte interno della destra non è più immobile. Lo scontro con Roberto Vannacci e Futuro Nazionale certifica l’apertura di una competizione identitaria alla destra di Fratelli d’Italia e della Lega. Meloni ha accusato i vannacciani di fare «il gioco della sinistra» e di non rappresentare la «vera destra», mentre Futuro Nazionale ha risposto parlando apertamente di guerra politica. È un passaggio rilevante perché avviene proprio mentre la premier è costretta a muoversi come leader istituzionale, europea e atlantica, cioè dentro un perimetro di responsabilità che inevitabilmente riduce lo spazio della destra di opposizione. Più Meloni si presenta come garante della collocazione occidentale dell’Italia e della tenuta europea, più lascia scoperto un segmento di elettorato attratto da una linea più radicale su sovranità, immigrazione, identità e rapporto con Bruxelles. La novità della settimana è dunque questa: la politica estera non rafforza automaticamente Meloni, ma la obbliga a ridefinire il suo equilibrio. Con Trump non può più permettersi un allineamento simbolico senza condizioni; con l’Europa deve dimostrare che l’Italia non chiede solo di essere inclusa nei tavoli, ma è in grado di incidere sui dossier; con la destra interna deve evitare che la normalizzazione di governo venga letta come arretramento identitario. La crisi con Trump, paradossalmente, può offrirle una via d’uscita: trasformare la distanza dal presidente americano in una prova di autonomia nazionale. Ma è una linea sottile, perché il governo dovrà continuare a trattare con Washington su difesa, commercio, NATO, energia e sicurezza. La settimana racconta quindi meno una rottura definitiva che un cambio di fase. Meloni non può più vivere di rendita sulla vicinanza personale al trumpismo, né può limitarsi a invocare un ruolo europeo dell’Italia senza misurarsi con il costo politico di quella ambizione. Il vero tema, da oggi, è se Palazzo Chigi riuscirà a trasformare questa frizione in autorevolezza o se finirà per restare schiacciato tra un’America più aggressiva, un’Europa ancora incerta e una destra italiana che torna a muoversi sul terreno della competizione interna.</p>
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		<title>Trump: &#8220;implorato da Meloni per una foto&#8221;, la premier risponde, asse Italia-Usa incandescente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 11:04:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fa discutere la telefonata esclusiva di Donald Trump trasmessa da L’Aria che Tira su La7. Nel colloquio con il corrispondente dalla Casa Bianca Daniele Compatangelo,...</p>
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<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Fa discutere la telefonata esclusiva di Donald Trump trasmessa da L&#8217;Aria che Tira su La7. Nel colloquio con il corrispondente dalla Casa Bianca Daniele Compatangelo, l&#8217;ex presidente degli Stati Uniti ha commentato il recente incontro con Giorgia Meloni avvenuto durante il G7. Alla domanda sul faccia a faccia con la premier italiana, Trump ha risposto con parole particolarmente pungenti. Secondo quanto riportato, avrebbe affermato che Meloni lo avrebbe &#8220;implorato&#8221; di scattare una foto insieme, aggiungendo di aver accettato soltanto perché gli avrebbe fatto «pena». </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nel corso dell&#8217;intervista, Trump ha poi affrontato anche il tema della guerra in Ucraina, sostenendo di voler soltanto la pace e prendendo le distanze dal negoziato. Non sono mancate critiche all&#8217;Europa, accusata di aver commesso gravi errori nelle politiche energetiche e nella gestione dell&#8217;immigrazione. Le dichiarazioni rilanciano il dibattito sui rapporti tra la leader italiana e l&#8217;ex presidente americano, pochi giorni dopo il vertice internazionale che li aveva visti nuovamente fianco a fianco.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>La replica di Meloni</strong><br>«Io e l’Italia non imploriamo mai»: Non si è fatta attendere la replica di <strong>Giorgia Meloni</strong>, in un video su Instagram con cui risponde alle parole che&nbsp;Donald Trump, affermando: «Sono dichiarazioni inventate, sono allibita».</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Intervenuto anche il Ministro degli Esteri <strong>Antonio Tajani</strong> con un post su X.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">Le gravi e offensive parole del Presidente Trump nei confronti del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni offendono tutta l’Italia. Per questo motivo ho deciso di annullare la mia visita negli Stati Uniti prevista per i prossimi 21 e 22 giugno.</p>&mdash; Antonio Tajani (@Antonio_Tajani) <a href="https://x.com/Antonio_Tajani/status/2067915395764244672?ref_src=twsrc%5Etfw">June 19, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>La maggioranza condanna</strong><br>«I deliri di Trump su Giorgia Meloni sono solo l&#8217;ultimo episodio di attacchi e insulti rivolti ai leader europei. Non si capisce se per volonta&#8217; o per inettitudine sta rovinando gli storici rapporti tra Stati Uniti ed Europa. Con le sue uscite inopportune e&#8217; riuscito nel non facile intento di rendere gli Usa invisi all&#8217;intero continente europeo, danneggiando non solo l&#8217;Europa ma soprattutto gli Stati Uniti». così <strong>Giovanbattista Fazzolari</strong>, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega per l&#8217;Attuazione del programma di governo.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Lo sfondo della vicenda</strong><br>Le dichiarazioni di Trump sono di per sé degne di nota e, veritiere o meno, rappresentano un chiaro sgarbo istituzionale. Non è chiaro se l&#8217;uscita del Tycoon sia un messaggio politico, che trae origine dalle ultime dinamiche tra lui e la Presidente del Consiglio, con gli esteri come filo conduttore. Guerra in Iran e Vaticano, stallo in Ucraina. Meloni aveva assunto un atteggiamento titubante su questi dossier, non esplicitando la disponibilità italiana a concedere l&#8217;uso delle basi navali per la guerra nel Golfo Persico, mentre il Vaticano non mancava di additare l&#8217;azione violenta. Prima di ciò, i due leader avevano parlato in modo aperto di come risolvere la questione dazi per quanto riguarda l&#8217;Unione Europea e l&#8217;Italia. Oggi quella fase sembra archiviata e tra Roma e Washington la dialettica politica a volte risulta senza mezze misure.</p>
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		<title>Pubblica Amministrazione, torna a crescere la fiducia degli italiani</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/politica/pubblica-amministrazione-cresce-fiducia-italiani/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Telesio di Toritto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 10:38:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal Country Report della Commissione europea emerge un netto miglioramento della percezione della Pubblica amministrazione italiana.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato per L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è un indicatore che raramente entra nel dibattito economico ma che incide direttamente sulla capacità di un Paese di crescere, attrarre investimenti e sostenere la competitività delle imprese: la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Perché dietro ogni autorizzazione, ogni pratica amministrativa, ogni investimento pubblico o privato, esiste una variabile spesso invisibile ma decisiva: la qualità percepita della macchina amministrativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È in questa prospettiva che assume particolare rilevanza quanto emerge dal Pacchetto di Primavera del Semestre Europeo 2026. Nel Country Report dedicato all&#8217;Italia, la Commissione europea registra un miglioramento significativo della percezione della Pubblica amministrazione da parte dei cittadini. La quota di coloro che considerano l&#8217;amministrazione pubblica eccessivamente complessa e gravata dalla burocrazia si è ridotta di 14 punti percentuali rispetto al 2023. Oggi i giudizi negativi si attestano al 39%, sostanzialmente in linea con la media europea del 38%.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il dato va letto oltre il suo valore statistico. Per anni la burocrazia italiana è stata considerata uno dei principali fattori di freno alla produttività del sistema economico. Tempi lunghi, procedure complesse e frammentazione amministrativa hanno rappresentato costi indiretti per cittadini e imprese, incidendo sulla capacità di realizzare investimenti e di cogliere opportunità di crescita. Il fatto che la percezione stia cambiando suggerisce che una parte delle trasformazioni avviate negli ultimi anni stia iniziando a produrre effetti tangibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non si tratta soltanto di un tema di soddisfazione degli utenti. Le istituzioni internazionali considerano da tempo la qualità amministrativa una componente strutturale della competitività di un Paese. Un&#8217;amministrazione efficiente riduce l&#8217;incertezza, accelera i processi decisionali e migliora l&#8217;ambiente economico in cui operano imprese e investitori. In questo senso la fiducia diventa un indicatore economico prima ancora che politico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Commissione europea individua alcuni elementi specifici che hanno contribuito al miglioramento. Tra questi figura la crescente fiducia di cittadini e imprese nella capacità della Pubblica amministrazione di gestire dati e informazioni secondo criteri di sicurezza e responsabilità. Un aspetto particolarmente rilevante in una fase in cui digitalizzazione, interoperabilità e utilizzo dei dati rappresentano infrastrutture essenziali per il funzionamento dell&#8217;economia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto a questo, Bruxelles riconosce i progressi compiuti sul fronte della semplificazione amministrativa. Il riferimento è alla digitalizzazione degli sportelli pubblici, all&#8217;interoperabilità delle banche dati e agli strumenti introdotti per rendere più trasparente il rapporto tra amministrazione e utenti, come il portale Italia Semplice.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma il punto non è soltanto tecnologico. Ciò che emerge dal rapporto europeo è un cambiamento più profondo: la Pubblica amministrazione non viene più valutata esclusivamente per la sua capacità di gestire procedure, ma per il contributo che può offrire alla competitività del sistema economico. Ridurre tempi, costi e complessità amministrative significa infatti migliorare l&#8217;ambiente in cui operano imprese e investitori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È qui che il dato sulla fiducia assume un significato che va oltre la percezione dei servizi pubblici. Perché una macchina amministrativa più efficiente non rappresenta soltanto un obiettivo di buon governo, ma una condizione sempre più rilevante per sostenere investimenti, accelerare i processi decisionali e rafforzare la capacità di crescita del Paese. In un&#8217;Europa che misura sempre di più la propria competitività sulla qualità delle istituzioni, anche l&#8217;efficienza della Pubblica amministrazione diventa un indicatore economico.</p>
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		<title>Zangrillo: «La nostra PA: merito, giovani e competenze per costruire l’amministrazione del futuro»</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/politica/zangrillo-la-nostra-pa-merito-giovani-e-competenze-per-costruire-lamministrazione-del-futuro/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Caruso]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 14:09:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il ministro della Pubblica amministrazione rivendica la svolta sui contratti, il ricambio generazionale e la semplificazione. «In tre anni assunte 641mila persone, più della metà under 40. Ora la sfida è consolidare il cambiamento e investire nelle competenze».</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em><br><br>La Pubblica amministrazione italiana sta attraversando una delle trasformazioni più profonde degli ultimi decenni. Dalla stagione dei rinnovi contrattuali alla semplificazione amministrativa, dal ricambio generazionale all’utilizzo dell’intelligenza artificiale, il Governo punta a costruire una macchina pubblica più attrattiva, più efficiente e più vicina a cittadini e imprese. Paolo Zangrillo, ministro per la Pubblica amministrazione, ripercorre i risultati raggiunti e le sfide che attendono il settore nei prossimi anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ministro, per la prima volta un contratto delle Funzioni centrali viene firmato nel triennio di competenza. Qual è la portata di questo risultato?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«È un risultato che conferma l’attenzione del Governo verso i dipendenti pubblici. Per anni i rinnovi contrattuali sono arrivati in ritardo o non sono arrivati affatto. Noi abbiamo scelto di garantire continuità e tempi certi, perché una Pubblica amministrazione attrattiva passa anche dalla valorizzazione delle persone. Partendo dallo stanziamento di 30 miliardi, dopo aver chiuso il rinnovo 2019-2021 ereditato dai governi precedenti, abbiamo proseguito con la tornata 2022-2024 e avviato tempestivamente quella successiva del triennio 2025-2027 nel primo anno di competenza, un fatto senza precedenti. Ad oggi abbiamo già ottenuto la firma dei rinnovi per i comparti Istruzione e Ricerca e martedì quelli delle Funzioni Centrali».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lei ha spesso parlato della necessità di rendere la PA un luogo attrattivo per i giovani. Secondo lei ci state riuscendo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Uno dei problemi che ho trovato nel 2022 riguardava i tempi dei concorsi. La durata media era superiore ai due anni. Era impensabile essere competitivi sul mercato del lavoro con procedure così lunghe e farraginose. Abbiamo digitalizzato i processi, creato il portale InPA, unica porta di accesso ai concorsi pubblici, con il risultato di ridurre i tempi medi di attesa a quattro-cinque mesi. Questo ci ha consentito di assumere, tra il 2023 e il 2025, circa 641mila persone. Per la prima volta dopo quindici anni, la curva dei dipendenti pubblici torna a salire e più della metà dei nuovi assunti ha meno di quarant’anni. L’età media dei dipendenti pubblici nel 2021 era arrivata a 52 anni a causa del blocco del turnover; oggi siamo scesi a 48. È un dato importante perché dimostra che i giovani hanno ricominciato a guardare alla Pubblica amministrazione come a una concreta opportunità professionale».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Che cosa cercano oggi i giovani che entrano nella Pa?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Non cercano il posto fisso. Ai giovani di oggi il posto fisso interessa molto meno di quanto si pensi. Cercano organizzazioni che investano su di loro, che offrano opportunità di crescita, formazione, responsabilità e valorizzazione del merito. Vogliono essere valutati per quello che sanno fare e per i risultati che raggiungono. In questi anni abbiamo lavorato proprio per costruire una Pubblica amministrazione capace di rispondere a queste aspettative. Oggi la PA può competere con il settore privato nell’attrarre talenti e i giovani che sono entrati e stanno contribuendo in maniera significativa a cambiarne il volto».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Merito del Pnrr?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Il contributo è stato fondamentale. Abbiamo avuto a disposizione circa 1,2 miliardi di euro e oggi abbiamo impegnato quasi il 90% delle risorse. Le abbiamo utilizzate per ripensare il reclutamento, rafforzare la formazione, innovare la gestione del personale e accelerare la digitalizzazione dei nostri processi».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cosa ha cambiato culturalmente il Pnrr?</strong><br>«Ci ha insegnato a lavorare per obiettivi e soprattutto per tempi. Abbiamo acquisito quello che nel privato viene definito il senso di “urgenza”. Sapere che un obiettivo deve essere raggiunto entro una determinata scadenza cambia il modo di lavorare e costringe l’organizzazione a essere più efficace».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Una volta conclusa la stagione del Pnrr, quali saranno le priorità?<br></strong>«La prima sfida è consolidare ciò che abbiamo realizzato. Tutti gli strumenti introdotti devono diventare patrimonio stabile della Pubblica amministrazione: questa è la priorità dei nostri dirigenti. La seconda riguarda il rapporto con cittadini e imprese. In questi anni abbiamo investito molto sul capitale umano, perché crediamo che un’amministrazione efficace dipenda prima di tutto dalle persone. Ora dobbiamo continuare a migliorare la qualità dei servizi e la relazione con gli utenti, rendendo la Pa sempre più semplice e accessibile. Una pubblica amministrazione più efficiente incide sulla qualità della nostra democrazia».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La semplificazione resta una delle principali richieste del sistema produttivo.<br></strong>«Abbiamo realizzato circa 500 interventi di semplificazione amministrativa. Ma la vera innovazione è stata nel metodo. In passato si cercava di semplificare restando chiusi nei nostri uffici, con un approccio autoreferenziale. Noi abbiamo deciso di andare nei territori, incontrare imprese, associazioni di categoria, istituzioni locali e cittadini. Abbiamo chiesto direttamente a loro quali fossero gli ostacoli da rimuovere. Le semplificazioni che abbiamo approvato nascono da questo confronto. Inoltre, abbiamo creato il portale Italia Semplice, che raccoglie e organizza tutte le misure adottate. La semplificazione, però, non è un obiettivo che si raggiunge una volta per tutte. È un processo continuo, perché la società evolve e le regole devono evolvere insieme ad essa».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>In questo processo di semplificazione che ruolo avrà il merito?</strong><br>«Le posso anticipare che la prossima settimana, martedì o mercoledì, sarà in Senato il passaggio definitivo di un disegno di legge che rivoluziona la Pubblica amministrazione anche dal punto di vista del merito. Per la prima volta nella storia repubblicana avremo la possibilità che i dirigenti della Pubblica amministrazione propongano la crescita dei propri collaboratori».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E cosa cambierà?<br></strong>«Oggi nella Pa si avanza di carriera o per anzianità o perché si partecipa e si vince un concorso. Io penso che questo sistema sia monco. Non è detto che chi studia meglio e supera meglio i concorsi sia poi più bravo a far accadere le cose. Dobbiamo valutare il merito delle persone non in ragione dei titoli che accumulano, ma in ragione delle cose che sanno far accadere. Voglio dare la possibilità ai dirigenti di valutare i propri collaboratori e dire: questo è bravo e lo voglio promuovere a dirigente. Oggi tutto ciò nella Pa non è possibile».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Quanto conta la formazione in questo processo di modernizzazione?<br></strong>«Per me la formazione è un tema strategico non solo per la Pa ma per l’intero Paese. Per questo abbiamo introdotto l’obiettivo minimo di quaranta ore annue di formazione e abbiamo costruito strumenti adeguati per raggiungerlo. Oggi siamo arrivati a 41 ore medie per dipendente. Attraverso la piattaforma Syllabus coinvolgiamo quasi un milione di dipendenti pubblici e oltre diecimila amministrazioni. È un investimento fondamentale perché il cambiamento tecnologico impone un aggiornamento continuo delle competenze».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Che ruolo avranno digitalizzazione e IA nella PA del futuro?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Un ruolo sempre più importante. L’intelligenza artificiale ci consente di automatizzare attività ripetitive e di gestire grandi quantità di dati, liberando risorse per compiti che richiedono valutazione e responsabilità. Ma non può sostituire l’uomo: deve essere uno strumento al suo servizio. Un esempio è Camilla, l’assistente virtuale che aiuta i candidati a orientarsi tra i concorsi pubblici, fornendo in pochi secondi informazioni la cui disponibilità prima richiedeva molto più tempo. Però bisogna sempre ricordare che l’intelligenza artificiale è un grande acceleratore di sviluppo, ma deve essere sempre regolata dall’uomo con solidi principi etici. E in questo il Governo italiano si sta già muovendo tempestivamente».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sul fronte politico, Forza Italia sta attraversando una fase di rinnovamento. I congressi territoriali possono diventare l’occasione per costruire una nuova proposta in vista del 2027?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Tutte le organizzazioni devono sapersi rinnovare. Forza Italia sta affiancando nuove competenze e nuovi volti all’esperienza maturata in questi anni, senza rinunciare ai propri valori. I congressi regionali rappresentano un momento di confronto e di preparazione della proposta politica con cui affronteremo le prossime sfide».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le recenti amministrative hanno riacceso il confronto tra centrodestra e campo largo. Qual è la sua lettura?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">«Dopo il referendum qualcuno aveva dato per conclusa l’esperienza di questo Governo. Le amministrative hanno dimostrato che non è così. Il centrodestra continua a raccogliere un alto gradimento, mostra una forte capacità di coesione e sta lavorando a una proposta politica che tenga conto delle trasformazioni economiche e sociali in corso».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E Vannacci?<br></strong>«Oggi le sue posizioni appaiono difficilmente compatibili con il sistema di valori del centrodestra di governo. Per far parte di una coalizione serve una visione comune. In questo momento Vannacci segue un percorso autonomo, anche se manca ancora un anno e mezzo alla fine della legislatura: in politica è un tempo molto lungo e tante cose possono cambiare».</p>
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		<title>Market abuse, il Senato valuta soglie penali per insider trading</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/politica/market-abuse-soglie-rilevanza-penale-tuf-senato/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 12:39:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La commissione Giustizia del Senato propone soglie di rilevanza penale per market abuse nella riforma del Tuf, per evitare il doppio binario sanzionatorio.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Torna sul tavolo del Parlamento la questione delle soglie di rilevanza penale per insider trading e manipolazione del mercato. La commissione Giustizia del Senato si appresta a votare, questa settimana, un parere di maggioranza che propone l&#8217;introduzione, nel decreto legislativo di revisione del Testo unico della finanza – o in un provvedimento separato – di una componente penale accanto a quella amministrativa già esistente. Il perimetro è quello degli articoli 184 e 185 del Tuf, e l&#8217;obiettivo dichiarato è scongiurare che la stessa condotta venga punita due volte: sul piano amministrativo, con le sanzioni inflitte da Consob, e su quello penale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto critico riguarda il principio del ne bis in idem, una lesione tanto più grave perché le sanzioni amministrative hanno raggiunto un livello di severità tale da risultare, nei fatti, equiparabili a quelle penali. I relatori puntano quindi a individuare specifiche soglie capaci di delimitare con precisione il confine tra area di rilevanza penale e sfera dell&#8217;illecito amministrativo, con conseguenze immediate anche sulla disciplina procedurale, sia amministrativa che penale. La mancata considerazione di questa dimensione, scrivono i relatori, «determina una non compiuta attuazione della delega, nella parte in cui essa impone un coordinamento tra i diversi livelli sanzionatori, nonché il permanere di ambiti di sovrapposizione tra illecito amministrativo e reato, in particolare nei settori degli abusi di mercato, con il correlato rischio di persistenza di cumuli sanzionatori, con possibili criticità anche alla luce del principio di ne bis in idem, espressamente richiamato dalla delega».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il precedente del falso in bilancio</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando si parla di soglie di rilevanza nel campo del diritto penale societario, è inevitabile il parallelo con la disciplina del falso in bilancio nelle società quotate e non quotate, introdotta nel 2002 dal governo Berlusconi e oggetto di fortissime polemiche per l&#8217;effetto di depenalizzazione che ne derivò. Una previsione poi cancellata nel 2015.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I relatori sottolineano inoltre che proprio il settore degli abusi di mercato costituisce un ambito nel quale il rapporto tra sanzioni penali e amministrative è stato oggetto di un&#8217;elaborazione giurisprudenziale significativa, anche a livello sovranazionale, «rendendo particolarmente avvertita l&#8217;esigenza di un intervento sistematico e coordinato».</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le altre proposte della bozza</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le ulteriori osservazioni contenute nella bozza di parere figura quella di estendere l&#8217;ambito applicativo del nuovo articolo 194-bis.01 sulle violazioni non rilevanti, eliminando il riferimento a una sanzione amministrativa pecuniaria minima di 10.000 euro, sopra la quale le violazioni si considerano in ogni caso rilevanti. Per l&#8217;applicazione concordata delle sanzioni amministrative, viene proposto un eventuale sconto di un quinto nel massimo ma mai sotto il minimo, considerazione della dimensione attualmente prevista per i relatori, che dovrebbe essere allargata alle violazioni commesse dalle società di revisione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte della pubblicazione delle sanzioni, la bozza di parere prevede che Banca d&#8217;Italia e Consob possano escludere la pubblicazione del provvedimento sanzionatorio anche quando è necessario assicurare la proporzionalità rispetto a misure considerate di scarsa rilevanza, in linea con quanto previsto dalla normativa europea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, andrebbe chiarito che l&#8217;ingiunzione di pagamento può essere adottata «in alternativa» alla confisca in senso stretto, non come modalità esecutiva di quest&#8217;ultima, ma come sanzione accessoria di importo pari al profitto medesimo, da infliggere.</p>
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		<title>Vannacci e il solito populismo. Un’analisi della comunicazione sempre uguale</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/politica/vannacci-populismo-analisi-comunicazione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 10:49:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I Sondaggi danno Futuro Nazionale già intorno al 5% </p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Sono il generale Vannacci e sono venuto per sconquassare lo scenario politico italiano tutto. I Sondaggi danno Futuro Nazionale già intorno al 5% &#8211; a discapito della Lega &#8211; ma c&#8217;è molto di più dei numeri. Anche perché quelli, ad onor del vero, quando si parla di politica non rispondono a logiche squisitamente matematiche (ci torniamo tra poco). L&#8217;ascesa di Vannacci, infatti, è anche e soprattutto il ripetersi, come in un eterno ritorno dell&#8217;uguale alla Nietzsche, di un pattern comunicativo ben preciso che pareva sbiadito ma che sta impetuosamente tornando in auge: il populismo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lo storytelling populista</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Che cos&#8217;è il populismo? La letteratura scientifica, su questo, si è espressa in tutte le salse. Facciamola semplice: il populismo è una ideologia sottile che divide il mondo in due parti. Da una parte c&#8217;è il popolo virtuoso, dall&#8217;altra l&#8217;élite corrotta. La comunicazione populista, poi, aggiunge un tassello fondamentale che dà senso e cornice: il nemico. L&#8217;immigrato venuto a minacciare il popolo e che è supportato, in questa opera dall&#8217;élite, quindi da coloro che stanno al governo. Dal capitano al generale, da Salvini a Vannacci. E nel mezzo la Meloni. Questo storytelling è stato utilizzato da tante e tanti, ciclicamente. Nulla di nuovo, quindi. Eppure, quando si ripresenta, risulta sempre incredibilmente appetibile per alcuni elettori. Facendo esso leva su emozioni primordiali dell&#8217;essere umano: la paura, l’odio, la minaccia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gli spazi si riempiono (velocemente)</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In politica gli spazi si riempiono in fretta. Quando Salvini faceva exploit &#8211; ricordiamo il 34% alle Europee del 2019 &#8211; era Meloni a sorpassarlo a destra. Ora che Giorgia è Premier, ci ha pensato Vannacci a riempire quel vuoto togliendo questo ruolo alla Lega. Che ha, dal canto suo, il peggiore dei punti deboli per un posizionamento politico: il non essere credibile. Risultanza dell&#8217;essere sulla scena &#8211; anche e spesso con posizioni di potere &#8211; da ormai troppo tempo. È il fascino della novità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Triangolazioni, reframe, toni duri. Vannacci si posiziona</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Acquisita notorietà e attenzione, Vannacci cerca ora di trasformarla in posizionamento. Va da Fedez e va dalla Gruber, dimostrandosi eclettico e attivo su tutti i fronti. E lo fa dettando la cornice narrativa, anzi ridisegnandola. Io destra estrema? No, destra autentica &#8211; ha detto ospite di Otto e Mezzo. Un tentativo di ridisegnare la linea. E lo fa anche triangolando. Erano gli anni &#8217;90 e Dick Morris, consulente del Presidente Clinton, coniò questo termine &#8211; triangolazione &#8211; per spiegare quell&#8217;asset comunicativo che mira a collocarsi tra i temi della maggioranza e quelli dell&#8217;opposizione. Un pertugio lungo la terza via. Ed ecco che Vannacci, che è evidentemente di destra, si mette a parlare di salario minimo. Prendo in prestito la battaglia dal campo progressista e mettendo in imbarazzo la coalizione di centrodestra ormai obbligata a riconoscere Vannacci e a ragionare, tra esclusione e annessione, cose farne.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cosa farà </strong><strong>Meloni</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Un dubbio evidente e legittimo che però, al momento, nella coalizione di centrodestra stanno nascondendo. Meloni dice che Vannacci sta facendo, così, il gioco del campo progressista. E Tajani le fa eco. Il tentativo sembra chiaro: escludere il generale e fare leva sulla percezione del &#8220;voto utile&#8221;. Dire cioè all&#8217;elettorato di destra &#8211; &#8220;quella autentica&#8221; cit. &#8211; un voto a Vannacci sarebbe un voto sprecato, utile solo a ridurre le distanze tra centrodestra e centrosinistra. Invitare Vannacci nella coalizione? Come detto prima: non è un calcolo matematico. 2+2 non sempre fa 4 in politica. Un ingresso di Vannacci nella coalizione non porterebbe, sic et simpliciter, quel potenziale 5% dentro. Alcuni elettori che vedevano in lui la svolta a destra, potrebbero restare delusi e abbandonarlo. Così come le anime moderate del centrodestra, che è ampio ed eterogeneo, potrebbero storcere il naso dinanzi a una operazione di questo tipo. Lupi (Noi Moderati) l&#8217;ha detto chiaramente: siamo agli antipodi.</p>
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		<title>Tra ambizioni europee e nuovi equilibri interni: la fase due della politica italiana</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/politica/tra-ambizioni-europee-e-nuovi-equilibri-interni-la-fase-due-della-politica-italiana/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Telesio di Toritto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jun 2026 08:25:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le fase due della politica italiana: a consenso conquistato si cerca influenza politica sia internazionale sia interno alla maggioranza</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Le fasi politiche raramente cambiano all&#8217;improvviso. Più spesso si trasformano gradualmente, fino a quando una serie di segnali apparentemente scollegati iniziano a raccontare una storia diversa. È quello che sta accadendo oggi in Italia. Mentre il governo continua a beneficiare di una stabilità che rappresenta ormai un&#8217;anomalia positiva nel panorama politico nazionale degli ultimi anni, iniziano a emergere dinamiche che suggeriscono l&#8217;ingresso in una nuova fase. Una fase nella quale la sfida non è più soltanto mantenere il consenso conquistato, ma trasformarlo in influenza politica, sia sul piano internazionale sia all&#8217;interno degli stessi equilibri della maggioranza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le recenti prese di posizione di Giorgia Meloni sul ruolo dell&#8217;Europa nei grandi dossier internazionali vanno lette dentro questo quadro. La richiesta che l&#8217;Unione europea si presenti con una voce unica nei negoziati sulla guerra in Ucraina e nelle principali crisi geopolitiche non rappresenta soltanto una questione diplomatica. Dietro il dibattito sui formati negoziali e sulla partecipazione italiana ai tavoli più ristretti si intravede un obiettivo più ambizioso: accrescere il peso politico dell&#8217;Italia in una fase nella quale sicurezza, difesa, energia e relazioni internazionali stanno tornando a occupare il centro dell&#8217;agenda europea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto non riguarda soltanto la politica estera. In un contesto segnato dall&#8217;incertezza internazionale, dalla prosecuzione del conflitto in Ucraina, dalle tensioni in Medio Oriente e dalla ridefinizione dei rapporti tra Europa e Stati Uniti, la capacità di incidere nei processi decisionali diventa anche una leva economica. Le grandi scelte su energia, investimenti industriali, difesa comune e competitività europea saranno infatti strettamente legate ai nuovi equilibri geopolitici. Per questo motivo la partita che Roma sta giocando non è semplicemente quella della rappresentanza, ma quella della rilevanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una trasformazione significativa rispetto alla postura che ha caratterizzato gran parte della politica italiana negli ultimi anni. Se nella fase iniziale del governo l&#8217;obiettivo principale era consolidare la credibilità internazionale e rassicurare alleati e mercati, oggi sembra emergere una strategia diversa: passare da partner affidabile a protagonista riconosciuto. È un salto che comporta inevitabilmente maggiori responsabilità ma anche maggiori aspettative.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parallelamente, però, qualcosa si muove anche sul fronte interno. Dopo quasi quattro anni di governo, il centrodestra entra in una dinamica che ha accompagnato molte coalizioni europee rimaste a lungo al potere. Quando viene meno la pressione immediata dell&#8217;alternanza, la competizione tende progressivamente a spostarsi all&#8217;interno della stessa maggioranza. Le tensioni non riguardano più soltanto il confronto con l&#8217;opposizione, ma la ridefinizione degli spazi politici tra le diverse anime della coalizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo senso la crescente visibilità di Roberto Vannacci rappresenta un segnale interessante. Al di là dei numeri e delle prospettive elettorali, la sua presenza evidenzia l&#8217;esistenza di uno spazio politico che prova a posizionarsi alla destra di Fratelli d&#8217;Italia sui temi dell&#8217;identità nazionale, dell&#8217;immigrazione, del rapporto con Bruxelles e della sovranità. Più che una minaccia immediata, si tratta di un indicatore delle trasformazioni in corso dentro l&#8217;elettorato conservatore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È qui che i due piani, quello internazionale e quello domestico, finiscono per sovrapporsi. Più Meloni rafforza il proprio profilo istituzionale e la propria collocazione nei grandi equilibri occidentali, più cresce il rischio che una parte dell&#8217;elettorato più radicale cerchi nuovi punti di riferimento. È una dinamica osservata in numerosi Paesi europei: il governo tende naturalmente a moderare le proprie posizioni per confrontarsi con i vincoli della realtà, mentre nuovi soggetti politici tentano di occupare gli spazi lasciati scoperti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vera questione della settimana, dunque, non riguarda soltanto il ruolo dell&#8217;Italia in Europa né la crescita di nuove figure nel campo conservatore. Riguarda piuttosto l&#8217;ingresso della politica italiana in una fase diversa rispetto a quella vissuta negli ultimi anni. Una fase nella quale la stabilità non è più il traguardo da raggiungere, ma il punto di partenza da cui costruire una maggiore influenza internazionale e gestire nuove forme di competizione interna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il governo si apre così una sfida più complessa rispetto a quella affrontata finora. Da un lato dimostrare che l&#8217;Italia può ambire a un ruolo più centrale nelle grandi decisioni europee, dall&#8217;altro mantenere coesa una maggioranza che inevitabilmente inizia a misurarsi con le tensioni generate dalla lunga permanenza al potere. È dentro questa doppia tensione, tra ambizione esterna ed equilibrio interno, che si giocherà una parte rilevante della prossima stagione politica italiana.</p>
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		<item>
		<title>Pane, alla Camera il nodo della concorrenza: la sfida è conciliare tradizione e innovazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 14:03:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La nuova legge riconosce la freschezza del pane da completamento di cottura ma mantiene l’obbligo di confezionamento. Al centro del dibattito libertà di scelta, costi per le imprese e sostenibilità della filiera.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>(Articolo pubblicato su L&#8217;Economista, inserto de Il Riformista)</em><br>Mentre la Commissione Agricoltura della Camera avvia l’esame della nuova Legge sul pane, il dibattito rischia di fermarsi a una contrapposizione ideologica tra tradizione artigianale e innovazione produttiva. Un approccio che non fotografa più il mercato reale né le abitudini di consumo degli italiani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi anni il consumo di pane è profondamente cambiato. Sono cambiati gli orari di acquisto, i modelli familiari, le esigenze della grande distribuzione e persino il modo in cui il consumatore percepisce il concetto di “freschezza”. In questo scenario si è sviluppata la filiera del pane ottenuto da completamento di cottura, il cosiddetto bake-off bread: prodotti parzialmente cotti che ricevono la cottura finale direttamente nel punto vendita, garantendo disponibilità continua e pane caldo durante tutto l’arco della giornata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La questione non riguarda soltanto la tecnologia produttiva, ma il rapporto tra regolazione, concorrenza e libertà di scelta. Il testo attualmente all’esame della Camera mantiene infatti l’obbligo di preconfezionamento per il pane bake-off, pur riconoscendo allo stesso tempo che il prodotto possa rientrare nella definizione di “pane fresco” se venduto entro 24 ore dalla conclusione del processo produttivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una contraddizione che rischia di produrre effetti economici e commerciali rilevanti. Da un lato si riconosce la freschezza del prodotto, dall’altro si continua a imporre un regime differenziato che ne limita la modalità di vendita. Con un impatto concreto non soltanto sulle aziende della filiera, ma anche sulla grande distribuzione organizzata, chiamata a sostenere nuovi costi operativi, logistici e ambientali legati al confezionamento obbligatorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Il consumatore oggi cerca flessibilità, disponibilità del prodotto e possibilità di acquistare la quantità desiderata”, spiega il rappresentante di un operatore europeo del settore. “Imporre il pre-packaging significa ridurre questa libertà, aumentando allo stesso tempo costi e sprechi”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tema non è secondario nemmeno sul piano ambientale. Più packaging significa inevitabilmente più materiali da smaltire e una maggiore produzione di rifiuti, in una fase storica in cui sia l’Unione Europea sia le stesse imprese stanno andando nella direzione opposta: riduzione degli imballaggi, contenimento degli sprechi e sostenibilità della filiera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto centrale, però, resta un altro: non esiste oggi una evidenza scientifica che giustifichi una distinzione qualitativa tra pane ottenuto con processo continuo e pane ottenuto tramite completamento di cottura. La freschezza del prodotto deriva infatti dalla fase finale di cottura, cioè dal momento in cui il pane viene effettivamente sfornato e messo a disposizione del consumatore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo non significa negare il valore della tradizione artigianale, che rappresenta una componente essenziale del tessuto economico italiano e che merita tutela e valorizzazione. Non a caso il promotore originario della legge, il Senatore Luca De Carlo, ha più volte rivendicato l’obiettivo di “difendere il pane fresco italiano e garantire trasparenza ai consumatori”, in un’ottica di valorizzazione della filiera tradizionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Significa però evitare che la protezione di un modello produttivo si traduca in limitazioni della concorrenza o nella compressione delle scelte del consumatore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“La trasparenza verso il consumatore è giusta ed è un obiettivo condivisibile”, osserva ancora un manager del comparto. “Ma trasparenza non deve voler dire obbligare il consumatore verso un’unica modalità di acquisto”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche per questo cresce l’attenzione sul ruolo che potrà giocare il Ministero delle Imprese e del Made in Italy nel confronto parlamentare. Il rischio, evidenziato da diversi operatori del settore, è che una normativa troppo rigida finisca per scoraggiare investimenti industriali e operazioni di rilancio produttivo. Negli ultimi anni, infatti, diverse aziende hanno investito nel recupero e nella riconversione di panifici industriali attraverso linee dedicate al completamento di cottura, salvaguardando occupazione e continuità produttiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo il passaggio parlamentare alla Camera potrebbe rappresentare l’occasione per riaprire il confronto e aggiornare il testo alla realtà del mercato contemporaneo. Perché oggi la vera sfida non è scegliere tra tradizione e innovazione, ma trovare un equilibrio che consenta di tutelare entrambe senza penalizzare cittadini, investimenti e imprese.</p>
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		<item>
		<title>Berlinguer, 42 anni dalla morte, Meloni commemora. L&#8217;eco della storia</title>
		<link>https://www.thewatcherpost.it/politica/berlinguer-42-anni-dalla-morte-meloni-commemora-leco-della-storia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 11:16:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>"Oltre il rogo non vive ira nemica". Questa la frase che Giorgio Almirante, leader del Movimento Sociale Italiano, pronunciò ai suoi collaboratori dopo che questi gli avevano chiesto spiegazioni per essersi recato alla camera ardente allestita per Enrico Berlinguer.</p>
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<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">&#8220;Oltre il rogo non vive ira nemica&#8221;. Questa la frase che Giorgio Almirante, leader del Movimento Sociale Italiano, pronunciò ai suoi collaboratori dopo che questi gli avevano chiesto spiegazioni per essersi recato alla camera ardente allestita per Enrico Berlinguer, morto l&#8217;11 giugno 1984 durante un comizio a Padova. Erano anni di forte contrapposizione politica, animata da passioni ideologiche – nel senso nobile del termine –, e ai ragazzi della destra sociale pareva strano che il loro punto di riferimento rendesse omaggio a chi poteva definirsi a tutti gli effetti un avversario. Del resto, lo stesso segretario del Pci non aveva mai evitato di evidenziare la diversità dei due movimenti e la loro differente radice storica, pur essendo essi percepiti come tutt&#8217;altro che moderati.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Il post di Meloni </strong><br>Come Almirante, oggi Giorgia Meloni, erede della tradizione del MSI, ci ha tenuto a ricordare Enrico Berlinguer, a 42 anni dalla sua morte. Lo ha fatto con un post su X dicendo: «Voglio ricordare con rispetto una figura che ha rappresentato un punto di riferimento per la sinistra italiana e uno dei protagonisti della storia politica della Repubblica, Enrico Berlinguer».</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Proseguendo nel post la premier infatti sottolinea: «<strong>Ricordo anche il gesto di Giorgio Almirante, che volle rendere omaggio al feretro del suo avversario politico</strong>. Un segno di rispetto umano e istituzionale che ancora oggi richiama il valore di un confronto politico fermo negli ideali ma rispettoso delle persone.&nbsp;Perché&nbsp;si può fare politica secondo visioni diverse, anche diametralmente opposte, senza per forza demonizzare l&#8217;avversario. Meloni poi conclude così: &#8220;Il nostro compito è servire l&#8217;Italia e gli italiani.&nbsp;L&#8217;ho sempre pensato e sostenuto: le idee forti non temono il confronto».</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Il gesto non è una novità</strong><br>Non è la prima volta che la premier si avvicina all&#8217;area culturale dell&#8217;ex Pci e alla figura di Berlinguer. Nel febbraio del 2024, quando fu inaugurata all&#8217;ex Mattatoio di Roma la mostra dedicata al segretario del Pci, Meloni vi si recò a sorpresa accompagnata dal presidente dell&#8217;associazione Berlinguer Ugo Sposetti. Sul libro delle firme della mostra, Meloni lasciò questa scritta: &#8220;Il racconto di una storia, politica. E la politica è l&#8217;unica possibile soluzione ai problemi. Giorgia Meloni&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Perché molti storcono il naso</strong><br>Ieri come adesso non deve stupire che a molti, alcuni gesti di vicinanza paiano strani. Sebbene Almirante e Berlinguer si presentassero come l&#8217;alternativa alle forze di centro (in primis alla DC), che allora venivano descritte in altri termini e percepite più come &#8220;democratiche&#8221;, &#8220;liberali&#8221; o &#8220;atlantiste&#8221;, i punti di riferimento del loro disegno non erano sovrapponibili. Inoltre, nel secondo novecento sia la destra che la sinistra facevano i conti, se non con la diretta responsabilità, quantomeno con il fardello degli atti terroristici fatti in nome di una parte e dell&#8217;altra. La lotta per il potere nello Stato era forse più aspra prima, eppure anche nei giorni nostri il partito di Giorgia Meloni rappresenta interessi e fasce sociali divergenti da altre. La rivalità non si è affievolita, sebbene non sia più interpretata attraverso culture politiche idealistiche.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Meloni e i grandi della storia</strong><br>Nessuno fa sconti, ma potrebbe non essere strano l&#8217;atteggiamento della leader di Fratelli D&#8217;Italia, una leader che ha bisogno di ispirarsi ad altre grandi figure, anche affascinata dal fatto che un segretario di sinistra non può essere moderato, convenzionale. E decidete voi quanto Meloni sia stata alternativa nella sua carriera, ma mai ha negato si essersi sentita così negli anni della formazione e del primo impegno politico.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Non guasta poi strappare le simpatie del fronte avverso, in un&#8217;Italia odierna certamente meno omogenea elettoralmente di quella del secolo scorso, fatta di consenso mobile, incerto, di identità politiche non raramente sfumate. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Cosa ha significato Berlinguer</strong><br>Detto ciò, il coraggio e l&#8217;autonomia di pensiero di uno come Berlinguer è difficile da replicare oggi a Palazzo Chigi. Il Segretario fu uomo al timone quando il nostro Paese era conscio della forza repressiva dell&#8217;Unione Sovietica, prova ne era stata l&#8217;Ungheria nel &#8217;56 e la Cecoslovacchia nel &#8217;68. Egli stesso subì un attentato a Sofia nel 1973 mentre viaggiava in automobile; ne uscì illeso. Tentò comunque di consolidare lo spazio di manovra del comunismo italiano, spiegando caparbiamente che l&#8217;Italia doveva essere una nazione democratica e che poteva scegliere di restare nella sfera d&#8217;influenza statunitense senza per questo rinunciare agli obiettivi sociali. Fu accusato di non essere veramente socialista, ma socialdemocratico. Alle istanze progressiste non rinunciò comunque. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;avallo di un periodo di austerità negli anni più duri dell&#8217;inflazione, era inteso come tattico e temporaneo. Continuò a lottare per l&#8217;espansione dei diritti, per il welfare, per il lavoro, condannando la decisione di tagliare pesantemente la scala mobile (il meccanismo automatico di adeguamento dei salari all&#8217;inflazione) da parte del Psi di Craxi e si rese disponibile a entrare per la prima volta in un governo con la Democrazia Cristiana, sotto l&#8217;ala di Moro. Non successe, e il Pci non entrò mai nel gioco democratico. I motivi, tragici, li sappiamo tutti. E oggi ancora ci interroghiamo su che Italia avremmo se fosse accaduto.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Meloni insomma cammina sulle spalle di giganti, maestri di diplomazia, di strategia, che mai persero la volontà. Il suo ricordo di chi ha lasciato un&#8217;impronta, tuttavia fa vagamente sperare in una politica odierna cosciente, matura, ma anche appassionata.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.thewatcherpost.it/politica/berlinguer-42-anni-dalla-morte-meloni-commemora-leco-della-storia/">Berlinguer, 42 anni dalla morte, Meloni commemora. L&#8217;eco della storia</a> proviene da <a href="https://www.thewatcherpost.it">The Watcher Post</a>.</p>
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		<title>Incendi: Italia bene ma serve di più. Ora si pensa europeo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 13:44:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli incendi rappresentano una sfida sempre più complessa. Prevenzione, gestione delle emergenze, cambiamento climatico, tecnologie predittive</p>
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<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Gli incendi rappresentano una sfida sempre più complessa. Prevenzione, gestione delle emergenze, cambiamento climatico, tecnologie predittive e coordinamento istituzionale sono al centro di un confronto sempre più urgente sulla sicurezza del Paese.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Necessaria oggi una flotta europea</strong></p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">&#8220;I periodi caldi più caratterizzati da incendi si sono estesi, oggi iniziano prima e arrivano fino a settembre-ottobre, con criticità non solo nell&#8217;area mediterranea ma oggi anche del centro-Europa, nord Europa e Svezia. Negli ultimi anni infatti siamo intervenuti anche nelle zone vicine all&#8217;Italia. L&#8217;anno scorso abbiamo operato più di 15 giorni nel nord della Spagna per un incendio che condizionò il Cammino di Santiago. Gli eventi che registriamo ora in Italia non sono ancora di vaste dimensioni ma danno idea del fenomeno e delle durate. Come Italia siamo un&#8217;eccellenza per dotazione e capacità di intervento, abbiamo una flotta di 18 canadair e ne mettiamo due a disposizione dell&#8217;Unione Europea. Oggi però è chiaro come ci sia bisogna di una flotta europea, condividendo le spese. Noi stiamo ponendo le basi per la flotta europea. Per quanto riguarda le nostre esigenze, si pensi che come Avincis siamo ente nazionale e interveniamo quando le regioni non sono riuscite da sole a fronteggiare l&#8217;emergenza, quindi beneficeremmo di maggiore prevenzione e controllo da parte dei territori, così da poter intervenire su contesti meno grandi e critici, collaborando con le squadre a terra nel modo migliore. Perché più i rischi crescono, più gli incendi coinvolgono anche i centri abitati, più siamo costretti a operare accantonando quelle regole base che tutelano la nostra incolumità. Perché il nostro obiettivo primario è l&#8217;incolumità dei cittadini, e una prevenzione migliore va a vantaggio sia di noi operatori che delle persone&#8221;. ha detto <strong>Fabrizio Majerna</strong>, Comandante Canadair e Safety Manager Avincis a Largo Chigi, format di Urania Tv.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Più agricoltura anche per prevenire</strong></p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nella stessa trasmissione, secondo <strong>Mauro Rotelli</strong>, Presidente commissione Ambiente, Camera (FdI), &#8220;Sul tema della prevenzione degli incendi pesa anche un aspetto meno evidenziato, ovvero la riduzione della quota di terreno coltivato. Ettari lasciati incolti sono più vulnerabili a incendi. Stesso discorso si può fare relativamente alla pastorizia. Oggi allora prevenzione e sicurezza devono passare da una visione emergenziale a una visione di sistema e lo stiamo facendo in Commissione Ambiente. Ad esempio, mesi fa abbiamo approvato un codice che uniforma le interpretazioni e gli assetti di governance nel caso delle emergenze di cui parliamo. Le tecnologie certo possono aiutare, ma la prima cosa che la politica deve fare è mettere a disposizione risorse umane, anche quelle pronte a usare i sistemi innovativi. L&#8217;obiettivo è aumentare il personale preposto e i mesi di copertura. E ancora prima favorire l&#8217;attività agricola in ottica sicurezza, così come le costruzioni edili ove possibili e adeguate. A volte alcuni divieti posti in passato per cause ormai lontane non aiutano&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Addetti ai lavori: tecnologia e accordi </strong></p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Nel format anche il parere di diretti interessati: &#8220;Il Parco Otranto -Santa Maria di Leuca è assai vasto e costiero, non si caratterizza per dense aree boschive. Bensì per una fitta macchia mediterranea intrecciata da campi coltivati – ha spiegato <strong>Michele Tenore</strong>, Presidente Ente Parco Otranto -Santa Maria di Leuca –. Ecco perché, seppur la macchia ha una grande capacità di resilienza, i danni che accadono sono comunque rilevanti e impattano sulla filiera economica e turistica. Siamo d&#8217;accordo anche noi nel sottolineare che gli incendi originino parecchio dall&#8217;abbandono dei campi e lo avevamo capito già nel caso Xylella. Il 29 maggio tra Tricase, Porto e Andrano abbiamo avuto un danno da incendio per 200 ettari di terreni che erano stati abbandonati ed è stato necessario un canadair. In chiave di maggiore prevenzione e deterrenza nei confronti dei piromani abbiamo a disposizione un drone ma facciamo i conti con le poche risorse dagli enti territoriali. Con la protezione civile provinciale abbiamo una convenzione, anche per l&#8217;irrigazione, che previene gli incendi. Difficile però per noi controllare bene l&#8217;intera area. Quest&#8217;anno abbiamo voluto provare dei sensori sulle querce vallonee, capaci di percepire rischi d&#8217;incendi e dare alert. Perché sappiamo tutti che un incendio preso sul nascere è gestibile&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><em>La puntata integrale di Largo Chigi</em></p>



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		<title>Picierno lancia Spazio pubblico, Calenda e i centristi la accolgono</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 11:11:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pina Picierno lascia il Pd e lancia Spazio pubblico. Subito 4mila adesioni e il sostegno di Calenda, Marattin e degli europeisti. Assemblea a Milano il 15 giugno.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Quattromila adesioni in una domenica mattina. «Spazio pubblico», il movimento appena fondato da Pina Picierno dopo l&#8217;uscita dal Pd, ha bruciato i tempi e trovato subito sponde nell&#8217;area centrista e liberale che da tempo cerca una casa fuori dal Campo largo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Carlo Calenda è stato il primo a muoversi: Azione collaborerà con il nuovo soggetto, che a suo giudizio offre finalmente una prospettiva politica liberale ed europeista capace di tenersi alla larga dal bipopulismo. Da Bruxelles Sandro Gozi, segretario generale del Partito democratico europeo, ha inquadrato la mossa di Picierno come una scelta di valore simbolico oltre che politico: la vicepresidente del Parlamento europeo, che aveva contribuito a costruire il Pd, porta con sé un pezzo di storia del centrosinistra riformista verso Renew Europe. Luigi Marattin, con il Partito liberaldemocratico, si è detto pronto a costruire insieme, a patto che Spazio pubblico confermi la sua vocazione alternativa al Campo largo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il movimento degli europeisti ha offerto un ulteriore segnale di convergenza: la loro assemblea costituente del 15 giugno a Milano – promossa da Daniele Nahum, Sergio Scalpelli e Piercamillo Falasca, direttore dell&#8217;Europeista – vedrà la partecipazione di Picierno insieme a Calenda e Carlo Cottarelli. «Il riferimento a Place publique di Glucksmann non è casuale», ha spiegato Falasca. «La sfida europeista al populismo è un&#8217;onda continentale, da Parigi a Roma.»</p>



<p class="wp-block-paragraph">Picierno aveva lasciato il Pd mercoledì, contestando la deriva a sinistra di Schlein e la marginalizzazione dell&#8217;area riformista.</p>
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		<title>Crosetto accelera sul Safe: l&#8217;Italia chiede i fondi europei per la difesa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Cinelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 14:14:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il ministro Crosetto preme per accedere ai 14,9 miliardi del Safe. In attesa il Samp-T e gli accordi con i partner Ue. Meloni tratta con Bruxelles sul deficit.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Guido Crosetto aspetta che il governo acceleri sulla richiesta di accesso al Safe, il fondo europeo per le spese militari. Nel frattempo i progetti in sospeso si accumulano: accordi con aziende di altri paesi dell&#8217;Unione, su tutti il Samp-T di produzione italo-francese, e il costo dell&#8217;acciaio che continua a salire. Non è una novità: a metà maggio il ministro della Difesa aveva già perso la pazienza, chiedendo al ministero dell&#8217;Economia un po&#8217; di chiarezza sugli investimenti militari. L&#8217;Italia ha assunto l&#8217;impegno, in ambito Nato, di aumentare la spesa per le armi, e Crosetto pretendeva una risposta sui tentennamenti del governo riguardo all&#8217;uso dei miliardi del Security action for Europe. Il Safe, adottato dal Consiglio europeo nel maggio 2025, mette a disposizione dell&#8217;Italia 14,9 miliardi di euro in prestiti a lunga scadenza e a tassi molto competitivi per acquisti congiunti con altri paesi europei.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rispetto a un anno fa, quando Trump minacciava di fare dell&#8217;Alleanza Atlantica poco più di un dopolavoro se i membri non si fossero adeguati al vincolo del 5% di PIL sulle spese militari, le priorità sono cambiate. Negli ultimi due mesi il governo Meloni si è trovato quasi ad affogare in una congiuntura sfavorevole: non è uscito dalla procedura per deficit eccessivo ed è stato travolto dalla crisi energetica scatenata dalla guerra in Iran e dal blocco dello Stretto di Hormuz. Per questo la premier e il ministro Giancarlo Giorgetti hanno impostato il negoziato con Bruxelles seguendo una logica di priorità – e di calcolo elettorale: «Non possiamo giustificare le spese militari, di fronte ai cittadini italiani, se non ci consentite di estendere la deroga al Patto di Stabilità prevista per la Difesa anche al caro-energia». A Crosetto è stato chiesto di pazientare e di non insistere finché la trattativa non si fosse sbloccata in senso positivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È successo, e ieri Meloni ne ha preso atto. Alla Difesa sono ormai certi che il via libera al Safe arriverà nel giro di giorni, al massimo qualche settimana. La cifra che sarà richiesta dovrebbe restare quella anticipata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani: 5 miliardi su quasi quindici, forse 6. Fonti del ministero dell&#8217;Economia contattate da La Stampa sembrano confermarlo: «Non c&#8217;è limite temporale, ma di sicuro entro luglio sarà trovata una quadra». La prudenza di Giorgetti resta, perché si tratta comunque di soldi che pesano sul deficit, e il ministro punta a uscire dalla procedura di infrazione in autunno.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Crosetto vuole fare presto</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dietro di lui, l&#8217;intero Stato maggiore della Difesa. Il costo dell&#8217;acciaio, a causa di Hormuz, sta aumentando, e con una certa lungimiranza i generali notano che la tedesca Rheinmetall ha fatto il pieno di questo importante materiale già prima della crisi iraniana. I ritardi pesano anche su Leonardo, azienda controllata dal governo, e generano grande irritazione. La Francia aspetta che l&#8217;Italia acceda al prestito per riavviare la produzione del Samp-T, il sistema missilistico avanzato prodotto dal consorzio Eurosam, partecipato da Mbda France, Mbda Italia e Thales. Rinviare ancora gli investimenti, secondo Crosetto, peggiorerebbe la vulnerabilità italiana ed europea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ministero della Difesa ha predisposto una lista di priorità: specifici settori e specifiche armi di cui l&#8217;Italia ha bisogno. Si fa trapelare anche l&#8217;esigenza di rispettare gli impegni di spesa con gli altri paesi, che attendono il sì italiano al Safe. Il meccanismo è dedicato agli acquisti in partnership tra aziende europee, nell&#8217;ottica di rafforzare l&#8217;autonomia strategica dell&#8217;Ue e sganciarsi il prima possibile dagli Stati Uniti e dalla loro industria.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il nodo politico interno</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Meloni deve però fare i conti con l&#8217;impopolarità delle spese militari – una considerazione per lei ineludibile, a un anno dal voto. Tanto più che ieri le opposizioni sono riuscite a compattarsi attorno a una mozione nata su iniziativa del M5S che chiede la revisione integrale del Patto di Stabilità e degli impegni sugli investimenti assunti in sede Nato. Dieci punti sostenuti anche da Pd, Avs e Italia Viva, in cui si specifica che un eventuale scostamento di bilancio sia «esclusivamente indirizzato al contrasto della povertà assoluta, al sostegno per la sanità pubblica e per famiglie e imprese colpite dalla crisi energetica», escludendo che le risorse disponibili «siano assorbite dalla spesa militare». La presenza del partito di Renzi ha in qualche modo spiazzato i riformisti del Pd riluttanti a sostenere un documento che di fatto boccia il riarmo. È tempo per discuterne, almeno una settimana, prima che la mozione venga discussa, alla vigilia del Consiglio europeo.</p>
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